UPB: PIL +0,4% nel 2019

Il Pil italiano aumenterà dello 0,4 per cento nel 2019, mentre nel 2020 salirà dello 0,8 per cento, stima che non incorpora l’attivazione delle clausole Iva. Sulle previsioni pesano rischi al ribasso. E’ la previsione dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb).

I fattori di rischio che circondano il quadro di previsione sono molteplici e orientati in prevalenza al ribasso. L’andamento delle variabili internazionali sconta infatti l’assenza di nuove restrizioni sul commercio internazionale, impatti complessivamente contenuti dagli attuali fronti di instabilità geo-politica (Brexit, crisi politica in Venezuela), oltre che l’ordinata normalizzazione delle politiche monetarie nelle maggiori aree valutarie. Eventuali tensioni in questi ambiti potrebbero accentuare la volatilità sui mercati, con effetti depressivi sulla crescita internazionale e sulle esportazioni italiane. Ulteriori, rilevanti elementi di rischio riguardano i tassi d’interesse sui titoli del debito sovrano: un più elevato livello, soprattutto se persistente, potrebbe comportare un inasprimento delle condizioni creditizie con conseguente perdita di fiducia, destinata a riverberarsi sulle decisioni di spesa di famiglie e imprese. Per contro, un calo dei rendimenti sui titoli pubblici favorirebbe l’espansione delle disponibilità di spesa e dell’attività produttiva oltre i ritmi stimati nella previsione.

Dopo il deterioramento dell’andamento dell’economia nella seconda parte del 2018, l’attività risulterebbe ancora debole nel trimestre in corso, che dovrebbe registrare un Pil stagnante o debolmente negativo. La domanda aggregata riprenderebbe gradualmente vigore nei trimestri successivi, in misura più intensa a partire dall’estate, sostenuta dalle misure espansive previste nella manovra di bilancio.

Sempre per l’Upb, vi sono una serie di criticità nel conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica: la transitorietà di una serie di interventi una tantum sulle entrate e temporanei sulle uscite e l’incertezza (testimoniata dall’accantonamento di 2 miliardi a garanzia della tenuta del saldo) riguardo alla realizzabilità di misure come le dismissioni immobiliari.

La prospettiva di sostituzione delle clausole di salvaguardia sugli aumenti Iva 2020-2021 appare di realizzazione complessa. Per disinnescarli, non si dovrebbero toccare verosimilmente gli investimenti, che si vogliono potenziare, né le prestazioni sociali che si aumentano tramite la manovra attuale, né i redditi da lavoro che verranno incrementati dai rinnovi contrattuali. Tenuto conto di tali esclusioni, la spesa residua aggredibile, rappresentata in buona parte dalla spesa sanitaria, sarebbe oggetto di riduzioni consistenti. Un altro ambito di intervento per evitare gli aumenti dell’Iva, potrebbe riguardare, le cosiddette tax expenditure. Un punto, quello delle agevolazioni fiscali, su cui l’Upb ricorda di aver insistito per anni, senza grande successo, considerato che la legge di bilancio ne proroga alcune.

 

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