Nutrizionista degli animali: è solo una moda?

Nel corso dell’ultimo trentennio la professione del nutrizionista degli animali d’affezione ha subito una spinta evolutiva notevole. I progressi scientifici e tecnologici, da un lato, ed il mutamento del ruolo dell’animale nelle dinamiche familiari e sociali, dall’altro, hanno gettato le basi per la professione del nuovo millennio.

Un tempo Fido e Micio erano cani e gatti da cortile senza pedigree, deputati al monitoraggio delle greggi o alla lotta contro i roditori, i cui servigi venivano ripagati con la somministrazione di avanzi di cucina e sbrigative carezze di riconoscenza. Fido e Micio, oggi, hanno lasciato la campagna per trasferirsi in città. Sono diventati componenti del nucleo familiare, afferiscono a razze “di tendenza”, hanno cappottini e medagliette sulle quali campeggiano nomi che evocano bevande alcoliche o personaggi famosi, dormono in cucce griffate e fanno la guardia esclusivamente alla ciotola.

La figura dell’esperto in nutrizione ha necessariamente subito una trasformazione parallela alla scalata sociale compiuta dagli animali da affezione. Il medico condotto dedito alla cura degli animali da reddito che, occasionalmente, “dava uno sguardo” al cane zoppo del contadino o al gatto di cascina, ritornato malconcio dopo una lotta con altri simili, non esiste ormai più.

Oggi la medicina dei “piccoli animali” rappresenta invece la branca professionale più ambita dalle nuove generazioni di veterinari, impegnati ad acquisire competenze sempre più specifiche per rispondere con professionalità e scientificità alle domande poste dai proprietari dei pets del 2000.

In questo contesto scientifico-culturale la figura dell’Esperto Nutrizionista assume pertanto un ruolo centrale. “Quali integratori utilizzare per la cura del mio gatto anziano? Come posso nutrire il mio cane allergico?” o ancora “Quali rischi corro nel fornire carne cruda ed ossa?” sono solo alcune delle domande alle quali il Nutrizionista deve essere pronto a rispondere. Riviste di informazione, trasmissioni e siti internet pullulano, infatti, di campagne pubblicitarie inneggianti il consumo di alimenti biologici, crudi, dietetici o funzionali. Una simile tendenza ha contagiato anche il settore del pet-food, dove diete vegane, gluten-free, ancestrali o biologicamente appropriate spopolano tra i consumatori. Ma cosa c’è di vero in tutto ciò? Se negli anni ’60 i cani venivano alimentati con pane raffermo e scarti della macellazione, gli anni ’80-90 hanno visto nascere e crescere le aziende mangimistiche produttrici di cibi secchi ed umidi destinati ai differenti stadi fisiologici e patologici del cane e del gatto.

A partire dai primi anni del nuovo millennio, infine, il proprietario ha manifestato un nuovo interesse verso l’alimentazione casalinga o “a crudo”, giudicata più “naturale” o rispettosa dell’etologia e della fisiologia dell’animale. Un celebre aforisma coniato da Jean–Anthelme Brillat–Savarin agli inizi dell’Ottocento recita “dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei!”.

Tale affermazione può essere estesa anche all’ambito degli animali d’affezione seppur con la seguente integrazione dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei e chi sia il tuo proprietario”. Il proprietario del pet riveste, infatti, un ruolo cruciale nella scelta del regime alimentare del proprio animale e le scelte nutrizionali da esso compiute possono essere influenzate, come espresso poc’anzi, da numerosi fattori (conoscenza dei fabbisogni, qualità e della salubrità delle materia prime utilizzate, stile di vita ed orientamento alimentare personale, mode e tendenze del momento) ed influenzare a loro volta salute, qualità ed aspettativa di vita del loro animale.

Per approfondire questi temi e fornire al proprietario attento all’alimentazione del proprio pet gli strumenti necessari a discriminare la realtà scientifica dalla pseudoscienza, che orbita attorno al mondo del petfood, inauguriamo una collaborazione con il portale www.animalidacompagnia.it; una serie di articoli dedicati al mondo del pet saranno online sul nostro sito per fornire supporto anche ai consumatori amanti degli animali domestici!

Autore: Giorgia Meineri in collaborazione con www.animalidacompagnia.it
Data: 20 giugno 2018

 

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Emanuele

Ottimo, purché non sia la consueta pubblicità mascherata…
Mia moglie, dopo aver “salvato” con la nutrizione il nostro trovatello, ora ha un laboratorio di cucina casalinga per cani e gatti. Ma farsi vedere e conoscere senza spendere capitali è ben difficile. Così le industrie continuano a spadroneggiare inserendo le nuove “parole” nei loro spot martellanti.

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