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Soccorso animali, la lettera di una consumatrice

In una delle precedenti newsletter abbiamo pubblicato un articolo dal titolo Soccorso agli animali vittime di incidenti stradali: a chi spetta?. Abbiamo ricevuto diversi commenti, tra i quali questa email da parte di una consumatrice che sottolinea, qualora ce ne fosse bisogno, l’importanza di prestare soccorso. La pubblichiamo perché offre diversi spunti a chi si trovasse in questa situazione:

Gentile Presidente,
Seguo con poche righe a puntualizzare alcuni punti dell’articolo riguardo animali feriti, perché temo che il messaggio che possa passare induca ad una reticenza nel prestare soccorso.

Se si trova un animale ferito si può chiamare un servizio di pubblica sicurezza, vigili pompieri ecc i quali confermo che intervengono. Ho visto pompieri impegnati ore per salvare gatti finiti nelle situazioni più impensabili e se il micio non scappa una volta liberato ma è ferito l’intervento di soccorso finisce presso usl  della città o presso un veterinario convenzionato.

Se si tratta di animali feriti per incidente stradale e non si chiede un intervento pubblico,  il privato può recarsi all usl sezione veterinaria dove la prestazione in questo caso è gratuita. Se invece il servizio pubblico è chiuso si può recare  presso un veterinario privato che già collabora con le varie associazioni animaliste in città anche in questo caso la prestazione sarà gratuita o a carico della associazione e si può limitare alla stabilizzazione della situazione clinica  in attesa del servizio sanitario pubblico se si preferisce o ci sono dubbi sul conto.

Se infine un privato trova un animale ferito si reca da un veterinario a caso, ignaro delle disposizioni e a sua volta trova un professionista più legato al denaro che all’etica professionale il quale non illustrerà le opzioni ma semplicemente un conto da pagare ci troviamo di fronte ad un professionista da segnalare, visto che ha trasformato l’animale portato come un animale di proprietà del soccorritore. Soccorrere un animale ferito non è un atto che determina la proprietà su di esso e non è corretto presentare un conto da pagare.

Concludendo se trovi un animale ferito nella tua città dove conosci struttura e associazioni puoi chiamare i vigili o qualunque altro servizio pubblico, chiamare una associazione animalista (Enpa  può essere una di queste), andare usl se aperto, servizio veterinario, andare da un veterinario che sai collabora con associazione.

Se ti trovi in una città che non conosci chiama i vigili e se puoi attendi vicino all’animale che arrivino, cerca in internet Enpa o altre associazioni per chiedere che fare o dove andare

Tutto questo sarà gratis e avrai fatto una buona azione. Gloria Cittanti

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 12 ottobre 2020

E’ vero che le uova vanno evitate perché contengono molto colesterolo?

La domanda dei consumatori: è vero che le uova vanno evitate perché contengono molto colesterolo e quindi fanno aumentare il rischio di malattie del cuore e dei vasi sanguigni?

 

La risposta di Marcello Ticca, nutrizionista e dietologo

Questa è l’opinione ampiamente diffusa a tutti i livelli da decenni, una opinione che ha fatto sì che le uova diventassero il vero simbolo di come un alimento possa essere ingiustamente demonizzato.

È noto che quando la quantità di colesterolo presente nel sangue (colesterolemia), e in particolare quella del colesterolo trasportato nelle lipoproteine a bassa densità (ldl e vldl), raggiunge valori elevati, aumenta il rischio che si verifichino danni di tipo aterosclerotico a carico di importanti arterie e organi vitali, tali da facilitare (soprattutto se in presenza di ulteriori fattori di rischio quali fumo, eccesso di peso, sedentarietà, ecc.) la comparsa di gravi malattie. Particolarmente a rischio sono le arterie coronariche e il cuore, fino all’infarto e alla morte improvvisa. Attenzione, però. Non bisogna cadere nell’errore di considerare il colesterolo in quanto tale un nostro nemico. Al contrario si tratta di una sostanza indispensabile al nostro organismo, in quanto componente essenziale delle membrane cellulari e precursore di varie molecole ad elevata attività biologica, quali gli ormoni steroidei, gli acidi biliari e la vitamina D.

Di conseguenza, il nostro organismo lo produce attivamente, tanto che circa l’80% del colesterolo circolante nel sangue è appunto sintetizzato da noi stessi, prevalentemente nel fegato. Questa considerazione ridimensiona ampiamente il ruolo del colesterolo apportato dagli alimenti, il quale può incidere soltanto sul 20% circa di quello presente in totale nel sangue: ciononostante il colesterolo alimentare andrebbe comunque prudenzialmente contenuto entro i 300 milligrammi giornalieri (200 per chi ha alti livelli di colesterolo “cattivo” o familiarità a rischio o patologie cardiovascolari).

Ma ci sono altri punti da sottolineare: prima di tutto che solo una parte del colesterolo alimentare viene assorbito (fra il 10 e il 50%), e poi che il nostro organismo si autoregola, con maggiore o minore efficienza, diminuendo la sintesi interna quando attraverso gli alimenti introduciamo troppo colesterolo esogeno: in pratica, più colesterolo mangiamo e meno ne costruiamo. In relazione a ciò si è visto che esiste una grande variabilità individuale intra- e inter-personale nella risposta della colesterolemia al colesterolo della dieta. Proviamo a schematizzare le correlazioni fra ciò che mangiamo e la quantità di colesterolo presente nell’organismo e nel sangue. I livelli ematici di colesterolo, e soprattutto delle sue frazioni più pericolose, possono aumentare soprattutto 1) se la dieta è troppo abbondante e quindi ipercalorica; 2) se è troppo ricca in grassi e in grassi animali, nei quali ultimi abbondano gli acidi grassi saturi (alcuni dei quali stimolano la autoproduzione di colesterolo nell’organismo e ne ostacolano la eliminazione); 3) se la dieta è troppo ricca in colesterolo, in alcool e in zuccheri semplici. Al contrario, una dieta “prudente”, normocalorica, ricca di prodotti vegetali e comprendente giuste quantità di prodotti animali e di grassi e dosi moderate di colesterolo, abbinata ad un ridotto uso del sale e dell’alcool e accompagnata da uno stile di vita fisicamente più attivo, aumenta notevolmente le nostre possibilità di contenere il fattore di rischio rappresentato dal colesterolo: e questo vale anche per i casi peggiori, quelli con una predisposizione genetica alla ipercolesterolemia.

E veniamo alle uova. Che il tuorlo dell’uovo contenga molto colesterolo è indubbio. Però, come detto sopra, questo non comporta assolutamente la necessità di escludere questo alimento dalla dieta, perché l’aspetto più importante rimane la composizione complessiva della dieta stessa. Fra l’altro rinunciare alle uova vorrebbe dire rinunciare ad un alimento capace di dare un elevato senso di sazietà e di fornire (a basso costo e con un impatto calorico limitato) proteine di elevatissimo valore biologico, da 5 a 6 grammi di grassi soltanto (e per una buona metà insaturi), discrete quantità di vitamina A, di altre vitamine (B1, B2 e PP) e di vari minerali, quali magnesio, potassio, calcio, zinco, ferro e perfino iodio, nonché di alcuni antiossidanti coinvolti nella protezione della retina. Ma non basta. La quantità di colesterolo contenuta nelle uova che vengono prodotte al giorno d’oggi si è notevolmente ridimensionata.

Infatti le nuove tecniche di allevamento (e soprattutto l’uso di differenti tipi di mangimi, le diverse razze di galline e la minore età delle ovaiole) hanno portato ad una notevole riduzione, oltre che dei grassi, anche del colesterolo contenuto in un tuorlo, tanto che dai 250 milligrammi circa (per tuorlo) di un tempo si è passati ai circa 185 milligrammi attuali, ben il 30% in meno. E va anche ricordato che una lunga serie di studi condotti negli ultimi decenni hanno mostrato che la correlazione fra consumo di uova, colesterolemia e rischi cardiovascolari risulta essere piuttosto debole e incostante. Il più clamoroso è stato quello di un gruppo di ricercatori della Harvard School of Public Health i quali hanno seguito circa 120mila soggetti per periodi da 9 a 15 anni, accertando che nei soggetti non diabetici neppure un uovo al giorno ha mai prodotto un impatto apprezzabile sulla colesterolemia e sul rischio di malattie cardiovascolari o cerebrovascolari. E, altro esempio, risultati simili sono stati ottenuti due anni fa da ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma su circa 70mila persone seguite per 13 anni: nessuna associazione significativa fra consumo di uova e rischio di infarto miocardico o di ictus. Di conseguenza oggi sono in molti a pensare che più che parlare di “diete a basso tenore di colesterolo” si dovrebbe parlare di “diete capaci di abbassare la colesterolemia”. Porre troppa enfasi sul ruolo del colesterolo alimentare può essere controproducente in quanto porta a sottovalutare l’impatto di altre e forse più importanti raccomandazioni riguardo al tipo e alla quantità dei grassi della dieta.

Sulla base di tutto ciò, le attuali Linee Guida alimentari indicano che un consumo accettabile di uova possa essere stimato in 2-4 uova a settimana, distribuite nei vari giorni ed eventualmente prese singolarmente e non in coppia, ma anche con la possibilità di un aumento per persone sane e attive fisicamente, ferma restando la raccomandazione-base di variare con regolarità le proprie scelte alimentari complessive. Tutto sommato, una bella rivincita per un alimento che per anni si è sistematicamente ritrovato, in maniera davvero esagerata, sul banco degli imputati.

 

 


Vuoi saperne di più sull’alimentazione? Anche tu ti trovi davanti ai grandi dilemmi della tavola? Vuoi leggere tutti i luoghi comuni sul cibo? Li trovi nel libro di Marcello Ticca: Miraggi alimentari, 99 idee sbagliate su cosa e come mangiamo

 

Vuoi fare anche tu una domanda al nostro esperto? Scrivi a esperto@consumatori.it, ricordandoti di mettere in oggetto “nutrizionista”. I quesiti più interessanti saranno selezionati per avere una risposta in questa rubrica, continua a seguirci!

 

 

 

 

 

Premio Dona: partecipa al Premio di laurea!

Sei un laureando o neo-laureato con una tesi sulla protezione dei consumatori? Partecipa al nostro concorso!

C’è tempo fino al 1 novembre 2020 per partecipare con una tesi con riferimento ai temi del diritto dei consumatori, del marketing, della comunicazione commerciale e delle nuove forme di pubblicità. Saranno valorizzati, in particolare, i lavori che trattano i mutamenti che l’emergenza Covid-19 ha apportato al mondo dei consumi.

 

La premiazione si terrà in occasione della quattordicesima edizione del ‘Premio Vincenzo Dona, voce dei consumatori’, l’evento più importante nel panorama consumeristico italiano, quest’anno in una veste ancora più moderna e attuale. 

Scarica il bando per partecipare al “Premio – Tesi di laurea in materia di consumo”

 

Il Premio gode del patrocinio della CONFERENZA DEI RETTORI DELLE UNIVERSITÀ ITALIANE (CRUI)

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 14 ottobre 2020

Truffe finanziarie: come difendersi

Numerosi fatti di cronaca riportano la notizia di risparmiatori vittime delle attività fraudolente di abili promotori finanziari che, carpendo la loro fiducia, promettono rendimenti astronomici in tempi brevi.

Diciamo subito che eleganti uffici di rappresentanza e promotori finanziari dall’aspetto facoltoso non devono far abbassare l’attenzione dei consumatori nella scelta di come investire i propri risparmi. 

Troppo spesso il consumatore è indotto a consegnare denari in contante così facilitando i truffatori, che invece di investirli li indirizzano verso intoccabili paradisi esotici; la prudenza non è mai troppa e per evitare le truffe è sempre bene verificare che il promotore sia regolarmente iscritto nell’apposito albo, consultabile sul sito www.organismocf.it; è buona norma, poi, consegnare all’intermediario assegni bancari intestati esclusivamente alla banca per cui lavora muniti di clausola di non trasferibilità; inoltre fare riferimento esclusivamente agli estratti conto ufficiali inviati dalla banca e tenere presente che per legge il promotore non può utilizzare i codici di accesso telematico ai rapporti di pertinenza del cliente o comunque allo stesso collegati.

Ricordiamo, infine, che la banca può essere responsabile con il promotore per i danni arrecati al cliente e, pertanto, nell’eventualità in cui si rimanesse vittima di una truffa finanziaria, si potrà chiedere all’istituto di credito il risarcimento del danno.

I nostri esperti sono a disposizione di coloro che abbiano subìto simili truffe. Si potrà segnalare il caso accedendo allo SPORTELLO BANCHE sul nostro sito o scrivendo a segnalazioni@consumatori.it.

Autore: Avv. Valentina Greco
Data: 14 ottobre 2020

Le 10 regole per la corretta manutenzione della caldaia

Con l’avvicinarsi dell’inverno, le giornate si accorciano e il primo freddo comincia a farsi sentire, soprattutto la mattina presto e la sera. Ma per accendere i riscaldamenti domestici bisognerà aspettare  ancora un po’. L’accensione dei riscaldamenti è consentita in modo diverso, a partire dalla metà di ottobre, sulla base di 6 zone climatiche, che variano dalla più calda alla più fredda.

L’Unione Nazionale Consumatori ha collaborato con il Ministero dello Sviluppo Economico ed ENEA alla pubblicazione della guida per la corretta gestione degli impianti di riscaldamento e per migliorare l’efficienza energetica della casa.

Le 10 regole principali per risparmiare in energia e in bolletta

1 – Fare la manutenzione periodica degli impianti. È la regola numero uno, sia per motivi di sicurezza sia per evitare sanzioni: un impianto ben regolato e ben mantenuto consuma e inquina meno. E’ bene verificare sul libretto uso e manutenzione della caldaia la periodicità consigliata per la manutenzione. Il costo per operazioni di manutenzione ordinaria va dai 60 agli 80 euro, salvo il costo di eventuali pezzi di ricambio.

2 – Controllare la temperatura ambiente. Scaldare  troppo la casa fa male alla salute e alle tasche. La normativa consente una temperatura di 20 – 22°, ma 19° sono più che sufficienti a garantire il comfort necessario: attenzione, ogni grado abbassato fa risparmiare dal 5 al 10% sui consumi di combustibile.

3 – Usare i cronotermostati intelligenti. Questi moderni dispositivi elettronici e le App con cui è possibile gestirle attraverso il nostro smartphone aiutano a risparmia energia perché consentono di regolare la temperatura ed il tempo di accensione dell’impianto solo quando è necessario.

4 – Applicare valvole termostatiche. Queste apparecchiature, applicate su ciascun termosifone, aprono o chiudono la circolazione dell’acqua calda e consentono di mantenere costante la temperatura impostata,  concentrando il calore  negli ambienti più frequentati ed evitando sprechi di energia.

5 – Attenti alle ore di accensione. Il tempo massimo di accensione giornaliero è indicato per legge e cambia a seconda delle 6 zone climatiche in cui è suddivisa l’Italia. Gli impianti che hanno applicato cronotermostati, valvole termostatiche e, nei condomini, i ripartitori di calore, possono tenere acceso l’impianto di riscaldamento anche H 24.

6 – Installare pannelli riflettenti tra muro e termosifone. È un ‘trucco’ semplice ma molto efficace per ridurre le dispersioni di calore.

7 – Schermare le finestre la notte. Chiudendo persiane e tapparelle si riducono le dispersioni di calore verso l’esterno.

8 – Evitare ostacoli davanti e sopra i termosifoni. Mettere tende o mobili davanti ai termosifoni o usare i radiatori come asciuga biancheria disperde calore ed è fonte di sprechi

9 – Fare il check up alla propria casa. L’isolamento termico su pareti e finestre dell’edificio è un aspetto da non trascurare: se la costruzione è stata fatta prima del 2008, probabilmente non rispetta le attuali normative sul contenimento dei consumi energetici e conviene valutare un intervento per isolare le pareti e sostituire le finestre: si  riducono i consumi di energia fino al 20% e si può usufruire della detrazione fiscale del 65% sui costi dell’intervento.

10 – Rinnovare l’impianto di riscaldamento. Se l’impianto ha una caldaia tradizionale, conviene valutarne la sostituzione con una a condensazione che, recuperando il calore dei fumi di combustione fa risparmiare energia. Se l’impianto è abbastanza vecchio, conviene valutare il rinnovo dell’intero impianto, ad esempio con le nuove pompe di calore, o con  impianti integrati dove la caldaia è alimentata con acqua preriscaldata da un impianto solare termico e/o da una pompa di calore alimentata da un impianto fotovoltaico. Per alcuni di questi interventi sono disponibili degli incentivi statali molto convenienti, è quindi sempre utile restare aggiornati e approfondire questi argomenti attraverso le pagine dedicate di Enea e dell’Agenzia delle entrate

La carta di identità della caldaia

La legge prevede anche di effettuare, ogni 4 anni per le caldaie autonome con potenza inferiore a 35 kw e con meno di 8 anni di vita, il controllo dell’efficienza energetica, meglio conosciuta anche come verifica dei fumi o bollino blu; per le caldaie più vecchio di 8 anni la frequenza sale a ogni 2 anni. Inoltre è possibile che la normativa sia stata modificata a livello regionale è importante quindi verificare gli obblighi previsti nella propria regione. Il controllo consiste nella pulizia del bruciatore e dello scambiatore di regolazione, dello scarico dei fumi e della ventilazione. Si tratta di operazioni utili a conservare l’impianto in uno stato efficiente e funzionale, che assicurano la sicurezza dell’impianto e contribuiscono ad evitare gli incidenti causati da impianti a metano.

Il tecnico che esegue le operazioni di controllo dell’impianto, deve rilasciare un rapporto di controllo da allegare al libretto di impianto, trasmettendone una copia all’autorità competente, Comune o Provincia.

Il costo per il controllo dell’emissioni di fumi può variare molto e, indicativamente può oscillare fra le 70 e le 150 euro. Infine è bene sapere che dal 15 ottobre 2014 è in vigore un nuovo libretto di impianto che deve essere compilato la prima volta dal tecnico che effettua la prima manutenzione dopo tale data. Si tratta della “carta d’identità” che per legge deve riportare i dati del cliente, il numero di matricola dell’apparecchio, i risultati degli interventi di manutenzione nonché i dati relativi all’analisi dei fumi. Il vecchio libretto deve essere conservato perché rappresenta la documentazione storica della caldaia.

HAI BISOGNO DEL NOSTRO AIUTO? SCRIVI ALLO SPORTELLO ENERGIA

Autore: Marco Vignola
Data: 9 ottobre 2019
Aggiornamento: 12 ottobre 2020

ANTITRUST: istruttoria contro 13 società di luce e gas

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Bene, ottima notizia, si faccia subito chiarezza. Luce: +26% il prezzo del mercato libero rispetto al tutelato.

Roma, 9 ottobre 2020 – “Bene, ottima notizia, si faccia subito chiarezza” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la notizia che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato 13 procedimenti istruttori contro altrettante società di luce e gas per la mancanza di trasparenza nell’indicazione delle condizioni economiche di fornitura di energia elettrica e gas sul mercato libero.

“Se, come risulta dagli ultimi dati dell’Authority, nel 2019 i clienti domestici che sono passati al mercato libero hanno pagato mediamente il 26% per l’approvvigionamento dell’energia elettrica rispetto al tutelato, è di tutta evidenza che o i consumatori sono dei kamikaze o evidentemente hanno aderito senza comprendere fino in fondo le informazioni fornite dalla società” prosegue Vignola.

“Oltre a offerte commerciali poco chiare, il problema è che le bollette dell’energia, nonostante tutti gli sforzi profusi, continuano ad essere un mistero irrisolto di questo Paese, un rompicapo inestricabile. Diventa, quindi, facile trarre in inganno il consumatore, basta non essere esaustivi nella spiegazione e omettere dettagli importanti” prosegue Vignola.

“Per quanto riguarda poi le penali in caso di recesso, chiediamo la massima condanna possibile, perché sono un grave limite alla concorrenza” conclude Vignola.

ACQUISTI: zero commissioni sui micro-pagamenti, ma non sia su base volontaria.

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Bene, ma non basta adesione volontaria degli operatori. Ora tocca anche a Pagopa.

Roma, 8 ottobre 2020 – “Bene, ma non basta. L’adesione su base volontaria rischia solo di creare confusione per consumatori e commercianti” afferma l’avv. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la notizia che sarebbe pronto un protocollo per garantire ai commercianti zero commissioni sui micro-pagamenti con le carte fino a 5 euro, che sarebbe, però, per gli operatori, su base volontaria.

“Se davvero si vuol far partire la moneta elettronica è fondamentale azzerare, senza se e senza ma, le commissioni sui micro-pagamenti” prosegue Dona.

“Il Governo, inoltre, deve cancellare le commissioni anche per i versamenti PagoPA. E’ il colmo che proprio per i pagamenti verso la pubblica amministrazione e i gestori di pubblici servizi si paghino balzelli anacronistici. Dovrebbero dare il buon esempio” conclude Dona.

ALITALIA: rimborsati i consumatori?

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Alitalia sostiene di aver rimborsato i clienti per oltre 265 mln. Peccato ci sia voluto l’Antitrust. Inoltre quanti rimborsi mancano all’appello? 

Roma, 7 ottobre 2020 – “Peccato che per rimborsare i consumatori ci sia voluto l’intervento dell’Antitrust che il 3 luglio ha avviato un procedimento istruttorio cautelare nei confronti di Alitalia perché offriva ai suoi clienti l’erogazione dei voucher in luogo del rimborso del prezzo del biglietto previsto dal Regolamento (CE) n. 261/200” afferma l’avv. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la dichiarazione del commissario di Alitalia Giuseppe Leogrande, che, in audizione alle commissioni riunite Trasporti e Attività produttive della Camera, ha dichiarato che la compagnia aerea ha rimborsato fino al 30 settembre oltre 265 milioni in biglietti venduti per voli cancellati per l’emergenza Covid.

“Solo grazie all’intervento dell’Authority sono state modificate le pratiche commerciali della compagnia e modificate le comunicazioni inviate ai clienti. Inoltre, ci piacerebbe sapere quanti sono i viaggiatori che ancora attendono il rimborso e se, quando parlano di rimborsi, intendono in denaro o con voucher” conclude Dona.

La top ten rialzi prezzi di settembre

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato gli ultimi dati Istat per stilare la classifica dei prodotti più rincarati nel mese di settembre, al rientro dalle ferie.

Nonostante l’Italia sia in deflazione, infatti, -0,5%, alcune voci hanno registrato incrementi preoccupanti, come le spese bancarie e quelle legate all’istruzione.

In un solo mese, i libri scolastici aumentano dell’1,7%, un rialzo ancora maggiore rispetto alla stima dell’associazione fatta a fine agosto, pari a +1,5%. Un rincaro che si colloca al settimo posto della top ten mensile, a cui va aggiunto il fatto che la legge n. 15 del 13 febbraio 2020 ha posto un tetto allo sconto praticabile sui libri scolastici, che ora non può superare il 15%. Così, mentre lo scorso anno le principali catene della grande distribuzione facevano uno sconto, in buoni spesa, che arrivava al 25% del prezzo di copertina, oggi lo sconto praticabile si è ridotto di ben 10 punti percentuali.

All’ottavo posto la scuola dell’infanzia, che segna rispetto ad agosto un aumento dell’1,5% e al nono l’istruzione primaria, +1%.

In testa alla classifica mensile, comunque, Altri apparecchi per la ricezione, registrazione e riproduzione di suoni e immagini (ad es. cuffia con microfono, E-book reader), che salgono del 5,7%, al secondo posto i vegetali freschi, +4,8%, al terzo Altri piccoli apparecchi elettrici per la casa (ad es. centrifughe), con +4,1%, segno che non è finita la voglia degli italiani di riscoprire i cibi fatti in casa.

Per quanto riguarda l’inflazione annua di settembre, anche se al decimo posto della classifica, preoccupa il rialzo delle spese bancarie, +4,5%.

In testa alla classifica gli Apparecchi per riscaldamento, condizionatori d’aria, +13%, al secondo posto la gioielleria, +12,6% e al terzo i pacchetti vacanza nazionali, +11,8%, una controprova del fatto che quest’anno gli italiani a settembre sono andati più in vacanza rispetto allo scorso anno. 

Prosegue la speculazione per chi lavora in smart working: Apparecchi per il trattamento dell’informazione (computer portatili palmari, tablet + computer desktop) salgono del 9,4%, collocandosi al quinto posto; Accessori per apparecchi per il trattamento dell’informazione, ossia monitor e stampanti registrano un +5,9%.

Si segnalano anche gli aumenti di frutta fresca, al quarto posto con +10,2%, Tariffe amministrative (certificati anagrafici, carta d’identità, passaporto) al sesto con +8,5% e la stangata per chi viaggia in treno, all’ottavo posto con +5,8%.

L’Italia è in deflazione, ma si tratta della solita media del pollo, per cui precipitano i prezzi delle voci che registrano un crollo della domanda, come il trasporto marittimo che diminuisce in un solo mese del 36,6% o i voli internazionali che si riducono del 42,8%, peccato che poi salgano le voci obbligate, come quella delle famiglie che devono mandare i figli a scuola.

 

Tabella top ten rincari mensili di settembre

N  Prodotto Inflazione mensile di settembre
1 Altri apparecchi per la ricezione, registrazione e riproduzione di suoni e immagini (ad es. cuffia con microfono, E-book reader) 5,7
2 Vegetali freschi 4,8
3 Altri piccoli apparecchi elettrici per la casa (ad es. centrifughe) 4,1
4 Apparecchi fotografici e cinematografici e strumenti ottici 2,7
5 Vegetali 2,3
6 Altri supporti per la registrazione 1,9
7 Libri scolastici 1,7
8 Scuola dell’infanzia 1,5
9 Servizi di rilegatura testi e E-book download 1
9 Istruzione primaria 1
9 Gioielleria 1
10 Frigoriferi, freezer e frigo freezer 0,9

Fonte: Unione Nazionale Consumatori su dati Istat

 

 

Tabella top ten rincari annui di settembre

N  Prodotto Inflazione annua di settembre
1 Apparecchi per riscaldamento, condizionatori d’aria 13
2 Gioielleria 12,6
3 Pacchetti vacanza – nazionali 11,8
4 Frutta fresca 10,2
5 Apparecchi per il trattamento dell’informazione (computer portatili palmari, tablet + computer desktop) 9,4
6 Tariffe amministrative (certificati anagrafici, carta d’identità, passaporto) 8,5
7 Accessori per apparecchi per il trattamento dell’informazione, ossia monitor e stampanti, 5,9
8 Trasporto ferroviario passeggeri 5,8
9 Affitto garage, posti auto e noleggio mezzi di trasporto 5
10 Spese bancarie e finanziarie 4,5

Fonte: Unione Nazionale Consumatori su dati Istat

L’esperto risponde su… costi di disattivazione della telefonia fissa

Sto per dare disdetta della linea fissa, ma mi chiedono dei costi di disattivazione, è giusto?

Il consumatore è tenuto a non pagare nulla soltanto a seguito di modifica delle condizioni generali di contratto da parte dell’operatore. In tutti gli altri casi ci sono dei costi di disattivazione che devono essere:

  1. commisurati al valore del contratto e ai costi realmente sopportati dall’ azienda, ovvero ai costi sostenuti per dismettere la linea telefonica o trasferire il servizio”. 
  2. nel caso di contratti che prevedono offerte promozionali, la durata del contratto non può superare i 24 mesi e gli eventuali costi per il recesso anticipato devono essere anche “equi e proporzionati alla durata residua della promozione offerta”. Gli operatori non devono imporre agli utenti la restituzione integrale degli importi promozionati fino al momento del recesso, ma solo la restituzione di una loro parte che dovrebbe ridursi proporzionalmente fino ad azzerarsi del tutto alla scadenza della promozione. La restituzione degli importi promozionati non deve avvenire integralmente, bensì per una quota pari al rapporto tra la durata residua e la durata totale della promozione.

Praticamente nel caso di contratti che non comprendono promozioni, le spese di recesso devono essere commisurate al valore del contratto e ai costi reali sopportati dall’azienda, mentre nel caso di contratti che comprendono promozioni, le spese di recesso devono essere anche eque e proporzionate alla durata residua della promozione. 

Gli operatori possono concedere agli utenti, che sottoscrivono un contratto di fornitura di un servizio di comunicazione elettronica, la dilazione del pagamento di alcuni importi relativi all’acquisto di prodotti – quali modem, router, telefoni, smartphone, etc. – che vengono offerti congiuntamente al servizio di comunicazione elettronica. Nel caso in cui il recesso dovesse avvenire prima di una data scadenza gli operatori potrebbero riservarsi di addebitare agli utenti il pagamento in un’unica soluzione delle rate residue. Se il consumatore comunica alla società che vuole mantenere la rateizzazione attiva del prodotto l’operatore deve accettare.

In conclusione, le spese di recesso possono variare a seconda della loro natura e soprattutto a seconda del momento in cui il diritto di recesso è esercitato. Resta inteso che le spese devono essere indicate nel contratto.

Per maggiori informazioni e la valutazione del contratto, è possibile contattare gli esperti UNC attraverso lo SPORTELLO TELEFONIA.

Autore: Eleonora Di Felice Ciccoli
Data: 7 ottobre 2020