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Truffato dal consulente finanziario? Paga la banca

Le cronache raccontano quasi quotidianamente notizie di risparmiatori che restano vittime delle truffe di “abili” consulenti finanziari, che carpendo la loro fiducia, promettono rendimenti astronomici in tempi brevi. Peccato, però, che i soldi consegnati a questi truffatori, anziché essere investiti, prendano rapidamente il largo verso intoccabili paradisi esotici.
Ecco perché vale la pena di ricordare che eleganti uffici di rappresentanza e consulenti finanziari dall’aspetto facoltoso non devono far abbassare l’attenzione dei consumatori che devono investire i propri risparmi.
Da parte nostra alcuni consigli pratici da seguire per evitare le truffe in questo settore:

  • verificare sempre che il consulente finanziario sia regolarmente iscritto nell’apposito albo, consultabile sul sito https://www.organismocf.it/web/area_pubblica/base/home;
  •  consegnare al consulente assegni bancari non trasferibili intestati esclusivamente alla banca per cui lavora (lo stesso dicasi per gli ordini di bonifico e documenti similari che devono sempre avere quale beneficiario la banca);
  • verificare puntualmente gli estratti conto ufficiali della banca e non fidarsi di eventuali estratti conto cartacei consegnati dal consulente;
  • tenere presente che per legge il consulente non può utilizzare i codici di accesso telematico all’e-banking di pertinenza del cliente o comunque allo stesso collegati.

È bene, infine, sapere che la banca è responsabile insieme al consulente per i danni arrecati al cliente e, pertanto, nell’eventualità in cui si rimanesse vittima di una truffa finanziaria, si potrà chiedere all’istituto di credito il risarcimento del danno. In quanto soggetto finanziariamente capiente, esso sarà ovviamente in grado di risarcire adeguatamente il risparmiatore.

I nostri esperti sono a disposizione di coloro che abbiano subito simili truffe. Hai bisogno di aiuto o vuoi segnalare un caso? Scrivi al nostro SPORTELLO BANCHE

Autore: Valentina Greco
Data: 27 marzo 2018

ABC bolletta Acea, Enel, Eni, Edison

bolletta

Questo ABC bolletta Enel, Eni, Edison, A2A, Acea, Hera, Iren, E.on, Sorgenia, Illumia… fornisce ai consumatori una rapida panoramica dei reclami più comuni nel settore dell’energia elettrica e del gas: fatture pazze, solleciti di pagamento per importi non dovuti, sospensione della fornitura elettrica.

Dal 1° gennaio 2016 è entrata in vigore la nuova bolletta per le forniture di energia elettrica e gas che prevede una semplificazione delle informazioni: la prima notizia utile che i consumatori possono trovare è se la bolletta si riferisce ad un contratto sul Mercato Libero o di Maggior Tutela (per l’elettricità) o al Servizio di Tutela (per il gas). Subito dopo la bolletta riporta: il nome e l’indirizzo del cliente, l’indirizzo del punto di consegna, il codice POD per l’elettricità e codice PDR per il gas, le caratteristiche tecniche della fornitura e la tipologia del contratto sottoscritto. Inoltre si trovano altre informazioni importanti, cioè:

  • l’importoda pagare e la scadenza;
  • i consumi espressi in chilowattora (kwh) per l’elettricitàe in metri cubi standard (Smc) per il gas, fatturati nel periodo di riferimento. Si indica poi se i numeri del contatore sono stati letti dal distributore (lettura rilevata), comunicati dal cliente (autolettura) o stimati sulla base dei consumi abituali del cliente;
  • se la bolletta è di accontodi conguaglio e il periodo di riferimento.
  • nelle bollette elettriche sono evidenziati anche i consumi per fascia: F1 a maggior costo, F2-F3 a minor costo.

Purtroppo non è facile per i consumatori comprendere se l’importo indicato in bolletta è realmente dovuto: al nostro sportello riceviamo numerose segnalazioni su conguagli in bolletta di importi anomali, doppia fatturazione in caso di cambio di fornitore, sospensione della fornitura per morosità, rateizzazione delle bollette con importi elevati e molto altro.

I reclami riguardano generalmente Enel, Eni, Edison, A2A, Acea, Hera, Iren, E.on, Sorgenia, Illumia … Cosa fare in questi casi?

  • Presentare un reclamo scritto, ai canali corretti presenti sulla propria bolletta,alla società di vendita con i dati identificativi della propria fornitura e una breve descrizione della problematica riscontrata. Naturalmente è possibile chiedere assistenza al nostro sportello di consulenza per essere seguiti dai nostri esperti;

se il reclamo non ha ottenuto riscontro è possibile attivare una Conciliazione paritetica o presso il Servizio Conciliazione dell’Autorità sempre seguiti dai nostri consulenti. 

HAI BISOGNO DI AIUTO? CONTATTACI ALLO SPORTELLO DEL CONSUMATORE

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 19 marzo 2018

Tutto sulla bolletta di energia e gas

Prima di spiegarvi a cosa fare attenzione quando riceviamo una bolletta elettrica e del gas, ecco subito il link allo sportello energia sul nostro sito; cliccando sul logo del vostro operatore si riceverà la nostra assistenza personalizzata: vai alla pagina “Risolvi il tuo problema”.

Dal 1° gennaio 2016 è entrata in vigore la nuova bolletta per le forniture di energia elettrica e gas che prevede una semplificazione delle informazioni (si veda a riguardo il sito dell’Autorità per l’energia elettrica il gas ed il sistema idrico all’indirizzo: Come leggere la tua bolletta).

La prima informazione utile che i consumatori possono trovare è se la bolletta si riferisce ad un contratto sul Mercato Libero o di Maggior Tutela (per l’elettricità) o al Servizio di Tutela (per il gas).

Subito dopo, normalmente, la bolletta riporta: il nome e l’indirizzo del cliente, l’indirizzo del punto di consegna, il codice POD per l’elettricità e PDR per il gas, le caratteristiche tecniche della fornitura e la tipologia del contratto sottoscritto.

Inoltre si trovano altre informazioni importanti, cioè:

  • l’importo da pagare e la scadenza;
  • i consumi espressi in kwh per l’elettricità e in metri cubi standard (Smc) per il gas, fatturati nel periodo di riferimento. Si indica poi se i numeri del contatore sono stati letti dal distributore (lettura rilevata), comunicati dal cliente (autolettura) o stimati sulla base dei consumi abituali del cliente;
  • se la bolletta è di acconto o di conguaglio e il periodo di riferimento.
  • se la posizione del consumatore è in regola;
  • nelle bollette elettriche sono evidenziati anche i consumi per fascia: F1 a maggior costo, F2-F3 a minor costo.

Purtroppo non è facile per i consumatori comprendere se l’importo indicato in bolletta è realmente dovuto: riceviamo infatti numerose segnalazioni su conguaglio in bolletta di importi elevati e anomalidoppia fatturazione in caso di cambio di fornitore, sospensione della fornitura per morositàrateizzazione delle bollette con importi elevati e molto altro.

I reclami riguardano generalmente Acea, Enel, Eni, Edison… Cosa fare in questi casi?

  • Presentare un reclamo scritto alla società di vendita con i dati anagrafici e una breve descrizione del problema e inviare lo stesso reclamo all’Unione Nazionale Consumatori via email (consulenza@consumatori.it) o per posta (Via Duilio 13, 00192 Roma) perchè se la società non risponde entro 40 giorni solari, il cliente ha diritto ad un indennizzo di 20 euro;
  • se il reclamo non ha ottenuto riscontro i nostri esperti possono attivare una conciliazione paritetica;
  • se il consumatore non intende utilizzare la conciliazione paritetica, può presentare il reclamo all’Autorità per l’Energia attraverso lo Sportello del Consumatore: per farlo, però, deve aver presentato un reclamo scritto alla società e aver ricevuto una risposta.

I consumatori che hanno bisogno di aiuto possono contattarci attraverso lo sportello sul nostro sito, cliccando sul logo specifico del proprio operatore per ricevere la nostra assistenza personalizzata.

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 19 marzo 2018

Prodotto difettoso

Come posso tutelarmi nel caso in cui ho aperto la confezione di un prodotto e ho trovato il bene già rotto?

Il Codice del Consumo prevede che i difetti che si manifestano entro 6 mesi dall’acquisto, si presume che siano dovuti a vizi originari coperti da garanzia. In altre parole, è il venditore che dovrà dimostrare che è stato il consumatore a causare il difetto. Pertanto, il consumatore potrà inviare al venditore una lettera di messa in mora con la quale richiedere la riparazione o la sostituzione del bene in tempi congrui.

Se il venditore continuasse a sostenere che non si tratta di difetto originario, il consumatore dovrà ricorrere al giudice di pace per ottenere il rispetto della garanzia legale.

Autore: Dino Cimaglia
Data: 11 marzo 2018

Carta clonata? La banca paga

clonazione carta di credito
Clonazione carta di credito o bancomat?La banca paga

Per ottenere il rimborso delle somme sottratte a seguito della clonazione della carta di credito o del bancomat, il consumatore può rivalersi sulla banca o sul circuito della carta di credito, che sono da ritenersi obbligati alla restituzione della cifra non autorizzata.

Nel caso in cui la banca disponga di una copertura assicurativa, è più facile ottenere la restituzione del denaro, ma anche in caso contrario e di fronte al rifiuto della banca si consiglia di insistere nella richiesta, eventualmente coinvolgendo la nostra organizzazione. (Per i consumatori che avessero bisogno di assistenza nel contenzioso con la banca e l’attivazione della pratica di rimborso, possono rivolgersi ai nostri esperti, scrivendo un’email a segnalazioni@consumatori.it o contattandoci utilizzando il nostro sportello assistenza al consumatore sulle banche).

Nel caso ci si accorga di movimenti non autorizzati sul proprio conto, la prima cosa da fare è bloccare istantaneamente la carta e contestare l’addebito per ottenere la restituzione di quanto indebitamente sottratto. Per fare queste operazioni bisognerà chiamare il numero apposito, che nella maggior parte dei casi è un numero verde gratuito, che può variare da banca a banca. E’ inoltre consigliabile di sporgere una regolare denuncia presso qualunque Stazione di Carabinieri o Commissariato di Polizia.

Come ottenere il rimborso della carta di credito o bancomat clonati?

La domanda di rimborso, corredata dalla copia della denuncia dovrà essere inviata alla propria banca e/o al circuito emittente la carta di credito con lettera raccomandata con ricevuta di ritorno.

La clonazione della carta di credito e del bancomat è un fenomeno molto insidioso perché solitamente il titolare della carta non si accorge immediatamente di aver subito una truffa. Per questo motivo occorre predisporre sempre un controllo periodico delle proprie movimentazioni o attivare servizi di notifica sms per ogni operazione, in modo da poter prendere subito precauzioni in caso di operazioni anomale.

Leggi a riguardo anche “Carte di credito: consigli antifrode”

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Autore: Simona Volpe
Data: 3 marzo 2018

Gli pneumatici: cosa c’è da sapere

pneumatici

Sono tanti gli italiani che scelgono questo periodo dell’anno per organizzare una settimana bianca e trascorrere qualche giorno di vacanza nelle località sciistiche. Con l’arrivo previsto di una nuova ondata di freddo e di abbondanti nevicate, prima di mettersi in viaggio è consigliabile fare un controllo dei pneumatici invernali dell’auto.   

In Italia dal 15 novembre al 15 aprile vige l’obbligo di montare le gomme da neve, o di avere le catene a bordo, se si percorrono determinate strade o se le condizioni meteorologiche lo rendono necessario.

Le sanzioni variano da un minimo di 41 euro a un massimo di 318 euro e dipendono dal tipo di strada su cui è stata commessa l’infrazione: a partire da 41 euro in un centro abitato, da 85 euro fuori dai centri abitati, da 80 a 318 euro in autostrada con la decurtazione di 3 punti dalla patente. Nei primi due casi è prevista anche l’intimazione a non proseguire il viaggio come spiega la Polizia di Stato.

Pneumatici, cose da sapere

Gli pneumatici sono essenziali per la sicurezza di marcia, ma non basta controllare battistrada e pressione. Dobbiamo imparare a leggere attentamente la carta di circolazione che riporta tutte le informazioni che ci servono per metterci al riparo da sanzioni, inevitabili in caso di irregolarità che non sfuggono al primo controllo della stradale o dei vigili.

La situazione si complica dopo che i sindaci di località con forti variazioni climatiche, hanno esercitato il potere di prescrivere l’obbligo di pneumatici invernali nel territorio, in periodi definiti dell’anno. Il Ministero dei Trasporti, con la circolare numero 1.049 del 17 gennaio 2014, ha chiarito che chi monta pneumatici di tipo M+S (Mud + Snow, ovvero Fango + Neve) con codice di velocità inferiore a quanto indicato in carta di circolazione, può viaggiare dal 15 ottobre al 15 maggio. Pertanto viene concesso un mese, prima e dopo la vigenza delle ordinanze, per effettuare il rimontaggio dei pneumatici di tipo estivo, ovvero con caratteristiche prestazionali di serie.

Di conseguenza, a partire dal 16 maggio e sino al 14 ottobre, non è consentita la circolazione con pneumatici M+S, a meno che la carta di circolazione specifichi questo tipo di pneumatico come di serie (es. Honda CRV), con codici di velocità inferiori a quelli riportati in carta di circolazione: l’infrazione di riferimento comporta, non solo significative sanzioni pecuniarie (da € 419 a € 1.682), ma anche il ritiro della carta di circolazione e l’invio in revisione del veicolo.

Controllo delle gomme

Il gommista vi deve garantire gomme conformi al codice, ma è bene saper dove controllare: il fianco della gomma è un piccolo libro che dice tutto del pneumatico, compresa la data di fabbricazione; per verificare la coerenza rispetto alla carta di circolazione basta il codice fondamentale, ad esempio:

235/55 R17 99WTL (larghezza/altezza/cerchio/indice di carico/codice velocità/tipo)

1) Larghezza (235)

Il numero 235 indica la larghezza in millimetri. Per pneumatici standard, questo numero può variare tra 125 e 335 millimetri.

2) Altezza (55)

55 è l’altezza della gomma espressa come percentuale della larghezza. In questo esempio, l’altezza del 55% della larghezza totale di 235 mm, che è 129,25 mm.

3) R

La lettera R indica che il pneumatico è Radiale, rappresenta quindi il tipo di costruzione del pneumatico. Potrete anche trovare la sigla ZR che indica un pneumatico per alte velocità oppure RF per pneumatici Run Flat.

3) Cerchio (17)

17 è il diametro del cerchio interno alla gomma. E’ sempre espresso in pollici. Il numero può variare tra 10 e 23 pollici per le automobili.

4) Indice di carico (99)

99 è l’indicatore del massimo carico trasportabile da ogni singolo pneumatico alla velocità indicata dall’indicatore di velocità (99 = 775 kg).

5) Codice velocità

La lettera indica la velocità massima per quel pneumatico a pieno carico. W corrisponde alla velocità massima di 270 km/h. Questa deve essere generalmente più alta di quella effettiva del veicolo. Ad ogni modo, ci sono eccezioni per gli pneumatici invernali e alcune esenzioni in alcune nazioni. Fai attenzione a non avere pneumatici con indice di velocità o di carico più basso. Queste informazioni sono contenute nel manuale della tua vettura e sulla carta di circolazione.

Il montaggio di pneumatici con Codice di Velocità più alto di quello riportato dalla carta di circolazione è ammesso.

Codice di velocità
Indice M N P Q R S T U H VR V ZR W Y
km/h  130 140 150 160 170 180 190 200 210 >210 240 >240 270 300

6) Tipo di pneumatico

La sigla TL significa Tubeless, cioè senza camera d’aria.

Il tipo di gomma, cioè se estivo o invernale si trova sempre sul fianco del pneumatico; se adatto alla stagione invernale troveremo la sigla M+S (Mud + Snow, cioè Fango e Neve), oppure MS o M&S, sul lato opposto a quello del codice; se la carta di circolazione specifica Pneumatici M+S come caratteristica di serie, come detto sopra, potete utilizzarli tutto l’anno, altrimenti solo nel periodo sopraindicato.

Ricordate che in alcuni paesi, come Germania e Austria, oltre al tipo giusto, occorre uno spessore minimo del battistrada di 4 mm.

Per finire, occhio al DOT, la data di nascita del pneumatico; è riportato sul fianco del veicolo ed è un numero a 4 cifre (dal 2000, prima era di 3); le seconde due cifre indicano l’anno (10=2010) mentre le prime due cifre indicano la settimana di produzione.

Un pneumatico invecchia, e dopo i 4-5 anni va cambiato anche se il battistrada è ancora entro lo spessore di legge (1,6 mm).

Autore: Rocco Bellantone
Data: 17 gennaio 2018

ABC scontrini, ricevute e fatture

Ogni persona (fisica o giuridica) che svolge un’attività d’impresa o lavoro autonomo deve emettere, per le somme che percepisce, un documento fiscale.

La differenza principale tra la ricevuta fiscale e la fattura è che la prima si emette principalmente a soggetti privati (non titolari di partita IVA) ed è paritetica allo scontrino, la seconda si emette a soggetti con partita IVA, in genere professionisti e aziende.

La ricevuta fiscale generalmente viene emessa per prestazione di servizi a soggetti privati, quindi con codice fiscale, ed è sostitutiva dello scontrino. Tipici esempi di ricevuta fiscale sono quelli emessi dalla lavanderie o dai parrucchieri. In pratica si utilizza la ricevuta fiscale quando si desidera dettagliare maggiormente le voci.  Può accadere che la ricevuta fiscale venga emessa anche per soggetti possessori di partita IVA, ma nel caso sarebbe meglio farla seguire da una fattura. La ricevuta fiscale come lo scontrino è un importo unico, cioè contiene sia l’imponibile che l’IVA, cioè non c’è lo scorporo dei due importi.

Lo scontino è anonimo, nel senso che non sono riportati i dati della persona ma solo l’importo incassato. La ricevuta fiscale invece contiene i dati della persona. Tuttavia già da qualche tempo, con le nuove tecnologie, esistono anche i cosiddetti scontrini parlanti, ossia scontrini fiscali che contengono i dati relativi alla natura, quantità, qualità dell’operazione nonché l’indicazione del numero di codice fiscale dell’acquirente.

La fattura si emette sempre a favore di soggetti con partita IVA e, in alcuni casi (e solitamente su richiesta) per soggetti privati con solo codice fiscale, sia per l’erogazione di servizi che per la fornitura di beni. La funzionalità della fattura è quella di permettere il dettaglio delle voci e lo scorporo dei totali in base all’aliquota IVA; inoltre la fattura identifica la distinzione tra totale netto (senza IVA), imposta (cioè l’IVA) e il totale lordo (totale netto + IVA). Questo documento fiscale consente quindi di evidenziare così il soggetto che riceve il bene/servizio, quanto ha pagato di imponibile e di IVA, in un dato giorno, da un determinato fornitore.

Facendo un esempio: lo scontrino viene emesso dal negozio di alimentari che vende il pane (bene), la ricevuta viene emessa in lavanderia alla consegna del capo lavato (servizio), la fattura viene emessa sia dall’alimentari che dalla lavanderia se la vendita del pane o il lavaggio dei vestiti viene fatto ad un soggetto IVA, professionista o azienda (titolare di partita IVA). Viene anche emessa dal fornitore sia del panettiere che del lavandaio quando gli fornisce beni o servizi.

Infine ricordiamo che vi sono alcune attività che non richiedono l’emissione dello scontrino perché esentati dalle norme vigenti (in quanto i controlli vengono effettuati in altro modo). Ad esempio i tabaccai per la sola vendita delle sigarette non sono obbligati ad emettere lo scontrino, così come i giornalai per la vendita dei quotidiani e settimanali, ecc. .

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 4 gennaio 2018

Epifania, giochi e dolci sicuri nella calza della Befana

Il Natale è appena terminato ma è già arrivato il momento di pensare ai regali per la Befana. Mancano pochi giorni al 6 gennaio e la tradizione vuole che per la Befana si regali la calza piena di dolcetti: caramelle, cioccolata e anche il carbone!
Spesso, però, c’è anche chi acquista un altro regalo per il proprio bambino. Allora assicuriamoci che i giocattoli non siano contraffatti e pericolosi.

Il rischio di acquistare prodotti pericolosi è in agguato tutto l’anno, ma è soprattutto a Natale e alla Befana, quando si acquistano più giocattoli, che i pericoli aumentano. Ricordiamo che i giocattoli contraffatti possono essere fonte di inalazioni, ustioni, ferite agli arti, agli occhi, provocare reazioni allergiche. 

Di seguito i nostri consigli per regali e calze sicuri:

 – Se acquistate calze preconfezionate attenti alle date di scadenza dei dolcetti.
 – Acquistate i doni solo in negozi di fiducia, mai da venditori abusivi, non autorizzati. 
 – Tutti i giocattoli commercializzati all’interno degli Stati membri dell’Ue devono recare il marchio di conformità CE, attraverso il quale il produttore dichiara di aver valutato il prodotto rispetto ai requisiti di sicurezza europei prima di metterlo sul mercato. 
 – Sono consigliati anche contrassegni volontari:  il marchio di sicurezza IMQ (Istituto Italiano del Marchio di Qualità) per i prodotti elettrici ed il marchio “Giocattoli Sicuri” dell’Istituto Italiano Sicurezza Giocattoli.
 – Non acquistate prodotti che non hanno le informazioni sulla provenienza. Devono essere indicati, infatti, il Paese di origine, se situato fuori dall’Unione europea, ed il nome o la ragione sociale, nonché l’indirizzo della sede legale del fabbricante o dell’importatore responsabile dell’immissione sul mercato.
 – Controllate l’indicazione dell’età per la quale il gioco è consigliato e rispettatela.
 – Non acquistate regali che non hanno scritte ed indicazioni in lingua italiana. Devono esserci anche le istruzioni sulle modalità di utilizzo e l’eventuale montaggio. 
 – Buttate l’imballaggio, ma ritagliate l’indirizzo del produttore o distributore: vi potrebbe servire per azioni legali.
 – Controllate che la confezione sia integra e conservate sempre lo scontrino per poter cambiare la merce difettosa.
 – Non prendete doni troppo piccoli che possono essere ingoiati dai bambini. 
 – I giocattoli non devono avere parti appuntite o taglienti. Tutto deve essere arrotondato.
 – Attenti anche alle corde che devono essere di lunghezza e spessore tali da non trasformarsi in nodi, agli ingranaggi meccanici, che non dovrebbero mai essere accessibili, alle parti in ferro arrugginite, alle batterie che non si devono poter togliere facilmente.
 – I materiali non devono essere tossici o facilmente infiammabili. 

E se decidi di acquistare online, non perdere la nostra guida E-commerce che fornisce gli utili strumenti per l’autotutela!

Autore: Rebecca Manacorda
Data: 2 gennaio 2018

Il vademecum sugli addobbi natalizi

Dalla stabilità degli addobbi di Natale al rischio incendio, è bene adottare alcuni accorgimenti per evitare incidenti domestici in questi giorni di festa: fissate bene le decorazioni, facendo particolare attenzione, soprattutto se ci sono dei bambini in casa, agli addobbi in vetro (meglio metterli nei punti più alti) e a quelli che hanno parti piccole che possono esser ingerite; scegliete con cura anche la base dell’albero, che deve essere proporzionata alle dimensioni e se è il caso andrebbe rinforzata per evitare che l’albero si rovesci.

Particolare attenzione va fatta alle luci, ecco quindi 10 semplici consigli per l’acquisto delle luminarie:

  1. Acquistate le luminarie solo in negozi di fiducia e da rivenditori qualificati, mai da venditori abusivi non autorizzati, possibilmente da ditte specializzate e note nella vendita di prodotti elettrici.
  2. Non acquistate luminarie che non hanno scritte ed indicazioni in lingua italiana. Devono esserci anche le istruzioni sulle modalità di utilizzo.
  3. Non acquistate prodotti che non hanno le informazioni sulla provenienza. Sulla confezione devono essere indicati, infatti, il Paese di origine, se situato fuori dall’Unione europea, ed il nome o la ragione sociale, nonché l’indirizzo della sede legale del fabbricante o dell’importatore responsabile dell’immissione sul mercato.
  4. Acquistate solo luminarie con il marchio CE, con la C staccata dalla E (altrimenti è China Export). Per prodotti elettrici è consigliato anche il marchio di sicurezza (IMQ).
  5. Le luminarie non sono giocattoli, quindi non affidatele ai bambini.
  6. Attenti agli animali domestici.
  7. Ricordate che prezzi molto bassi possono essere indice di scarsa qualità e di possibile pericolo.
  8. Controllate che la confezione sia integra.
  9. Conservate sempre lo scontrino per poter cambiare la merce difettosa.
  10. Buttate l’imballaggio, ma ritagliate l’indirizzo del produttore o distributore: vi potrebbe servire per azioni legali.

Autore: Simona Volpe
Data: 2 dicembre 2017

Come risparmiare sul riscaldamento

riscaldamento

Le case italiane consumano troppa energia per il riscaldamento

Le case italiane consumano troppa energia per il riscaldamento, poiché molte sono state costruite senza tenere in considerazione l’efficienza energetica.  In media si consuma tra i 140 ed i 170 kwh/m2/anno. Per meglio comprendere questo dato, basti pensare che esistono oggi tecnologie costruttive ed impiantistiche che consentono di abbassare i consumi per il riscaldamento anche del 30-40%, mantenendo le medesime condizioni di comfort. Anche nelle case esistenti si possono ridurre gli attuali consumi, utilizzando le tecnologie ed i nuovi materiali disponibili, insieme ad un’attenta gestione dell’impianto di riscaldamento.

In generale, possiamo dire che se battere i denti non fa bene, anche l’eccessivo caldo crea problemi alla salute: un giusto compromesso tra salute, portafoglio e ambiente è quello di tenere durante il giorno la temperatura tra i 19 e i 20 gradi. Anche se ci sono bambini, ciò che conta è che l’appartamento non sia freddo: superare i 24 gradi non è l’ideale per un bambino, anzi, al contrario, può essere pericoloso per la sua salute. Un solo grado in più fa aumentare i consumi dell’8%. Se il riscaldamento è autonomo, di notte la caldaia va spenta e programmata per la riaccensione un paio d’ore prima della sveglia mattutina.

I consigli su come risparmiare sul riscaldamento

Ecco di seguito qualche utile consiglio per verificare se il proprio impianto di riscaldamento è efficiente, oppure se ha bisogno di interventi per migliorarlo e risparmiare energia.

1. La nostra abitazione è bene isolata?

Un edificio male isolato fa aumentare le spese per il riscaldamento e per il condizionamento estivo, perché disperde il calore attraverso le finestre, le pareti, i solai ed il tetto.

2Le finestre e le porte vetrate forniscono luce ed aria alle stanze e favoriscono gli apporti temici gratuiti del sole nella casa

Tuttavia, se non hanno ancora i doppi vetri possono disperdere il calore della casa, anche se l’edificio è sufficientemente isolato nelle sue parti murarie. L’intervento più risolutivo consiste nella sostituzione dei serramenti con altri predisposti di doppi vetri: l’intercapedine tra i due strati di vetro (vetrocamera) serve a ridurre il passaggio di calore.

3. Lefficienza della caldaia

L’efficienza della caldaia è fondamentale per risparmiare sul riscaldamento e per ridurre le emissioni inquinanti. Le caldaie a condensazione sono più efficienti di quelle tradizionali, perché recuperano il calore disperso nel camino e lo riutilizzano nel riscaldamento. Il loro costo è superiore del 30-40 per cento ai modelli tradizionali, ma la spesa viene ammortizzata nel giro di pochissimo tempo in quando rendono almeno il 20-30% in più.

Vedi anche: Caldaia: come sceglierla

4. Le valvole termostatiche

Queste valvole, installate sui caloriferi rendono indipendente il funzionamento dei vari termosifoni all’interno dell’abitazione, poiché regolano automaticamente l’afflusso di acqua calda in ciascun termosifone, sulla base alla temperatura scelta ed impostata nella manopola graduata. La valvola si chiude mano a mano che la temperatura della stanza si avvicina a quella desiderata, dirottando l’acqua calda verso gli altri radiatori ancora aperti. Impostando temperature differenziate nelle varie stanze, si ottiene una corretta gestione del comfort secondo le diverse necessità degli abitanti della casa. Dal 1° gennaio 2017 l’installazione di tali valvole è obbligatoria per legge.

5. L’impianto di riscaldamento autonomo è economico quando serve una villetta unifamiliare o piccoli edifici di 3 – 4 abitazioni

Negli edifici maggiori è antieconomico perché:

  1. la potenza complessiva delle caldaie autonome installate è sproporzionata rispetto alle esigenze energetiche dell’edificio;
  2. i costi di manutenzione sono più elevati;
  3. la sicurezza è inferiore.

La legge vieta l’installazione degli impianti autonomi negli edifici di nuova costruzione con più di 4 abitazioni.

6. Nell’impianto di riscaldamento del condominio è importante che la caldaia sia dimensionata secondo il reale fabbisogno termico dell’edificio.

Se nella centrale termica del condominio vi è installata una caldaia di tipo tradizionale, anche se funziona ancora bene, conviene sostituirla con una caldaia a condensazione in cascata, che ottimizza al meglio il consumo di combustibile.

Vedi anche: ABC caldaia a condensazione

Per ottenere ulteriori risparmi di energia, nelle abitazioni condominiali è altresì opportuno installare le valvole termostatiche su ciascun radiatore ed un sistema di contabilizzazione individuale del calore.
In sostanza, un impianto di riscaldamento centralizzato è energeticamente efficiente quando ha:
I. Una caldaia dimensionata secondo il reale fabbisogno termico dell’edificio.
II. Una caldaia a condensazione in cascata, invece di una sola caldaia tradizionale.
III. La termoregolazione autonoma di ogni abitazione, dove ogni radiatore ha installato ripartitori di calore e valvole termostatiche.
IV. La contabilizzazione individuale del calore, gestita da una Società specializzata, che legge i dati e ripartisce i costi sulla base dei consumi effettuati da ciascuna famiglia.

7. Utilizzare i pellets per risparmiare sul riscaldamento

Oltre che con il gas ed il gasolio, come combustibile per il riscaldamento si possono bruciare i pellets, che sono piccoli granuli compressi, prodotti con gli scarti di lavorazione delle segherie e dell’industria del legno.

I pellets sono ecologici e meno costosi di altri combustibili: infatti non si aumentano le emissioni di CO2 poiché tutta l’anidride carbonica emessa durante la combustione, era stata in precedenza assorbita dalla pianta durante la sua vita ed inoltre costano circa un terzo meno del gas.
Le stufe a pellets richiedono una attenta manutenzione per lo smaltimento delle ceneri e la pulizia della canna fumaria.

Le detrazioni fiscali

Attualmente è assai conveniente realizzare interventi di riqualificazione energetica degli edifici, poiché il 65% dei costi sostenuti può essere detratto dall’IRPEF. Ricordiamo infine che è comunque consigliabile far effettuare da un professionista indipendente una Analisi Energetica Dettagliata dell’edificio, prima di decidere gli interventi da fare e di affidare l’incarico all’impresa che dovrà eseguire i lavori.

Per maggiori informazione è possibile contattare i nostri esperti attraverso il nostro sportello di assistenza ai consumatori.

Autore: Pieraldo Isolani
Data: 6 novembre 2017