Archivio mensile:Marzo 2013

ANTITRUST: vittoria, sanzionate compagnie telefoniche per bollette 28 giorni

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Era ora! Sanzione da 228 mln di euro contro TIM, Vodafone, Fastweb, Wind Tre per intesa anticoncorrenziale.

 Roma, 31 gennaio 2020 – “Vittoria! Era ora! Dopo due anni dall’inizio dell’istruttoria, aperta il 7 febbraio 2018, il procedimento per la vicenda delle bollette da 28 giorni si chiude finalmente con una condanna delle compagnie telefoniche” afferma l’avv. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la notizia della chiusura del procedimento Antitrust contro TIM, Vodafone, Fastweb, Wind Tre per il coordinamento della loro strategia commerciale per la vicenda delle bollette da 28 giorni. Una sanzione pari a 228 mln di euro.

“La telenovela, purtroppo, non è ancora finita, dato che le compagnie impugneranno al Tar. Ma almeno si è messo un punto importante in questa triste vicenda” conclude Dona.

L’Antitrust ha irrogato una sanzione per complessivi 228 mln di euro, avendo accertando un’intesa anticoncorrenziale relativa alla revisione delle tariffe effettuata al momento del ritorno alla fatturazione mensile. In particolare, le indagini svolte hanno permesso di accertare che i quattro operatori telefonici hanno coordinato le proprie strategie commerciali relative al passaggio dalla fatturazione a 28 giorni a quella mensile, con il mantenimento dell’aumento percentuale dell’8,6%.
Tale coordinamento era sotteso a mantenere il prezzo incrementato, vanificando il confronto commerciale e la mobilità dei clienti.
L’Autorità aveva adottato nel marzo 2018 delle misure cautelari che, grazie alle specifiche modalità e tempistiche, avevano effettivamente impedito l’attuazione dell’intesa. Infatti, a seguito dell’adozione di tali misure, gli operatori avevano dovuto riformulare le proprie strategie commerciali e ciò aveva determinato una diminuzione dei prezzi rispetto alla rimodulazione annunciata.
Nell’imporre le sanzioni l’Autorità ha bilanciato la necessità che esse abbiano efficacia deterrente rispetto a possibili future condotte concertate tra i suddetti operatori e, d’altro canto, l’esigenza che le stesse non siano ingiustificatamente afflittive.
Nel far ciò anzitutto ha tenuto conto della circostanza che gli effetti dell’intesa sono stati evitati applicando per la prima volta delle misure cautelari, che peraltro hanno comportato una riduzione dei prezzi in misura differenziata per i clienti degli operatori oggetto del procedimento prima che la revisione delle tariffe fosse completata.

Canone Rai: le novità della legge di stabilità 2016

Ecco le novità introdotte dalla Legge di stabilità 2016 (Legge 28 dicembre 2015, n. 208):

1) Paga chi possiede la tv. Il canone deve pagarlo chiunque detiene un apparecchio atto od adattabile alla ricezione delle trasmissioni televisive. Fin qui nessun cambiamento. La novità, pessima, è che si presume la detenzione dell’apparecchio nel caso in cui esiste “un’utenza per la fornitura di energia elettrica nel luogo in cui un soggetto ha la sua residenza anagrafica”. 

Se non è vero, per superare questa presunzione, dovrete presentare un’autocertificazione all’Agenzia delle entrate (Agenzia delle Entrate, Direzione Provinciale 1 di Torino – Ufficio Canone Tv – Casella Postale 22 – 10121 Torino).

La dichiarazione “ha validità per l’anno in cui è stata presentata“. Ossia, ahimè, dovrete ripresentarla ogni anno.

L’Agenzia delle entrate ha successivamente precisato sul suo sito che la dichiarazione di addebito su altra utenza (ossia il quadro B del modellino)  non va ripresentata ogni anno. Solo la dichiarazione di non detenzione (quadro A) va ripresentata ogni anno. In pratica ogni anno dovrete dire di non avere una tv.

2) Pagamento in bolletta. Il pagamento del canone Rai avviene mediante addebito nella fattura per i titolari di utenza di fornitura di energia elettrica.

Quando, invece, nessun componente della famiglia è titolare di utenza elettrica, per il 2016, il decreto del ministero dello Sviluppo economico n. 94 del 13 maggio 2016, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 129 del 4-6-2016, prevede il pagamento in unica soluzione entro il 31 ottobre (dal 2017 in poi il pagamento con modello F24 avviene entro il 31 gennaio).

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n.53/E del 7 luglio 2016, ha istituito i codici che dovranno essere utilizzati per il pagamento, che dovrà avvenire con il modello F24: TVRI per chi deve rinnovare l’abbonamento e TVNA per i nuovi abbonamenti.

3) Autocertificazione. La dichiarazione di non detenere apparecchi deve essere presentata nelle forme previste dalla legge, inviando il modellino predisposto dall’Agenzia delle entrate e che trovate sui siti www.agenziaentrate.it e www.canone.rai.it

Si ricorda che ci si espone a responsabilità penali nel caso di dichiarazioni false (la dichiarazione è rilasciata ai sensi del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, che, all’art. 76, prevede che “chiunque rilascia dichiarazioni mendaci, forma atti falsi o ne fa  uso nei casi previsti dal presente testo unico e’ punito ai sensi del codice penale…”.

4) Importo. Per l’anno 2016, il canone annuo ordinario è stato ridotto a 100 euro, dai 113,50 del 2015. Un importo, per quanto diminuito, troppo elevato. Considerando l’obiettivo del Governo di recuperare l’evasione, infatti, per mantenere il gettito invariato l’abbonamento avrebbe dovuto essere pari a 77 euro, 83 se restasse un’evasione del 7%. Nel 2017 la successiva Legge di Bilancio (Legge 11 dicembre 2016, n. 232) ha ridotto l’importo a 90 euro.

L’importo del canone sarà indicato nella fattura in modo distinto dal resto della fattura, ma il rischio che il consumatore non se ne accorga è elevato, specie perché l’importo sarà suddiviso in dieci rate mensili, da gennaio ad ottobre (con l’eccezione del 2016, cfr. la voce scadenza).

L’importo non è imponibile ai fini fiscali, ossia non pagheremo l’Iva sui 100 euro (o 90 euro).

5) Scadenza. Limitatamente al 2016, il primo addebito del canone avverrà nella prima fattura elettrica successiva al 1° luglio 2016 e comprenderà le rate già scadute, ossia da gennaio a luglio. L’importo sarà, quindi, di 70 euro e non di 60, dato che la legge di stabilità prevede che le rate “s’intendono scadute il primo giorno di ciascuno dei mesi da gennaio ad ottobre“. Quindi, il 1° di luglio, scade già il pagamento della settima rata. Per chi riceve normalmente le bollette bimestrali a giugno, il canone sarà addebitato in quella di agosto (e l’importo salirà a 80 euro).

Dal 2017 l’importo del canone è sceso a 90 euro. Di conseguenza le rate saranno di 9 euro al mese. Il primo addebito sarà nella prima bolletta utile dopo il 1° gennaio (18 euro se arriva a febbraio).   

6) Domiciliazione automatica. Attenzione: le autorizzazioni all’addebito diretto sul conto corrente bancario delle fatture per la fornitura di energia elettrica si estendono automaticamente al pagamento del canone di abbonamento televisivo. E’ fatta salva la facoltà di revoca dell’autorizzazione nel suo complesso da parte dell’ utente. Ossia, per revocare la domiciliazione del canone, dovete revocare anche quella della luce.

7) Sanzioni e arretrati. Molti consumatori ci chiedono: non ho mai pagato il canone Rai, ma quest’anno per la prima volta pagherò: rischio qualcosa per gli arretrati? Risposta: legalmente il pagamento del canone è dovuto solo dal momento in cui una famiglia entra in possesso della tv. E’ sempre stato così e lo è ancora. La nuova legge di stabilità ha previsto che “la detenzione di un apparecchio si presume nel caso in cui esista un’utenza per la fornitura di energia elettrica”, ma questa presunzione è entrata in vigore con la pubblicazione della legge, ossia il 1° gennaio 2016 e, dato che non può giuridicamente equivalere ad una certezza, consentono, a decorrere dall’anno 2016, per superarla, di presentare all’Agenzia delle entrate l’autocertificazione per dire che non si possiede la tv. Non si può, quindi, estendere automaticamente la presunzione al passato.

Naturalmente non si può escludere che poi, come già facevano in precedenza, provino a chiedere anche gli arretrati, domandando, magari, al consumatore da quando ha la tv, anche se nulla rispetto a questo si dice nella Legge di stabilità, che non ha introdotto a riguardo alcuna modifica legislativa. La prescrizione per il recupero di eventuali importi non versati è di 10 anni. In ogni caso ricordiamo che se si autocertifica il falso ci si espone a responsabilità penali.

8) Seconde case. In teoria non ci sono novità, ma in pratica si. Se avete una seconda abitazione dove vi è un televisore, non dovete pagare un secondo abbonamento. Idem se avete più televisori. Il canone, infatti, è dovuto una sola volta per tutti gli apparecchi detenuti “nei luoghi adibiti a propria residenza o dimora, dallo stesso soggetto e dai soggetti appartenenti alla stessa famiglia anagrafica“. Il testo della legge di stabilità, sopra riportato, è sostanzialmente uguale alla vecchia regola.

Attenzione, però, allo stato di famiglia: se non siete nello stesso stato di famiglia dovete pagare due volte il canone!  Se, ad esempio, la moglie ha la residenza in un luogo diverso rispetto al marito, ad esempio nella seconda casa, si devono pagare due canoni. E’ sempre stato così, solo che in passato la regola non trovava quasi mai applicazione, visto che era difficile intercettare l’evasore. Ora, invece, con il pagamento in bolletta, il doppio pagamento diventa concreto, in particolare nel caso di doppia utenza elettrica residenziale intestata a due coniugi differenti, ad esempio prima casa al marito e seconda casa alla moglie. Il rischio permane, comunque, anche se la bolletta elettrica è intestata in entrambe le case allo stesso coniuge, visto che i Comuni dovranno trasmettere  all’Agenzia delle entrate i dati relativi alle famiglie anagrafiche.

Ricordiamo che la famiglia che conta è quella individuata dall’articolo 4 del DPR del 30 maggio 1989 n. 223: “Agli effetti anagrafici per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, unione civile, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune. Una famiglia anagrafica può essere costituita da una sola persona“.

9) Esenzione. Il limite di reddito per il diritto all’esenzione dal pagamento del canone Rai a favore dei soggetti di età pari o superiore a 75 anni, previsto dall’articolo 1, comma 132, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, è stato elevato a 8.000 euro annui (era 6.713,98 euro) per gli anni dal 2016 al 2018. Sempre poco, ma meglio di prima. Il problema è che questo innalzamento della soglia, che all’epoca andava finanziato con le eventuali maggiori entrate frutto della lotta all’evasione, necessitava, per diventare operativo, di un decreto del ministero dell’Economia e delle finanze, di concerto con il ministero dello Sviluppo economico.
Questo decreto è stato varato solo nel 2018 (decreto 16 febbraio 2018, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 52 del 3 marzo 2018) e innalza la soglia di esenzione del canone Rai per gli over 75 da 6.713,98 euro a 8000 euro (reddito complessivo familiare) SOLO “per l’anno 2018”, ossia per il canone Rai del 2018 e NON anche per gli anni 2016 e 2017, come era invece previsto dalla Legge di stabilità 2016.
Si ricorda che il reddito da considerare è sempre quello relativo all’anno precedente a quello per cui si chiede l’esenzione.
Se, quindi, nel 2017, ossia con riferimento all’anno di imposta 2017, avevate un reddito familiare (proprio e del coniuge/soggetto unito civilmente) complessivamente non superiore a 8.000 euro, potete chiedere l’esenzione del canone Rai 2018, ossia per l’anno 2018.
Nessuna possibilità di rimborso, come invece ha sempre chiesto l’Unione Nazionale Consumatori, per chi, in precedenza, aveva una soglia di reddito superiore a 6.713,98 euro ma inferiore a 8.000 euro e che, quindi, è stato costretto a pagare il canone Rai del 2016 e del 2017 per colpa della ritardata emanazione di questo decreto attuativo.
Per l’anno 2017 e per gli anni precedenti, infatti, la soglia resta quella di 6.713,98  euro.
La soglia di 8.000 euro, introdotta per l’anno 2018, è stata poi rinnovata anche per l’anno 2019 ed è diventata definitiva dal 2020 in avanti. Infatti, l’art. 1, comma 355 della Legge di Bilancio 2000, ossia della Legge 27 dicembre 2019, n. 160, ha modificato l’articolo 1 comma 132 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, innalzando definitivamente a 8.000 euro annui la soglia di esenzione per chi ha 75 anni o più. Il comma 132 è diventato: “A decorrere dall’anno 2020, per i soggetti di età pari o superiore a settantacinque anni e con un reddito proprio e del coniuge non superiore complessivamente a euro 8.000 annui, non conviventi con altri soggetti titolari di un reddito proprio, fatta eccezione per collaboratori domestici, colf e badanti, è abolito il pagamento del canone di abbonamento alle radioaudizioni esclusivamente per l’apparecchio televisivo ubicato nel luogo di residenza. Per l’abuso è irrogata una sanzione amministrativa, in aggiunta al canone dovuto e agli interessi di mora, d’importo compreso tra euro 500 ed euro 2.000 per ciascuna annualità evasa”.

Il nuovo modello per richiedere l’esenzione è reperibile sui siti www.agenziaentrate.gov.it e www.canone.rai.it. Se, pur avendo diritto all’esenzione, il canone tv è già stato versato, è possibile richiedere il rimborso utilizzando l’apposito modulo. Con la stessa istanza può essere richiesta contestualmente anche l’esenzione dal canone.
L’istanza va presentata, insieme alla copia di un valido documento di riconoscimento, tramite raccomandata senza busta al seguente indirizzo:
Agenzia delle Entrate, Direzione Provinciale 1 di Torino – Ufficio Canone Tv – Casella Postale 22 – 10121 Torino.
La dichiarazione sostitutiva e la richiesta di rimborso possono essere trasmesse anche tramite posta elettronica certificata, all’indirizzo cp22.canonetv@postacertificata.rai.it purché i documenti siano firmati digitalmente. Infine, tali richieste possono essere consegnate dall’interessato presso qualsiasi ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate.

L’agevolazione spetta per l’intero anno se il compimento del 75° anno è avvenuto entro il 31 gennaio dell’anno stesso. Se il compimento del 75° anno è avvenuto dal 1° febbraio al 31 luglio dell’anno, l’agevolazione spetta per il secondo semestre.

10) Suggellamento. Non è più possibile chiedere il suggellamento del televisore. Non che fosse una pratica diffusa, considerato che avrebbero dovuto venire in casa vostra e mettere la tv in un sacco, ma la legge di stabilità ha eliminato questa possibilità. Il suggellamento, però, è stato abolito per il futuro (ossia non si può più fare). La legge dice:” A decorrere dalla data di entrata  in  vigore  della  presente legge non e’ più esercitabile la facoltà di presentare la denunzia di cessazione dell’abbonamento radiotelevisivo per suggellamento“.

Nulla si specifica nella legge di stabilità per chi lo ha fatto in passato.  L’Agenzia delle entrate ha poi chiarito che chi ha fatto il suggellamento in passato, ossia entro il 31 dicembre 2015, deve compilare la dichiarazione per dire di non avere altre tv (cfr. Tutto sul canone).

TUTTO SUL CANONE RAI – Per capire le regole generali sulla compilazione della dichiarazione, leggi Tutto sul canone Rai.

ESEMPI DI COMPILAZIONE – Per vedere gli esempi pratici di come va compilata la dichiarazione sostitutiva relativa al canone (l’autocertificazione) chiariti dall’Agenzia delle entrate, leggi Canone Rai: esempi di compilazione.

Data: 3 agosto 2017
Autore: Mauro Antonelli
Aggiornamento: 31 gennaio 2020

Canone Rai: esempi di compilazione

Di seguito gli esempi di compilazione fatti dall’Agenzia delle entrate. Sul sito dell’Agenzia delle entrate trovate anche l’esempio della compilazione, ossia dove mettere le croci. Non tutte le casistiche sono state, però, ben chiarite.

 Esempio 1: Più abitazioni e più utenze elettriche (di tipo residenziale) intestate ad uno solo dei due coniugi. Apparecchi TV presenti solo in alcune delle abitazioni.

Va inviata la dichiarazione? NO, i titolari di più contratti per la fornitura di energia elettrica riceveranno l’addebito solo su una delle utenze elettriche.

Esempio 2:  1 abitazione e 1 utenza elettrica (di tipo residenziale) intestata al marito. Se non hanno tv?

Va inviata la dichiarazione? SI, da parte del marito, per mancanza di apparecchi  televisivi nell’unità immobiliare collegata all’utenza elettrica, compilando il Quadro A della dichiarazione sostitutiva.

Esempio 3: Famiglia composta da due coniugi. Un’abitazione. Utenza elettrica (di tipo residenziale) intestata a marito. Abbonamento tv intestato alla moglie.

Va inviata la dichiarazione? NO, se marito e moglie risiedono nella stessa abitazione, il canone è dovuto una sola volta e sarà addebitato solo sulla fattura per la fornitura di energia elettrica intestata al marito. Lo sportello SAT procederà alla voltura del canone tv nei confronti del marito.  Sia la moglie che il marito non devono, quindi, presentare alcuna dichiarazione sostitutiva.

 Esempio 4:  Famiglia composta da due coniugi. Due abitazioni A e B. I coniugi hanno la residenza anagrafica nell’abitazione A. Utenze elettriche:

– abitazione A: utenza di tipo residenziale intestata al marito

– abitazione B: utenza di tipo residenziale intestata alla moglie

Apparecchi televisivi presenti sia nella prima che nella seconda abitazione.

Va inviata la dichiarazione?  SI, la moglie può presentare la dichiarazione sostitutiva per evitare l’addebito del canone sull’utenza elettrica a lei intestata, compilando la sezione “Dichiarazione” contenuta nel Quadro B del modello e indicando il codice fiscale del marito quale intestatario dell’utenza su cui è dovuto il canone.

Se, invece, l’utenza elettrica dell’abitazione B è di tipo non residenziale, la moglie non è tenuta ad inviare la dichiarazione sostitutiva, dal momento che ha la residenza anagrafica presso l’abitazione A.

Esempio 5: Famiglia composta due coniugi. Due abitazioni A e B. La moglie ha la residenza anagrafica nell’abitazione A e il marito ha la residenza anagrafica nell’abitazione B. Utenze elettriche :

– abitazione A: utenza tipologia residenziale intestata alla moglie
– abitazione B: utenza tipologia residenziale intestata al marito

Apparecchi televisivi presenti sia nella prima che nella seconda abitazione.
Va inviata la dichiarazione?  NO, nelle abitazioni A e B sono presenti due distinte famiglie anagrafiche ed il canone è dovuto per ciascuna di esse.

Esempio 6: Famiglia composta da genitori e figli

Due abitazioni A e B. Genitori e figli hanno la residenza anagrafica nell’abitazione A mentre la B è data in affitto. Utenze elettriche:
– abitazione A: utenza tipologia residenziale intestata al marito
– abitazione B (l’immobile affittato): utenza tipologia residenziale intestata alla moglie

Apparecchi televisivi presenti in entrambi gli immobili

Va inviata la dichiarazione?  SI, la moglie può presentare la dichiarazione sostitutiva per evitare l’addebito del canone sull’utenza elettrica a lei intestata, compilando la sezione “Dichiarazione” contenuta nel Quadro B del modello e indicando il codice fiscale del marito quale intestatario dell’utenza su cui è dovuto il canone.
Attenzione: non va indicato il codice fiscale dell’inquilino. Quest’ultimo dovrà comunque verificare se è tenuto al pagamento del canone (vedi gli esempi 11 e 12).

 

Esempio 7: Famiglia composta da genitori e figli. Due abitazioni  A e B. La moglie e il marito hanno la residenza anagrafica nell’abitazione A e i figli hanno la residenza anagrafica nell’abitazione B. Utenze elettriche:
– abitazione A: utenza tipologia residenziale intestata alla moglie
– abitazione B: utenza tipologia residenziale intestata al marito
Apparecchi televisivi presenti sia nella prima che nella seconda abitazione.
Va inviata la dichiarazione? SI, il marito che fa parte della famiglia anagrafica residente nell’abitazione A può presentare la dichiarazione sostitutiva compilando il quadro B per comunicare che il canone dovuto è addebitato sull’utenza elettrica di tipologia residenziale intestata alla moglie, di cui deve indicare il codice fiscale.
I figli che hanno la residenza anagrafica nell’abitazione B costituiscono un’autonoma famiglia anagrafica e sono tenuti al pagamento del canone. Non essendo, però, titolari di utenza elettrica, secondo quanto previsto dal decreto del ministero dello Sviluppo economico n. 94 del 13 maggio 2016, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 129 del 4-6-2016, dovranno pagare  tramite il modello F24.
Apparecchi televisivi presenti sia nella prima che nella seconda abitazione.
Va inviata la dichiarazione? SI, il marito che fa parte della famiglia anagrafica residente nell’abitazione A può presentare la dichiarazione sostitutiva compilando il quadro B per comunicare che il canone dovuto è addebitato sull’utenza elettrica di tipologia residenziale intestata alla moglie, di cui deve indicare il codice fiscale.
I figli che hanno la residenza anagrafica nell’abitazione B costituiscono un’autonoma famiglia anagrafica e sono tenuti al pagamento del canone. Non essendo, però, titolari di utenza elettrica, secondo quanto previsto dal decreto del ministero dello Sviluppo economico n. 94 del 13 maggio 2016, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 129 del 4-6-2016, dovranno pagare  tramite il modello F24.

Esempio 8: Famiglia composta da genitori e figli. Due abitazioni di cui la A è abitata dalla famiglia e la B è data in affitto. Genitori e figli hanno la medesima residenza anagrafica nell’abitazione A. Entrambe le utenze elettriche di tipo residenziale, sia per l’abitazione A che per l’immobile affittato B, sono intestate al marito. Apparecchi televisivi presenti in entrambi gli immobili.
Va inviata la dichiarazione?  NO, il canone è addebitato su una sola utenza elettrica.
Attenzione: non va indicato il codice fiscale dell’inquilino. Quest’ultimo dovrà comunque verificare se sia tenuto al pagamento del canone (vedi gli esempi 11 e 12).

Esempio 9: Famiglia composta da una sola persona titolare di utenza elettrica di tipo residenziale. Un’abitazione. Apparecchi televisivi presenti nell’abitazione. Decesso del titolare dell’utenza elettrica.
Va inviata la dichiarazione? SI, un erede può presentare la dichiarazione sostitutiva per evitare l’addebito del canone sull’utenza elettrica intestata al deceduto, compilando la sezione “Dichiarazione” contenuta nel Quadro B del modello se l’erede stesso sia intestatario di un’utenza su cui è dovuto il canone. L’erede, deve riportare nel Quadro B il proprio codice fiscale, anche se non fa parte della stessa famiglia anagrafica del soggetto deceduto.

 Esempio 10: Famiglia composta da due coniugi. Un’abitazione. Una utenza elettrica intestata al marito (di tipo residenziale). Già presentata una denuncia di cessazione dell’abbonamento per suggellamento prima del 2016. Nessun altro apparecchio televisivo né altro apparecchio in grado di ricevere trasmissioni televisive è presente nell’abitazione.
Va inviata la dichiarazione?  SI, bisogna compilare l’apposita sezione del Quadro A del modello di dichiarazione sostitutiva.

Esempio 11: Inquilino di un appartamento preso in affitto. Utenza elettrica (residenziale o non) intestata al proprietario dell’abitazione. Un apparecchio televisivo presente nell’abitazione.
L’inquilino deve presentare la dichiarazione? NO, in quanto non è intestatario dell’utenza elettrica.
Attenzione: l’inquilino, tuttavia, è tenuto al pagamento del canone, indipendentemente dalla proprietà dell’appartamento e dall’intestazione dell’utenza elettrica, perché detiene un apparecchio tv nell’appartamento preso in affitto. Non essendo titolare di utenza elettrica, l’inquilino, secondo quanto previsto dal decreto del ministero dello Sviluppo economico n. 94 del 13 maggio 2016, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 129 del 4-6-2016, dovrà pagare tramite il modello F24.
L’inquilino non è, invece, tenuto al pagamento del canone in relazione all’abitazione presa in affitto se fa parte di una famiglia anagrafica che già paga il canone (ad esempio, perché ha la residenza anagrafica nella casa dei genitori, come succede agli studenti) oppure se per un’altra abitazione è titolare di un contratto di energia elettrica per uso domestico residenziale in relazione al quale è già addebitato il canone. In questi casi, non deve comunque presentare alcuna dichiarazione.

Esempio 12: Inquilino di un appartamento preso in affitto. Utenza elettrica tipologia residenziale intestata all’inquilino. Un apparecchio televisivo presente nell’abitazione.
L’inquilino deve presentare la dichiarazione? NO, perché in linea generale è tenuto al pagamento in quanto detiene un apparecchio TV, a meno che non faccia parte di una famiglia anagrafica che già paga il canone, avendo mantenuto la residenza anagrafica, ad esempio, nella casa dei genitori (vedasi gli studenti). In questo caso deve presentare la dichiarazione compilando il quadro B e indicando il codice fiscale del soggetto intestatario dell’utenza (nell’esempio, il padre o la madre) su cui è dovuto il canone.
Se, poi, l’inquilino è proprietario di un’altra abitazione in cui è titolare di un contratto di energia elettrica per uso domestico residenziale in relazione al quale è già addebitato il canone non dovrà presentare alcuna dichiarazione, in quanto il canone è comunque addebitato una sola volta.

Esempio 13: Famiglia composta da due coniugi. Un’abitazione. Utenza elettrica di tipologia D3 intestata al marito. Assenza di apparecchi televisivi.
Va inviata la dichiarazione? SI, se i coniugi sono residenti nell’abitazione, il marito compila l’apposita sezione del Quadro A del modello di dichiarazione sostitutiva.

Esempio 14: Famiglia composta da due coniugi. Un’abitazione. Utenza elettrica di tipo residenziale intestata al marito.
Presentata, nel 2015, la disdetta del canone per la cessione dell’apparecchio TV.
Assenza di ulteriori apparecchi televisivi.
Va inviata la dichiarazione? SI, se nel frattempo i coniugi non sono venuti in possesso di ulteriori apparecchi televisivi rispetto a quello per cui è stata presentata la disdetta, il marito compila l’apposita sezione del Quadro A del modello di dichiarazione sostitutiva.

Esempio 15: Contribuente residente all’estero. Un’abitazione nel territorio italiano. Utenza elettrica di tipo non residenziale.
Presenza di apparecchi televisivi.
Va inviata la dichiarazione? NO,non è possibile presentare la dichiarazione sostitutiva.
La residenza in un Paese estero non esonera dal pagamento del canone se sono presenti apparecchi televisivi all’interno di una qualunque abitazione situata in Italia. In questo caso il contribuente è tenuto al pagamento del canone con le modalità previste dal Decreto del 13 maggio 2016, n. 94.
In assenza di apparecchi televisivi e in presenza di un’utenza elettrica di tipo residenziale, invece, il contribuente può presentare la dichiarazione sostitutiva per evitare l’addebito del canone sulla fattura elettrica, compilando il relativo Quadro A.

Esempio 16: Famiglia composta da due coniugi. Un’abitazione. Utenza elettrica intestata al marito. Marito deceduto. Moglie erede. Assenza di apparecchi televisivi.
Va inviata la dichiarazione? SI, la moglie in qualità di erede può presentare la dichiarazione sostitutiva per evitare l’addebito del canone sull’utenza elettrica ancora intestata al marito deceduto, compilando la sezione “Dichiarazione” contenuta nel Quadro A del modello.

Esempio 17: Famiglia composta da due coniugi. Un’abitazione. Utenza elettrica intestata al marito. Marito deceduto. Moglie erede. Presenza di apparecchi televisivi.
Va inviata la dichiarazione?  NO, in quanto in attesa della voltura dell’utenza elettrica, il canone sarà addebitato sulla fattura per la fornitura di energia elettrica intestata al marito deceduto.

Esempio 18: Genitore deceduto. Utenza elettrica intestata al deceduto. Figlia erede, coniugata e residente in altra abitazione. Coniuge della figlia intestatario di un’utenza elettrica di tipo domestico residenziale. Figlia e coniuge residenti nella stessa abitazione. Presenza di apparecchio televisivo.
Va inviata la dichiarazione per evitare l’addebito nella fattura elettrica intestata al genitore deceduto? SI, da parte della figlia erede, compilando la sezione “Dichiarazione” contenuta nel Quadro B del modello e indicando il codice fiscale del coniuge.

Esempio 19: Famiglia composta da due coniugi. Marito intestatario di utenza elettrica di tipo residenziale. Dichiarazione di non detenzione presentata in passato (ad esempio il 20 novembre 2016). Acquisto di un apparecchio televisivo.

Va inviata la dichiarazione?  SI, occorre presentare tempestivamente la dichiarazione sostitutiva compilando il Quadro C del modello e indicando la data di presentazione della dichiarazione sostitutiva precedentemente resa.

 

Il modulo da utilizzare per la dichiarazione va scaricato dal sito dell’Agenzia delle Entrate, possibilmente poco prima dell’invio, dato che il modellino è già stato modificato due volte.  Si suggerisce, in particolare, a chi ha problemi rispetto alla definizione di apparecchio atto o adattabile alla ricezione delle trasmissioni televisive, di scaricare il nuovo modellino che non fa più riferimento alla  nota del ministero dello Sviluppo Economico del 22 febbraio 2012 e pubblicato sul sito dell’Agenzia a partire dal 21 aprile 2016.

TUTTO SUL CANONE RAI – Per capire le regole generali sulla compilazione della dichiarazione, leggi Tutto sul canone Rai.

Data: 3 agosto 2017
Autore: Mauro Antonelli
Aggiornamento: 31 gennaio 2020

 

SALUTE: virus Cina, principali compagnie aeree sospendono voli

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Alcune compagnie sospendono i viaggi in Cina ma anche la Farnesina dovrebbe modificare il sito www.viaggiaresicuri.it. Ricordiamo che i pacchetti turistici possono essere annullati.

Roma, 29 gennaio 2020 – “Decisione saggia e condivisibile, quella di alcune compagnie aeree che hanno deciso di sospendere tutti i voli da e per la Cina. Resta da capire, però, come sia possibile che una decisione del genere sia demandata al buon senso di società private e non venga invece presa in modo coordinato da tutte le autorità pubbliche, italiane ed europee, a ciò preposte” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Per fare un esempio, la Farnesina, sul sito www.viaggiaresicuri.it, è rimasta ferma all’avviso del 27 gennaio in cui si limita a raccomandare di evitare tutti i viaggi nella provincia dell’Hubei invece che in tutta la Cina. Forse sarebbe bene, a titolo precauzionale, aggiornare l’avviso” prosegue Dona, di consumatori.it.

“In ogni caso deve essere chiaro che gli italiani possono disdire vacanze in Cina, senza per questo pagare penali o rimetterci i soldi del pacchetto turistico” conclude Dona.

L’associazione di consumatori ricorda ai turisti che non vogliono più partire per la Cina, quanto prevede la legge, ossia il Codice del Turismo (Allegato 1 del Decreto Legislativo 23 maggio 2011, n. 79), dopo le modifiche introdotte dal Decreto Legislativo 21 maggio 2018, n. 62, che ha recepito la direttiva (UE) 2015/2302, in vigore dal 1° luglio 2018, e ampliato i diritti dei consumatori.

In caso di pacchetto turistico:

  1. a) Art. 41, comma 4: “In caso di circostanze inevitabili e straordinarie verificatesi nel luogo di destinazione o nelle sue immediate vicinanze e che hanno un’incidenza sostanziale sull’esecuzione del pacchetto o sul trasporto di passeggeri verso la destinazione, il viaggiatore ha diritto di recedere dal contratto, prima dell’inizio del pacchetto, senza corrispondere spese di recesso, ed al rimborso integrale dei pagamenti effettuati per il pacchetto, ma non ha diritto a un indennizzo supplementare”.
  2. b) Art. 41, comma 6: “L’organizzatore procede a tutti i rimborsi prescritti a norma dei commi 4 e 5 (…) senza ingiustificato ritardo e in ogni caso entro quattordici giorni dal recesso. Nei casi di cui ai commi 4 e 5, si determina la risoluzione dei contratti funzionalmente collegati stipulati con terzi”.

Per quanto riguarda, invece, i voli aerei:

  1. a) in caso di cancellazione del volo da parte della compagnia, il passeggero ha diritto all’assistenza e ai rimborsi (o riprotezione). Non ha invece diritto alla compensazione pecuniaria, essendo la cancellazione del volo causata da circostanze eccezionali.

In particolare, il passeggero ha diritto di scegliere tra il rimborso entro sette giorni senza penali dell’intero costo del biglietto per la parte del viaggio non effettuata (oppure anche per le parti di viaggio già effettuate, se divenute inutili rispetto al programma di viaggio iniziale e del volo di ritorno verso il punto di partenza iniziale) o la riprotezione, ossia l’imbarco su di un volo alternativo per la destinazione finale non appena possibile o ad una data successiva a lui più conveniente, a seconda della disponibilità di posti.

  1. b) In caso di rinuncia da parte del passeggero, a fronte di un volo non cancellato, purtroppo non è previsto un rimborso automatico. Vi è, quindi, la necessità, nel caso la compagnia aerea non accolga la richiesta del consumatore, di dover procedere per le vie legali.

Ricordiamo ai consumatori che avessero bisogno di assistenza che è possibile contattare i nostri consulenti attraverso lo sportello dedicato al Turismo (http://www.consumatori.it/sportello-turismo-viaggi/) sul nostro sito www.consumatori.it.

Antitrust: sanzione da 4,8 milioni a TIM

L’Antitrust ha concluso un’istruttoria nei confronti di Telecom Italia S.p.A., accertando due violazioni del Codice del Consumo, e irrogando sanzioni per un importo complessivo di 4,8 milioni di euro.

Telecom, violando l’art. 22 del Codice del Consumo, da giugno 2018 non ha fornito informazioni chiare ed immediate nella promozione di offerte personalizzate di winback per i servizi di telefonia mobile rivolte ad ex clienti. Questi venivano contattati prevalentemente tramite sms o call center, limitandosi ad indicare le sole condizioni del piano tariffario proposto in termini di prezzo mensile e traffico incluso ed omettendo nel messaggio e nel corso della telefonata di dar conto di ulteriori costi o di vincoli di fruizione delle offerte.

Si è ritenuta tale condotta idonea ad indurre in errore il consumatore medio in ordine al contenuto della proposta ed a fargli assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso.

Inoltre, in violazione dell’art. 65 del Codice del Consumo, nella fase di adesione a tutte le offerte di telefonia mobile, Telecom ha preattivato diversi servizi e/o opzioni aggiuntivi rispetto all’offerta principale, con aggravio di costi, senza il preventivo ed espresso consenso del consumatore.

L’Unc esprime apprezzamento per la condanna. Dopo quelle di Wind Tre e Vodafone è ora la volta di Telecom. Le compagnie telefoniche farebbero meglio a smettere di mandare sms o fare telefonate in cui omettono di indicare tutti i costi legati alle loro offerte o i vincoli per usufruirne.  Il preventivo consenso del consumatore va sempre chiesto e deve essere espresso.

L’esperto risponde su… bollo auto

bollo auto esenzione

Ho sentito che ci sono nuove procedure per pagare il bollo auto, è vero che si può pagare solo tramite l’app PagoPa? In caso contrario dove posso pagarlo?

Con il nuovo anno è stata introdotta una novità che riguarda la modalità di pagamento standardizzata del bollo auto. Si tratta del sistema PagoPa, una nuova procedura predisposta dall’Agenzia delle Entrate, per cui ogni pagamento della tassa sui veicoli a motore avrà un Identificativo Univoco di Versamento, ossia il codice IUV attraverso il quale l’Ente interessato associa il singolo versamento effettuato dall’utente alla richiesta di pagamento.

Tuttavia, il pagamento per il bollo auto potrà essere eseguito tramite i soliti Prestatori di Servizi fisici, come ad esempio: gli Uffici Postali, i punti vendita SISAL, Lottomatica e presso gli sportelli ATM abilitati delle banche. Inoltre, l’utente potrà continuare a pagare il bollo auto attraverso i canali online come l’home Banking o utilizzando lo stesso sito dell’Aci e dell’Agenzia delle entrate.

Autore: Valentina Greco
Data: 29 gennaio 2020

Stop ai contanti per le detrazioni: ecco cosa cambia

La legge di Bilancio introduce dei nuovi obblighi per le spese detraibili dall’Irpef al 19%.

Dal 1° gennaio 2020, infatti, condizione indispensabile per avere diritto alle detrazioni è che il pagamento della spesa sia avvenuto con mezzi tracciabili e documentabili come carte di credito, bancomat, carte prepagate, assegno bancario o postale.

Addio ai contanti: ecco quali sono le novità

Ai commi 679 e 680 della legge 160/2019 si leggono i significativi cambiamenti che riguarderanno i cittadini al momento della presentazione del prossimo 730: in alcuni casi l’obbligo di usare strumenti “tracciabili” è in vigore da tempo, in altri rappresenta una vera e propria novità.

Tali misure si inseriscono in un ampio quadro di “lotta all’evasione” ed andranno a “toccare le abitudini” di molti consumatori.

Ecco come pagare per ottenere le detrazioni Irpef al 19%:

  • Le spese mediche o le terapie: il contante potrà essere ancora utilizzato oltre che per medicinali e dispositivi medici anche per le prestazioni sanitarie nelle strutture convenzionate. Per chi si rivolgerà al mondo del privato invece, dovranno essere utilizzati metodi di pagamento tracciabili;
  • Sussidi didattici ed informatici: per coloro i quali soffrono di disturbo dell’apprendimento, non potranno essere più pagati con contanti i supporti didattici come computer o altri strumenti di ausilio;
  • Case per studenti fuori sede: gli affitti dovranno essere saldati esclusivamente con bonifico o assegno. Attenzione quindi a chi condivide appartamenti, occorre organizzarsi per tempo;
  • Asilo nido, gite, attività sportive dei ragazzi: il pagamento delle spese per la mensa, le gite e tutte le attività extra curricolari organizzate dalla scuola come corsi di teatri o di lingua, per chi vuole ottenere le detrazioni, dovrà essere effettuato con un metodo diverso dal contante;
  • Assicurazioni: che siano sulla vita, contro gli infortuni, a tutela della casa contro i terremoti, dovranno essere pagate in maniera “tracciabile”;
  • Badanti: in questo caso non basterà più la ricevuta come previsto finora, i metodi tracciabili saranno gli unici accettati al momento dell’erogazione delle detrazioni;
  • Veterinari: o contanti o detrazioni, anche in questo caso.

Autore: Lorenzo Cargnelutti
Data: 28 gennaio 2020

Carburante “sporco”: come ottenere il risarcimento dei danni

Non di rado i consumatori ci segnalano di aver subìto dei danni al proprio veicolo a causa di carburanti di scarsa qualità o inquinati. Purtroppo è un problema molto serio con conseguenze anche gravi per le nostre auto, che può dipendere da diversi fattori come problemi a monte nella raffinazione, cisterne non pulite regolarmente dai residui o vere e proprie contraffazioni del carburante che viene, in qualche modo, “allungato”.

I danni possono essere diversi, ovviamente le parti più a rischio sono quelle che riguardano il sistema di iniezione. In molti casi si può risolvere solo con la sostituzione dei filtri, ma si può arrivare a dover sostituire gli iniettori o la pompa del carburante.

Purtroppo, generalmente, nel momento in cui il consumatore rileva che qualcosa non va con il proprio veicolo, sono stati percorsi alcuni chilometri e non è sempre facile risalire alle reali cause.

Allora come comportarsi? Il primo consiglio è quello di risalire alla pompa “sospetta”.

Se si è pagato con le carte è importante conservare le ricevute per dimostrare l’effettivo utilizzo della pompa e per avere prove da presentare in caso di contenzioso, è utile, inoltre, raccogliere le dichiarazioni di eventuali testimoni e, in estrema ratio, rivolgersi alle forze di polizia per la stesura di un verbale. Effettuata la riparazione può essere utile conservare una tanica con il carburante raccolto durante i lavori e, ovviamente, farsi rilasciare la fattura con il dettaglio dell’intervento effettuato.

Il consiglio più importante, però, riguarda la richiesta di risarcimento da inviare al gestore della stazione. Secondo le nostre informazioni, infatti, risulta che quando il consumatore reclama verso le aziende produttrici, queste sono solite respingere ogni addebito per carburante sporco. Cosa accade? Dopo aver ricevuto la segnalazione, la società risponde di aver avviato una procedura finalizzata alla verifica sulla qualità del carburante. Tuttavia, generalmente, alla segnalazione dell’utente segue una risposta negativa per aver la società distributrice effettuato non meglio identificati “controlli” (peraltro non in contradditorio con il consumatore e sempre a considerevole distanza di tempo dai fatti).

Questa procedura, naturalmente, solleva ampi dubbi circa la affidabilità del controllo nonché circa il fatto stesso che un controllo sia stato effettivamente praticato.

Dubbi leciti se si considera che ben altro è il riscontro che segue un reclamo proveniente da una associazione consumatori grazie al quale si cambia immediatamente registro e si passa ad una effettiva procedura di risarcimento.

Anche se questa pratica ci sembra integrare una pratica commerciale aggressiva (ai sensi degli artt. 18 e ss. del Codice del consumo) attuata allo scopo di determinare un indebito condizionamento delle scelte del consumatore attraverso l’opposizione di un ostacolo all’esercizio dei suoi diritti, è bene tenerne conto!

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Autore: Marco Vignola
Data: 25 giugno 2019
Aggiornamento: 28 gennaio 2020

Vendite piramidali: diffidate dalle promesse di guadagni facili

E’ di qualche giorno fa la notizia che l’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) ha sospeso dallo svolgere attività alcuni siti che effettuavano vendita on line di apparecchiature elettroniche utilizzando la modalità del buy and share. I siti in questione sono sharazon.it, smart-shopping.it e gemshop.it. Un provvedimento cautelare è stato inoltre adottato dall’Autorità nei confronti della società Teknoacquisti S.r.l., attiva nella vendita online di prodotti di telefonia mobile attraverso il sito teknoacquisti.com. 

Purtroppo non sono casi isolati e spesso i consumatori denunciano siti che svolgono attività del genere. Cerchiamo di capire meglio di casa si tratta. 

Vendite piramidali, cosa sono?

“Vuoi guadagnare 1.000 euro l’ora?”. Se partecipando a un meeting, seduti davanti al televisore o navigando su Internet vi viene proposto qualcosa del genere, il consiglio è di lasciar perdere immediatamente. Non si tratta infatti di un’occasione imperdibile, bensì di una delle tante truffe effettuate con sistemi di vendite piramidali. Nonostante in Italia questo tipo di pratiche sia vietato dalla legge, purtroppo continuano a essere tante le persone raggirate. Oltre all’ultima decisione dell’Antitrust, lo dimostra anche la notizia del 9 ottobre 2019 dell’apertura di 3 procedimenti di accertamento dell’Antitrust nei confronti dei sistemi di vendita buy and share. Nel mirino dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sono finite le società Oobs S.r.l.s., Girada S.r.l.s. e Zuami S.r.l.s.. A quest’ultime due è stata contestata la mancata ottemperanza a vecchi provvedimenti con i quali erano già state sanzionati. Le condotte considerate sospette dall’Antitrust riguardano una serie di offerte commerciali di beni a prezzi particolarmente scontati a cui non segue alcun acquisto – come invece viene fatto credere – ma solo una semplice prenotazione, la mancanza di informazioni dettagliate sulla consegna del prodotto che è stato comprato, il mancato riconoscimento del diritto di recesso e il mancato rimborso di quanto originariamente versato. Nella speranza che, qualora venissero accertate delle pratiche scorrette, siano applicate delle sanzioni pesanti, ecco una serie di informazioni utili per capire in cosa consistono questi sistemi di vendite piramidali – comunemente chiamate catene di Sant’Antonio o, in gergo tecnico, multilevel marketing – e come riconoscere gli inganni.

La vendita piramidale non è una tipologia di distribuzione di un prodotto, ma un meccanismo che consiste nel vendere una posizione all’interno di una struttura piramidale. Questa struttura è piramidale in quanto al suo vertice vi è una persona che vende ad altre persone la possibilità di entrare a far parte della piramide a dei livelli sottostanti, promettendo grandi guadagni in cambio del pagamento di una quota d’ingresso. Una volta pagato l’accesso alla struttura, a loro volta queste persone introdurranno altre persone nella piramide e così via. Ricapitolando, come spiega l’Antitrust (Autorità garante della concorrenza e del mercato), i sistemi di vendita piramidali hanno tre caratteristiche: “la promozione è basata sulla promessa di ottenere un beneficio economico; l’avveramento della promessa dipende dall’ingresso di altri consumatori nel sistema; la parte più consistente delle entrate che consentono di finanziare il corrispettivo promesso ai consumatori non risulti da un’attività economica reale”.

Chi ci guadagna e chi ci rimette?

Secondo questo meccanismo, chi sta al vertice della piramide vive di rendita: non è infatti impegnato a vendere nessun prodotto, ma deve solo incassare le quote di ingresso fissate per chi vuole entrare a far parte della struttura. Tutto ciò va a scapito dei soggetti che si trovano nel livello più basso della piramide: più tardi accedono alla struttura, più per loro diventa difficile – se non impossibile – convincere altre persone ad accedere alla piramide.

Come si propone l’ingresso in un sistema di vendita piramidale?

Il reclutamento delle persone da far accedere a questo tipo di sistema avviene solitamente attraverso l’organizzazione di convegni o meeting. Durante questi eventi i vertici della piramide illustrano le possibilità di arricchimento grazie alla modalità di vendita di prodotti che promuovono. Nel farlo spesso si servono di video accattivanti e di testimonianze costruite. Negli ultimi tempi il reclutamento avviene in modo sempre più frequente non solo dal vivo ma anche via Internet. Le persone che partecipano a questi eventi non devono possedere particolari requisiti o competenze per essere reclutate, l’importante è che paghino una quota di accesso. Una volta entrati nella piramide, a loro volta dovranno reclutare altri soggetti e otterranno una percentuale su ogni nuova persona reclutata. Più però il meccanismo va avanti, e più è difficile per gli ultimi arrivati trovare nuovi adepti e rientrare dall’investimento iniziale. L’epilogo è sempre lo stesso: chi ha organizzato il meccanismo scompare una volta incassata la cifra che si era prefissato, tutti gli altri perdono il denaro che avevano investito. In media la vita media di queste strutture è di pochi mesi, al massimo di due anni.

L’esempio della catena di Sant’Antonio

Uno degli esempi più ricorrenti di vendita piramidale sono le catene di Sant’Antonio. Il sistema funziona così: un messaggio, solitamente contenente un invito a compiere un gesto di solidarietà, viene fatto circolare tramite email, What’us Up o i social network (principalmente Facebook) affinché venga inoltrato al maggior numero di utenti. Si tratta di un sistema illegale poiché nella maggior parte dei casi il meccanismo è stato attivato per far circolare denaro in modo illecito.

Che differenza c’è tra vendita piramidale e multilevel marketing?

Nel sistema piramidale il guadagno avviene esclusivamente in base alla capacità di introdurre nuovi affiliati. Ma il guadagno, come detto, se c’è è solo per chi si trova al vertice della piramide. Chi arriva dopo è infatti destinato a non recuperare il corrispettivo della quota di accesso versata. A differenza dei sistemi di vendita piramidali, il multi-level marketing è un sistema di vendita legale che sussiste quando una società, che produce dei beni di consumo (per es. cosmetici, articoli per la casa, libri, ecc.) o che offre dei servizi (prodotti finanziari, contratti di telefonia ecc.), ricerca i clienti non solo per far loro acquistare tali prodotti o servizi, ma anche per farli diventare dei venditori autonomi dei prodotti della società. I nuovi rivenditori, a loro volta, vengono invogliati a cercare altri consumatori e venditori, dato che guadagnano non solo sulle vendite direttamente effettuate, ma anche sulle vendite realizzate dai propri reclutati. In questo caso, il consumatore corre il rischio di perdere la tutela “di consumo” perché di fatto diventa un incaricato alle vendite che però, per cominciare, deve pagare il materiale informativo e i prodotti consegnati dalla società. In questo caso, i promotori hanno comunque come fine quello di vendere e distribuire prodotti e servizi della società, mentre nel sistema piramidale l’unico fine dei promotori è quello di riuscire ad accumulare più soldi possibile, senza necessariamente offrire un prodotto o un servizio in cambio.

Cosa dice la legge?

In Italia i sistemi piramidali sono vietati dalla legge n. 173 del 2005. Questa normativa vieta le operazioni, le strutture e le organizzazioni di vendita finalizzate al reclutamento di persone a cui si vende una posizione all’interno della struttura stessa con la prospettiva di guadagni futuri e ipotetici e con l’incarico di reclutare altre persone. Per chi organizza queste attività sono previsti l’arresto da sei mesi a un anno o un’ammenda da 100mila a 600mila euro. Nel 2012 la sentenza n. 37049 della Corte di Cassazione ha allargato l’attuazione della legge anche a questo tipo di pratiche effettuate su Internet.

Per quanto riguarda invece la vendita diretta a domicilio, l’art. 4 della legge riconosce il diritto di recedere dall’incarico entro 10 giorni dalla stipula del contratto (che deve essere in forma scritta). Il recesso si esercita tramite l’invio alla società di una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno e non vi è l’obbligo di motivazione. In caso di problemi, gli esperti dell’Unione Nazionale Consumatori sono a vostra disposizione: contattateci attraverso lo sportello generico in home page.  

Autore: Rocco Bellantone
Data: 9 ottobre 2019
Aggiornamento: 28 gennaio 2020

Monopattini elettrici: come usarli in sicurezza

monopattino elettrico

Si chiama micromobilità elettrica e, dopo aver spopolato negli Stati Uniti, in Cina e in diversi Paesi europei, sta iniziando a prendere piede anche in Italia. Facilissimi da usare, utili per muoversi agevolmente per brevi e medie distanze in città, rispettosi dell’ambiente, i monopattini elettrici sono infatti una scelta sempre più comune anche tra gli italiani. Vediamo perché.

Cosa dice la legge?

Tra le novità introdotte dall’inizio del nuovo anno con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2020, c’è stata anche l’equiparazione dei monopattini elettrici alle biciclette. In base a un emendamento al comma 75 della manovra, apportato con il decreto Milleproroghe e che adesso dovrà essere presentato alla Camera, l’equiparazione alla biciclette vale esclusivamente per i monopattini elettrici con una potenza massima di 0,50 Kw e con una velocità non superiore a 25 Km/h, limite di velocità che era stato stabilito con il decreto ministeriale n. 229 del 4 giugno 2019. Lo stesso emendamento alla Legge di Bilancio introduce inoltre delle multe che vanno da un minimo di 100 a un massimo di 400 euro per chi non rispetta le regole, e la sanzione accessoria della confisca amministrativa del mezzo.

Le regole per gli utenti

Come detto, in Italia gli utenti di questi nuovi mezzi continuano a crescere. A usarli sono più gli uomini che le donne (60% contro 40%). Inizialmente erano soprattutto giovani tra i 16 e i 23 anni. Successivamente l’età si è alzata attestandosi ai 30 anni, concentrandosi dunque nella fascia dei lavoratori che nelle città hanno bisogno di percorrere velocemente pochi chilometri (in media 2) più volte al giorno, ad esempio per raggiungere il posto di lavoro o spostarsi per degli appuntamenti.

Sono in molti a pensare che non vi siano particolari regolare da seguire per muoversi su questi mezzi, e invece non è così.

  • È vietato trasportare altri passeggeri;
  • I monopattini elettrici possono circolare solo sulle aree pedonali, sui percorsi ciclopedonali, sulle piste ciclabili e sulle strade urbane.
  • È vietata la circolazione al buio e di giorno in caso di scarsa visibilità per i microveicoli sprovvisti di luci. In questi casi potranno essere solo trasportati a mano;
  • Non sono regole scritte, ma per la propria sicurezza è importante tenere in efficienza il veicolo, mettere il casco (anche se non è obbligatorio), indossare scarpe adeguate, scendere dal monopattino in caso di pioggia e per attraversare la strada. Nel caso in cui la circolazione avvenga nelle strade con limite di velocità di 30 km/h, è necessario indossare un giubotto o delle bretelle retroriflettenti.
  • L’utente deve assicurarsi che il mezzo che acquista sia munito di marchio CE e che emetta un segnale acustico;
  • Le regole che normano l’utilizzo dei monopattini elettrici sono differenti rispetto a quelle che valgono per segway (con manubrio), hoverboard e monowheel, la cui circolazione può essere autorizzata solo in determinate zone definite dai singoli Comuni, come le aree pedonali e le piste ciclabili.

Le nostre città sono pronte?

In molte città del nostro Paese non sarà facile individuare aree adatte alla sperimentazione di questi veicoli. I problemi di urbanistica, basti pensare su tutti al caso di Roma. Il rischio concreto, nell’immediato, è che in assenza dell’individuazione di aree dedicate monopattini elettrici, segway, monowheel e hoverboard finiscano per muoversi sui marciapiedi, come accade spesso per le biciclette. E nel momento in cui questi mezzi saranno sempre più diffusi, la possibilità che si verifichino incidenti è purtroppo reale. Secondo una stima di Associated Press negli Stati Uniti ci sono già state undici vittime. A Parigi, dove sono attivi oltre 15mila monopattini elettrici, è vietata la loro circolazione sui marciapiedi. In attesa dell’introduzione di un pacchetto di norme ad hoc nel Codice della strada, oltre che potenziare le piste ciclabili potrebbe essere opportuno prendere in prestito dalla capitale francese questo vincolo. Sarebbe un segnale importante in termini di sicurezza.

Autore: Rocco Bellantone
Data: 4 giugno 2019
Aggiornamento: 24 gennaio 2020