Perché in Italia non siamo tutti corrotti

La corruzione resta uno dei maggiori problemi per l’economia e l’equità sociale in Italia. Per contrastare il fenomeno in modo più efficace nel nostro Paese negli ultimi anni sono stati fatti importanti passi in avanti sul piano normativo, a cominciare dall’entrata in vigore della legge anti-corruzione n. 190 del 2012 e dall’istituzione dell’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione). Ma affinché questa inversione di tendenza si traduca in un maggiore benessere per i cittadini, e non passi solo un’immagine negativa di chi lavora nella Pubblica Amministrazione, è necessaria anche una narrativa nuova e più equilibrata della realtà italiana. Ne è convinto Gustavo Piga, professore ordinario di Economia politica all’Università di Roma Tor Vergata.

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Gustavo Piga, professore ordinario di Economia politica all’Università di Roma Tor Vergata

Professore, quali sono le dimensioni reali della corruzione in Italia?

La corruzione è un male gravissimo del nostro Paese così come di tantissime altre società avanzate all’interno dell’Unione Europea. Anche realtà che vengono pensate come immuni di fatto non lo sono. Per tale motivo bisogna sempre vigilare e combattere questo fenomeno con gli strumenti più appropriati. Non è facile perché la corruzione affonda le proprie radici soprattutto in certi territori, si è infiltrata nei gangli della nostra storia e della nostra società. Per contrastarla bisogna portare avanti e in profondità un’azione culturale specie nei confronti dei giovani.

Lei insiste molto sulla necessità di investire sui dati per contrastare il fenomeno. Perché?

I dati sono importanti perché alzano bandierine rosse, risparmiano un sacco di lavoro inutile, portano a non fare controlli a casaccio ma in modo mirato. In Italia abbiamo tanti dati ma sono dispersi tra varie istituzioni, non c’è un loro utilizzo intelligente. Prendiamo ad esempio la situazione dell’ANAC: in questi anni dai governi che si sono succeduti non è stato fatto abbastanza per migliorare la sua banca dati. Bisogna cambiare passo, disponiamo di tecnologie moderne per farlo.

Sul piano normativo, invece, come valuta quanto fatto negli ultimi anni?

Il problema è che abbiamo normative i cui effetti si vedono sempre troppo tardi. Se vengo condannato per corruzione dopo che sono passati dieci anni dall’apertura del processo, è “normale” che scatti la prescrizione. È soprattutto per questo motivo che ci sono pochissime condanne per corruzione. Inoltre, i ritardi delle sentenze deprimono altri strumenti che possono combattere la corruzione come la legge sui “whistleblowers”, vale a dire sui testimoni di corruzione. Se sono un testimone anticorruzione e so che la persona che sto accusando per dieci anni non verrà condannata, sarò spinto a non collaborare perché in quel periodo vivrò stressato e non avrò garanzie di essere protetto.

Ci sono stati comunque dei miglioramenti?

Certamente. L’istituzione dell’ANAC è un bel segnale del fatto che vogliamo controllare e combattere il fenomeno. Ma dobbiamo stare molto attenti a mettere nel giusto contesto la presenza della corruzione in Italia, soprattutto in rapporto all’azione della Pubblica Amministrazione. Molto spesso confondiamo il concetto di sprechi con il concetto di corruzione. Siccome gli sprechi sono un’enormità, tendiamo a pensare che lo siano anche i corrotti. Questa semplificazione però non mi convince. Lavoro da trent’anni nella Pubblica Amministrazione, sono circondato da persone che lavorano dalla mattina alla sera come, ad esempio, dentro le università. Il problema, però, è che appena emerge uno scandalo sui giornali si legge che i professori universitari sono tutti corrotti.

Quali danni provocano generalizzazioni e semplificazioni di questo tipo?

Sono dannosissime per il Paese perché deprimono le persone che invece lavorano seriamente. Abbiamo moltissimi dati che mostrano che le problematiche degli sprechi nelle strutture pubbliche sono dovute all’80% a questioni di incompetenza e al 20% alla corruzione. Quindi, è giusto combattere la corruzione con tenacia. Ma è anche vero che, alla luce di questi dati, bisogna combattere quattro volte tanto l’incompetenza. Se inquadriamo la questione sotto questo punto di vista, ci accorgiamo che ci sono prospettive molto più positive per il nostro Paese.

Vale a dire?

Combattere l’incompetenza è molto più semplice che combattere la corruzione. Si tratta di fare investimenti sulle professionalità e sull’istruzione nelle nostre scuole e nelle università, per la formazione dei nostri dirigenti, funzionari e impiegati della Pubblica Amministrazione. L’80% degli sprechi negli appalti pubblici è dovuto a incompetenza, e questi sprechi sono misurati attorno al 3% del Pil, dunque circa 50 miliardi di euro. Basterebbe spendere 5 miliardi in competenze e avere indietro quei 50 miliardi. Ciò dimostra che dobbiamo puntare a rendere tutte le nostre stazioni appaltanti molto più competenti, pagando bene le persone brave che riducono gli sprechi. Questa è una battaglia di cui il nostro Paese ha bisogno. Se invece diciamo che siamo tutti corrotti, si genera solo mancanza di fiducia.

Su quali altri aspetti è necessario puntare?

Abbiamo una Pubblica Amministrazione con un bassissimo tasso di laureati, sono poco più del 34% contro il 68% della Francia. Inoltre, la nostra è la Pubblica Amministrazione più vecchia d’Europa. Dobbiamo fare quello che gli inglesi chiamano “spendere per risparmiare”. Se spendo tanto in una Pubblica Amministrazione competente, avrò dei risultati in termini di risparmio e il mio Paese andrà meglio. Da ciò dipende anche un migliore funzionamento dell’economia privata. Inoltre, più persone competenti e ben pagate ci sono in qualsiasi ambiente di lavoro e meno persone si fanno tentare dalla corruzione. In conclusione, dobbiamo dare fiducia all’armata di onesti che lavorano nella nostra Pubblica Amministrazione. Se scommettiamo su una Pubblica Amministrazione avversa al rischio, de-responsabilizzata perché ha paura della corruzione, facciamo un doppio disservizio al Paese. Le leggi, da sole, non sono sufficienti. Anzi, spesso più sono le leggi più sono elevati i livelli di corruzione. Basta parlare di un Paese corrotto e in cui tutti sono corrotti. Cambiamo la narrativa, diventiamo più ottimisti. Non facciamo finire sui giornali le mele marce ma le tante mele squisite che ci sono in tutte le regioni del nostro Paese. Cominciamo da qui e vedrete che le mele marce diminuiranno sempre di più.

Autore: Rocco Bellantone
Data: 9 aprile 2018

 

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Guglielmo Cinque

L’incompetenza può essere (anzi secondo la mia esperienza ormai trentennale spesso lo è) diretta conseguenza della corruzione: assumere o promuovere un incompetente al posto di un competente per ottenere benefici personali (per me o famiglia/amici), significa ugualmente essere corrotti.

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