ISTAT: sale la spesa dei Comuni per i servizi sociali

Nel 2016 la spesa dei Comuni per i servizi sociali ammonta a circa 7 miliardi e 56 milioni di euro, pari allo 0,4% del Pil nazionale. Rispetto all’anno precedente si registra un incremento del 2%. Lo rileva l’Istat.

Per ciascun residente i Comuni hanno speso in media 116 euro nel 2016, contro i 114 del 2015. A livello territoriale le disparità sono sempre elevatissime: si passa dai 22 euro della Calabria ai 517 della Provincia Autonoma di Bolzano.

Al Sud, in cui risiede il 23% della popolazione, si spende solo il 10% delle risorse destinate ai servizi socio-assistenziali.

Famiglia e minori, anziani e persone con disabilità sono i principali destinatari della spesa sociale dei Comuni: su queste tre aree di utenza si concentra l’81,7% delle risorse impegnate.

I servizi per i minori e le famiglie con figli assorbono la quota più ampia della spesa sociale dei Comuni: circa 2,7 miliardi di euro, pari al 38,8% della spesa complessiva. Fra il 2003 e il 2016 le risorse aumentano decisamente in termini pro-capite, passando da 86 a 172 euro l’anno, pur rimanendo invariata la quota di spesa per quest’area di utenza rispetto al totale. Tra i servizi rivolti ai minori e al supporto delle famiglie con figli una quota importante della spesa (circa il 40%) è destinata agli asili nido e più in generale ai servizi educativi e di cura per la prima infanzia. I nidi e i servizi integrativi per la prima infanzia comunali o privati convenzionati accolgono circa il 12,6% dei bambini fra zero e 2 anni compiuti (fino a 35 mesi), quota che sale al 18,3% nel Centro Italia e scende al 4,6% al Sud.

Le risorse destinate ai servizi per i minori e per le famiglie sono aumentate nel corso degli anni, ma non si riducono le differenze territoriali in rapporto alla popolazione di riferimento: ciascun componente delle famiglie con minori può contare su circa 234 euro l’anno se risiede al Nord-est, 222 al Nord-ovest, 210 al Centro, 132 nelle Isole e solo 74 al Sud.

Per quanto riguarda la spesa rivolta ai disabili, è aumentata sia in valore assoluto che in rapporto alla popolazione di riferimento: da 1.478 euro annui pro-capite nel 2003 (19,7% l’incidenza sulla spesa sociale dei Comuni) a 2.854 nel 2016 (25,5%), ossia quasi il doppio. Anche in questo caso, le differenze territoriali sono rilevanti: mediamente un disabile residente al Nord-est usufruisce di servizi e interventi per una spesa annua di oltre 5.150 euro mentre al Sud il costo dei servizi ricevuti è di quasi 865 euro pro-capite.

Venendo alle risorse destinate agli anziani, sono diminuite gradualmente, a fronte di un aumento della popolazione di riferimento. La spesa pro-capite per gli anziani è passata da 122 euro nel 2010 a 92 euro annui nel 2016. Scende anche la quota rivolta agli anziani sul totale della spesa sociale dei Comuni, che cala dal 25% del 2003 al 17% nel 2016.

Le principali voci di spesa per l’area anziani sono le strutture residenziali, comunali o private convenzionate, che assorbono circa il 38% delle risorse. A risiedere nelle strutture comunali o finanziate dai Comuni è lo 0,8% degli anziani, valore stabile nel tempo ma contraddistinto da importanti differenze territoriali: dal 2,1% del Nord-est scende allo 0,1% nel Sud, dove i Comuni che offrono questo tipo di assistenza sono solo il 16,9%, contro il 56,9% al Nord-est e il 33,3% a livello nazionale.

I Comuni destinano il 37% della spesa sociale per gli anziani all’assistenza domiciliare.

Per quanto riguarda, infine, le risorse dedicate all’area povertà ed il disagio adulti, sono sempre risultate una componente minoritaria rispetto al totale della spesa, di cui rappresentano il 7,6% nel 2016. L’Italia, del resto, si colloca agli ultimi posti fra i paesi dell’Unione europea per le risorse destinate alle politiche di inclusione, per le misure di sostegno al reddito e per il contrasto alla povertà. Negli anni successivi al 2009, nonostante le difficoltà economiche nella popolazione, le risorse impegnate per quest’area di utenza diminuiscono, seguendo lo stesso andamento osservato per il totale della spesa sociale dei Comuni. Dal 2015 si rileva una lieve ripresa, ma nel periodo 2009-2016 la spesa dei Comuni per la povertà è in calo del 9% a livello nazionale. Le riduzioni di spesa si concentrano principalmente nelle regioni del Centro-sud e in Sicilia (sebbene la ripartizione delle Isole sia controbilanciata dall’aumento di spesa in Sardegna). Le variazioni di segno positivo si rilevano principalmente al Nord-est, che nel suo insieme mostra un incremento del 32%. Per gran parte del territorio, quindi, non si riscontra una funzione di compensazione da parte dei sistemi di welfare locali per contenere l’impatto della crisi sulle famiglie, probabilmente a causa della limitatezza delle risorse disponibili.

Quasi la metà della spesa per la povertà e il disagio adulti riguarda i trasferimenti in denaro verso le famiglie: i più importanti sono i contributi economici per l’alloggio e quelli a integrazione del reddito familiare, che hanno importi medi di circa 796 e 920 euro annui per utente.

Tra il 2009 e il 2016 la spesa destinata ai contributi per l’alloggio diminuisce a livello nazionale del 35%, quella per i contributi a sostegno del reddito del 24% mentre gli utenti si riducono rispettivamente del 46% e del 32%.

 

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