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Telefonia: come presentare un reclamo

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Da un’analisi dei casi di telefonia che vengono sottoposti all’attenzione dei nostri esperti emergono alcuni problematiche ricorrenti che interessano quasi la totalità degli operatori del settore. Può essere utile riassumere il quadro dei reclami più frequenti così da individuare la migliore strategia per gestirli.

RECESSO ANTICIPATO

Una delle problematiche più diffuse è quella inerente le penali per recesso anticipato: gli operatori telefonici, in caso di chiusura del contratto, possono chiedere i costi “per la chiusura della posizione amministrativa e contabile” oltre al prezzo per il servizio usufruito negli ultimi 30 giorni antecedenti la disdetta. La spese di recesso devono essere commisurate al valore del contratto e ai costi realmente sopportati dall’operatore, ovvero ai costi sostenuti per dismettere la linea telefonica o trasferire il servizio. Ricordiamo che con le nuove linee guida dell’Agcom, gli operatori devono sempre concedere agli utenti che decidono di recedere anticipatamente dal contratto la facoltà di scegliere se continuare a pagare le rate residue o pagarle in un’unica soluzione. Solo in questo modo all’utente sarà garantita la piena libertà di recedere dal contratto. 

Nel caso in cui l’azienda abbia applicato vere e proprie penali per recesso (anticipato) è necessario verificare se previste nelle condizioni generali di contratto (e sottoposte a doppia sottoscrizione del consumatore).

Se non stabiliti nel contratto queste somme non sono dovute e il consumatore dovrà contestarli attraverso l’invio di un reclamo scritto (raccomandata A/R); decorsi 30 giorni dall’invio, in caso di mancata risposta o risposta non soddisfacente da parte dell’operatore, si può attivare una conciliazione grazie agli esperti dell’Unione Nazionale Consumatori.

Qualora invece dette penali siano previste nel contratto è comunque consigliabile contattare i nostri sportelli per verificare se sono effettivamente dovuti.

Purtroppo può capitare che, anche se si esegue correttamente la procedura, la società continui ad inviare fatture per periodi successivi alla disdetta. In questo caso è necessario reclamare tempestivamente, tramite raccomandata A/R, chiedendo la lavorazione della richiesta di disdetta, lo storno delle fatture emesse e in corso di emissione e la chiusura della posizione amministrativa aperta (in questo caso si può chiedere tale chiusura senza oneri e spese in virtù dei disagi subiti e della mancata lavorazione della pratica).

Decorsi 30 giorni, in caso di mancata risposta al reclamo (ovvero questa non fosse soddisfacente) è possibile rivolgersi ai nostri esperti per risolvere la problematica e attivare una conciliazione paritetica oppure ricorrere al Co.Re.Com o al Conciliaweb, nuovo strumento dell’autorità attivo da luglio 2018.

VELOCITA’ DI NAVIGAZIONE

Molti consumatori, inoltre, ci scrivono lamentando di aver stipulato un contratto in cui viene garantita una certa velocità di navigazione che però non è poi concretamente assicurata.

In questo caso è necessario effettuare un controllo certificato sulla velocità della connessione: per questo l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha realizzato uno strumento, Nemesys, un software, scaricabile dal sito www.agcom.it  studiato per analizzare la velocità della nostra linea.

In caso di velocità più bassa rispetto al contatto sottoscritto con il gestore telefonico, il consumatore potrà formalizzare un formale reclamo tramite raccomandata A/R, per richiedere il rimborso forfettario per la scarsa qualità del servizio.

E’ bene ricordare che, in questo caso, qualora, invece, il consumatore decidesse a seguito del disservizio di recedere dal contratto (o di passare ad altro operatore) non potranno essere applicate penali.

Anche in questo caso decorsi 30 giorni, in caso di mancata risposta al reclamo (ovvero questa non fosse soddisfacente) sarà possibile attivare una procedura di conciliazione.

SERVIZI NON RICHIESTI

Un’altra problematica ricorrente è quella relativa all’attivazione di servizi non richiesti che si manifesta tutte le volte che riscontriamo nella bolletta la fatturazione di un servizio non autorizzato o mai accettato dal consumatore.

In questo caso la prima cosa da fare è inviare un reclamo scritto  raccomandata A/R, Pec, Fax, Social, Servizio clienti) all’azienda chiedendo la disattivazione del servizio, lo storno delle somme indebitamente fatturate e il rimborso di quanto pagato. Inoltre, per evitare il distacco della linea, è consigliabile pagare la bolletta al netto dei costi oggetto di contestazione (magari con la compilazione di un bollettino postale).

Decorsi 30 giorni, in caso di mancata risposta al reclamo (ovvero qualora questa non fosse soddisfacente), i nostri esperti sono a disposizione degli iscritti per attivare una conciliazione paritetica.

DOPPIA FATTURAZIONE

Tra i vari problemi legati all’utenza telefonica c’è anche il caso di doppia fatturazione. Il caso che più frequentemente dà luogo a doppia fatturazione è la portabilità ad altro numero telefonico (in modo particolare nel trasferimento di un contratto con voce e ADSL). Per questi servizi capita spesso che il servizio voce passa correttamente al nuovo operato mentre l’ADSL resta al vecchio. Da qui la doppia fatturazione che danneggia il consumatore.

Sebbene qualche operatore cerchi di imputare il disservizio all’utente, generalmente il problema non è causato dal consumatore (che ha come unico adempimento la comunicazione del “Codice di migrazione”) ma dalla cattiva gestione delle varie fasi del passaggio. Ecco allora che per la doppia fatturazione è consigliabile inviare un formale reclamo (tramite raccomandata A/R) a entrambe le società (il vecchio e il nuovo fornitore) e decorsi 30 giorni, in caso di mancata risposta (o in caso di risposta non soddisfacente), sarà possibile attivare una procedura di conciliazione.

SE SI RIMANE SENZA LINEA

Nel caso in cui, per svariati motivi (problemi di fatturazione, ritardo nella portabilità, ritardo del tecnico per attivazione della linea, ecc.) si rimanga senza linea telefonica o ADSL è possibile ricorrere al Conciliaweb oppure recarsi al Co.Re.Com. della propria regione per farsi aiutare dai funzionari dell’Autorità richiedendo l’attivazione urgente della linea.

Il Co.Re.Com. emetterà un provvedimento temporaneo richiedendo l’attivazione urgente della linea (che solitamente avviene in pochi giorni lavorativi) senza necessità di  attendere l’udienza di conciliazione. In seguito durante l’udienza si discuterà della problematica e si tenterà di risolvere il contenzioso attraverso un sistema stragiudiziale. In questi casi i nostri consulenti potranno aiutarvi ad attivare la linea a richiedere un indennizzo per i disagi subiti.

HAI BISOGNO DEL NOSTRO AIUTO? CONTATTACI ALLO SPORTELLO TELEFONIA 

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 8 ottobre 2019
Aggiornamento: 23 settembre 2020

Bankitalia: debito pubblico, record a 2.560,5 miliardi

A luglio il debito delle Amministrazioni pubbliche è stato di 2.560,475 miliardi, in aumento di 29,9 miliardi rispetto al mese precedente, raggiungendo il primato storico. E’ quanto si legge nella pubblicazione “Finanza pubblica, fabbisogno e debito” della Banca d’Italia.

Per il ministro dell’Economia Gualtieri l’intendimento è di conseguire una significativa discesa del rapporto debito/Pil a partire dal primo anno di recupero dell’economia che auspica sia il ’21.

Ad avviso dell’Unc, non basta che migliori il rapporto debito su Pil, obiettivo facile da perseguire nel 2021 visto il crollo senza precedenti che nel 2020 avrà il Pil, che quindi non potrà che risalire il prossimo anno. Il punto è che nel 2021 deve cominciare a ridursi anche il debito in valore assoluto, non solo perché altrimenti sarebbe da incoscienti abbassare le tasse fino a che il debito continua ad aumentare, ma perché l’elevato debito lascia l’Italia vulnerabile alle turbolenze sui mercati, per non dire ricattabile, e sempre esposta a shock.

Vìs a Vìs consumatori e aziende. Chiedilo a… Vodafone

Riparte dopo la pausa estiva il format Vìs a Vìs per avvicinare i consumatori alle aziende leader del mercato. L’ultimo appuntamento ha visto il Presidente Massimiliano Dona intervistare l’AD di  Vodafone Aldo Bisio.

Diversi gli argomenti toccati in questa chiacchierata informale disponibile su tutti i social di Unione Nazionale Consumatori e sul profilo Linkedin di Massimiliano Dona: dagli interventi realizzati durante i mesi di lockdown per garantire la connessione stabile agli italiani ai progetti futuri tra 5 G e digitalizzazione della pubblica amministrazione, senza dimenticare, naturalmente l’importanza di un’assistenza clienti di qualità.

GUARDA IL VIDEO COMPLETO.

Tutti gli operatori telefonici  si sono ritrovati nei giorni dell’emergenza a fronteggiare un aumento improvviso del traffico a causa del telelavoro, la scuola a distanza, ma anche tutta quella serie di attività  ludiche e sociali che durante il lockdown si sono spostate in Rete. Vodafone Italia ha risposto con degli investimenti  strutturali ma anche offrendo traffico illimitato alle aziende, agli studenti, ai cittadini in difficoltà.

Il tutto senza trascurare l’assistenza che rimane la cartina di tornasole del rapporto aziende-consumatori, aspetto con cui gli esperti dell’Unione Nazionale Consumatori si confrontano quotidianamente difendendo  i consumatori e dialogando con le aziende grazie ai canali privilegiati di assistenza.

In tema di assistenza, il primo effetto del Covid è stata la riduzione del traffico fisico nei negozi a favore di maggiore richieste di aiuto attraverso i canali digitali, scelta che si sta confermando anche nei mesi successivi alla chiusura.

D’altra parte, rileva l’azienda e lo racconta attraverso il suo Amministratore delegato, rimangono alti, se non addirittura in costante crescita, gli standard qualitativi che i consumatori pretendono quando si interfacciano al servizio clienti.

Per saperne di più guarda l’intervista all’ingegnere Aldo Bisio e se hai bisogno di assistenza contatta il nostro SPORTELLO TELEFONIA.

Autore: Simona Volpe
Data: 22 settembre 2020

Il Covid affonda i prezzi degli hotel: Venezia -22,2%

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat dell’inflazione di agosto, stilando la classifica delle città e delle regioni che hanno registrato i minori rincari annui per quanto riguarda i servizi ricettivi e di ristorazione, distinguendo quelli di alloggio da quelli di ristorazione.

Dall’analisi emerge che le principali località turistiche sono in deflazione per quanto riguarda i prezzi degli alberghi. Eclatante il dato di Venezia, città turistica per eccellenza, che registra un calo dei prezzi degli alloggi del 22,2% rispetto ad agosto 2019, collocandosi al secondo posto della graduatoria nazionale che vede al primo posto Trapani, con un calo annuo del 29,8%, ossia quasi un terzo. Al terzo posto Grosseto, -14,8%, poi Lucca, -13,9% e al quinto posto Rimini, -10,3% (cfr. tabella n. 1). In media nazionale i prezzi scendono su base tendenziale del 2,1%.

E’ evidente che questa deflazione record è il segno della crisi e del minor afflusso turistico di italiani e di stranieri registrato questa estate per via dell’emergenza Covid. Al crollo della domanda gli albergatori hanno reagito abbassando i prezzi, così da cercare di contenere le perdite. Un calo dei prezzi di cui si sono avvantaggiati i consumatori, risparmiando sul costo della vacanza. Purtroppo non è bastato per risollevare il settore né il calo dei prezzi né il bonus vacanze, decisamente sottoutilizzato. Vista la drammatica situazione serviva una scossa maggiore. Per questo l’Unc aveva proposto al Governo di eliminare l’Iva per 3 mesi per tutto il settore turistico, così che allo sconto fatto dagli albergatori si sarebbe potuto aggiungere quello a carico dello Stato, rendendo più appetibili le vacanze.

Dall’altra parte della classifica, i rialzi annui più alti per Parma (+11,4%), Cosenza (11,1%) e Cuneo (+8,4%).

Tra la città più in deflazione e quella con i maggiori rincari, ossia tra Trapani e Parma, ci sono oltre 40 punti percentuali di differenza (41,2), segno di come la reazione degli albergatori sia stata molto differente a seconda della città e, soprattutto, dei flussi turistici, evidentemente molto diversificati. Alcune località hanno maggiormente risentito della riduzione dei turisti stranieri. Non per niente, le regioni più in deflazione (cfr. tabella n. 2) sono la Toscana, al primo posto con una flessione dei prezzi degli alberghi del 6,7%, poi il Veneto (-6,5%) e al terzo posto la Liguria (-6,3%). Alzano i prezzi, invece, nel Trentino Alto Adige, con il rialzo record del 5,3% ed in Campania, +4,1%.

Secondo l’analisi dell’associazione, invece, i ristoranti hanno lievemente aumentato i prezzi. In media nazionale, infatti, in agosto salgono del 2,1% su base annua e non si registrano disparità così evidenti sul territorio nazionale. Solo 3 città (cfr tabella n. 3) hanno impercettibilmente ridotto i loro prezzi: Livorno (-0,2%), La Spezia (-0,1%) e Bergamo (-0,1%). I rialzi maggiori per Trapani (+4,6%), Grosseto (+4,2%) e Pordenone (+3,9%). per quanto riguarda le regioni (cfr. tabella n. 4) stabili i prezzi solo in Valle d’Aosta. I maggiori rincari in Friuli-Venezia Giulia (+2,7%) e Trentino (+2,1%).

Di seguito le 4 tabelle con le classifiche delle città e delle regioni più in deflazione sia per i servizi di alloggio che per quelli di ristorazione.

 

Tabella n. 1: Classifica delle città più in deflazione per i servizi di alloggio – mese di agosto (in ordine crescente per inflazione)

N Città Inflazione annua di agosto
1       Trapani -29,8
2       Venezia -22,2
3       Grosseto -14,8
4       Lucca -13,9
5       Rimini -10,3
6       La Spezia -10,2
7       Cagliari -9,7
8       Verona -9,5
9       Siena -8,8
10       Livorno -8,3
11       Pescara -7,9
12       Firenze -7,5
13       Macerata -7,4
14       Bologna -7,3
15       Trieste -6,6
16       Gorizia -5,6
17       Modena -5,2
18       Potenza -5,1
18       Siracusa -5,1
20       Genova -5
21       Varese -4,9
22       Roma -4,8
23       Ferrara -4,7
24       Palermo -4,6
25       Udine -4,3
26       Novara -3,8
27       Lodi -3,4
28       Forlì-Cesena -3,2
29       Brescia -2,9
30       Arezzo -2,6
31       Viterbo -2,5
32       Padova -2,3
33       Perugia -2,2
33       Benevento -2,2
  ITALIA -2,1
35       Alessandria -1,8
35       Bari -1,8
37       Torino -1,6
38       Catania -1,4
39       Pordenone -1,3
40       Reggio di Calabria -1,2
41       Ascoli Piceno -1
42       Lecco -0,7
43       Ravenna -0,6
44       Caltanissetta -0,5
45       Avellino -0,4
46       Sassari -0,1
47       Aosta 0
47       Bergamo 0
49       Catanzaro 0,1
50       Cremona 0,4
51       Terni 0,5
52       Rovigo 0,6
53       Ancona 0,7
54       Mantova 0,8
55       Treviso 0,9
56       Pistoia 1
57       Vicenza 1,2
58       Vercelli 1,5
59       Milano 2,1
60       Bolzano / Bozen 2,2
61       Belluno 2,6
62       Biella 2,8
62       Messina 2,8
64       Reggio nell’Emilia 4,8
65       Napoli 5,4
66       Pavia 6,6
67       Trento 8,3
68       Cuneo 8,4
69       Cosenza 11,1
70       Parma 11,4

 

 

Tabella n. 1: Classifica delle regioni più in deflazione per i servizi di alloggio – mese di agosto (in ordine crescente per inflazione)

N Regione Inflazione annua di agosto
1     Toscana -6,7
2     Veneto -6,5
3     Liguria -6,3
4     Sicilia -5,6
    Centro -5,2
5     Basilicata -5,2
6     Abruzzo -5
7     Lazio -4,5
    Isole -4,4
8     Friuli-Venezia Giulia -4,1
9     Emilia-Romagna -2,8
    Nord-est -2,6
10     Marche -2,3
10     Sardegna -2,3
  ITALIA -2,1
12     Umbria -1,4
    Nord-ovest -0,6
13     Valle d’Aosta -0,1
14     Piemonte 0
15     Lombardia 0,2
16     Puglia 0,6
    Sud 0,9
17     Calabria 3,7
18     Campania 4,1
19     Trentino Alto Adige 5,3

 

Tabella n. 3: Classifica delle città più in deflazione per i servizi di ristorazione – mese di agosto (in ordine crescente per inflazione)

N Città Inflazione annua di agosto
1       Livorno -0,2
2       La Spezia -0,1
2       Bergamo -0,1
4       Aosta 0
5       Lecco 0,1
5       Parma 0,1
5       Reggio nell’Emilia 0,1
5       Viterbo 0,1
9       Macerata 0,2
10       Alessandria 0,3
11       Ferrara 0,4
11       Siena 0,4
11       Ancona 0,4
11       Catania 0,4
15       Vercelli 0,5
16       Torino 0,6
16       Varese 0,6
16       Verona 0,6
16       Belluno 0,6
16       Pistoia 0,6
16       Cosenza 0,6
22       Brescia 0,7
22       Palermo 0,7
22       Caltanissetta 0,7
25       Cuneo 0,9
25       Genova 0,9
25       Treviso 0,9
25       Venezia 0,9
25       Potenza 0,9
30       Lodi 1
30       Roma 1
  ITALIA 1,1
32       Biella 1,1
32       Pavia 1,1
32       Lucca 1,1
32       Terni 1,1
36       Mantova 1,2
36       Trieste 1,2
36       Forlì-Cesena 1,2
36       Ascoli Piceno 1,2
36       Napoli 1,2
36       Catanzaro 1,2
36       Reggio di Calabria 1,2
36       Sassari 1,2
44       Vicenza 1,3
44       Gorizia 1,3
44       Firenze 1,3
47       Pescara 1,4
48       Trento 1,5
48       Modena 1,5
50       Milano 1,6
50       Cremona 1,6
50       Padova 1,6
50       Messina 1,6
54       Ravenna 1,7
55       Rimini 1,9
55       Avellino 1,9
57       Rovigo 2
57       Perugia 2
57       Bari 2
60       Bologna 2,1
60       Siracusa 2,1
62       Novara 2,6
63       Bolzano / Bozen 2,7
63       Cagliari 2,7
65       Udine 3,1
66       Arezzo 3,3
67       Benevento 3,7
68       Pordenone 3,9
69       Grosseto 4,2
70       Trapani 4,6

 

 

Tabella n. 4: Classifica delle regioni più in deflazione per i servizi di ristorazione – mese di agosto (in ordine crescente per inflazione)

N Regione Inflazione annua di agosto
1     Valle d’Aosta 0
2     Marche 0,5
3     Liguria 0,6
4     Piemonte 0,8
5     Lazio 0,9
6     Basilicata 0,9
    Nord-ovest 1
7     Lombardia 1
8     Calabria 1
  ITALIA 1,1
9     Veneto 1,1
10     Emilia-Romagna 1,1
    Centro 1,1
11     Abruzzo 1,3
12     Campania 1,3
13     Sicilia 1,3
    Nord-est 1,4
14     Toscana 1,4
    Isole 1,4
    Sud 1,5
15     Umbria 1,7
16     Sardegna 1,9
17     Puglia 2
18     Trentino Alto Adige 2,1
19     Friuli-Venezia Giulia 2,7

Autore: Mauro Antonelli
Data:
22 settembre 2020

Lavatrice: gli errori da evitare per risparmiare in bolletta

lavatrice

La lavatrice è senza dubbio uno degli elettrodomestici più utilizzati nelle case di tutti noi. Uno strumento che però può rappresentare una delle voci più significative nella bolletta. Ecco allora alcuni consigli per non rinunciare alla comodità della lavatrice strizzando però un occhio al portafogli.

 

Attenzione alla fascia oraria

In determinati giorni della settimana, in precisi orari, si registra una consistente crescita nella richiesta di energia elettrica da parte degli utenti. È per questa ragione che sono state istituite delle fasce di costo che, a parità di consumo di energia, possono determinare una considerevole differenza di spesa:

  • La fascia F1, tra il lunedì e il venerdì dalle 8 alle 19, è quella in cui si registrano i prezzi più alti per il consumo di energia;
  • nella fascia F2, dalle 19 alle 8 dal lunedì al venerdì, il consumo diventa più conveniente;
  • infine, nella fascia F3, che comprende il sabato e la domenica e i giorni festivi, il risparmio è considerevole rispetto alle precedenti opzioni.

 

Molto dipende dal contratto di fornitura

Molti consumatori scelgono di sottoscrivere dei contratti di fornitura per avere una differenziazione di costi in base alle proprie esigenze, il mercato ne offre diversi:

  • monorario, ideale per chi utilizza un gran numero di elettrodomestici durante l’intero arco della giornata. Grazie a questo tipo di contratto il costo della fornitura elettrica è lo stesso a prescindere dalla fascia oraria;
  • il contratto biorario rappresenta invece una valida opzione per chi utilizza la lavatrice e gli altri elettrodomestici solo la sera. Infatti, sono previsti dei costi da F1 durante il giorno e da F2 o F3 la sera e nei weekend;
  • multiorario, prevede tre fasce orarie: la principale (con costi più alti) che va dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 19; l’intermedia (con un maggiore risparmio) dal lunedì al venerdì dalle 7 alle 8 e dalle 19 alle 23 e il sabato dalle 7 alle 23; e “fuori punta” (la più conveniente) comprendente il consumo dal lunedì al sabato da 23 alle 7 e tutte le domeniche e i giorni festivi.

 

Un utilizzo corretto della lavatrice

Per riuscire a risparmiare quando si usa la lavatrice è necessario tenere presente alcuni altri fattori che potrebbero far lievitare i costi:

  • la classe energetica, è importante infatti, se possibile, in fase di acquisto dell’elettrodomestico tenere presente che modelli più nuovi con classi come A, A+, A++, A+++ consumano molto meno dei loro modelli precedenti;
  • caricare la lavatrice eccessivamente potrebbe, prima di tutto affaticare oltre modo il motore (costringendo prima o poi ad una manutenzione straordinaria); e poi aumentare il rischio di trovare alcuni panni non perfettamente puliti obbligando così ad un secondo lavaggio. Il senso è di caricare ma non troppo;
  • evitare il prelavaggio, salvo biancheria eccessivamente sporca o puzzolente che necessità quindi un’intensità di pulizia maggiore rispetto al solito;
  • volendo però, il prelavaggio può essere sostituito da una fase di “ammollo fai da te”, in cui si fa riempire il cestello di acqua e poi si spegne la lavatrice fino a quando, dopo circa un’ora, non si avvia il lavaggio vero e proprio;
  • è buona prassi poi separare il bucato in base al tipo di tessuto e di sporco così da rendere il carico il più uniforme possibile;
  • seguire rigorosamente le istruzioni contenute sulle etichette dei nostri capi ci permetterà di avere vestiti perfettamente puliti evitando sprechi;
  • evitare programmi di lavaggio che prevedono temperature troppo elevate. Lavare a 90 gradi solo la biancheria veramente molto sporca;
  • su molti modelli di lavatrice c’è la possibilità di scegliere programmi “ECO” che permettono un risparmio anche del 30-40% di energia;
  • una pulizia regolare dell’elettrodomestico, infine, ci consentirà di adoperarlo sempre al meglio delle sue possibilità rinfrancando così il bilancio familiare.

In tempo di smart working, il conseguente aumento nel consumo di energia ha fatto crescere, e molto, le spese per le bollette, ecco allora alcuni consigli per risparmiare senza cambiare (troppo) le proprie abitudini.

Autore: Lorenzo Cargnelutti
Data: 21 settembre 2020

L’esperto risponde su… melatonina

Uso integratori di melatonina tutte le sere, ci sono controindicazioni?

La melatonina è una piccola molecola derivata da un aminoacido, e prodotta nel nostro organismo soprattutto a livello della ghiandola pineale, come ormone. La sua azione è principalmente collegata alla regolazione del ritmo sonno-veglia. La melatonina è ammessa in Europa come integratore al dosaggio di 1mg. Vari studi hanno dimostrato l’efficacia della melatonina assunta oralmente nel combattere i disturbi provocati dal jet-lag e dall’insonnia.  La melatonina non è un ipnotico vero e proprio, non dà fenomeni di tolleranza, cioè con il tempo non si riduce la sua efficacia, né problemi di dipendenza, come avviene per i sonniferi tradizionali. Anche se il suo uso a breve termine è considerato sicuro, si possono comunque presentare saltuariamente dei moderati effetti collaterali tra cui mal di testa, vertigini e sonnolenza durante il giorno. Non ci sono ancora numerosi studi che abbiano analizzato gli effetti di un trattamento a lungo termine con la melatonina, ma si ritiene che non presenti particolari problemi di sicurezza, anche a dosaggi più elevati. Dovrebbero comunque evitare integratori di melatonina le donne in gravidanza o allattamento e soggetti affetti da alcune patologie.

Autore: Prof. Giovanni Scapagnini, Professore associato, Biochimica Clinica al Dipartimento Scienze per la Salute Università degli Studi del Molise
Data: 18 aprile 2019
Aggiornamento: 22 settembre 2020

Antitrust: il Napoli Calcio rimborsa i consumatori

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha archiviato il procedimento pre istruttorio nei confronti della società di calcio di Serie A Napoli a seguito della rimozione dei profili di possibile vessatorietà di alcune clausole contenute nelle condizioni contrattuali del “Regolamento d’uso dello Stadio San Paolo” e nelle “Condizioni di abbonamento 2019-2020”.

Le clausole esaminate potevano risultare vessatorie ai sensi degli artt. 33 e 34 del Codice del Consumo e comportare un significativo squilibrio, a carico dei consumatori, nelle prestazioni contrattuali.

Il Napoli, accogliendo l’invito dell’Autorità, ha eliminato dall’articolo 12 del “Regolamento d’uso dello Stadio San Paolo” la clausola che escludeva ogni tipo di responsabilità della società in caso di rinvio della partita e ha riconosciuto espressamente il diritto dei tifosi di optare tra la fruizione dell’evento nella nuova data ed il rimborso del biglietto. Inoltre la società partenopea ha modificato l’art. 9 delle “Condizioni di abbonamento 2019-2020”, riconoscendo, in caso di disposizioni che impongano lo svolgimento del match a porte chiuse, “il diritto dell’utente di usufruire dell’abbonamento già acquistato per assistere alla gara come originariamente programmata ovvero, in alternativa, di ottenere il rimborso della quota parte del costo dell’abbonamento commisurata al singolo evento rinviato e/o sospeso”. Infine la società ha modificato l’art. 14 delle condizioni di abbonamento riconoscendo, che il Foro competente in caso di controversie, sia quello di residenza o domicilio del titolare dell’ab-bonamento, ove questi rivesta la qualifica di “consumatore”.

Ad avviso dell’Unc, è una vittoria per i consumatori ed una conferma della bontà delle tesi dell’associazione che ha presentato un esposto all’Antitrust contro la Juventus, colpevole di voler rimborsare i consumatori con un voucher e non con la restituzione della quota parte dell’abbonamento non fruito.

Ora, si attendono le condanne delle squadre che ancora non hanno accettato di modificare le loro condizioni di abbonamento e che si rifiutano di riconoscere i diritti dei consumatori.

Al momento sono in corso ancora undici procedimenti istruttori nei confronti delle seguenti società sportive: Atalanta Bergamasca Calcio S.p.A., Cagliari Calcio S.p.A., Genoa Cricket and Football Club S.p.A., F.C. Internazionale Milano S.p.A., S.S. Lazio S.p.A., A.C. Milan S.p.A., Juventus Football Club S.p.A., A.S. Roma S.p.A., Udinese Calcio S.p.A., Brescia Calcio S.p.A. e Unione Sportiva Lecce S.p.A.

Autore: Mauro Antonelli
Data: 16 settembre 2020

addebito diretto carta telefonia

L’esperto risponde su… addebito telefonico

Ho un abbonamento telefonico collegato alla mia carta di credito, ma quando mi è scaduta non ho comunicato la modifica all’operatore che adesso mi chiede una penale. E’ lecito?

Se la carta scade o viene cambiata è necessario comunicarlo tempestivamente all’operatore altrimenti a seguito di mancato pagamento è possibile che chiudano anticipatamente il contratto.

Tra l’altro se un contratto viene chiuso per questa ragione si rischia di vedersi appunto addebitate le penali per recesso anticipato e tutte le rate dei terminali che si stanno pagando a rate.

In ogni caso, prima di procedere al distacco, l’operatore deve avvisare, mandare un sollecito di pagamento (anche SMS) e a seguito, in caso di mancato saldo della fattura, inviare un preavviso di distacco.

Purtroppo accade spesso, però, che i consumatori si trovino con il telefono staccato senza preavviso!

In questi casi è necessario inviare un reclamo alla società (tramite pec o raccomandata A/R), comunicare tempestivamente il numero della nuova carta e chiedere il ripristino dei pagamenti.

E’ possibile contattare i nostri esperti, che quotidianamente si occupano di problematiche del genere, allo SPORTELLO TELEFONIA.

Per evitare questi inconvenienti, il RID sarebbe la scelta più sicura, anche se d’altra parte va sempre controllato l’addebito per evitare i servizi non richiesti.

La soluzione potrebbe essere quella di impostare il RID, chiedere al proprio operatore il blocco dei servizi a sovrapprezzo e controllare con attenzione mensilmente l’estratto conto al fine di controllare il prelievo sul conto.

Autore: Massimiliano Dona
Data: 16 settembre 2020

Servizi cloud, l’AGCM avvia sei istruttorie nei confronti di Google, Apple e Dropbox

cloud

Un numero sempre maggiore di utenti utilizza quotidianamente il cloud computing: un servizio piuttosto comodo per tutti coloro i quali hanno necessità di salvare  file senza occupare memoria nel proprio dispositivo.

Sull’operato di alcuni tra i maggiori provider che operano in questo campo sono stati però sollevati dei dubbi da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) che ha annunciato di aver avviato sei istruttorie nei confronti di Apple per il servizio iCloud; di Google  per Google Drive e di Dropbox.

Le accuse che gli vengono mosse riguardano presunte violazioni della Direttiva sui consumatori e la presenza di clausole potenzialmente vessatorie nei contratti che vengono fatti sottoscrivere agli utenti.

Google e Apple

Le istruttorie che riguardano Google e Apple si focalizzano sul fatto che, secondo le accuse, i colossi della Silicon Valley al momento di presentare il servizio ai nuovi clienti, non comunicherebbero con sufficiente chiarezza l’attività di raccolta e utilizzo, a fini commerciali, dei dati forniti dall’utente.

A Dropbox vengono mosse le stesse accuse e non solo…

Stesse accuse degli altri due competitor per Dropbox cui si imputa, in aggiunta, una scarsa trasparenza nella comunicazione di tutti quelli che sono i termini e le procedure per recedere dal contratto in essere.

L’azienda con sede a San Francisco è stata inoltre accusata di non consentire al consumatore, per via della mancata comunicazione delle indicazioni necessarie, un agevole ricorso a tutti quei meccanismi extra-giudiziali di conciliazione a cui il cliente ha diritto.

“Ampia facoltà di sospendere e interrompere il servizio”

L’Antitrust ha inoltre comunicato di voler indagare, fra le altre cose, anche su alcune clausole piuttosto controverse che lascerebbero alle aziende imputate ampia facoltà di sospendere il servizio; in caso di perdita dei dati custoditi nel cloud l’esonero di responsabilità; la modifica unilaterale delle condizioni contrattuali; e infine, la prevalenza del contratto nella sua versione inglese piuttosto che in lingua italiana.

Restiamo ora in attesa di quello che sarà l’esito delle indagini, il prossimo passaggio è nelle mani di Google, Apple e Dropbox che dovranno presentare prove a loro discolpa.

Il Presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona, intanto, ha così commentato l’avvio delle istruttorie: “Bene, si faccia subito chiarezza! E’ evidente che il consumatore deve essere sempre libero di scegliere e di esprimere il suo consenso alla raccolta dei dati e non va indebitamente condizionato in alcun modo”.

Autore: Lorenzo Cargnelutti
Data: 15 settembre 2020

Banca Popolare di Bari

Banca Popolare di Bari, fino al 24 settembre per costituirsi parte civile

Banca Popolare di Bari

Hanno tempo fino al 24 settembre gli azionisti di Banca Popolare di Bari per costituirsi parte civile nel processo per chiedere il risarcimento dei danni subiti nel default della banca. 

Nell’aula bunker di Bitonto si terrà la prima udienza del processo penale nei confronti di Marco e Gianluca Jacobini, rispettivamente ex presidente ed ex condirettore della Banca Popolare di Bari, accusati di 14 capi d’imputazione tra cui i reati di falso in bilancio, falso in prospetto e false comunicazioni.

Per i risparmiatori è importante esserci in questo giudizio, non solo per cercare di ottenere il ristoro dei danni, ma anche per supportare l’azione della Procura della Repubblica, che ha contestato una serie di condotte volte ad occultare la reale situazione contabile di PopBari, indagine che trova il suo elemento fondante su una meticolosa consulenza tecnica sui bilanci 2014-2017 della banca.

Per sostenere le istanze dei consumatori, l’Unione Nazionale Consumatori ha incaricato uno dei massimi esperti del settore, l’avv. Corrado Canafoglia, legale che sta curando negli ultimi anni gli interessi di migliaia di risparmiatori nei vari processi penali italiani relativi ai crack bancari e societari, non ultimo quello del “caso Banca Marche” nel quale si sta scontrando con gli ex vertici imputati in quel giudizio, ma anche le Autorità di Vigilanza, dopo aver svolto complesse indagini difensive.  

L’avvocato Canafoglia  sarà coadiuvato nel caso di Banca Popolare di Bari da un team di legali formato da: l’Avv. Antonio Calvani di Molfetta, l’Avv. Ennio Cerio di Campobasso e l’Avv. Valentina Greco di Roma.

La nostra associazione assiste già molti risparmiatori BPB: chi fosse interessato a contattare i nostri esperti per ricevere consulenza potrà scrivere  alla email: segnalazioni@consumatori.it indicando nell’oggetto “BANCA POPOLARE DI BARI”.

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 2 settembre 2020
Aggiornamento: 16 settembre 2020