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La galleria fotografica del Premio Dona 2018

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Si è svolta la dodicesima edizione del Premio Dona

Premio Dona 2018

Si è svolta al Teatro Argentina di Roma, a dodicesima edizione del “Premio Vincenzo Dona, voce dei consumatori”. Vi abbiamo raccontato L’INTELLIGENZA DEI DATI: come gli algoritmi definiscono il nuovo profilo del consumatore. Rivivi con noi i momento più emozionanti di questa giornata!

Giovani consumatori e sicurezza dei dati, al Premio Dona

Privacy online

Parlare di dati, intelligenza artificiale, privacy e algoritmi (temi centrali del nostro Premio Vincenzo Dona 2018) è ancora più importante quando si ha davanti un pubblico di giovanissimi che ogni giorno, anche in maniera un po’ inconsapevole, cedono i propri dati personali soprattutto in Rete.

Grazie alla collaborazione con l’agenzia stampa Diregiovani.it abbiamo chiesto ad alcuni ragazzi quanto ne sanno del tema e come si approcciano alla richiesta di dati personali: vedrete le risposte nel video di seguito.

Ad uno dei ragazzi, Emanuele Caviglia del Liceo Albertelli di Roma, abbiamo affidato questo spazio per raccontarci i dati dal punto di vista dei “giovani consumatori”.

Chi dopo aver visto il film “The Truman show” non si è immedesimato nell’attore Jim Carrey, spiato in ogni istante, dal giorno della sua nascita? In effetti, pensare che anche ora, mentre sto scrivendo, possa esserci una telecamera che mi controlli (e proietti in mondovisione), mi mette un po’ d’ansia.

A tale proposito, una delle espressioni più chiacchierate dell’ultimo periodo è Big Data e potrebbe avere alcune analogie con lo storico film. Ma cosa sono questi famosi Big Data? Partiamo da un esempio concreto: chissà quante volte ci sarà capitato, navigando in rete, di dover compilare dei moduli, inserendo mail e soprattutto dati personali, o anche di accettare la presenza dei cookies nei siti che stiamo visitando. Quando lo facciamo i nostri dati passano direttamente dal sito a un enorme serbatoio digitale, di cui usufruiscono grandi siti e aziende. E proprio qui viene il “bello”, perché ai Big Data (che sono semplicemente un complesso algoritmo) spetta il compito di incrociare tutti i dati personali per creare un nostro vero e proprio profilo virtuale con i nostri interessi, passioni, desideri, in modo tale da proporci continuamente prodotti che “combacino” con i dati incrociati a livello digitale.

Siamo coscienti di tutto ciò? Quando navighiamo sul web, il più delle volte di fretta, per non perdere tempo acconsentiamo senza neanche rendercene conto a condividere informazioni personali con il sito su cui siamo attivi. Semplicemente accettando la presenza dei famosi cookies, per esempio.

A guadagnarci sono, ovviamente, le grandi aziende, perché potrebbero “indovinare” i prodotti più adatti per i loro clienti. E forse chissà, quel gran recipiente digitale in cui vanno a finire le nostre informazioni, sa bene che l’ultima mia serie vista su Netflix è “Lost” o che sono un grande appassionato di calcio. Poi basta shakerare bene, e voilà, ecco che mi viene subito proposto un servizio di un’azienda X che potrebbe interessarmi…

Ma questi Big Data, sono un bene o un male? Da una parte, se questi incroci di dati sono svolti effettivamente bene, potrebbe anche essere un vantaggio per tutti, perché ci avvicinerebbero sensibilmente a prodotti fatti su misura per noi. Dall’altra però, c’è anche chi per motivi di privacy vorrebbe essere lasciato in pace da annunci pubblicitari e vendite commerciali. Infine, c’è un altro aspetto, forse il più importante, da non trascurare: fino ad ora l’”algoritmo Big Data” è usato prevalentemente a scopo commerciale, ma se un domani qualcuno volesse impossessarsi delle nostre informazioni per sapere ad esempio il nostro orientamento politico o prevedere le nostre prossime “mosse” riguardo a una determinata vicenda?

Sta ai possessori dei nostri dati evitare che il “DNA informatico” di ognuno di noi finisca in mano a chiunque lo voglia. Anche perché è molto sottile il confine che potrebbe portare a un piccolo “Truman Show” digitale (Emanuele Caviglia – Liceo Albertelli di Roma).

 

Emanuele e la sua classe sono stati presenti al Premio Vincenzo Dona, che si è svolto al Teatro Argentina di Roma.

Autore: Simona Volpe (in collaborazione con Diregiovani.it)
Data: 16 novembre 2018

PREMIO DONA: le voci dei protagonisti

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Roma, 16 novembre 2018 – Questa mattina, in occasione della dodicesima edizione del “Premio Vincenzo Dona”, organizzato dall’Unione Nazionale Consumatori e dedicata all’intelligenza dei dati, abbiamo ascoltato la voce di alcuni degli ospiti della manifestazione.

Massimiliano Dona, Presidente UNC: “il valore della Data Economy in Italia è stimato in 28 miliardi di euro, (secondo il rapporto EU Data Market Study). Le aziende sono ormai disposte a cedere i propri servizi gratuitamente in cambio dell’autorizzazione allo sfruttamento dei dati personali, divenuti essenziali per la crescita economica, l’offerta di servizi innovativi, la creazione di posti di lavoro e il progresso, ma il loro uso può comportare anche potenziali rischi per le persone. Come rappresentanti dei consumatori siamo ben consapevoli della sfida che ci troviamo davanti e siamo convinti che la parola chiave sia ‘intelligenza’: noi dell’Unione Nazionale Consumatori l’abbiamo messa al centro della riflessione proposta in occasione del ‘Premio Vincenzo Dona’, cercando di riflettere sulla utilità dei dati nella nostra società, senza dimenticare ovviamente tutte le necessarie attenzioni che devono ispirare il rapporto tra imprese e consumatori.”

Marco Imparato, Direttore di APPLiA ITALIA: “in una società fortemente digitalizzata, com’è la nostra, chiunque produce dati lascia tracce. I primi risultati dell’indagine conoscitiva, voluta da AGCM e AGCOM, sul tema big data ha evidenziato come ben il 40% degli utenti non siano consapevoli di rilasciare dati personali utilizzando applicazioni e servizi online e di come questi stessi dati vengano usati dagli operatori per analizzare e prevedere il loro comportamento. Il 76,4% degli utenti sarebbe addirittura disposto a rinunciare ad utilizzare i servizi e le applicazioni gratuite in modo da evitare l’utilizzo dei propri dati personali da parte degli operatori. Questo comporterebbe una naturale riduzione del potenziale vendite del mercato. È evidente la sempre maggior rilevanza dell’Internet of things anche nel settore degli elettrodomestici, si stima che entro il 2020 saranno 50 miliardi i dispositivi connessi in rete a livello globale e più di 21 milioni le Case intelligenti nella sola Europa. Poiché sempre più elettrodomestici sono connessi a Internet, il quadro legislativo di questi prodotti sta cambiando rapidamente. La proprietà e la privacy dei dati, così come la sicurezza informatica, sono argomenti di grande importanza per APPLiA Italia e i propri Soci, per garantire il massimo grado di sicurezza del prodotto e per assicurare una gestione responsabile e trasparente dei dati relativi a questi prodotti. L’ impegno comune a tutti gli stakeholder per rafforzare il rapporto tra impresa e consumatore è la strada per accrescere il livello di conoscenza, consapevolezza e fiducia degli utenti.”

Gianluca Perrelli, Chief Marketing Officer & Country Manager di Buzzoole Italia: “Buzzoole nasce con l’obiettivo di fornire a chi investe in campagne di influencer marketing uno strumento di gestione, misurazione e verifica dei risultati, contribuendo a rendere questa disciplina una leva consolidata nei piani di marketing delle aziende. I dati sono quindi uno dei nostri più preziosi asset. Grazie all’implementazione tecnologica, all’acquisizione di creator professionisti e alle collaborazioni con realtà consolidate come Nielsen, i marketer oggi possono contare su uno strumento capace di fornire dati precisi, come avviene per ogni altro tipo di campagna di comunicazione. Buzzoole ha inoltre ideato un proprio Osservatorio capace di scattare una fotografia dell’andamento dell’industry dell’Influencer Marketing. Attraverso l’analisi degli insight e dei dati elaborati dalla nostra piattaforma, siamo in grado di individuare i trend in atto, i più significativi KPI da raggiungere per ogni settore merceologico, la penetrazione dell’uso degli hashtag della trasparenza e molto altro ancora. In questo modo forniamo un ulteriore valore aggiunto per i brand che desiderano implementare campagne di influencer marketing posizionandoci come punto di riferimento del mercato per questa disciplina.”

Claudio Fiorentini, Responsabile Rapporti con Associazioni e Stakeholders di Enel Italia: “l’evoluzione digitale rappresenta un fattore determinante per lo sviluppo sostenibile dell’azienda e delle comunità. Enel ha deciso di anticipare e guidare il cambiamento considerando la digitalizzazione una leva strategica per accelerare la crescita industriale, l’efficienza operativa e la semplificazione dei processi dell’intero Gruppo. La velocità del cambiamento incide positivamente rapporto tra aziende e consumatori permettendo di assicurare risposte sempre più efficaci e tempestive alle esigenze dei clienti.”

Luigi Scordamaglia, Presidente di Federalimentare: “saper analizzare i dati e i loro trend sta diventando una capacità fondamentale per lo sviluppo dell’industria alimentare del futuro, sempre più tarata sui bisogni dei consumatori. In questo processo, infatti, diventano centrali i dati sulle tendenze e le scelte: la loro lettura aggregata, sempre nella tutela e nel rispetto della privacy, può aiutare le imprese, consentendo loro di offrire prodotti ancora più tailor made e differenziati in base a specifiche esigenze. La forte richiesta, ad esempio, di prodotti particolari per composizione o, ancora, la ricerca nel prodotto di valori intangibili come la sostenibilità stanno trasformando il mercato e di conseguenza la produzione industriale. Ma i dati sono anche oggetto di una richiesta sempre più pressante proprio da parte dei consumatori che, in un continuo processo di consapevolezza, vogliono informazioni precise circa i prodotti che scelgono soprattutto in materia di tracciabilità, di filiera e di produzione, sempre più immediatamente consultabili grazie ad una tecnologia quotidiana ogni giorno più avanzata.”

Lorena Landini, Marketing Manager di Italy Fitbit: “la missione di Fitbit è aiutare le persone a condurre una vita più sana e più attiva offrendo dati, ispirazione e consigli per raggiungere i propri obiettivi, giorno dopo giorno. Il nostro team R&D è costantemente impegnato nell’aggregazione e nell’analisi della grandissima mole di dati che vengono costantemente raccolti attraverso i nostri dispositivi per correlarli ed estrarne valore, con una particolare attenzione nel rispetto delle normative in ambito privacy e protezione dei dati. Grazie all’importante lavoro di ricerca e sviluppo, disponiamo di dati sempre aggiornati sul mercato e sui trend in costante evoluzione e siamo quindi in grado di produrre tracker e smartwatch sempre innovativi e dalle performance eccellenti, capaci di rispondere alle necessità di un vastissimo numero di utenti, dalle personalità ed esigenze più diverse. I Fitbit Labs si avvalgono infatti della grandissima esperienza del team R&D per testare nuove potenziali funzioni sotto forma di app sperimentali e quadranti intelligenti studiati per motivare gli utenti, promuovere la conoscenza del sé, grazie alla possibilità di disporre di un quadro completo relativo alla propria salute – che include livello di attività, sonno, nutrizione, peso e idratazione – e perseguire obiettivi di benessere.”

Fulvio Guarneri, Presidente di Unilever Italia: “il futuro del FMCG è nella personalizzazione della comunicazione e dell’offerta. Per Unilever diventa sempre più importante la relazione one to one con i consumatori, che rappresenta l’unica strada per valorizzare la loro esperienza di acquisto. In questo senso, la nostra azienda, insieme ad un pool di professionisti esperti del settore, è impegnata nella costante, ambiziosa ricerca di nuove opportunità e soluzioni consumer-centered nel più assoluto rispetto della normativa italiana vigente e del GDPR.”

PREMIO DONA: l’intelligenza dei dati è protagonista

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

L’Unione Nazionale Consumatori, la prima organizzazione consumerista in Italia, presenta la dodicesima edizione del Premio Vincenzo Dona, voce dei consumatori”, dedicato alla memoria del suo fondatore: un momento di riflessione sui dati, intelligenza artificiale, rischi e opportunità della data-economy.

Roma, 16 novembre 2018 – “Appuntamento questa mattina a Roma (Teatro Argentina, Largo di Torre Argentina 52) con la dodicesima edizione del Premio “Vincenzo Dona, voce dei consumatori”, evento organizzato dall’Unione Nazionale Consumatori, la prima organizzazione di consumatori in Italia, fondata nel 1955 da Vincenzo Dona.

L’incontro, ispirato al ricordo del fondatore, autentica “voce dei consumatori” e padre del movimento consumerista italiano, quest’anno vede protagonista l’intelligenza dei dati, in una mattinata di confronto sulle opportunità e i rischi dell’utilizzo dei dati personali: dal marketing alla grande distribuzione, dall’Internet delle cose alla cyber sicurezza, passando naturalmente per la tutela della privacy con uno sguardo rivolto al futuro della “data economy”.

A fare gli onori di casa, l’avvocato Massimiliano Dona, Presidente di Unc, che anticipa alcuni dei temi della giornata: “i dati sono considerati l’oro del nostro tempo, un’autentica moneta di scambio per avere beni e servizi di qualità, a condizione, naturalmente che lo scambio sia consapevole, trasparente ed equo. Ne parliamo con istituzioni, imprese, esperti, cercando di liberarci dai pregiudizi che hanno circondato in questi mesi l’utilizzo dei dati personali, frutto anche dei numerosi casi di cronaca che li hanno visti protagonisti in negativo (da Cambridge Analytica in poi). Affrontiamo il tema in un’ottica propositiva, presentando i Big Data come un’opportunità per i consumatori e per le stesse imprese, seppur con le doverose precauzioni. Grazie ai dati l’uomo è andato nello spazio, ci avete mai pensato? Proprio per questo ad aprire il nostro evento abbiamo chiamato un cosmonauta, Walter Villadei, ma non solo! I dati sono musica e tra i nostri ospiti abbiamo la violinista elettronica Luvienne che si esibirà sul palco.

I dati, poi, hanno senz’altro bisogno di etica e per questo il Premio Vincenzo Dona per le personalità, quest’anno va al Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro.”

Con queste parole, Antonello Soro, Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali accoglie la notizia del riconoscimento:  “ringrazio sentitamente l’Unione Nazionale Consumatori per il conferimento del Premio, che onora me e l’Autorità, soprattutto in ragione dell’importanza attribuita, nell’attività del Garante, alla tutela del consumatore rispetto al trattamento dei propri dati personali. In tale contesto, infatti, ancor più che in altri, il diritto alla protezione dei dati personali si manifesta con evidenza maggiore  quale presupposto di libertà e non discriminazione, fattore in grado di riequilibrare -in un panorama segnato dalla ‘rivoluzione’ dei big data- il rapporto tra persona e mercato, dignità e iniziativa economica, autodeterminazione e politiche commerciali. Il sempre più esteso ricorso alla profilazione in funzione strumentale alla pubblicità mirata, così come la tendenza crescente alla ‘monetizzazione’ dei dati personali, utilizzati quali corrispettivo di beni e servizi offerti solo apparentemente in via gratuita, rappresentano infatti fenomeni potenzialmente rischiosi per la libera e autonoma determinazione delle persone. La disciplina di protezione dati rappresenta, in questo senso, uno straordinario presidio di libertà, prevedendo (anche grazie alle innovazioni introdotte dal nuovo quadro giuridico europeo) le garanzie essenziali per assicurare quella fiducia nell’economia digitale indispensabile al suo stesso sviluppo, come recita il GDPR.”

L’entrata in vigore del GDPR ha segnato un momento importante nell’economia digitale, PHD Italia -agenzia media e di marketing di Omnicom Media Group- a riguardo ha condotto una ricerca sugli italiani e il loro atteggiamento nei confronti dei dati personali, dal titolo “L’insostenibile leggerezza del dato”, di cui parla Alessandro Lacovara, Managing Director: “il 73% degli intervistati dice di sapere che i propri dati personali hanno un valore commerciale e il 62% sa bene cosa vorrebbe in cambio una volta ceduti: denaro contante. 90 euro al mese è il prezzo medio che gli italiani chiederebbero a un’azienda per consentirle di ‘spiare’ le proprie abitudini d’acquisto e le ‘tariffe’ salgono oltre i 100 se a essere monitorate sono informazioni di tipo medico o che riguardano la propria intimità. Troppo poco? Lasciamo tracce online ogni giorno, quasi senza accorgercene, e la tecnologia le utilizza apparentemente senza sforzo. Ma questo lavoro silenzioso sta cambiando tutto e affrontare marketing e comunicazione senza capire la centralità del dato è -oggi e domani- insostenibile: i brand dovranno sempre più concentrarsi su come ottenere la fiducia dei consumatori in merito alla gestione dei dati personali e da questo dipenderà il fallimento o il successo delle aziende del prossimo futuro.”

Nel suo intervento Gaia Rubera, Professore di Marketing all’Università Bocconi mette in luce alcuni elementi fondamentali per capire la rilevanza dei Big Data nella cosiddetta Data-driven economy: “che cosa sono i Big Data, da dove originano e qual è il ruolo determinante nel processo di liberalizzazione della ricerca in ambito Machine Learning?”. L’intervento spiega come funzionano i principali algoritmi di Machine Learning e come questi possano essere utilizzati in maniera “intelligente” per creare valore non solo per le imprese ma anche per la società. “Alla luce degli ultimi avvenimenti legati ad un uso improprio di Big Data e Machine Learning per influenzare il comportamento di ignari cittadini -afferma Rubera è fondamentale trovare un adeguato bilanciamento tra protezione della privacy del cittadino e necessità di garantire che la ricerca su Machine Learning non finisca per essere monopolio di poche imprese.”

Non si può parlare di tecnologia ed etica dei dati senza tener conto dell’importanza delle “persone”: Gianni Bientinesi esperto in Business Intelligence, studi e ricerche di mercato a livello internazionale, ideatore dell’Osservatorio sulla Casa di Leroy Merlin Italia, ha scritto un libro dal titolo “Le persone oltre i numeri”. “La nostra vita si sta digitalizzando e forse ancora non ce ne siamo resi conto -afferma Bientinesi. Il fatto che tutto sia tracciato dà la possibilità a chi fa ricerca di analizzare in modo formale e sistematico le dinamiche di comportamento e di consumo. Le tecniche statistiche ed il data mining stanno diventando il mantra per le nuove generazioni di ricercatori dei comportamenti sociali e di consumo. Le informazioni provenienti dai clienti devono diventare delle storie, devono uscire dai database e parlare alla testa ed al cuore delle persone che li utilizzano. Troppo spesso ci preoccupiamo e dedichiamo la maggior parte del nostro tempo a capire ‘come posso reperire le informazioni’ piuttosto che concentrarmi su qual è il vero obiettivo della mia azione. I dati non sono intelligenti di per sé ma devono trasformarsi in storie interessanti se vogliamo che ci aiutino a migliorare la qualità della vita delle persone.”

Molti dei nostri dati sono utilizzati dalle imprese che in cambio offrono servizi a misura di consumatore. Se ne parla nella tavola rotonda con Bruno Taranto, Customer Loyalty Data Scientist di Edison Energia, Paolo Grossi, Direttore Commerciale Refining & Marketing di Eni, Andrea Stazi, Regulatory Affairs Lead di Google Italy, Francesco Nonno, Direttore Regolamentazione di Open Fiber.

La digital strategy di Edison Energia si fonda su una visione del cliente a 360° – dichiara Bruno Taranto, Customer Loyalty Data Scientist di Edison EnergiaStiamo costruendo una data platform in grado di raccogliere i dati di ogni singolo cliente in un sistema integrato che supera i limiti dei Data Warehouse tradizionale e migliora i servizi e gli strumenti utilizzati dai clienti finali, offrendo loro una customer experience eccellente. Condivisione che ottimizza allo stesso tempo il nostro lavoro e ci mette in condizione di gestire i dati dei nostri clienti in maniera efficiente e sicura, nel pieno rispetto dei principi di Data Governance e Data Quality, grazie ad un approccio privacy by design.” 

Paolo Grossi, Direttore Commerciale Refining & Marketing di Eni: “siamo impegnati in un percorso di trasformazione e innovazione affinché i clienti scelgano il marchio Eni anche per la differenziazione del servizio, oltre che per la qualità dei prodotti. L’obiettivo è migliorare l’esperienza del cliente dentro e fuori le Eni Station, offrendo servizi funzionali al suo stile di vita, come sintetizzato dal nostro claim ‘Un Mondo che si muove con te’. L’innovazione digitale consente di ampliare e personalizzare le offerte tra cui il cliente può scegliere ma al tempo stesso deve rendere la fruizione semplice, intuitiva e veloce. Le app Enjoy, Eni Station + e Eni Station Partita Iva sono state sviluppate per facilitare anche i clienti non nativi digitali: permettono il pagamento tramite cellulare, ma offrono anche molte altre funzionalità. Con Eni Station + consolidiamo il programma di fedeltà permettendo di accelerare l’accumulo di punti You&Eni, da utilizzare come voucher per ottenere carburante omaggio o per l’acquisto di vari prodotti o servizi, dal food ai viaggi. Eni Station Partita Iva consente ai liberi professionisti di pagare il rifornimento con l’app, anche in orario di chiusura della stazione, ricevendo la fattura elettronica sulla propria PEC, veloce e semplice come un click.” 

“La rete ultraveloce Open Fiber è realizzata in modalità Fiber To The Home (FTTH), letteralmente ‘fibra fino a casa’. Ciò consente di ottenere il massimo delle performance con velocità che partono da 1 Gigabit al secondo (Gbps)” spiega Francesco Nonno, direttore Regolamentazione di Open Fiber. Solo una rete integralmente in fibra ed in modalità FTTH può garantire prestazioni avanzate per le esigenze che oggi sono sempre più chiaramente avvertite ma che domani diverranno ineludibili: intelligenza artificiale, realtà virtuale, oggetti connessi, e-governance, robotica. Tecnologie e processi che non possono prescindere dall’evoluzione dal Megabit al Gigabit. L’AGCOM ha stabilito che il termine ‘fibra’ potrà essere utilizzato solamente da chi ha un’infrastruttura costituita esclusivamente da fibra ottica, introducendo un bollino di qualità: rosso per reti completamente in rame, giallo per reti miste rame-fibra, verde per reti al 100% in fibra.  La promozione di una rete completamente in fibra come quella di Open Fiber potrà essere effettuata dai suoi partner commerciali con il bollino verde”.

Dati e tecnologia sono un binomio indissolubile di cui parla Roberto Cingolani, Direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia che sottolinea anche un aspetto legato alla veridicità e l’attendibilità dei dati: “al giorno d’oggi siamo di fronte a un numero di dati mai visto prima: basti pensare che si producono ogni anno molti più dati di quelli che sono stati prodotti nei cinque anni precedenti. Ciò provoca anche un cambiamento del nostro costume sociale: scambiamo rapidamente su Internet dati e immagini e reperiamo con facilità immense quantità di informazioni. L’aspetto positivo è che l’informazione è molto più democratica rispetto a qualche tempo fa: chiunque può avere accesso diretto alle notizie, togliersi delle curiosità, prendere numeri, date, situazioni; l’altra faccia della medaglia è che le fonti non sono controllate: si parla di fake news, ma in generale la grande quantità di dati ad accesso diretto è nemica del metodo scientifico in cui il dato normalmente va certificato e verificato. Da un lato quindi è molto bello che ci sia una società dove tutti possano immediatamente apprendere le informazioni che servono, dall’altro, bisogna considerare che l’informazione andrebbe metabolizzata. Invece stiamo accumulando un così detto ‘debito cognitivo’, nel senso che siamo eruditi, possiamo sapere tutto in tempo reale, ma non abbiamo sviluppato capacità logiche, analitiche, filosofiche e matematiche che ci consentano di sfruttare questa grande disponibilità di dati in maniera intelligente. È un problema del sistema formativo ma è anche un problema etico: proprio perché molte di queste informazioni non sono certificate e sovente sono sbagliate. Bisognerebbe trovare un sano equilibrio fra l’accesso diretto e immediato all’informazione ma anche la veridicità di questa informazione e l’attendibilità delle fonti.”

Un altro libro che ha i dati (e la concorrenza) come protagonisti è “Is competition a click away?” di Guido Stazi del Comitato per le valutazioni economiche dell’Autorità Antitrust e Stefano Mannoni, Professore di Diritto della comunicazione dell’Univeristà degli Studi di Firenze. Ecco quanto sostengono i due autori: “l’Antitrust deve tornare a confrontarsi con le sue le radici costitutive, con la sua ispirazione fondatrice: alla fine dell’Ottocento negli Stati Uniti fu varato lo Sherman Act, la prima legge sulla concorrenza, per impedire che imprese troppo grandi monopolizzassero i mercati accumulando enormi ricchezze, accrescendo così le diseguaglianze e condizionando la democrazia. Non c’è dubbio che le imprese che hanno dato vita alle grandi piattaforme digitali esprimono una formidabile concentrazione di potere economico, tecnologico e finanziario, che attualmente non ha eguali né rivali in termini di capitalizzazione, profitti, liquidità, patrimonio di dati e tecnologia e, conseguentemente, in termini di influenza economica e politica in senso lato. E’ quindi una priorità assoluta, in considerazione della possibile deriva monopolistica della rivoluzione digitale, che sia garantito l’assetto libero, concorrenziale e pluralista dei mercati, di ogni mercato sia che riguardi beni materiali o immateriali come le idee. Le autorità a tutela dei mercati nell’affrontare la totalizzante realtà delle grandi piattaforme digitali devono quindi recuperare lo spirito originario dell’antitrust che, preservando pluralità, libero accesso e integrità dei mercati, assicura la concorrenza, garantendo così, come sostenevano i padri fondatori, anche la democrazia.”

Chiude la mattinata, Massimo Temporelli Fisico, Divulgatore scientifico e storico della tecnologia, che prospetta una nuova rivoluzione culturale:  “i dati sono il nuovo petrolio, questo è lo slogan che più risuona nei convegni e nelle assemblee dei businessmen e dei professionisti più lungimiranti. Troveremo ricchezza e nuovi business nei dati, ma anche e soprattutto nuova progettualità, immaginazione e forse, ancora, una nuova rivoluzione culturale. In molti sono spaventati, ma a ben guardare è la biologia e la natura a dirci che i dati sono fondamentali. Basta osservare come funzioniamo noi, homo sapiens e ogni animale o pianta su questo pianeta, per comprendere che ogni nostra scelta, ogni nostra azione è frutto di una raccolta e di una elaborazione di dati: abbiamo sensi che raccolgono informazioni dall’ambiente in modo continuo, con un bit-rate da fare impallidire i computer più performanti della storia, e dunque perché negare alle aziende, ai professionisti o all’intero pianeta di diventare un organismo che raccoglie, elabora dati per evolvere in modo migliore?”

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In occasione dell’incontro sono assegnati i seguenti riconoscimenti:

“Premio Vincenzo Dona” per le personalità che si sono distinte per l’impegno a favore dei consumatori:

  •  Antonello Soro (presidente dell’Autorità per la protezione dei dati personali): per il ruolo svolto dal Garante a difesa dei consumatori e del mercato, in un’epoca di grandi cambiamenti dove non ha mancato di far sentire la sua voce anche verso il legislatore, come ad esempio, nel contrasto a fenomeni come il teleselling scorretto.

 “Premio Vincenzo Dona” per la stampa:

  •  Skytg24, ritira il premio il direttore Sarah Varetto: per aver elevato gli standard informativi in una epoca sempre più influenzata dalla tecnologia, grazie ad un linguaggio accessibile e ai numerosi approfondimenti su temi di interesse per i consumatori.

“Premio Vincenzo Dona” per le migliori tesi di laurea in materia di tutela dei consumatori:

  • Marco Losito  dell’Università di Pisa (Corso di Laurea magistrale in Giurisprudenza) con la tesi “L’impatto dei Big Data sull’assetto concorrenziale dei mercati digitali”;
  • Clarissa Satta dell’Università di Roma TorVergata (Corso di Laurea in Economia e Management) con la tesi: “Come ottenere un vantaggio competitivo attraverso i Big Data: il caso Google”

 “Premio Vincenzo Dona” per il comitato Unc:

  • Comitato di Campobasso, ritira il Premio il responsabile Ennio Cerio

Smart assistant, i nostri dati sono al sicuro?

smart assistant

Gli smart assistant hanno conosciuto una fortissima diffusione nell’arco di pochi anni e rappresentano una delle novità più amate e al contempo più discusse. Per chi non avesse familiarità con questa tecnologia, specifichiamo che si tratta di tutti gli assistenti vocali ormai integrati in gran parte di computer, tablet e smartphone, a cui è sufficiente dare un ordine preciso con la voce per ottenere una risposta rapida. Oggi li conosciamo come Siri, Alexa, Cortana e Google Assistant, ognuno sviluppato da una diversa casa produttrice, nell’ordine Apple, Amazon, Microsoft e Google, e il loro utilizzo risulta particolarmente semplice anche per gli utenti più inesperti. Tuttavia, la loro crescente popolarità, unita alla recente diffusione degli smart speaker (dispositivi molto simili a semplici casse Bluetooth, ma che integrano anche le funzioni degli assistenti vocali) ha scatenato molte polemiche, legate in particolare alla privacy e alla protezione dei propri dati personali, che molti temono possano essere violate. Per poter formare un’opinione in merito, con la collaborazione di Qualescegliere.it cerchiamo di capire innanzitutto come funzionano i dispositivi che sfruttano uno smart assistant, indipendentemente dal marchio a cui appartengono.

COME FUNZIONA UNO SMART ASSISTANT?

In primo luogo, va sottolineato che per poter funzionare correttamente uno smart assistant necessita di una connessione a Internet e ovviamente di un microfono funzionante, sia che sia integrato in uno smartphone, che in uno smart speaker, che in un computer. Quando pronunciamo un comando vocale, infatti, il nostro assistente personale deve essere in grado di registrare quanto pronunciamo e collegarsi a un server, solitamente appartenente alla stessa casa produttrice, tramite il quale è possibile decodificare gli ordini impartiti. Questo passaggio è necessario e fondamentale perché qualunque assistente vocale possa funzionare correttamente, ed è proprio la costante connessione a server appartenenti ai grandi colossi dell’industria digitale che desta preoccupazione in molti utenti, considerando anche a quante funzioni possono assolvere al giorno d’oggi gli smart assistant.

COSA PUÒ FARE UNO SMART ASSISTANT?

Il secondo passo per comprendere meglio il mondo degli assistenti vocali è conoscere quali sono le funzionalità di cui è dotato. Vediamo quali sono le principali, comuni alla grandissima maggioranza dei dispositivi in grado di supportare uno smart assistant.

  • Eseguire ricerche online: probabilmente la funzione più utilizzata in assoluto, permette di trovare una risposta veloce a moltissime domande diverse, dalla situazione del traffico sul percorso da casa a lavoro, alla traduzione di una parola straniera, alla biografia del nostro scrittore preferito, fino all’elenco dei migliori ristoranti cinesi nel raggio di un paio di chilometri rispetto alla nostra posizione attuale. Uno smart assistant permette insomma di sfruttare tutte le possibilità offerte dai motori di ricerca moderni, dalle enciclopedie e dai servizi di traduzione online, senza dover però avere davanti uno schermo e una tastiera.
  • Gestire il calendario: con particolari comandi è possibile chiedere al proprio assistente vocale di ricordarci l’appuntamento dal dentista, il compleanno di un amico, l’orario di partenza per la prossima vacanza, e molto altro ancora.
  • Controllare una rete di dispositivi in una smart home: un servizio che permette di connettere tutti i propri dispositivi smart e di controllarli con la propria voce. Sarà per esempio possibile ordinare di accendere la TV, abbassare il termostato o programmare lo spegnimento delle luci.
  • Riprodurre musica: apprezzata soprattutto durante lo sport oppure in casa, questa funzionalità permette di controllare la riproduzione delle proprie playlist e dei propri brani preferiti, integrandosi anche con applicazioni di terzi ormai molto popolari, come Spotify.
  • Telefonare gratis via internet: questo servizio è disponibile solo da pochi mesi e non è ancora diffuso in tutti i paesi in cui gli smart assistant sono utilizzati. La vera rivoluzione sta nella possibilità di telefonare senza bisogno di schede SIM. Per il momento, tuttavia, sono escluse le chiamate di emergenza.
  • Eseguire pagamenti online: uno degli aspetti più delicati legati agli smart assistant, la possibilità di gestire l’online banking semplicemente con dei comandi vocali è ancora limitata. Dipende infatti non solo dai dispositivi utilizzati e dal loro marchio, ma anche dai servizi offerti dalla propria banca.

COME VENGONO TRATTATI I NOSTRI DATI?

A questo punto può risultare più semplice comprendere le preoccupazioni legate all’utilizzo sempre più diffuso degli assistenti vocali. I dispositivi in cui questi sono integrati ci seguono tutto il giorno, tengono traccia dei nostri gusti musicali, delle strade che percorriamo, dei locali in cui mangiamo e dei negozi in cui facciamo acquisti, sfruttando in parte queste informazioni per offrire suggerimenti personalizzati sempre più precisi, soprattutto a fini pubblicitari.

Vanno però considerati alcuni aspetti importanti, che possono tranquillizzare, almeno in parte, molti utenti.

Innanzitutto, ogni azienda ha politiche diverse: Apple è nota per assicurare un maggiore protezione dei dati personali, raccogliendo meno informazioni e assicurandone per la grande maggioranza l’anonimato. Google e Amazon, d’altro canto, tendono a salvare un maggior numero di dati, cercando così di proporre pubblicità e suggerimenti mirati a seconda delle ricerche e degli acquisti già effettuati dai singoli utenti. Se da un lato questo può essere motivo di preoccupazione per qualcuno, per molti altri rappresenta un vantaggio: considerando che nel mondo digitale saremo sempre e comunque inondati da annunci pubblicitari, tanto più fastidiosi quanto più riguardano prodotti e servizi che non ci interessano minimamente, un certo livello di personalizzazione può essere infatti un fattore positivo.

In secondo luogo, ricordiamo che il microfono della maggior parte dei dispositivi smart può essere disattivato, così da isolarlo ed evitarne l’attivazione, anche nel momento in cui si pronunciasse un comando preciso. Questo può scongiurare un pericolo temuto da molti, ovvero che vengano registrate intere conversazioni private.

Infine, un’ulteriore misura molto semplice, ma spesso trascurata, è quella di modificare le impostazioni dei propri account personali: è infatti sempre possibile definire almeno una serie di parametri per limitare l’utilizzo dei nostri dati, anche se non ne possiamo effettivamente avere un controllo totale.

La questione della privacy continua a essere una delle più controverse e discusse, e nel momento in cui accettiamo di utilizzare una serie di dispositivi e servizi digitali per facilitare la nostra vita quotidiana è fondamentale farlo con consapevolezza, comprendendo come e quanto possiamo cercare di proteggere i nostri dati personali. Questo è stato uno degli aspetti di cui abbiamo parlato al Teatro Argentina di Roma nell’ambito del Premio Vincenzo Dona

A ricevere quest’anno il Premio Dona per le personalità, Antonello Soro, Presidente dell’Autorità garante per la protezione di dati personali, al quale abbiamo chiesto un commento sulla diffusione degli smart assistant e le conseguenze per la privacy dei consumatori.

“Innovazioni come quelle dello smart assistant determinano indubbi vantaggi nella vita quotidiana di ciascuno e vanno quindi, come tali, promosse.

Tuttavia, proprio il flusso di dati che tali tecniche permettono, integrando tecnologie diverse, esigono garanzie adeguate tanto per gli utenti, quanto per la sicurezza dei dati e delle reti coinvolti in questi processi.

Il Regolamento generale sulla protezione dati offre soluzioni importanti su entrambi i fronti, in un’impostazione tecnologicamente neutra che non cristallizza la norma sulla singola misura tecnica (suscettibile come tale di obsolescenza), ma fornisce la cornice giuridica in cui inscrivere l’innovazione, nel suo rapido evolversi.

Tra le garanzie sancite dal Regolamento, le più rilevanti in questo contesto sono anzitutto l’incorporazione delle misure di protezione dati negli stessi sistemi e dispositivi, in modo che essi siano progettati e configurati in maniera da minimizzare l’uso di dati personali e proteggerli adeguatamente.

Queste misure compensano quel deficit di consapevolezza che abbiamo nell’utilizzare dispositivi intelligenti di uso quotidiano, la cui apparente innocuità ci induce a sottovalutarne la potenziale esposizione ad attacchi informatici o comunque la capacità di rivelare, tramite i dati raccolti, stili e tenore di vita, persino patologie o dipendenze.

Inoltre, rispetto alla profilazione e al microtargeting che questi dispositivi possono incentivare, risultano determinanti il diritto di opposizione e quello di contestare la decisione automatizzata, nonché di ottenere l’intervento umano nel processo decisionale”. (Antonello Soro_ Presidente dell’Autorità garante per la protezione di dati personali).

Autore: Simona Volpe
Data: 16 novembre 2018

PREMIO DONA: al Garante della Privacy Antonello Soro e a Skytg24 l’edizione 2018

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Appuntamento domani con la dodicesima edizione del Premio Vincenzo Dona al Teatro Argentina di Roma. Ospiti di grande spessore per l’evento dedicato all’intelligenza dei dati.

Roma, 15 novembre 2018 – “In quello che abbiamo battezzato come ‘l’anno dei dati’ siamo orgogliosi di  consegnare il Premio Vincenzo Dona per le personalità ad Antonello Soro, Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali per aver svolto, con ancora maggiore impegno, il suo ruolo di difesa dei consumatori e del mercato, facendo sentire la sua voce anche verso il legislatore nel contrasto a fenomeni odiosi come il teleselling scorretto.” Con queste parole, Massimiliano Dona, Presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, annuncia il vincitore della dodicesima edizione del Premio Vincenzo Dona, che si terrà domani alle ore 9.00 al Teatro Argentina di Roma. 

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“Negli ultimi mesi -afferma Dona- si sono susseguiti diversi fatti di cronaca che hanno visto i dati protagonisti purtroppo in negativo con episodi eclatanti di furti e gravissime violazioni della privacy. Anche l’entrata in vigore del Regolamento europeo sulla Privacy (il così detto GDPR ) e l’approvazione della legge sui call center, di cui aspettiamo la concreta attuazione, hanno acceso i riflettori sull’importanza del trattamento dei dati personali, sia per i consumatori che per le imprese. Per questo è fondamentale il ruolo dell’Autorità che si confermi arbitro in un rapporto nuovo che se verrà vissuto all’insegna dell’etica, può portare enormi vantaggi a tutti i soggetti del mercato”.

A SkyTg24, va invece il Premio Dona 2018 per la stampa :“per gli elevati standard informativi assicurati dalla testata in una epoca sempre più influenzata dalla tecnologia, grazie ad un linguaggio accessibile e ai molti approfondimenti sui temi di interesse per i consumatori.” Ritirerà il riconoscimento il direttore di Sky Tg 24, Sarah Varetto, in rappresentanza di un’informazione puntuale, precisa e al servizio dei consumatori.

 Nel corso della mattinata saranno consegnati anche il  Premio Vincenzo Dona per le migliori tesi di laurea in materia di tutela dei consumatori a Marco Losito  dell’Università di Pisa (Corso di Laurea magistrale in Giurisprudenza) con la tesi “L’impatto dei Big Data sull’assetto concorrenziale dei mercati digitali” e Clarissa Satta dell’Università di Roma TorVergata (Corso di Laurea in Economia e Management) con la tesi: “Come ottenere un vantaggio competitivo attraverso i Big Data: il caso Google”.  Il Premio Vincenzo Dona per il comitato Unc va al Comitato di Campobasso; ritira il Premio il responsabile Ennio Cerrio.

Integratori, le domande dei consumatori

Un aiuto per tenersi in forma, per dormire meglio, per allontanare l’invecchiamento cerebrale e preservare la salute delle proprie ossa. Sono alcune delle motivazioni che spingono sempre più italiani ad utilizzare gli integratori alimentari; ne abbiamo parlato con il professor Giovanni Scapagnini (Biochimica Clinica al Dipartimento Scienze per la Salute Università degli Studi del Molise), al quale abbiamo rivolto alcune delle domande più frequenti che arrivano agli sportelli dell’Unione Nazionale Consumatori.

Professore si sente tanto parlare di alimentazione integrata, ma quali scenari possiamo immaginare grazie alla ricerca scientifica?

L’idea che la dieta sia una delle principali variabili in grado di condizionare la salute umana è antichissima e parte integrante della storia della medicina. Le ricerche e gli studi degli ultimi anni hanno permesso una accelerazione sostanziale delle conoscenze sul ruolo salutistico dei composti funzionali contenuti nel cibo. Il termine Nutraceutica, che nasce dalla fusione di “nutriente” e “farmaceutico”, è la scienza che si occupa proprio di studiare gli alimenti attivi, che hanno un effetto favorevole sulla nostra salute. Un nutraceutico può essere contenuto in un alimento, come il cioccolato o l’olio d’oliva, ma anche concentrato in un integratore alimentare. Per anni abbiamo pensato che per star bene dobbiamo soprattutto preoccuparci di evitare cibi e abitudini alimentari cattive. Sebbene questo resti sacrosanto, sappiamo adesso che è altrettanto importante assumere un quantitativo adeguato di cibi “buoni”, contenenti le sostanze nutraceutiche che favoriscono la nostra fisiologia e la nostra salute.

Il mercato attuale offre una varietà immensa di prodotti validi per qualsiasi tipo di esigenza, è possibile ad esempio rallentare l’invecchiamento cerebrale grazie ad un integratore?

La salute del cervello dipende molto dalla nostra alimentazione. Ad esempio, un adeguato apporto di vitamine del gruppo B, la B6 e la B12, e in particolare l’acido pantotenico, è importantissimo per il mantenimento delle prestazioni mentali. Un altro nutriente essenziale fondamentale per la salute e le funzioni cerebrali è l’acido docosaesanoico (DHA), un omega 3 a catena lunga presente nel pesce, di cui si consiglia l’assunzione di almeno 250 mg die (raggiungibile anche da fonti alimentari). Anche la colina, un amina quaternaria presente nei cibi e attivamente sintetizzata dal nostro organismo, svolge un ruolo nutrizionale rilevante per il mantenimento delle funzioni cognitive, in tutte le fasi della vita, e particolarmente durante la terza età. I cibi con la maggior presenza di colina sono le uova, il fegato, la soia, ma è possibile integrare questo nutriente, come tale o attraverso il suo precursore citicolina a dosaggio di 500 mg die, come supplementazione per il supporto delle funzioni cognitive.  Anche sostanze di derivazione vegetale, quali ad esempio i flavanoli del cacao, che (200mg die) supportano la fisiologia del tono vasale, favorendo circolazione e ossigenazione cerebrale, con interessanti effetti positivi sulla sfera cognitiva.

Una altro aspetto interessante per i consumatori è la salute delle ossa. Molte donne, ma negli ultimi tempi anche diversi uomini, ci scrivono se gli integratori possono essere d’aiuto per l’osteoporosi. Non è più un problema soltanto femminile?

Assolutamente vero, l’osteoporosi e le fratture ossee sono un problema grave e diffusissimo anche nel sesso maschile. La prevenzione dell’osteoporosi e, di conseguenza, delle fratture, si basa su almeno cinque punti cardine, tutti legati allo stile di vita: fare regolarmente attività fisica; mantenere un peso forma adeguato; evitare un consumo eccessivo di alcol; non fumare; e assicurare all’organismo un introito adeguato di calcio e vitamina D. Quest’ultimo aspetto può sicuramente avvalersi del supporto di una supplementazione mirata.

E’ molto comune l’utilizzo di melatonina per regolare il sonno. Possono esserci controindicazioni ad utilizzarla tutte le sere?

La melatonina è una piccola molecola derivata da un aminoacido, e prodotta nel nostro organismo soprattutto a livello della ghiandola pineale, come ormone. La sua azione è principalmente collegata alla regolazione del ritmo sonno-veglia. La melatonina è ammessa in Europa come integratore al dosaggio di 1mg;  non è un ipnotico vero e proprio, non dà fenomeni di tolleranza, cioè con il tempo non si riduce la sua efficacia, né problemi di dipendenza, come avviene per i sonniferi tradizionali. Anche se il suo uso a breve termine è considerato sicuro, si possono comunque presentare saltuariamente dei moderati effetti collaterali tra cui mal di testa, vertigini e sonnolenza durante il giorno. Non ci sono ancora numerosi studi che abbiano analizzato gli effetti di un trattamento a lungo termine con la melatonina, ma si ritiene che non presenti particolari problemi di sicurezza, anche a dosaggi più elevati. Dovrebbero comunque evitare integratori di melatonina le donne in gravidanza o allattamento e soggetti affetti da alcune patologie.

Oggi il mercato degli integratori offre davvero soluzioni per tutte le esigenze. Per chi è vegano, quale tipo di integratori è più idoneo? 

La scelta di limitare o eliminare i cibi di origine animale dalla dieta sta diventando sempre più popolare per ragioni di carattere etico, ambientale e salutistico. Sebbene tali scelte pongano il problema di eventuali carenze nutrizionali, l’Academy of Nutrition and Dietetics ritiene che la dieta vegetariana può essere sostenibile in tutte le fasi della vita. Inoltre, allo stato attuale, non vi è alcun consenso internazionale in merito alla supplementazione per i vegetariani e per i vegani. Sicuramente, però, il principale problema nutrizionale di chi segue un regime alimentare strettamente vegano consiste in una scarsa assunzione di vitamina B12 o cobalamina, vitamina presente principalmente negli alimenti di origine animale. Sebbene alcune fonti non animali, quali alghe e funghi, possano fornire quantitativi significativi di cobalamina, restano dubbi sul suo assorbimento da tali alimenti, e quindi la supplementazione con un integratore può rappresentare una precauzione adeguata ad evitare una reale carenza.  L’adeguata quantità di cobalamina da assumere giornalmente e’ stata identificata in 2,4 µg al giorno (LARN), anche se l’European Food Safety Authority (EFSA) ha stabilito un’adeguata assunzione a 4 µg al giorno per gli adulti. Sebbene nei vegani tale dosaggio non sembra poter essere raggiunto, va detto che una moderata carenza anche tra gli onnivori dei paesi occidentali non è rara. Nei casi di malassorbimento, come ipocloridria o deficit funzionale, la carenza può essere seria e svilupparsi a prescindere dal tipo di dieta.

Infine una domanda sulla tempistica, un consumatore ci chiede: faccio abbondante uso di omega 3, ci sono delle controindicazioni per trattamenti lunghi (li assumo da 6 mesi) per esempio a carico del fegato?

Gli omega 3 sono acidi grassi polinsaturi “essenziali”, cioè ne abbiamo bisogno per vivere ma non siamo in grado di sintetizzarli, quindi siamo obbligati ad assumerli con la dieta. Teoricamente le fonti alimentari odierne, soprattutto i cibi processati, sono abbastanza povere di questi nutrienti, ad eccezione di alcuni pesci e di alcuni vegetali. In linea di massima, quindi, trattamenti lunghi a dosaggi considerati fisiologicamente utili (250 mg die) non solo non presentano controindicazioni, ma sono consigliabili. Dosaggi più elevati fino a 2 g al giorno sono stati valutati sicuri anche per lunghi periodi di assunzione. Per dosaggi più elevati bisogna tener presente di alcuni effetti funzionali, che più che delle vere controindicazioni, possono rappresentare fattori rilevanti di interazione con trattamenti farmacologici. Tra questi l’azione ipotensiva (dai 3 g in su) e quella chiarificante/anticoagulante da 4 g in su.  

Per saperne di più scarica la guida L’uso corretto degli integratori (realizzato in collaborazione con Integratori Italia – AIIPA). 

Autore: Simona Volpe
Data: 14 novembre 2018

Cultura: +2,6% la spesa nel 2017

Gli italiani continuano a spendere in cultura: +2,6 % la spesa delle famiglie nel 2017 rispetto all’anno precedente, pari a 71,4 miliardi di euro. Il dato emerge dal quattordicesimo Rapporto di Federculture Impresa Cultura.

In particolare, 31 miliardi di euro sono stati destinati a teatro, cinema, musei e concerti (+3,1% rispetto al 2016). Il trend positivo del settore, però, lascia spazio anche ad alcune ombre come le disparità geografiche e il divario tra Nord e Sud Italia. Nelle regioni settentrionali la spesa mensile in cultura in media supera i 150 euro, mentre in Meridione si abbassa intorno ai 95 euro, con il Trentino Alto Adige sul podio con una spesa media di 191 euro e i siciliani ultimi in classifica, che spendono circa 66 euro al mese in cultura. Nonostante la crescita della spesa, l’Italia rimane comunque al di sotto della media europea: nel budget famigliare degli italiani la voce cultura copre il 6%, contro una media di 8,5 % degli europei e addirittura dell’11% dei più virtuosi svedesi.

Cresce leggermente la quota di chi legge almeno un libro all’anno (dal 40,5% del 2016 al 41% del 2017), ma la voce che più preoccupa nel rapporto è quella dell’inattività culturale: il 38,8% degli italiani adulti non partecipa a nessun tipo di attività culturale.

Il 2017 è stato un anno favorevole e in crescita anche per il turismo culturale, che si conferma il segmento di maggior peso del settore coprendo il 35,4% del mercato turistico e che ha visto un aumento dell’11,4% della spesa. Lombardia, Lazio e Veneto sono le regioni in cui si concentra il 60% della spesa turistica.

Rottamazione ter: ecco di che si tratta


 

La domanda dei consumatori: per mettersi in regola con il Fisco ho sentito che si può usufruire della “rottamazione ter” . Ma di che si tratta esattamente?

 

La risposta di Gianluca Timpone, dottore commercialista.

La Rottamazione-ter consiste in una forma di sanatoria fiscale che prevede la possibilità di ridefinire il proprio debito con il fisco (relativo al periodo tra il 2000 e il 2017) a condizioni agevolate, e consiste nella:

  • esclusione dal pagamento delle sanzioni e degli interessi di mora;
  • possibilità di rateizzare il pagamento in massimo 10 rateconsecutive di pari importo in 5 anni;
  • pagamento di interesse ridotti al 2% l’anno;
  • possibilità di compensare i debiti con il fisco con i crediti nei confronti della pubblica amministrazione.

Le istanze potranno essere presentate entro il 30 aprile 2019:

a. con modalità cartacea presso gli sportelli dell’Agenzia Entrate-Riscossione
b. tramite PEC all’indirizzo di posta elettronica certificata della Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione di riferimento
c. tramite l’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione se si è in possesso del PIN per il «Cassetto Fiscale» oppure del PIN dell’Inps o le credenziali SPID

 

 

TimponeVuoi saperne di più sui temi fiscali? Ti chiedi cosa può fare un cittadino in vista di un pignoramento, di un fermo amministrativo di un suo bene o del sequestro di un immobile? Scopri di più nel libro di Gianluca Timpone: “Dammi tregua – In un sistema economico in continua evoluzione non vi è nulla di sicuro… tranne le tasse

 

Vuoi fare anche tu una domanda al nostro esperto? Scrivi a esperto@consumatori.it, ricordandoti di mettere in oggetto “commercialista”. I quesiti più interessanti saranno selezionati per avere una risposta in questa rubrica, continua a seguirci!