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Pagamenti digitali

Pagamenti online: cosa cambia con la direttiva PSD2

Pagamenti digitali

Il 14 settembre anche in Italia è diventata operativa la direttiva europea PSD2. Si tratta di un passaggio importante che cambierà molte cose nel mondo dei pagamenti digitali. Sicuramente nelle ultime settimane a molti consumatori saranno arrivate lettere ed email di avvertimento su questa novità da parte dei loro istituti di credito. In generale, però, nel nostro Paese c’è ancora molta confusione su cosa preveda effettivamente questa direttiva e su come, da adesso, cambierà il modo di effettuare un pagamento online. Proviamo a capire nel dettaglio di cosa si tratta.

Cosa significa PSD2?

L’acronimo PSD2 sta per Payment Services Directive 2, vale a dire Direttiva Europea sui Servizi di Pagamento 2. La direttiva risale al 2015, è entrata in vigore il 13 gennaio del 2018 ed è diventata operativa dal 14 settembre. I suoi obiettivi sono principalmente 3: armonizzare le modalità per i pagamenti digitali in tutti i Paesi membri dell’Unione Europea; rendere più sicure le transazioni con l’autenticazione a due fattori per chi fa acquisti online; permettere a soggetti terzi autorizzati di accedere ai dati in possesso delle banche per proporre ai clienti delle modalità di gestione del credito alternative a quelle tradizionali.

I pagamenti online saranno più sicuri?

In base alla nuova normativa, per i pagamenti elettronici non è più possibile utilizzare il token fisico, ossia la chiavetta di plastica, ma si dovrà ricorrere al nuovo sistema del token mobile. In questo modo si preverranno reati molto comuni sul web come le frodi e i furti d’identità. Il nuovo sistema di sicurezza si basa su tre elementi chiavi. Almeno due di questi devono essere utilizzati da ogni banca:

  1. Possedere una password o un codice pin per effettuare i pagamenti;
  2. I pagamenti possono essere effettuati esclusivamente utilizzando uno strumento unicamente in possesso dell’utente: può trattarsi di uno smartphone o di un token mobile, vale a dire una password usa e getta chiamata Otp (one time password) che viene generata dall’app della propria banca e che, a differenza del passato, è valida soltanto per un’operazione;
  3. Permettere all’utente di effettuare un pagamento o tramite l’impronta digitale impressa sul telefonino o con il riconoscimento facciale effettuato sempre attraverso uno smartphone.

Cosa significa che soggetti terzi possono accedere ai nostro dati bancari?

Come detto, secondo la direttiva europea PSD2 le banche non avranno più il monopolio sulle informazioni contenute nei conti correnti dei propri clienti. Gli utenti potranno dunque permettere a soggetti terzi – che devono però essere autorizzati con apposita licenza – di consultare ed elaborare i loro dati bancari. Il principio fatto valere dalla direttiva è che i dati di un cliente non sono di proprietà della banca ma del correntista. Il rischio però, secondo Consob (Commissione nazionale per la società e la borsa), è che gli utenti finiranno in molti casi per dare il loro consenso per servizi di cui non necessitano, ad esempio “consulenza in materia di investimenti”, “gestione di portafogli”, “consulenza patrimoniale, previdenziale e/o assicurativa”. Ad approfittare di questa apertura potrebbero essere colossi come Google, Facebook e Amazon che da ora in avanti avranno la possibilità di accedere più facilmente a una enorme mole di dati sensibili per proporre in modo più targettizzato servizi come l’instant payment o di creare portafogli direttamente sui marketplace.

Cosa significano gli acronimi Pisp, Aisp e Cisp?

Da ora in avanti in riferimento a questa nuova direttiva sentiremo pronunciare sempre più spesso una serie di acronomi. Tra questi c’è Pisp, sigla che sta per Payment Initiation Service Providers, vale a dire società intermediarie concorrenti delle banche sui servizi di pagamento che, previa autorizzazione dell’utente, potranno accedere alle informazioni del correntista/cliente. L’Aisp (Account Information Services Providers) è invece un “aggregatore”: la sua funzione è collegarsi a tutti i conti bancari del cliente fornendogli un quadro complessivo e aggiornato della sua situazione finanziaria. I Cisp (Card Issuer Service Providers), infine, sono soggetti che emettono carte di pagamento. Ma a differenza delle comuni carte prepagate (che sono ricaricabili prelevando denaro dal proprio conto corrente), queste carte sono direttamente collegate al conto corrente, anche se questo è stato aperto in una banca differente.

Tutte le banche si sono messe in regola?

A inizio agosto Banca d’Italia ha concesso una proroga per un periodo limitato alle banche che non si sono attenute alle nuove procedure. Sarà l’EBA (Autorità bancaria europea) a stabilire quanto durerà questa proroga.

Di cosa si sono lamentati finora i consumatori?

Sono tanti i consumatori “preoccupati” da questa nuova direttiva. Soprattutto chi non possiede smartphone non capisce come potrà fare pagamenti non potendo scaricare l’app della propria banca. Per questi casi alcune banche prevedono in alternativa all’app l’invio del codice segreto che permette il pagamento via sms. Il problema, però, è che spesso si tratta di un servizio che ha un costo.

Autore: Rocco Bellantone
Data: 17 settembre 2019

Carta di credito clonata: 10 consigli per non farsi truffare

Per quanto possano essere considerati “sicuri”, i pagamenti con carta di credito e bancomat rimangono esposti a rischi, e ciò vale sia se si fanno acquisti on line sia se si fa la spesa al supermercato o si compra un prodotto in un negozio. Gli episodi di carte clonate purtroppo sono diffusissimi e le precauzioni basilari da seguire, come ad esempio stare attenti a non essere osservati quando si fa un prelievo allo sportello della propria banca, non sono sufficienti.

Ecco dieci consigli utili per evitare di incappare in questo genere di truffa e “limitare i danni” se si è già stati truffati.

1) Fare attenzione quando si fa un prelievo

Quando si fa un prelievo di contanti allo sportello occorre fare attenzione a non essere osservati e a coprire la tastiera quando si digita il codice PIN della carta. Ma non solo. È infatti consigliabile accertarsi che sullo sportello non siano collocati skimmer – ossia dei piccoli dispositivi elettronici che vengono inseriti nei bancomat per clonare le carte di pagamento e rubare i dati del codice segreto – e che nei pressi dello sportello non siano installate micro-telecamere. Inoltre, è bene stracciare la ricevuta del prelievo prima di buttarla nel cestino poiché vi sono riportati due dati sensibili, vale a dire il numero della carta di credito e la sua data di scadenza. Infine, è importante non conservare il PIN insieme alla carta di credito.

2) Controllare periodicamente l’estratto conto

La clonazione della carta di credito e del bancomat è un fenomeno molto insidioso perché solitamente il titolare della carta non si accorge immediatamente di aver subito una truffa. Per questo motivo occorre predisporre un controllo periodico dei movimenti e attivare servizi di notifica sms per ogni operazione, in modo da poter prendere subito precauzioni in caso di operazioni anomale.

3) Conservare gli scontrini di prelievi e pagamenti

Può essere utile conservare le ricevute per controllare l’estratto conto e riconoscere più agevolmente spese sospette.

4) Bloccare la carta di credito

Se guardando l’estratto conto si visualizza una transazione “sospetta” o della quale non ci si ricorda, la prima cosa da fare è bloccare la carta. Solo così si potranno evitare ulteriori addebiti. Per effettuare il blocco occorre chiamare il numero di telefono preposto della banca o dell’istituto che ha emesso la carta. Solitamente, si tratta di un numero verde di emergenza disponibile 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Se questo numero non è stato registrato nella rubrica del cellulare, lo si può cercare su Internet cliccando poche parole chiave, come “numero verde” e “bloccare carta di credito” oltre al nome della banca.

5) Presentare la denuncia ai carabinieri o alla polizia

Dopo aver bloccato la carta di credito, la seconda cosa da fare è sporgere denuncia presso la più vicina stazione dei carabinieri o della polizia. Si tratta di un passaggio fondamentale, perché saranno le autorità a fornire la copia della denuncia che poi l’utente truffato dovrà allegare alla documentazione necessaria per chiedere alla sua banca il rimborso della cifra che gli è stata sottratta illecitamente­.

6) Quando si ha diritto a chiedere il rimborso?

L’utente a cui è stata clonata la carta ha diritto a chiedere il rimborso alla sua banca (o al circuito della carta di credito) e a ottenere la restituzione della cifra che gli è stata sottratta, ma solo a tre condizioni: deve aver custodito con attenzione la carta che gli è stata clonata; deve aver bloccato la carta appena ha notato transazioni sospette sull’estratto conto; se ricevuta dalla sua banca notifica via sms di una transazione, ha provveduto a contestarla immediatamente.

7) Come si presenta la domanda di rimborso?

La domanda di rimborso, corredata dalla copia della denuncia presentata ai carabinieri o alla polizia, da copia dell’estratto conto e da copia fronte e retro della carta clonata tagliata in due, dovrà essere inviata entro sessanta giorni dal furto alla propria banca (o al circuito emittente la carta di credito) con lettera raccomandata con ricevuta di ritorno. La banca (o il circuito della carta di credito) sono obbligati alla restituzione dell’importo o importi oggetto della contestazione in attesa che il gestore effettui le necessarie verifiche sulle operazioni e ne fornisca le risultanze. Spesso, dopo le verifiche, il gestore ritiene comunque corrette le operazioni contestate e riaddebita gli importi. A questo punto è necessario attivare le azioni necessarie per la tutela dei propri interessi ricorrendo, se del caso, anche all’arbitro bancario finanziario con l’assistenza delle Associazioni di consumatori. Nel caso in cui la banca disponga di una copertura assicurativa, è più facile ottenere la restituzione del denaro, ma anche in caso contrario e di fronte al rifiuto della banca si consiglia di insistere nella richiesta, eventualmente coinvolgendo la nostra organizzazione. Per i consumatori che avessero bisogno di assistenza nel contenzioso con la banca e l’attivazione della pratica di rimborso, possono rivolgersi ai nostri esperti, attraverso lo sportello Banche sul nostro sito.

8) Più tutele con la nuova normativa UE

Dal 13 gennaio 2018, con l’entrata in vigore di una nuova normativa europea che pone fine ai sovraprezzi sui pagamenti con carta di credito, bancomat e bonifici, i consumatori dei Paesi membri sono maggiormente tutelati nel caso di frode, furto, clonazione o smarrimento della carta e acquisto non autorizzato. Fino ad oggi il possessore della carta rubata o clonata veniva considerato responsabile dei primi 150 euro spesi in operazioni da lui non riconosciute ed effettuate prima della sua denuncia. Dal 13 gennaio 2018 la franchigia è di 50 euro. Per gli acquisti on line, la responsabilità è invece zero se la banca non ha richiesto un controllo di identità.

9) Acquisti on line: le precauzioni da seguire

Quando si fanno acquisti su Internet, occorre sempre verificare l’attendibilità dei siti di e-commerce e dei venditori (leggendo le recensioni pubblicate dagli utenti) e accertarsi che questi siti utilizzino il protocollo HTTPS (HyperText Transfer Protocol over Secure Socket Layer) riconoscibile dalla presenza di un lucchetto serrato nella barra degli indirizzi del browser usato. Gli acquisti vanno fatti usando dispositivi considerati sicuri e reti Wi-Fi non pubbliche ma private. È preferibile pagare con carta di credito o paypal e non comunicare mai i riferimenti o altri dati personali per email. Inoltre, è bene diffidare dalle email sospette, come quelle che chiedono di reimpostare la password d’accesso ai servizi di home banking o ai social network (si tratta del fenomeno molto diffuso del phishing).

10) Acquisti nei negozi: come comportarsi

Nel caso in cui si effettua un acquisto in un negozio con carta, è bene recarsi sempre personalmente alla cassa, evitando dunque di demandare il compito a uno sconosciuto (ad esempio un cameriere se si è al ristorante o l’addetto alla pompa di benzina se si sta facendo rifornimento di carburante). È inoltre consigliabile utilizzare sia carte prepagate (ad esempio HYPE, PostePay o PayPal) che non sono collegate a un conto corrente, sia sistemi di pagamento smart che utilizzano la tecnologia NFC, un sistema che permette di usare lo smartphone per effettuare pagamenti con carta di credito.

SE HAI BISOGNO DEL NOSTRO AIUTO, SCRIVICI ALLO SPORTELLO BANCHE

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 2 settembre 2019

Bambini in moto: come viaggiare in sicurezza

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D’estate sono in tanti a lasciare l’auto in garage per spostarsi in moto. Per chi si muove sulle due ruote l’attenzione deve essere sempre altissima tra buche e rischi di tamponamenti sempre dietro l’angolo. Un accorgimento che deve valere, ancor di più, se si fa salire in sella un bambino. Ecco cinque cose da sapere per viaggiare nella massima sicurezza insieme ai più piccoli.

A quale età i bambini possono essere trasportati in moto?

Secondo quanto stabilito dalle ultime modifiche apportate all’art. 170 del Codice della strada, possono essere trasportati su ciclomotori e motocicli bambini di età superiore ai 5 anni. I bambini che hanno meno di cinque anni non possono viaggiare neanche su un dispositivo di adattamento del sedile della moto, come un seggiolino. Chi non rispetta la legge va incontro a multe che vanno da 148 euro a 594 euro, mentre non è prevista la decurtazione dei punti dalla patente. La sanzione va invece da 74 a 299 euro se si sistema il bambino in piedi sulla pedana o se si trasporta un bambino di corporatura non sufficiente a toccare le pedane con i pedi, il che gli impedirebbe di avere il giusto appiglio. 

Come si trasportano i bambini in moto?

Durante il trasporto in moto, i bambini non devono mai essere posizionati davanti al conducente, dunque né sulla sella né in piedi sulla pedana. In queste posizioni un bambino potrebbe infatti ostacolare i movimenti del conducente provocando, ad esempio, un sbandamento del veicolo. Inoltre, stando sulla pedana il bambino non sarebbe protetto da possibili urti frontali del veicolo e, in caso di impatto, potrebbe venire schiacciato tra il corpo dell’adulto e il mezzo.

Si può fissare un seggiolino sulla moto?

Per rendere il trasporto in moto del bambino più sicuro e stabile, è possibile fissare sul mezzo un seggiolino in plastica con delle cinghie. Questo dispositivo è dotato di staffe regolabili a seconda dell’età del bambino ed è adattabile in base al tipo di moto. Nonostante sia un ottimo strumento per garantire una guida sicura, non è però obbligatorio per legge.

La scelta del casco

Al pari del casco per gli adulti, il casco per i bambini deve calzare in modo che non possa essere mosso una volta allacciato. È dunque importante non far indossare ai bambini i caschi da adulto per “praticità” o acquistare modelli più grandi che durerebbero più a lungo. Il casco integrale è sicuramente più sicuro rispetto al modello jet, che invece è più semplice da indossare. In caso di incidente o di caduta, il casco integrale protegge infatti sia la testa che il viso. Occorre inoltre prestare attenzione anche al peso del casco: se si acquistano modelli troppo pesanti rispetto alle proporzioni del bambino, ciò potrebbe sollecitare eccessivamente la muscolatura del collo del piccolo sia in caso di incidente che di frenata. Infine, è bene sempre far indossare al bambino abbigliamento tecnico imbottito. Facile a dirsi ma non a farsi, specie d’estate. Ma in caso di caduta, è una protezione in più che può fare la differenza in senso positivo.

Altri accorgimenti

Infine, prima di mettere in moto è importante accertarsi di altre due cose: il bambino deve essere seduto in posizione corretta e non deve addormentarsi, altrimenti non sarà in grado di controllare eventuali movimenti improvvisi del mezzo.

Autore: Rocco Bellantone
Data: 27 agosto 2019

farmaci in estate

Farmaci d’estate: come conservarli bene

farmaci in estate

Durante l’estate è bene prestare una particolare attenzione al modo in cui si conservano i farmaci che si hanno in casa o che si portano in viaggio. Se esposti in particolare a temperature troppo elevate, c’è infatti il rischio che si possano alterare o guastare e che, di conseguenza, possano causare dei danni alla salute. Ecco cinque aspetti di cui è necessario tenere conto per evitare spiacevoli sorprese.

A quale temperatura vanno conservati i farmaci?

 La temperatura a cui va conservato un farmaco viene riportata in genere sul foglietto illustrativo. Qualora questa informazione non dovesse essere presente sulla confezione, per non sbagliare il consiglio è di riporre il farmaco in luogo fresco e asciutto a una temperatura che non sia superiore ai 25 gradi. Questa indicazione vale per diversi farmaci: quelli per la tiroide e per le malattie cardiovascolari, ad esempio, ma anche i contraccettivi, i medicinali che contengono ormoni, nitroglicerina, antiepilettici, anticoagulanti, insulina (che va conservata in frigo e non in freezer, e in un contenitore termico se si è viaggio), antibiotici e aspirina. Il caldo è nemico anche delle creme a base di idrocortisone: l’eccessivo calore potrebbe infatti separare i suoi componenti e renderle così inefficaci.

Con il caldo meglio farmaci solidi o liquidi?

Specie durante la stagione estiva, sono sicuramente più affidabili i farmaci solidi (ad esempio capsule e compresse) in quanto non contengono acqua, il che li rende meno sensibili alle alte temperature. Un discorso a parte meritano i prodotti in spray: per conservarli bene conviene evitare temperature elevate, l’esposizione diretta al sole e utilizzare contenitori termici se si è fuori di casa.

Che danni provoca l’umidità?

Per ciò che concerne il fattore umidità, Assosalute consiglia di evitare di conservare i medicinali in stanze troppo umide in modo da non alterare capsule, compresse, cerotti medicati e le strisce per test diagnostici.

Mai mescolare i farmaci

Ogni farmaco deve essere conservato nella sua apposita confezione: solo in questo modo si potranno avere sempre sotto mano la data di scadenza e il foglietto illustrativo.

Come trasportare i farmaci in viaggio?

Se si fa un viaggio in auto per lunghi tragitti, i farmaci non vanno lasciati nel bagagliaio ma trasportati nell’abitacolo, possibilmente all’interno di una borsa non esposta al sole e con l’aria condizionata accesa. Se invece si viaggia in aereo, attenzione alle temperature troppo basse: il consiglio in questo caso è di tenere i farmaci nel bagaglio a mano piuttosto che lasciarli all’interno di un bagaglio nella stiva, dove la temperatura scende anche di molti gradi sotto lo zero.

Autore: Rocco Bellantone
Data: 26 agosto 2019

bollo auto esenzione

Esenzione bollo auto: 5 cose da sapere

bollo auto esenzione

Tra le cartelle esattoriali fino a 1.000 euro stralciate e annullate con il decreto fiscale 2018 ci sono anche quelle relative al mancato pagamento del bollo auto fra il 2000 e il 2010. A dirlo è una sentenza della Corte di Cassazione (n. 11410 del 30 aprile 2019) secondo la quale fino al 2010 l’importo medio dell’imposta automobilistica era inferiore ai 1.000 euro, dunque entro i limiti previsti dal nuovo decreto fiscale. A beneficiare della sanatoria sono anche i possessori di vetture che hanno in corso un contenzioso con il fisco o che hanno avviato un ricorso. Parlare di abolizione del bollo auto per tutti, come hanno fatto molti giornali nelle ultime settimane, non è però esatto. Vediamo perché rispondendo a cinque domande che, probabilmente, tanti consumatori si saranno posti.

Chi può essere esentato dal pagamento?

Non tutti possono ottenere lo stralcio delle cartelle esattoriali per i bolli auto non pagati fra il 2000 e il 2010. Questa possibilità vale infatti esclusivamente nel caso in cui le cartelle abbiano un importo inferiore ai 1.000 euro, superato il quale non si potrà richiedere l’applicazione della rottamazione e l’annullamento del contenzioso. Il tempo per presentare la domanda è scaduto lo scorso 31 luglio 2019. Chi ha fatto in tempo a rispettare questa scadenza potrà versare le somme dovute senza l’applicazione di sanzioni in un’unica soluzione entro il 30 novembre 2019, oppure rateizzarle in un massimo di 17 rate entro e non oltre il settembre del 2021. La richiesta di rottamazione delle cartelle non ha previsto oneri amministrativi a carico dell’utente. Una volta presentata la domanda, è stato l’agente della riscossione a trasmettere agli enti interessati l’elenco delle quote annullate su supporto magnetico, vale a dire per via telematica.

Cosa cambia per chi supera il tetto dei 1.000 euro?

Per chi deve far fronte a cartelle esattoriali per il mancato pagamento dei bolli auto negli ultimi anni superiori ai 1.000 euro non cambia invece nulla rispetto al passato. Questi possessori di auto dovranno infatti versare regolarmente le imposte dovute al fisco.

Cambia qualcosa per il pagamento ordinario del bollo auto?

In generale, non vengono modificate in alcun modo neanche le pratiche ordinarie per il pagamento del bollo auto. L’imposta, lo ricordiamo, si paga per il possesso e la circolazione di una vettura di proprietà e viene calcolata sulla base della potenza dell’auto, anche se questa non viene utilizzata. La tassa si paga entro il mese successivo alla scadenza, in base alla data di immatricolazione del veicolo. Una sentenza della Corte Costituzionale (n. 122 del 20 maggio 2019) ha riconosciuto alle Regioni il compito di definire importi ed esenzioni, sempre comunque entro i vincoli imposti dalle norme dello Stato. Le Regioni non hanno invece competenza per ciò che concerne le auto di grossa cilindrata. In questo caso l’importo del cosiddetto “superbollo” è stabilito e riscosso direttamente dallo Stato. Tutti i possessori di vetture possono pagare il bollo auto negli uffici postali, tramite bollettino, nelle rivendite abilitate Aci oppure online sul sito www.aci.it.

Cosa cambia, invece, per l’RC Auto?

Anche nel caso dell’RC Auto (Responsabilità Civile Auto) non cambia nulla rispetto al passato. L’ammontare dell’assicurazione – che è obbligatoria e che ogni automobile deve possedere per poter circolare – varia in base alla compagnia assicuratrice con cui è stato firmato un contratto di assicurazione.

Oltre ai beneficiari della sanatoria chi altro non paga il bollo?

A prescindere dalla sanatoria sui pagamenti arretrati del bollo auto introdotta con il decreto fiscale 2018, sono diverse le categorie di possessori di vetture esentati dal pagamento dell’imposta o che possono beneficiare di uno sconto. Non pagano il bollo le persone disabili o invalide che si avvalgono della legge 104, i possessori delle auto ibride o elettriche, le auto intestate a onlus, le ambulanze e le vetture adibite al trasporto di sangue o di organi. Riduzioni dell’imposta sono invece previste per le auto alimentate a metano. Uno sconto del 50% sul bollo è infine riconosciuto a chi possiede vetture storiche certificate che hanno dai 20 ai 29 anni di età.

Autore: Rocco Bellantone
Data: 4 agosto 2019

Recensioni, come riconoscere quelle false

Tripadvisor multa

Lo scorso 15 luglio il Consiglio di Stato ha confermato la decisione dell’Antitrust di multare TripAdvisor per aver diffuso informazioni ingannevoli sulle fonti delle sue recensioni. Il sito web che confronta hotel, alberghi, bed & breakfast e ristoranti sulla base delle indicazioni dei clienti, dovrà pagare una multa di 100.000 euro. La decisione rappresenta una vittoria importante anche per l’Unione Nazionale Consumatori. Le pratiche commerciali scorrette di TripAdvisor erano infatti state sanzionate per la prima volta nel 2014 dall’Antitrust, in seguito proprio alle segnalazioni formulate da UNC e da Federalberghi.

Perché il Consiglio di Stato ha multato TripAdvisor?

TripAdvisor è stato multato in quanto non vi sono garanzie che le recensioni pubblicate sul sito non siano false o gestite da profili fake. In pratica, nei suoi messaggi pubblicitari il sito dichiara il falso quando afferma di pubblicare “recensioni vere e autentiche” delle quali gli utenti possono fidarsi ciecamente. Come detto, è da anni che le pratiche commerciali di TripAdvisor sono sotto osservazione. Nel 2014 l’Antitrust, accogliendo il ricorso presentato da Unc e Federalberghi, aveva inflitto al portale una multa di 500.000 euro in quanto, a partire dal 2011, diffondeva “informazioni ingannevoli sulle fonti delle recensioni (…) adottando strumenti e procedure di controllo inadeguati a contrastare il fenomeno delle false recensioni”. Nel luglio del 2015 la multa era però stata annullata dal Tar del Lazio che, in sostanza, aveva constatato l’impossibilità per TripAdvisor di poter effettuare un controllo capillare di tutte le recensioni. Il 15 luglio di quest’anno è arrivata, infine, la sentenza definitiva del Consiglio di Stato che, accogliendo l’appello presentato da Agcm (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), ha di fatto sconfessato la sentenza del Tar, dato ragione all’Antitrust, ma ridotto da 500.000 a 100.000 euro la multa per il sito. A pesare sulla decisione del Consiglio di Stato sono stati in particolare alcuni claim pubblicitari di TripAdvisor, definiti “idonei a ingenerare in un utente medio di internet il falso convincimento dell’attendibilità e della genuinità delle recensioni pubblicate”. In sintesi, significa che il portale non può parlare delle proprie recensioni come “vere e autentiche” in quanto non è in grado di garantirne la veridicità, e dunque che siano scritte esclusivamente da utenti reali e non da profili fasulli. 

Come riconoscere le false recensioni?

La decisione del Consiglio di Stato riapre il dibattito sulla necessità in Italia di progettare e mettere a regime un sistema di verifica che sia in grado di riconoscere e bloccare le recensioni false di hotel, alberghi, bed & breakfast e ristoranti pubblicate su portali come TripAdvisor. Si tratta, d’altronde, di un problema di non poco conto considerato che sono sempre di più i consumatori nel nostro Paese che per scegliere la struttura in cui trascorrere le proprie vacanze o il posto in cui andare a cena si affidano al web e al racconto delle esperienze di altri utenti. Riconoscere l’attendibilità di contenuti di questo genere non è affatto semplice, ma ci sono comunque alcuni accorgimenti da seguire per non farsi ingannare dalle tante false recensioni che circolano su internet.

  • Controllate sempre il numero delle recensioni: se è alto è più probabile che il punteggio medio sia attendibile;
  • Date un occhio all’ultima data di pubblicazione di una recensione: se l’inserimento delle opinioni è aggiornato vuol dire che la fonte potrebbe essere affidabile;
  • Guardate con attenzione le foto scattate dai clienti;
  • Consultate la sezione “domande e risposte” del portale: il solo fatto che sia presente sul sito e che sia aggiornata è un buon segno;
  • La singola recensione, invece, è quasi sempre dubbia: meglio non fidarsi.

Identikit della recensione falsa

Ecco, infine, un identikit della recensione falsa: tenerlo a mente può essere uno strumento in più per riconoscere i commenti fake.

  • La recensione è stata scritta da un account registrato solo pochi minuti prima. Lo stesso account ha pubblicato diverse opinioni in un breve periodo, oppure non ha inserito altre recensioni su altre strutture;
  • La recensione riporta informazioni fin troppo dettagliate e immagini professionali o “rubate” da altri siti;
  • La recensione esprime un giudizio diametralmente opposto rispetto alla media delle altre opinioni;
  • La recensione esprime un giudizio eccessivamente negativo o positivo su una struttura;
  • Nello screditare una struttura, la recensione ne suggerisce un’altra: quest’ultima è la prova inconfutabile che si tratta di un fake.

Autore: Rocco Bellantone
Data: 30 luglio 2019

Monopattini elettrici: come usarli in sicurezza

monopattino elettrico

Si chiama micromobilità elettrica e, dopo aver spopolato negli Stati Uniti, in Cina e in diversi Paesi europei, sta iniziando a prendere piede anche in Italia. Facilissimi da usare, utili per muoversi agevolmente per brevi e medie distanze in città, rispettosi dell’ambiente, i monopattini elettrici sono infatti una scelta sempre più comune anche tra gli italiani. Vediamo perché.

Cosa dice la legge?

Con il decreto ministeriale 229 firmato lo scorso 4 giugno dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli, è stata introdotta una prima regolamentazione riguardo l’uso di monopattini elettrici, segway, monowheel e hoverboard. Il decreto consente, in pratica, la possibilità di effettuare test su strada esclusivamente in ambito urbano. I Comuni che aderiscono alla sperimentazione devono installare un’apposita segnaletica. La durata minima di questa sperimentazione in ogni singolo Comune dovrà essere di un anno. Non si tratta, dunque, di una vera e propria omologazione di questi mezzi, attraverso l’inserimento nel Codice della strada di un pacchetto di regole per il loro utilizzo, ma comunque di un passo in avanti significativo per iniziare a porre dei paletti per il loro uso.

Le caratteristiche dei veicoli

Nei Comuni che hanno chiesto l’autorizzazione a effettuare i test, monopattini elettrici, segway, monowheel e hoverboard possono circolare entro i 6 km/h nelle aree pedonali ed entro i 20 km/h – ma solo nel caso di monopattini e segway – nelle piste ciclabili protette, nelle corsie riservate e nelle zone con limite di velocità di 30 km/h. I mezzi potranno avere una potenza massima di 500 W e dovranno essere dotati di un regolatore di velocità, di un segnalatore acustico e di una luce frontale fissa. La loro autonomia massima è in media di 25-30 chilometri.

Le regole per gli utenti

Come detto, in Italia gli utenti di questi nuovi mezzi continuano a crescere. A usarli sono più gli uomini che le donne (60% contro 40%). Inizialmente erano soprattutto giovani tra i 16 e i 23 anni. Successivamente l’età si è alzata attestandosi ai 30 anni, concentrandosi dunque nella fascia dei lavoratori che nelle città hanno bisogno di percorrere velocemente pochi chilometri (in media 2) più volte al giorno, ad esempio per raggiungere il posto di lavoro o spostarsi per degli appuntamenti.

Sono in molti a pensare che non vi siano particolari regolare da seguire per muoversi su questi mezzi, e invece non è così.

  • I veicoli elettrici di micromobilità possono essere guidati esclusivamente da conducenti maggiorenni. Possono usarli anche minorenni, a patto che siano in possesso della patente AM per la guida del motorino;
  • È vietato trasportare altri passeggeri;
  • Per il segway e il monopattino elettrico se si circola su strada o su pista ciclabile è obbligatorio indossare il giubbotto o le bretelle retroriflettenti ad alta visibilità;
  • È vietata la circolazione al buio e di giorno in caso di scarsa visibilità per i microveicoli sprovvisti di luci. In questi casi potranno essere solo trasportati a mano;
  • Non sono regole scritte, ma per la propria sicurezza è importante tenere in efficienza il veicolo, mettere il casco (anche se non è obbligatorio), indossare scarpe adeguate, scendere dal monopattino in caso di pioggia e per attraversare la strada;

Lo sharing

Sempre in base al decreto ministeriale 229 ai Comuni spetta inoltre di adibire delle aree per la sosta dei monopattini elettrici nel caso in cui prevedano servizi di sharing. Il primo Comune ad averlo fatto in Italia è stato quello di Milano. Lo sharing di monopattini elettrici funziona come quello per auto e bici: basta scaricare un’applicazione sullo smartphone e avere una carta di credito per il pagamento, è previsto un costo fisso per lo sblocco e una tariffazione al minuto.

Le nostre città sono pronte?

Come sottolinea giustamente Il Sole 24 Ore, in molte città del nostro Paese non sarà facile individuare aree adatte alla sperimentazione di questi veicoli. I problemi di urbanistica, basti pensare su tutti al caso di Roma. Il rischio concreto, nell’immediato, è che in assenza dell’individuazione di aree dedicate monopattini elettrici, segway, monowheel e hoverboard finiscano per muoversi sui marciapiedi, come accade spesso per le biciclette. E nel momento in cui questi mezzi saranno sempre più diffusi, la possibilità che si verifichino incidenti è purtroppo reale. Secondo una stima di Associated Press negli Stati Uniti ci sono già state undici vittime. A Parigi, dove sono attivi oltre 15mila monopattini elettrici, è vietata la loro circolazione sui marciapiedi. In attesa dell’introduzione di un pacchetto di norme ad hoc nel Codice della strada, oltre che potenziare le piste ciclabili potrebbe essere opportuno prendere in prestito dalla capitale francese questo vincolo. Sarebbe un segnale importante in termini di sicurezza.

Autore: Rocco Bellantone
Data: 18 luglio 2019

Vacanze all’estero: 10 documenti da ricordare

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Viaggi all’estero
programmati per l’estate? Se siete in procinto di partire, ricordatevi che c’è un lungo elenco di cose da tenere a mente: i documenti da portare con sé, le vaccinazioni da fare per determinate mete da raggiungere e alcune altre fondamentali informazioni di cui è necessario essere a conoscenza per trascorrere una vacanza in tranquillità e senza particolari stress. Ecco dieci buoni consigli da seguire per organizzare bene il vostro soggiorno all’estero e godervelo una volta arrivati a destinazione.

1) I documenti necessari per partire

Se la vostra destinazione si trova fuori dall’Italia, sia che si tratti di una meta europea o di una località in un altro continente è sempre consigliabile partire muniti di passaporto. Pertanto, assicuratevi per tempo che la validità del vostro documento non sia scaduta. Partire con la sola carta d’identità può infatti presentare dei rischi, poiché non sono molti i Paesi che accettano la carta d’identità italiana valida per l’espatrio. Inoltre, alcuni Paesi ancora non accettano la carta d’identità elettronica e potrebbero creare dei problemi – fino al respingimento in frontiera – anche con le carte d’identità in formato cartaceo rinnovate con timbro apposto dal Comune di appartenenza. Ci sono poi Stati che richiedono un visto d’ingresso per potervi accedere e, tra questi, alcuni per rilasciare il visto richiedono che il passaporto abbia una determinata validità residua. In questo caso occorre informarsi per tempo tramite il proprio agente di viaggio o contattando l’Ufficio diplomatico-consolare del Paese di destinazione. Da non dimenticare che le compagnie (non solo quelle aeree ma anche quelle di navigazione) possono richiedere documenti specifici alle donne in stato di gravidanza. Una volta preparati tutti i documenti per partire, un consiglio utilissimo è di farne una fotocopia nel caso dovessero essere smarriti durante il viaggio.

2) I siti su cui consultare informazioni utili

Per raccogliere informazioni attendibili sul Paese che avete in programma di visitare, i primi siti da visitare sono quelli attivati dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

– Il sito www.viaggiaresicuri.it fornisce informazioni costantemente aggiornate sul contesto sociale, la situazione sanitaria, il livello di sicurezza e la mobilità di ogni Paese del mondo. In home page una mappa interattiva consente all’utente di cliccare sullo Stato di suo interesse e di ottenere con pochi click tutto ciò di cui ha bisogno. È inoltre possibile scaricare un app per smartphone in modo da ricevere le notifiche con gli aggiornamenti. 

– Il Ministero degli Esteri consiglia inoltre di registrarsi sul sito www.dovesiamonelmondo.it prima di mettersi in viaggio, comunicando l’itinerario che si intende seguire durante il soggiorno all’estero. Se le destinazioni sono località a rischio, è importante comunicare i dettagli del viaggio anche alla Rappresentanza diplomatica italiana sul posto (date, volo, albergo, telefono, etc). Si tratta di uno scambio di informazioni utile qualora il Ministero dovesse essere costretto ad attivare con rapidità e precisione interventi di soccorso.

– Per i minori che viaggiano all’estero il consiglio che il Ministero degli Esteri dà ai genitori è di consultare l’apposita voce “Documenti per viaggi all’estero di minori” presente in home page sul sito viaggiaresicuri.it

3) Precauzioni sanitarie

Sul sito del Ministero della Salute www.salute.gov.it alla voce “Se parto per” è possibile reperire informazioni sull’assistenza sanitaria durante un soggiorno o una residenza all’estero: quali sono le vaccinazioni previste, come ottenere assistenza, quali sono le cautele da seguire (ad esempio non bere acqua del rubinetto, mangiare solo cibi appena cotti, evitare di avvicinarsi a zone a rischio come quelle in cui sono insorte epidemie), a chi rivolgersi e come richiedere eventuali rimborsi. Anche su questo sito è inoltre possibile scaricare l’app dedicata per smartphone.

In generale, se si stanno assumendo dei farmaci al momento della partenza, è consigliabile farsene prescrivere una scorta dal proprio medico e portare con sé la prescrizione. Il documento potrebbe essere richiesto al momento dei controlli in aeroporto o essere necessario nel caso in cui ci si dovesse rivolgere a una farmacia o a una struttura sanitaria durante il viaggio. Se si è allergici a determinate sostanze medicinali, o se si hanno solitamente disturbi durante i viaggi (mal d’aria o mal di mare ad esempio), è bene preparare una lista delle medicine da prendere in caso di necessità.

4) Assicurazioni sanitarie specifiche

Prime di partire per l’estero, il Ministero della Salute consiglia di munirsi della Tessera europea assicurazione malattia (TEAM). “L’assistito, per ottenere le prestazioni – spiega in proposito il sito del Ministero – può recarsi direttamente presso un medico o una struttura sanitaria pubblica o convenzionata ed esibire la TEAM, che dà diritto a ricevere le cure alle stesse condizioni degli assistiti del Paese in cui ci si trova. L’assistenza è in forma diretta e pertanto nulla è dovuto, eccetto il pagamento di un eventuale ticket (che in Francia, ad esempio, è del 20% su ogni prestazione) che è a diretto carico dell’assistito e quindi non rimborsabile”.

Un altro consiglio dato sempre dai Ministeri competenti è di stipulare un’assicurazione sanitaria con un adeguato massimale, tale da coprire non solo le spese di cure mediche e terapie effettuate presso strutture ospedaliere e sanitarie locali, ma anche l’eventuale trasferimento aereo in un altro Paese o il rimpatrio del malato, nei casi più gravi anche per mezzo di aero-ambulanza. “In caso di viaggi turistici organizzati – spiega il Ministero degli Esteri – suggeriamo di controllare attentamente il contenuto delle assicurazioni sanitarie comprese nei pacchetti di viaggio e, in assenza di garanzie adeguate, vi consigliamo fortemente di stipulare polizze assicurative sanitarie individuali”.

5) Numeri utili

Prima di partire è bene segnarsi sia sul cellulare che su un’agendina tutti i numeri di telefono che potrebbe essere utile o necessario contattare durante il soggiorno all’estero: numeri di ambasciata e consolati, Unità di crisi della Farnesina, numeri di emergenza locali (polizia, soccorso medico, vigili del fuoco), albergo, dove effettuare il cambio delle valute, dove noleggiare un’auto.

6) Uso del cellulare

È consigliabile verificare se, una volta arrivati a destinazione, la scheda del proprio smartphone funzionerà normalmente o se si dovrà acquistare una tessera telefonica locale. In tal caso ricordatevi di inserire il nuovo numero sul sito www.dovesiamonelmondo.it. Già a far data dal 15 giugno 2017 le tariffe relative al traffico dati, agli SMS e alle telefonate effettuate da un Paese appartenente all’Unione Europea verso l’Italia, saranno identiche a quelle applicate all’interno del territorio nazionale. Andranno invece verificate le tariffe per destinazioni extra UE.

7) Viabilità e mezzi di trasporto

Se nel Paese di destinazione avete intenzione di noleggiare un’auto o un altro veicolo (ad esempio uno scooter), verificate se potete organizzare il noleggio dall’Italia e, se non è possibile, accertatevi dei documenti necessari per farlo sul posto (ad esempio se è necessario avere un permesso internazionale di guida). Non dimenticatevi di informarvi sulla sicurezza dei mezzi di trasporto locali e sul livello di percorribilità delle strade.

8) Imparare qualche termine della lingua locale

Un altro buon consiglio da seguire, specie se si va in Paesi di cui si conosce poco o nulla della lingua locale, è munirsi di vocabolario e frasario. In questo modo si potranno quantomeno ottenere delle informazioni di base (in aeroporto, in albergo, al ristorante) e intuire cosa c’è scritto nelle indicazioni stradali. Può essere d’aiuto scaricare l’app di Goole Translate, che dà la possibilità di tradurre anche se non si dispone di una connessione a internet.

9) Controllare le policy sui bagagli

Per evitare spiacevoli inconvenienti una volta arrivati in aeroporto, è bene controllare per tempo le policy delle compagnie con cui sui viaggia circa i bagagli. Vanno pertanto verificati: dimensioni e peso consentiti del bagaglio a mano e del bagaglio da imbarcare; che tipo di oggetti possono essere inseriti all’interno dei bagagli; quali sono i servizi e le condizioni previsti se si viaggia con bambini o con un animale domestico. 

10) Non limitarsi alle informazioni ricevute dalle agenzie di viaggio

Nell’organizzazione di un soggiorno all’estero le agenzie di viaggio si limitano spesso a fornire informazioni minime, relative solo alle cose indispensabili ed essenziali per poter partire. Non basta, però, conoscere la documentazione necessaria o le vaccinazioni da fare. In alcune nazioni, ad esempio, basta superare i limiti di velocità o fotografare un luogo di culto o un’installazione militare per passare guai seri e ritrovarsi in galera. In anni in cui è inoltre elevato il rischio di attentati, è bene informarsi per tempo su luoghi che è meglio evitare di visitare perché troppo affollati o perché potrebbe esservi in corso una manifestazione e vi si potrebbero registrare degli scontri. Altro fattore fondamentale è una conoscenza dei comportamenti da tenere e dell’abbigliamento da indossare in modo da non urtare tradizioni, usi, costumi e religione del posto che si visita. In determinati Paesi, soprattutto in quelli islamici o arabi in cui vige una stretta osservazione della religione musulmana, è fondamentale prestare attenzione a questo tipo di accorgimenti.  

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Da luglio 2018 sono entrate in vigore nuove norme in materia di turismo, per approfondire Viaggi: cosa cambia con la nuova normativa europea

Autore: Rocco Bellantone
Data: 28 giugno 2019

Immagine di una donna che usa il suo smartphone

Servizi premium, cosa cambia con il nuovo regolamento della telefonia

Immagine di una donna che usa il suo smartphone

Lo scorso aprile l’Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) ha approvato il CASP 4.0, vale a dire il nuovo Codice di Autoregolamentazione per l’offerta dei servizi premium. In pratica, si tratta di un pacchetto di nuove misure a tutela dei consumatori riguardo i servizi a sovrapprezzo legati alla telefonia che spesso vengono attivati dagli operatori senza il consenso dell’utente. Vediamo di cosa si tratta nello specifico.

Che cos’è il CASP 4.0?

Obiettivo prioritario del CASP 4.0 è fissare delle regole che concernono i servizi premium proposti negli ultimi anni in modo sempre più frequente dagli operatori telefonici: loghi, wallpaper, suonerie, musica, chat/community. L’avvento di questi nuovi servizi, così come di smartphone e tablet e di nuovi canali per usufruire delle offerte (in browsing-navigazione e tramite applicazioni) ha imposto all’Agcom un aggiornamento del “vecchio” CASP (la cui ultima versione risaliva al luglio del 2013), che era stato pensato per disciplinare i servizi che fino a qualche anno fa venivano offerti attraverso l’invio di sms o mms.

In pratica, con il nuovo Codice verrà adesso normato ogni aspetto connesso ai servizi premium con:

– l’introduzione di standard di trasparenza a cui dovranno attenersi gli operatori;

– la specifica di una serie di caratteristiche che dovranno essere rispettate dalle varie tipologie di servizi offerti;

– l’individuazione di iter precisi cui dovranno attenersi le Autorità di vigilanza nelle operazioni di verifica.

Cosa prevede il nuovo CASP?

Il CASP 4.0 prevede in sintesi:

– il consolidamento del Comitato VAS, formato negli scorsi anni da Agcom con il contributo delle associazioni dei consumatori con l’obiettivo di monitorare l’efficacia delle misure di controllo sull’erogazione dei servizi premium e mantenerle aggiornate;

– l’obbligo per gli operatori di migliorare e rendere il più chiaro possibile il design delle pagine di attivazione dei servizi premium per garantire trasparenza e chiarezza sulle procedure di acquisto;

– semplicità di accesso alla disattivazione e richiesta di eventuale rimborso dell’importo addebitato attraverso un call center unico attivo 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 al numero gratuito 800442299;

– uno schema condiviso per gli SMS informativi per l’attivazione, il reminder e la disattivazione di un servizio premium;

– misure che permettano di evitare attivazioni non richieste in caso di connessione tramite router portatili o su dispositivi utilizzati in modalità tethering;

I rimborsi

Un discorso a parte meritano le richieste di rimborso da parte del cliente. Il rimborso non sarà riconosciuto se verranno riscontrate le seguenti condizioni nell’erogazione del servizio premium da parte dell’operatore:

– presenza sulla pagina dell’offerta dei log di acquisto o di attivazione;

– nel caso di acquisti singoli o di abbonamenti, presenza sulla pagina dell’offerta del doppio click del cliente sui tasti “Clicca e Conferma” e “Clicca e Acquista/Abbonati”;

– invio da parte dell’operatore dell’sms informativo di attivazione/acquisto (il cosiddetto Welcome sms) per i servizi in abbonamento o per i singoli acquisti.

Quali sono gli obiettivi del CASP 4.0?

 Il nuovo Codice di Autoregolamentazione per l’offerta dei servizi premium punta dunque a garantire il corretto sviluppo di questo mercato, tutelando da un lato i diritti dei clienti e, dall’altro, assicurando una leale concorrenza tra gli operatori telefonici. “Solo garantendo il corretto sviluppo del business dei Servizi Premium, si possono assicurare i diritti dei clienti e la leale concorrenza tra i player del settore”, ha spiegato Antonio Martusciello, commissario di Agcom e relatore del provvedimento. “Il nuovo codice ha come principale obiettivo quello di amplificare le tutele per il consumatore, da un lato ostacolando, mediante un doppio click, le attivazioni non richieste, dall’altro facilitando i rimborsi attraverso l’introduzione di un numero unico gratuito di Customer Care grazie al quale l’utente può rapidamente conoscere i servizi premium attivi e, eventualmente, disattivarli”. Un importante passo in avanti in direzione della trasparenza viene fatto, come già sottolineato, anche sul fronte dei controlli. “Il nuovo sistema di gestione – ha specificato in proposito Martusciello – prevede il controllo totale da parte degli operatori delle pagine di attivazione dei servizi e un Comitato di garanzia – cui partecipano anche i rappresentanti   delle associazioni dei consumatori – che monitora l’efficacia delle misure e provvede a mantenerle aggiornate”.

Autore: Rocco Bellantone
Data: 30 maggio 2019

Le nuove truffe dei call center: non è UNC a chiamarvi!

Immagine di un operatore di un call center

Negli ultimi anni i call center ne hanno inventate di tutti i colori pur attirare gli utenti nelle loro reti e convincerli ad acquistare ciò che vendono. L’ultima truffa telefonica ha però superato ogni limite: perché oltre ai cittadini a farne le spese è stata anche l’Unione Nazionale Consumatori. A confermalo sono le decine di segnalazioni, arrivate nelle ultime settimane agli sportelli dell’associazione, di persone che hanno ricevuto telefonate da operatori di call center, i quali si presentavano come consulenti di Unc per convincerli a passare a un nuovo gestore di telefonia. A ricevere una di queste telefonata è stato il presidente dell’associazione in persona, Massimiliano Dona.

Come funziona la nuova truffa

Questa nuova truffa messa in piedi dai call center prevede due fasi. C’è una prima telefonata attraverso la quale l’addetto del call center si finge un operatore della compagnia telefonica della persona chiamata, avvertendo l’utente che a breve verrà aumentato il prezzo della sua bolletta per “ragioni amministrative” delle quali non vengono fornite ulteriori precisazioni. Dopo che l’utente è stato colto di sorpresa e intimorito da questa comunicazione, scatta la seconda fase della truffa: l’operatore lo informa che per evitare di pagare di più un modo c’è e che sarà in una successiva telefonata un altro operatore, spacciato per un consulente dell’Unione Nazionale Consumatori, a illustrargli le tariffe più convenienti di altre compagnie telefoniche e ad aiutarlo a disdire il contratto a cui è legato senza dover pagare alcuna penale. La telefonata arriverà dopo qualche giorno, o addirittura in alcuni casi anche dopo qualche ora. Una di queste, come detto, è addirittura arrivata al presidente dell’Associazione Massimilano Dona, il quale ha prontamente attivato delle verifiche incrociate agli sportelli di Unc su tutto il territorio nazionale scoprendo che il suo non era affatto un caso isolato.

Chi c’è dietro queste telefonate?

Ma chi c’è dietro queste nuove truffe telefoniche? I casi possono essere fondamentalmente due. Il primo è che ad agire sia un call center plurimandatario, vale a dire un servizio che lavora per più compagnie telefoniche. Il secondo caso, invece, è che potrebbe essere stato fatto un lavoro di ricerca a monte: ci sono infatti società che sono specializzate nel raccogliere da fonti aperte (come ad esempio Facebook o altri social network) informazioni sugli utenti che si lamentano del proprio gestore, e che vendono i dati acquisiti alle compagnie telefoniche proponendo loro dei tentativi di conversione che possono avere probabilità di successo molto più ampie rispetto alle telefonate fatte genericamente a un utente medio. In generale, non dovrebbe comunque trattarsi di iniziative suggerite direttamente dalle compagnie telefoniche. È verosimile, semmai, che siano i call center ad architettare queste strategie con l’obiettivo di chiudere più contratti possibile. Ci sono però dei casi segnalati agli sportelli dell’UNC che lasciano qualche dubbio in proposito. Come quello di un utente Vodafone che ha telefonato al servizio clienti lamentando problemi di connessione a internet e che, subito dopo, è stato ricontattato da un falso consulente di Unc il quale gli suggeriva di passare a Fastweb.

La risposta di Unc

L’UNC ha immediatamente presentato un esposto all’Antitrust perché apra un’indagine su quanto sta accadendo. L’Associazione non solo è ovviamente estranea a quanto descritto ma, purtroppo per l’ennesima volta, vede messo in discussione da raggiri di questo genere il solido rapporto di fiducia che ha instaurato con i cittadini in tanti anni di assistenza ai consumatori: un servizio prestato sempre in modo disinteressato, inattaccabile e all’insegna della trasparenza. La speranza è che l’Autorità faccia al più presto chiarezza su quanto sta avvenendo e fermi chi c’è dietro queste truffe. In attesa che arrivino dei provvedimenti risolutivi, i nostri sportelli sono sempre pronti ad ascoltare i vostri reclami e accogliere le vostre denunce.

Autore: Rocco Bellantone
Data: 18 giugno 2019