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Modem libero, cosa prevede la delibera Agcom

I consumatori hanno il diritto di  scegliere quale modem utilizzare per la connessione a internet, a prescindere dalla soluzione proposta dall’operatore telefonico da cui sono serviti: a stabilirlo la delibera 348/18/CONS,  dell’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) entrata in vigore il 31 dicembre 2018.

Cosa dice la delibera di Agcom

La delibera di Agcom che spiana la strada al modem libero in Italia è la 348/18/CONS, con la quale il nostro Paese si uniforma alla direttiva europea n. 2015/2120, emanata nel 2016. Il Regolamento Ue dice che nel vendere l’allaccio a internet le compagnie telefoniche non devono fornire obbligatoriamente anche il modem (in acquisto o in noleggio), ma devono lasciare che questa scelta spetti al consumatore. “Gli utenti finali – spiega chiaramente il Regolamento – hanno il diritto di […] utilizzare apparecchiature terminali di loro scelta (modem o router, ndr), indipendentemente dalla sede dell’utente finale o del fornitore o dalla localizzazione, dall’origine o dalla destinazione delle informazioni, dei contenuti, delle applicazioni o del servizio, tramite il servizio di accesso a internet”. Ciò significa che i consumatori nel momento in cui optano per una tariffa proposta da una compagnia telefonica, non hanno l’obbligo di comprare o prendere in comodato d’uso il modem proposto dall’operatore, ma possono decidere di comprarlo autonomamente andando, ad esempio, in un negozio di fiducia. Con la delibera 348/18/CONS l’Agcom conferma questo diritto degli utenti, specificando che qualora dovessero fare questa scelta ovviamente spetterebbero a loro i costi di installazione e manutenzione del modem.

Quali sono i doveri degli operatori

Dal canto loro gli operatori, sempre secondo la delibera di Agcom, non possono né “rifiutare di collegare apparecchiature terminali alla rete se l’apparecchiatura scelta dall’utente soddisfa i requisiti di base previsti dalla normativa europea e nazionale, né imporre all’utente finale oneri aggiuntivi o ritardi ingiustificati, ovvero inibire l’utilizzo o discriminare la qualità dei singoli servizi inclusi nell’offerta, in caso di collegamento a un modem di propria scelta”. Ma non solo. Gli operatori, infatti, devono inoltre assicurare la diffusione di informazioni utili sulle specifiche e i parametri che il cliente deve seguire per accedere alla loro rete internet e configurare il modem o il router che ha acquistato da altri canali. Inoltre, nel caso in cui gli operatori promuovano servizi integrati di accesso a Internet e/o di connessione alla rete tramite offerte in abbinamento con l’apparecchiatura, devono rispondere a due obblighi: separare – anche nei documenti di fatturazione – il costo dell’apparecchio da quello di installazione e manutenzione e assistenza; mettere a disposizione un’offerta alternativa che non includa la fornitura dell’apparecchio.

I casi più frequenti

Gli operatori continuano ad agire arbitrariamente e a dimostrarlo sono le numerosissime  segnalazioni che arrivano a riguardo al nostro sportello Telefonia. I casi più frequenti sono quelli di operatori telefonici che inseriscono “in automatico” nei loro contratti l’obbligo di noleggio o acquisto del modem. Problemi si riscontrano anche nei casi di recesso dei contratti, con diversi consumatori che si sono visti addebitare tutte le rate dell’acquisto del modem in un’unica soluzione, anche se il recesso è avvenuto in seguito a modifiche contrattuali. In situazioni del genere attiviamo delle conciliazioni chiedendo lo storno totale dell’importo del modem a seguito della restituzione dello stesso all’operatore.

Il nostro impegno

La nostra associazione oltre a fornire assistenza attraverso lo Sportello Telefonia sul nostro sito cliccando sul logo dell’operatore per ricevere assistenza personalizzata, si è mossa contro gli operatori scorretti presentando una denuncia ad Agcom e Agcm lo scorso febbraio. Purtroppo questa segnalazione non ha scoraggiato le aziende che proseguono a rifiutare ai consumatori di stipulare un abbonamento senza l’acquisto del modem, per questo a fine maggio la nostra siamo tornati sull’argomento con un’integrazione della denuncia che ci auguriamo velocizzi l’intervento dell’Autorità e metta un freno a questa pratica. 

Qualche consiglio utile da ricordare

Se siete in procinto di attivare internet a casa o di passare a una nuova tariffa che ritenete più vantaggiosa, prestate molta attenzione al contratto che vi propongono le compagnie telefoniche. Sia che si tratti di Adsl che di fibra ottica, prima di firmare accertatevi non solo dei prezzi ma anche delle condizioni che riguardano l’acquisto o il noleggio del modem. In Italia, però, sono pochi i casi in cui quanto previsto dal Regolamento europeo viene seguito alla lettera. Accade molto più spesso, invece, che la scelta a cui ha diritto il consumatore si trasformi automaticamente nell’obbligo di acquistare o prendere in noleggio un modem dalla stessa compagnia telefonica con cui è stato firmato il contratto per l’attivazione di Internet.

Finora, utilizzando l’escamotage dei servizi aggiuntivi le compagnie sono riuscite a far passare per obbligatorio ciò che invece non lo era. In questo modo da un lato sono riuscite a vendere con facilità un loro apparecchio al cliente; dall’altro, facendo entrare nella casa del cliente il loro terminale sapevano di avere più gioco facile nel proporgli in futuro degli aggiornamenti. E così, infatti, è stato per molti casi.

Se hai bisogno di aiuto, contattaci attraverso lo Sportello Telefonia.

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 2 gennaio 2020
Aggiornamento: 8 settembre 2020

farmaci in estate

Farmaci d’estate: come conservarli bene

farmaci in estate

Durante l’estate è bene prestare una particolare attenzione al modo in cui si conservano i farmaci che si hanno in casa o che si portano in viaggio. Se esposti in particolare a temperature troppo elevate, c’è infatti il rischio che si possano alterare o guastare e che, di conseguenza, possano causare dei danni alla salute. Ecco cinque aspetti di cui è necessario tenere conto per evitare spiacevoli sorprese.

A quale temperatura vanno conservati i farmaci?

La temperatura a cui va conservato un farmaco viene riportata in genere sull’astuccio, sulle etichette oppure sul foglietto illustrativo. Qualora questa informazione non dovesse essere presente sulla confezione, per non sbagliare il consiglio è di riporre il farmaco in luogo fresco e asciutto a una temperatura che non sia superiore ai 25 gradi. Questa indicazione vale per diversi farmaci: quelli per la tiroide e per le malattie cardiovascolari, ad esempio, ma anche i contraccettivi, i medicinali che contengono ormoni, nitroglicerina, antiepilettici, anticoagulanti, insulina (che va conservata in frigo e non in freezer, e in un contenitore termico se si è viaggio), antibiotici e aspirina. Il caldo è nemico anche delle creme a base di idrocortisone: l’eccessivo calore potrebbe infatti separare i suoi componenti e renderle così inefficaci.

Con il caldo meglio farmaci solidi o liquidi?

Specie durante la stagione estiva, sono sicuramente più affidabili i farmaci solidi (ad esempio capsule e compresse) in quanto non contengono acqua, il che li rende meno sensibili alle alte temperature. Un discorso a parte meritano i prodotti in spray: per conservarli bene conviene evitare temperature elevate, l’esposizione diretta al sole e utilizzare contenitori termici se si è fuori di casa.

Che danni provoca l’umidità?

Per ciò che concerne il fattore umidità, è preferibile evitare di conservare i medicinali in stanze troppo umide in modo da non alterare capsule, compresse, cerotti medicati e le strisce per test diagnostici.

Mai mescolare i farmaci

Ogni farmaco deve essere conservato nella sua apposita confezione: solo in questo modo si potranno avere sempre sotto mano la data di scadenza e il foglietto illustrativo.

Come trasportare i farmaci in viaggio?

Se si fa un viaggio in auto per lunghi tragitti, i farmaci non vanno lasciati nel bagagliaio ma trasportati nell’abitacolo, possibilmente all’interno di una borsa non esposta al sole e con l’aria condizionata accesa. 

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 26 agosto 2019
Aggiornamento: 22 luglio 2020

Coronavirus, le nuove scadenze per chi possiede un’auto

revisione auto

Le misure restrittive imposte dal governo alla circolazione di mezzi e persone per contenere l’emergenza Coronavirus, ha portato anche allo slittamento di alcune scadenze fisse per chi è in possesso di un’auto. Ecco cosa prevede in sintesi il decreto “Cura Italia” per il rinnovo dell’assicurazione Rc auto, il pagamento del bollo, il pagamento delle multe, la revisione del veicolo e il rinnovo della patente.

Rc auto

Rimane l’obbligo di rinnovare l’assicurazione dell’auto. Il decreto “Cura Italia” ha stabilito un’estensione da 15 a 30 giorni del periodo entro cui, scaduto il documento, l’assicurazione è comunque tenuta a mantenere la copertura – in caso di sinistri o controversie – fino all’attivazione di una nuova polizza.

Bollo auto

La riscossione del pagamento del bollo auto è di competenza delle Regioni. Sono dunque loro a decidere se sospendere temporaneamente o meno la tassa. Stando ai dati dell’Aci aggiornati al primo aprile e riportati da Quattroruote, ad oggi otto Regioni hanno optato per far slittare il pagamento: Lombardia, Emilia Romagna, Campania, Piemonte, Toscana, Umbria, Lazio e Veneto. La scadenza non varia. Ma in queste Regioni i cittadini che a causa dell’emergenza sono impossibilitati a uscire di casa, o hanno difficoltà economiche, possono saldare l’imposta oltre il termine della scadenza senza che venga applicata loro alcuna mora.

Multe

Fino al 31 maggio a partire dalla data di notifica di una multa ci saranno 30 giorni, e non più 5 come prima dell’emergenza, entro i quali pagare la sanzione con uno sconto del 30%.

Revisione e collaudo

Per i veicoli che devono essere sottoposti a revisione periodica entro il 31 luglio è stata deciso uno slittamento della pratica al 31 ottobre. Stessa proroga, dal 31 luglio al 31 ottobre, è stata stabilita per il collaudo che va effettuato negli uffici della Motorizzazione civile.

Patenti

La validità delle patenti di guida scadute il 31 gennaio o in scadenza dopo questa data, dunque nel periodo in cui è iniziata a scattare l’emergenza nel Paese, è stata prorogata al 31 agosto. Chi sta seguendo i corsi per il conseguimento del documento di guida potrà svolgere gli esami di teoria entro il 30 giugno, dunque anche oltre il normale termine di sei mesi dalla presentazione della domanda e senza dover presentare un’ulteriore richiesta. Le scadenze dei fogli rosa, ovvero le autorizzazioni a esercitarsi alla guida, comprese tra l’1 febbraio e il 30 aprile, sono state prorogate fino al 30 giugno.

Duplicato della patente e passaggio di proprietà

La validità di 30 giorni delle ricevute sostitutive della patente o della carta di circolazione, rilasciate rispettivamente dalle agenzie di pratiche auto per le richieste di duplicato del documento di guida o per i trasferimenti di proprietà di auto usate, è stata prorogata fino al 31 ottobre.

Auto a metano e gpl

Chi è in possesso di veicoli a metano, potrà circolare fino al 15 giugno pur avendo scadenze per il proprio impianto di alimentazione comprese tra il 31 gennaio e il 15 aprile. Le auto a gpl, con serbatoi in scadenza dopo il 31 gennaio, possono circolare fino al 31 ottobre.

Leggi anche CORONAVIRUS, cosa cambia per assicurazione e bollo auto: intervista all’esperto

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Autore: Rocco Bellantone
Data: 14 aprile 2020

Coronavirus: cosa cambia per assicurazione e bollo auto

Coronavirus assicurazione bollo auto

La diffusione del Coronavirus in Italia sta complicando anche tanti aspetti della vita quotidiana di ognuno di noi, compreso il rispetto delle scadenze che riguardano l’auto di proprietà. L’obbligo di assicurare il veicolo, ad esempio, è sempre valido? Il pagamento del bollo è rimandato? E come ci si deve comportare con la revisione o il rinnovo della patente? Lo abbiamo chiesto a Christian Filippi, segretario nazionale del comparto autoscuole dell’associazione Confarca (Confederazione autoscuole riunite e consulenti automobilistici).

Christian Filippi Confarca

Christian Filippi, segretario nazionale autoscuole Confarca

L’obbligo di rispettare la scadenza per il rinnovo dell’assicurazione è sempre valido?

Come disposto dal decreto “Cura Italia” (Dl 18 del 17 marzo 2020), la validità delle polizze Rc auto con scadenza fino al 31 luglio 2020 viene prorogata di ulteriori quindici giorni per un totale di trenta giorni. Pertanto, con le nuove disposizioni sarà garantita la continuità delle coperture assicurative e il pagamento dei sinistri avvenuti fino a trenta giorni dopo la naturale scadenza della polizza.

Cosa è previsto, invece, per quelle auto che rimangono ferme a causa di questa emergenza?

Se un veicolo circola o è posteggiato in un’area privata e chiusa al pubblico, non ha l’obbligo di essere assicurato. Quindi, ad esempio, se a causa di questa emergenza un utente tiene l’auto ferma in garage senza essere assicurata, è in regola. In questo caso rientra anche la sospensione volontaria dell’assicurazione chiesta dall’utente. È bene però ricordare che se il ripristino avviene prima di un determinato periodo di tempo stabilito dalla compagnia assicuratrice, vengono meno i benefici economici per il quale è stato richiesto.

È sempre obbligatorio pagare il bollo auto?

La riscossione del bollo auto è di competenza regionale e, pertanto, sono le regioni stesse che stanno emanando delle apposite direttive in merito. Ad oggi risultano posticipate le scadenze dei bolli auto in Lombardia, Veneto, Piemonte, Lazio e Umbria. Per l’utente che intende usufruire di questa proroga, il consiglio è di informarsi presso la propria regione di residenza.

Come ci si deve comportare con la revisione del proprio veicolo?

L’obbligo di revisione dei veicoli è stato prorogato. Nello specifico, i possessori di veicoli che dovrebbero essere sottoposti a revisione entro il 31 luglio 2020, possono far slittare la pratica al 31 ottobre sempre di quest’anno.

Se mi è scaduta la patente, e vengono fermato per un controllo, cosa potrebbe succedermi?

I casi possibili sono due. Se la patente è scaduta prima del 31 gennaio 2020 si incorre nella sanzione amministrativa e nel ritiro del documento ai sensi dell’art. 126 del Codice della strada. La sanzione amministrativa prevede il pagamento di una somma che va da 158 euro a 639 euro. Alla violazione segue poi una sanzione amministrativa accessoria, con il ritiro della patente, del certificato di abilitazione professionale KA (per motoveicoli) o KB (per autovetture) o della carta di qualificazione del conducente (per gli autisti abilitati all’autotrasporto di persone o cose). La sanzione amministrativa può usufruire della decurtazione del 30% di sconto se pagata entro cinque giorni. Se invece la patente è scaduta dopo il 31 gennaio 2020, l’obbligo del rinnovo viene prorogato in tutto il territorio nazionale fino al 31 agosto di quest’anno. In questo secondo caso, il titolare del documento di guida è quindi perfettamente in regola.

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Autore: Rocco Bellantone
Data: 7 aprile 2020

Le nuove truffe dei call center: non è UNC a chiamarvi!

Immagine di un operatore di un call center

Negli ultimi anni i call center ne hanno inventate di tutti i colori pur attirare gli utenti nelle loro reti e convincerli ad acquistare ciò che vendono. L’ultima truffa telefonica ha però superato ogni limite: perché oltre ai cittadini a farne le spese è stata anche l’Unione Nazionale Consumatori. A confermalo sono le decine di segnalazioni, arrivate nelle ultime settimane agli sportelli dell’associazione, di persone che hanno ricevuto telefonate da operatori di call center, i quali si presentavano come consulenti di Unc per convincerli a passare a un nuovo gestore di telefonia. A ricevere una di queste telefonata è stato il presidente dell’associazione in persona, Massimiliano Dona.

Come funziona la nuova truffa

Questa nuova truffa messa in piedi dai call center prevede due fasi. C’è una prima telefonata attraverso la quale l’addetto del call center si finge un operatore della compagnia telefonica della persona chiamata, avvertendo l’utente che a breve verrà aumentato il prezzo della sua bolletta per “ragioni amministrative” delle quali non vengono fornite ulteriori precisazioni. Dopo che l’utente è stato colto di sorpresa e intimorito da questa comunicazione, scatta la seconda fase della truffa: l’operatore lo informa che per evitare di pagare di più un modo c’è e che sarà in una successiva telefonata un altro operatore, spacciato per un consulente dell’Unione Nazionale Consumatori, a illustrargli le tariffe più convenienti di altre compagnie telefoniche e ad aiutarlo a disdire il contratto a cui è legato senza dover pagare alcuna penale. La telefonata arriverà dopo qualche giorno, o addirittura in alcuni casi anche dopo qualche ora. Una di queste, come detto, è addirittura arrivata al presidente dell’Associazione Massimilano Dona, il quale ha prontamente attivato delle verifiche incrociate agli sportelli di Unc su tutto il territorio nazionale scoprendo che il suo non era affatto un caso isolato.

Chi c’è dietro queste telefonate?

Ma chi c’è dietro queste nuove truffe telefoniche? I casi possono essere fondamentalmente due. Il primo è che ad agire sia un call center plurimandatario, vale a dire un servizio che lavora per più compagnie telefoniche. Il secondo caso, invece, è che potrebbe essere stato fatto un lavoro di ricerca a monte: ci sono infatti società che sono specializzate nel raccogliere da fonti aperte (come ad esempio Facebook o altri social network) informazioni sugli utenti che si lamentano del proprio gestore, e che vendono i dati acquisiti alle compagnie telefoniche proponendo loro dei tentativi di conversione che possono avere probabilità di successo molto più ampie rispetto alle telefonate fatte genericamente a un utente medio. In generale, non dovrebbe comunque trattarsi di iniziative suggerite direttamente dalle compagnie telefoniche. È verosimile, semmai, che siano i call center ad architettare queste strategie con l’obiettivo di chiudere più contratti possibile. Ci sono però dei casi segnalati agli sportelli dell’UNC che lasciano qualche dubbio in proposito. Come quello di un utente Vodafone che ha telefonato al servizio clienti lamentando problemi di connessione a internet e che, subito dopo, è stato ricontattato da un falso consulente di Unc il quale gli suggeriva di passare a Fastweb.

La risposta di Unc

L’UNC ha immediatamente presentato un esposto all’Antitrust perché apra un’indagine su quanto sta accadendo. L’Associazione non solo è ovviamente estranea a quanto descritto ma, purtroppo per l’ennesima volta, vede messo in discussione da raggiri di questo genere il solido rapporto di fiducia che ha instaurato con i cittadini in tanti anni di assistenza ai consumatori: un servizio prestato sempre in modo disinteressato, inattaccabile e all’insegna della trasparenza. La speranza è che l’Autorità faccia al più presto chiarezza su quanto sta avvenendo e fermi chi c’è dietro queste truffe. In attesa che arrivino dei provvedimenti risolutivi, i nostri sportelli sono sempre pronti ad ascoltare i vostri reclami e accogliere le vostre denunce.

Autore: Rocco Bellantone
Data: 21 gennaio 2020
Aggiornamento: 7 aprile 2020

Rc auto familiare: quanto conviene ai consumatori?

Rc Auto familiare UNC

Dal 16 febbraio è entrata in vigore l’Rc auto familiare, ovvero l’estensione della classe di merito più bassa a veicoli diversi e ai rinnovi della polizze. Vediamo di cosa si tratta e se, nel concreto, questo provvedimento assicurativo – introdotto tramite un emendamento nel nuovo decreto Milleproroghe – porterà realmente dei benefici in termini di risparmio ai consumatori.

Cos’è l’Rc auto familiare?

Con l’entrata in vigore dell’Rc auto familiare dal 16 febbraio è possibile attribuire a tutti i veicoli di un nucleo familiare la classe di merito più bassa tra i mezzi posseduti dai singoli componenti, sia che si tratti di un’auto oppure di un ciclomotore a due o tre ruote. L’estensione della classe di merito più conveniente vale sia se si devono stipulare nuove polizze assicurative, sia in caso di rinnovi. Per beneficiare di questo meccanismo è sufficiente presentare il certificato di stato di famiglia al momento della sottoscrizione del contratto di assicurazione.

Cosa cambia rispetto al passato?

L’Rc auto familiare introduce due novità rilevanti rispetto al passato. Prima della sua entrata in vigore, infatti, era possibile acquisire la classe di merito più bassa ma solo se relativa alla stessa categoria di veicolo. Adesso invece, come detto, l’estensione della classe di merito più conveniente vale per tutte le tipologie di veicolo. Inoltre, l’estensione vale non più solo per i nuovi veicoli acquistati, ma anche per quelli che sono già di proprietà.  

Chi non può usufruire dell’Rc auto familiare?

Non possono usufruire dell’Rc auto familiare gli assicurati che sono già in prima classe di merito, i nuclei familiari che possiedono un solo veicolo e i guidatori che hanno provocato un sinistro con colpa nei cinque anni precedenti alla richiesta.

Cosa succede in caso di incidente?

L’altra principale novità introdotta con l’Rc auto familiare riguarda il cosiddetto “Malus”, vale a dire i casi in cui si verifica un incidente stradale. Se il beneficiario del contratto familiare con veicolo di diversa tipologia (presumibilmente moto o motorino) causa un incidente i cui danni sono superiori a 5.000 euro, alla successiva stipula della polizza assicurativa avrà un declassamento di 5 classi di merito. Questa condizione riguarderà esclusivamente il responsabile dell’incidente e nessuno degli altri componenti del nucleo familiare.  

Pro e contro

Se dunque con questo nuovo provvedimento iI prezzo della polizza auto potrà ridursi, potrebbero invece prevedersi delle stangate in caso di incidente grave. Ma non solo. Dietro l’estensione della classe di merito più bassa anche in caso di rinnovo della polizza, potrebbe infatti esserci il rischio che le compagnie si rivalgano sugli altri componenti della famiglia assicurati, ad esempio innalzando i premi medi per non registrare una riduzione degli utili. Ciò si tradurrebbe in un riallineamento dei premi inefficiente ed iniquo, visto che ci sarebbe un peggioramento per le famiglie che possiedono un solo veicolo, a vantaggio delle altre, in teoria più benestanti. Infine, sarà anche importante capire come le compagnie assicurative si regoleranno con i prezzi delle componenti accessorie (furto e incendio, cristalli, atti vandalici e agenti atmosferici). Sono voci che potrebbero registrare un forte rialzo per riequilibrare i mancati introiti dovuti all’introduzione dell’Rc auto familiare.

LEGGI A RIGUARDO: IL 16 FEBBRAIO ARRIVA L’RC AUTO FAMILIARE

Autore:
Rocco Bellantone
Data: 18 febbraio 2020

Dispositivi anti-abbandono: cosa prevede la nuova legge

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Il 28 gennaio il ministro dei Trasporti Paola De Micheli ha firmato il decreto per l’assegnazione del contributo o del rimborso per l’acquisto dei dispositivi anti-abbandono. Si potrà ottenere il bonus registrandosi, a partire del 20 febbraio, sulla piattaforma informatica Sogei accessibile su www.sogei.it o su www.mit.gov.it. Verrà rilasciato un buono spesa elettronico del valore di 30 euro valido per l’acquisto del dispositivo. Al rimborso avrà diritto anche chi ha già fatto l’acquisto. Basterà fare la richiesta entro sessanta giorni dal 20 febbraio e allegare una copia del giustificativo di spesa.

Cosa prevede la legge

Dal 7 novembre è entrato in vigore l’obbligo di installazione a bordo dei veicoli di dispositivi anti-abbandono per i bambini al di sotto dei 4 anni, in base al regolamento di attuazione dell’art. 172 del nuovo Codice della Strada. Lo ha comunicato il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), specificando che per agevolare l’acquisto dei dispositivi nel Decreto Fiscale è stato istituito un fondo e il riconoscimento di un contributo economico di 30 euro per ciascun dispositivo acquistato. Il provvedimento ha colto alla sprovvista milioni di italiani, che si sono ritrovati a dover fare i conti con questo obbligo senza aver ricevuto per tempo le necessarie delucidazioni su dove ed entro quando acquistare questi dispositivi e su quali prodotti, tra i tanti in vendita, sono omologati e dunque a prova di controlli e di eventuali multe. Per fare chiarezza di fronte a tanta incertezza sul tema, il MIT ha pubblicato sul proprio sito internet le risposte a una serie faq sull’argomento.

Omologazione e funzionamento

Per ciò che concerne i negozi in cui si possono acquistare questi dispositivi, viene specificato che possono essere reperiti on line e nei negozi specializzati in articoli per l’infanzia. Riguardo la loro omologazione, il MIT dichiara che “non necessitano di omologazione ma devono essere accompagnati da un certificato di conformità rilasciato dal produttore. In merito al funzionamento, il Ministero chiarisce che i dispositivi devono attivarsi automaticamente a ogni utilizzo senza bisogno che il conducente compia ulteriori azioni e dare un segnale di conferma di avvenuta attivazione. In caso di abbandono del piccolo a bordo dell’auto, dovranno invece attivarsi con segnali visivi e acustici o visivi e di vibrazione, percepibili o all’interno o all’esterno del veicolo. Sia i seggiolini che i dispositivi anti-abbandono potranno essere collegati allo smartphone del genitore con una app o tramite Bluetooth per inviare notifiche.

Le sanzioni previste

Altra questione di cui si è molto parlato negli ultimi giorni rimanda alle sanzioni a cui va incontro chi non rispetta l’obbligo. Il MIT risponde in proposito che le multe possono andare da un minimo di 83 a un massimo di 333 euro – che si riducono a 58 e 10 se si paga entro cinque giorni – con la sottrazione di 5 punti dalla patente. Se però si commettono due infrazioni in due anni scatta la sospensione della patente da 15 giorni a due mesi. Le multe sono scattate formalmente dal 7 novembre, anche se il governo sta lavorando per posticipare le sanzioni al 6 marzo del 2020.

Incentivi

Infine, per ciò che concerne la possibilità di beneficiare di un incentivo per l’acquisto, il MIT comunica che nei prossimi giorni verrà pubblicato un decreto con le modalità richieste per la sua erogazione. Tale contributo sarà erogato direttamente alle famiglie dopo l’esibizione della ricevuta di pagamento, fino ad esaurimento delle risorse stanziate. Motivo per cui, conclude il MIT, è consigliabile tenere lo scontrino che certifica la spesa.

Bambini lasciati soli in auto, cosa prevede la legge

Purtroppo anche in Italia sono frequenti casi di bambini lasciati soli in auto dai propri genitori che si concludono in tragedie. Queste situazioni sono dovute soprattutto allo stress, ai ritmi forsennati e alle routine consolidate della vita quotidiana. Stati psicho-fisici che durante la giornata portano i genitori a compiere una serie di azioni in “automatico”, compreso il gesto di slacciare il seggiolone su cui è seduto il proprio figlio e farlo scendere dalla macchina. Non sempre, però, questi automatismi funzionano. L’abbandono di un bambino in auto è normato dall’articolo 591 del Codice penale. L’articolo stabilisce che il responsabile commette un reato punibile con la reclusione che va da sei mesi a cinque anni. Se in seguito all’abbandono il piccolo subisce una lesione personale, la reclusione va da uno a sei anni. Nel caso di morte accertata per abbandono di minore, gli anni di reclusione passano da tre a un massimo di otto.

Seggiolini salva bebé: come funzionano

In linea di massima i seggiolini antiabbandono hanno tutti un funzionamento simile. All’interno del seggiolino viene installato un dispositivo che tramite bluetooth si collega allo smartphone grazie a un’app. Dunque, quando si sale in auto telefono e seggiolino si collegano automaticamente. In questo modo appositi sensori di pressione riescono a rilevare se il seggiolino è occupato oppure no. Se i sensori percepiscono che il bambino è rimasto a bordo del veicolo scattano due allarmi: il primo parte quando lo smartphone si allontana di qualche metro dall’auto e al telefono arriva una apposita notifica. Se a questo allarme non segue nessuna reazione da parte del genitore, l’app fa partire una serie di sms ai numeri di emergenza che erano stati preimpostati. In certi casi, grazie al collegamento gps, è anche indicata l’ubicazione della macchina.

Ci sono in commercio molti altri dispositivi antiabbandono. C’è un’app, ad esempio, che fa abbassare i finestrini quando scatta l’allarme in caso di abbandono. Un altro dispositivo tramite un allarme sonoro avvisa il conducente se allo spegnimento dell’auto il bambino è ancora in macchina. Il costo di questi apparati va dai 150 ai 350 euro. Una volta entrata in vigore la nuova legge, come detto sarà chiaro quale di questi dispositivi è ritenuto idoneo e quale invece no. 

Consigli utili da seguire

Negli Stati Uniti, Paese in cui muoiono in media circa 37 bambini ogni anno perché sono stati abbandonati in auto dai loro genitori, l’associazione KidsAndCars.org ha lanciato una guida che si chiama “Look before you lock”, il cui significato è “Guarda prima di chiudere”. Le regole indicate a prima vista potrebbero sembrare banali per ogni genitore. In realtà leggerle e fissarle il più possibile nella mente è una cosa utile da fare. La speranza è che non accada mai a nessuno, ma avere un vuoto totale di concentrazione durante una normale giornata potrebbe capitare a chiunque e a pagarne le conseguenze, purtroppo, potrebbero esserne anche i più piccoli. Tra i consigli contenuti in questa guida, ve ne se sono in particolare tre che non vanno assolutamente dimenticati quando si viaggia in auto con dei bambini: una volta entrati in macchina poggiate sul sedile posteriore qualcosa di cui avete bisogno (ad esempio il cellulare), in questo modo sarete “costretti” ad aprire lo sportello posteriore una volta che avete parcheggiato o a tornare in macchina per prenderlo se lo avete dimenticato; chiedete al personale della scuola dell’infanzia frequentata da vostro figlio di chiamare se il bambino non è arrivato come previsto; mettete un gioco di vostro figlio sul sedile del passeggero anteriore, è un modo anche questo per non farvi dimenticare che in auto non siete da soli.

Autore: Rocco Bellantone
Data: 11 novembre 2019
Aggiornamento: 4 febbraio 2020

Vendite piramidali: diffidate dalle promesse di guadagni facili

E’ di qualche giorno fa la notizia che l’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) ha sospeso dallo svolgere attività alcuni siti che effettuavano vendita on line di apparecchiature elettroniche utilizzando la modalità del buy and share. I siti in questione sono sharazon.it, smart-shopping.it e gemshop.it. Un provvedimento cautelare è stato inoltre adottato dall’Autorità nei confronti della società Teknoacquisti S.r.l., attiva nella vendita online di prodotti di telefonia mobile attraverso il sito teknoacquisti.com. 

Purtroppo non sono casi isolati e spesso i consumatori denunciano siti che svolgono attività del genere. Cerchiamo di capire meglio di casa si tratta. 

Vendite piramidali, cosa sono?

“Vuoi guadagnare 1.000 euro l’ora?”. Se partecipando a un meeting, seduti davanti al televisore o navigando su Internet vi viene proposto qualcosa del genere, il consiglio è di lasciar perdere immediatamente. Non si tratta infatti di un’occasione imperdibile, bensì di una delle tante truffe effettuate con sistemi di vendite piramidali. Nonostante in Italia questo tipo di pratiche sia vietato dalla legge, purtroppo continuano a essere tante le persone raggirate. Oltre all’ultima decisione dell’Antitrust, lo dimostra anche la notizia del 9 ottobre 2019 dell’apertura di 3 procedimenti di accertamento dell’Antitrust nei confronti dei sistemi di vendita buy and share. Nel mirino dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sono finite le società Oobs S.r.l.s., Girada S.r.l.s. e Zuami S.r.l.s.. A quest’ultime due è stata contestata la mancata ottemperanza a vecchi provvedimenti con i quali erano già state sanzionati. Le condotte considerate sospette dall’Antitrust riguardano una serie di offerte commerciali di beni a prezzi particolarmente scontati a cui non segue alcun acquisto – come invece viene fatto credere – ma solo una semplice prenotazione, la mancanza di informazioni dettagliate sulla consegna del prodotto che è stato comprato, il mancato riconoscimento del diritto di recesso e il mancato rimborso di quanto originariamente versato. Nella speranza che, qualora venissero accertate delle pratiche scorrette, siano applicate delle sanzioni pesanti, ecco una serie di informazioni utili per capire in cosa consistono questi sistemi di vendite piramidali – comunemente chiamate catene di Sant’Antonio o, in gergo tecnico, multilevel marketing – e come riconoscere gli inganni.

La vendita piramidale non è una tipologia di distribuzione di un prodotto, ma un meccanismo che consiste nel vendere una posizione all’interno di una struttura piramidale. Questa struttura è piramidale in quanto al suo vertice vi è una persona che vende ad altre persone la possibilità di entrare a far parte della piramide a dei livelli sottostanti, promettendo grandi guadagni in cambio del pagamento di una quota d’ingresso. Una volta pagato l’accesso alla struttura, a loro volta queste persone introdurranno altre persone nella piramide e così via. Ricapitolando, come spiega l’Antitrust (Autorità garante della concorrenza e del mercato), i sistemi di vendita piramidali hanno tre caratteristiche: “la promozione è basata sulla promessa di ottenere un beneficio economico; l’avveramento della promessa dipende dall’ingresso di altri consumatori nel sistema; la parte più consistente delle entrate che consentono di finanziare il corrispettivo promesso ai consumatori non risulti da un’attività economica reale”.

Chi ci guadagna e chi ci rimette?

Secondo questo meccanismo, chi sta al vertice della piramide vive di rendita: non è infatti impegnato a vendere nessun prodotto, ma deve solo incassare le quote di ingresso fissate per chi vuole entrare a far parte della struttura. Tutto ciò va a scapito dei soggetti che si trovano nel livello più basso della piramide: più tardi accedono alla struttura, più per loro diventa difficile – se non impossibile – convincere altre persone ad accedere alla piramide.

Come si propone l’ingresso in un sistema di vendita piramidale?

Il reclutamento delle persone da far accedere a questo tipo di sistema avviene solitamente attraverso l’organizzazione di convegni o meeting. Durante questi eventi i vertici della piramide illustrano le possibilità di arricchimento grazie alla modalità di vendita di prodotti che promuovono. Nel farlo spesso si servono di video accattivanti e di testimonianze costruite. Negli ultimi tempi il reclutamento avviene in modo sempre più frequente non solo dal vivo ma anche via Internet. Le persone che partecipano a questi eventi non devono possedere particolari requisiti o competenze per essere reclutate, l’importante è che paghino una quota di accesso. Una volta entrati nella piramide, a loro volta dovranno reclutare altri soggetti e otterranno una percentuale su ogni nuova persona reclutata. Più però il meccanismo va avanti, e più è difficile per gli ultimi arrivati trovare nuovi adepti e rientrare dall’investimento iniziale. L’epilogo è sempre lo stesso: chi ha organizzato il meccanismo scompare una volta incassata la cifra che si era prefissato, tutti gli altri perdono il denaro che avevano investito. In media la vita media di queste strutture è di pochi mesi, al massimo di due anni.

L’esempio della catena di Sant’Antonio

Uno degli esempi più ricorrenti di vendita piramidale sono le catene di Sant’Antonio. Il sistema funziona così: un messaggio, solitamente contenente un invito a compiere un gesto di solidarietà, viene fatto circolare tramite email, What’us Up o i social network (principalmente Facebook) affinché venga inoltrato al maggior numero di utenti. Si tratta di un sistema illegale poiché nella maggior parte dei casi il meccanismo è stato attivato per far circolare denaro in modo illecito.

Che differenza c’è tra vendita piramidale e multilevel marketing?

Nel sistema piramidale il guadagno avviene esclusivamente in base alla capacità di introdurre nuovi affiliati. Ma il guadagno, come detto, se c’è è solo per chi si trova al vertice della piramide. Chi arriva dopo è infatti destinato a non recuperare il corrispettivo della quota di accesso versata. A differenza dei sistemi di vendita piramidali, il multi-level marketing è un sistema di vendita legale che sussiste quando una società, che produce dei beni di consumo (per es. cosmetici, articoli per la casa, libri, ecc.) o che offre dei servizi (prodotti finanziari, contratti di telefonia ecc.), ricerca i clienti non solo per far loro acquistare tali prodotti o servizi, ma anche per farli diventare dei venditori autonomi dei prodotti della società. I nuovi rivenditori, a loro volta, vengono invogliati a cercare altri consumatori e venditori, dato che guadagnano non solo sulle vendite direttamente effettuate, ma anche sulle vendite realizzate dai propri reclutati. In questo caso, il consumatore corre il rischio di perdere la tutela “di consumo” perché di fatto diventa un incaricato alle vendite che però, per cominciare, deve pagare il materiale informativo e i prodotti consegnati dalla società. In questo caso, i promotori hanno comunque come fine quello di vendere e distribuire prodotti e servizi della società, mentre nel sistema piramidale l’unico fine dei promotori è quello di riuscire ad accumulare più soldi possibile, senza necessariamente offrire un prodotto o un servizio in cambio.

Cosa dice la legge?

In Italia i sistemi piramidali sono vietati dalla legge n. 173 del 2005. Questa normativa vieta le operazioni, le strutture e le organizzazioni di vendita finalizzate al reclutamento di persone a cui si vende una posizione all’interno della struttura stessa con la prospettiva di guadagni futuri e ipotetici e con l’incarico di reclutare altre persone. Per chi organizza queste attività sono previsti l’arresto da sei mesi a un anno o un’ammenda da 100mila a 600mila euro. Nel 2012 la sentenza n. 37049 della Corte di Cassazione ha allargato l’attuazione della legge anche a questo tipo di pratiche effettuate su Internet.

Per quanto riguarda invece la vendita diretta a domicilio, l’art. 4 della legge riconosce il diritto di recedere dall’incarico entro 10 giorni dalla stipula del contratto (che deve essere in forma scritta). Il recesso si esercita tramite l’invio alla società di una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno e non vi è l’obbligo di motivazione. In caso di problemi, gli esperti dell’Unione Nazionale Consumatori sono a vostra disposizione: contattateci attraverso lo sportello generico in home page.  

Autore: Rocco Bellantone
Data: 9 ottobre 2019
Aggiornamento: 28 gennaio 2020

Monopattini elettrici: come usarli in sicurezza

monopattino elettrico

Si chiama micromobilità elettrica e, dopo aver spopolato negli Stati Uniti, in Cina e in diversi Paesi europei, sta iniziando a prendere piede anche in Italia. Facilissimi da usare, utili per muoversi agevolmente per brevi e medie distanze in città, rispettosi dell’ambiente, i monopattini elettrici sono infatti una scelta sempre più comune anche tra gli italiani. Vediamo perché.

Cosa dice la legge?

Tra le novità introdotte dall’inizio del nuovo anno con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2020, c’è stata anche l’equiparazione dei monopattini elettrici alle biciclette. In base a un emendamento al comma 75 della manovra, apportato con il decreto Milleproroghe e che adesso dovrà essere presentato alla Camera, l’equiparazione alla biciclette vale esclusivamente per i monopattini elettrici con una potenza massima di 0,50 Kw e con una velocità non superiore a 25 Km/h, limite di velocità che era stato stabilito con il decreto ministeriale n. 229 del 4 giugno 2019. Lo stesso emendamento alla Legge di Bilancio introduce inoltre delle multe che vanno da un minimo di 100 a un massimo di 400 euro per chi non rispetta le regole, e la sanzione accessoria della confisca amministrativa del mezzo.

Le regole per gli utenti

Come detto, in Italia gli utenti di questi nuovi mezzi continuano a crescere. A usarli sono più gli uomini che le donne (60% contro 40%). Inizialmente erano soprattutto giovani tra i 16 e i 23 anni. Successivamente l’età si è alzata attestandosi ai 30 anni, concentrandosi dunque nella fascia dei lavoratori che nelle città hanno bisogno di percorrere velocemente pochi chilometri (in media 2) più volte al giorno, ad esempio per raggiungere il posto di lavoro o spostarsi per degli appuntamenti.

Sono in molti a pensare che non vi siano particolari regolare da seguire per muoversi su questi mezzi, e invece non è così.

  • È vietato trasportare altri passeggeri;
  • I monopattini elettrici possono circolare solo sulle aree pedonali, sui percorsi ciclopedonali, sulle piste ciclabili e sulle strade urbane.
  • È vietata la circolazione al buio e di giorno in caso di scarsa visibilità per i microveicoli sprovvisti di luci. In questi casi potranno essere solo trasportati a mano;
  • Non sono regole scritte, ma per la propria sicurezza è importante tenere in efficienza il veicolo, mettere il casco (anche se non è obbligatorio), indossare scarpe adeguate, scendere dal monopattino in caso di pioggia e per attraversare la strada. Nel caso in cui la circolazione avvenga nelle strade con limite di velocità di 30 km/h, è necessario indossare un giubotto o delle bretelle retroriflettenti.
  • L’utente deve assicurarsi che il mezzo che acquista sia munito di marchio CE e che emetta un segnale acustico;
  • Le regole che normano l’utilizzo dei monopattini elettrici sono differenti rispetto a quelle che valgono per segway (con manubrio), hoverboard e monowheel, la cui circolazione può essere autorizzata solo in determinate zone definite dai singoli Comuni, come le aree pedonali e le piste ciclabili.

Le nostre città sono pronte?

In molte città del nostro Paese non sarà facile individuare aree adatte alla sperimentazione di questi veicoli. I problemi di urbanistica, basti pensare su tutti al caso di Roma. Il rischio concreto, nell’immediato, è che in assenza dell’individuazione di aree dedicate monopattini elettrici, segway, monowheel e hoverboard finiscano per muoversi sui marciapiedi, come accade spesso per le biciclette. E nel momento in cui questi mezzi saranno sempre più diffusi, la possibilità che si verifichino incidenti è purtroppo reale. Secondo una stima di Associated Press negli Stati Uniti ci sono già state undici vittime. A Parigi, dove sono attivi oltre 15mila monopattini elettrici, è vietata la loro circolazione sui marciapiedi. In attesa dell’introduzione di un pacchetto di norme ad hoc nel Codice della strada, oltre che potenziare le piste ciclabili potrebbe essere opportuno prendere in prestito dalla capitale francese questo vincolo. Sarebbe un segnale importante in termini di sicurezza.

Autore: Rocco Bellantone
Data: 4 giugno 2019
Aggiornamento: 24 gennaio 2020

Immagine di una donna che tiene in mano uno scontrino cartaceo

Scontrino elettronico, cosa cambia dal 1 gennaio 2020

Immagine di una donna che tiene in mano uno scontrino cartaceo

Dal primo gennaio del 2020 è scattato l’obbligo di emissione dello scontrino elettronico per tutti gli esercenti, come previsto dalla Legge di Bilancio 2019. Al nuovo sistema devono attenersi artigiani, albergatori, ristoratori, partite Iva al regime dei minimi e forfettari con redditi annui inferiori ai 65.000 euro e tutti quegli operatori economici che emettono ricevute fiscali. Nel complesso si tratta di oltre 2 milioni di attività. Il passaggio al nuovo sistema era già entrato in vigore dal luglio dello scorso anno per circa 200mila soggetti che nel 2018 avevano dichiarato un volume d’affari superiore a 400.000 euro. L’Agenzia delle Entrate ha invece posticipato al 30 giugno 2020 l’introduzione delle sanzioni per chi non rispetterà l’obbligo. 

Cosa cambia per gli esercenti

Per sostituire o aggiornare i registratori di cassa, omologandoli così ai nuovi registratori telematici, gli esercenti hanno dovuto spendere tra gli 800 e i mille euro. Si tratta di una spesa che però è stata in parte ammortizzata da un contributo statale, sotto forma di credito d’imposta, pari al 50% della cifra investita. Il contributo arriva a un massimo di 250 euro in caso di acquisto e di 50 euro in caso di adattamento. Con il nuovo sistema gli esercenti non dovranno più tenere il regime dei corrispettivi, conservando le copie dei documenti commerciali rilasciati ai clienti. Con i registratori telematici l’Agenzia delle Entrate è infatti in grado di acquisire tempestivamente e correttamente i dati fiscali delle operazioni effettuate durante il giorno per metterli poi a disposizione degli operatori Iva o dei loro intermediari. Per non incorrere in sanzioni, la trasmissione dei dati fiscali attraverso i registratori telematici dovrà essere eseguita dagli esercenti nella stessa giornata in cui è stata effettuata la vendita o al massimo entro e non oltre 12 giorni

Cosa cambia per i consumatori?

L’archiviazione dello scontrino elettronico è un vantaggio anche per i consumatori. D’ora in avanti il cliente non riceverà infatti più uno scontrino o una ricevuta, bensì un documento commerciale. Questo documento non ha un valore fiscale, ma può essere utile per far valere la garanzia (anche se ricordiamo che per farlo può bastare l’estratto conto) e può essere utilizzato per la dichiarazione dei redditi in modo da consentirgli di usufruire di eventuali detrazioni fiscali.

La lotta all’evasione fiscale

Con l’introduzione dello scontrino elettronico il Governo punta a contrastare l’evasione fiscale dell’IVA. Questo strumento va ad aggiungersi alla fatturazione elettronica. Nei primi mesi del 2019 in Italia più di 3 milioni di soggetti hanno emesso quasi 700 milioni di fatture elettroniche per un importo complessivo di oltre 1,25 miliardi di euro. Adesso, con l’obbligo per tutti dello scontrino elettronico, come detto il Fisco ha immediatamente a disposizione i dati sulle vendite e quelli relativi al calcolo dell’Iva, così da prevenire e individuare eventuali evasioni. 

La lotteria degli scontrini

Al luglio del 2020 è stata poi posticipata la lotteria degli scontrini. A partire da quella data i contribuenti, dando il loro consenso e fornendo il loro codice fiscale, potranno partecipare all’estrazione di premi mensili fino a 10mila euro e di un maxi-premio annuale da un milione di euro. Chi vorrà partecipare riceverà per ogni euro speso 10 biglietti virtuali. La “giocata” minima sarà di 1 euro. Con questa iniziativa il Ministero dell’Economia e delle Finanze punta a motivare i contribuenti a chiedere lo scontrino fiscale nel momento in cui effettuano qualsiasi tipo di acquisto, in modo da fare emergere quanto più nero possibile.

Autore: Rocco Bellantone
Data: 3 gennaio 2020