FMI: con i dazi il PIL mondiale calerebbe dello 0,5%

Una guerra commerciale fa male a tutti. Gli scambi commerciali sono vitali per la ripresa mondiale. Lo afferma il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde, secondo la quale, se tutti gli annunci sui dazi divenissero realtà e ci fosse un conseguente calo della fiducia, il Pil mondiale potrebbe calare dello 0,5%, circa 430 miliardi di dollari, rispetto alle stime del Fondo per il 2020.

All’Eurozona, i dazi potrebbero costare fino allo 0,3% del Pil, sempre considerando lo scenario peggiore, ovvero quello in cui tutti i dazi minacciati diventano reali. Gli Stati Uniti sarebbero il paese più colpito, con una perdita del Pil dello 0,8%. L’area euro non risentirebbe dei dazi americani sulle auto: anche se esporta negli Usa 30 miliardi di dollari di auto, si tratta di una cifra che rappresenta solo l’1% del totale export.

Per il Fmi, le regole commerciali vanno ammodernate e nuovi accordi innovativi vanno adottati: la politica può usare il G20 per andare al di là dei dazi e sviluppare soluzioni multilaterali. I paesi del G20 devono rinnovare il loro impegno alla cooperazione internazionale e adottare politiche che sostengano una crescita più forte e inclusiva. Le condizioni finanziarie restano generalmente positive per la ripresa anche se la normalizzazione della politica monetaria e un dollaro forte hanno messo sotto pressione alcune economie emergenti. Una ulteriore escalation delle tensioni commerciali può infliggere costi significativi all’economia globale.

L’UNC è contraria alla politica dei dazi, considerato che, oltre a ridurre la crescita, vengono pagati dai consumatori finali.

Rispetto all’Italia, le condizioni finanziarie più stringenti e l’incertezza sulle future politiche possono rallentare la crescita. Il recente aumento della curva dei rendimenti italiana ricorda come le condizioni di mercato possono cambiare rapidamente in un contesto di elevata incertezza politica. Nell’area euro un calo significativo dei prezzi dei bond in un importante paese membro potrebbe innescare nuovamente il circolo debito sovrano-banche causando una stretta delle condizioni finanziarie e una rivalutazione della crescita.

In Europa, nonostante i considerevoli progressi, è necessario risolvere il problema dei non performing loans.

Stimoli di bilancio pro-ciclici dovrebbero essere evitati e cuscinetti di bilancio ricostruiti nei paesi in cui i conti pubblici sono su una traiettoria insostenibile e il deficit è eccessivo (Stati Uniti) o in cui la posizione è vulnerabile alla perdita di fiducia del mercato (Italia).

Tutti i paesi dovrebbero perseguire politiche che sostengano la crescita di lungo termine contribuendo a una riduzione degli squilibri esterni ma che alla stesso tempo costruendo spazi di bilancio.

Riforme che rafforzano la concorrenza sono necessarie in Cina, Francia, Germania, Italia e Giappone, per aumentare la produttività e ridurre i prezzi nei servizi professionali.

Modifiche nelle politiche della disoccupazione (India), decentralizzazione delle contrattazione salariale (Italia) e integrazione dei rifugiati (Germania) aiuterebbero a rafforzare l’occupazione e aumentare il Pil potenziale. Una riduzione della frammentazione dei programmi sociali (Italia) e un ampliamento delle reti di protezione sociale per migliorare l’inclusività (Italia).

Autore: Mauro Antonelli
Data: 1 agosto 2018

 

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