Archivio mensile:Marzo 2013

ACQUISTI: Lotteria scontrini al via

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Nessun rinvio a fine pandemia anche se per Confcommercio metà degli esercizi non sono pronti a partire.

Roma, 30 gennaio 2021 – “Peggio per voi! Vorrà dire che i consumatori premieranno i negozianti che sono già pronti” afferma l’avv. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la dichiarazione di Confcommercio secondo la quale solo metà degli esercizi ha aggiornato il registratore di cassa telematico per far partecipare i consumatori alla lotteria e per questo chiede l’avvio della lotteria degli scontrini alla fine dello stato di emergenza.

“Non possiamo bloccare tutte le riforme fino a che non finisce la pandemia. Il Paese non può fermarsi. Allora avremmo dovuto rinviare anche il Natale, i saldi, la Befana, Pasqua e il Carnevale. La data è già slittata per via del Covid dal 1° luglio 2020 al 1° gennaio 2021, proprio per dare più tempo ai commercianti e agli esercenti di adeguarsi. Ora le scuse stanno a zero!” conclude Dona.

Dal prossimo 1° febbraio gli acquisti di beni e servizi di almeno 1 euro pagati con strumenti elettronici presso esercenti che trasmettono telematicamente i corrispettivi potranno generare biglietti virtuali validi per partecipare alla prima estrazione. Giovedì 11 marzo è fissata la prima estrazione mensile.

Possono partecipare alla Lotteria tutte le persone maggiorenni residenti in Italia che, fuori dall’esercizio di un’attività d’impresa, arte o professione, ossia come consumatori, acquistano, pagando con mezzi elettronici, beni o servizi per almeno 1 euro di spesa presso esercenti che sono pronti a trasmettere telematicamente i corrispettivi. Per partecipare è sufficiente mostrare il proprio codice lotteria al momento dell’acquisto. Si tratta di un codice a barre e alfanumerico che si può ottenere inserendo il proprio codice fiscale sul Portale della lotteria (www.lotteriadegliscontrini.gov.it). Il codice può essere stampato o salvato su dispositivo mobile (smartphone o tablet) per essere esibito all’esercente quando si effettua l’acquisto.

Se l’importo della spesa è almeno pari a 1 euro e il pagamento avviene tramite mezzi elettronici (carte di credito, carte di debito, bancomat, carte prepagate, carte e app connesse a circuiti di pagamento privativi e a spendibilità limitata), lo scontrino elettronico che l’esercente invia telematicamente produrrà un biglietto virtuale per ogni euro speso, fino a un massimo di 1.000 biglietti per ogni scontrino di importo pari o superiore a 1.000 euro. Successivamente all’estrazione dei biglietti vincenti, l’Agenzia delle dogane e dei monopoli abbinerà il codice lotteria associato al biglietto estratto al codice fiscale dell’acquirente e alla partita IVA dell’esercente risultati vincitori.

Non possono partecipare alla Lotteria gli acquisti in contanti, gli acquisti online, quelli per i quali si emette fattura e quelli per i quali il cliente fornisce all’esercente il proprio codice fiscale o tessera sanitaria a fini di detrazione o deduzione fiscale.

Le vincite sono comunicate tramite PEC (posta elettronica certificata) all’indirizzo comunicato nell’area riservata del Portale lotteria (per gli esercenti, nell’Indice Nazionale degli Indirizzi di Posta Elettronica Certificata, INI-PEC). In assenza di una PEC, la comunicazione viene inviata tramite raccomandata con avviso di ricevimento. La comunicazione segnalerà l’obbligo di recarsi, entro novanta giorni, presso l’ufficio dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli competente in base alla propria residenza o al proprio domicilio fiscale. Il premio arriverà direttamente tramite bonifico bancario o postale.

UNC Hub: un nuovo servizio per i consumatori

UNC HUB è il nuovo progetto dell’Unione Nazionale Consumatori volto ad avvicinare la nostra associazione alle persone creando una rete di sportelli in luoghi di incontro su tutto il territorio nazionale in collaborazione con diversi partner commerciali. L’idea nasce per rispondere alle esigenze di tutti quei consumatori che sono ancora poco avvezzi alla tecnologia e nonostante la forte presenza online della nostra associazione preferiscono avere un contatto “fisico” per risolvere i propri problemi di consumo.

I primi due HUB sono nati alla fine del 2020 in collaborazione tra Sang!t (https://sangit.it/) all’interno del progetto CENTRAMICO attivo nei Centri Commerciali di Fanocenter e Roma Casal Bertone.

Grazie a questa e altre collaborazioni, i nostri servizi di assistenza saranno disponibili in varie Gallerie commerciali dove sarà dedicato uno spazio specifico con personale qualificato in grado di raccogliere le segnalazioni dei consumatori: presso una postazione allestita in Galleria, gli utenti potranno chiedere informazioni e supporto in merito a temi di consumo (telefonia, PayTv, internet, luce, gas e servizio idrico).

Un’iniziativa che va anche oltre l’assistenza perché abbiamo anche previsto un palinsesto di incontri dedicati all’informazione nell’ambito della salvaguardia dei diritti, durante i quali sarà possibile interloquire e chiedere informazioni ai professionisti di UNC. Naturalmente le iniziative in presenza saranno previste soltanto qualora l’emergenza Covid lo renderà possibile e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia di sicurezza.

Autore: Unione Nazionale consumatori
Data: 29 Gennaio 2021

Clubhouse, rischi e opportunità del social della voce

Clubhouse è il nuovo social di contenuti audio inaugurato meno di un anno fa, in piena pandemia, e destinato -così dicono gli analisti- ad un round di finanziamenti dei migliori exploit della Silicon Valley.

L’app è ancora in fase di test (per ora può essere scaricata solo da chi ha un iPhone), gli iscritti sono ancora un numero relativamente contenuto (si parla attualmente di 2 milioni di utenti registrati in tutto il mondo) e per entrarvi è necessario essere invitati.  Proprio questa fama di “esclusività” generata dall’accesso riservato su invito, secondo alcuni, ha contribuito al successo di questa piattaforma. Più concretamente, direi che il fatto di “giocare” con uno dei grandi trend del momento, quello della voce, è senz’altro vincente: la piattaforma consente, infatti, di realizzare real-time-audio-chat che offrono, in effetti, una esperienza molto realistica (non pensate allo scambio di audio-messaggi) con conversazioni all’interno di stanze tematiche (“rooms”) dove si accede liberamente per limitarsi ad ascoltare o prendere la parola nella discussione.

In entrambi i casi l’esperienza è coinvolgente grazie a quella che sembra essere la vera forza del mezzo: l’audio ingaggia chi ha qualcosa da dire, non hai bisogno di mostrarti in video e ciascuno può dare valore alle conversazioni anche se si è impegnati in altre attività. Su Clubhouse, poi, un ruolo importante lo detiene il moderatore, destinato ad assumere su questa piattaforma il ruolo di vero e proprio influencer, anzi persino di più se è vero che alla competenza verticale si dovranno abbinare altre doti, dalla gestione del tempo alla mediazione tra i partecipanti.

Tralasciando qui di approfondire le molte funzionalità dell’app volte a favorire l’usabilità e la possibilità per gli utenti di fare networking (ne ho parlato ampliamente in questo articolo pubblicato da Key4biz, dal titolo Cos’è Clubhouse, il social audio che (promette) di dare spazio più alla sostanza che alle apparenze) la domanda che ora tutti si fanno su Clubhouse è: come “monetizzerà”? Non è difficile immaginare che chi ha progettato l’app abbia già più di una idea al riguardo (alcuni prefigurano l’avvento di una versione “pro” a pagamento, altri parlano di eventi sponsorizzati, ma davvero le possibilità sono infinite). Dal punto di vista dei diritti dei consumatori, è giusto però chiedersi se la piattaforma resterà b2b o si aprirà a relazioni b2c e in questo caso quale sarà l’impatto sul pubblico degli utenti.

Anticipo tre aree di possibile criticità di Clubhouse:

  • Addiction: come tutti i social, è caccia grossa alla nostra attenzione (che vuol dire tempo di permanenza sul sito), ma nel caso di Clubhouse, siamo già in molti a dimenticare l’orologio;
  • Marketing e pubblicità: la domanda qui riguarda le modalità con le quali la comunicazione commerciale potrà atterrare sulla community. Non possiamo escludere che presto vengano attuate campagne di adv che come avvenuto -anche grazie ai nostri interventi- nel settore dell’influencer marketing, dovranno essere assoggettate a principi di riconoscibilità e trasparenza.
  • Privacy: quali informazioni utilizzerà la piattaforma e come verranno trattati i nostri dati?

Questo, come spesso accade negli ecosistemi digitali è lo snodo centrale: sarebbe ingenuo pensare che una nuova app (giudicata tanto interessante per gli investitori) sfugga alle logiche di monetizzazione delle informazioni. E di dati non ne circolano pochi su Clubhouse: si inizia con i dati richiesti per la registrazione (nome, cognome, numero di telefono e poi subito dopo ti viene chiesto di verificare la tua email) fino alla biografia (da completare a cura dell’utente) di dimensioni esorbitanti rispetto ai social media “tradizionali”: lo spazio a disposizione è molto ampio e i primi guru di Clubhouse già suggeriscono di utilizzare la bio per descrivere le proprie competenze, skills e passioni.

E non è ancora tutto: l’app traccerà -ovviamente- il tempo di presenza online, quello in cui resto in ascolto e quello in cui prenderò la parola, i topic delle stanze dove entro più frequentemente, misurerà la mia autorevolezza a seconda del numero dei partecipanti alla stanza dove faro da moderatore, etc., etc.

Se tutto ciò vi sembra poco, qui arriva il bello: i contenuti che noi tutti offriamo “a” Clubhouse sono di grande valore, lo abbiamo già detto, ma non solo per il tenore delle conversazioni, quanto per la libertà con la quale tutti noi ci presenteremo all’interno delle stanze. Se ci pensate bene, quando postiamo contenuti online siamo soliti (chi più chi meno) fare una certa attenzione a cosa diciamo e questo vale tanto per una immagine, un video, una caption. Persino quando registriamo un messaggio vocale ci comportiamo con una certa cautela. Ma “conversare” è un’altra cosa! Senza contare che una volta che la stanza viene chiusa, le conversazioni spariscono per sempre (del resto, è noto: verba volant!).

Ora senza diventare “complottisti”, tutti noi sappiamo che ormai esistono software molto evoluti in grado di ascoltare, trascrivere ed estrarre parole chiave da un dialogo tra le persone. Pensate a cosa può accadere su una piattaforma che consente lo scambio di una enorme quantità di conversazioni orali.

Concludo dicendo che sulla piattaforma va già sviluppandosi una sua netiquette che qualcuno ha già osato parafrasare così: “quello che viene detto su Clubhouse, rimane su Clubhouse“. Sarebbe bello: ma se è vero che l’app non consente di scaricare o condividere all’esterno le conversazioni senza il consenso di tutti i partecipanti, questo tuttavia mi sembra il meno se fosse la stessa app a usare (a nostra insaputa) le parole che pronunciamo. Forse è il caso che il nostro Garante per la Protezione dei Dati Personali apra una (stanza di) riflessione! Noi di consumatori.it ci saremo a presidiare, come sempre la consapevolezza e la libertà (in una parola l’empowerment) del pubblico che utilizzerà la piattaforma.

Autore: Massimiliano Dona
Data: 28 gennaio 2021

AGCM: sanzione da 12,5 milioni a Eni, Enel e SEN

Vittoria dell’Unione Nazionale Consumatori. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deliberato la chiusura dei procedimenti istruttori avviati nei confronti delle Società Enel Energia, Servizio Elettrico Nazionale (SEN) ed Eni gas e luce, irrogando una sanzione complessiva di 12,5 milioni di euro, accogliendo le tesi contenute nell’esposto dell’Unc.

L’Antitrust ha infatti accertato l’ingiustificato rigetto delle istanze di prescrizione biennale presentate dagli utenti, a causa della tardiva fatturazione dei consumi di luce e gas, in assenza di elementi idonei a dimostrare che il ritardo fosse dovuto alla responsabilità dei consumatori.

La Legge di Bilancio 2018 aveva introdotto la possibilità, per i consumatori, di eccepire la prescrizione biennale dei crediti vantati dagli operatori del settore energetico in relazione ai consumi di luce e gas pluriennali fatturati tardi, salvo in caso di “accertata responsabilità” degli utenti medesimi.

Dopo l’entrata in vigore di quella disciplina, numerosi consumatori avevano segnalato all’Unc il mancato accoglimento delle istanze di prescrizione biennale, cui è seguito l’ingiustificato pagamento di crediti prescritti. Da qui l’esposto dell’associazione di consumatori.

Come accertato ora dall’Antitrust, in migliaia di casi, le società addebitavano agli utenti la responsabilità della mancata lettura dei contatori a fronte dei tentativi di lettura dichiarati dal distributore; tuttavia, tali tentativi non solo non erano documentati, ma spesso erano smentiti dalle prove fornite dai consumatori, anche in sede di conciliazione: ad esempio l’accessibilità del contatore o la presenza in casa dell’utente, di suoi congiunti o del portiere dello stabile al momento del presunto tentativo di lettura del contatore.

Inoltre, durante il procedimento è emerso che Enel Energia e Servizio Elettrico Nazionale addebitavano immediatamente gli importi fatturati soggetti a prescrizione agli utenti che avevano scelto come modalità di pagamento la domiciliazione bancaria/postale o l’uso della carta di credito, talvolta ignorando l’istanza di prescrizione sollevata dagli utenti oppure comunicando loro il relativo rigetto soltanto in seguito.

Considerando la gravità della pratica commerciale scorretta attuata dalle due società, l’Autorità ha sanzionato Enel Energia per 4 milioni di euro e Servizio Elettrico Nazionale per 3,5 milioni di euro, mentre ha irrogato a Eni gas e luce una sanzione di 5 milioni di euro, pari al massimo edittale, a causa del maggior numero di istanze di prescrizione rigettate in proporzione alle istanze presentate dai consumatori e della recidiva in tema di condotte scorrette relative alla prescrizione.

Ad avviso dell’Unc, la lunga battaglia condotta sulla prescrizione non si è ancora conclusa. Ora, infatti, va fatta luce sui distributori locali. Inoltre, anche se ora la prescrizione si applica sempre a seguito dell’ultima modifica introdotta con la Legge di Bilancio del 2020, che ha abrogato l’art. 1 comma 5 della Legge 27 dicembre 2017, n. 205) che escludeva la prescrizione “qualora la mancata o erronea rilevazione dei dati di consumo derivi da responsabilità accertata dell’utente”, ora resta aperto il tema dei rimborsi. Ai sensi dell’art. 1, comma 4, della Legge di Bilancio 2018 (L. 205/2017), infatti, tuttora in vigore, per effetto della delibera dell’Autorità, è “diritto dell’utente… ottenere entro tre mesi il rimborso dei pagamenti effettuati a titolo di indebito conguaglio”.

Bonus mobilità: ultima scadenza per richiederlo

bonus mobilità

Nuova occasione per gli amanti della pedalata (anche assistita) che negli scorsi mesi avrebbero voluto utilizzare il Bonus bici ma non sono riusciti ad accedere ai fondi in occasione del click day dello scorso 4 novembre.

A sorpresa, il Ministero dell’Ambiente ha riaperto alla possibilità di richiedere il rimborso per gli acquisiti che rientrano nel Bonus bici fino al 15 febbraio.

Piccolo riepilogo

Il Governo, adottando la politica ormai piuttosto frequente dei bonus, ha deciso di incentivare l’uso della mobilità alternativa nelle grandi città. Incentivando l’acquisto di biciclette (anche a pedalata assistita) e di monopattini, l’obiettivo è infatti quello di ridurre l’inquinamento che attanaglia i nostri grandi centri urbani.

Ecco allora che lo scorso anno sono stati stanziati fondi da utilizzare come rimborso per coloro i quali avessero acquistato uno dei mezzi di trasporto green di cui sopra: rimborsando fino al 60% della somma spesa per un massimo di 500€.

Per raccogliere le richieste di rimborso si era deciso di utilizzare il click day, vale a dire una giornata nella quale gli utenti che si fossero collegati al sito avrebbero potuto inviare la documentazione richiesta che attestasse il loro acquisto così da ricevere poi il rimborso. Come era facile immaginare, però, il sito, intasato dalle migliaia di richieste, è andato in crash costringendo così il Ministero ad aprire alla possibilità di inviare la documentazione anche nei giorni successivi alla scadenza precedentemente indicata.

Nuova opportunità

Tenendo conto quindi dei disagi a cui i consumatori sono andati incontro, è stata aperta la possibilità di richiedere il bonus mobilità anche a tutti coloro i quali fino ad ora non fossero riusciti a farlo.

Fino al 15 febbraio ci sarà infatti l’occasione di presentare la richiesta di rimborso registrandosi sul sito bonusmobilità.it, caricando sul portale la documentazione richiesta: vale a dire fattura o scontrino parlante.

Nello stesso frangente potranno fornire la documentazione in questione anche coloro i quali, non riuscendo ad accedere al sito durante il click day, si fossero comunque prenotati per accedere al bonus in una fase successiva.

Chi ha diritto al bonus

Vi ricordiamo che ad aver diritto al bonus mobilità sono i cittadini che risiedono in un capoluogo di provincia, o in un comune con più di 50 mila abitanti, che abbiano acquistato una bicicletta o un monopattino tra il 4 maggio e il 2 novembre 2020.

Il Ministero ha già comunicato che i rimborsi in questione verranno erogati successivamente al 15 febbraio 2021.

A riguardo leggi anche Bonus e agevolazioni: cosa c’è da sapere.

Autore: Lorenzo Cargnelutti
Data: 27 gennaio 2021

Pentole e accessori in cucina, come sceglierli in sicurezza (1a parte)

Da tempo, ormai, cucinare non è più solo una necessità ma è diventato una moda, per molti un piacere, per qualcuno una vera e propria ossessione. Nelle trasmissioni televisive si moltiplicano gli chef, sul web abbondano i corsi di cucina, blogger e influencer dispensano ricette e in ogni casa si riscoprono gli ingredienti e i piatti della tradizione mentre, al tempo stesso, si ricercano i sapori multiculturali della cucina etnica, magari per riprodurre i piatti assaggiati durante un viaggio o in uno dei numerosi ristoranti stranieri presenti nelle nostre città. Al tempo stesso cresce, in generale, l’attenzione per la salubrità del cibo, intesa sia come ricerca di materie prime di qualità, sia come modalità di preparazione. Chi oggi sceglie un’alimentazione sana e naturale non può non tener conto delle pentole in cui cucina i propri cibi: materiali diversi influiscono infatti su sapore, consistenza, digeribilità, valori nutrizionali e salubrità degli alimenti.

Attenzione ai MOCA, di qualsiasi materiale

Quale che sia la nostra ispirazione, mettersi ai fornelli non è più un’operazione scontata così come non deve essere scontata l’attenzione che dedichiamo alla sicurezza di pentole, stoviglie e accessori che adoperiamo nella creazione dei nostri manicaretti.

Sugli scaffali dei negozi, infatti, troviamo ormai tegami in materiali molto vari, ognuno con caratteristiche e campi di utilizzo diversi e specifici, ma è necessario assicurarsi che questi prodotti posseggano i requisiti richiesti ai MOCA, i Materiali e Oggetti a Contatto con gli Alimenti, che non devono alterare il gusto dei cibi né comprometterne le caratteristiche a causa di cessioni di sostanze pericolose per la salute: requisiti che possono dipendere anche dal rispettare le condizioni di utilizzo e di manutenzione indicate dal produttore.

Ecco dunque un rapido excursus sui materiali vecchi e nuovi utilizzati in pentole e padelle e su alcune caratteristiche e novità del settore.

Materiali vecchi e nuovi

Il recupero di usanze e pietanze ha riportato in auge materiali tradizionali mai usciti, in realtà, dalle cucine casalinghe e dei ristoranti, quali pietra, rame, ghisa: sono tutti materiali adatti alla cottura degli alimenti, ognuno con caratteristiche diverse. Le pentole realizzate in questi materiali hanno tuttavia lo svantaggio di essere spesso pesanti e difficili da manovrare e manutenere, con pericoli di ruggine, rottura, cessione di sostanze nocive. E non vanno in lavastoviglie!

Pensiamo, ad esempio, al rame: amato dagli chef – è un potente conduttore di calore e garantisce la corretta cottura di ogni alimento – ha bisogno di una manutenzione abbastanza complessa e le pentole vanno stagnate da personale specializzato per evitare la formazione di verderame, un deposito tossico. Nell’utilizzo, ad alte temperature, inoltre, il rame può essere danneggiato con un semplice colpo di cucchiaio ed entrare in contatto con il cibo, provocando disturbi al fegato.

Ecco, dunque, che i produttori hanno cominciato a proporre soluzioni innovative che “imitano” i materiali tradizionali. Si tratta, perlopiù, di alluminio o acciaio rivestiti di più strati di materiale antiaderente (teflon®) o nanoceramiche. Gli antiaderenti sono ormai un “classico” della cucina, apprezzati per la leggerezza, la praticità, la scarsa o nulla necessità di grassi e, in generale, il basso costo.

Il consumatore non deve però confondere le teflonature con le superfici “riprodotte” di pietra o ceramica e deve trattarle secondo le indicazioni del caso, ad esempio non deve far scaldare a lungo le padelle vuote e non deve utilizzare utensili che possano comprometterne il rivestimento. In ogni caso, studi scientifici hanno ampiamente dimostrato che i rivestimenti in teflon® non sono un pericolo per la salute, nemmeno se accidentalmente ingeriti per danneggiamento del pentolame (che, se graffiato, andrebbe comunque sostituito per evitare punti in cui il cibo si può attaccare o bruciare durante la cottura). I nuovi antiaderenti, oltretutto, sono migliorati e in continua evoluzione, ad esempio, hanno un attrito inferiore.

Gli accessori in materiale naturale

Oltre alla classica “batteria” di pentole vengono oggi utilizzati in cucina accessori che non appartengono alla nostra tradizione culinaria. Molti di questi consentono di cucinare gli alimenti in modo sano e leggero, ad esempio, i cestelli in bambù per la cottura al vapore: si tratta certamente di un materiale naturale, ma anche questo potrebbe non essere immune da rischi chimici e microbiologici. Ci riferiamo non tanto al materiale grezzo quanto all’impiego di additivi e sostanze per la lavorazione (coloranti, resine, formaldeide) e, ancora in fase di coltivazione e di stoccaggio, al possibile utilizzo di pesticidi nocivi (che riducono, oltretutto, la sostenibilità socio-ambientale della filiera produttiva).

Come possiamo difenderci? Questi prodotti non sono purtroppo soggetti a regolamentazione MOCA, ma le autorità di controllo sono molto attive a livello di controlli alla frontiera, così come evidenziato dalle allerte RASFF (Rapid Alert System for Food and Feed) e dal piano coordinato dei controlli sui MOCA definito della Commissione europea nel 2019.

In attesa che venga colmato il vuoto normativo – e se non si vogliono utilizzare supporti in materiali già ampiamente testati, come l’acciaio inox – sono utili alcune raccomandazioni a livello di utilizzo: all’acquisto accertarsi che le superfici siano sempre lisce e pulite, prive di tracce di vernici e odore e fare attenzione alla tipologia di alimenti che potrebbero impregnare le fibre. Importante anche la manutenzione: lavare gli oggetti subito dopo l’uso con detergente comune per evitare che il cibo si attacchi al bambù, evitare di prolungare l’ammollo in acqua calda oltre i 5 minuti, riporre sempre ben asciutti per evitare la formazione di muffe.

Non si vuole indurre allarme indistinto sull’utilizzo di stoviglie in fibre naturali: contenitori e articoli vari in bambù o in foglie essiccate di cocco e di mais rappresentano, oltretutto, una valida alternativa ai monouso di plastica, specie se compostabili. È però opportuno che il consumatore sia sempre allerta quando si tratta di materiali e oggetti che vengono a contatto con gli alimenti, ricercando, ove possibile, etichette esplicative o anche solo per ponendo più attenzione nell’utilizzo corretto degli stessi. Attenzione soprattutto alle posate e agli attrezzi, che spesso vengono impregnati e trattati per essere più resistenti.

In generale

MOCA: 5 punti di attenzione secondo ICIM

  1. Scegliere sempre un prodotto di qualità come garanzia di sicurezza per la tua salute
  2. Per la manutenzione, attenersi alle indicazioni del produttore
  3. Prestare sempre attenzione alle condizioni di utilizzo
  4. Cautela con gli oggetti danneggiati, potrebbero non essere più idonei al contatto con gli alimenti
  5. Diffidare di un prezzo troppo basso, soprattutto in negozi non specializzati

Per saperne di più sulla sicurezza di pentole e padella scarica la guida Pentole, padelle posate: la qualità è di casa

Leggi la seconda puntata Pentole e accessori in cucina come sceglierli in sicurezza (2a parte)

Autore: Unione Nazionale Consumatori in collaborazione con ICIM SpA* e FIAC**
Data: 27 gennaio 2021

*ICIM SpA è l’unico Ente di Certificazione accreditato sui MOCA in Italia e quindi esperto sull’argomento dal momento che lavora a fianco di innumerevoli aziende che operano nel settore.
**FIAC è l’Associazione che all’interno di Anima Confindustria rappresenta i fabbricanti italiani di articoli per la casa, la tavola ed affini (posateria, coltelleria, pentolame, vasellame metallico).

Palestre chiuse per Covid, i consumatori riavranno i soldi?

L’Autorità Antitrust nei giorni scorsi ha aperto un procedimento contro McFit, la catena di palestre presente in diverse città italiane. Era stata proprio la nostra associazione a denunciare il comportamento poco trasparente della catena tedesca che, come tutte le palestre, è stata costretta a chiudere da marzo con i primi Dpcm legati alla pandemia. Secondo le numerose segnalazioni giunte ai nostri sportelli a partire dai primi giorni di marzo fino a fine maggio, McFit Italia non avrebbe sospeso i pagamenti dei consumatori che avevano attivato il r.i.d. bancario, proponendo la fruizione in coda, ossia di recuperare i giorni di chiusura della palestra alla fine dell’abbonamento.

Poi, a seguito dell’entrata in vigore del decreto Rilancio (art. 216 comma 4 del d.l. n. 34 del 19 maggio 2020), la palestra ha emesso voucher di valore pari a 3 mesi utilizzabili entro il 1° giugno 2021, non consentendo lo scioglimento del contratto ai sensi dell’art. 1463 del Codice civile, espressamente richiamato dalla normativa emergenza.

Cosa dice l’Antitrust

Per l’Antitrust nel procedimento aperto, i comportamenti descritti “appaiono configurare distinte pratiche commerciali scorrette” in base al Codice del Consumo. La richiesta ai consumatori del pagamento delle rate, “limitando la libertà di scelta dei consumatori attraverso una coercizione al pagamento di servizi che non possono essere resi, appare integrare una pratica aggressiva“. Quanto al rifiuto opposto ai consumatori che avevano richiesto lo scioglimento del contratto di abbonamento ai sensi dell’art. 216 del Dl Rilancio, “tale diniego limiterebbe la libertà di scelta del consumatore, ostacolando il diritto di scioglimento del rapporto da parte degli utenti previsto dalla normativa emergenziale“.

La posizione di Unc

Sarà naturalmente l’Autorità a trarre le conclusioni; l’Unione Nazionale Consumatori fin dall’inizio di questa situazione ha sostenuto che anche se la sospensione delle attività sportive è stata decisa dal Governo con i vari Dpcm e la chiusura delle palestre non è certo colpa dei gestori, i diritti dei clienti non possono essere compressi. E’ proprio  Codice civile a prevedere che le società che non possono fornire la prestazione “per sopravvenuta impossibilità” non possono chiedere il pagamento e sono tenute a restituire quanto percepito.

Se volete inviarci anche voi la vostra segnalazione su palestre, centri fitness o centri sportivi potete farlo attraverso i nostri sportelli.

Autore: Simona Volpe
Data: 26 gennaio 2021

Cashback: attenzione alla truffa del modulo via mail

truffa cashback

L’ennesimo episodio di truffa ai danni dei consumatori passa attraverso le caselle di posta elettronica. La scusa è quella del cashback, ma seguendo le indicazioni contenute nella mail truffaldina un virus infetta il nostro pc. Meglio non scaricare nessun file di questo genere, anche perché per avere accesso al cashback non è necessario compilare alcun modulo!

La truffa del PDF 

Negli ultimi giorni sono aumentate le segnalazioni di consumatori che raccontano di aver ricevuto e-mail inviate da un account apparentemente affidabile, supporto@cashback.it, aventi come oggetto “Richiesta compilazione modulo”, in cui si chiede di “aggiornare la propria posizione finanziaria” così da poter ottenere il rimborso a cui si ha diritto per via del cashback di Stato. Si invita quindi la vittima a compilare il modulo allegato ma, una volta scaricato il file, il dispositivo che stiamo utilizzando viene infettato da un malware.

Si tratta di una truffa che, con un tempismo perfetto visto che proprio nelle prossime settimane arriveranno i primi rimborsi, punta a colpire gli ignari consumatori che sono in attesa di ricevere il loro cashback.

Cosa fare

Il primo consiglio, qualora si riceva una mail di questo genere, è quello di eliminare il messaggio di posta elettronica. Non aprite la mail e non scaricate assolutamente il file in allegato.

Ricordiamo infatti che il rimborso in questione verrà addebitato automaticamente sul conto corrente da voi indicato al momento dell’iscrizione al cashback e nessuna comunicazione su eventuali modifiche avverrà chiedendovi di inviare o scaricare file allegati.

Purtroppo, le truffe in tempo di pandemia non si sono affatto ridotte, (anzi!), ne abbiamo parlato diverse volte anche nell’articolo Truffe online in aumento ecco le più comuni.

Tornando al cashback (quello vero)

Una prima fase del Piano Italia Cashless, per incentivare l’uso della moneta elettronica, riguarda proprio il cashback: a fronte di almeno 10 operazioni effettuate con un pagamento elettronico, si ha diritto ad un rimborso fino a 150€. Un primo periodo di attivazione di questa formula si è concluso il 31 dicembre 2020 (il cosiddetto cashback di Natale) e proprio i rimborsi relativi a quel periodo dovrebbero arrivare nelle tasche degli italiani entro il 1° marzo 2021 sull’IBAN indicato nell’App Io.

Il Piano messo in campo dal Governo prevede degli ulteriori periodi nei quali sarà attivo il cashback, per maggiori dettagli, può essere utile Piano Italia Cashless: ecco di cosa si tratta.

Autore: Lorenzo Cargnelutti
Data: 25 gennaio 2021

L’esperto risponde su… mancata consegna

Nel mese di aprile 2020, ho stipulato un contratto per l’acquisto di nuovi infissi per casa mia, versando un acconto di Euro 1710 il 4 aprile (totale spesa 5.710). Ad oggi l’azienda ancora non ha provveduto ad istallarli e sul contratto c’è scritto che l’azienda non è responsabile dei ritardi di installazione. La domanda è: quando non è più ritardo ma inadempienza?

Ai sensi del codice del consumo, il venditore è obbligato a consegnare i beni al consumatore senza ritardo ingiustificato e al più tardi entro 30 giorni dalla data di conclusione del contratto. Nel caso in cui sia inadempiente entro tale termine, il consumatore deve invitare il venditore ad effettuare la consegna entro un termine supplementare appropriato alle circostanza. Se il termine supplementare così concesso scade senza che i beni gli siano stati consegnati, allora il consumatore è legittimato a risolvere il contratto e a pretendere il rimborso del prezzo pagato.

La clausola inserita nel contratto sulla mancanza di responsabilità in caso di ritardi è contraria alla legge e, pertanto, nulla.

Per avere l’assistenza dei nostri esperti su queste e altre problematiche è possibile contattarci attraverso il nostro sportello in home page. 

Scopri tutte le nostre FAQ

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 12 gennaio 2016
Aggiornamento: 27 gennaio 2021

PRIVACY: Garante dispone il blocco di TikTok se età è incerta

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Atto doveroso dopo quanto accaduto. I social media non sono pericolosi in sé, se usati nel rispetto delle regole e sotto il controllo dei genitori.

Roma, 22 gennaio 2021 – “Un atto doveroso dopo quanto successo. Un fatto gravissimo per il quale è necessario accertare i fatti. Bene, quindi, il blocco cautelare del trattamento dei dati degli utenti per i quali non è certa l’età, in attesa delle dovute verifiche” afferma l’avv. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la decisione del Garante per la protezione dei dati personali  di disporre, nei confronti di TikTok, il blocco immediato dell’uso dei dati degli utenti per i quali non sia stata accertata con sicurezza l’età anagrafica, dopo la tragedia della bambina di 10 anni di Palermo.

“Utile ricordare, anche in questo momento, che i social media non sono pericolosi in sé, se usati nel rispetto delle regole e, anche per chi ha più di 13 anni, se sotto il controllo dei genitori” conclude Dona.

Scarica la guida “Insieme alla scoperta di TikTok – Guida all’uso sicuro dell’App”