Acri: alta fiducia su tutela investimenti

Resta altissima la sfiducia degli italiani sulla tutela dei propri investimenti da parte di leggi e regolamenti.

Secondo l’indagine Acri Ipsos sugli “Italiani e il Risparmio”, il 66% del campione ritiene che gli strumenti di tutela siano inefficaci, anche se in miglioramento rispetto al 74% del 2016. Inoltre, pochi si ritengono abbastanza in grado di individuare l’investimento adatto alle proprie esigenze (36%), mentre la grande maggioranza (64%) non si ritiene in grado. Molti hanno comunque compreso che devono informarsi sempre di più per essere attori delle proprie decisioni finanziarie: se nel 2006 il 13% si sentiva in grado di cavarsela (il 3% si riteneva un esperto, il 10% uno che se la cava), nel 2011 erano il 16% e nel 2017 sono diventati il 21%.

Sembra che l’investimento ideale, per gli italiani, non esista più: si dividono in 3 gruppi quasi omogenei. Il 33% ritiene che proprio non ci sia (maggioranza relativa, +1 rispetto al 2016 e +6 punti percentuali rispetto al 2015), il 31% lo indica negli immobili (+1 punto percentuale sul 2016), il 29% indica gli investimenti finanziari reputati più sicuri. Ultimi, con il 7%, sono coloro che indicano come ideali gli strumenti finanziari più rischiosi (-1 punto percentuale sul 2016).

Il risparmiatore italiano rimane attento alla (bassa) rischiosità del tipo di investimento, ma in misura minore rispetto agli anni scorsi (dal 44% del 2016 al 39% oggi); cresce invece la rilevanza della solidità del proponente (dal 24% al 30%). Stabile è l’attenzione ad attività che aiutino lo sviluppo dell’Italia (17% vs 18% nel 2016).

Quello che si delinea è il ritratto di un risparmiatore che rifugge il rischio, ma questo atteggiamento non riesce a renderlo pienamente soddisfatto. In genere gli italiani hanno poca fiducia nel sistema bancario, si fidano invece della propria banca. Dopo i crac bancari si è registrato un crollo di 11 punti della fiducia nei confronti della propria banca. Il dato sulla fiducia nei confronti delle banche è, basso, al 21%, ma la fiducia verso la propria banca è molto più alto, 64%. Prima delle crisi bancarie la fiducia nei confronti della propria banca era al 75%.

Crescono le famiglie che si dicono soddisfatte delle propria situazione economica e che escono dalla crisi ma la crescita è concentrata al Nord mentre Centro e Sud arrancano.

Quelle colpite direttamente dalla crisi sono meno di una su cinque. Oggi i soddisfatti superano gli insoddisfatti (sono il 56% contro il 44% di insoddisfatti), con un incremento di 5 punti percentuali rispetto al 2016; nel Mezzogiorno e al Centro la percentuale scende.

Calano i timori per la crisi e, nonostante l’amore per il risparmio degli italiani resti elevato, riprendono i consumi mentre diminuiscono coloro che riescono a mettere da parte qualcosa. Il numero di italiani propensi al risparmio rimane estremamente elevato (86%) ma torna ai livelli pre-crisi la quota di coloro che preferiscono godersi la vita senza pensare a risparmiare: sono il 12%. Dopo quattro anni consecutivi di crescita, diminuisce di 3 punti (da 40 a 37%) la quota che afferma di aver risparmiato negli ultimi dodici mesi.

Calano le famiglie che intaccano il risparmio accumulato e ricorrono ai prestiti. Diminuiscono le famiglie in saldo negativo di risparmio: dal 25% del 2016 al 21% attuale, perché decresce il numero di coloro che intaccano il risparmio accumulato (dal 19% dello scorso anno al 16% attuale) e diminuisce lievemente anche chi ricorre a prestiti (solo il 5% contro il 6% del 2016). Tra coloro che hanno risparmiato di più nel 2017 ci sono i giovani (il 41%) mentre le persone fra 31 e 44 anni hanno risparmiato meno (6 punti meno della media della popolazione).

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