Archivio dell'autore: Rocco Bellantone

Vendite piramidali: diffidate dalle promesse di guadagni facili

“Vuoi guadagnare 1.000 euro l’ora?”. Se partecipando a un meeting, seduti davanti al televisore o navigando su Internet vi viene proposto qualcosa del genere, il consiglio è di lasciar perdere immediatamente. Non si tratta infatti di un’occasione imperdibile, bensì di una delle tante truffe effettuate con sistemi di vendite piramidali. Nonostante in Italia questo tipo di pratiche sia vietato dalla legge, purtroppo continuano a essere tante le persone raggirate. Ecco una serie di informazioni utili per capire in cosa consistono questi sistemi di vendite piramidali – comunemente chiamate catene di Sant’Antonio o, in gergo tecnico, multilevel marketing – e come riconoscere gli inganni.

La vendita piramidale non è una tipologia di distribuzione di un prodotto, ma un meccanismo che consiste nel vendere una posizione all’interno di una struttura piramidale. Questa struttura è piramidale in quanto al suo vertice vi è una persona che vende ad altre persone la possibilità di entrare a far parte della piramide a dei livelli sottostanti, promettendo grandi guadagni in cambio del pagamento di una quota d’ingresso. Una volta pagato l’accesso alla struttura, a loro volta queste persone introdurranno altre persone nella piramide e così via. Ricapitolando, come spiega l’Antitrust (Autorità garante della concorrenza e del mercato), i sistemi di vendita piramidali hanno tre caratteristiche: “la promozione è basata sulla promessa di ottenere un beneficio economico; l’avveramento della promessa dipende dall’ingresso di altri consumatori nel sistema; la parte più consistente delle entrate che consentono di finanziare il corrispettivo promesso ai consumatori non risulti da un’attività economica reale”.

Chi ci guadagna e chi ci rimette?

Secondo questo meccanismo, chi sta al vertice della piramide vive di rendita: non è infatti impegnato a vendere nessun prodotto, ma deve solo incassare le quote di ingresso fissate per chi vuole entrare a far parte della struttura. Tutto ciò va a scapito dei soggetti che si trovano nel livello più basso della piramide: più tardi accedono alla struttura, più per loro diventa difficile – se non impossibile – convincere altre persone ad accedere alla piramide.

Come si propone l’ingresso in un sistema di vendita piramidale?

Il reclutamento delle persone da far accedere a questo tipo di sistema avviene solitamente attraverso l’organizzazione di convegni o meeting. Durante questi eventi i vertici della piramide illustrano le possibilità di arricchimento grazie alla modalità di vendita di prodotti che promuovono. Nel farlo spesso si servono di video accattivanti e di testimonianze costruite. Negli ultimi tempi il reclutamento avviene in modo sempre più frequente non solo dal vivo ma anche via Internet. Le persone che partecipano a questi eventi non devono possedere particolari requisiti o competenze per essere reclutate, l’importante è che paghino una quota di accesso. Una volta entrati nella piramide, a loro volta dovranno reclutare altri soggetti e otterranno una percentuale su ogni nuova persona reclutata. Più però il meccanismo va avanti, e più è difficile per gli ultimi arrivati trovare nuovi adepti e rientrare dall’investimento iniziale. L’epilogo è sempre lo stesso: chi ha organizzato il meccanismo scompare una volta incassata la cifra che si era prefissato, tutti gli altri perdono il denaro che avevano investito. In media la vita media di queste strutture è di pochi mesi, al massimo di due anni.

L’esempio della catena di Sant’Antonio

Uno degli esempi più ricorrenti di vendita piramidale sono le catene di Sant’Antonio. Il sistema funziona così: un messaggio, solitamente contenente un invito a compiere un gesto di solidarietà, viene fatto circolare tramite email, What’us Up o i social network (principalmente Facebook) affinché venga inoltrato al maggior numero di utenti. Si tratta di un sistema illegale poiché nella maggior parte dei casi il meccanismo è stato attivato per far circolare denaro in modo illecito.

Che differenza c’è tra vendita piramidale e multilevel marketing?

Nel sistema piramidale il guadagno avviene esclusivamente in base alla capacità di introdurre nuovi affiliati. Ma il guadagno, come detto, se c’è è solo per chi si trova al vertice della piramide. Chi arriva dopo è infatti destinato a non recuperare il corrispettivo della quota di accesso versata. A differenza dei sistemi di vendita piramidali, il multi-level marketing è un sistema di vendita legale che sussiste quando una società, che produce dei beni di consumo (per es. cosmetici, articoli per la casa, libri, ecc.) o che offre dei servizi (prodotti finanziari, contratti di telefonia ecc.), ricerca i clienti non solo per far loro acquistare tali prodotti o servizi, ma anche per farli diventare dei venditori autonomi dei prodotti della società. I nuovi rivenditori, a loro volta, vengono invogliati a cercare altri consumatori e venditori, dato che guadagnano non solo sulle vendite direttamente effettuate, ma anche sulle vendite realizzate dai propri reclutati. In questo caso, il consumatore corre il rischio di perdere la tutela “di consumo” perché di fatto diventa un incaricato alle vendite che però, per cominciare, deve pagare il materiale informativo e i prodotti consegnati dalla società. In questo caso, i promotori hanno comunque come fine quello di vendere e distribuire prodotti e servizi della società, mentre nel sistema piramidale l’unico fine dei promotori è quello di riuscire ad accumulare più soldi possibile, senza necessariamente offrire un prodotto o un servizio in cambio.

Cosa dice la legge?

In Italia i sistemi piramidali sono vietati dalla legge n. 173 del 2005. Questa normativa vieta le operazioni, le strutture e le organizzazioni di vendita finalizzate al reclutamento di persone a cui si vende una posizione all’interno della struttura stessa con la prospettiva di guadagni futuri e ipotetici e con l’incarico di reclutare altre persone. Per chi organizza queste attività sono previsti l’arresto da sei mesi a un anno o un’ammenda da 100mila a 600mila euro. Nel 2012 la sentenza n. 37049 della Corte di Cassazione ha allargato l’attuazione della legge anche a questo tipo di pratiche effettuate su Internet.

Per quanto riguarda invece la vendita diretta a domicilio, l’art. 4 della legge riconosce il diritto di recedere dall’incarico entro 10 giorni dalla stipula del contratto (che deve essere in forma scritta). Il recesso si esercita tramite l’invio alla società di una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno e non vi è l’obbligo di motivazione. In caso di problemi, gli esperti dell’Unione Nazionale Consumatori sono a vostra disposizione: contattateci attraverso lo sportello generico in home page.  

Autore: Rocco Bellantone
Data: 9 ottobre 2019
Aggiornamento: 18 novembre 2020

Internet, a cosa servono i bollini dell’Agcom

Internet_fibra

Tre bollini di colore diverso per classificare le connessioni a internet e tutelare così i consumatori dal rischio di cadere nelle trappole tese dalle pubblicità ingannevoli. L’obbligo per gli operatori è stato introdotto da Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. I colori scelti, che devono essere indicati in modo chiaro sia nelle comunicazioni commerciali che nei contratti di vendita sottoposti ai clienti, sono quelli del semaforo: il bollino verde con la lettera ‘F’ al centro e la parola ‘fibra’ sotto per la fibra ultraveloce; il bollino giallo con le lettere ‘FR’ e la scritta ‘fibra mista rame’ o ‘fibra mista radio’ per la connessione mista; il bollino rosso con la lettera ‘R’ e la scritta ‘rame’ per la connessione in rame. Chi non rispetta la ‘segnaletica’ incorrerre in pene e sanzioni.

Bollino verde

Come detto, nel semaforo ideato da Agcom il colore verde e la lettera ‘F’ contraddistinguono le offerte di connessioni a internet con fibra ottica. Ciò significa che il servizio offerto dall’operatore si poggia esclusivamente su architetture FTTH/FFTB, acronimo che sta per Fibra Fiber-To-The-Home, vale a dire fibra fino a casa. Si tratta in pratica della rete a banda ultralarga: l’intera tratta della fornitura della connessione, dunque dalla centrale fino all’abitazione del cliente, è coperta da fibra ottica. Questo servizio garantisce di avere il massimo della velocità e la minor caduta di segnale.

Bollino giallo

Il bollino giallo indica le connessioni con fibra mista-rame o fibra mista-radio. Ciò significa che l’operatore nelle sue comunicazioni commerciali non può ricorre al termine ‘fibra’ in quanto i servizi che eroga non si poggiano su architetture FTTH bensì FTTN (Fiber To The Node per la fibra mista-rame) o FWA+ (Fixed Wireless Access per la fibra mista-radio).

Nello specifico, la rete fibra mista-rame è un’evoluzione della tradizionale rete in rame Adsl. Questa rete a banda ultralarga è realizzata con tecnologia FTTC (Fiber to the Cabinet), in quanto il cavo in fibra arriva fino alla cabina di distribuzione in strada e non direttamente fino all’abitazione del cliente, mentre il tratto fino all’abitazione è invece in rame.

Per ciò che concerne invece la rete fibra mista-radio, essa è realizzata con tecnologia FTTA (Fiber to the Antenna). Di conseguenza, il cavo in fibra arriva fino alla stazione radio base da dove viene emesso il segnale senza fili per raggiungere il terminale nell’abitazione del cliente. È un tipo di connessione che copre soprattutto le zone sub-urbane, montane, rurali o a bassa densità abitativa dove non arrivano le reti cablate. L’affidabilità della connessione dipende dalla copertura del segnale e dal fatto che non venga disturbata la visibilità ottica dell’antenna. Per tutti questi motivi l’operatore che vende questo tipo di connessione non può in nessun caso usare il termine ‘fibra’ nelle sue comunicazioni commerciali.

Bollino rosso

La rete in rame, infine, rappresenta il vecchio accesso alla rete con ADSL. Utilizza la tecnologia FTTE (Fiber to the Exchange, ‘fibra fino allo scambio’): il cavo in fibra alimenta la spina dorsale della rete non andando oltre la centrale della rete locale, il resto della tratta fino all’abitazione del cliente è coperto in rame. La qualità del servizio dipende dalla distanza tra la casa e la centrale. Anche in questo caso, ovviamente, l’operatore che vende questo tipo di servizio non può utilizzare il termine ‘fibra’.

Quali sono i vantaggi per i consumatori?

I bollini di diverso colore a cui devono attenersi gli operatori che vendono connessioni a internet rappresentano certamente una tutela in più per i consumatori. In questo modo, infatti, il cliente avrà chiaro sia di fronte a una pubblicità che a un contratto che tipo di connessione sta per acquistare, se si tratta realmente di un servizio coperto da fibra e quale velocità può realmente raggiungere. Si tratta di informazioni necessarie che consentiranno a tutti di poter scegliere in modo più consapevole tra le varie offerte, ed evitare così di ritrovarsi a casa una connessione che non corrisponde a ciò che intendevano comprare.

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Autore: Eleonora Di Felice Ciccoli
Data: 12 marzo 2019
Aggiornamento: 11 novembre 2020

Covid-19, tutte le nuove parole della pandemia

Covid nuovo vocabolario

La pandemia Covid-19 ha “letteralmente” stravolto le nostre vite. Oltre a costringerci a cambiare le nostre abitudini quotidiane, a modificare il nostro modo di rapportarci agli altri, di lavorare e studiare, questo virus sta infatti rivoluzionando anche il nostro modo di parlare. Al punto che due dei vocabolari più autorevoli della lingua italiana, Treccani e Nuovo Devoto-Oli, hanno pensato bene di prevedere nelle edizioni più aggiornate l’inserimento di nuovi termini “figli” di questa emergenza sanitaria e sociale. La stessa Treccani, insieme all’Istituto superiore di sanità, ha formulato un vocabolario essenziale con i dieci termini necessari per spiegare la pandemia, mettendolo a disposizione dei docenti scolastici. Insomma, questo virus ha ormai influenzato anche il modo in cui parliamo. Ecco allora una selezione di dieci termini che, quando si parla di Covid-19, non si possono non conoscere.

1) Epidemia

Si tratta della manifestazione collettiva di una malattia che si diffonde rapidamente tramite il contagio diretto o indiretto, colpendo un gran numero di persone in un territorio più o meno vasto ed estinguendosi dopo un arco di tempo più o meno lungo.

2) Pandemia

Rispetto all’epidemia è una malattia che tende a diffondersi ovunque, invadendo rapidamente vastissimi territori e continenti. Proprio come sta accadendo con il Covid-19.

3) Paziente Zero

Si tratta del primo paziente che, all’interno del campione della popolazione di un’indagine epidemiologica, viene individuato, studiato e sottoposto a terapie.

4) Quarantena

È il periodo in cui una persona rimasta contagiata, o sospettata di esserlo, deve rimanere isolata senza entrare in contatto con altri individui per non trasmettere loro il virus. Nel caso della pandemia Covid-19 in Italia il periodo di quarantena è stato inizialmente fissato a 14 dall’ultimo contatto con un caso positivo accertato.

5) Tampone

È il test laringofaringeo che permette di determinare la positività a virus. Come riportato sul sito del ministero della Salute, Si distinguono i test molecolari che evidenziano la presenza di materiale genetico (RNA) del virus; i test antigenici che evidenziano la presenza di componenti (antigeni) del virus; i test sierologici tradizionali o rapidi che evidenziano la presenza di anticorpi contro il virus.

6) Lockdown

Termine inglese che in italiano si può tradurre con le parole “blocco” o “isolamento”. Con l’inizio della pandemia è stato utilizzato in Italia in riferimento alle misure di contenimento (chiusura di attività considerate non primarie, blocco degli spostamenti) attuate dal governo, così come da altri Paesi, per limitare al massimo il contatto tra persone e contenere così il contagio.

7) Distanziamento sociale

È l’insieme di azioni – indossare sempre la mascherina quando si esce di casa, igienizzare le mani, tossire o starnutire nella parte superiore della manica o nel gomito, evitare luoghi affollati e assembramenti – consigliate (e in alcuni casi imposte pena il pagamento di sanzioni) per limitare le probabilità di contatto di persone portatrici dell’infezione con individui non infetti e ridurre così al minimo la trasmissione della malattia.

8) Soggetto asintomatico

Si tratta di quel soggetto che, pur essendo affetto dalla malattia, non presenta alcun sintomo apparente. Una malattia può rimanere asintomatica per periodi o lunghi periodi ed eventualmente anche per sempre.

9) Immunità di gregge

È il meccanismo che si instaura all’interno di una comunità in cui se la grande maggioranza degli individui è vaccinata o ha superato la malattia con anticorpi propri, si limita la circolazione del virus.

10) Curva di contagio

Rappresenta il conteggio giornaliero di nuovi casi: essa può crescere, avere una ripida pendenza, un andamento orizzontale, abbassarsi o appiattirsi completamente.

Il vocabolario della pandemia Covid-19 è in continua espansione. Per conoscere i significati di altri termini che “nascono” di giorno in giorno e circolano con sempre maggiore frequenza – come infodemia, Dad (didattica a distanza), spillover, droplet, contact tracing, dispnea, mascherina di comunità, Covid free – ecco un approfondimento pubblicato da Istituto Superiore di Sanità e Treccani.

Autore: Rocco Bellantone
Data: 3 novembre 2020

Modem libero, cosa prevede la delibera Agcom

I consumatori hanno il diritto di  scegliere quale modem utilizzare per la connessione a internet, a prescindere dalla soluzione proposta dall’operatore telefonico da cui sono serviti: a stabilirlo la delibera 348/18/CONS,  dell’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) entrata in vigore il 31 dicembre 2018.

Cosa dice la delibera di Agcom

La delibera di Agcom che spiana la strada al modem libero in Italia è la 348/18/CONS, con la quale il nostro Paese si uniforma alla direttiva europea n. 2015/2120, emanata nel 2016. Il Regolamento Ue dice che nel vendere l’allaccio a internet le compagnie telefoniche non devono fornire obbligatoriamente anche il modem (in acquisto o in noleggio), ma devono lasciare che questa scelta spetti al consumatore. “Gli utenti finali – spiega chiaramente il Regolamento – hanno il diritto di […] utilizzare apparecchiature terminali di loro scelta (modem o router, ndr), indipendentemente dalla sede dell’utente finale o del fornitore o dalla localizzazione, dall’origine o dalla destinazione delle informazioni, dei contenuti, delle applicazioni o del servizio, tramite il servizio di accesso a internet”. Ciò significa che i consumatori nel momento in cui optano per una tariffa proposta da una compagnia telefonica, non hanno l’obbligo di comprare o prendere in comodato d’uso il modem proposto dall’operatore, ma possono decidere di comprarlo autonomamente andando, ad esempio, in un negozio di fiducia. Con la delibera 348/18/CONS l’Agcom conferma questo diritto degli utenti, specificando che qualora dovessero fare questa scelta ovviamente spetterebbero a loro i costi di installazione e manutenzione del modem.

Quali sono i doveri degli operatori

Dal canto loro gli operatori, sempre secondo la delibera di Agcom, non possono né “rifiutare di collegare apparecchiature terminali alla rete se l’apparecchiatura scelta dall’utente soddisfa i requisiti di base previsti dalla normativa europea e nazionale, né imporre all’utente finale oneri aggiuntivi o ritardi ingiustificati, ovvero inibire l’utilizzo o discriminare la qualità dei singoli servizi inclusi nell’offerta, in caso di collegamento a un modem di propria scelta”. Ma non solo. Gli operatori, infatti, devono inoltre assicurare la diffusione di informazioni utili sulle specifiche e i parametri che il cliente deve seguire per accedere alla loro rete internet e configurare il modem o il router che ha acquistato da altri canali. Inoltre, nel caso in cui gli operatori promuovano servizi integrati di accesso a Internet e/o di connessione alla rete tramite offerte in abbinamento con l’apparecchiatura, devono rispondere a due obblighi: separare – anche nei documenti di fatturazione – il costo dell’apparecchio da quello di installazione e manutenzione e assistenza; mettere a disposizione un’offerta alternativa che non includa la fornitura dell’apparecchio.

I casi più frequenti

Gli operatori continuano ad agire arbitrariamente e a dimostrarlo sono le numerosissime  segnalazioni che arrivano a riguardo al nostro sportello Telefonia. I casi più frequenti sono quelli di operatori telefonici che inseriscono “in automatico” nei loro contratti l’obbligo di noleggio o acquisto del modem. Problemi si riscontrano anche nei casi di recesso dei contratti, con diversi consumatori che si sono visti addebitare tutte le rate dell’acquisto del modem in un’unica soluzione, anche se il recesso è avvenuto in seguito a modifiche contrattuali. In situazioni del genere attiviamo delle conciliazioni chiedendo lo storno totale dell’importo del modem a seguito della restituzione dello stesso all’operatore.

Il nostro impegno

La nostra associazione oltre a fornire assistenza attraverso lo Sportello Telefonia sul nostro sito cliccando sul logo dell’operatore per ricevere assistenza personalizzata, si è mossa contro gli operatori scorretti presentando una denuncia ad Agcom e Agcm lo scorso febbraio. Purtroppo questa segnalazione non ha scoraggiato le aziende che proseguono a rifiutare ai consumatori di stipulare un abbonamento senza l’acquisto del modem, per questo a fine maggio la nostra siamo tornati sull’argomento con un’integrazione della denuncia che ci auguriamo velocizzi l’intervento dell’Autorità e metta un freno a questa pratica. 

Qualche consiglio utile da ricordare

Se siete in procinto di attivare internet a casa o di passare a una nuova tariffa che ritenete più vantaggiosa, prestate molta attenzione al contratto che vi propongono le compagnie telefoniche. Sia che si tratti di Adsl che di fibra ottica, prima di firmare accertatevi non solo dei prezzi ma anche delle condizioni che riguardano l’acquisto o il noleggio del modem. In Italia, però, sono pochi i casi in cui quanto previsto dal Regolamento europeo viene seguito alla lettera. Accade molto più spesso, invece, che la scelta a cui ha diritto il consumatore si trasformi automaticamente nell’obbligo di acquistare o prendere in noleggio un modem dalla stessa compagnia telefonica con cui è stato firmato il contratto per l’attivazione di Internet.

Finora, utilizzando l’escamotage dei servizi aggiuntivi le compagnie sono riuscite a far passare per obbligatorio ciò che invece non lo era. In questo modo da un lato sono riuscite a vendere con facilità un loro apparecchio al cliente; dall’altro, facendo entrare nella casa del cliente il loro terminale sapevano di avere più gioco facile nel proporgli in futuro degli aggiornamenti. E così, infatti, è stato per molti casi.

Se hai bisogno di aiuto, contattaci attraverso lo Sportello Telefonia.

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 2 gennaio 2020
Aggiornamento: 8 settembre 2020

farmaci in estate

Farmaci d’estate: come conservarli bene

farmaci in estate

Durante l’estate è bene prestare una particolare attenzione al modo in cui si conservano i farmaci che si hanno in casa o che si portano in viaggio. Se esposti in particolare a temperature troppo elevate, c’è infatti il rischio che si possano alterare o guastare e che, di conseguenza, possano causare dei danni alla salute. Ecco cinque aspetti di cui è necessario tenere conto per evitare spiacevoli sorprese.

A quale temperatura vanno conservati i farmaci?

La temperatura a cui va conservato un farmaco viene riportata in genere sull’astuccio, sulle etichette oppure sul foglietto illustrativo. Qualora questa informazione non dovesse essere presente sulla confezione, per non sbagliare il consiglio è di riporre il farmaco in luogo fresco e asciutto a una temperatura che non sia superiore ai 25 gradi. Questa indicazione vale per diversi farmaci: quelli per la tiroide e per le malattie cardiovascolari, ad esempio, ma anche i contraccettivi, i medicinali che contengono ormoni, nitroglicerina, antiepilettici, anticoagulanti, insulina (che va conservata in frigo e non in freezer, e in un contenitore termico se si è viaggio), antibiotici e aspirina. Il caldo è nemico anche delle creme a base di idrocortisone: l’eccessivo calore potrebbe infatti separare i suoi componenti e renderle così inefficaci.

Con il caldo meglio farmaci solidi o liquidi?

Specie durante la stagione estiva, sono sicuramente più affidabili i farmaci solidi (ad esempio capsule e compresse) in quanto non contengono acqua, il che li rende meno sensibili alle alte temperature. Un discorso a parte meritano i prodotti in spray: per conservarli bene conviene evitare temperature elevate, l’esposizione diretta al sole e utilizzare contenitori termici se si è fuori di casa.

Che danni provoca l’umidità?

Per ciò che concerne il fattore umidità, è preferibile evitare di conservare i medicinali in stanze troppo umide in modo da non alterare capsule, compresse, cerotti medicati e le strisce per test diagnostici.

Mai mescolare i farmaci

Ogni farmaco deve essere conservato nella sua apposita confezione: solo in questo modo si potranno avere sempre sotto mano la data di scadenza e il foglietto illustrativo.

Come trasportare i farmaci in viaggio?

Se si fa un viaggio in auto per lunghi tragitti, i farmaci non vanno lasciati nel bagagliaio ma trasportati nell’abitacolo, possibilmente all’interno di una borsa non esposta al sole e con l’aria condizionata accesa. 

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 26 agosto 2019
Aggiornamento: 22 luglio 2020

Coronavirus, le nuove scadenze per chi possiede un’auto

revisione auto

Le misure restrittive imposte dal governo alla circolazione di mezzi e persone per contenere l’emergenza Coronavirus, ha portato anche allo slittamento di alcune scadenze fisse per chi è in possesso di un’auto. Ecco cosa prevede in sintesi il decreto “Cura Italia” per il rinnovo dell’assicurazione Rc auto, il pagamento del bollo, il pagamento delle multe, la revisione del veicolo e il rinnovo della patente.

Rc auto

Rimane l’obbligo di rinnovare l’assicurazione dell’auto. Il decreto “Cura Italia” ha stabilito un’estensione da 15 a 30 giorni del periodo entro cui, scaduto il documento, l’assicurazione è comunque tenuta a mantenere la copertura – in caso di sinistri o controversie – fino all’attivazione di una nuova polizza.

Bollo auto

La riscossione del pagamento del bollo auto è di competenza delle Regioni. Sono dunque loro a decidere se sospendere temporaneamente o meno la tassa. Stando ai dati dell’Aci aggiornati al primo aprile e riportati da Quattroruote, ad oggi otto Regioni hanno optato per far slittare il pagamento: Lombardia, Emilia Romagna, Campania, Piemonte, Toscana, Umbria, Lazio e Veneto. La scadenza non varia. Ma in queste Regioni i cittadini che a causa dell’emergenza sono impossibilitati a uscire di casa, o hanno difficoltà economiche, possono saldare l’imposta oltre il termine della scadenza senza che venga applicata loro alcuna mora.

Multe

Fino al 31 maggio a partire dalla data di notifica di una multa ci saranno 30 giorni, e non più 5 come prima dell’emergenza, entro i quali pagare la sanzione con uno sconto del 30%.

Revisione e collaudo

Per i veicoli che devono essere sottoposti a revisione periodica entro il 31 luglio è stata deciso uno slittamento della pratica al 31 ottobre. Stessa proroga, dal 31 luglio al 31 ottobre, è stata stabilita per il collaudo che va effettuato negli uffici della Motorizzazione civile.

Patenti

La validità delle patenti di guida scadute il 31 gennaio o in scadenza dopo questa data, dunque nel periodo in cui è iniziata a scattare l’emergenza nel Paese, è stata prorogata al 31 agosto. Chi sta seguendo i corsi per il conseguimento del documento di guida potrà svolgere gli esami di teoria entro il 30 giugno, dunque anche oltre il normale termine di sei mesi dalla presentazione della domanda e senza dover presentare un’ulteriore richiesta. Le scadenze dei fogli rosa, ovvero le autorizzazioni a esercitarsi alla guida, comprese tra l’1 febbraio e il 30 aprile, sono state prorogate fino al 30 giugno.

Duplicato della patente e passaggio di proprietà

La validità di 30 giorni delle ricevute sostitutive della patente o della carta di circolazione, rilasciate rispettivamente dalle agenzie di pratiche auto per le richieste di duplicato del documento di guida o per i trasferimenti di proprietà di auto usate, è stata prorogata fino al 31 ottobre.

Auto a metano e gpl

Chi è in possesso di veicoli a metano, potrà circolare fino al 15 giugno pur avendo scadenze per il proprio impianto di alimentazione comprese tra il 31 gennaio e il 15 aprile. Le auto a gpl, con serbatoi in scadenza dopo il 31 gennaio, possono circolare fino al 31 ottobre.

Leggi anche CORONAVIRUS, cosa cambia per assicurazione e bollo auto: intervista all’esperto

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Autore: Rocco Bellantone
Data: 14 aprile 2020

Coronavirus: cosa cambia per assicurazione e bollo auto

Coronavirus assicurazione bollo auto

La diffusione del Coronavirus in Italia sta complicando anche tanti aspetti della vita quotidiana di ognuno di noi, compreso il rispetto delle scadenze che riguardano l’auto di proprietà. L’obbligo di assicurare il veicolo, ad esempio, è sempre valido? Il pagamento del bollo è rimandato? E come ci si deve comportare con la revisione o il rinnovo della patente? Lo abbiamo chiesto a Christian Filippi, segretario nazionale del comparto autoscuole dell’associazione Confarca (Confederazione autoscuole riunite e consulenti automobilistici).

Christian Filippi Confarca

Christian Filippi, segretario nazionale autoscuole Confarca

L’obbligo di rispettare la scadenza per il rinnovo dell’assicurazione è sempre valido?

Come disposto dal decreto “Cura Italia” (Dl 18 del 17 marzo 2020), la validità delle polizze Rc auto con scadenza fino al 31 luglio 2020 viene prorogata di ulteriori quindici giorni per un totale di trenta giorni. Pertanto, con le nuove disposizioni sarà garantita la continuità delle coperture assicurative e il pagamento dei sinistri avvenuti fino a trenta giorni dopo la naturale scadenza della polizza.

Cosa è previsto, invece, per quelle auto che rimangono ferme a causa di questa emergenza?

Se un veicolo circola o è posteggiato in un’area privata e chiusa al pubblico, non ha l’obbligo di essere assicurato. Quindi, ad esempio, se a causa di questa emergenza un utente tiene l’auto ferma in garage senza essere assicurata, è in regola. In questo caso rientra anche la sospensione volontaria dell’assicurazione chiesta dall’utente. È bene però ricordare che se il ripristino avviene prima di un determinato periodo di tempo stabilito dalla compagnia assicuratrice, vengono meno i benefici economici per il quale è stato richiesto.

È sempre obbligatorio pagare il bollo auto?

La riscossione del bollo auto è di competenza regionale e, pertanto, sono le regioni stesse che stanno emanando delle apposite direttive in merito. Ad oggi risultano posticipate le scadenze dei bolli auto in Lombardia, Veneto, Piemonte, Lazio e Umbria. Per l’utente che intende usufruire di questa proroga, il consiglio è di informarsi presso la propria regione di residenza.

Come ci si deve comportare con la revisione del proprio veicolo?

L’obbligo di revisione dei veicoli è stato prorogato. Nello specifico, i possessori di veicoli che dovrebbero essere sottoposti a revisione entro il 31 luglio 2020, possono far slittare la pratica al 31 ottobre sempre di quest’anno.

Se mi è scaduta la patente, e vengono fermato per un controllo, cosa potrebbe succedermi?

I casi possibili sono due. Se la patente è scaduta prima del 31 gennaio 2020 si incorre nella sanzione amministrativa e nel ritiro del documento ai sensi dell’art. 126 del Codice della strada. La sanzione amministrativa prevede il pagamento di una somma che va da 158 euro a 639 euro. Alla violazione segue poi una sanzione amministrativa accessoria, con il ritiro della patente, del certificato di abilitazione professionale KA (per motoveicoli) o KB (per autovetture) o della carta di qualificazione del conducente (per gli autisti abilitati all’autotrasporto di persone o cose). La sanzione amministrativa può usufruire della decurtazione del 30% di sconto se pagata entro cinque giorni. Se invece la patente è scaduta dopo il 31 gennaio 2020, l’obbligo del rinnovo viene prorogato in tutto il territorio nazionale fino al 31 agosto di quest’anno. In questo secondo caso, il titolare del documento di guida è quindi perfettamente in regola.

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Autore: Rocco Bellantone
Data: 7 aprile 2020

Le nuove truffe dei call center: non è UNC a chiamarvi!

Immagine di un operatore di un call center

Negli ultimi anni i call center ne hanno inventate di tutti i colori pur attirare gli utenti nelle loro reti e convincerli ad acquistare ciò che vendono. L’ultima truffa telefonica ha però superato ogni limite: perché oltre ai cittadini a farne le spese è stata anche l’Unione Nazionale Consumatori. A confermalo sono le decine di segnalazioni, arrivate nelle ultime settimane agli sportelli dell’associazione, di persone che hanno ricevuto telefonate da operatori di call center, i quali si presentavano come consulenti di Unc per convincerli a passare a un nuovo gestore di telefonia. A ricevere una di queste telefonata è stato il presidente dell’associazione in persona, Massimiliano Dona.

Come funziona la nuova truffa

Questa nuova truffa messa in piedi dai call center prevede due fasi. C’è una prima telefonata attraverso la quale l’addetto del call center si finge un operatore della compagnia telefonica della persona chiamata, avvertendo l’utente che a breve verrà aumentato il prezzo della sua bolletta per “ragioni amministrative” delle quali non vengono fornite ulteriori precisazioni. Dopo che l’utente è stato colto di sorpresa e intimorito da questa comunicazione, scatta la seconda fase della truffa: l’operatore lo informa che per evitare di pagare di più un modo c’è e che sarà in una successiva telefonata un altro operatore, spacciato per un consulente dell’Unione Nazionale Consumatori, a illustrargli le tariffe più convenienti di altre compagnie telefoniche e ad aiutarlo a disdire il contratto a cui è legato senza dover pagare alcuna penale. La telefonata arriverà dopo qualche giorno, o addirittura in alcuni casi anche dopo qualche ora. Una di queste, come detto, è addirittura arrivata al presidente dell’Associazione Massimilano Dona, il quale ha prontamente attivato delle verifiche incrociate agli sportelli di Unc su tutto il territorio nazionale scoprendo che il suo non era affatto un caso isolato.

Chi c’è dietro queste telefonate?

Ma chi c’è dietro queste nuove truffe telefoniche? I casi possono essere fondamentalmente due. Il primo è che ad agire sia un call center plurimandatario, vale a dire un servizio che lavora per più compagnie telefoniche. Il secondo caso, invece, è che potrebbe essere stato fatto un lavoro di ricerca a monte: ci sono infatti società che sono specializzate nel raccogliere da fonti aperte (come ad esempio Facebook o altri social network) informazioni sugli utenti che si lamentano del proprio gestore, e che vendono i dati acquisiti alle compagnie telefoniche proponendo loro dei tentativi di conversione che possono avere probabilità di successo molto più ampie rispetto alle telefonate fatte genericamente a un utente medio. In generale, non dovrebbe comunque trattarsi di iniziative suggerite direttamente dalle compagnie telefoniche. È verosimile, semmai, che siano i call center ad architettare queste strategie con l’obiettivo di chiudere più contratti possibile. Ci sono però dei casi segnalati agli sportelli dell’UNC che lasciano qualche dubbio in proposito. Come quello di un utente Vodafone che ha telefonato al servizio clienti lamentando problemi di connessione a internet e che, subito dopo, è stato ricontattato da un falso consulente di Unc il quale gli suggeriva di passare a Fastweb.

La risposta di Unc

L’UNC ha immediatamente presentato un esposto all’Antitrust perché apra un’indagine su quanto sta accadendo. L’Associazione non solo è ovviamente estranea a quanto descritto ma, purtroppo per l’ennesima volta, vede messo in discussione da raggiri di questo genere il solido rapporto di fiducia che ha instaurato con i cittadini in tanti anni di assistenza ai consumatori: un servizio prestato sempre in modo disinteressato, inattaccabile e all’insegna della trasparenza. La speranza è che l’Autorità faccia al più presto chiarezza su quanto sta avvenendo e fermi chi c’è dietro queste truffe. In attesa che arrivino dei provvedimenti risolutivi, i nostri sportelli sono sempre pronti ad ascoltare i vostri reclami e accogliere le vostre denunce.

Autore: Rocco Bellantone
Data: 21 gennaio 2020
Aggiornamento: 7 aprile 2020

Rc auto familiare: quanto conviene ai consumatori?

Rc Auto familiare UNC

Dal 16 febbraio è entrata in vigore l’Rc auto familiare, ovvero l’estensione della classe di merito più bassa a veicoli diversi e ai rinnovi della polizze. Vediamo di cosa si tratta e se, nel concreto, questo provvedimento assicurativo – introdotto tramite un emendamento nel nuovo decreto Milleproroghe – porterà realmente dei benefici in termini di risparmio ai consumatori.

Cos’è l’Rc auto familiare?

Con l’entrata in vigore dell’Rc auto familiare dal 16 febbraio è possibile attribuire a tutti i veicoli di un nucleo familiare la classe di merito più bassa tra i mezzi posseduti dai singoli componenti, sia che si tratti di un’auto oppure di un ciclomotore a due o tre ruote. L’estensione della classe di merito più conveniente vale sia se si devono stipulare nuove polizze assicurative, sia in caso di rinnovi. Per beneficiare di questo meccanismo è sufficiente presentare il certificato di stato di famiglia al momento della sottoscrizione del contratto di assicurazione.

Cosa cambia rispetto al passato?

L’Rc auto familiare introduce due novità rilevanti rispetto al passato. Prima della sua entrata in vigore, infatti, era possibile acquisire la classe di merito più bassa ma solo se relativa alla stessa categoria di veicolo. Adesso invece, come detto, l’estensione della classe di merito più conveniente vale per tutte le tipologie di veicolo. Inoltre, l’estensione vale non più solo per i nuovi veicoli acquistati, ma anche per quelli che sono già di proprietà.  

Chi non può usufruire dell’Rc auto familiare?

Non possono usufruire dell’Rc auto familiare gli assicurati che sono già in prima classe di merito, i nuclei familiari che possiedono un solo veicolo e i guidatori che hanno provocato un sinistro con colpa nei cinque anni precedenti alla richiesta.

Cosa succede in caso di incidente?

L’altra principale novità introdotta con l’Rc auto familiare riguarda il cosiddetto “Malus”, vale a dire i casi in cui si verifica un incidente stradale. Se il beneficiario del contratto familiare con veicolo di diversa tipologia (presumibilmente moto o motorino) causa un incidente i cui danni sono superiori a 5.000 euro, alla successiva stipula della polizza assicurativa avrà un declassamento di 5 classi di merito. Questa condizione riguarderà esclusivamente il responsabile dell’incidente e nessuno degli altri componenti del nucleo familiare.  

Pro e contro

Se dunque con questo nuovo provvedimento iI prezzo della polizza auto potrà ridursi, potrebbero invece prevedersi delle stangate in caso di incidente grave. Ma non solo. Dietro l’estensione della classe di merito più bassa anche in caso di rinnovo della polizza, potrebbe infatti esserci il rischio che le compagnie si rivalgano sugli altri componenti della famiglia assicurati, ad esempio innalzando i premi medi per non registrare una riduzione degli utili. Ciò si tradurrebbe in un riallineamento dei premi inefficiente ed iniquo, visto che ci sarebbe un peggioramento per le famiglie che possiedono un solo veicolo, a vantaggio delle altre, in teoria più benestanti. Infine, sarà anche importante capire come le compagnie assicurative si regoleranno con i prezzi delle componenti accessorie (furto e incendio, cristalli, atti vandalici e agenti atmosferici). Sono voci che potrebbero registrare un forte rialzo per riequilibrare i mancati introiti dovuti all’introduzione dell’Rc auto familiare.

LEGGI A RIGUARDO: IL 16 FEBBRAIO ARRIVA L’RC AUTO FAMILIARE

Autore:
Rocco Bellantone
Data: 18 febbraio 2020

Dispositivi anti-abbandono: cosa prevede la nuova legge

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Il 28 gennaio il ministro dei Trasporti Paola De Micheli ha firmato il decreto per l’assegnazione del contributo o del rimborso per l’acquisto dei dispositivi anti-abbandono. Si potrà ottenere il bonus registrandosi, a partire del 20 febbraio, sulla piattaforma informatica Sogei accessibile su www.sogei.it o su www.mit.gov.it. Verrà rilasciato un buono spesa elettronico del valore di 30 euro valido per l’acquisto del dispositivo. Al rimborso avrà diritto anche chi ha già fatto l’acquisto. Basterà fare la richiesta entro sessanta giorni dal 20 febbraio e allegare una copia del giustificativo di spesa.

Cosa prevede la legge

Dal 7 novembre è entrato in vigore l’obbligo di installazione a bordo dei veicoli di dispositivi anti-abbandono per i bambini al di sotto dei 4 anni, in base al regolamento di attuazione dell’art. 172 del nuovo Codice della Strada. Lo ha comunicato il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), specificando che per agevolare l’acquisto dei dispositivi nel Decreto Fiscale è stato istituito un fondo e il riconoscimento di un contributo economico di 30 euro per ciascun dispositivo acquistato. Il provvedimento ha colto alla sprovvista milioni di italiani, che si sono ritrovati a dover fare i conti con questo obbligo senza aver ricevuto per tempo le necessarie delucidazioni su dove ed entro quando acquistare questi dispositivi e su quali prodotti, tra i tanti in vendita, sono omologati e dunque a prova di controlli e di eventuali multe. Per fare chiarezza di fronte a tanta incertezza sul tema, il MIT ha pubblicato sul proprio sito internet le risposte a una serie faq sull’argomento.

Omologazione e funzionamento

Per ciò che concerne i negozi in cui si possono acquistare questi dispositivi, viene specificato che possono essere reperiti on line e nei negozi specializzati in articoli per l’infanzia. Riguardo la loro omologazione, il MIT dichiara che “non necessitano di omologazione ma devono essere accompagnati da un certificato di conformità rilasciato dal produttore. In merito al funzionamento, il Ministero chiarisce che i dispositivi devono attivarsi automaticamente a ogni utilizzo senza bisogno che il conducente compia ulteriori azioni e dare un segnale di conferma di avvenuta attivazione. In caso di abbandono del piccolo a bordo dell’auto, dovranno invece attivarsi con segnali visivi e acustici o visivi e di vibrazione, percepibili o all’interno o all’esterno del veicolo. Sia i seggiolini che i dispositivi anti-abbandono potranno essere collegati allo smartphone del genitore con una app o tramite Bluetooth per inviare notifiche.

Le sanzioni previste

Altra questione di cui si è molto parlato negli ultimi giorni rimanda alle sanzioni a cui va incontro chi non rispetta l’obbligo. Il MIT risponde in proposito che le multe possono andare da un minimo di 83 a un massimo di 333 euro – che si riducono a 58 e 10 se si paga entro cinque giorni – con la sottrazione di 5 punti dalla patente. Se però si commettono due infrazioni in due anni scatta la sospensione della patente da 15 giorni a due mesi. Le multe sono scattate formalmente dal 7 novembre, anche se il governo sta lavorando per posticipare le sanzioni al 6 marzo del 2020.

Incentivi

Infine, per ciò che concerne la possibilità di beneficiare di un incentivo per l’acquisto, il MIT comunica che nei prossimi giorni verrà pubblicato un decreto con le modalità richieste per la sua erogazione. Tale contributo sarà erogato direttamente alle famiglie dopo l’esibizione della ricevuta di pagamento, fino ad esaurimento delle risorse stanziate. Motivo per cui, conclude il MIT, è consigliabile tenere lo scontrino che certifica la spesa.

Bambini lasciati soli in auto, cosa prevede la legge

Purtroppo anche in Italia sono frequenti casi di bambini lasciati soli in auto dai propri genitori che si concludono in tragedie. Queste situazioni sono dovute soprattutto allo stress, ai ritmi forsennati e alle routine consolidate della vita quotidiana. Stati psicho-fisici che durante la giornata portano i genitori a compiere una serie di azioni in “automatico”, compreso il gesto di slacciare il seggiolone su cui è seduto il proprio figlio e farlo scendere dalla macchina. Non sempre, però, questi automatismi funzionano. L’abbandono di un bambino in auto è normato dall’articolo 591 del Codice penale. L’articolo stabilisce che il responsabile commette un reato punibile con la reclusione che va da sei mesi a cinque anni. Se in seguito all’abbandono il piccolo subisce una lesione personale, la reclusione va da uno a sei anni. Nel caso di morte accertata per abbandono di minore, gli anni di reclusione passano da tre a un massimo di otto.

Seggiolini salva bebé: come funzionano

In linea di massima i seggiolini antiabbandono hanno tutti un funzionamento simile. All’interno del seggiolino viene installato un dispositivo che tramite bluetooth si collega allo smartphone grazie a un’app. Dunque, quando si sale in auto telefono e seggiolino si collegano automaticamente. In questo modo appositi sensori di pressione riescono a rilevare se il seggiolino è occupato oppure no. Se i sensori percepiscono che il bambino è rimasto a bordo del veicolo scattano due allarmi: il primo parte quando lo smartphone si allontana di qualche metro dall’auto e al telefono arriva una apposita notifica. Se a questo allarme non segue nessuna reazione da parte del genitore, l’app fa partire una serie di sms ai numeri di emergenza che erano stati preimpostati. In certi casi, grazie al collegamento gps, è anche indicata l’ubicazione della macchina.

Ci sono in commercio molti altri dispositivi antiabbandono. C’è un’app, ad esempio, che fa abbassare i finestrini quando scatta l’allarme in caso di abbandono. Un altro dispositivo tramite un allarme sonoro avvisa il conducente se allo spegnimento dell’auto il bambino è ancora in macchina. Il costo di questi apparati va dai 150 ai 350 euro. Una volta entrata in vigore la nuova legge, come detto sarà chiaro quale di questi dispositivi è ritenuto idoneo e quale invece no. 

Consigli utili da seguire

Negli Stati Uniti, Paese in cui muoiono in media circa 37 bambini ogni anno perché sono stati abbandonati in auto dai loro genitori, l’associazione KidsAndCars.org ha lanciato una guida che si chiama “Look before you lock”, il cui significato è “Guarda prima di chiudere”. Le regole indicate a prima vista potrebbero sembrare banali per ogni genitore. In realtà leggerle e fissarle il più possibile nella mente è una cosa utile da fare. La speranza è che non accada mai a nessuno, ma avere un vuoto totale di concentrazione durante una normale giornata potrebbe capitare a chiunque e a pagarne le conseguenze, purtroppo, potrebbero esserne anche i più piccoli. Tra i consigli contenuti in questa guida, ve ne se sono in particolare tre che non vanno assolutamente dimenticati quando si viaggia in auto con dei bambini: una volta entrati in macchina poggiate sul sedile posteriore qualcosa di cui avete bisogno (ad esempio il cellulare), in questo modo sarete “costretti” ad aprire lo sportello posteriore una volta che avete parcheggiato o a tornare in macchina per prenderlo se lo avete dimenticato; chiedete al personale della scuola dell’infanzia frequentata da vostro figlio di chiamare se il bambino non è arrivato come previsto; mettete un gioco di vostro figlio sul sedile del passeggero anteriore, è un modo anche questo per non farvi dimenticare che in auto non siete da soli.

Autore: Rocco Bellantone
Data: 11 novembre 2019
Aggiornamento: 4 febbraio 2020