Archivio mensile:Marzo 2013

Prodotte migliaia di save bag per ridurre gli sprechi

save bag

Saranno diffuse migliaia di save bag ai ristoratori per portare a casa il cibo che non si finisce al ristorante. Prosegue con questa iniziativa il nostro impegno per la promozione dei comportamenti virtuosi contro lo spreco alimentare, nell’ambito del progetto “All you need is food – realizzato da Unc in partenariato con U.Di.Con. e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (ai sensi dell’art. 72 DL del 03/07/2017 n.117 e S.M.I., annualità 2018).

Niente vergona a chiedere la save bag al ristorante

L’ultima iniziativa riguarda una delle abitudini che i consumatori stanno riconquistando con la riapertura dei locali in zona gialla: mangiare fuori casa. Anche questo momento di condivisione, da vivere naturalmente nel rispetto delle regole per evitare rischio contagi, se vissuto consapevolmente può rappresentare un tassello importante nella lotta agli sprechi.

Grazie quindi alla diffusione di migliaia di save bag prodotte per il progetto sarà possibile chiedere ai ristoratori di portare a casa gli avanzi del proprio pasto. Se quindi avete esagerato nell’ordinare più di quello che riuscite a mangiare oppure il piatto di pasta si è rivelato più abbondante del previsto o vostro figlio ha lasciato metà della pizza ordinata, non vergognatevi a chiedere di finire a casa il vostro pasto… d’altra parte lo avete pagato!

Il primo ostacolo è sicuramente culturale perché non è un’abitudine diffusa quella di chiedere la doggy bag al ristorante, ma per superare l’imbarazzo basti pensare a quanto cibo contribuiremo a non sprecare sia per i ristoratori che per le famiglie.

Le save bag

Le save bag con il logo di “All you need is food” sono state progettate e realizzate in collaborazione con Cuki Cofresco spa, azienda leader nel settore della produzione di materiali in alluminio riciclati, che ha nella propria mission il tema degli sprechi alimentari. Hanno contribuito alle SAVE-BAG anche il Banco Alimentare e il Politecnico di Torino.

Sono stati realizzati 5000 kit, (ognuno contiene 25 save bag personalizzate, la vetrofania che gli esercenti possono esporre e le tre brochure realizzate nell’ambito del progetto); tutte le save bag sono prodotte con materiale riciclato e sono riciclabili al 100%.

I kit saranno distribuiti su tutto il territorio nazionale attraverso gli sportelli informativi UNC a ristoratori, enti, consumatori etc. 

Il video

Quante volte al ristorante o in pizzeria, avete pensato di portare a casa parte della pietanza, vista la porzione più che abbondante, ma avete desistito per paura di fare una “magra” figura? Quel cibo rimasto è diventato un rifiuto ed è stato sprecato trasformandosi in un danno per il portafoglio e per la collettività (sia per lo smaltimento che per lo spreco). A questo è dedicato il video realizzato con I Due & Mezzo Stazione 38 sulle save bag contro gli sprechi alimentari.

Guarda il video 

 Autore: Simona Volpe
Data: 30 aprile 2021

RC AUTO: valuteremo progetto anti-frode dell’Ania

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Antitrust pubblica impegni presi dall’Ania sul progetto anti-frode. L’Unc valuterà impegni presi. Organismo di Garanzia deve avere rappresentanti consumatori.

Roma, 29 aprile 2021 – “Valuteremo con estrema attenzione gli impegni presi dall’Ania” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la pubblicazione da parte dell’Antitrust degli impegni presi dall’Ania (Associazione Nazionale Imprese Assicuratrici) relativamente al “progetto antifrode”.

“Le frodi vanno combattute e si denunciano alla Procura della Repubblica. Vogliamo capire, quindi, se gli impegni presi dall’Ania con l’Antitrust sono sufficienti ad evitare che l’algoritmo che indica il rischio di una frode possa diventare, magari in futuro, un pretesto per invertire l’onere della prova e accampare scuse per non risarcire i consumatori onesti del danno subito o per aumentare i premi rc auto” prosegue Dona.

“Il fatto che il suo utilizzo sia riservato esclusivamente alla fase liquidativa al momento non ci rassicura. Men che meno ci possiamo accontentare della costituzione di un Organismo di garanzia dove non sono nemmeno presenti i rappresentanti dei consumatori, ma solo soggetti designati dall’Ania e dalle associazioni maggiormente rappresentative delle categorie/ordini professionali coinvolti” conclude Dona.

SUPERBONUS: va semplificato l’accesso alle agevolazioni

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

L’Agenzia delle Entrate ha ricevuto 6500 domande di interpello. Troppi i dubbi dei consumatori. Va semplificato l’accesso all’agevolazione.

Roma, 28 aprile 2021 – “Un numero spropositato e preoccupante, che attesta le troppe incertezze di chi vuole usufruire di questa importantissima agevolazione” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando il dato comunicato dall’Agenzia delle Entrate di aver ricevuto, sul Superbonus, 6.500 domande di interpello.

“Se si vuole che questa strategica misura decolli per davvero, vanno eliminati al più presto tutti questi dubbi, chiarendo le zone d’ombra con norme più chiare, guide più esaustive, circolari esplicative, ma soprattutto semplificando l’accesso all’agevolazione” prosegue Vignola.

“L’incertezza di cosa accade se le modalità di calcolo del tecnico asseveratore che garantiscono il miglioramento di almeno due classi energetiche risultano ex post sbagliate, le difformità edilizie, come la mancata corrispondenza tra il progetto approvato dal comune e l’effettivo stato dell’immobile, spesso insignificanti ma sufficienti per bloccare la procedura, il problema della copertura assicurativa, sono tutti esempi del perché molti consumatori si scoraggiano o chiedono chiarimenti” conclude Vignola.

Per informazioni e approfondimenti sul superbonus leggi il nostro articolo Superbonus per il risparmio energetico degli edifici: detrazioni per il 110%

Gruppi di acquisto: cosa sono e come funzionano?

contatori

Il mondo dei servizi di vendita di elettricità e gas è ancora, almeno per la stragrande maggioranza dei consumatori, difficile da capire e denso di insidie. Si è cercato in questi anni, con risultati altalenanti, di mettere a disposizione degli utenti strumenti che li aiutassero a diventare sempre più consapevoli e in grado di fare delle scelte di consumo vantaggiose.

Nei prossimi mesi, tra gli strumenti di cui sentiremo parlare ci saranno i Gruppi di Acquisto. In generale un gruppo di acquisto è un insieme di consumatori che decidono di acquistare un prodotto o un servizio da un unico fornitore. Più il gruppo è numeroso più si riusciranno a concordare prezzi o caratteristiche del servizio vantaggiosi! La possibilità di interfacciarsi direttamente con i produttori consente anche di eliminare tutte quelle intermediazioni (distribuzione, promozione e vendita al dettaglio) che comportano, ovviamente, un lievitare dei prezzi del prodotto o del servizio stesso.

Esistono gruppi di acquisto per svariati prodotti o servizi che vanno dalle auto ai prodotti alimentari e da qualche tempo si sono diffusi anche quelli per i servizi energetici per concordare e sottoscrivere contratti di fornitura di luce e gas.

Per cercare di regolamentarli al meglio l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente ha predisposto dal 1° maggio del 2018 delle linee guida alle quali i gruppi di acquisto possono aderire volontariamente. L’obiettivo è quello di supportare lo sviluppo della concorrenza del mercato e la partecipazione attiva dei clienti finali soprattutto in vista della fine dei servizi di tutela di prezzo prevista per il 1° gennaio 2023.

Le linee guida dell’ARERA hanno lo scopo di garantire la trasparenza sulle campagne di acquisto collettivo, la correttezza nell’utilizzo delle diverse forme di comunicazione al cliente, la completezza delle informazioni sulle modalità di adesione al gruppo, sulle offerte commerciali proposte così come sui criteri di scelta delle stesse, nonché un’adeguata assistenza informativa al cliente, soprattutto nella fase di adesione.

Solitamente le fasi di sviluppo di un gruppo di acquisto sono:

  • la creazione della struttura del gruppo;
  • la fase di preadesione, durante la quale vengono raccolti i contatti di coloro che sono interessati a partecipare;
  • l’asta per la scelta del fornitore, nella quale vengono pubblicate le caratteristiche base dell’offerta ed invitate le aziende interessate a fare la loro proposta migliorativa;
  • la fase di sottoscrizione dell’offerta che si è aggiudicata l’asta tramite la compilazione dei documenti contrattuali necessari.

È fondamentale però che un gruppo di acquisto luce e gas consideri attentamente le peculiarità e la complessità di questo settore per sfruttarne effettivamente le opportunità.

Ad oggi, infatti, i gruppi di acquisto nati si sono concentrati esclusivamente sul prezzo e molto poco su altre caratteristiche dell’offerta proposta che possono essere ugualmente di grande interesse per il consumatore come ad esempio dei canali privilegiati per le comunicazioni, un’assistenza dedicata in caso di problematiche, la proposta di servizi aggiuntivi innovativi come ad esempio quelli per il risparmio e l’efficienza energetica, la scelta di soluzioni ambientalmente sostenibili, una consulenza su misura per adattare l’offerta alle effettive esigenze dei consumatori.

Altro aspetto fondamentale da considerare a tutela della customer journey del cliente nel rapporto con il proprio fornitore è la scelta delle aziende a cui proporre la partecipazione all’asta considerando che, purtroppo, nel settore energia sono centinaia quelle abilitate alla vendita. L’assenza di un filtro iniziale talvolta ha determinato che ad aggiudicarsi l’asta siano state aziende che, a causa delle dimensioni troppo esigue o della struttura interna, non avevano gli strumenti necessari per gestire una mole così numerosa di nuovi clienti. 

Altra problematica è legata al periodo di durata del contratto (solitamente limitato a 12 o 24 mesi): cosa succede, infatti, alla fine di questo termine? Come verranno aggiornate le condizioni economiche? Il gruppo d’acquisto avrà voce in capitolo per aggiornarle e renderle migliorative? Questo è un aspetto importante da valutare prima di una eventuale adesione ad un gruppo che dovrebbe riuscire a garantire periodi di fornitura lunghi per evitare continui, e a volte peggiorativi, cambi di contratto o di fornitore.

Infine, ultimo aspetto è quello relativo all’assistenza nel caso in cui insorgano problematiche. Un buon gruppo di acquisto, infatti, dovrebbe anche garantire una assistenza valida e qualificata quando sorgano problematiche tipiche di questo settore come fatture errate, con stime eccessive, conguagli, errori tecnici sulla fornitura. È indispensabile, dal nostro punto di vista, introdurre dei sistemi migliorativi rispetto a quanto previsto dalla regolazione vigente che, a volte, non è sufficiente a garantire le tutele necessarie.

Autore: Marco Vignola
Data: 4 novembre 2019
Aggiornamento: 28 aprile 2021

RECOVERY PLAN: deludente per consumatori e liberalizzazioni

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Deludente il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza presentato dal Governo Draghi per quanto riguarda i consumatori e le liberalizzazioni.

Roma, 27 aprile 2021 – “Deludente il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza presentato dal Governo Draghi per quanto riguarda i consumatori e le liberalizzazioni. In pratica si rinvia tutto al disegno di legge annuale per il mercato da presentare al Parlamento entro luglio 2021, senza prendere per ora alcun impegno” afferma l’avv. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“L’unica volta che compare la parola liberalizzazione è in materia di energia, quando si propone di fissare tetti alle quote di mercato delle società, cosa che sarebbe ottima, trasparenza delle bollette, passaggio consapevole al mercato libero, tutte cose sulla carta positive, di cui però sentiamo parlare da anni. Speriamo che stavolta sia la volta buona. Inoltre, anche sull’energia, nulla si dice rispetto alla necessità di avere un albo dei venditori. Silenzio assordante anche sui contratti telefonici e la necessità di rafforzare la concorrenza, facilitando il passaggio del consumatore ad un altro operatore” prosegue Dona.

“Infine, si parla genericamente del rafforzamento dei poteri dell’Antitrust e delle altre autorità di regolazione, come Arera, Agcom e Art, senza però dare indicazioni precise, senza ad esempio proporre di eliminare il tetto di 5 milioni di euro alle sanzioni comminate dall’Antitrust per le pratiche commerciali scorrette o stabilendo il principio che le sanzioni di tutte le Authority devono sempre essere superiori all’illecito guadagno per avere efficacia deterrente” conclude Dona.

ISTAT: le vacanze in epoca Covid

Prosegue l’analisi del report dell’Istat “Viaggi e vacanze in Italia e all’estero – anno 2020”.

Gli effetti della pandemia sono evidenti. Le mete italiane subiscono il contraccolpo minore, registrando rispetto al 2019 una variazione negativa del 37% (-27,2% in termini di notti, circa 76 milioni in meno). Per le destinazioni estere, invece, la riduzione è dell’80% per i viaggi e del 78,2% per i pernottamenti (oltre 100 milioni).

L’impossibilità di spostarsi fuori dal proprio comune in alcuni periodi dell’anno è visibile anche nella decisa riduzione delle visite in giornata (-48,5%), poco più di 41 milioni, concentrate per il 42,7% nel periodo estivo.

Invariato il primato del Nord-est, che anche nel 2020 è la destinazione più scelta (30,2% dei viaggi totali) e l’area dove risiede la maggior parte dei turisti (19,7%, 29,8% in termini di provenienza dei viaggi). Il 17,5% dei turisti vive nel Nord-ovest, area che origina il maggior numero di viaggi (32,2%) e il 13,2% nel Centro (22,3% dei viaggi), mentre le quote più basse riguardano i turisti residenti al Sud (5,3%, 9,2% in termini di viaggi) e nelle Isole (6,6% di turisti, 6,5% di viaggi).

Nel 2020, il calo dei flussi turistici è riscontrabile in tutte le tipologie di vacanze: da -44,3% per le vacanze di piacere/svago a -48,3% per le visite a parenti/amici. I turisti hanno continuato a spostarsi principalmente per piacere, svago o riposo (72,4% delle vacanze) e per visite a parenti e amici (25,4%). Tra le vacanze di piacere e svago, la quota di quelle che includono almeno una visita a una città perde 13 punti (32,2%; era il 45,2% nel 2019), subendo più delle altre i colpi della pandemia. I turisti preferiscono mete in Italia e che si prestano maggiormente ad attività all’aria aperta; infatti, rispetto allo scorso anno sono maggiori le quote di vacanze al mare (53,9% nel 2020, 48,8% nel 2019) e in montagna (31% nel 2020, 26,5% nel 2019). Forte contrazione per le visite al patrimonio culturale, alla partecipazione a eventi e spettacoli, al turismo enogastronomico Questo tipo di vacanze, in cui l’attività culturale è la motivazione principale, scendono dal 16,9% del 2019 al 7% del 2020. Le visite al patrimonio naturale, invece, mantengono la loro quota (intorno al 13%, come nel 2019) risentendo meno degli effetti della pandemia, mentre crollano le vacanze per praticare uno sport (-53,4%).

I trattamenti di benessere, lo shopping, il volontariato, la pratica di hobby, le visite ai parchi divertimento o le vacanze svolte per assistere a eventi sportivi, per studio o formazione riducono la loro quota (da 7,5% nel 2019 a 5,4% nel 2020), soprattutto per le vacanze brevi (da 11,7% a 7,4% nel 2020).

Le vacanze svolte per trascorrere prevalentemente un periodo di riposo, pur diminuendo in termini assoluti rispetto al 2019 (-30,7%; -7,8% limitatamente al periodo estivo, quando la pandemia sembra sotto controllo), vedono salire la loro quota (dal 57,8% nel 2019 al 70,7% nel 2020) a causa della minore incidenza delle altre tipologie di vacanze. Si tratta per la maggior parte di soggiorni lunghi (74,9%) e in Italia (71,6%).

Nel 2020, i viaggi all’estero si contraggono complessivamente dell’80%, quelli diretti nel territorio nazionale del 37,1%. Ciò produce un forte cambiamento in termini di quote, con quella dei viaggi che hanno come destinazione una località italiana che passa dal 76,1% del 2019 al 90,9%. Ancor più ampio è l’incremento dell’incidenza delle vacanze lunghe sul territorio nazionale a scapito di quelle oltre i confini nazionali (dal 67,4% del 2019 all’88,6%).

Anche nel trimestre estivo, nonostante l’allentamento delle restrizioni alla mobilità, i residenti scelgono l’Italia nella quasi totalità degli spostamenti, riservando alle mete estere solamente il 5% delle loro vacanze estive, il 6,5% se lunghe (nel 2019 erano rispettivamente il 22,4% e il 26,3%).

Pur nel calo generalizzato, il Nord rimane l’area del Paese con più potere attrattivo (44,6% dei viaggi), sia per le vacanze, soprattutto se brevi, ossia da 1 a 3 notti (53%), che per i viaggi di lavoro (52,7%). Per le vacanze lunghe, da 4 o più pernottamenti, il Mezzogiorno (34,9%) incalza il Nord (36,9%) e supera il Centro (16,8%), che tuttavia continua a registrare quote più consistenti di vacanze brevi (25,6% contro 16,1%) e di viaggi di lavoro (19,3% contro 14,6%). Toscana, Emilia-Romagna, Trentino Alto-Adige, Lombardia, Veneto e Campania, sono, nell’ordine, le regioni più visitate. Queste sei regioni accolgono il 55,1% degli spostamenti interni complessivi, con quote che variano tra il 5,9% della Campania e l’11,5% della Toscana, al primo posto, in quanto destinazione preferita per le vacanze nell’anno (11,7%), soprattutto se brevi (12,5%). La Lombardia, al quarto posto sul totale dei viaggi con l’8,9%, si conferma al primo posto per i viaggi di lavoro, con l’11,7%. Il Trentino Alto Adige diventa la regione più frequentata in occasione sia delle vacanze brevi che di quelle lunghe in inverno (rispettivamente 14,7% e 22,6%), distanziando notevolmente la Lombardia (13,9%), seconda classificata. Durante questo periodo, gli spostamenti in Trentino Alto Adige sono motivati prevalentemente dalle vacanze sportive, limitate dal lockdown solo a partire dalla metà di marzo.

L’esiguo numero di viaggi all’estero ha come destinazione prevalente una meta europea (86,8%): i paesi più visitati nell’anno sono Francia (14,4%), Spagna (10,2%), Svizzera (7,3%) e Austria (7%).

Le strutture ricettive collettive, rispetto al 2019, perdono complessivamente il 53,2% dei viaggi dei residenti e il 55,3% dei pernottamenti; gli alloggi privati soffrono, invece, un effetto più contenuto (-41,9% di viaggi e -35,2% di notti). Nel 2020, quindi, la quota dei viaggi in alloggi privati sale al 57,3% (51,9% nel 2019). In termini di pernottamenti, la preferenza per le sistemazioni private è ancora più netta (67,3%), sia per i soggiorni trascorsi in Italia (66,4%) sia per quelli all’estero (73,8%). Le abitazioni di parenti e amici si confermano il tipo di sistemazione più utilizzato durante le vacanze (32,1%, 36,9% in termini di pernottamenti), con un’incidenza stabile rispetto al 2019.

Tra le strutture ricettive collettive, le più colpite dal netto calo dei viaggi con pernottamento sono gli alberghi (-57,8% di viaggi e -62,2% di notti). Questo calo favorisce le altre strutture collettive che subendo una diminuzione più contenuta in termini assoluti (-35,1% di viaggi e -36,8% di notti), assorbono una parte della quota persa dagli alberghi (in particolare i campeggi e gli agriturismi). Tuttavia, il maggior vantaggio lo ottengono le stanze/abitazioni in affitto e i bed and breakfast, la cui incidenza sulle vacanze lunghe cresce di quasi 6 punti percentuali. Inoltre, rispetto al 2019, i pernottamenti trascorsi per vacanze lunghe nei bed and breakfast registrano l’unica variazione positiva nell’anno (+7,2%).

Autore: Mauro Antonelli
Data: 27 aprile 2021

Ho risolto con Unc: restituiti i soldi per un acquisto al telefono

Cosa fare se hai acquistato un prodotto al telefono per poi renderti conto che è inutile e costoso? Gli esperti di Unc gestiscono quotidianamente casi come questo rendendo i consumatori consapevoli dei propri diritti e risolvendo i problemi.

 

Il diritto a cambiare idea dopo l’acquisto al telefono

Questo è il messaggio di ringraziamento di Elena che grazie all’intervento degli esperti di Unc ha avuto indietro i soldi di un acquisto fatto al telefono dalla madre.

“Vi ringraziamo per l’efficace supporto, fin dal primo momento in cui ci siamo rivolte a Voi abbiamo trovato ascolto, competenza e piena disponibilità ad affiancarci nel percorso. Personalmente ho imparato molto, sono felice di aver scoperto una realtà davvero utile nella tutela dei diritti dei consumatori e di esserci associate.”

La signora, infatti, rispondendo al telefono aveva acconsentito all’acquisto di un igienizzatore per le mani di design al costo di 1200 euro. Il prodotto oltre ad avere un prezzo importante non era sicuramente destinato ad un uso casalingo, basti pensare che sul catalogo e sul sito è presentato per negozi, hotel e concessionari auto, ma questo naturalmente alla signora nessuno lo dice.

In ogni caso, la legge prevede per i contratti conclusi a distanza il recesso entro 14 giorni. La società si è inizialmente rifiutata di recedere sostenendo che il prodotto fosse stato personalizzato (il che avrebbe escluso il recesso), ma grazie all’intervento dei nostri legali la società ha accettato di rimborsare integralmente la signora e di ritirare a proprie spese il prodotto per la restituzione.

La consumatrice nel ringraziarci pone l’accento anche su un altro dettaglio: “credo anche sia importante far comprendere che non ci si deve sentire soli e io ho visto molto bene come è cambiato l’atteggiamento dell’azienda grazie al vostro intervento.”

Tre consigli degli esperti 

Grazie a questa storia abbiamo la possibilità di ricordarvi che:

  1. Mai vergognarsi! E’ sempre doveroso denunciare e chiedere aiuto! I nostri esperti risolvono quotidianamente casi come questo e sapranno dirti cosa fare.
  2. Attenzione ai contratti al telefono! Non dare i dati personali o bancari. Evita di rispondere “sì” anche a domande che sembrano innocue, la così detta “truffa del sì” è più comune di quanto si pensi!
  3. Sei sempre in tempo per ripensarci! diritto di recesso si può esercitare entro 14 giorni dalla stipula del contratto (per i contratti di fornitura di servizi) e dalla consegna dei beni (se hai acquistato dei prodotti). 

 

Rivolgiti a noi!

Hai acquistato anche tu un prodotto o un servizio al telefono o da venditori a domicilio e vuoi recedere ma non sai come fare? Credi di essere stato raggirato da chi ti ha venduto qualcosa in modo poco trasparente? Gli esperti dell’Unione Nazionale Consumatori risolvono ogni giorno problemi come questo, rivolgiti a noi per sapere cosa fare per avere indietro il tuo denaro! Potresti essere tu il prossimo protagonista di “Ho risolto con UNC”!

 Autore: Simona Volpe
Data: 27 aprile 2021

Costo cambio operatore telefonico

Quanto costa cambiare operatore telefonico?

Costo cambio operatore telefonico

Quanto costa cambiare operatore telefonico è una delle domande che più spesso si fanno i consumatori al momento del passaggio ad un’altra compagnia telefonica. Vediamo insieme i dettagli.

 

In dettaglio: quanto costa cambiare operatore telefonico?

La spesa per il recesso da un contratto telefonico rappresenta uno degli ostacoli principali per molti utenti che si rivolgono ai nostri sportelli. Tra balzelli o penali varie, molti sono preoccupati che il costo del cambio di operatore telefonico possa raggiungere delle cifre piuttosto alte.

La prima cosa da fare quindi è riprendere il contratto sottoscritto con la propria compagnia telefonica e vedere quando termina il vincolo temporale. Infatti, se mancano pochi mesi, e non si hanno urgenze particolari, la cosa migliore è attendere la sua naturale scadenza e non avere a che fare con le spese dovute per la chiusura anticipata.

La normativa prevede comunque che il consumatore abbia diritto al recesso dal contratto telefonico con un preavviso non superiore ai 30 giorni. Questo è molto importante perché dopo avere comunicato la volontà di terminare il contratto con la vecchia compagnia telefonica non potranno essere addebitati costi per servizi utilizzati successivamente alla scadenza dei 30 giorni.

 

Possibili spese addebitate

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) ha stilato delle linee guida che disciplinano quali possono essere i costi per il trasferimento verso un altro operatore:

  • i costi di dismissione e migrazione della linea, le società telefoniche possono infatti addebitare al consumatore delle “spese fisse di disdetta” che però devono essere indicate nel contratto. Gli operatori telefonici potranno quindi richiedere il pagamento di queste spese amministrative” che si aggirano intorno ai 30/40 euro e che comunque non devono mai superare una mensilità del canone. Qualora nel contratto però non siano state indicate queste spese e vi stiano chiedendo comunque il pagamento, sappiate che state subendo un abuso, i nostri esperti possono fornirvi tutta l’assistenza di cui avete bisogno;
  • la restituzione degli sconti ricevuti dall’utente è un’altra delle possibili spese che potreste sostenere per cambiare operatore telefonico. In caso di recesso anticipato infatti, l’operatore telefonico potrebbe richiedervi di restituire eventuali sconti applicati in fase di sottoscrizione del contratto. Su questo punto però l’Autorità ha specificato che agli utenti non potrà essere richiesta la restituzione integrale degli sconti goduti;
  • nel caso in cui il contratto preveda versamenti rateali per prodotti o servizi extra offerti insieme al piano tariffario, è necessario distinguere tra servizi come segreteria telefonica o simili per cui non potrà essere richiesto alcun pagamento al momento del recesso;
  • nel caso invece di prodotti o accessori, l’operatore dovrà proporre all’utente l’alternativa tra il pagamento in un’unica fattura del residuo, oppure di continuare i versamenti con un piano rateale che non potrà comunque superare i 24 mesi.

 

I costi per il cambio di operatore telefonico che abbiamo appena illustrato si riferiscono ad un’autonoma decisione del consumatore che vuole cambiare compagnia. Se invece il motivo per cui si recede dal proprio contratto è legato a un aumento dei costi o ad una modifica unilaterale del piano contrattuale o a un grave disservizio, il cambio di operatore telefonico non deve avere alcun costo per l’utente.

Contatta il nostro SPORTELLO TELEFONIA per tutta l’assistenza necessaria.

Autore: Lorenzo Cargnelutti
Data: 27 aprile 2021

L’esperto risponde su… verifica bolletta

Come faccio per verificare se l’importo addebitato sulla mia bolletta di luce, gas o acqua è corretto?

La prima cosa da fare è controllare che i kWh (per la luce), gli Smc (per il gas) e i mc (per l’acqua) addebitati siano corretti e corrispondano a quanto effettivamente registrato sul proprio contatore. Per effettuare questa verifica è necessario verificare che le letture riportate in fattura siano in linea con i valori che si leggono sui contatori. Se i dati grosso modo corrispondono, si può ritenere che l’importo addebitato sia giusto (non conviene attardarsi sui calcoli dei corrispettivi di prezzo che sono molto complessi e, in genere, sono esatti).

Se, viceversa, i kWh (per la luce), gli Smc (per il gas) e i mc (per l’acqua) addebitati sono lontani da quelli registrati dal contatore, conviene presentare subito reclamo alla Società inviando una comunicazione scritta ai canali presenti in fattura. Nel reclamo, oltre ai dati di fornitura e a una breve descrizione della problematica, è importante comunicare la lettura con i dati esatti. Il fornitore dovrà, a quel punto, rettificare la fattura errata sulla base dei dati comunicati.

Nel caso la risposta del fornitore non arrivi entro 40 giorni solari o non sia soddisfacente è necessario attivare una procedura di conciliazione, meglio se attraverso i nostri consulenti.

Autore: Marco Vignola
Data: 23 dicembre 2020
Aggiornamento: 27 aprile 2021

Garanzia auto usate, tutto quello che c’è da sapere

revisione auto

La garanzia auto tutela il compratore da eventuali difetti di conformità dell’auto che acquista. E’ bene ricordare che chi acquista un’auto come consumatore ha diritti sanciti dal Codice del Consumo, mentre chi acquista come figura giuridica, cioè con la sua partita IVA esposta in fattura, continua a applicare il Codice civile, ma solo se l’auto è stata acquistata per fini d’impresa.

Cosa prevede la garanzia legale

La Garanzia Legale prevista dal Codice del Consumo, si applica per i primi 24 mesi dalla data di consegna dei veicoli nuovi, o percepiti come tali dal consumatore (importazione parallela di veicoli nuovi, ma già targati) e dei veicoli usati. In quest’ultimo caso, la garanzia auto può essere ridotto a 12 mesi purché con il consenso dell’acquirente, espresso prima della vendita. Infatti, l’equazione “usato = garanzia 12 mesi” è falsa, e non può essere surrogata da altre circostanze.

Ricordate che, salvo casi molto specifici, rivolgersi al servizio clienti della Casa produttrice serve solo a perdere tempo e che la legge vi dà il Venditore come unico referente in materia di Garanzia, e sta a voi evitare il ping pong delle responsabilità tra Concessionario, Officina e Concessionario.

La garanzia convenzionale

Il Codice del Consumo prevede che il Costruttore possa rilasciare una Garanzia Convenzionale propria, che solleva il Venditore dalla responsabilità di gestire i reclami relativi a inconvenienti di tipo tecnico al veicolo, rimanendo tuttavia il riferimento del Consumatore per gli aspetti contrattuali, ivi compresi gli utilizzi per i quali il veicolo è adeguato. Comprende, ad esempio, la necessità di segnalare se è possibile montare il gancio per traino carrello, se è adatto a percorrere tratti sterrati in pendenza, se deve essere guidato con prudenza maggiore del consueto in curva (ad esempio SUV con baricentro alto), se è alimentato con carburanti che non ammettono il rifornimento self service (GPL /metano), se può essere lavato con impianti a rullo (Spider con tetto in tela); il tutto rientra nel concetto di informazioni precontrattuali adeguate, senza le quali, la firma del consumatore NON lo impegna.

Sarebbe la soluzione ideale, ma, al momento nessun Costruttore la prevede; occhio quindi al contratto di vendita.

La gerarchia dei rimedi ai difetti di conformità

Ricordiamo che il Codice del Consumo prevede una vera e propria gerarchia di rimedi ai difetti di conformità, che l’auto sia acquistata nuova o usata. Ecco cosa prevede riguardo la garanzia auto:

  • Il primo obbligo è l’eliminazione del difetto, mediante riparazione o sostituzione delle parti difettose senza spese per l’acquirente; qualora la riparazione non fosse possibile, o fosse eccessivamente onerosa, allora si potrà:
  • Negoziare una congrua riduzione del prezzo, pari al valore che il Consumatore avrebbe potuto accettare di pagare se avesse avuto coscienza del difetto prima dell’acquisto; questa è la soluzione tipo per difetti consistenti nella mancanza di equipaggiamenti previsti dal contratto, o comunque per difetti che non impediscono l’uso “normale” del veicolo.
  • Sostituire il veicolo con uno identico, sempre senza spese per il Consumatore, compresi i costi di immatricolazione, IPT e quant’altro. Se la percorrenza prima della scoperta del difetto supera i 1.000 Km, il Venditore potrà richiedere il controvalore della percorrenza, per scaglioni di 1.000 Km, utilizzando un riferimento accettabile
  • Risolvere il contratto, che significa restituire il veicolo e ottenere il rimborso di quanto pagato per l’acquisto, cioè il prezzo del veicolo, immatricolazione e IPT, eventuali spese di istruzione pratica di finanziamento, quota non goduta dell’imposta di proprietà. Il valore della percorrenza prima della scoperta del difetto si valuta come detto sopra. Se l’eventuale finanziamento è stato gestito dal Venditore, allora insieme al contratto d’acquisto si risolve automaticamente anche quello di finanziamento e le rate pagate vi dovranno essere restituite dalla Finanziaria.

A riguardo leggi anche Tutto quello che devi sapere prima di comprare un’auto usata

HAI BISOGNO DEL NOSTRO AIUTO? SCRIVICI ALLO SPORTELLO AUTO E MOTO

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 12 agosto 2017
Aggiornamento: 27 aprile 2021