Archivio mensile:Marzo 2013

PUBBLICITA’: Antitrust, istruttoria su Glo Hyper e influencer

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Finalmente l’Antitrust ha avviato un’istruttoria su Glo Hyper, il dispositivo per riscaldare tabacco della Bat e sugli influencer Stefano De Martino e Cecilia Rodriguez per pubblicità occulta.

Roma, 31 maggio 2021 – “Era ora! Finalmente avviata un’istruttoria sulla Bat e su Glo Hyper, il dispositivo per riscaldare tabacco che abbiamo ripetutamente denunciato all’Antitrust fin dal 2020 oltre che al ministero della Salute” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando l’avvio di un’istruttoria dell’Antitrust nei confronti della Bat, la British American Tobacco, e di alcuni influencer, Stefano De Martino e Cecilia Rodriguez, per pubblicità occulta sul prodotto Glo Hyper.

“Ora però, al tema della pubblicità occulta sui social, sollevato per la prima volta in Italia proprio dalla nostra associazione con un esposto all’Antitrust che ha poi prodotto nel luglio del 2017 le linee guida varate dall’Authority, andrebbe aggiunto il tema della salute perché si cerca con la pubblicità su Glo Hyper di far rientrare dalla finestra quello che la legge vieta, ossia pubblicizzare il tabacco ed i prodotti del tabacco. Peccato che il ministero della Salute, rispondendo ad un nostro esposto, abbia chiarito che anche la pubblicità del dispositivo che riscalda il tabacco sia vietata, dato che ne promuove indirettamente il consumo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

Di seguito un estratto della risposta del ministero della Salute all’esposto dell’Unc: “Per quanto concerne i nuovi prodotti del tabacco, ovvero le sigarette a tabacco riscaldato, risulta anche in questo caso evidente che l’attività di promozione commerciale del solo dispositivo, svolta in apposite postazioni site sia nelle stazioni ferroviarie e negli aeroporti sia on-line, ne promuova indirettamente il consumo. Parimenti, il marchio Mission Winnow, utilizzato in occasione degli eventi sportivi della Formula 1, consente, attraverso i link presenti sul omonimo sito, una promozione, anche se indiretta, di un importante Azienda produttrice di sigarette e di nuovi prodotti del tabacco; in questo caso si verrebbe a delineare un caso di sponsorizzazione così come definito dall’articolo 1, comma 1, lettera c) del decreto legislativo 16 dicembre 2004 n. 300 – “Attuazione della direttiva 2003/33/CE in materia di pubblicità e di sponsorizzazione dei prodotti del tabacco” ovvero come “qualsiasi forma di contributo pubblico o privato ad un evento, un’attività o una persona che abbia lo scopo o l’effetto, diretto od indiretto, di promuovere un prodotto del tabacco”.

TRASPORTI: Alitalia, nodo validità biglietti

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

I biglietti di Alitalia saranno ancora validi in autunno con l’arrivo della nuova società Ita (Italia Trasporto Aereo)? Nodo va sciolto subito o rimborso immediato dei biglietti.

Roma, 28 maggio 2021 – “E’ inaccettabile che il nodo della validità dei biglietti di Alitalia non venga risolto immediatamente. O si garantisce la continuità dei voli e la validità dei biglietti anche per questo autunno, senza se e senza ma, garantendo la riprotezione o i voli vanno considerati subito come cancellati e i consumatori, entro 7 giorni, vanno rimborsati dell’intero costo del biglietto, ovviamente in denaro” afferma l’avv. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Se questo non avverrà non solo presenteremo esposti sia all’Enac ma anche all’Antitrust per pratica commerciale scorretta e per il mancato rispetto del Regolamento (CE) n. 261/2004” conclude Dona.

Stando alle indiscrezioni di stampa, il ministero dello Sviluppo Economico affronterà nelle prossime settimane, anche con la commissaria Ue Margrethe Vestager, il tema dei biglietti per i voli Alitalia in programma in autunno e che potrebbero non essere ereditati dalla nuova società Italia Trasporto Aereo per poter garantire la discontinuità tra le due compagnie.

ALIMENTAZIONE: olio EVO, un video su come conservarlo

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Il filmato, realizzato in collaborazione con ASSITOL, spiega in dettaglio le regole per conservare correttamente l’alimento simbolo della dieta mediterranea.  

In un video tutto quel che occorre sapere sulla corretta conservazione dell’olio extra vergine d’oliva. L’iniziativa, realizzata dall’Unione Nazionale Consumatori in collaborazione con ASSITOL, l’Associazione Italiana dell’industria olearia, è stata presentata in occasione della preview del Forum “Olio&Ristorazione”.

Pubblicato online lo scorso 13 maggio su Facebook e YouTube, il filmato “Olio Evo: attenti alla conservazione” (https://www.youtube.com/watch?v=u5TGWk_lNp0&t=8s), in pochi giorni ha superato le 43mila visualizzazioni solo su FB. Il video si lega alla campagna di ASSITOL e UNC sulla promozione delle corrette pratiche di conservazione dell’olio d’oliva, spiegate nella Guida “Olio extra vergine d’oliva. Un tesoro da preservare”. L’iniziativa, partita nel 2018, ora punta sull’immediatezza dei social media, per avvicinare i consumatori-internauti e aiutarli a conoscere meglio l’alimento simbolo della Dieta Mediterranea. 

Le regole per mettere in sicurezza l’olio, illustrate in dettaglio nel videoclip da Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, sono semplici, ma spesso poco conosciute dagli italiani. Quella della corretta conservazione è una catena, che parte dell’azienda e si conclude con l’impiego domestico, Tutti gli attori coinvolti in questo flusso continuo, dall’oleificio al consumatore, sono chiamati a rispettare rigorosamente le indicazioni.  

“Siamo tutti responsabili della qualità del nostro extra vergine – afferma Anna Cane, presidente del Gruppo olio d’oliva di ASSITOL – tutti i diversi momenti di questa catena sono egualmente importanti per garantire l’integrità dell’olio, che è un prodotto vivo e, come tale, va gestito con grande attenzione”. 

Dal trasporto allo scaffale del negozio o nel ristorante, infatti, la corretta conservazione dell’extra impone di evitare fonti di calore, di posizionare la bottiglia lontano da odori impregnanti, stando bene attenti che non subisca colpi d’aria o sbalzi termici. E’ sufficiente che le bottiglie siano oggetto di uno stoccaggio improprio sotto il sole, anche solo per poche ore, perché l’olio perda le sue caratteristiche organolettiche. Persino nella dispensa di casa, queste regole vanno seguite con accortezza. Basta dimenticare di tappare accuratamente la bottiglia dopo l’uso o dimenticare l’extra vergine vicino ai fornelli o davanti ad una finestra – tanto per citare gli errori più comuni – per danneggiare irreparabilmente questo alimento.  

 “Oggi i consumatori sono ancora più sensibili ai temi dell’alimentazione e della salute -afferma Massimiliano Dona, presidente di Unione Nazionale Consumatori-  Non basta però dare le corrette informazioni sulle proprietà dell’olio e le caratteristiche di un prodotto di qualità, ma sono necessarie alcune accortezze anche per la conservazione: per questo motivo l’Unione Nazionale Consumatori ci mette la faccia, con questo video che ci auguriamo sensibilizzi anche i più giovani sull’importanza di custodire adeguatamente questo prodotto. Il nemico da sconfiggere sono le fake news, alimentate dal web che fanno male ai consumatori e alla stessa industria olearia!” 

Solo nel 2020, le vendite di olio extra vergine sono aumentate di oltre il 6%. “Gli italiani hanno riscoperto l’olio d’oliva – ha concluso la presidente del Gruppo olio d’oliva di ASSITOL – riteniamo quindi opportuno accompagnarli in questo momento di rinascita, rendendoli sempre più consapevoli di ciò che mettono in tavola tutti i giorni”. 

Palestre chiuse per Covid, i consumatori riavranno i soldi?

Con la riapertura delle palestre resta il problema del rimborso degli abbonamenti non fruiti. Gli esperti dell’Unione Nazionale Consumatori gestiscono migliaia di segnalazioni di questo tipo, in caso di problemi con l’abbonamento della palestra quindi non esitare a contattarci! 

Vediamo intanto le novità sul rimborso della palestra. 

Rimborsi e voucher per le palestre

Alla riapertura delle palestre, molti consumatori potrebbero non tornare ad usufruire del servizio per i più disparati motivi: prudenza, un trasferimento in un’altra città o, semplicemente, perché non hanno più voglia di fare questa attività. Cosa fare, dunque, per i soldi dell’abbonamento già pagato e di cui non si è usufruito?

Purtroppo non ci sono buone notizie per i consumatori sul rimborso della palestra in quanto il Decreto Sostegni ha prorogato il regime dei voucher stabilendo per palestre (ma anche piscine e impianti sportivi di ogni tipo) la possibilità di riconoscere “alternativamente al rimborso o allo svolgimento delle attività con modalità a distanza quando realizzabili, un voucher di valore pari al credito vantato”. Sarà quindi la palestra a decidere se restituire il denaro o emettere solo un voucher che potrà essere utilizzato entro sei mesi “dalla fine dello stato di emergenza nazionale”; contrariamente a quanto stabilito precedentemente, il buono non goduto non dev’essere per forza convertito in denaro.

Se poi la palestra, durante la chiusura forzata, ha svolto attività a distanza, l’abbonamento si considera automaticamente onorato. 

Insomma, ci sembrano notevoli passi indietro nella tutela dei consumatori, per questo ci auguriamo un tempestivo intervento dell’Autorità Antitrust. Inoltre i nostri esperti sono a disposizione dei consumatori per supportarli nei problemi con gli abbonamenti della palestra. 

GUARDA IL VIDEO DI MASSIMILIANO DONA “PALESTRE, RIPARTENZA CON BEFFA PER GLI ABBONATI”

 

McFit e l’indagine dell’Antitrust 

L’Autorità Antitrust nei mesi scorsi ha aperto un procedimento contro McFit, la catena di palestre presente in diverse città italiane. Era stata proprio la nostra associazione a denunciare il comportamento poco trasparente della catena tedesca che, come tutte le palestre, è stata costretta a chiudere da marzo 2020 con i primi Dpcm legati alla pandemia. Secondo le numerose segnalazioni giunte ai nostri sportelli a partire dai primi giorni di marzo fino a fine maggio, McFit Italia non avrebbe sospeso i pagamenti dei consumatori che avevano attivato il r.i.d. bancario, proponendo la fruizione in coda, ossia di recuperare i giorni di chiusura della palestra alla fine dell’abbonamento.

Poi, a seguito dell’entrata in vigore del decreto Rilancio (art. 216 comma 4 del d.l. n. 34 del 19 maggio 2020), la palestra ha emesso voucher di valore pari a 3 mesi utilizzabili entro il 1° giugno 2021, non consentendo lo scioglimento del contratto ai sensi dell’art. 1463 del Codice civile, espressamente richiamato dalla normativa emergenza.

Cosa dice l’Antitrust

Per l’Antitrust nel procedimento aperto, i comportamenti descritti “appaiono configurare distinte pratiche commerciali scorrette” in base al Codice del Consumo. La richiesta ai consumatori del pagamento delle rate, “limitando la libertà di scelta dei consumatori attraverso una coercizione al pagamento di servizi che non possono essere resi, appare integrare una pratica aggressiva“. Quanto al rifiuto opposto ai consumatori che avevano richiesto lo scioglimento del contratto di abbonamento ai sensi dell’art. 216 del Dl Rilancio, “tale diniego limiterebbe la libertà di scelta del consumatore, ostacolando il diritto di scioglimento del rapporto da parte degli utenti previsto dalla normativa emergenziale“.

La posizione di Unc sul rimborso della palestra

Sarà naturalmente l’Autorità a trarre le conclusioni; l’Unione Nazionale Consumatori fin dall’inizio di questa situazione ha sostenuto che anche se la sospensione delle attività sportive è stata decisa dal Governo con i vari Dpcm e la chiusura delle palestre non è certo colpa dei gestori, i diritti dei clienti non possono essere compressi. E’ proprio  Codice civile a prevedere che le società che non possono fornire la prestazione “per sopravvenuta impossibilità” non possono chiedere il pagamento e sono tenute a restituire quanto percepito.

Se volete inviarci anche voi la vostra segnalazione su palestre, centri fitness o centri sportivi potete farlo attraverso i nostri sportelli.

Autore: Simona Volpe
Data: 26 gennaio 2021
Aggiornamento: 26 maggio 2021

Matrimonio-2021

Matrimonio in pandemia: le regole per chi si sposa nel 2021

Matrimonio-2021Ripartono finalmente le feste per i matrimoni nel 2021. A causa della pandemia molti eventi erano stati infatti sospesi o fortemente limitati ora però, con le dovute attenzioni, si potrà tornare a festeggiare con i propri cari (non troppi). Il Governo ha dato il via libera, dal 15 giugno, a cerimonie e banchetti ma vediamo quali sono le regole da rispettare per chi si sposa nel 2021.

 

Green-pass per gli invitati

Tra le novità più importanti per il giorno del fatidico sì c’è quella che riguarda il green-pass: tutti gli invitati dovranno essere in possesso della cosiddetta certificazione verde che attesti che il soggetto:

  • ha completato un ciclo vaccinale;
  • è guarito dalla covid-19 (certificazione rilasciata dalla Asl o dal medico di base);
  • ha effettuato nelle ultime 48 ore un tampone che certifichi la negatività al coronavirus.

 

Autocertificazione e lista degli invitati

Tutti coloro i quali parteciperanno al banchetto di nozze dovranno compilare un’autocertificazione in cui si attesti di non aver avuto contatti con soggetti risultati positivi al coronavirus nelle precedenti due settimane.

I gestori dei locali in cui si svolge la festa dovranno poi conservare per due settimane lalista degli invitati con i rispettivi recapiti telefonici così da agevolare il tracciamento in caso di contagio.

 

Banchetti di nozze dei matrimoni nel 2021

La ripartenza dei matrimoni impone nuove misure anche per i banchetti di nozze. La pandemia aveva infatti interrotto i ricevimenti che ora potranno ripartire ma con un rigido distanziamento tra i tavoli di almeno due metri. Ad ogni tavolo non potranno sedere più di quattro persone e gli ospiti avranno l’obbligo di indossare la mascherina quando non seduti al loro posto. Nel caso del buffet poi, gli invitati non potranno toccare i cibi esposti che saranno invece serviti da personale addetto.

La modalità self-service sarà consentita solo in caso di mono-porzioni.

 

Musica dal vivo

Torna anche la musica dal vivo nelle cerimonie per i matrimoni. Sarà obbligatorio mantenere una distanza di almeno 3 metri tra gli artisti che si esibiscono e il pubblico. L’esibizione live non dovrà comunque prevedere assembramenti tra gli invitati che dovranno mantenere una distanza interpersonale di almeno 1 metro.

I microfoni utilizzati dovranno essere igienizzati di frequente specialmente se utilizzati da più persone.

 

Bomboniere

Anche per quanto riguarda le bomboniere ci sono precise regole da rispettare nel giorno delle nozze. Le bomboniere non dovranno infatti circolare sui tavoli ma saranno gli sposi (o chi per loro) a consegnarle personalmente ad ogni invitato avendo cura di igienizzarsi le mani di volta in volta.

 

Il covid manager

Tra le novità più importanti che riguardano i matrimoni nel 2021 c’è poi quella che riguarda il covid manager. Si tratta di una figura incaricata di verificare il rispetto dei protocolli di sicurezza stabiliti dalle normative vigenti.

Tra le mansioni previste dalla legge, il covid manager dovrà occuparsi di:

  • evitare assembramenti;
  • far rispettare il distanziamento interpersonale e;
  • assicurarsi che tutti gli invitati e lo staff indossino correttamente la mascherina laddove previsto.

È stato stabilito che ce ne sia uno ogni 50 invitati, il costo di quest’incaricato sarà comunque a carico dei ristoratori.

 

Alcune incertezze

Le nuove misure adottate dal governo, così come le nuove linee guida stilate dalle regioni, lasciano però ancora alcuni dubbi a chi deve organizzare il matrimonio.
Ad alcune di queste incertezze proverà a rispondere il Comitato Tecnico Scientifico che nei prossimi giorni si pronuncerà, ad esempio, in merito al numero massimo di invitaticonsentito.

Non è poi ancora chiaro se durante le cerimonie sarà consentito il ballo e se sì, quali misure di distanziamento dovranno essere previste.

 

Costi e rimborsi

Gli addetti del settore si dicono molto preoccupati per un possibile rincaro nei costi di organizzazione del matrimonio. Il covid manager, così come i tamponi per gli invitati faranno lievitare, e di parecchio, le spese per organizzare una cerimonia in tutta sicurezza. Alcuni temono che ci possa essere un calo della domanda.

Se stai organizzando la tua cerimonia potrebbe esserti utile leggere i nostri consigli per organizzare un matrimonio senza fregature.

HAI BISOGNO DEL NOSTRO AIUTO? SCRIVICI ALLO SPORTELLO GENERICO

 

Autore: Lorenzo Cargnelutti 
Data: 25 maggio 2021 

TikTok: presi altri impegni col Garante Privacy

TikTok si è impegnata ad adottare nuove misure per impedire in maniera ancora più efficace l’accesso dei minori di anni 13 alla piattaforma. Le misure approntate da TikTok, a seguito dell’intervento d’urgenza del Garante della Privacy, hanno portato risultati significativi, ma non ancora sufficienti, considerata la rilevanza degli interessi in gioco.

Il Garante ha, quindi, chiesto a TikTok di mettere in campo una serie di ulteriori interventi per tenere gli infratredicenni fuori dalla piattaforma. TikTok si è impegnata a: garantire la cancellazione, entro 48 ore, degli account segnalati e che risultino, all’esito di verifiche, intestati a utenti al di sotto dei 13 anni di età; rafforzare i meccanismi di accesso alla piattaforma, blocco dei dispositivi utilizzati dagli utenti infratredicenni; studiare e elaborare soluzioni, anche basate sull’intelligenza artificiale, che nel rispetto della disciplina in materia di protezione dei dati personali, consentano di minimizzare il rischio che bambini al di sotto dei 13 anni di età utilizzino la piattaforma; lanciare nuove iniziative di comunicazione, sia in app che attraverso radio e giornali, allo scopo di educare a un uso consapevole e sicuro della piattaforma e di ricordare che la piattaforma non è adatta a un pubblico di infratredicenni; studiare e elaborare una nuova informativa realizzata con linguaggio semplice e con modalità interattive e coinvolgenti dedicata agli utenti minorenni anche utilizzando modalità multimediali o nuove soluzioni idonee a rafforzare le opportunità che i minorenni prendano effettivamente conoscenza del contenuto di tale informativa; condividere con il Garante dati e informazioni relativi all’efficacia delle diverse misure adottate, al fine di collaborare nell’identificazione di misure efficaci e capaci di contenere il fenomeno.

Ad avviso dell’Unc è una buona notizia che un social così popolare abbia assunto ulteriori impegni per garantire la sicurezza degli utenti minori di 13 anni. Ora, però, si deve far luce a 360 gradi sulle modalità di iscrizione di tutti i social media.

Autore: Mauro Antonelli
Data: 25 maggio 2021

Ho risolto con UNC: come riavere i soldi di un voucher turistico

voucher turismo

Molti consumatori che dovevano partire prima che scoppiasse la pandemia Covid 19 hanno ricevuto dalla compagnia aerea o dalla struttura alberghiera un voucher turistico, che però in alcuni casi non potevano/volevano utilizzare.

Gli esperti di consumatori.it gestiscono e risolvono migliaia di situazioni come questa, riuscendo in alcuni casi a prolungare il voucher oltre la data stabilita, in altre a far riavere i soldi al consumatore.

La storia di Riccardo e il rimborso di Easyjet

Il signor Riccardo aveva acquistato un biglietto aereo sul sito Easyjet per sé e la sua famiglia per una vacanza poi cancellata a causa del Covid. La normativa di natura emergenziale sui voucher/rimborsi (art. 88 bis l.27/2020) prevede per i viaggi tra l’11 marzo 2020 e il 30 settembre 2020 che si possano emettere dei voucher come rimborso per la vacanza cancellata; così è stato per il consumatore che però non ha potuto usufruire del voucher in scadenza il 15 aprile 2021, in una situazione ancora molto incerta per partire.

Grazie all’intervento degli esperti di consumatori.it, il signor Riccardo ha ottenuto il rimborso monetario di tutti i biglietti, ma non solo: il tutto è avvenuto 48 ore dopo la richiesta dei nostri legali!

Il nostro socio colpito dalla celerità della risposta, dopo mesi di silenzio da parte della compagnia, ci scrive: “complimenti siete stati bravissimi in tutto. Grazie davvero, il loro silenzio era vissuto come una ingiustizia.”

Tre consigli degli esperti

  1.  Un emendamento approvato dalle commissioni Bilancio e Finanze del Senato al Dl sostegni estende la validità dei voucher per i viaggi annullati tra l’11 marzo 2020 e il 30 settembre 2020; rimane l’obbligo di rimborso in caso di mancato utilizzo.
  2.  La rinuncia volontaria (non dovuta al Covid) al viaggio non conferisce automaticamente un diritto al rimborso, ma ciò avviene soltanto quando i consumatori sono giuridicamente impossibilitati a partire a causa delle norme vigenti.  Attenzione alle informazioni che arrivano dalle compagnie aeree: Easyjet è stata recentemente multata dall’Antitrust per aver fornito ai consumatori informazioni ingannevoli sui diritti loro spettanti a seguito della cancellazione dei voli nel periodo successivo alle limitazioni legate al Covid. Anche Ryanair è stata multata perché venute meno le limitazioni agli spostamenti legate all’emergenza per Covid 19, non aveva rimborsato ai consumatori il costo dei biglietti per i voli cancellati dopo il 3 giugno 2020.
  3. In vista delle vacanze estive, chi stesse per prenotare un volo o un albergo faccia molta attenzione: è meglio scegliere le tariffe che consentano la cancellazione o la variazione della data di partenza; per quanto riguarda la prenotazione dell’alloggio, è meglio prediligere le cosiddette “tariffe piene” che permettono, pagando un po’ di più, di cancellare la propria vacanza anche nell’imminenza del check-in ottenendo comunque un rimborso pieno.

Rivolgiti a noi!

Sa anche tu hai problemi con un voucher turistico oppure non riesci ad ottenere risposte dalla compagnia aerea, l’agenzia viaggi o la struttura alberghiera per un rimborso, rivolgiti agli esperti di consumatori.it per avere indietro il tuo denaro e goderti le tue vacanze! Potresti essere tu il prossimo protagonista di “Ho risolto con UNC”!

 

Autore: Simona Volpe
Data: 24 maggio 2021

ANTITRUST: multa a Ryanair per voucher

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Vittoria dei consumatori sui voli cancellati. Antitrust dopo Easyjet e Volotea, multa per 4,2 milioni di euro anche Rynair.

Roma, 24 maggio 2021 –  “Ottima notizia. Una vittoria per tutti i consumatori. Ora speriamo che le compagnie aeree la smettano di approfittare dell’assurda politica dei voucher per violare sistematicamente il sacrosanto diritto dei consumatori ad essere rimborsati in denaro” afferma l’avv. Massimiliano Dona Presidente di Unione Nazionale  Consumatori, commentando la multa dell’Antitrust a Ryanair per il mancato rimborso dei voli cancellati. 

“Questa condanna ribadisce un sacrosanto principio: in caso di cancellazione del volo, i viaggiatori hanno diritto alla restituzione in denaro senza se e senza ma. Ora, dopo questa ennesima condanna, speriamo che le compagnie aeree rispettino finalmente la normativa europea” conclude Dona.

L’Antitrust ha irrogato una sanzione di 4,2 milioni di euro a Ryanair per pratiche commerciali scorrette. La compagnia aerea, infatti, venute meno le limitazioni agli spostamenti legate all’emergenza per Covid 19, non aveva rimborsato ai consumatori il costo dei biglietti per i voli cancellati dopo il 3 giugno 2020.

Una condotta ritenuta dall’Authority gravemente scorretta e non rispondente al canone di diligenza professionale quando, terminate le limitazioni agli spostamenti, hanno proceduto a numerose cancellazioni di voli programmati e offerti in vendita utilizzando sempre la motivazione dell’emergenza sanitaria e continuando a rilasciare voucher senza invece procedere al rimborso del prezzo pagato per i biglietti annullati.

Inoltre, sono state fornite informazioni ingannevoli e omissive ai consumatori sui loro diritti ed è stato ostacolato e ritardato il riconoscimento del rimborso monetario, attraverso modalità e procedure per indurre – e in alcuni casi anche costringere – il consumatore a scegliere e/o ad accettare il voucher invece del rimborso.

Considerata ingannevole anche la campagna pubblicitaria diffusa attraverso i principali mezzi di informazione – sempre a partire da giugno – e incentrata sulla possibilità di cambiare il volo gratis (attraverso il claim “Nessuna penale per il cambio”  o similari) laddove, invece, la società applicava per il nuovo volo scelto dal consumatore tariffe più alte di quelle che venivano contestualmente praticate sul proprio sistema di prenotazione e prevedeva comunque la penale se il cambio volo avveniva nei 7 giorni precedenti la partenza.

Cosa fare se un cane disturba la quiete del vicinato?

La presenza di animali in famiglia è, per alcuni, irrinunciabile. Ma per altri, può diventare insopportabile. Succede, ad esempio, quando un cane disturba la quiete del vicinato uggiolando o abbaiando di continuo e magari anche di notte.

Cosa si può fare, in questi casi?

Ricordiamo, innanzitutto, che i vocalizzi del cane sono i suoi mezzi di espressione, attraverso i quali manifesta eccitazione, sollecita il gioco, richiede attenzione e così via. In altri casi, l’animale li usa per comunicare stress, frustrazione o altro disagio.

Quindi, la cosa più importante da accertare è il motivo per cui le vocalizzazioni sono ripetute fino a disturbare il circondario. Questo con riferimento a possibili problemi per il benessere del cane. A tale scopo, sarebbe importante parlare con il proprietario e cercare di capire se sia consapevole della situazione e si possano trovare soluzioni.

Diritti e doveri, per animali e persone

Non bisogna sottovalutare che a un cane non può essere negata la facoltà di “farsi sentire”. Alcune sentenze hanno già riconosciuto un vero e proprio “diritto di abbaiare” del cane, in quanto comportamento tipico della sua natura che non può essere completamente inibito (Cass. 7856/2008).

Tuttavia, se uggiolii o latrati sono eccessivi, per durata e intensità, tanto da superare i limiti di normale tollerabilità e avere la potenzialità di disturbare un numero significativo di persone (tutto il vicinato), il proprietario può incorrere nel reato di disturbo della quiete pubblica (art. 659 c.p “Disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone”) punito con l’arresto fino a tre mesi e l’ammenda fino a 309 euro.

Qualora, invece, il disturbo fosse più limitato e riguardasse poche persone (solo quelle degli appartamenti limitrofi, ad esempio), potrebbe essere riconosciuta una responsabilità civile per aver impedito il riposo o comunque reso più disagevole lo svolgimento di attività quotidiane (art. 844 c.c.).

In questi casi potrà essere richiesto un risarcimento per i danni subiti, sia economici (qualora ne avesse risentito il lavoro) sia biologici e morali, qualora il giudice li rilevasse.

A chi rivolgersi, se l’abbaiare non dà tregua?

Fermo restando che la ricerca del dialogo con il proprietario del cane potrebbe essere la via più costruttiva per risolvere il problema di un cane che disturba il vicinato abbaiando di continuo. Tuttavia, se questo diventa intollerabile, ci sono diversi altri interlocutori a cui ci si può rivolgere per far cessare il problema.

Se il fastidio è “allargato” e diviene intollerabile, magari perché si protrae nelle ore notturne, come visto prima si può configurare un reato e, dunque, la segnalazione può essere fatta alle forze dell’ordine (ad esempio ai Carabinieri).

Qualora si fosse nella condizione più circoscritta, che costituisce un illecito civile, ci si potrà rivolgere a un legale per portare la questione davanti a un giudice. Potranno così essere decise le misure necessarie per far cessare i rumori molesti  e per il risarcimento degli eventuali danni.

Cane disturba il vicinato? Nei casi più gravi c’è l’allontanamento dell’animale

Nei casi più gravi, potrà essere deciso anche l’allontanamento del cane.

Se, poi, si rilevasse che, oltre ai rumori, la presenza degli animali causa anche odori sgradevoli o altri inconvenienti igienici, potrà essere coinvolto il servizio veterinario pubblico, affinché si accerti che gli animali stessi non siano trascurati o, peggio, maltrattati.

Infine, per le infrazioni a eventuali disposizioni sulla detenzione di animali, previste dai regolamenti comunali, è competente la Polizia Locale.

Non dimenticare il benessere animale

Quando un cane guaisce, abbaia, ulula in modo continuo, intenso o comunque eccessivo, ci si trova di fronte a una situazione anormale.

L’impatto che questa può avere sulle persone è rilevante, ma è importante tenere conto del fatto che anche per l’animale ci sono sicuramente disagi da risolvere.

Questi potranno derivare da diverse cause. Nelle circostanze peggiori, si tratterà di forme di incuria, per cui il cane è abbandonato a sé stesso, o di una reazione al maltrattamento. Altre volte, il comportamento “disturbante” potrebbe essere la spia di un animale “disturbato”, ad esempio da disordini comportamentali oppure problemi psicologici.

E’, dunque, sempre importante chiedere che la situazione di un cane che vocalizza troppo sia controllata e valutata. Se non lo farà il proprietario, si dovrà ricorrere a una figura che abbia competenza e possa portare l’aiuto necessario

Autore: Paola Fossati (animalidacompagnia.it)
Data: 16 novembre 2020
Aggiornamento: 24 maggio 2021

E’ lecito registrare una telefonata? Ecco cosa prevede il Codice Privacy

registrare telefonata

Registrare una telefonata tra due persone, entrambe presenti ma all’insaputa dell’altro, è lecito e non richiede alcuna autorizzazione del giudice o della polizia. Portare con sé una microspia o un semplice smartphone con l’applicazione di registrazione vocale in modalità “on” non è illegale e il file audio può essere utilizzato per sporgere querela o in un giudizio civile (un risarcimento, un recupero crediti, ecc.). Ciò che è illecito, invece, è lasciare un registratore in una stanza e andare in un’altra sperando che gli “intercettati” si sentano liberi di parlare senza timore di essere controllati. Ma è legale registrare una telefonata? Se il telefono dell’altra persona è collocato proprio nella sua abitazione, si potrebbe commettere reato di invasione della privacy. Cerchiamo di fare chiarezza su tutti questi casi di violazione della Privacy o presunta tale. 

Cos’è un’intercettazione telefonica

Anche se spesso si parla di “intercettazione telefonica” con riferimento alla registrazione di una chiamata fatta da chiunque, in realtà le “intercettazioni” sono solo quelle effettuate dalla polizia giudiziale su autorizzazione del giudice. Tali intercettazioni, volte alla ricerca della prova nei confronti dell’indagato, possono avvenire solo nel rispetto di determinati limiti (di spazio, di tempo e per specifici e gravi reati).

Se però la polizia ha le mani legate, il privato cittadino non le ha ed è sempre libero di registrare una conversazione o una telefonata senza dover chiedere il permesso alle autorità. Vedremo a breve come deve svolgersi tale attività per poter essere lecita.

Registrare una conversazione all’insaputa dei presenti

È lecito registrare una conversazione che si intrattiene tra più persone ed all’insaputa di tutti o solo di alcuni. Chi parla accetta anche il rischio di essere registrato, dice la Cassazione. È però necessario che:

  • alla conversazione partecipi colui che sta registrando. Questi non può limitarsi a lasciare il registratore e ad andare via, così facendo presumere agli altri di essere liberi di dire ciò che vogliono;
  • la registrazione non avvenga nei luoghi di privata dimora della “vittima”. Ad esempio, è illegale andare a casa di un amico o nel suo ufficio riservato e attivare il registratore. Bisognerebbe chiedergli invece di scendere in strada o di andare al bar e solo lì, in un luogo pubblico, attivare la microspia. È anche possibile registrare in casa propria quello che dicono invece gli ospiti.

Registrare una telefonata all’insaputa dell’altro

Così come è legale la registrazione di una conversazione tra presenti e all’insaputa di questi, la registrazione di una telefonata con un’altra persona ignara di essere “intercettata” non viola l’altrui privacy e, quindi, non costituisce reato (quello di «interferenze illecite nella vita privata» ). Questo perché, secondo la Cassazione, la registrazione non fa che fissare, su una memoria elettronica, ciò che è già “nostro” e fa parte del nostro patrimonio sensoriale, essendo stato captato dal nostro udito e immagazzinato nella nostra memoria. Insomma, poiché la conversazione diventa parte del nostro bagaglio di conoscenze, la registrazione di una chiamata su un file audio o video altro non è altro che una ripetizione di ciò che la nostra stessa memoria ha già compiuto: l’immagazzinamento di un fatto storico a cui abbiamo partecipato direttamente. Vietare la registrazione, del resto, sarebbe più o meno come comandare di “dimenticarsi di una conversazione” . Il che è assurdo.

Per citare le parole della Suprema Corte, la registrazione fonografica di una conversazione o di una comunicazione a opera di uno degli interlocutori non è riconducibile, quantunque eseguita clandestinamente, alla nozione di intercettazione, ma costituisce forma di memorizzazione fonica di un fatto storico, della quale l’autore può disporre legittimamente, anche a fini di prova nel processo. A tal fine nulla rilevando che sia stata la polizia giudiziaria a fornire al privato, che provvede alla registrazione, lo strumento per la registrazione.

Tale è stato anche l’orientamento espresso dalle Sezioni Unite della Cassazione nella famosa sentenza “apripista” del 2003  secondo cui la registrazione del colloquio, in quanto rappresentativa di un fatto, integra la prova documentale.

Posso far sentire ad altri o pubblicare la conversazione telefonica?

Se è legale registrare una telefonata, non lo è invece la pubblicazione del suo contenuto. Non si può quindi far ascoltare l’audio a una platea di uditori (ad esempio nel corso di una riunione di condominio), non si può pubblicare il file su internet o su un social network (a meno che si distorca il suono in modo da non far risalire all’autore della dichiarazione e vengano oscurati eventuali altri nomi citati nella conversazione). La legge vieta infatti solo la diffusione della conversazione  salvo ci sia il consenso di tutti coloro che vi hanno partecipato (e non solo di uno).

Resta chiaramente lecito far sentire il contenuto della registrazione telefonica a un giudice, a un carabiniere, a un poliziotto e a qualsiasi altra autorità preposta alla tutela dei diritti del cittadino.

Ad esempio, è possibile fa ascoltare il file nel corso di un procedimento disciplinare dinanzi al proprio datore di lavoro; in una causa di separazione o divorzio per dimostrare, ad esempio, l’altrui confessione di tradimento; o in un giudizio per il recupero di un credito, per provare l’ammissione del debitore.

Sembrerà strano ma è proprio il Codice della Privacy  a consentire la registrazione di una telefonata eseguita all’insaputa dell’altro conversante. Ciò infatti è necessario “per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento”.

Si può registrare una videoconferenza?

Le stesse regole previste per il telefono o lo smartphone valgono anche per le video conferenze. È lecito quindi registrare una chiamata via Skype o con qualsiasi altra applicazione per i video messaggi, fosse anche WhatsApp, Messenger, Zoom o altri.

In tema di privacy leggi Privacy: cosa cambia con il regolamento europeo GDPR e anche E’ entrato in vigore il GDPR: siamo pronti per la nuova privacy?

Fonte: https://www.privacyitalia.eu/
Data: 30 novembre 2017
Aggiornamento: 24 maggio 2021