Archivio dell'autore: Rebecca Manacorda

Acqua: i consigli per non sprecarla

L’Unione Nazionale Consumatori ha stilato un vademecum utile per ridurre i consumi domestici di acqua, anche con piccoli gesti quotidiani:

1) Lettura consumi. Leggete la fattura e controllare se ci sono stati consumi anomali. Se, invece, la lettura è stimata e state pagando acconti, è bene fare l’autolettura, comunicando i dati al gestore. Non solo eviterete conguagli esagerati, ma, verificando periodicamente il contatore, potrete accorgervi in tempo di eventuali malfunzionamenti e perdite occulte.

2) Perdite occulte. Un foro in un tubo può far perdere migliaia di litri d’acqua all’anno. Allagando casa, poi, avrete ingenti danni a parquet, mobili, muri ecc ecc. Per accorgersi di perdite occulte, la sera provate a chiudere bene tutti i rubinetti e a leggere il contatore. La mattina verificate se ci sono state variazioni.

3) Quando si lascia casa per lunghi periodi o anche solo per un week end, va chiuso il rubinetto centrale. La pressione, sempre presente, potrebbe determinarne la rottura delle tubature anche in vostra assenza. In tal caso, non sono consumerete moltissima acqua, ma i danni potrebbero ridurvi sul lastrico.

3) Lavatrice e lavastoviglie. Fatele andare sempre a pieno carico. Risparmierete acqua ed elettricità. Usarli, quindi, solo quando è necessario, possibilmente utilizzando il programma economico. Una buona abitudine, inoltre, è chiudere il rubinetto dell’acqua della lavatrice e della lavastoviglie, aprendolo solo in caso di funzionamento. Altrimenti, se il tubo si rompe, magari mentre dormite, avrete un brutto risveglio.

4) Riduttori di flusso. Applicate un frangigetto sui rubinetti di doccia, bagno e cucina. E’ un dispositivo che costa molto poco, si trova facilmente (in ferramenta, nei negozi di casalinghi e nei grandi magazzini), si monta agevolmente e, miscelando acqua ed aria, consente di diminuire la quantità di acqua in uscita dal rubinetto senza diminuire la resa lavante o il comfort.

5) W la doccia. Fate la doccia piuttosto che usare la vasca. Fare un bagno richiede oltre 150 litri di acqua, mentre per la doccia bastano tra i 40 e i 50 litri, se vi ricordate di chiudere l’acqua mentre vi insaponate. Se poi avete installato un riduttore di flusso anche in doccia, il consumo sarà ancora inferiore.

6) Chiudere il rubinetto. Non fate scorrere l’acqua mentre vi spazzolate i denti, vi mettete lo shampoo, insaponate i piatti o vi fate la barba. Aprite il rubinetto solo per il tempo strettamente necessario. Il rubinetto del bagno ha una portata di oltre 10 litri al minuto. Lasciarlo aperto mentre vi pulite i denti o vi rasate significa gettare via più di 30 litri di acqua potabile.

7) Frutta e verdura. L’acqua corrente va usata solo per il risciacquo finale. L’ideale è lasciare la frutta e la verdura immerse in una bacinella con acqua e bicarbonato (1 cucchiaio da tavola ogni litro d’acqua) per alcuni minuti. Poi strofinarle e, solo alla fine, risciacquarle. Se poi avete intenzione di spelare la frutta, regolatevi di conseguenza.

8) Piatti. Anche per i piatti incrostati non serve far scorrere litri d’acqua. Basta lasciarli in ammollo e poi usare l’olio di gomito ed una spugnetta adatta. L’acqua corrente, solo nel finale.

9) No alle gocce. Se ci disturba la notte ci alziamo infuriati, ma durante il giorno la lasciamo andare ininterrottamente, come se niente fosse! In realtà, goccia dopo goccia, un rubinetto che perde spreca migliaia di litri di acqua in un anno. Chiudete bene, quindi, i rubinetti e controllate se hanno una perdita. Basta un foglio di carta assorbente per rilevare anche una minima perdita. Verificate anche la cassetta del water.

10) Sciacquone. Oltre il 30% dell’acqua che consumiamo in casa esce dallo scarico del wc: ogni volta 10-12 litri. Installare una cassetta dotata di doppio tasto, che eroga quantità di acqua diverse secondo le necessità, permette di risparmiare migliaia di litri in un anno. Anche 6 litri possono bastare per avere un buon servizio senza sprechi.

11) Acqua piovana. Raccogliete l’acqua piovana, poterete utilizzarla per usi non alimentari.

12) Piante e fiori. Innaffiate il giardino solo durante le ore più fresche, quando il sole è calato o non ancora sorto: l’acqua evapora più lentamente e ha il tempo di essere assorbita dalla terra. Utilizzate acqua già “usata” (ad esempio per lavare frutta e verdura) o piovana e sistemi a “goccia”. Se sono emesse ordinanze del sindaco che vietano di usare acqua potabile per irrigare giardini e orti, rispettatele. Eviterete, altresì, sanzioni.

13) Piscine. Per quei pochi fortunati che si possono permettere una piscina, è bene coprirla quando non è utilizzata. Rallenterete l’evaporazione ed eviterete sporcizie varie.

HAI BISOGNO DEL NOSTRO AIUTO? SCRIVI ALLO SPORTELLO ENERGIA 

Autore: Mauro Antonelli
Data: 10 ottobre 2018

Come disdire il contratto del telefono fisso

Disdire il contratto telefonico e passare ad altro operatore

Il mercato della telefonia fissa è un settore particolarmente competitivo e gli operatori fanno a gara ad offrire la promozione più vantaggiosa così da accrescere il proprio bacino di utenti, soprattutto adesso che la fibra raggiunge molte zone. A volte quindi, può succedere di aver appena firmato il nuovo contratto telefonico dell’offerta desiderata che subito si individua un altro abbonamento più conveniente.

Potrebbe inoltre succedere che, dopo aver attivato la promozione, quest’ultima non rispecchi più nel lungo periodo le esigenze del consumatore. Vediamo quindi di seguito che cosa fare e come è possibile disdire il contratto del telefono fisso.

I disservizi telefonici più diffusi

Numerosi sono i motivi che possono indurre il consumatore a procedere alla disdetta del proprio contratto telefonico. Oltre alle ragioni di convenienza e risparmio economico sopra citate, le più comuni riguardano l’inadempienza dell’operatore telefonico.

Potrebbe infatti capitare di avere una linea telefonica malfunzionante o una connessione internet lenta. Inoltre accade spesso che l’utente si accorga di essere dotato di una connessione internet non conforme rispetto alla banda minima garantita dalla compagnia telefonica. Conoscere la velocità minima della banda larga è infatti fondamentale per valutare se le prestazioni promesse dall’operatore equivalgono nella pratica a quelle reali.

Nello specifico la qualità del servizio di cui si sta usufruendo può essere misurata grazie al cosiddetto Speed Test dell’AGCOM, ovvero di quello strumento messo a disposizione dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che permette, qualora la velocità della banda minima sia inferiore a quella indicata nel contratto telefonico, di contestare all’operatore la problematica e procedere alla disdetta della linea fissa senza costi aggiuntivi.

Le procedure

In primo luogo, richiedere la disattivazione del contratto telefonico è un’operazione piuttosto semplice, a patto però che vengano rispettate le scadenze e i tempi di preavviso legati all’invio della richiesta di disdetta e stabiliti da ciascuna compagnia telefonica.

Una volta controllate le scadenze specifiche previste dal proprio operatore telefonico, il passo successivo è poi quello di inviare una lettera raccomandata A/R con avviso di ricevimento unitamente a copia del documento di identità dell’intestatario  del contratto e tutti i riferimenti del contratto (nome, cognome, codice fiscale/partita iva, codice cliente,etc). E’ consigliabile utilizzare il modulo di disdetta messo a disposizione delle compagnie telefoniche direttamente sul sito ufficiale.

Inoltre, affinché la disdetta vada a buon fine, è necessario restituire tutti i dispositivi in comodato d’uso necessari alla fruizione del servizio in abbonamento: modem, router, telefono (se a noleggio) e modem voce wi-fi. In questo caso si devono pagare le spese di spedizione alla casa madre degli apparecchi e, in caso di mancata restituzione dei dispositivi, di una penale.

Costi di la disattivazione telefonica

A proposito di penali, qualora si voglia disdire il contratto del telefono fisso, è importante sapere che ciascuna compagnia telefonica prevede dei costi di disattivazione variabili, in media da un minimo di zero euro a un massimo di 100 euro, a seconda che si voglia procedere alla cessazione completa del servizio, migrare a un altro operatore, rientrare in Telecom, effettuare la disdetta a scadenza contratto (dipende anche dalla tecnologia del servizio).

Generalmente è bene sapere che i costi di disattivazione non sono dovuti solo nei seguenti casi:

  • Recesso entro 14 giorni
  • Disdetta per giusta causa (o inadempienza dell’operatore)
  • Disdetta per variazioni contrattuali

Per assistenza puoi contattare il nostro sportello dedicato alla telefonia.

Autore: Maria Roberta De Robertis
Data: 25 settembre 2018

Come tornare in forma dopo le vacanze estive

Il bello delle vacanze è che ci si può permettere di oziare e avere più libertà. Si tende a stravolgere i normali orari di pranzo e cena, serate al ristorante, ore sdraiati sul lettino, poco movimento e magari qualche cocktail calorico in più che è inevitabile aver preso qualche chilo. Ora, dopo le sregolatezze e l’anarchia alimentare dell’estate, è giunto il momento di darsi delle regole per rimettersi in forma e cominciare un nuovo regime alimentare che possa diventare un’abitudine per tutto l’anno.

La prima regola, quindi, una volta tornati a casa è quella di controllare l’alimentazione, adottando una dieta che permetta di depurarsi e di perdere i chili in eccesso senza troppa fatica o sacrifici.

Secondo il nostro esperto di alimentazione, il professor Agostino Macrì, lasciare assolutamente perdere le bizzarre diete del momento e seguire delle piccole regole senza farsi abbindolare dal miraggio del “magro e subito”.
Il primo consiglio è quello di rivolgersi ad esperti evitando di seguire diete strampalate, frutto di improvvisati stregoni. Per dimagrire, ricordarsi, di non bisogna avere fretta: la perdita di peso deve avvenire lentamente, perché ciò che va davvero modificato non è il modo di mangiare nell’arco di un mese, ma le errate abitudini alimentari di sempre.

Fermo restando che una dieta equilibrata va adeguata all’organismo di chi la deve seguire, ecco alcuni seri e utili consigli di esperti della nostra Associazione per una sana alimentazione:

  • iniziare i pasti con un’abbondante insalata mista, moderatamente condita, che sostituisce il contorno, dà un senso di sazietà e fornisce importanti principi nutritivi;
  • per quanto riguarda il pane, sarebbe preferibile evitare pani speciali ai quali vengono spesso aggiunti grassi animali e vegetali;
  • chi ama i formaggi dovrebbe ridurne il consumo e preferire quelli “leggeri”, accanto a latte o yogurt scremati;
  • la carne andrebbe alternata con il pesce alla griglia o lesso (come merluzzo, nasello, trota e sogliola), condito con solo limone o poco olio;
  • prediligere il consumo di verdura e frutta;
  • limitare il consumo di bevande alcoliche e/o zuccherate.

Una donna per dimagrire dovrebbe consumare meno di 1800 Kcalorie giornaliere, un uomo stare sotto le 2000 Kcalorie giornaliere. Inoltre, nella giornata ci vogliono tre pasti di cui il più ricco deve essere la prima colazione, seguito da un pranzo meno abbondante e una cena leggera. Si consigliano un frutto o uno snack a metà mattina e nel pomeriggio.

Non dimentichiamo poi che l’alimentazione dovrebbe essere varia e ed equilibrata, limitare le dosi e tenere sempre a mente che una vita sedentaria è nemica della linea: senza fare un po’ di moto è pressoché impossibile dimagrire. Non resta quindi che armarsi di buona volontà  e affiancare a un corretto stile alimentare del sano movimento.

Leggi anche: Mangiare bene per superare la prova costume, Farmaci per dimagrire, possiamo fidarci?

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 18 settembre 2018

 

Abbronzatura senza danni

abbronzatura

Dopo aver deciso dove andare in vacanza e aver comprato sandali e costume, occorre anche pensare a come proteggere la pelle dai raggi del sole e quindi a quali creme portare con sé. Scegliere il solare giusto è fondamentale per una corretta esposizione al sole che, è bene non dimenticarlo, è anche un alleato della salute: aumenta la serotonina e, quindi, migliora l’umore; contribuisce a curare le contratture muscolari; aiuta la soluzione di malattie quali la psoriasi; è fondamentale la produzione di vitamina D.

Insomma, se dosato con cura, il sole rappresenta una “medicina naturale” di principale importanza per il mantenimento di un buono stato di salute. L’esposizione continua e non schermata, invece, può provocare gravi danni e per questo l’industria cosmetica studia creme solari in grado di consentire di prendere la “tintarella” nella massima sicurezza. Ma come fare a scegliere quello adatto a noi? Il progresso fortunatamente ha messo a nostra disposizione prodotti praticamente per ogni tipo di esigenza, come quelle per i bambini. Profumerie, farmacie, supermercati e tabaccherie hanno gli scaffali pieni di creme solari dal packaging accattivante: l’importante è non farsi ingannare dalle apparenze e imparare a studiare le etichette per conoscere il valore di protezione più adatto alla propria pelle.

I raggi Uva e Uvb

Secondo i nostri esperti, la prima cosa da fare è accertarsi che il solare protegga sia dai raggi UVA -che sono la causa di reazioni allergiche e i responsabili dell’insorgenza prematura di rughe e, a lungo andare, di processi neoplastici- sia da quelli UVB, che sono responsabili di eritemi e scottature e possono danneggiare la pelle anche in modo permanente. Nel 2006 la “Raccomandazione sull’efficacia dei prodotti per la protezione solare e sulle relative indicazioni”, emanata dalla Commissione Europea, ha stabilito che i prodotti solari debbano proteggere sia dai raggi UVB che da quelli UVA. I prodotti che rispettano tale raccomandazione sono facilmente identificabili, perché riportano in etichetta il simbolo di un cerchio con la sigla UVA. Inoltre, la Raccomandazione indica che la protezione dai raggi UVA deve essere almeno pari ad 1/3 di quella UVB e non possono essere usate (in etichetta, sulla confezione o sul contenitore) diciture come “schermo totale” o “protezione totale”, che lasciano presupporre una protezione del 100% dai raggi UV, oppure “prevenzione per tutto il giorno”, che fanno pensare che non sia necessario riapplicare il prodotto.

Il valore SPF

Un altro elemento fondamentale che bisogna considerare nel momento in cui si sceglie un solare è il cosiddetto SPF (Sun Protection Factor) che misura la capacità protettiva del prodotto verso i raggi UVB. Il fattore di protezione è molto importante: quanto più è alto, tanto maggiore sarà la quantità di raggi ultravioletti necessaria per indurre un eritema sulla pelle protetta. Utilizzare un prodotto con “SPF 30” vuol dire ridurre di circa 30 volte il rischio di sviluppare un eritema. Più è elevato l’SPF, maggiore è la percentuale di raggi solari filtrata e la protezione garantita alla pelle. Per saper scegliere il fattore di protezione adatto, bisogna conoscere proprio fototipo. Ma che cos’è il fototipo?

Che foto tipo sei?

Il fototipo è la propria carta d’identità cutanea, che rivela la risposta della pelle ai raggi solari in base a determinate caratteristiche fisiche, come il colore della pelle e dei capelli (vedi immagine). Il termine è riferito a ciascuna delle categorie – classificate in successione numerica da 1 a 6 – in cui può essere divisa la popolazione umana in base alla pigmentazione della pelle e alla reattività ai raggi solari. Più il fototipo è basso più il fattore di protezione deve essere alto. Il fototipo di una persona è lo stesso in tutto il corpo, quindi si può utilizzare lo stesso prodotto per proteggere ogni zona esposta al sole. Tuttavia, bisogna considerare che le aree più nascoste, che non sono abitualmente esposte al sole, sono più delicate: per questo è consigliabile utilizzare cosmetici con un fattore di protezione solare maggiore per le zone più sensibili.

Le malattie della pelle

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono nove le malattie che la letteratura scientifica correla all’esposizione delle radiazioni ultraviolette: melanoma cutaneo, carcinoma squamoso della pelle, carcinoma basocellulare (basalioma), carcinoma squamoso della cornea, cheratosi, scottature, cataratta corticale, pterigio, riattivazione dell’herpes labiale. Proteggersi è dunque fondamentale per limitare al minimo i danni del sole e potenziare, invece, i suoi preziosi effetti positivi. Le creme solari sono uno strumento estremamente utile, purché si sappia quali scegliere e come utilizzarle.

Le buone regole per esporsi al sole

Come accennato, i prodotti solari sono uno strumento indispensabile per proteggersi dai rischi del cancro della pelle, per evitare arrossamenti ed eritemi e per prevenire il fotoinvecchiamento, ma ciò non vuol dire che siano pozioni magiche. Per questo i dermatologi suggeriscono di non esporsi ai raggi solari nelle ore più calde (soprattutto i bambini e gli anziani non dovrebbero stare al sole tra le 11 e le 17), di spalmare la crema almeno mezzora prima di andare in spiaggia, di prendere il sole gradualmente e di utilizzare il cappello.

Tuttavia, tali precauzioni non possono sostituire il corretto impiego della crema solare: anche chi sta all’ombra deve usarla, in quanto i raggi penetrano attraverso ombrelloni e finestrini. Pensate che quando il cielo è coperto il 90% dei raggi ultravioletti riesce ad attraversare le nuvole. Ecco perché le creme vanno sempre applicate, indipendentemente dalle condizioni atmosferiche. E’ importante ricordare che l’intensità dei raggi è influenzata dalla presenza di superfici riflettenti (come acqua, neve e sabbia), che possono concentrare la radiazione solare fino all’80% (effetto lente). Per questo è imperativo utilizzare la crema anche prima di fare il bagno e dopo. Soprattutto per quanto riguarda i bambini, è consigliabile usare prodotti con un fattore di protezione solare molto alto, mentre i neonati dovrebbero evitare completamente l’esposizione al sole.

Infine, ricordate che è meglio astenersi dall’utilizzo di un prodotto che si sospetta abbia superato la durata minima, non chiuso adeguatamente o mal conservato. Fattori ambientali esterni  potrebbero infatti alterarne la stabilità. Comunque, è opportuno controllare la data di durata minima e il simbolo del PAO (Period After Opening), cioè il periodo dopo l’apertura (in mesi) entro il quale il cosmetico aperto può essere ancora utilizzato in sicurezza.

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 22 giugno 2018

Che cos’è e come richiedere il Bonus sociale

bonus socialeAnche se pochi lo sanno, da diversi anni è possibile per chi ha un basso reddito, accedere al bonus sociale per elettricità e gas per ottenere una riduzione sulle bollette. E’ uno strumento a disposizione dei consumatori che andrebbe potenziato e che pochi conoscono: secondo i nostri dati, ogni anno vi accede un numero di famiglie inferiore rispetto a quelli che ne avrebbero diritto.

Cos’è il Bonus sociale

E’ uno sconto sulla bolletta (che copre da quest’anno il 30% della spesa media al lordo delle imposte), introdotto dal Governo e reso operativo dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico con la collaborazione dei Comuni, per assicurare un risparmio sulla spesa per l’energia elettrica e il gas alle famiglie in condizione di disagio economico e fisico e alle famiglie numerose. Infatti il bonus è previsto per situazioni di “disagio economico” (per famiglie con reddito ISEE non superiore a 8.107,5 euro o per famiglie numerose con più di 3 figli a carico con ISEE non superiore a 20.000 euro) e per “gravi condizioni di salute” (disagio fisico dovuto a casi in cui una grave malattia costringa all’utilizzo di apparecchiature mediche alimentate con l’energia elettrica indispensabili per il mantenimento in vita).

Si tratta di una iniziativa importante per consentire che l’accesso all’energia sia davvero un diritto per tutti i cittadini, prima ancora che un’attività economica. Lo sconto del bonus serve infatti a combattere la povertà energetica, consentendo alle famiglie in condizione di disagio e alle famiglie numerose un risparmio sulla bolletta elettrica e del gas che resta anche in caso di cambio del venditore o del tipo di contratto (per esempio se si passa da un contratto dal mercato di maggior tutela ad uno nel mercato libero).

Come presentare la domanda

La domanda per ricevere il bonus sociale energia deve essere presentata presso il Comune di residenza o presso un altro ente designato dal Comune (CAF, Comunità montane) utilizzando i moduli dedicati. Il bonus sociale energia dura dodici mesi, al termine dei quali occorre presentare una richiesta di rinnovo (in prossimità della scadenza, il sistema invia un’apposita comunicazione per ricordare la data utile per il rinnovo a tutti i clienti che ricevono il bonus).

Una volta che i moduli sono stati presentati, si può controllare la propria pratica on-line (consultare www.bonusenergia.anci.it ) e una volta che la domanda è stata accettata, l’importo del bonus viene direttamente scontato un po’ alla volta nelle bollette di tutto l’anno. E’ importante ricordare che il valore del bonus viene aggiornato ogni anno dall’Autorità e dipende dall’andamento del prezzo dell’energia e dal numero di componenti della famiglia.

Si tratta di un’opportunità troppo spesso trascurata, ma alla quale (in tempi di aumenti dei costi dell’energia) andrebbe prestata la giusta attenzione.

bonus elettrico   bonus gas

Autore: Massimiliano Dona
Data: 8 maggio 2018

portonaccio

Nulle le multe a via di Portonaccio

multe Portonaccio Comitati spontanei con migliaia di iscritti, petizioni e mozioni al Sindaco, annunci di azioni collettive, tutto questo e di più ha scatenato Via di Portonaccio a Roma, quando dal 2 Maggio scorso la corsia in direzione di Via Tiburtina è tornata ad essere preferenziale, con tanto di telecamere installate dal Comune a vigilare il transito e conseguenti multe a raffica. 

Della riattivazione della corsia preferenziale non è stata fornita una preventiva ed adeguata segnalazione ai cittadini che, quindi, hanno continuato per più di due mesi a transitare sulla strada del tutto ignari delle pesanti conseguenze alle quali si esponevano, se è vero che ad oggi sono stati elevati più di 340.000 verbali e l’Amministrazione capitolina, nonostante le giuste rimostranze, non ha alcuna intenzione di tornare sui propri passi annullando in autotutela le multe.

Che fare dunque?

In un caso come questo il ricorso al Prefetto è assolutamente fondato. Si potrà eccepire la scarsa segnaletica verticale con cartelli di segnalazione mal posizionati e poco visibili; l’insufficienza della segnaletica orizzontale con le strisce gialle della corsia preferenziale ridipinte solo due mesi dopo l’attivazione delle telecamere ed il fatto che il sistema di rilevazione delle infrazioni installato sulla strada è omologato  esclusivamente per rilevare gli accessi dei veicoli ai centri storici ed alle ZTL e non per l’invasione della corsia preferenziale riservata ai mezzi pubblici.

Il ricorso al Prefetto va inviato entro 60 giorni dalla ricezione del verbale a mezzo raccomandata a.r. o presso la sede della Prefettura ( Via IV Novembre 118/A) ovvero presso il Comando della Polizia Locale che ha elevato la multa, ed è gratuito.

Chi fosse interessato a contattare i nostri esperti potrà scrivere alla email: sos@consumatori.it indicando nell’oggetto “Multe Portonaccio”.

Guarda l’intervista all’Avv. Greco al TG3

 

Autore: Valentina Greco
Data: 17 ottobre 2017

Canone Rai: chi deve presentare la dichiarazione

L’Agenzia delle entrate ha definito le modalità ed i termini di presentazione della dichiarazione sostitutiva relativa al canone di abbonamento (ossia l’autocertificazione per non pagare il canone Rai). E’ il provvedimento del 24-03-2016 (prot. n. 45059) che trovate sul sito dell’Agenzia.

Intanto è bene precisare che le dichiarazioni possibili sono tre:

QUADRO A: Dichiarazione sostitutiva di non detenzione

QUADRO B: Dichiarazione sostitutiva di presenza di altra utenza elettrica per l’addebito

QUADRO C: Dichiarazione di variazione dei presupposti

QUADRO A – Dal 2017 in poi, ossia a regime, l’unica dichiarazione che va ripetuta è quella nella quale si dichiara di non detenere una tv, ossia il quadro A del modellino, cioè quando nessun componente della famiglia anagrafica ha una tv in alcuna casa. Questa dichiarazione, infatti, secondo la Legge di stabilità 2016 (Legge 28 dicembre 2015, n. 208) “ha validità per l’anno in cui è stata presentata”. Quindi va ripresentata ogni anno, per sempre.

QUADRO B – Per quanto riguarda, invece, la dichiarazione di addebito su altra utenza (ossia il quadro B del modellino), ossia quando si deve indicare la presenza di un’altra utenza elettrica per l’addebito del canone, non deve essere ripresentata annualmente. Se, quindi, nel 2016 e negli anni successivi è andato tutto a buon fine e non sono nel frattempo intercorse modifiche, non dovrete ripresentarla. 
Se, invece, dovete inviare la dichiarazione, ricordatevi che può essere presentata in qualunque momento dell’anno, ma mentre nel 2016 il Quadro B del modello aveva sempre effetto dal 1° gennaio dell’anno di presentazione (aveva effetto per l’intero canone dovuto per l’anno di presentazione), ora, dopo la modifica del modello, fatto con provv. dell’Agenzia delle entrate del 24/2/2017, e l’introduzione nel Quadro B del campo “data inizio”, ossia della data dalla quale ricorrono i presupposti, ha effetto, ai fini della determinazione del canone dovuto, in base alla data di decorrenza dei presupposti attestati, ossia in base alla data che voi stessi inserirete nel campo “data inizio” del modello.
Ad es, per il canone del 2017, questi sono i possibili effetti:

  • Se il presupposto ricorre da una data precedente al 1° gennaio 2017 è possibile indicare, convenzionalmente, il 1° gennaio 2017 e non si deve pagare il canone Rai 2017.
  • se è inserita, nel campo “data inizio” del quadro B, la data 1 gennaio 2017 (ossia se il presupposto decorre fin dal 1° gennaio 2017) il canone non è dovuto per l’intero anno 2017 e quindi non va pagato.
  • se è inserita la data 2 gennaio 2017, o una data compresa dal 2 gennaio al 1° luglio 2017, andrà pagato il primo canone semestrale di 45,94 euro e vi salvate dal canone del secondo semestre.
  • se è inserita una data successiva al 1° luglio, dal 2 luglio 2017 al 1° gennaio 2018, è dovuto l’intero canone 2017 e non è dovuto dall’anno 2018.
  • La “data inizio” non può essere successiva alla data di sottoscrizione della dichiarazione sostitutiva, ossia non si può anticipare la dichiarazione.

Facciamo un esempio pratico. Si tratta del caso in cui un figlio (oppure che un coniuge che si era separato) rientra in famiglia, ossia nello stato di famiglia. Quando è rientrato? E’ questa la data che dovete inserire, la data da cui decorre l’appartenenza alla stessa famiglia anagrafica dell’intestatario dell’utenza elettrica, ossia la data che risulta e che è stata dichiarata all’ufficio anagrafe del vostro Comune e a partire dalla quale c’è stata la modifica dello stato di famiglia. Ricordiamo che la regola generale è che il canone è dovuto una sola volta per tutti gli apparecchi detenuti dai soggetti appartenenti alla stessa famiglia anagrafica. Ossia un solo canone Rai all’interno della stessa famiglia. Ma se, ad es., il figlio rientra in famiglia non il 1° gennaio 2017, ma il 2 gennaio, allora i genitori pagano l’intero canone 2017, mentre il figlio, se aveva una tv, dovrà pagare il canone relativo al primo semestre 2017.
Se invece la data da cui decorre il presupposto, ossia la data a partire dalla quale si rientra in famiglia, è precedente al 1/1/2017, si può indicare 1/1/2017. In pratica, in tal caso, si può evitare di andare in Comune a chiedere il giorno esatto nel quale si è stati reinseriti nello stato di famiglia. Non ha importanza, infatti, se si è rientrati in famiglia il 25/12/2016 piuttosto che il 20/12/2016. L’importate è che sia avvenuto prima dell’1/1/2017.

QUADRO C: Dichiarazione di variazione dei presupposti
Nel nuovo modellino, modificato con il provvedimento dell’Agenzia delle entrate del 24/2/2017, per la variazione dei presupposti è stato inserito un quadro nuovo, il quadro C (nel vecchio modellino era inserito uno spazio sia nel quadro A che nel quadro B, ora è messo a parte).
Il quadro C va compilato quando vengono meno i presupposti attestati in una precedente dichiarazione sostitutiva, ossia è intervenuta una modifica rispetto a quanto dichiarato in precedenza all’Agenzia delle entrate, e questo sia rispetto al quadro A ( ad esempio se si è dichiarato di non avere la tv, ma poi l’abbiamo acquistata o ci è stata regalata) che per il quadro B (ad esempio se la moglie, che ha una seconda casa, con utenza elettrica residenziale domestica, aveva indicato il codice fiscale del marito per il pagamento del canone, ma ora si è separata dal marito o comunque ha trasferito la sua residenza anagrafica nella seconda casa, per cui lei e suo marito sono diventate due distinte famiglie anagrafiche. In tal caso sono dovuti due canoni).

* * *

Ricordiamo le regole generali su chi deve o doveva presentare l’autocertificazione all’Agenzia delle entrate, ossia la Dichiarazione sostitutiva relativa al canone di abbonamento alla televisione per uso privato:

solo ed esclusivamente i titolari di un’utenza per la fornitura di energia elettrica per uso domestico residenziale (o, se defunti, i loro eredi) possono presentare la dichiarazione. Unica eccezione ammessa, quindi, è per gli eredi.

 

I vecchi abbonati Rai, quindi, non devono inviare nulla, se non sono anche titolari di utenza elettrica.
In particolare, si deve inviare l’autocertificazione all’Agenzia delle entrate:

A) Quando nessun componente della famiglia anagrafica ha una tv in alcuna casa, allora il titolare della fornitura di energia elettrica deve dichiarare che in nessuna delle abitazioni per le quali è titolare dell’utenza elettrica detiene un apparecchio televisivo (Quadro A, prima dichiarazione).

B) Se in passato era stato fatto il suggellamento, ora si deve dichiarare di non detenere ulteriori apparecchi oltre a quello suggellato. A fare la dichiarazione deve essere sempre il titolare di utenza di fornitura di energia elettrica e deve dichiarare che nessun componente della famiglia anagrafica, in nessuna delle abitazioni per le quali è intestatario del contratto di fornitura di energia elettrica, detiene un televisore oltre a quello per cui è stata presentata la denunzia di cessazione dell’abbonamento televisivo per suggellamento (Quadro A, seconda dichiarazione).

C) Quando in una famiglia ci sono due o più bollette della luce intestate a due persone differenti, allora bisognerà dichiarare che il canone non deve essere addebitato in nessuna delle utenze elettriche intestate al dichiarante in quanto è già pagato in relazione all’utenza elettrica intestata all’altro componente della stessa famiglia anagrafica (il tal caso bisognerà mettere il codice fiscale di chi paga). E’ il Quadro B.

D) Quando vengono meno i presupposti di una delle 3 dichiarazioni sopra riportate, allora va fatta una nuova dichiarazione (Quadro B, seconda dichiarazione). In tal caso va messa la data della precedente dichiarazione ormai superata.

CHI NON DEVE FARE LA DICHIARAZIONE:

  • I vecchi abbonati Rai non devono inviare nulla, se non sono anche titolari di utenza elettrica.
  • Se utenza elettrica intestata al marito e canone era pagato dalla moglie, non si deve inviare la dichiarazione, se non ci sono altre utenze elettriche residenziali diversamente intestate. Ci sarà voltura automatica e pagherà il marito in bolletta.
  • Se una sola persona ha più utenze residenziali, anche se in comuni diversi ed i contratti sono con imprese diverse, non deve dichiarare nulla per evitare il doppio pagamento del canone. Insomma, se si hanno due o più case, ma le bollette della luce sono sempre intestate ad un solo componente della famiglia, sempre alla moglie ad esempio, allora non si deve presentare alcuna autocertificazione, nemmeno se le utenze elettriche sono tutte e due residenziali e nemmeno se il vecchio abbonato Rai era il marito.
  • Inquilino, con luce intestata al proprietario. L’inquilino non può compilare alcuna dichiarazione, non essendo titolare di utenza elettrica residenziale. Che fa?
  • Se ha la tv ed è residente nella casa in affitto, dovrà pagare utilizzando il modello F24 e non dichiarare.
  • Se ha la tv ma risiede altrove con una famiglia che già paga il canone, ad es. studente che risiede ancora con i genitori, non deve pagare e non deve dichiarare
  • Se ha la tv ed è titolare, in un’altra abitazione, di un’utenza elettrica residenziale dove già paga il canone, non deve dichiarare e pagherà in bolletta nell’altra casa.
  • Inquilino, con luce (utenza residenziale) a lui intestata. Se ha tv non deve fare nulla, a meno che fa parte di una famiglia anagrafica che già paga il canone, ad esempio studente che ha domicilio dove studia ma è ancora nello stato di famiglia con i genitori. In questo caso compila quadro B ed indica il codice fiscale di chi, mamma o papà, è intestatario dell’utenza elettrica che deve pagare il canone.

CHI DEVE FARE LA DICHIARAZIONE:

  • Solo ed esclusivamente il titolare di utenza per la fornitura di energia elettrica per uso domestico residenziale o, se defunti, i loro eredi.
  • Se si hanno due o più case, ma due o più utenze residenziali intestate diversamente, una alla moglie e una al marito, allora per evitare di pagare due canoni va fatta la dichiarazione. Se i coniugi hanno la residenza nella casa dove la bolletta la paga il marito, allora deve essere la moglie a compilare il quadro B della dichiarazione, indicando il codice fiscale del marito quale intestatario dell’utenza su cui è dovuto il canone. Se invece marito e moglie non hanno la stessa residenza, allora, dato che non sono nello stesso stato di famiglia, non devono dichiarare nulla, dato che devono pagare due canoni.
  • Figli nella seconda casa dei genitori. Se si hanno due case (A e B) e due utenze elettriche residenziali intestate diversamente, una, dove abitano i coniugi, intestata al marito (A) e una, la “seconda” casa (B), alla moglie, allora se nella seconda casa (B) abita 1 figlio, che non ha la residenza con i genitori nella casa A, ma da solo nella casa B, va fatta la dichiarazione. La moglie deve compilare il quadro B indicando il codice fiscale del marito, quale intestatario dell’utenza su cui è dovuto il canone. Il figlio, se ha la tv, dovrà pagare, non essendo titolare di utenza elettrica,utilizzando il modello F24.
  • Proprietari di case affittate. Famiglia proprietaria di 2 abitazioni: A e B. Residenza di entrambi i coniugi nella A, mentre la casa B, nella quale risultano ancora intestatari dell’utenza elettrica residenziale, è stata affittata. Che fare? Se nella casa A l’utenza residenziale è intestata al marito e nella casa affittata (B) la luce (utenza residenziale) è intestata alla moglie, allora, per evitare di pagare due canoni, la moglie deve compilare quadro B indicando il codice fiscale del marito (non dell’inquilino). Se invece entrambe le utenze sono intestate al marito, sia della casa dove abitano che della casa affittata, allora non va fatta alcuna dichiarazione e non va indicato il codice dell’inquilino, che provvederà autonomamente a pagare (se ha la tv).

TUTTO SUL CANONE – Per tornare all’articolo principale e alle ultime novità, leggi Tutto sul canone Rai

ESEMPI DI COMPILAZIONE – Per vedere gli esempi pratici di come va compilata la dichiarazione sostitutiva relativa al canone (l’autocertificazione) chiariti dall’Agenzia delle entrate, leggi Canone Rai: esempi di compilazione

BANCHE: attacco hacker a 400.000 clienti di Unicredit

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Attenti al phishing. I consumatori stiano attenti nei prossimi mesi. Il decalogo da seguire

Roma, 26 luglio 2017 – “Anche se per fortuna non sono stati acquisiti dati per l’accesso ai conti o che permettano transazioni non autorizzate, i consumatori devono ora prestare molta attenzione e avere particolari cautele, seguendo speciali precauzioni nei prossimi mesi” dichiara Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando il comunicato di UniCredit, che ha annunciato  di aver subito un’intrusione informatica ai dati di 400.000 clienti italiani.

“Ad esempio potrebbe esserci un aumento delle truffe informatiche, il cosiddetto phishing. Gli hacker potrebbero inviare ai clienti Unicredit e-mail personalizzate, con il logo contraffatto dell’istituto di credito, invitandoli ad accedere al sito per motivi di sicurezza, prendendo a pretesto proprio il loro attacco” prosegue Dona.

“Non per niente la stessa banca si è premurata di informare che non contatterà i consumatori con posta elettronica e ha messo a disposizione un numero verde dedicato. Suggeriamo, poi, il cambio della password” conclude Dona.

Di seguito alcuni consigli:

1)      Attenti al phishing. Non accedete a nessun sito, anche se a voi noto, cliccando da un indirizzo elettronico ricevuto via email. Può essere un’email contraffatta con grafica e logo della ditta e/o banca a voi nota che vi chiede di riassumere dati personali o vi rimanda ad una finta pagina web del tutto simile all’originale;

2)      Non rispondete mai ad email senza aver prima verificato l’indirizzo di provenienza. Non basta, infatti, che il nome dell’utente corrisponda. Quello che conta è l’indirizzo email;

3)      Mai aprite allegati senza aver prima accertato l’effettiva provenienza dell’email;

4)      Dati riservati. Non date mai online il vostro nome, indirizzo, telefono, età, nome o altri dati personali ad indirizzi email di persone a voi ignote;

5)      Dati segreti. Non date mai online a nessuno, neanche a persone note, il vostro numero di codice fiscale, il luogo e la data di nascita o il numero della carta d’identità;

6)      Verificate se il sito della vostra banca è protetto. I siti delle banche, quando si accede al proprio conto, devono essere protetti da sistemi di sicurezza internazionali come SSL e SET: sono riconoscibili dal simbolo di un lucchetto chiuso nella barra di indirizzo.

7)      Cambiate la password. Periodicamente è opportuno cambiarla, meglio ogni 3 mesi. Prima di effettuare il cambio, controllate se il sito è in connessione cifrata “Ssl”.  Usate password con come minimo 10 caratteri, con combinazioni di numeri e lettere, maiuscole e minuscole e almeno un carattere speciale, tipo virgola, punto e virgola o due punti. Il proprio nome con l’aggiunta di un numero, magari la propria data di nascita, è decisamente da evitare. Mai password, insomma, con propri dati personali. Nemmeno le sequenze di tasti, tipo asdf, qwerty, 1234 sono sicure. Non utilizzare, infine, le stesse password per più account. Non lasciare la password scritta in posti raggiungibili da altri. Meglio se riuscite a memorizzarla.

8)      Estratto conto. Dopo aver fatto un acquisto non sarebbe male controllare i successivi estratti conto.

9)      Utilizzare software e browser completi ed aggiornati: il primo passo per la sicurezza è avere un buon antivirus aggiornato. Per una maggiore sicurezza online, inoltre, è necessario aggiornare all’ultima versione disponibile il browser utilizzato per navigare.

10)  Download. Non scaricate nulla e non installate programmi da siti che non siano sicuramente affidabili.

 

COPYRIGHT: come tutelare la libertà di condivisione sul web

COMUNICATO STAMPA UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI

 La riforma europea sul diritto d’autore potrebbe limitare la libertà di condivisione sul web. Partecipa alla nostra survey e aderisci alla campagna UNC #PocheParole per difendere la libera circolazione delle informazioni…

Roma, 25 luglio 2017- “Tutelare la libertà di tutti di condividere contenuti su Internet e la libera circolazione delle informazioni: è con questo obiettivo che l’UNC ha lanciato la survey “Copyright: come tutelare la libertà di condivisione sul web” realizzata nell’ambito della campagna #PocheParole. E’ quanto si legge in una nota della prima Associazione di consumatori in Italia che invita gli utenti ad aderire alla campagna.

“Ogni giorno -spiega l’avv. Massimiliano Dona, presidente dell’UNC- sul web sono pubblicati milioni di notizie e contenuti che, a loro volta, vengono rilanciati da altri siti: la riforma europea sul copyright potrebbe limitare proprio questa libertà di condivisione”. 

“Raccontaci  la tua esperienza rispondendo a 5 semplici domande: alla fine del questionario -conclude Dona- potrai scoprire di più sul tema e aderire alla nostra campagna #PocheParole per tutelare anche il tuo diritto di condividere link su Internet”. PARTECIPA ALLA SURVEY E ADERISCI ALLA CAMPAGNA

Proprio della riforma sul diritto d’autore si parlerà il prossimo lunedì 9 ottobre 2017 (Camera dei deputati, sala Aldo Moro, ore 9,30-13) in occasione del convegno “Poche parole sul Copyright in difesa dei consumatori”.

 

ANTITRUST: indagine su influencer marketing

Comunicato Stampa dell’Unione Nazionale Consumatori

Bene, una nostra vittoria l’indagine dell’Antitrust. Ora tutti attorno ad un tavolo

Roma, 24 luglio 2017 – L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, a seguito dell’esposto dell’Unione Nazionale Consumatori, ha deciso di indagare sul fenomeno dell’influencer marketing nei social media.

L’associazione, infatti, nel mese di aprile aveva presentato un esposto chiedendo di accertare se era legittima la pubblicità camuffata che molti personaggi famosi sui loro blog o sui social network attraverso la pubblicazione di foto e video.

“Ottima notizia. Il Codice del Consumo, all’art. 22, prescrive di indicare l’intento commerciale di una pratica. Per questo all’Antitrust abbiamo chiesto di accertare la legittimità di questa pubblicità indiretta che compare in spazi non prettamente pubblicitari, senza essere segnalata come tale. La pubblicità, specie se occulta, ha il potere di influenzare inconsapevolmente i consumatori nella scelta di un prodotto o nel giudizio su un brand. Se fatta sul web è in grado di raggiungere una vasta platea di persone. A maggior ragione è efficace se fatta da personaggi che hanno online un largo seguito di followers, spesso adolescenti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Ora, dopo che anche alla Camera è stato approvato un ordine del giorno che impegna il Governo ad intervenire a livello legislativo – affinché l’attività dei web influencer sia regolata, permettendo ai consumatori di identificare in modo univoco quali interventi realizzati all’interno della rete internet costituiscano sponsorizzazione -, bisogna che tutti i soggetti e le istituzioni interessate si mettano attorno ad un tavolo per stilare nuove regole e linee guida da seguire” prosegue Dona.

“Il problema, infatti, non è certo il comportamento delle star di internet, ma quello delle aziende che richiedono alle agenzie che gestiscono i vip, di pubblicare, con evidenti finalità promozionali, foto e video su popolari piattaforme social. E’ bene che una pratica così diffusa sia in Italia che all’estero tra i personaggi più amati dello sport, della moda e dello spettacolo, non si traduca in un inganno per i consumatori ed in particolare per gli utenti più giovani della rete” conclude Dona.