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TELEFONIA: AGCOM chiarisce quando usare il termine “fibra”

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Bene, basta con la finta fibra! Solo il 22% delle abitazioni ha reti interamente in fibra.

Roma, 13 luglio 2018 – L’Agcom ha approvato il provvedimento che definisce le modalità con cui le imprese dovranno d’ora in avanti comunicare le caratteristiche delle diverse tipologie di infrastruttura fisica utilizzate per l’erogazione dei servizi di connettività. Il termine “fibra” potrà essere usato solo se l’infrastruttura è ftth/fttb.

“Bene, basta con la finta fibra! Finalmente si dà attuazione al decreto legge n. 148 del 16 ottobre 2017. Dopo le recenti condanne per pratica commerciale scorretta comminate dall’Antitrust, ora è la volta dell’Autorità delle Comunicazioni” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Migliaia di famiglie sono state prese in giro in questi anni, considerando che nel 2017 solo il 22% delle abitazioni aveva a disposizione reti interamente in fibra” conclude Dona.

L’associazione di consumatori ricorda che nel Dl Fisco (decreto legge n. 148/2017, convertito dalla L. 4 dicembre 2017, n. 172), si è previsto che costituisce pratica commerciale scorretta ogni comunicazione al pubblico dell’offerta di servizi di comunicazione elettronica che non rispetti le caratteristiche tecniche definite dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, tra le quali il collegamento in fibra fino all’unità immobiliare del cliente. Oggi arriva la definizione. L’Authority ha deciso che gli operatori che forniscono questi servizi tramite connessione fissa dovranno garantire, sia nei messaggi pubblicitari sia nelle comunicazioni commerciali e contrattuali, piena trasparenza nella presentazione delle infrastrutture fisiche sulle quali sono forniti i servizi. In particolare, gli operatori potranno usare il termine “fibra” (e affiancarvi aggettivi superlativi o accrescitivi), senza ulteriori precisazioni tecniche, solo se l’infrastruttura sottostante sia costituita esclusivamente da una rete di accesso in fibra, almeno nei collegamenti orizzontali fino all’edificio (FTTB) o fino all’unità immobiliare dell’utente (FTTH).

Nei casi in cui la fibra invece arrivi soltanto fino a nodi intermedi, come l’armadio di strada (FTTC, Fiber To The Cabinet) o la stazione radio base (FWA, Fixed Wireless Access), gli operatori non potranno usare la denominazione “fibra” se non affiancata alla dicitura “su rete mista rame” o “su rete mista radio”, presentandola in ogni caso in termini di uguale leggibilità o udibilità. Nei casi in cui l’infrastruttura sottostante non preveda l’utilizzo di fibra o comunque non abiliti la fruizione di servizi a banda ultralarga non potranno in alcun caso utilizzare il termine” fibra”.

carte di credito prepagate

L’esperto risponde su pagamenti in vacanza

Mio figlio partirà quest’estate per la prima volta per una vacanza con gli amici per due settimane. Con mia moglie ci stiamo interrogando se è meglio dargli un po’ di soldi contanti per le sue spese o affidargli la carta di credito per qualsiasi emergenza… voi che ne dite?

Al di là dei risvolti educativi, ci sono alcune aspetti pratici da considerare. Eviterei di dare al ragazzo troppo denaro contante: il rischio di subire furti di contanti è più elevato di quello della clonazione della carta o del bancomat. Meglio utilizzare la moneta elettronica, tranne che per piccole spese.

La carta di credito resta il metodo di pagamento più tradizionale ed è quello più utilizzato in vacanza (a patto che il figlio sia maggiorenne). Ha, infatti, il pregio di avere un plafond elevato, prevede un addebito posticipato delle transazioni, sono accettate sia in Italia che all’estero e godono di una tutela elevata contro le frodi. Solitamente si paga un canone annuo e ci sono zero spese sulle singole transazioni. In alcuni casi è obbligatoria, come per noleggiare una macchina, prenotazioni alberghiere, acquisto di biglietti, aerei o per i pagamenti in crociera, anche se alcune compagnie stanno per accettare il bancomat.. Attenti, però, quando andate fuori dall’Eurozona: gli oneri di negoziazione compaiono magicamente e si paga una percentuale sull’importo pagato.

Non va usata, poi, per prelevare contanti, come se fosse un bancomat. Per la banca è denaro anticipato e le commissioni sono onerose, specie se prelevi presso sportelli automatici di altri banche (fino al 4% sull’importo prelevato). Non solo: sarà più difficile per i genitori controllare le spese del figlio se non quando arriverà l’estratto conto!

Carta di debito (bancomat). E’ l’ideale per prelevare soldi dal conto. Il rischio è che non si trovi lo sportello della nostra banca nel luogo di villeggiatura e che, prelevando negli sportelli di altri istituti di credito, si paghino commissioni elevate. All’estero le commissioni lievitano ulteriormente. Il limite di prelievo può essere un limite al suo uso.

La carta ricaricabile o prepagata è una carta di debito. Non è collegata ad un conto corrente e può essere usata nei limiti dell’importo caricato (questo la rende ideale per i pagamenti on-line su siti a rischio truffa).

E’ accettata in Italia e generalmente all’estero, anche se la rete di accettazione può essere meno estesa rispetto a quelle tradizionali. Anche in questo caso, se si esce dall’Eurozona, le commissioni salgono.

In vacanza, può essere comoda per i genitori per contrattare prima di partire il tetto di spesa massima concesso al figlio con la possibilità in caso di emergenza di ricaricarla anche a distanza (occhio ai costi di ricarica, che possono arrivare fino a 5 euro, oltre a quelli di attivazione).  E’ la soluzione indicata per i giovani che non hanno entrate fisse né conto corrente. Nel caso di un figlio minore che va in vacanza da solo, poi, sono l’unico strumento di pagamento elettronico possibile. E’ bene soltanto verificare se il circuito di riferimento è sufficientemente diffuso in quel paese.

Scopri tutte le nostre FAQ.

Per avere assistenza su questi temi contatta i nostri esperti attraverso lo sportello Banche sul nostro sito.

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 13 luglio 2018

Istat: spesa famiglie sale a 2.564 euro al mese

Nel 2017, la spesa media delle famiglie raggiunge i 2.564 euro al mese (+1,6% rispetto al 2016, +3,8% nei confronti del 2013, anno di minimo per la spesa delle famiglie, quando scese a 2.471 euro). Nonostante cresca per il quarto anno consecutivo, la spesa rimane al di sotto dei 2.640 euro del 2011, anno cui hanno fatto seguito due di forte contrazione (-6,4% in totale). E’ quanto rileva l’Istat.

Tuttavia, considerando la dinamica inflazionistica del 2017 (+1,2% la variazione dell’indice dei prezzi al consumo
per l’intera collettività nazionale, NIC, rispetto al -0,1% del 2016), l’incremento dei consumi in termini reali è stato nel 2017 inferiore a quanto registrato l’anno precedente.

Poiché la distribuzione dei consumi è asimmetrica e maggiormente concentrata nei livelli medio-bassi, la maggioranza delle famiglie ha speso un importo inferiore al valore medio. Se si calcola il valore mediano, ovvero il livello di spesa per consumi che divide il numero di famiglie in due parti uguali, il 50% delle famiglie residenti in Italia ha speso nel 2017 una cifra pari a 2.154 euro, +0,6% rispetto al 2016 quando era 2.142 euro.
L’aumento della mediana rispetto al 2016, inferiore di un punto percentuale rispetto a quello della media, rappresenta un segnale di maggiore diseguaglianza nella distribuzione delle spese manifestatisi tra il 2016 e il 2017.

La composizione della spesa media a livello nazionale (2.564 euro) resta sostanzialmente invariata, con la spesa
per l’abitazione che assorbe la quota più rilevante (35% della spesa totale), seguita dalla spesa per prodotti alimentari e bevande analcoliche (17,8%) e da quella per trasporti (11,3%).

Nella spesa per l’abitazione è compreso l’importo degli affitti figurativi, ossia il costo che le famiglie che vivono in abitazioni di proprietà dovrebbero sostenere se prendessero in affitto un’unità abitativa con caratteristiche identiche a quelle in cui vivono. La spesa media familiare al netto di questa voce è pari a 1.977 euro, in aumento del 2,2% rispetto al 2016.

In media, le famiglie hanno speso 457 euro mensili per prodotti alimentari e bevande analcoliche (erano 448 euro
nel 2016, +2,0%). Le voci alimentari più rilevanti sono le carni (94 euro mensili), pane e cereali (76 euro mensili), i vegetali (63 euro) e latte, formaggi e uova (58 euro). In crescita la spesa per frutta (+3,8%, pari a 43 euro, che si aggiunge al +3,1% del 2016), oli e grassi (+10,6%), acque minerali, bevande analcoliche e succhi di frutta e verdura (+7,6%), caffè, tè e cacao (+6,3%).

La spesa per beni e servizi non alimentari è pari in media a 2.107 euro mensili (era 2.076 euro nel 2016). Il capitolo
di spesa con i valori più elevati, pari a 898 euro mensili (di cui 587 euro di affitti figurativi), è quello per Abitazione, acqua, elettricità e altri combustibili, manutenzione ordinaria e straordinaria, seguito da quello per Trasporti (290 euro, l’11,3% del totale, in aumento del 7,1% rispetto al 2016, anche a causa dell’incremento dei prezzi che è stato pari a +3,4%). In linea con l’anno precedente, le spese per Servizi ricettivi e di ristorazione (131 euro) e quelle per Ricreazione, spettacoli e cultura (130 euro), ciascuna pari al 5,1% del totale della spesa. Aumentano dell’8% le spese per Servizi sanitari e salute, che arrivano in media a 123 euro mensili, e quelle per Comunicazioni (+2,5%, pari a 64 euro). La spesa per Abbigliamento e calzature nel 2017 è pari a 119 euro mensili, il 4,7% del totale. Sono stabili le spese per Mobili, articoli e servizi per la casa (4,3%, 110 euro).

La quota di spesa destinata ad Altri beni e servizi (per la cura della persona, effetti personali, servizi di assistenza sociale, assicurazioni e servizi finanziari) è pari al 7,1% del totale, 181 euro. Il capitolo di spesa meno consistente è quello per l’Istruzione, 16 euro mensili in media (lo 0,6% del totale della spesa).

Assicurazione all’estero

La domanda dei consumatori: sono residente all’estero: se assicuro la mia auto con targa italiana con una compagnia assicuratrice con sede appunto all’estero, ha validità legale in territorio Italiano?

 

La risposta di Manuel Schiavo, segretario nazionale Studi di Consulenza Confarca

E’ possibile verificare tramite l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS) se l’impresa assicuratrice è presente sull’Elenco imprese estere ammesse ad operare in Italia nella Responsabilità Civile obbligatoria Auto, attraverso una Rappresentanza in Italia.

Vuoi fare anche tu una domanda al nostro esperto? Scrivi a esperto@consumatori.it, ricordandoti di mettere in oggetto “auto e moto”. I quesiti più interessanti saranno selezionati per avere una risposta in questa rubrica, continua a seguirci!

Occhio alle fake food news, anche d’estate!

Con l’arrivo della stagione estiva per molti italiani si avvicina il momento di fare i conti con il proprio peso forma. Iscrizioni last minute in palestra e sessioni serrate di jogging scandiscono il conto alla rovescia che ci separa dalle vacanze al mare. E un occhio di riguardo, ovviamente, viene rivolto anche alla tavola.

Per i tanti che hanno rimandato per tutto l’anno diete e attività sportive e adesso sperano di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo, il rischio principale è di imbattersi nelle “fabbriche” di fake food news. Si tratta di siti web acchiappa click o di pagine create ad hoc su Facebook e sugli altri social network che diffondono notizie false su cosa è bene mangiare per mantenere la giusta linea e affrontare con l’adeguata tonicità la prova costume.

In questa “abbuffata” di disinformazione, dietro cui spesso ci celano subdole strategie di marketing, soluzioni miracolose e falsi miti si sprecano.

Per tenersi alla larga da questo flusso incontrollato di notizie false, che minacciano non solo di influenzare il nostro comportamento a tavola ma anche di avere ricadute negative sulla nostra salute, la prima cosa da fare è diffidare da qualsiasi tipo di indicazione che non proviene da fonti medico-scientifiche certificate e, nel dubbio, affidarsi sempre ai consigli di un esperto. Tra questi c’è il professore Marcello Ticca, nutrizionista e dietologo (oltre ad esperto per la nostra associazione), che della battaglia alle fake news alimentari ha fatto una vera e propria missione. È suo il libro uscito a inizio 2018 intitolato Miraggi alimentari. 99 idee sbagliate su cosa e come mangiamo, un volume che smonta con agilità e competenza tutte le false credenze che abbiamo sulle proprietà degli alimenti.

Con la bella stagione alle porte, su Internet spopolano i consigli per digerire bene ed evitare di sentirsi appesantiti. C’è chi sostiene che basta un cono gelato per riempirsi lo stomaco e affrontare senza patemi le ore in cui l’afa si fa asfissiante. «È vero che nella stagione calda le nostre necessità di calorie diminuiscono leggermente, il senso di fame è in genere meno spiccato e l’apparato digerente lavora con maggiore difficoltà – spiega il professor Ticca – ma le regole da seguire per evitare problemi sono altre e molto più semplici: suddividere l’alimentazione quotidiana in pasti ridotti e più numerosi, evitare piatti troppo ricchi ed elaborati, limitare fritti, insaccati e superalcolici, privilegiare minestre di verdura, pasta o riso conditi con odori e pomodoro fresco, puntare sull’ottima frutta estiva, ortaggi e legumi, pesce, latte e latticini. È poi importantissimo non dimenticare di reintegrare con regolarità i liquidi e i minerali persi con l’abbondante sudorazione, ricorrendo a frequenti assunzioni di acqua e anche a succhi di frutta, spremute di agrumi, latte e frullati con latte».

Dunque, la soluzione per mangiare il giusto e mantenersi leggeri, evitando di accumulare inutilmente appetito, non solo è semplice, ma fa parte del nostro dna e si chiama dieta mediterranea. Il problema è che finiamo spesso per dimenticarcene. “Gran parte della nostra popolazione – conferma Ticca – ha ampiamente tradito, e da anni, le regole auree del modello alimentare mediterraneo, come confermato dai dati sull’aumento progressivo della incidenza delle malattie “da benessere” legate anche agli eccessi e agli squilibri della alimentazione abituale. Mangiamo troppo e male: troppe proteine e troppi grassi, e, sembra incredibile, troppo pochi carboidrati, dato che questi ultimi ci forniscono attualmente appena il 40-45% delle calorie alimentari invece di quel 55-60% che sarebbe corretto. E poi siamo più sedentari dei nostri nonni e bisnonni. Ebbene, molte delle culture alimentari mediorientali, orientali e nordafricane presentano un profilo nutrizionale simile a quello del modello mediterraneo originale, sia pure con alimenti differenti, ad esempio riso più che frumento. Quindi una ragionevole contaminazione per una maggiore varietà di scelte va vista con favore”.

Altra questione di cui tra le fake food news non c’è minima traccia è quella dell’igiene. Ed è qui che entrano in gioco i cibi freddi così come quelli crudi, pietanze quest’ultime che in Italia stanno registrando un gradimento sempre più esteso. Con il pesce a farla da padrone d’estate, accertarsi della provenienza di carpacci, ostriche, cozze, vongole, gamberi e ricci di mare è fondamentale se si vogliono evitare infezioni alimentari che possono colpire soprattutto i bambini. “Attenzione quindi agli aspetti igienici del consumo di frutti di mare, ma anche verdura e latte – puntualizza Ticca -. Le elevate temperature moltiplicano i germi presenti in questi cibi che prepariamo o conserviamo. E ricordiamoci che un cibo contaminato può anche mantenere subdolamente le stesse caratteristiche di uno “sano” in termini di odore, sapore e colore”.

Buon senso, informazioni corrette, dieta mediterranea, sport e i consigli di un esperto rappresentano dunque l’abc per scansare le notizie false e vivere un’estate serena anche a tavola. Per contrastare la diffusa mentalità antiscientifica che domina sul web, e che trova nell’argomento cibo un megafono particolarmente efficace, l’Istituto Superiore di Sanità ha inserito nel suo sito www.iss.it un canale anti-fake news. A lanciare l’allarme contro le bufale è stato anche il Ministero della Salute, mentre la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e degli Odontoiatri ha redatto un decalogo che oggi si trova affisso negli ambulatori pubblici. Ma perché il messaggio arrivi a tutti e l’educazione alimentare prevalga sulla disinformazione, servono più iniziative di comunicazione e sensibilizzazione nelle scuole di ogni livello così come nelle università. È una sfida importante che l’UNC ha deciso di affrontare in prima linea ospitando nella sua newsletter una rubrica dedicata all’alimentazione, in cui il professor Ticca scioglie i dubbi dei lettori smascherando i tanti inganni in cui ognuno di noi sarà incappato almeno una volta.

L’importanza di iniziative del genere, che possono dare frutti solo in un periodo medio-lungo, è inestimabile – conclude il nutrizionista -. La loro influenza positiva può rafforzare la tutela della salute e del benessere di tutti ed evitare, o almeno rendere meno probabile, che attecchiscano fenomeni clamorosi di alterazione delle verità scientifiche quali quelli cui abbiamo purtroppo assistito negli ultimi anni, dalle false cure del cancro ai movimenti anti-vaccini e ai casi Stamina. In sostanza, si tratterebbe di un enorme passo avanti in termini di civiltà e di tutela della salute pubblica”.

Autore: Rocco Bellantone
Data: 12 luglio 2018

Il passaporto per viaggiare con cane e gatto in Europa

Se volete portare il vostro cane/gatto fuori dall’Italia ma in un Paese membro dell’Unione Europea, vi serve il passaporto europeo per animali da compagnia: è un documento di riconoscimento dell’animale che permette di controllarne la conformità a livello sanitario. 

Per ottenerlo è sufficiente recarsi all’Asl territoriale presso il Servizio Veterinario, che è autorizzato al rilascio del documento previo pagamento di un ticket di importo moderato. 

Per poter far viaggiare in regola il nostro animale (Regolamento Europeo 577/13) è necessario che siamo in possesso di: 

  • Passaporto per animali da compagnia: certifica i dati dell’animale e del suo proprietario
  • Certificato di vaccinazione antirabbica in corso di validità
  • Microchip conforme, leggibile tramite il transponder (norma Iso11784) o tatuaggio leggibile effettuato prima del 3/07/2011. 

Nel passaporto i dati sensibili come indicazione della vaccinazione antirabbica o del microchip sono coperti e protetti da una pellicola trasparente non rimovibile. 

Ricordatevi comunque di portare sempre anche il libretto sanitario aggiornato

Articolo realizzata in collaborazione con il portale animalidacompagnia.it 

Autore: AnnaPaola Rivolta 
Data: 18 luglio 2018 

Autonoleggio: le buone regole in una pratica guida

A cosa bisogna stare attenti quando si noleggia un’automobile? Sapevate ad esempio che i seggiolini per bambini o i navigatori satellitari rappresentano un optional a pagamento del cui costo è bene informarmi preventivamente o che potete contestare eventuali addebiti sulla carta di credito che vi sembrano ingiustificati? L’Unione Nazionale Consumatori ricorda che potrete trovare questi ed altri preziosi consigli nella guida Autonoleggio: le buone regole realizzata dall’UNC con la collaborazione di ANIASA (Associazione Nazionale Industria Autonoleggio e Servizi Automobilistici), proprio per fornire ai consumatori tutte le informazioni necessario sull’autonoleggio.

Dal momento della prenotazione, passando per il ritiro, fino alla riconsegna dell’auto, si tratta dunque di un utile vademecum che potrà accompagnarvi durante il vostro viaggio… non vi resta che metterlo in valigia!

Scopri i nostri consigli, scarica la guida

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 12 luglio 2018

Il notaio risponde su… donazioni

In che modi si può attuare la donazione?

La donazione può attuarsi in diversi modi:

  • con il trasferimento della proprietà di beni mobili o immobili appartenenti al donante, o di un altro diritto reale (es. usufrutto, abitazione, diritto di superficie, servitù) spettante al donante;
  • mediante la costituzione ex novo di un diritto reale (es. usufrutto, abitazione, diritto di superficie, servitù) su beni mobili o immobili appartenenti al donante;
  • con l’assunzione da parte del donante di un obbligo nei confronti del donatario (es. mediante l’assunzione dell’obbligo di corrispondergli, senza ricevere corrispettivo, una rendita vitalizia);
  • tramite la liberazione del donatario da un obbligo nei confronti del donante (es. la rinuncia a un credito che il donante vanta nei confronti del donatario).

Guida “Donazioni consapevoli” Consiglio Nazionale del Notariato

Premio Dona: partecipa al Premio di laurea!

Premio di Laurea

Melissa Sessa, Università di Roma – La Sapienza. Vincitrice del Premio di Laurea 2017

Sei un laureando o neo-laureato con una tesi sulla protezione dei consumatori? Partecipa al nostro concorso! C’è tempo fino al 20 ottobre 2018 per partecipare con una tesi con riferimento al tema dei Big Data, Intelligenza Artificiale, algoritmi, profilazione e, più in generale, di protezione dei consumatori negli ambienti digitali e Internet. Potrà quindi essere oggetto della ricerca un ampio spettro di argomenti: dai nuovi strumenti di condivisione per comunicare ai consumatori, alle tecniche per stimolarne la partecipazione.

La cerimonia di premiazione si terrà il prossimo 16 novembre 2018 a Roma in occasione della dodicesima edizione del ‘Premio Vincenzo Dona, voce dei consumatori’, l’evento più importante nel panorama consumeristico italiano.

Scarica il bando per partecipare al “Premio – Tesi di laurea in materia di consumo”

Con il patrocinio della CONFERENZA DEI RETTORI DELLE UNIVERSITÀ ITALIANE (CRUI)

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 3 luglio 2018

spiaggia libera

Spiaggia libera: i diritti dei bagnanti

Ogni anno è sempre la stessa storia. Gli stabilimenti balneari dovrebbero consentire il libero e gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia, anche al fine della balneazione. Ma gestori furbetti costringono i bagnanti che vogliono raggiungere la riva, o semplicemente transitare, a pagare un biglietto.

Si tratta di un vero e proprio abuso che non tiene conto del fatto che la spiaggia è un bene pubblico, appartiene al demanio anche se è data in concessione agli stabilimenti balneari. Impedirne l’accesso o chiedere un pagamento è quindi una violazione di legge.

Se si usufruisce dei servizi messi a disposizioni del lido, come per esempio ombrellone, sdraio, docce e cabina, è normale e corretto che il gestore pretenda il pagamento. Ma chi vuole semplicemente raggiungere il mare per fare un bagno passando dallo stabilimento balneare non deve pagare alcun ticket d’ingresso. Non mancano, però, gestori che continuano a fare orecchie da mercante e impediscono l’accesso a chi vuole anche solo accedere alla battigia per quanto l’ingresso deve essere sempre libero e gratuito. A stabilirlo è la legge.

Cosa dice la legge?

Oltre all’articolo 11 della legge n. 217 del 2011 che prevede “il diritto libero e gratuito di accesso e di fruizione della battigia, anche ai fini di balneazione“, la legge n. 296 del 2006 stabilisce “l’obbligo per i titolari delle concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l’area ricompresa nella concessione, anche al fine di balneazione“. Per battigia si intende la striscia di sabbia su cui l’onda va a infrangersi.

Insomma l’accesso al mare è libero e per fare un bagno non si deve pagare nulla.

Se, quindi, non vi fanno passare attraverso lo stabilimento balneare per raggiungere il mare e fare il bagno o tentano di farvi pagare, chiamate direttamente i vigili e chiedetegli di intervenire sul posto, così che possano redigere un verbale.

E per ombrelloni e sdraio?

Diverso è il discorso per ombrelloni o sdraio. La legge garantisce l’accesso ed il transito gratuito per il raggiungimento della battigia, ma è meno chiara su quello che accade se mi fermo sulla battigia o a pochi metri di distanza. Infatti garantisce un generico diritto alla fruizione della battigia non solo ai fini della balneazione (si dice “anche”), ma non chiarisce esattamente cosa si intenda per fruizione, se passeggiare, fermarsi o giocare a palla. Resta il fatto che anche il bagnante, come i titolari degli stabilimenti, devono fare in modo di non impedire agli altri bagnanti l’accesso al mare ed il transito per il raggiungimento della battigia. Se, però, possiamo sicuramente affermare che un ombrellone o una sedia sdraio sono certamente ingombranti e ostacolano il transito, diventa più difficile comprendere perché lo sia anche un asciugamano, magari debitamente piegato o dei vestiti ammucchiati.

Le ordinanze dei Comuni

La materia è regolata anche da Regioni e Comuni. La Legge n. 296 del 27 dicembre 2006, all’art. 1 comma 254, prevede che siano le Regioni a dover “individuare un corretto equilibrio tra le aree concesse a soggetti privati e gli arenili liberamente fruibili” e a “individuare le modalità e la collocazione dei varchi necessari al fine di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l’area ricompresa nella concessione, anche al fine di balneazione“.

Come se non bastasse, poi, ci sono anche le ordinanze dei Comuni. Molte ordinanze prevedono il divieto di occupare con ombrelloni, sdraio o anche semplici teli mare, la fascia di 5 metri dalla battigia ed il divieto di permanenza in tale spazio, poiché deve rimanere a disposizione per i mezzi di soccorso. In questo caso, comunque, il divieto vale per tutti, anche per i gestori dello stabilimento, e permane anche se si paga l’ingresso.

Per avere assistenza su vacanze e non solo contatta i nostri esperti attraverso lo sportello Turismo-Viaggi sul nostro sito.

Autore: Mauro Antonelli
Data: 12 luglio 2018