Archivio mensile:Marzo 2013

uova e colomba pasquale

Come scegliere le uova e la colomba di Pasqua

Pasqua

Uova di cioccolato, e colombe pasquali saranno protagoniste della tavola di Pasqua,  seppure con tutte le restrizioni della pandemia in corso.  A cosa bisogna prestare attenzione per scegliere consapevolmente i prodotti della tradizione?

Ecco i consigli del nostro esperto, il prof. Agostino Macrì che per la nostra associazione cura il blog sicurezzalimentare.it.

Uova di cioccolato, l’importanza dell’etichetta

Le uova di cioccolato sono una ‘derivazione’ delle uova sode che venivano colorate in occasione della Pasqua; oggi sono la gioia di ogni bambino, anche se si fa sempre meno caso alla qualità del cioccolato, al suo peso e al costo unitario. Pur essendo tutta la cioccolata sicura dal punto di vista nutrizionale, la quantità di cacao è determinante per differenziare un cioccolato di pregio da uno di minore valore: un cioccolato fondente in cui il cacao è molto superiore al 50 per cento, ad esempio, dovrebbe costare di più di un cioccolato al latte, anche se non sempre è così.  Nella scelta dell’uovo:

  • è sempre bene leggere attentamente le etichette, facendo attenzione alla data di scadenza del prodotto e alla qualità del cioccolato: solo il ‘cioccolato puro’ non contiene oli tropicali o altri grassi vegetali; in caso contrario, deve essere riportata la dicitura ‘contiene altri grassi vegetali oltre al burro di cacao’, dicitura che deve essere ben visibile e chiaramente leggibile in modo da essere di facile e immediata consultazione per il consumatore.
  • nelle etichette viene riportata la natura dei grassi vegetali aggiunti (se contiene olio di palma o altri oli deve esserci scritto): di conseguenza indicare “senza olio di palma” è pleonastico e serve solo a trarre in inganno i consumatori.
  • Non dimentichiamo, infine, che l’etichetta può fornire indicazioni utili anche sul prezzo adeguato del prodotto: considerato il contenuto in cacao della cioccolata (inferiore al 50%) e valutati i costi di produzione, di confezione e della sorpresa, un prezzo ragionevole dovrebbe aggirarsi tra i 35 e i 45 euro al Kg.

Colombe, occhio ai prodotti civetta

Un discorso analogo si può fare con le colombe, i cui costi possono variare in funzione non tanto della qualità e della sicurezza, quanto delle strategie di vendita. E’ infatti possibile trovare una colomba della stessa marca con prezzi molto diversi tra i vari punti di vendita: in alcuni casi si tratta di vendite ‘civetta’ per indurre i consumatori a fare altri acquisti nello stesso esercizio commerciale. Bisogna soltanto evitare di abboccare e di limitarsi ad acquistare soltanto i prodotti i cui costi sono effettivamente convenienti.

E’ inoltre bene ricordare per le colombe esistono dei disciplinari di produzione che dicono come debbono essere fatte. La “colomba” può chiamarsi tale soltanto se prodotta secondo quanto previsto dal decreto del Ministero delle Attività Produttive del 22 luglio 2005, Disciplina della produzione e della vendita di taluni prodotti dolciari da forno, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale N. 177 del 1° agosto 2005.

In particolare la “denominazione «colomba» è riservata al “prodotto dolciario da forno a pasta morbida, ottenuto per fermentazione naturale da pasta acida (lievito madre) , di forma irregolare ovale simile alla colomba, una struttura soffice ad alveolatura allungata, con glassatura superiore e una decorazione composta da granella di zucchero e almeno il due per cento di mandorle, riferito al prodotto finito e rilevato al momento della decorazione”.

Ciò non significa che tutti gli altri prodotti simili in commercio non siano buoni, ma non chiamatele colombe!

Autore: Simona Volpe
Data: 31 marzo 2021

BENZINA: prezzi arrestano corsa al rialzo

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Dopo 4 mesi e mezzo di aumenti si fermano i rincari dei carburanti. Benzina a 1,575 euro al litro, gasolio a 1,440 euro.

Roma, 30 marzo 2021 – “Una notizia positiva. Anche se il calo è impercettibile, si blocca la corsa dei prezzi dei carburanti che durava ininterrottamente dal 9 novembre e che sembrava oramai inarrestabile. Ora il prezzo si attesta a 1,575 euro al litro per la benzina, da 1,579 della settima scorsa e a 1,440 euro per il gasolio, da 1,445 della volta precedente. Un ribasso ridicolo, rispettivamente, dello 0,217% e dello 0,324%, ma quello che conta è che si ferma il rincaro. Non sappiamo, purtroppo, se si tratta di un’inversione del trend o solo di una pausa destinata già a finire con l’arrivo della Pasqua” afferma l’avv. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“In ogni caso, dall’inizio dell’anno, ossia dalla rilevazione del 4 gennaio, un pieno da 50 litri resta più costoso di 6 euro e 69 cent per la benzina e di 6 euro e 6 cent per il gasolio, con un rincaro, rispettivamente, del 9,3% e del 9,2%. Su base annua è pari a una stangata ad autovettura pari a 161 euro all’anno per la benzina e 146 euro per il gasolio. Ancora peggio se si fa il confronto con il dato del 9 novembre, dove la batosta sale a 236 euro all’anno per la benzina e 230 per il gasolio” conclude Dona.

RC auto: le città con più rincari e quelle con maggiori ribassi

L’Unione Nazionale Consumatori ha condotto uno studio sulle variazioni dei prezzi delle assicurazioni durante la pandemia, facendo il confronto con quelli registrati dall’Istat nel febbraio 2020, ultimo mese pre-lockdown, ossia prima che scattassero i blocchi della circolazione che avrebbero dovuto far precipitare i prezzi dell’RC auto.

Dalla classifica completa delle città con i maggiori rincari o ribassi emergono disparità astronomiche pari a 19,1 punti percentuali tra la città peggiore (Grosseto) e la migliore (Gorizia).

A livello nazionale le assicurazioni, che comprendono quelle sui mezzi di trasporto, salute e abitazione, segnano un calo medio pari allo 0,9%: -0,9% quelle connesse all’abitazione, -0,2% salute, -1% mezzi di trasporto.

Per l’RC auto la diminuzione dell’1% equivale ad un risparmio inferiore a 6 euro (5,98 euro) considerando la spesa media di una famiglia stimata dall’Istat, meno di 4 euro (3,89 euro) a polizza, considerando il prezzo medio riportato nell’ultimo Bollettino Ivass.

Una riduzione vergognosa se paragonata blocco degli spostamenti. Solo considerando il primo lockdown, dal 10 marzo al 17 maggio 2020, il premio sarebbe dovuto scendere del 18,9%. Se poi si considera che per alcune città non solo si sono registrati dei rialzi, ma i rincari sono addirittura astronomici, il quadro si completa. La situazione peggiore per chi abita a Grosseto, dove i prezzi delle assicurazioni svettano complessivamente del 9,9%, al secondo posto delle città più “salate” Trento, dove salgono del 5,3%. Sul gradino più basso del podio di questa non certo edificante classifica Terni, dove la crescita è del 4,3%.

Dall’altra parte della classifica, invece, la più virtuosa è Gorizia, dove scendono del 9,2%, al 2° posto Treviso, con -6,5%, al terzo posto delle città più risparmiose Avellino, con -6,4%.

Anche queste diminuzioni, comunque, sono ben inferiori se confrontate con il blocco degli spostamenti. Solo considerando il primo lockdown, dal 10 marzo al 17 maggio 2020, il premio sarebbe dovuto scendere del 18,9%

Tra i capoluoghi di regione, nella lista nera finiscono Potenza (4° con +4,2%), Torino (6° con +3,9%), Perugia (12° con +1,5%), Genova (14° con +1,4%). Bene, invece, Bologna, 4° tra le “buone” con -5,5%, Roma 5° con -5,3%, Palermo 6° con -5 per cento.

Tabella: Classifica delle città con le assicurazioni (a) più rincarate dal febbraio 2020

N Città Rialzo %
1       Grosseto 9,9
2       Trento 5,3
3       Terni 4,3
4       Potenza 4,2
5       Padova 4,1
6       Torino 3,9
7       Cosenza 3,5
8       Biella 3,1
9       Verona 2,8
10       Trieste 2,7
11       Catania 1,6
12       Ravenna 1,5
12       Perugia 1,5
14       Genova 1,4
15       Ascoli Piceno 1,3
16       Vicenza 1,2
17       Rovigo 0,8
17       Rimini 0,8
19       Pescara 0,7
20       Pavia 0,6
20       Forlì-Cesena 0,6
22       Reggio Emilia 0,5
22       Catanzaro 0,5
22       Reggio Calabria 0,5
25       Bari 0,2
26       Campobasso 0,1
26       Trapani 0,1
28       Vercelli 0
28       Alessandria 0
28       La Spezia 0
28       Brescia 0
28       Pistoia 0
28       Livorno 0
28      Pisa 0
28       Viterbo 0
28       Caserta 0
28       Benevento 0
28       Napoli 0
28       Cagliari 0
40       Varese -0,1
40       Lecco -0,1
40       Parma -0,1
43       Novara -0,2
43       Messina -0,2
45       Caltanissetta -0,3
46       Lucca -0,4
46       Siena -0,4
48       Cremona -0,5
49       Arezzo -0,7
50       Aosta -0,8
  ITALIA -0,9
51       Lodi -0,9
52       Firenze -1,1
53       Macerata -1,2
54       Mantova -1,3
54       Bolzano / Bozen -1,3
54       Venezia -1,3
57       Bergamo -1,8
58       Ferrara -1,9
59       Sassari -2,1
60       Pordenone -2,3
61       Ancona -2,4
61       Siracusa -2,4
63       Milano -2,7
64       Cuneo -3,1
65       Modena -3,5
66       Belluno -3,9
67       Teramo -4,5
68       Udine -4,6
69       Palermo -5
70       Roma -5,3
71       Bologna -5,5
72       Avellino -6,4
73       Treviso -6,5
74       Gorizia -9,2

Autore: Mauro Antonelli
Data: 30 marzo 2021

Cosmetici, a cosa prestare attenzione

I cosmetici fanno parte della nostra vita quotidiana e tutti ne apprezziamo i benefici che comportano in termini di benessere. Pensiamo ad esempio ai saponi che, oltre ad eliminare grasso, sporco e materiali estranei, consentono di allontanare dal nostro corpo microrganismi potenzialmente patogeni oppure alle varie creme che mantengono in buone condizioni la pelle così come alla gradevolezza dei profumi utilizzati per rilasciare piacevoli fragranze o, quanto meno, mascherare odori fastidiosi.

Ma cosa intendiamo per “cosmetici”? La definizione corretta è: “qualsiasi sostanza o miscela destinata ad essere applicata sulle superfici esterne del corpo umano (epidermide, sistema pilifero e capelli, unghie, labbra, organi genitali esterni) oppure sui denti e sulle mucose della bocca allo scopo esclusivamente o prevalentemente di pulirli, profumarli, modificarne l’aspetto, proteggerli, mantenerli in buono stato o correggere gli odori corporei.”

Tutto questo è possibile grazie all’utilizzo di sostanze chimiche che possiedono le proprietà adatte per svolgere la propria funzione di detergenti, disinfettanti, emollienti, aromatizzanti, ecc.

La sicurezza dei cosmetici

Nel passato i produttori di cosmetici utilizzavano le sostanze chimiche sulla base della loro esperienza che era finalizzata ad ottenere cosmetici efficaci e graditi ai consumatori.

Ovviamente si faceva molta attenzione alla sicurezza, che comunque era basata su osservazioni empiriche che non sempre consentivano di individuare eventuali effetti collaterali negativi.

Per mettere ordine alla materia delle sostanze chimiche, nel 1992 venne emanata la Direttiva Comunitaria n°52 che, sostanzialmente, prevedeva la trasmissione al Ministero della Sanità delle documentazioni scientifiche delle singole sostanze, la valutazione da parte di una Commissione e infine la Registrazione. Il sistema di registrazione da allora si è molto evoluto e attualmente è in vigore il REACH (Registration, Evaluation, Authorisation and restriction of Chemical).

Al REACH possono essere iscritte soltanto sostanze chimiche di cui si conoscono le caratteristiche chimico fisiche, l’efficacia e soprattutto le proprietà tossicologiche sia nei confronti dell’uomo sia per l’ambiente.

Le aziende produttrici di cosmetici possono utilizzare soltanto le sostanze iscritte nel REACH e in questo modo viene garantita la sicurezza del prodotto.

L’importanza delle etichette

Nonostante l’iscrizione al REACH, ogni cosmetico può presentare delle insidie per i consumatori e per l’ambiente e diviene quindi fondamentale leggere attentamente le etichette.

Il Centro Nazionale delle Sostanze Chimiche, Prodotti Cosmetici e Protezione del Consumatore dell’Istituto Superiore di Sanità ci fornisce utili informazioni su come comportarci.

Le principali insidie per le persone sono rappresentate dalle sostanze potenzialmente allergiche. Il problema non riguarda tutti, ma soltanto le persone sensibilizzate. Dovrà quindi essere nostra cura capire se siamo sensibili o meno a determinate sostanze chimiche ed evitare l’acquisto dei cosmetici che le contengono. Sembrerebbe molto semplice, ma in effetti è piuttosto complicato perché ci accorgiamo di essere allergici a una sostanza solo dopo esserne venuti a contatto una o più volte, ma una conferma può venire soltanto da un esame allergologico compiuto da un medico specialista.

L’impatto ambientale dei cosmetici

Un altro punto molto importante è rappresentato dall’impatto ambientale dei cosmetici.  Si tratta di sostanze di uso esterno e che quindi eliminiamo con il lavaggio e che inevitabilmente finiscono nelle acque superficiali e poi nel mare. Fortunatamente, gran parte delle sostanze autorizzate per la produzione dei cosmetici si degradano abbastanza rapidamente e non creano problemi particolarmente gravi agli organismi acquatici. Una incognita è però rappresentata dai nanomateriali che sono prodotti con dimensioni comprese tra 1 e 100 nanometri. Da un punto di vista tecnologico sono molto utili perché aumentano in modo significativo le superfici dei vari materiali e di conseguenza se ne utilizzano minori quantità. Il problema è che ancora non sono conosciuti nei dettagli gli eventuali effetti negativi. Per tale motivo, la presenza di nanomateriali nei cosmetici deve essere dichiarata in etichetta.

Conclusioni

I cosmetici sono fondamentali per la nostra igiene e per il nostro benessere, ma la loro gestione deve essere attenta e le indicazioni fornite dall’Istituto Superiore di Sanità sono fondamentali per ottenere i massimi benefici possibili, evitando pericoli per noi e anche per l’ambiente che ci circonda. 

Articolo realizzato nell’ambito del progetto #informareperproteggere di Unione Nazionale Consumatori in collaborazione con Istituto Superiore di Sanità.  

 

Autore: Agostino Macrì in collaborazione con Istituto Superiore di Sanità
Data: 29 marzo 2021

Luce e gas: gli aumenti dei prossimi mesi (1° aprile – 30 giugno 2021)

prezzi luce gas

Come ogni trimestre analizziamo in questo articolo le novità relative all’aggiornamento trimestrale dei prezzi di riferimento di luce e gas comunicato dall’ARERA (l’Autorità di regolazione di settore) che anche questa volta, purtroppo, non riserva per i consumatori buone notizie.

Anche per il prossimo trimestre (1° aprile – 30 giugno), infatti, l’Autorità ha comunicato un aumento del +3,8% per l’elettricità e del +3,9% per il gas.

Gli aumenti non sono elevati come quelli degli scorsi due trimestri, in cui si è registrato un vero e proprio record, ma avvengono in un trimestre che, storicamente, era caratterizzato da un calo dei prezzi come si può notare nel grafico seguente:

Fonte ARERA

E’, da un lato, una pessima notizia per i consumatori, anche considerato il fatto che, a causa delle restrizioni per la pandemia da CoViD19, sono costretti in casa e, di conseguenza, a consumare più luce e gas, dall’altro, un indicatore dell’inizio della ripresa economica che tutti speriamo possa traghettarci fuori da questa emergenza.

Ricordiamo, intanto, quali sono le caratteristiche generali di queste variazioni:

  • sono relative alla “famiglia tipo” come definita dall’ARERA, cioè per coloro che hanno un contratto luce e/o gas nel mercato di tutela con consumi medi di energia elettrica di 2.700 kWh all’anno con una potenza impegnata di 3 kW e, per il gas, di 1.400 standard metri cubi annui. Se non si rientra in questa specifica categoria (immaginate ad esempio le utenze non domestiche, o le utenze per le seconde case, o nel caso di consumi molto più alti o bassi rispetto a quelli di riferimento) le variazioni possono essere diverse: per questo, da tempo ormai, abbiamo chiesto ad ARERA, per consentire di dare un’informazione completa e rendere sempre più consapevoli i consumatori, che gli aggiornamenti fossero fatti anche rispetto a più tipologie di utenze e di scaglioni di consumo, e con dei riferimenti territoriali, in modo da poter fare un confronto con la propria effettiva condizione contrattuale.
  • le variazioni di prezzo totali (in questo caso quindi il +3,8% per l’elettricità e il +3,9% per il gas) sono la somma delle variazioni percentuali delle molteplici voci che compongono il prezzo finale e che sono accorpate in quattro macrovoci: materia energia, trasporto e gestione del contatore, oneri generali di sistema e imposte, ognuna delle quali composta a sua volta da una miriade di sottovoci che possono variare in rialzo o in ribasso.

Quanto “pesa” ognuna di queste quattro macrovoci è facilmente visibile nei grafici a torta che la stessa ARERA fornisce e da cui si nota chiaramente come la quota energia rappresenti una percentuale minoritaria sul totale rispetto alla somma delle altre voci.

In particolare per l’elettricità è sempre altissima la quota degli Oneri generali di sistema (arrivata a pesare un quinto del totale) e per il gas quella relativa ad IVA e imposte (quasi il 40% del totale).

Composizione spesa per la fornitura di energia elettrica per una famiglia servita in maggior tutela, con 3 kW di potenza impegnata e 2.700 kWh di consumo annuo.

Fonte ARERA

Composizione spesa per la fornitura di gas naturale per una famiglia con un consumo annuale di 1.400 m³

Fonte ARERA

PREZZI LUCE E GAS IN AUMENTO: LE MOTIVAZIONI

Vediamo nel dettaglio a cosa sono stati dovuti questi aumenti secondo quanto ci spiega ARERA.

Per quanto riguarda la luce, a differenza dello scorso trimestre, la variazione è dovuta esclusivamente all’aumento della spesa per la materia energia, e in, particolare:

  • all’incremento della componente a copertura dei costi di acquisto dell’energia elettrica +1,86%,
  • del corrispettivo di perequazione +0,16%,
  • della componente a copertura dei prezzi di dispacciamento +1,82%.

Continuano invece a restare invariate le componenti relative ai famigerati Oneri generali di sistema, ma solo per una, condivisibile, scelta dell’ARERA, che ha deciso di continuare a mantenerli invariati anche in questo trimestre. Sono costi, però, che prima o poi dovranno essere recuperati: aspettiamoci quindi dei rialzi di questa voce nei prossimi trimestri!

Per quanto riguarda il gas l’aumento è determinato, come già successo negli scorsi trimestri, quasi esclusivamente dal costo della materia prima gas (+4,05%) a causa dell’aumento della domanda.

Questa analisi dimostra quanto sia difficile per un consumatore muoversi in un mercato così instabile e fluttuante costringendolo a dover, frequentemente, rincorrere i prezzi e fare scelte di consumo sulla base di un mercato e una regolazione del settore molto complicati e di difficilissima comprensione per un consumatore domestico.

Ecco perchè, come Unione Nazionale Consumatori, continuiamo ad avere profondi dubbi sulle modalità di uscita dal mercato di tutela che è stato nuovamente posticipato al 1° gennaio 2023 e di cui parliamo in questo articolo Luci (poche) e ombre (molte) della fine dei mercati di tutela.

COSA FARE

E’ ormai chiaro, come diciamo da tempo, che in un mercato di questo tipo il prezzo non è più l’elemento principale di cui tener conto nella scelta del proprio fornitore, ma sono anche altri gli aspetti che è fondamentale considerare.

Per questo, come Unione Nazionale Consumatori, abbiamo deciso di sviluppare il Gruppo di Acquisto SicurInsieme con quelle caratteristiche peculiari studiate per offrire una customer journey la più possibile sicura, completa e conveniente per il consumatore:

  • un prezzo conveniente per sfruttare la convenienza del mercato del momento, bloccato 12 mesi per evitare i futuri possibili rincari,
  • l’iscrizione all’UNC per l’assistenza tramite i canali dedicati agli aderenti al Gruppo, relativamente alle proprie forniture di luce e gas,
  • una fornitura totalmente green grazie alla produzione elettrica da fonti rinnovabili e la compensazione delle emissioni di CO2 per il gas,
  • l’impegno, al termine dei 12 mesi, di ricontrattare le caratteristiche dell’offerta per offrire una prospettiva di lungo periodo senza dover continuamente cambiare fornitore, 
  • un piano di comunicazione per informare, educare e rendere più consapevoli gli iscritti al gruppo sulle tematiche energetiche.

Per qualsiasi altre informazione sul gruppo d’acquisto leggi SicurInsieme: aderisci al nostro gruppo d’acquisto per luce e gas e le FAQ o scrivi a energia@consumatori.it 

 

Autore: Marco Vignola
Data: 30 marzo 2021

Che cos’è e come richiedere il Bonus sociale

Anche se pochi lo sanno, da diversi anni è possibile, per chi ha un basso reddito, accedere al bonus sociale per elettricità, gas e acqua per ottenere una riduzione sulle bollette. E’ uno strumento a disposizione dei consumatori che andrebbe potenziato e che pochi conoscono: secondo quanto abbiamo verificato, ogni anno vi accede un numero di famiglie di molto inferiore rispetto a quelli che ne avrebbero diritto.

Cos’è il Bonus sociale

E’ uno sconto sulla bolletta, introdotto dal Governo e reso operativo dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico, per assicurare un risparmio sulla spesa per l’energia elettrica, il gas e l’acqua alle famiglie in condizione di disagio economico (e per quanto riguarda il Bonus Elettricità anche per chi ha familiari con problemi fisici che li costringono ad utilizzare delle apparecchiature elettromedicali e, quindi, a consumare di più). Infatti il bonus è previsto per situazioni di “disagio economico” (per famiglie con reddito ISEE non superiore a 8.265 euro o per famiglie numerose con più di 3 figli a carico con ISEE non superiore a 20.000 euro) e per “gravi condizioni di salute” (disagio fisico dovuto a casi in cui una grave malattia costringa all’utilizzo di apparecchiature mediche alimentate con l’energia elettrica indispensabili per il mantenimento in vita). Possono accedere al Bonus anche i titolari del Reddito di cittadinanza, in base alla legge 28 marzo 2019, n. 26, anche se la soglia ISEE è superiore a 8.265 euro.

Si tratta di una iniziativa importante per consentire che l’accesso a beni indispensabili come l’elettricità il gas e l’acqua sia davvero un diritto per tutti i cittadini, prima ancora che un’attività economica. Lo sconto del bonus serve infatti a combattere la povertà energetica, consentendo alle famiglie in condizione di disagio e alle famiglie numerose un risparmio sulla bolletta elettrica e del gas  che resta anche in caso di cambio del venditore o del tipo di contratto (per esempio se si passa da un contratto dal mercato di maggior tutela ad uno nel mercato libero). Con questo principio il Bonus è stato poi esteso anche al Servizio Idrico, che a differenza di elettricità e gas è un servizio in concessione affidato al gestore locale che è unico per ogni territorio.

Come si ottiene

Il sistema che era stato costruito per la richiesta e il riconoscimento dei Bonus si è dimostrato in questi anni troppo complicato e infatti, come Unione nazionale Consumatori, abbiamo sempre chiesto una semplificazioni: finalmente dal 1° gennaio 2021 il bonus è diventato automatico (anche se operativamente ci vorranno ancora dei mesi per la sua applicazione effettiva, ma comunque gli importi verranno calcolati retroattivamente dal 1° gennaio 2021). Infatti facendo dialogare la banca dati dell’INPS (che contiene i dati relativi ai nostri ISEE) e quella del Sistema Informativo Integrato (che contiene i dati relativi alle forniture di elettricità e gas) sarà possibile individuare gli aventi diritti ed erogare loro i contributi previsti.

Non è più necessario, quindi, presentare la domanda presso il Comune di residenza o presso un altro ente designato dal Comune (CAF, Comunità montane), sarà sufficiente che ogni anno, a partire dal 2021, il cittadino/nucleo familiare presenti la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) per ottenere l’attestazione ISEE utile per le differenti prestazioni sociali agevolate (es.: assegno di maternità, mensa scolastica, bonus bebè ecc.) con cui si dimostri di avere i requisiti per accedervi. Per tutte le informazioni utili è a disposizione il numero verde 800.166.654 dello Sportello per il consumatore di Energia e Ambiente, l’importo del bonus viene direttamente scontato un po’ alla volta nelle bollette di tutto l’anno.

Si tratta di un’opportunità troppo spesso trascurata, ma alla quale (in tempi di aumenti dei costi dell’energia elettrica, del gas e dell’acqua) andrebbe prestata la giusta attenzione.

Oltre alla semplificazione delle procedure e all’automatismo nell’erogazione del Bonus è indispensabile ora, come più volte da noi denunciato, aumentare gli importi previsti e allargare la platea degli aventi diritto anche modificando e differenziando meglio gli scaglioni ISEE. Ad oggi, infatti, i Bonus coprono solo una minima parte della spesa annua per elettricità, gas ed acqua e, quindi, sono uno strumento ancora poco efficace per combattere la povertà energetica.

HAI BISOGNO DEL NOSTRO AIUTO? SCRIVICI ALLO SPORTELLO LUCE E GAS OPPURE ALLO SPORTELLO ACQUA

 

bonus elettrico   bonus gas  

Autore: Marco Vignola
Data: 7 gennaio 2020
Aggiornamento: 30 marzo 2021

Mangiare fra un pasto e l’altro

La domanda dei consumatori: è vero che è preferibile evitare di mangiare fra un pasto e l’altro?

 

La risposta di Marcello Ticca, nutrizionista e dietologo

È vero il contrario. Ormai possediamo moltissimi dati – ricavati tanto da studi sperimentali quanto da studi su ampi gruppi di popolazione – che dimostrano come un aumento della frequenza dei pasti influenzi positivamente tutta una serie di variabili di notevole interesse per la difesa della salute, a patto, naturalmente, di tenere sotto controllo la quantità e la qualità complessive di ciò che si mangia. E, parallelamente, è stato anche dimostrato che se, al contrario, si concentra la assunzione di cibo in un solo grosso pasto quotidiano, o al massimo due, i rischi per la salute tendono ad aumentare significativamente. In sostanza, sembra che sia proprio il frazionamento dei pasti il comportamento alimentare più corretto, ossia quello che – a parità di quantità e qualità della dieta consumata, è utile ripeterlo – è capace da un lato di ridurre il rischio di sovrappeso e obesità, di aumento della colesterolemia e della glicemia e di aumento della massa grassa corporea e dall’altro di provocare, dopo il pasto, una vantaggiosa diminuzione dei livelli di insulina e di glucosio nel sangue. Insomma, il “mangiare frazionato” diluisce utilmente il carico di nutrienti, con il risultato che le stesse calorie, ripartite in più momenti, finiscono anche con lo stimolare molto di meno la produzione di tessuto adiposo.

 


Vuoi saperne di più sull’alimentazione? Anche tu ti trovi davanti ai grandi dilemmi della tavola? Vuoi leggere tutti i luoghi comuni sul cibo? Li trovi nel libro di Marcello Ticca: “Miraggi alimentari, 99 idee sbagliate su cosa e come mangiamo

 

Vuoi fare anche tu una domanda al nostro esperto? Scrivi a esperto@consumatori.it, ricordandoti di mettere in oggetto “nutrizionista”. I quesiti più interessanti saranno selezionati per avere una risposta in questa rubrica, continua a seguirci!

 

 

 

 

 

Scontrini, ricevute e fatture, cosa c’è da sapere

Scontrini, ricevute, fatture: ne sentiamo parlare tutti i giorni, ma non tutti sappiamo la differenza e se sono sempre obbligatori. Ogni persona (fisica o giuridica) che svolge un’attività d’impresa o lavoro autonomo deve emettere, per le somme che percepisce, un documento fiscale.

La differenza principale tra la ricevuta fiscale e la fattura è che la prima si emette principalmente a soggetti privati (non titolari di partita IVA) ed è paritetica allo scontrino, la seconda si emette a soggetti con partita IVA, in genere professionisti e aziende.

RICEVUTA FISCALE

La ricevuta fiscale generalmente viene emessa per prestazione di servizi a soggetti privati, quindi con codice fiscale, ed è sostitutiva dello scontrino. Tipici esempi di ricevuta fiscale sono quelli emessi dalla lavanderie o dai parrucchieri. In pratica si utilizza la ricevuta fiscale quando si desidera dettagliare maggiormente le voci.  Può accadere che la ricevuta fiscale venga emessa anche per soggetti possessori di partita IVA, ma nel caso sarebbe meglio farla seguire da una fattura. La ricevuta fiscale come lo scontrino è un importo unico, cioè contiene sia l’imponibile che l’IVA, cioè non c’è lo scorporo dei due importi.

SCONTRINO

Lo scontino è anonimo, nel senso che non sono riportati i dati della persona ma solo l’importo incassato. La ricevuta fiscale invece contiene i dati della persona. Tuttavia già da qualche tempo, con le nuove tecnologie, esistono anche i cosiddetti scontrini parlanti, ossia scontrini fiscali che contengono i dati relativi alla natura, quantità, qualità dell’operazione nonché l’indicazione del numero di codice fiscale dell’acquirente.

FATTURA

La fattura si emette sempre a favore di soggetti con partita IVA e, in alcuni casi (e solitamente su richiesta) per soggetti privati con solo codice fiscale, sia per l’erogazione di servizi che per la fornitura di beni. La funzionalità della fattura è quella di permettere il dettaglio delle voci e lo scorporo dei totali in base all’aliquota IVA; inoltre la fattura identifica la distinzione tra totale netto (senza IVA), imposta (cioè l’IVA) e il totale lordo (totale netto + IVA). Questo documento fiscale consente quindi di evidenziare così il soggetto che riceve il bene/servizio, quanto ha pagato di imponibile e di IVA, in un dato giorno, da un determinato fornitore.

Facendo un esempio su scontrini, ricevute e fatture: lo scontrino viene emesso dal negozio di alimentari che vende il pane (bene), la ricevuta viene emessa in lavanderia alla consegna del capo lavato (servizio), la fattura viene emessa sia dall’alimentari che dalla lavanderia se la vendita del pane o il lavaggio dei vestiti viene fatto ad un soggetto IVA, professionista o azienda (titolare di partita IVA). Viene anche emessa dal fornitore sia del panettiere che del lavandaio quando gli fornisce beni o servizi.

Infine ricordiamo che vi sono alcune attività che non richiedono l’emissione dello scontrino perché esentati dalle norme vigenti (in quanto i controlli vengono effettuati in altro modo). Ad esempio i tabaccai per la sola vendita delle sigarette non sono obbligati ad emettere lo scontrino, così come i giornalai per la vendita dei quotidiani e settimanali, ecc.

Leggi a riguardo Lotteria degli scontrini, come partecipare e collegati al sito Lotteriadegliscontrini.gov.it

Autore: Simona Volpe
Data: 4 gennaio 2018
Aggiornamento: 30 marzo 2021

Tutto ciò che devi sapere prima di comprare un’auto usata

Comprare un’auto usata può essere un’operazione conveniente, ma è bene fare attenzione in fase di acquisto per evitare problemi. Ricordate di stare attenti sia agli aspetti “tecnici” come il contachilometri (uno dei problemi più frequentemente segnalati ai nostri sportelli è il contachilometri alterato)  ma anche a verificare se sono corrette tutte le informazioni in fase pre-contrattuale come le  indicazioni sulla garanzia legale di conformità che sono una garanzia per eventuali difetti.

Ricordiamo che per problemi con l’acquisto e la garanzie delle auto sono disponibili i nostri esperti attraverso lo Sportello Auto-Moto.

I consigli degli esperti

Ecco, allora, alcuni consigli utili dei nostri esperti per acquistare un’auto usata in sicurezza.

  • Preferire l’acquisto da un venditore professionista piuttosto che da un privato per un motivo molto semplice: in caso di problemi si applica il Codice del Consumo che prevede un regime di garanzie rafforzate agli articoli 128 e seguenti.
  • Tra concessionario, autosalone e officina meglio scegliere il concessionario che di solito è in grado di garantire un’organizzazione completa: non solo vendita, ma anche officina, assistenza e così via. Tuttavia non è sempre facile individuare i soggetti autorizzati dalle case, quindi è bene informarsi.
  • Nella scelta dell’auto bisogna tenere conto che non esiste una lista nera dei modelli da evitare. I veicoli moderni sono strutturati indicativamente per 350 mila chilometri di percorrenza e 18 anni di vita. Questo il loro ciclo di vita massimo. Quindi un’auto usata deve essere tenuta bene, con controlli regolari e così via. Per certi versi l’auto a benzina è più affidabile nel tempo.
  • Un ulteriore aiuto nella scelta dell’auto viene dalla norma UNC DOC 01, utile a verificare se il prezzo di vendita è davvero conveniente e se state acquistando da un venditore professionale (ma anche se acquisterete da un privato possiamo esservi di aiuto!). Leggi ABC acquistare un’auto con la norma UNC DOC 01
  • Se si acquista da un privato, una volta scelta l’auto da acquistare, attenzione che non siano presenti ipoteche e fermi amministrativi. Per scoprirlo, basta chiedere una visura al Pubblico registro automobilistico, il PRA. Si può farlo di persona, via Internet o attraverso le agenzie specializzate. Attenzione però, spesso passa del tempo tra il momento in cui Equitalia fa scattare le sue “ganasce” e la registrazione del fermo amministrativo da parte del PRA. Ed è in quest’intervallo che un privato può cercare di vendere la sua auto, approfittando appunto del fatto che il fermo non è stato ancora registrato. Chi compra un’auto sotto fermo lo eredita: cioè non può guidarla fino a che il vecchio proprietario non ha sanato la sua posizione. Inoltre è importante verificare il libretto di manutenzione. Un documento obbligatorio, previsto dal progettista, che deve riportare, in ordine progressivo, gli interventi effettuati negli anni.
  • In caso di difetti: se l’auto è stata acquistata da un professionista, l’acquirente ha diritto a quella che la legge chiama la Garanzia legale di conformità, che per legge dura 24 mesi. In questi due anni il compratore è garantito contro i difetti di conformità: ha diritto al ripristino delle condizioni di conformità del veicolo rispetto alla consegna, mediante riparazione. Se invece il danno è troppo grave o la riparazione troppo costosa per essere conveniente, si può arrivare anche alla risoluzione del contratto: l’acquirente restituisce la macchina, il venditore i soldi, meno il valore equivalente alla percorrenza fatta. Queste regole valgono anche se compro un’auto usata da un commerciante ma la garanzia può essere limitata ad un anno (deve essere scritto sul contratto, altrimenti vige la durata biennale).
  • Ricordiamo che il Codice del Consumo prevede una vera e propria gerarchia di rimedi ai difetti di conformità, che l’auto sia acquistata nuova o usata: eliminazione del difetto, riduzione del prezzo , sostituzione veicolo con uno identico, risoluzione del contratto.
  • Se il difetto riguarda un’auto acquistata da privati allora non vale il Codice del consumo, ma il Codice civile, per cui il venditore è tenuto a offrire all’acquirente un bene esente da vizi. 
  • In caso di problemi il Foro competente è sempre quello del consumatore. Quindi se l’acquirente è di Milano e il venditore di Reggio Calabria il giudizio si terrà a Milano. Alcuni contratti di vendita possono avere la clausola che il foro competente sia quello del venditore: è una clausola vessatoria, proibita dalla legge. Chi la inserisce, va incontro a sanzioni.
  • La clausola vessatoria non annulla il contratto, ma se giudicata tale decade solo la clausola. Inoltre l’acquirente danneggiato ha diritto di rivolgersi all’Antitrust, la quale avvierà un’indagine, senza costi per il consumatore e il professionista sanzionato pagherà multe salate.

Per avere l’assistenza dei nostri esperti contattaci attraverso lo sportello Auto-moto

Autore: Simona Volpe
Data: 4 novembre 2016
Aggiornamento: 30 marzo 2021

ENERGIA: dal 1° aprile elettricità +3,8%, gas +3,9%

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Su base annua rialzo di 60 euro, +21 euro per la luce e +39 euro per il gas.

Roma, 29 marzo 2021 – “Una doccia fredda per i consumatori! Una pessima notizia! Un rialzo non può che mandare in tilt i bilanci delle famiglie già in difficoltà per via dell’emergenza Covid” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando quanto stabilito da Arera, ossia che dal 1° aprile, per il mercato tutelato, la bolletta dell’elettricità, salirà del 3,8% mentre quella del gas del 3,9%.

“Per questo avevamo proposto all’inizio della pandemia di ridurre l’Iva sul gas al 10% sull’intero consumo e non solo sui primi 480 Smc annuali come è attualmente. Lo chiediamo ora anche al Governo Draghi” conclude Vignola.

Secondo lo studio dell’Unione Nazionale Consumatori, per una famiglia tipo significa spendere su base annua 21 euro in più per la luce e 39 euro per il gas. Una maggior spesa complessiva pari, quindi, a 60 euro.