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PALESTRE: clienti possono riavere i soldi

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Antitrust, grazie all’Unc, apre procedimento su chiusura palestre durante Covid: i clienti possono chiedere lo scioglimento del contratto.

Roma, 21 gennaio 2021 – “Attendiamo ovviamente la conclusione del procedimento dell’Antitrust per trarre le considerazioni finali, ma è indubitabile che la tesi giuridica che abbiamo rivendicato fin dall’inizio della pandemia ha avuto finora pieno accoglimento e si è fatto un passo avanti importante nella difesa dei diritti dei consumatori in epoca Covid” afferma l’avv. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando il fatto che l’Antitrust, accettando le tesi dell’esposto dell’associazione,  ha aperto un procedimento sulla chiusura delle palestre in epoca Covid, nei confronti di McFit Italia srl.

“Insomma, anche se la sospensione delle attività sportive è stata decisa dal Governo con i vari Dpcm e la chiusura delle palestre non è certo colpa dei gestori, i diritti dei clienti non possono essere compressi. Quindi, ai sensi dell’art. 1463 del Codice Civile, la parte liberata per la sopravvenuta impossibilità della prestazione, ossia la palestra, non può chiedere la controprestazione al cliente e deve restituire la prestazione già ricevuta, secondo le norme relative alla ripetizione dell’indebito. Senza se e senza ma, dalle palestre alle piscine!” conclude Dona.

Come conferma l’Authority, a seguito della chiusura delle palestre prevista dai vari Dpcm a partire dai primi giorni di marzo fino a fine maggio, il professionista non avrebbe sospeso i pagamenti dei consumatori che pagavano tramite r.i.d. bancario le rate previste del contratto, proponendo la fruizione in coda, ossia di recuperare i giorni di chiusura della palestra alla fine dell’abbonamento, sostenendo nella loro comunicazione alla clientela che, non subendo alcun danno, “per questo motivo, non è possibile richiedere sospensioni degli abbonamenti“. Poi, a seguito dell’entrata in vigore del decreto Rilancio (art. 216 comma 4 del d.l. n. 34 del 19 maggio 2020), ha emesso voucher di valore pari a 3 mesi utilizzabili entro il 1° giugno 2021, non consentendo lo scioglimento del contratto ai sensi dell’art. 1463 del codice civile, espressamente richiamato dalla normativa emergenza.

Per l’Antitrust, però, i comportamenti descritti “appaiono configurare distinte pratiche commerciali scorrette” in base al Codice del Consumo. La richiesta ai consumatori del pagamento delle rate, “limitando la libertà di scelta dei consumatori attraverso una coercizione al pagamento di servizi che non possono essere resi, appare integrare una pratica aggressiva“. Quanto al rifiuto opposto ai consumatori che avevano richiesto lo scioglimento del contratto di abbonamento ai sensi dell’art. 216 del Dl Rilancio, “tale diniego limiterebbe la libertà di scelta del consumatore, ostacolando il diritto di scioglimento del rapporto da parte degli utenti previsto dalla normativa emergenziale“.

Se volete inviarci anche voi la vostra segnalazione su palestre, centri fitness o centri sportivi potete farlo attraverso i nostri sportelli.

IVASS: 241 siti fake nel 2020

L’Ivass ha comunicato, rispondendo a una richiesta dell’Unione Nazionale Consumatori, il dato definitivo dei siti irregolari scoperti nell’anno 2020: 241 siti fake.

Un dato a dir poco allarmante, anche per il rialzo registrato: 50 siti nel 2017, 103 nel 2018, più del doppio, 168 nel 2019 (+63% sul 2018), 241 nel 2020 (+43,5%).

Purtroppo il dato di 241 siti irregolari non corrisponde ai siti chiusi, e questo perché all’Ivass non è ancora stato dato un potere autonomo di oscurare e chiudere i siti irregolari senza dover ricorrere alla magistratura. Un potere invece dato ad altre Authority come la Consob. Un vuoto che il legislatore dovrebbe subito colmare, insieme all’altra grande ingiustizia, quella di non aver attenuato le sanzioni per l’automobilista che in perfetta buona fede circola senza la copertura assicurativa essendo vittima di una truffa e avendo sottoscritto una polizza falsa, distinguendolo da chi irresponsabilmente e con dolo non si è assicurato. La multa prevista dall’art. 193 comma 2 del Codice della strada è sempre e comunque da 868 a 3.471 euro.

ANTITRUST: vittoria su prescrizione di luce gas contro Eni e Enel

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Antitrust sanziona Eni e Enel per 12,5 mln di euro per aver rigettato prescrizione biennale delle bollette. Ora consumatori devono riavere i soldi.

Roma, 20 gennaio 2021 – “Finalmente si chiude una lunga battaglia che abbiamo condotto sulla prescrizione. Una nostra vittoria e una vittoria per tutti i consumatori” afferma l’avv. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, l’associazione che ha segnalato le società all’Antitrust ottenendo la sanzione per Eni, Enel e Sen per 12,5 milioni complessivi, avendo accertato l’Authority l’ingiustificato rigetto delle istanze di prescrizione biennale presentate dagli utenti a causa della tardiva fatturazione dei consumi di luce e gas.

“Una conferma delle nostre tesi. Ogni scusa era buona per non concederla, scaricando la responsabilità sull’utente finale, spesso supportati anche dai distributori locali. Ora che la prescrizione si applica senza se e senza ma, grazie all’ultima modifica introdotta con la Legge di Bilancio del 2020, il problema è stato in gran parte risolto” prosegue Dona.

“Ma i consumatori ora devono riavere i soldi maltolti e, soprattutto, poter bloccare i pagamenti in corso. Ci sono famiglie, infatti, che stanno ancora pagando la rateizzazione per via di bollette pluriennali. Ora servono anche le condanne dei distributori. Insomma, la guerra non è ancora finita” conclude Dona.

Ai sensi dell’art. 1, comma 4, della Legge di Bilancio 2018 (L. 205/2017), infatti, non solo quando l’Antitrust aveva aperto il procedimento il consumatore che aveva presentato reclamo sul conguaglio aveva diritto alla sospensione del pagamento finché non fosse stata verificata la legittimità della condotta dell’operatore, ma ora che la verifica dell’Antitrust si è conclusa con una condanna, è “diritto dell’utente … ottenere entro tre mesi il rimborso dei pagamenti effettuati a titolo di indebito conguaglio“.

Contattateci, quindi, per far valere questo vostro diritto scrivendo al nostro Sportello Energia.

L’Antitrust ha accertato l’ingiustificato rigetto delle istanze di prescrizione biennale presentate dagli utenti, a causa della tardiva fatturazione dei consumi di luce e gas, in assenza di elementi idonei a dimostrare che il ritardo fosse dovuto alla responsabilità dei consumatori. La legge all’epoca vigente (art. 1 comma 5 della Legge 27 dicembre 2017, n. 205), infatti, escludeva la prescrizione “qualora la mancata o erronea rilevazione dei dati di consumo derivi da responsabilita’ accertata dell’utente”. Poi la L. 27 dicembre 2019, n. 160 ha abrogato questo comma 5, quindi ora, dal 1° gennaio 2020, questa scusa per non far scattare la prescrizione, per la quale comunque ora c’è stata la condanna dell’Antitrust, non vale più.

Le società, invece, addebitavano agli utenti la responsabilità della mancata lettura dei contatori a fronte dei tentativi di lettura dichiarati dal distributore; tuttavia, tali tentativi non solo non erano documentati, ma spesso erano smentiti dalle prove fornite dai consumatori, anche in sede di conciliazione: ad esempio l’accessibilità del contatore o la presenza in casa dell’utente, di suoi congiunti o del portiere dello stabile al momento del presunto tentativo di lettura del contatore. Inoltre, durante il procedimento è emerso che Enel Energia e Servizio Elettrico Nazionale addebitavano immediatamente gli importi fatturati soggetti a prescrizione agli utenti che avevano scelto come modalità di pagamento la domiciliazione bancaria/postale o l’uso della carta di credito, talvolta ignorando l’istanza di prescrizione sollevata dagli utenti oppure comunicando loro il relativo rigetto soltanto in seguito.

Considerando la gravità della pratica commerciale scorretta attuata dalle due società, l’Autorità ha sanzionato Enel Energia per 4 milioni di euro e Servizio Elettrico Nazionale per 3,5 milioni di euro, mentre ha irrogato a Eni gas e luce una sanzione di 5 milioni di euro, pari al massimo edittale, a causa del maggior numero di istanze di prescrizione rigettate in proporzione alle istanze presentate dai consumatori e della recidiva in tema di condotte scorrette relative alla prescrizione.

Consumer Angels, 3 guide per i consumatori sugli acquisti e le bollette

Come acquistare online in sicurezza? Quali regole per far valere la garanzia? E ancora: quali sono i disservizi più comuni della telefonia? Sono alcune delle domande più frequenti che i consumatori rivolgono agli sportelli dell’Unione Nazionale Consumatori, alle quali i nostri esperti hanno risposto all’interno di tre guide realizzate nell’ambito del progetto “Consumer Angels”, finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico (ai sensi del D.D. del 01/10/2018) e realizzato dalla nostra Unione Nazionale Consumatori in partenariato con U.Di.Con. e Movimento Difesa del Cittadino.

La prima difesa per i consumatori è conoscere i propri diritti, per questo le guide: Acquisti sul web”, “Decalogo bollette telefoniche” e “Garanzie post vendita”  rappresentano un valido strumento di supporto per chi è alle prese con i più comuni problemi di consumo.

Sapevi ad esempio che grazie al DLgs 21/2014 che recepisce la Direttiva Europea 2011/83 è aumentata la protezione del consumatore negli acquisti online? All’interno della guida “Acquisti sul web” sono riportati in maniera semplice ed esaustiva i principali diritti dei consumatori quando acquistano sul web: dal diritto di ripensamento alla trasparenza dei prezzi fino naturalmente alle modalità di contestazione grazie ai nostri esperti.

Dall’esperienza degli esperti di UNC nasce il decalogo sulle bollette telefoniche che  riporta i casi più frequenti ai nostri sportelli dai quali trarre insegnamento ed evitare di cadere negli stessi errori: uno su tutti, come difendersi dall’attivazione dei servizi non richiesti. Basta leggere la guida per avere le idee più chiare!

Infine, il decalogo sulle garanzie post vendita risponde a tutti quei casi in cui, nonostante l’impegno e la buona fede del consumatore, l’oggetto che si è acquistato è difettoso o non conforme a quanto ordinato.

Autore: Simona Volpe
Data: 12 gennaio 2021

Gatto in condominio: cosa dice la legge?

La riforma della normativa sulla presenza di animali in condominio ha stabilito che i regolamenti condominiali non possono vietare di possedere o detenere animali domestici come cane e gatto all’interno delle abitazioni private (art. 1138 c.c.).

Dagli ultimi dati raccolti (Rapporto Assalco – Zoomark 2019 Fonte DOXA – Gli italiani e gli animali da compagnia), è risultato che circa il 39% degli italiani ha almeno un cane o un gatto. Le famiglie che possiedono gatti sono il 18,3% (circa 4 milioni di nuclei e 7.300.000 felini).

Il gatto, si sa, è un animale curioso. Per natura è portato a esplorare. Per questo, anche se vive prevalentemente in casa, appare spesso incline a uscire all’esterno. Dal punto di vista comportamentale, la possibilità di trascorrere una parte della vita all’aperto porta diversi vantaggi al gatto, seppure non sia priva di qualche rischio.

Non bisogna, però, sottovalutare il fatto che, nei contesti condominiali, le parti esterne sono in genere parti comuni. In alcuni casi, potrebbero esserci anche spazi di verde privato antistanti alcuni appartamenti al piano terra.

Cosa dice la legge

Gli animali domestici posseduti dai condomini possono avere accesso alle parti comuni condominiali, purché questo non pregiudichi i diritti degli altri abitanti dell’immobile. Di norma, a questo scopo, gli animali devono essere sempre accompagnati dal condomino-proprietario o comunque trovarsi nella sua sfera di controllo.

Quando il gatto esce dagli spazi privati, ciò non riesce a essere sempre garantito. Un gatto, infatti, tende a muoversi liberamente e in questo modo può entrare in contatto con altre persone e/o animali domestici. I condomini-proprietari devono, dunque, adottare tutte le misure necessarie per garantire che il loro animale non crei problemi, ad esempio di tipo igienico o per la quiete e la sicurezza degli altri condomini e di altri animali.

Ogni proprietario è, infatti, responsabile di qualsiasi danno che il suo gatto dovesse causare ad altri, a meno che riesca a dimostrare che sia stato un evento imprevedibile a provocarlo. Significa che, in linea generale, dovrà risarcire il costo degli eventuali danneggiamenti lamentati dai vicini o dall’amministratore del condominio.

Quindi, attenzione al rischio che il gatto si faccia le unghie su cuscini o tende altrui oppure che faccia cadere un oggetto fragile o scelga la fioriera di qualcuno per i propri bisognini.

Il gatto che esce può essere considerato uno stalker di condominio?

Sembra impossibile, ma una sentenza piuttosto recente della Corte di Cassazione ha stabilito che una donna, continuando a lasciare uscire i suoi gatti nonostante le ripetute lamentele della vicina, ha commesso il reato di «stalking condominiale» (Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza n. 25097/2019).

I gatti, privi di controllo, erano soliti sporcare e comportarsi in un modo che recava grande disagio alla condomina dirimpettaia. I giudici hanno appurato che la proprietaria aveva “volontariamente continuato a liberare i gatti nelle parti comuni dell’edificio, nella evidente consapevolezza delle conseguenze sul piano igienico che ciò comportava e della molestia che in tal modo arrecava alla propria vicina di casa”. Hanno, quindi, confermato il reato di atti persecutori, appunto perché era stata esclusa la semplice incuria nella custodia.

Un caso limite. Ma che conferma quanto sia necessario rispettare sia la natura degli animali (è criminale usarli per i propri scopi dolosi) sia la tranquillità delle altre persone.

La detenzione di (troppi) gatti può far incorrere in altri reati

Può succedere che i gatti in famiglia siano più di uno. Le norme locali in genere stabiliscono in 10 il numero massimo di soggetti che si possono detenere senza doverne dare comunicazione al Sindaco.

Un numero superiore di felini può sfuggire alla capacità di accudimento e sfociare in condizioni di insostenibilità igienico-sanitaria e di sofferenza per gli animali e per le persone che coabitano con loro. Le pessime condizioni igieniche possono, poi, diventare un problema per tutto il condominio.

In questi casi è necessario attivare il servizio veterinario pubblico e i servizi sociali. L’accumulo di animali è già stato ritenuto equivalente al reato di detenzione degli animali stessi in condizioni incompatibili con la loro natura. Ma spesso dietro a queste situazioni si nascondono gravi problemi di disagio psicologico, di cui gli animali fanno le spese e che comunque non è giusto ignorare.

E se una colonia felina sceglie di vivere nel condominio?

Il verde condominiale potrebbe essere frequentato anche da gatti non di proprietà, ma appartenenti a una colonia felina. La legge tutela la loro presenza, stabilendo che i gatti non possono essere allontanati se non per motivi legati alla loro stessa incolumità o per gravi motivazioni sanitarie (lo decide il Comune, d’intesa con il servizio veterinario pubblico competente).

L’accudimento della colonia è considerato legittimo, così come lo è la collocazione di piccoli ricoveri in uno spazio comune del condominio, nel rispetto delle norme igieniche e del decoro dell’ambiente.

Autore: Paola Fossati (animalidacoompagnia.it)
Data: 18 gennaio 2021

Canone Rai, tempo fino al 31 gennaio per chiedere l’esenzione

Torna puntuale, come all’inizio di ogni anno, l’obbligo di pagare il canone Rai anche in questo 2021.

Così come negli anni passati però, determinate categorie possono chiedere l’esenzione dal pagamento di questa tassa purché rispettino alcuni criteri e inviino la documentazione richiesta entro e non oltre il 31 gennaio. Entro quella data dovranno anche essere effettuati i pagamenti della tassa sulla tv per tutti gli utenti che devono pagarla con il modello F24.

Canone Rai per chiunque (o quasi) possegga un televisore

Il canone Rai è una tassa che sono chiamati a pagare i contribuenti in possesso di un apparecchio televisivo. Ricordiamo infatti che non è sufficiente non guardare i canali Rai o non accendere mai la Tv per essere esentati dal pagamento della tassa in questione.

L’importo che ogni anno gli italiani sono chiamati a pagare ammonta attualmente a 90€ che vengono divisi in 10 rate mensili da 9€ l’una inserite direttamente nella bolletta della luce.

Esenzione: chi ne ha diritto

Alcuni soggetti sono esentati dal pagamento del canone Rai, in particolare, per il 2021, a poter non pagare l’imposta sulla Tv saranno:

  • anziani con più di 75 anni e un reddito fino a 8000€;
  • invalidi civili degenti in una casa di riposo;
  • proprietari di casa non residenti, come ad esempio nel caso di un immobile che viene affittato o una seconda casa utilizzata per le vacanze;
  • militari delle Forze Armate Italiane, ma solamente per gli apparecchi tv che si trovino in luoghi comuni come caserme, sale convegno ecc.;
  • militari di cittadinanza straniera appartenenti alle Forze NATO;
  • i non possessori di televisioni o apparecchi preposti alla ricezione di radioaudizioni televisive. Proprio per quest’ultima categoria ci sono alcuni adempimenti da compiere per comunicare la mancata presenza di una tv in casa e così non pagare il canone.

Entro il 31 gennaio inviare l’autocertificazione

Dal 1° gennaio 2016 è in vigore la presunzione di possesso della tv nel caso in cui esista un’utenza elettrica ad uso domestico residente. Dovrà essere quindi premura dell’utente che non ha una televisione in casa comunicarlo prontamente per essere così esentato dal pagamento del canone Rai.

Chi non possiede un televisore avrà quindi tempo fino al 31 gennaio 2021 per inviare il modulo di autocertificazione all’Agenzia delle Entrate chiedendo così l’esonero dal pagamento del canone.

L’autocertificazione, che ha valenza annuale, può essere presentata attraverso varie modalità:

  • utilizzando l’applicazione online Fisconline accessibile dal sito dell’Agenzia delle Entrate (https://telematici.agenziaentrate.gov.it/Abilitazione/Fisconline.jsp);
  • attraverso un apposito intermediario abilitato come, ad esempio, CAF; commercialisti, ecc.;
  • inviando il modulo con la richiesta di esenzione via posta, unitamente alla copia di un documento di identità, in plico raccomandato senza busta all’indirizzo: “Agenzia delle Entrate – Ufficio di Torino 1 – Sportello Abbonamenti Tv – Casella Postale 22 – 10121 Torino”.
  • infine, ulteriore possibilità, è quella di inviare la dichiarazione tramite PEC purché sia firmata con firma digitale. L’indirizzo mail a cui inviare la posta elettronica certificata è: cp22.sat@postacertificata.rai.it

Scadenza per pagare tramite F24

Il 31 gennaio è anche l’ultimo giorno utile per pagare il canone Rai tramite il modello F24. Questa modalità di pagamento è prevista nei casi in cui nessun membro della famiglia anagrafica tenuta al versamento del canone sia titolare di un contratto di fornitura elettrica di tipo residenziale. Ad esempio: le case multifamiliari dove ad un unico contatore fanno capo più nuclei familiari; l’inquilino di un appartamento in affitto o i figli che abitano nelle seconde case.

Nel modello F24 il cittadino dovrà indicare i codici tributo “TVRI” per il rinnovo dell’abbonamento Rai già in essere e “TVNA” per i rinnovi abbonamenti.

I pagamenti tramite F24 potranno essere effettuati:

  • in un unico versamento da 90€ entro il 31 gennaio 2021;
  • in due rate semestrali pari a 45,94€ ognuna, da pagare entro il 31 gennaio la prima, ed entro il 31 luglio la seconda;
  • in quattro rate trimestrali pari a 23,93€ l’una, da versare rispettivamente entro il 31 gennaio, il 30 aprile, il 31 luglio e il 31 ottobre 2021.

 

Autore: Lorenzo Cargnelutti
Data: 18 gennaio 2021

Bollette e prescrizione oltre 2 anni, arriva la multa dell’Antitrust

 

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sanzionato ENI, ENEL e SEN per 12,5 milioni complessivi, avendo accertato l’ingiustificato rigetto delle istanze di prescrizione biennale presentate dagli utenti a causa della tardiva fatturazione dei consumi di luce e gas. E’ il risultato di una lunga battaglia condotta dalla nostra associazione che da tempo segnalava abusi sulla prescrizione da parte di alcune aziende dell’energia.

COSA PREVEDE LA LEGGE

La legge di Bilancio 2018 cercò di mettere un freno al problema dei maxi conguagli introducendo un principio fondamentale: non è possibile richiedere pagamenti relativi a consumi che riguardano un periodo superiore a 2 anni per quanto riguarda i consumi di luce, gas e acqua. In questi casi andrebbe infatti applicata la prescrizione

Come Unione Nazionale Consumatori partecipammo attivamente alla stesura della norma ma le nostre osservazioni non furono tutte recepite e, soprattutto, fu introdotto un comma che prevedeva la non applicabilità della prescrizione breve “qualora la mancata o erronea rilevazione dei dati di consumo derivi da responsabilità accertata dell’utente” snaturando, e di fatto svuotando, l’efficacia della norma. Da subito denunciammo questo grave vulnus della legge ma, nonostante le nostre segnalazioni, per due anni nulla è stato fatto per risolvere il problema. In questo periodo, alcune aziende hanno continuato a rifiutarsi di applicare la prescrizione breve trincerandosi dietro le falle della norma e costringendo i consumatori vittime di maxiconguagli a dover scegliere se procedere per le vie legali o accontentarsi di accettare e pagare il debito rateizzandolo.

Fortunatamente con la legge di Bilancio 2020 è stata fatta finalmente chiarezza abrogando completamente il comma della legge di Bilancio 2018 che rendeva, di fatto, inapplicabile la prescrizione biennale; l’ARERA, l’Autorità di regolazione del settore, seppur in ritardo di alcuni mesi, ha recepito questa modifica nel quadro regolatorio complessivo, stabilendo il principio che i consumi superiori a 2 anni sono  prescrivibili “in ogni caso”.

La recente multa dell’Antitrust, a seguito di una nostra denuncia, si muove in questa direzione: i consumatori  adesso devono riavere i soldi maltolti e, soprattutto, poter bloccare i pagamenti in corso. Ci sono famiglie, infatti, che stanno ancora pagando la rateizzazione per via di bollette pluriennali. 

COSA FARE IN CASO DI MAXI BOLETTA

Nel caso, quindi, di ricezione di una maxi -bolletta o di un conguaglio il cliente potrà far valere i suoi diritti anche solo ricorrendo alla gestione stragiudiziale della controversia: è fondamentale, quindi, attivare il prima possibile le azioni di tutela formali e per questo gli sportelli dell’Unione Nazionale Consumatori offrono assistenza, grazie ai nostri consulenti esperti in materia, per:

  • verificare la correttezza delle letture riportate in fattura e, in caso di errori, contestarla con un reclamo scritto redatto per conto dell’assistito;
  • gestire la pratica direttamente con l’azienda anche grazie ai canali diretti esistenti;
  • se i consumi superano il periodo previsto per la prescrizione eccepirla e verificare lo storno degli importi non dovuti;
  • gestire le eventuali azioni successive, in particolare le procedure di conciliazione paritetica o presso il Servizio Conciliazioni Clienti Energia di ARERA

Per segnalarci un disservizio e richiedere una consulenza e la nostra assistenza puoi inviare una segnalazione direttamente dal nostro sportello Energia.

COME SCEGLIERE IL FORNITORE DI ENERGIA

Questioni di questa natura dimostrano, come diciamo da tempo, che in un mercato come quello energetico le caratteristiche di cui tener conto nella scelta del proprio fornitore sono tante e spesso difficili da individuare: la solidità economica e strutturale dell’azienda da cui ci riforniamo, una customer care in grado di soddisfare le esigenze diverse di ognuno, una prospettiva di lungo periodo che ci sleghi dalla necessità di inseguire le offerte e le fluttuazioni di prezzo (in rialzo ed in ribasso come nel caso di questo aggiornamento trimestrale), la possibilità di accedere facilmente a servizi aggiuntivi.

Per raggiungere questi obiettivi come Unione Nazionale Consumatori abbiamo deciso quindi di sviluppare il Gruppo di Acquisto SicurInsieme con quelle caratteristiche peculiari studiate per offrire una customer journey la più possibile sicura, completa e conveniente per il consumatore.

Per approfondirne obiettivi e caratteristiche leggi:

SicurInsieme: aderisci al nostro gruppo d’acquisto per luce e gas.

FAQ

Più saremo e più riusciremo a contrattare prezzi, condizioni e servizi migliori: aderite e fate aderire!

Autore: Marco Vignola
Data: 29 maggio 2020
Aggiornamento: 20 gennaio 2021

Ecobonus 2020 per il risparmio energetico: detrazioni per il 110%

Ecobonus 2020

In questo periodo di crisi sanitaria causata dal Coronavirus e della conseguente (e drammatica) crisi economica, uno degli interventi più incisivi che sono stati introdotti nel Decreto Rilancio, poi aggiornati con la Legge di Bilancio 2021, e che speriamo possa portare ad un rilancio del settore, ad un risparmio per i consumatori e a benefici per l’ambiente è il Superbonus per il risparmio energetico accompagnato dalla detrazione fiscale del 110% delle spese effettuate.
Ovviamente per poter accedere a questi importanti benefici è necessario rispettare dei requisiti stringenti.
La norma è molto articolata e complessa e prevede come importantissima novità rispetto agli ecobonus per l’efficientamento energetico degli edifici introdotti negli scorsi anni due novità fondamentali:

  • l’innalzamento della quota di detrazione al 110% degli importi spesi;
  • la possibilità di cedere il credito fiscale, oltre che all’impresa che effettua i lavori, anche a soggetti terzi (come le banche).

Ovviamente per poter accedere a questi importanti benefici è necessario rispettare dei requisiti stringenti.

Entro quanto vanno effettuati i lavori e in quanto tempo si recupera la detrazione?

E’ possibile richiedere il Superbonus per tutti gli interventi previsti dal decreto e dai regolamenti attuativi effettuati dal 1° luglio 2020 al 30 giugno 2022 (e in alcuni casi al 31 dicembre 2022). Gli importi riconosciuti, effettuati per sostenere gli interventi previsti, consentono una detrazione fiscale (Irpef e Ires) del 110% che andrà applicata nelle dichiarazioni dei redditi dall’anno successivo a quello in cui sono stati effettuati e pagati i lavori alle quattro successive per un totale di cinque rate annuali di eguale importo.

Chi ne ha diritto?

Il Decreto Rilancio (a questo link il testo completo, l’articolo di riferimento è il 119) stabilisce che i beneficiari possono essere (comma 9):

  1. condomini;
  2. persone fisiche;
  3. Istituti autonomi case popolari (IACP) nonchè gli enti aventi le stesse finalità sociali dei predetti Istituti, istituiti nella forma di società che rispondono ai requisiti della legislazione europea in materia di in house providing per interventi realizzati su immobili, di loro proprietà o gestiti per conto dei comuni, adibiti ad edilizia residenziale pubblica;
  4. dalle cooperative di abitazione a proprietà indivisa, per interventi realizzati su immobili posseduti e assegnati ai propri soci

ma non su edifici unifamiliari diversi da quello adibito ad abitazione principale (comma 10). Al superbonus si può accedere anche per gli interventi sulle seconde case e fino a massimo due unità abitative per proprietario.

Quale requisito bisogna rispettare per accedere al bonus?

Ai fini dell’accesso alla detrazione, gli interventi effettuati, oltre che rispettare i requisiti minimi previsti dalla legge, devono assicurare, nel loro complesso, il miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio, o, se questo non fosse tecnicamente possibile, il conseguimento della classe energetica più alta, da dimostrare mediante l’attestato di prestazione energetica (A.P.E.), ante e post-intervento, rilasciato da un tecnico abilitato.

Quali sono gli interventi ammessi?

Gli interventi ammessi sono:

  1. interventi di isolamento termico dell’edificio(cappotto termico) su una superficie superiore al 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio medesimo. Per questo intervento la quota massima è di 000 euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio;
  2. interventi sulle parti comuni degli edifici per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti (riscaldamento)con impianti centralizzati per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione, almeno in classe A, a pompa di calore, inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici e a sistemi di accumulo o con impianti di microcogenerazione. Per questo intervento la quota massima è di 000 euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio;

Effettuati questi due interventi trainanti e rispettati tutti i requisiti previsti, la detrazione si applica anche:

    • a tutti gli altri interventi già agevolati dal vecchio ecobonus (come ad esempio la sostituzione degli infissi);
    • all’installazione di impianti fotovoltaici;
    • all’installazione di sistemi di accumulo(batterie);
    • all’installazione delle colonnine di ricarica delle auto elettriche.

Come richiederlo?

Tutta la documentazione necessaria, sia tecnica (tipologia interventi, A.P.E., ecc), che economica (fatture e bonifici ad esempio), che fiscale, andrà poi inviata in via telematica all’Agenzia delle Entrate e all’ENEA a questo link https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/superbonus-110%25 tutte le informazioni e i link utili.

La cessione del credito

La grossa novità del Superbonus è la possibilità di cessione del credito: in pratica le famiglie e i condomini potranno trasferire il credito d’imposta maturato a banche, assicurazioni o alle imprese che svolgono i lavori e, di fatto, non anticipare nulla o gran parte del costo dell’intervento. Saranno quindi questi soggetti (banche, E.S.C.O. o le stesse imprese che hanno fatto i lavori) ad anticipare gli importi necessari per effettuare i lavori e poi ad incassare il credito di imposta dal fisco.

A cosa bisogna fare attenzione?

Vediamo infine quali possono essere dei consigli utili per chi fosse interessato a questo tipo di opportunità:

  • restare aggiornati sulle modifiche e sulle modalità operative attraverso il sito dell’ Agenzia delle entrate e dell’ ENEA;
  • affidarsi a professionisti, tecnici e aziende qualificate;
  • non rincorrere la prima offerta soprattutto se presentata in maniera troppo allettante;
  • essere sicuri che tutto sia fatto a regola d’arte(il decreto prevede delle sanzioni pesanti per chi rilascia dichiarazioni infedeli).

Autore: Marco Vignola
Data: 8 gennaio 2021
Aggiornamento: 20 gennaio 2021

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Ti piacerebbe avere le risposte ai tuoi dubbi di consumatore semplicemente ascoltando un podcast mentre guidi, fai sport o ti rilassi a casa? Da oggi puoi farlo grazie al podcast “Nessun problema”, realizzato dall’Unione Nazionale Consumatori, in collaborazione con Podcast Italia Network nell’ambito di un progetto finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico, ai sensi della legge 388/2000.

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Su Spotify, ma anche su tutte le altre piattaforme (da Apple Podcast a Google Podcast, Spreaker, ecc) sono già presenti i primi podcast della collana che sarà composta da 20 brevi “tutorial” per gestire disservizi e piccoli contenziosi di consumo con utili consigli di autodifesa: dai problemi della telefonia/internet a quelli con la bolletta di luce, gas e acqua, dagli acquisti e-commerce alla garanzia post vendita, dalla clonazione del bancomat all’autonoleggio. Il tutto realizzato grazie all’esperienza maturata dai nostri esperti che ogni anno si trovano davanti a situazioni che il cittadino avrebbe potuto gestire meglio se solo si fosse attivato per tempo e con le modalità appropriate.

CHE COS’E’ UN PODCAST

La parola podcast deriva dalla fusione dei termini iPod, cioè il lettore di musica digitale targato Apple dei primi anni del 2000 e broadcasting, intesa come la “diffusione di programmi radiotelevisivi da una singola stazione emittente alle varie riceventi”. 

Con il termine podcast, dunque, si fa riferimento a contenuti audio originali, solitamente di natura seriale a episodi, che sono resi disponibili on demand su Internet. Possono essere ascoltati tramite una connessione Internet o essere scaricati per essere successivamente ascoltati offline.

Se siamo interessati ad un podcast, basterà semplicemente iscriversi a quel podcast per veder comparire sulla nostra home tutti gli episodi che ci interessano, esattamente come accade con il podcast “Nessun problema”.

IL PODCAST DI UNC, NESSUN PROBLEMA

Unc, la prima associazione di consumatori d’Italia, amplia, dunque, la rosa di canali attraverso i quali raggiungere i consumatori lanciando in questo 2021 una nuova sfida che ha come protagonista la “voce”.

Si tratta in qualche modo di un ritorno alle origini (non dimentichiamo che Vincenzo Dona, fondatore dell’associazione è considerato la “voce dei consumatori”), ma anche di una scelta che guarda al futuro nel solco di una tendenza, quella di comunicare attraversi i podcast, che ora diventa “a misura di consumatore”.  

D’altra parte proprio per ribadire quanto la voce sia importante nel mercato, basterebbe ricordare che secondo un’indagine di Ipsos Views dell’anno scorso, negli USA, già più della metà dei consumatori (57%) ritiene che un assistente vocale potrebbe fare un acquisto per loro entro il 2021 e già si parla di “voice commerce”. Ma la “voce” rappresenta un “momento chiave” per i consumatori anche per un altro motivo: nessuno di noi ha ormai troppo tempo per informarsi, tantomeno sui nostri diritti. Ecco perché arrivare all’utente in modo “ipersemplificato”, sussurrando al suo orecchio, in modo intimo e professionale come solo un podcast può fare è il modo migliore per radicare una nuova consapevolezza. Senza dire che crediamo molto nella necessità di raggiungere i più giovani per insegnare loro l’autodifesa.

Insomma in un anno in cui “distanziamento” è stata purtroppo la parola chiave l’Unione Nazionale Consumatori prova a raggiungere i cittadini in un modo ancora più utile e “vicino” attraverso la voce.

Non vi resta che ascoltare i primi podcast e continuare a seguirci per essere sempre aggiornati e proporre nuovi temi per i prossimi podcast di autodifesa.  

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Autore: Simona Volpe
Data: 20 gennaio 2021

MUSICA: Antitrust multa TicketOne

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Antitrust: multa da 10 milioni a TicketOne per abuso di posizione dominante. Biglietti dei concerti troppo cari in Italia.

Roma, 19 gennaio 2021 –  “Bene, ottima notizia!” afferma l’avv. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, l’associazione che per prima ha sollevato il problema del secondary ticketing, presentando nel maggio del 2016 la prima segnalazione all’Antitrust, commentando l’irrogazione, da parte dell’Antitrust, di una sanzione di oltre 10 milioni di euro al gruppo CTS Eventim-TicketOne per abuso di posizione dominante.

“La mancanza di concorrenza si ripercuote direttamente sul prezzo finale del biglietto che pagano i consumatori, in questo caso sotto forma di commissioni di vendita più alte del dovuto” prosegue Dona.

“I biglietti dei concerti in Italia sono troppo cari. E questo problema è ancora irrisolto. Speriamo che questa multa serva ad affrontarlo almeno per quanto riguarda la parte finale delle vendita” conclude Dona.

Per l’Antitrust, TicketOne ha attuato una complessa strategia abusiva di carattere escludente che ha precluso agli operatori di ticketing concorrenti la possibilità di vendere, con qualsiasi modalità e tramite qualsiasi canale, una quota particolarmente elevata di biglietti per eventi live di musica leggera. La strategia attuata si articola in una serie di condotte, attuate almeno dal 2013 e ancora in corso, che consistono nella stipula di contratti di esclusiva con i produttori e gli organizzatori di eventi live di musica leggera, nelle acquisizioni dei promoter nazionali Di and Gi S.r.l., Friends & Partners S.p.A., Vertigo S.r.l. e Vivo Concerti S.r.l., nell’imposizione dell’esclusiva sui promoter locali, nella stipula di accordi commerciali con gli operatori di ticketing di dimensione minore o locale e nei comportamenti di ritorsione e boycott nei confronti del gruppo Zed, anche per escludere dal mercato rilevante Ticketmaster, un nuovo operatore di ticketing.

L’attuazione della strategia abusiva del gruppo ha danneggiato anche i consumatori perché l’impresa dominante ha potuto praticare commissioni di vendita dei biglietti per eventi live di musica leggera superiori a quelli dei concorrenti, limitando inoltre le possibilità di scelta e di acquisto dei consumatori tra i diversi operatori di ticketing. L’Autorità ha imposto a TicketOne di concedere agli operatori di ticketing concorrenti la possibilità di vendere con qualsiasi modalità e mediante qualsiasi canale, a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie, almeno il 20% del totale dei biglietti relativi agli eventi live di musica leggera prodotti o distribuiti da ciascun promoter ovvero dagli operatori di ticketing vincolati in esclusiva al gruppo CTS Eventim-TicketOne.