Confindustria: tassa sui contanti

Incentivi all’uso della moneta elettronica e disincentivi all’uso del contante. E’ la proposta avanzata dal Centro studi di Confindustria. Negli ultimi anni sono stati fatti molti passi avanti in Italia nella lotta all’evasione fiscale, che ha portato gradualmente all’emersione di gettito. Ne è un esempio il recente intervento sulla fatturazione elettronica. Malgrado ciò, la perdita di gettito fiscale e contributivo è stimato ancora sopra ai 100 miliardi di euro (fonte MEF), solo in parte attribuibile a grandi evasori.

L’Italia è anche uno dei paesi dove meno diffuso è l’utilizzo di carte di pagamento: rispetto a una media europea superiore a 100 transazioni pro-capite annue, in Italia ne vengono effettuate meno della metà. Ciò ha un impatto sia sui costi di gestione del contante, sia sulla maggiore diffusione dell’evasione fiscale. Infatti, il contante è semplice da usare e difficile da tracciare e questo facilita l’occultamento di parte del reddito prodotto. L’osservazione della relazione tra utilizzo di moneta elettronica e dimensione dell’economia sommersa dimostra come le due variabili siano negativamente correlate.

L’utilizzo maggiore di metodi di pagamento digitale può far emergere gettito fiscale modificando le abitudini di spesa dei consumatori finali. Occorre stimolare l’uso di strumenti di pagamento tracciabili, soprattutto della moneta elettronica, riducendo l’uso del contante anche per transazioni di valore limitato.

Si può costruire un intervento normativo che incentivi l’utilizzo della moneta elettronica, riduca l’area dell’evasione fiscale, sterilizzi, nella percezione del cittadino ma anche nei fatti, un eventuale aumento delI’Iva, sempre al centro del dibattito di politica economica sin dai tempi del decreto legge 98 del 2011 introdotto dal Governo Berlusconi. In questo modo si può incidere sulla componente più ampia dell’eva-sione modificando gradualmente i comportamenti favorendo un cambiamento culturale verso l’utilizzo di moneta elettronica.

Nella proposta, fatta di incentivi all’uso della moneta elettronica e disincentivi all’uso del contante, non ci sono oneri aggiuntivi netti per la finanza pubblica. Ma è evidente che ci può essere un recupero di gettito attraverso la riduzione dell’evasione fiscale.

La proposta si articola su due interventi, Nel primo, garantire un credito di imposta del 2 per cento al cliente che effettua i pagamenti mediante transazioni elettroniche (incentivo all’uso della moneta elettronica), che paga mediante carta di pagamento (carte di credito, debito e prepagate nominative) o bonifico bancario. Nel secondo intervento, si propone di introdurre una commissione in percentuale dei prelievi da ATM o sportello eccedenti una certa soglia mensile (disincentivo allʼuso del contante). La seconda misura è da intendersi come intervento anti-evasione e a copertura della prima, ossia dello sconto sulle transazioni elettroniche.

Sulla base dei dati in possesso, considerato che per i tre quarti dei conti correnti italiani, i prelievi mensili effettuati da ATM o sportello sono inferiori a 1.500 euro, sembra ragionevole assumere di esentare i prelievi mensili fino a 1.500 euro: ciò si traduce in un’esenzione dalla commissione per il 75% dei conti italiani. Applicando una commissione del 2 per cento sui prelievi eccedenti tale soglia, si avrebbe un gettito annuale di circa 3,4 miliardi, sostanzialmente in linea con quello necessario per coprire il mancato gettito dovuto allo sconto sulle transazioni elettroniche derivante dalla prima misura per il 2020.

Immediate le reazioni negative

A Confesercenti, quella della tassa sui contanti è un’idea che non ci piace: sarebbe una stangata da miliardi di euro sui consumatori, che concorrerebbe sicuramente a deprimere ancora di più la spesa delle famiglie, già in rallentamento. Si chiedono inoltre quale sarebbe l’impatto di una misura del genere sulla popolazione più anziana del nostro Paese. Assolutamente convinti della necessità di promuovere la diffusione della moneta elettronica, non solo per ragioni di tracciabilità e trasparenza, ma anche di sicurezza degli operatori commerciali. Ma al bastone preferirebbero la carota: quella della tassa sui contanti non è la strada giusta, meglio incentivare l’utilizzo di carte di credito e bancomat, con agevolazioni per i consumatori e minori costi per le imprese.

Secondo Confcommercio, l’impulso alla diffusione di sistemi elettronici di pagamento sicuri e tracciabili va certamente perseguita. Per questo bisogna agire anzitutto sul versante della riduzione dei costi che l’utilizzo di tali strumenti comporta a carico di consumatori ed imprese. In particolare, risulterebbe utile un credito di imposta a favore degli esercenti per le commissioni pagate per l’accettazione di carte di debito e di credito. Una tassa in più, soprattutto in un momento di perdurante stagnazione dei consumi, non sembra francamente una buona idea.

L’UNC, pur condividendo la finalità di Confindustria, lotta all’evasione e incentivo all’uso della moneta elettronica, ritiene che la tassa sui prelievi mensili sopra i 1500 euro vada certamente evitata: gli italiani ne fanno francamente a meno. Assolutamente condivisibile la proposta di un incentivo all’uso di carte di credito e bancomat.    

 

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giuseppe

Spingere sull’uso del denaro elettronicoè come darsi delle martellate sui maroni e anche se io stesso ne faccio uso per i miei acquisti sul web,non si deve dimenticare che ad ogni operazione di questo tipo c’è un costo ,e per concluderedopo un certo n°di transazioni su una somma di cento € le banche si sono magiato tutto il valore,cosa che non avviene con il classico biglietto di banca che rimane sempre 100€.

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