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Garanzia post-vendita: il venditore è responsabile del prodotto difettoso

prodotti difettosi

Garanzia post-vendita: il venditore è responsabile del prodotto difettoso (sia che si tratti di elettrodomestici, auto, abbigliamento, mobili, pc, telefoni, condizionatori, prodotti alimentari, etc.). Contatta subito i nostri sportelli per avere assistenza dedicata. La legge infatti stabilisce che l’acquirente ha diritto a una garanzia legale della durata di due anni che può far rivalere sul venditore in tutte quelle situazioni in cui il prodotto risulta difettoso, non funzionante, difforme rispetto a quello ordinato o diverso da quello descritto nella pubblicità.

I rimedi previsti dalla garanzia legale sono:

  1. riparazione o sostituzione del bene (c.d. rimedi primari), che si caratterizzano per i seguenti elementi:
  • sono alternativi, a scelta del consumatore, salvo impossibilità o eccessiva onerosità dell’uno rispetto all’altro;
  • sono senza spese per il consumatore;
  • devono essere posti in essere entro un congruo termine e non devono arrecare notevoli inconvenienti al consumatore.
  1. riduzione del prezzo o risoluzione del contratto (c.d. rimedi secondari), che si caratterizzano per i seguenti elementi:
  • sono anch’essi alternativi, a scelta del consumatore;
  • sono attivabili nel caso in cui la riparazione o la sostituzione siano impossibili o eccessivamente onerose; nel caso in cui riparazione o sostituzione siano tardive rispetto al termine congruo assegnato; nel caso in cui riparazione o sostituzione abbiano  provocato notevoli inconvenienti al consumatore.

Pertanto, quando la riparazione o la sostituzione non abbiano dato esito favorevole per il consumatore, egli potrà richiedere, a sua scelta, la risoluzione del contratto (e cioè dovrà restituire la merce con restituzione contestuale del prezzo pagato) o la riduzione del prezzo (il consumatore potrà tenere il bene “difettoso”, ma con il rimborso di una parte del prezzo). Nel caso della riduzione del prezzo, l’entità della somma da restituire sarà proporzionata all’uso che sia stato fatto della cosa, valutando il singolo caso.

Quali sono i termini per far rispettare la garanzia? Leggi Garanzia post-vendita, i termini per far valere i diritti

Per avere maggiori informazioni su garanzia legale e convenzionale, leggi Garanzia legale e garanzia convenzionale, quale differenza e quale difesa?

HAI BISOGNO DEL NOSTRO AIUTO? SCRIVICI ALLO SPORTELLO PRODOTTI DIFETTOSI

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 20 marzo 2019

Contratti: le clausole da non firmare

Quando allacciamo un servizio (luce, gas, telefono), sottoscriviamo una polizza assicurativa o acquistiamo un pacchetto turistico (etc.), sottoscriviamo contratti inseriti in moduli o formulari prestampati. Sovente, per eccesso di fiducia, per impreparazione o pigrizia non leggiamo i documenti e finiamo per sottoscrivere accordi o condizioni che poi si ritorcono contro di noi. È il caso delle cosiddette “clausole vessatorie”, cioè clausole illecite e abusive che pongono il consumatore in una posizione di “debolezza contrattuale” producendo a suo carico un significativo squilibrio di diritti ed obblighi.

Il Codice del Consumo (artt.33 e ss) pone delle regole che affrontano questi rischi e che mirano a tutelare il consumatore.

CHE COSA SONO LE CLAUSOLE VESSATORIE

Cosa sono le clausole vessatorie?

Si tratta di clausole contrattuali che vengono formulate in modo da risultare particolarmente sfavorevoli per il consumatore e creano uno squilibrio negoziale a vantaggio del venditore.

Quali sono le clausole che la legge presume vessatorie?

L’art 33 del Codice del Consumo fa un elenco delle clausole che si presumono vessatorie fino a prova contraria. Questo elenco non è tassativo: vessatorie sono tutte le clausole che , anche se non presenti nell’art 33 Cod. Cons., realizzano una situazione di eccessivo squilibrio e danno a carico del consumatore. Ex art 33 Cod. Cons. sono vessatorie le clausole che:

– escludono o limitano la responsabilità del professionista in caso di morte o danno alla persona del consumatore, risultante da un fatto o da un’omissione del professionista;

– escludono o limitano le azioni o i diritti del consumatore nei confronti del professionista o di un’altra parte in caso di inadempimento totale o parziale o di adempimento inesatto da parte del professionista;

– escludono o limitano l’opportunità da parte del consumatore della compensazione di un debito nei confronti del professionista con un credito vantato nei confronti di quest’ultimo;

– prevedono un impegno definitivo (irrevocabile) del consumatore mentre l’esecuzione della prestazione del professionista e’ subordinata ad una condizione il cui adempimento dipende unicamente dalla sua volontà;

– riconoscono al solo professionista e non anche al consumatore la facoltà di recedere dal contratto, nonché consentono al professionista di trattenere anche solo in parte la somma versata dal consumatore a titolo di corrispettivo per prestazioni non ancora adempiute, quando sia il professionista a recedere dal contratto;

– consentono al professionista di recedere da contratti a tempo indeterminato senza un ragionevole preavviso (ciò tranne nel caso di giusta causa, documentabile);

– prevedono l’estensione dell’adesione del consumatore a clausole che lo stesso non ha avuto la possibilità di conoscere prima della conclusione del contratto (perché per esempio contenute in un allegato non mostrato);

– stabiliscono che il prezzo dei beni o dei servizi sia determinato al momento della consegna o della prestazione (sono escluse le indicizzazioni previste dalla legge, qualora il meccanismo di variazione sia ben descritto);

– riservano al professionista il potere di accertare (secondo il proprio insindacabile giudizio) la conformità del bene venduto o del servizio prestato a quello previsto nel contratto o gli conferiscono il diritto esclusivo d’interpretare una clausola qualsiasi del contratto;

– limitano la responsabilità del professionista rispetto alle obbligazioni derivanti dai contratti stipulati in suo nome dai mandatari o subordinano l’adempimento delle suddette obbligazioni al rispetto di particolari formalità;

– limitano o escludono l’opponibilità dell’eccezione d’inadempimento da parte del consumatore (ossia la facoltà di rifiutarsi di adempiere un’obbligazione se l’altra parte non adempie o non offre di adempiere contemporaneamente la propria);

– consentono al professionista di sostituire a sé un terzo nei rapporti derivanti dal contratto, anche nel caso di preventivo consenso del consumatore, qualora risulti diminuita la tutela dei diritti di quest’ultimo;

– sanciscono a carico del consumatore decadenze, limitazioni della facoltà di opporre eccezioni, deroghe alla competenza dell’autorità’ giudiziaria, limitazioni all’adduzione di prove, inversioni o modificazioni dell’onere della prova, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti con i terzi;

– prevedono l’alienazione di un diritto o l’assunzione di un obbligo come subordinati ad una condizione sospensiva dipendente dalla mera volontà del professionista a fronte di un’obbligazione immediatamente efficace del consumatore. E’ fatto salvo il disposto dell’articolo 1355 del codice civile;

– stabilire come sede del foro competente sulle controversie località diversa da quella di residenza o domicilio elettivo del consumatore.

COME RICONOSCERE LE CLAUSOLE VESSATORIE

A chi spetta l’onere della prova in caso di controversia?

L’onere di dimostrare che non si tratta di clausole vessatorie spetta sempre al professionista, sul quale incombe la prova che la clausola è stata oggetto di una specifica trattativa tra le due parti. Egli deve dimostrare pertanto che il consumatore che ha sottoscritto le condizioni contrattuali era consapevole e conscio dei suoi diritti e doveri.

Quali sono i criteri per valutare la vessatorietà di una clausola?

Il Codice del Consumo fornisce all’art.34, in linea orientativa, alcuni parametri per valutare la vessatorietà o meno di una clausola contrattuale. E’ importante ricordare che la legge parla di “presunzione” di vessatorietà: per capire se la clausole è vessatoria o meno, si pone come necessaria l’interpretazione di altri elementi riguardanti la compravendita del bene/servizio. Quel che conta è che sia rispettato l’equilibrio contrattuale tra diritti e doveri delle due parti. Nel leggere il contratto dobbiamo tener conto di ciò che esso dispone in ogni sua parte.

Sottoscrizione di contratti contenuti in moduli o fomulari (cd. Contratti di adesione)

Questi contratti sono particolarmente meritevoli di attenzione poiché si tratta di moduli o formulari prestampati e dunque predisposti solo da una delle parti contraenti, – il professionista – con i quali vengono definite a priori le condizioni che regoleranno i rapporti tra un soggetto e l’altro. Sono diffusi sopratutto nel commercio su larga scala, in particolare nei servizi bancari, assicurativi, nelle società d telecomunicazioni o di fornitura di un servizio (luce, acqua, gas). In questi casi è necessario dimostrare che il consumatore ha avuto modo di conoscere il testo, analizzarne i contenuti e decidere di approvarlo apponendo una doppia sottoscrizione anche per le condizioni considerate più svantaggiose.

La clausola oggetto di specifica contrattazione tra le parti è da considerarsi vessatoria?

In termini generali la legge prevede che possano considerarsi vessatorie le clausole non contrattate specificatamente.

In questi casi e’ il professionista che deve fornire la prova inerente la contrattazione della specifica clausola. La giurisprudenza è concorde nel ritenere che è necessaria la prova di una trattativa e a tal fine non e’ sufficiente la sottoscrizione di una semplice lista di clausole – ad esempio quelle contenute in un contratto di adesione sottoscritto solo in calce – ma la clausola può essere considerata valida SOLO se separatamente evidenziata rispetto alle altre e autonomamente sottoscritta. Quindi, in termini pratici, la clausola che teoricamente potrebbe dirsi vessatoria diventa valida se specificatamente conosciuta, approvata e sottoscritta dal consumatore.

La nullità di protezione

La legge individua delle clausole che sono sempre considerate vessatorie, dunque nulle, anche se sono state oggetto di trattativa individuale. Si tratta delle clausole che hanno per oggetto o per effetto di:

-escludere o limitare la responsabilità del professionista in caso di morte o danno alla persona del consumatore, risultante da un fatto o da un’omissione del professionista;

– escludere o limitare le azioni del consumatore nei confronti del professionista o di un’altra parte in caso di inadempimento inesatto da parte del professionista;

– prevedere l’adesione del consumatore estesa a clausole che non ha avuto di fatto la possibilità di conoscere prima della conclusione del contratto.

COME DIFENDERSI

Come ci si difende dalle clausole vessatorie?

Il consumatore può, nella fase di stipulazione del contratto, rifiutarsi di sottoscrivere la singola clausola. In una fase successiva, una volta cioè che la clausola è stata inserita, si può chiedere con un ricorso giudiziario la dichiarazione di vessatorietà delle singole clausole. Le associazioni dei consumatori, infine, hanno la possibilità di avviare delle azioni inibitorie volte a far eliminare le clausole ritenute vessatorie, contenute nei contratti, specie quelli di massa conclusi attraverso formulari standard.

Cosa succede se la clausola è ritenuta vessatoria dal giudice?

Una clausola contestata e riconosciuta vessatoria da un giudice diventa nulla, quindi inefficace, mentre il resto del contratto rimane valido in tutti i suoi punti e produrrà gli effetti consapevolmente stabiliti e voluti dalle parti.

Per avere assistenza e valutare con i nostri esperti la legittimità di un contratto, contattaci attraverso gli sportelli dell’Unione Nazionale Consumatori

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 13 febbraio 2019

ABC reclami telefonia: Tim, Vodafone, Wind, H3G

Questo ABC telefonia presenta una rapida panoramica dei reclami più comuni relativi alla bolletta di telefonia, fornendo ai consumatori alcuni semplici consigli per difendersi.

Non sempre, infatti, il consumatore riesce ad avere il controllo sul proprio traffico telefonico e il risultato può essere una bolletta esorbitante. D’altra parte le compagnie telefoniche, talvolta, attivano alcuni servizi senza che l’utente ne abbia mai fatto richiesta: si tratta di pratiche commerciali scorrette che danno diritto ad un rimborso.

Vediamo, dunque, quali sono i reclami più frequenti denunciati agli sportelli dell’Unione Nazionale Consumatori:

  • la richiesta di migrazione ad altro operatore o il recesso da un contratto (fisso o mobile) non viene eseguita, o peggio, si arriva ad una doppia fatturazione;
  • l’operatore telefonico attiva servizi supplementari senza aver ricevuto alcuna richiesta da parte del consumatore;
  • durante l’utilizzo di un’App sul proprio smartphone, inavvertitamente si clicca su un banner pubblicitario, che attiva un servizio a pagamento (oppure queste si aggiornano automaticamente scaricando traffico dati all’insaputa dell’utente);
  • per quanto riguarda il roaming, è stato abolito dal 15 giugno 2017;

Ed ecco come difendersi:

  • chiedere al proprio operatore telefonico di disattivare i servizi che non sono ritenuti necessari ed escludere la possibilità di attivare servizi a sovrapprezzo sul proprio abbonamento;
  • in caso di dubbio su specifici servizi, richiedere subito al proprio operatore la disattivazione del servizio non richiesto e il rimborso delle somme non dovute;
  • quando non si vuole effettuare traffico dati all’estero disattivare il roaming dati per evitare di incorrere in tariffe aggiuntive per la navigazione web, l’utilizzo dell’e-mail, MMS e altri servizi dati;
  • nelle impostazioni dello smartphone selezionare l’opzione che prevede l’aggiornamento delle APP solo se autorizzato dall’utente (disattivare l’aggiornamento automatico);

Se hai bisogno di aiuto, contattaci attraverso lo sportello sul nostro sito cliccando sul logo del tuo operatore per ricevere la nostra assistenza personalizzata.

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 18 luglio 2017

Come risparmiare sul riscaldamento

Le case italiane consumano troppa energia per il riscaldamento

Le case italiane consumano troppa energia per il riscaldamento, poiché molte sono state costruite senza tenere in considerazione l’efficienza energetica. In media si consuma tra i 140 ed i 170 kwh/m2/anno. Per meglio comprendere questo dato, basti pensare che esistono oggi tecnologie costruttive ed impiantistiche che consentono di abbassare i consumi per il riscaldamento anche del 30-40%, mantenendo le medesime condizioni di comfort. Anche nelle case esistenti si possono ridurre gli attuali consumi, utilizzando le tecnologie ed i nuovi materiali disponibili, insieme ad un’attenta gestione dell’impianto di riscaldamento.

In generale, possiamo dire che se battere i denti non fa bene, anche l’eccessivo caldo crea problemi alla salute: un giusto compromesso tra salute, portafoglio e ambiente è quello di tenere durante il giorno la temperatura tra i 19 e i 20 gradi. Anche se ci sono bambini, ciò che conta è che l’appartamento non sia freddo: superare i 24 gradi non è l’ideale per un bambino, anzi, al contrario, può essere pericoloso per la sua salute. Un solo grado in più fa aumentare i consumi dell’8%. Se il riscaldamento è autonomo, di notte la caldaia va spenta e programmata per la riaccensione un paio d’ore prima della sveglia mattutina.

I consigli su come risparmiare sul riscaldamento

Ecco di seguito qualche utile consiglio per verificare se il proprio impianto di riscaldamento è efficiente, oppure se ha bisogno di interventi per migliorarlo e risparmiare energia.

1. La nostra abitazione è bene isolata?

Un edificio male isolato fa aumentare le spese per il riscaldamento e per il condizionamento estivo, perché disperde il calore attraverso le finestre, le pareti, i solai ed il tetto.

2Le finestre e le porte vetrate forniscono luce ed aria alle stanze e favoriscono gli apporti temici gratuiti del sole nella casa

Tuttavia, se non hanno ancora i doppi vetri possono disperdere il calore della casa, anche se l’edificio è sufficientemente isolato nelle sue parti murarie. L’intervento più risolutivo consiste nella sostituzione dei serramenti con altri predisposti di doppi vetri: l’intercapedine tra i due strati di vetro (vetrocamera) serve a ridurre il passaggio di calore.

3. L’efficienza della caldaia

L’efficienza della caldaia è fondamentale per risparmiare sul riscaldamento e per ridurre le emissioni inquinanti. Le caldaie a condensazione sono più efficienti di quelle tradizionali, perché recuperano il calore disperso nel camino e lo riutilizzano nel riscaldamento. Il loro costo è superiore del 30-40 per cento ai modelli tradizionali, ma la spesa viene ammortizzata nel giro di pochissimo tempo in quando rendono almeno il 20-30% in più.

Vedi anche: Caldaia: come sceglierla

4. Le valvole termostatiche

Queste valvole, installate sui caloriferi rendono indipendente il funzionamento dei vari termosifoni all’interno dell’abitazione, poiché regolano automaticamente l’afflusso di acqua calda in ciascun termosifone, sulla base alla temperatura scelta ed impostata nella manopola graduata. La valvola si chiude mano a mano che la temperatura della stanza si avvicina a quella desiderata, dirottando l’acqua calda verso gli altri radiatori ancora aperti. Impostando temperature differenziate nelle varie stanze, si ottiene una corretta gestione del comfort secondo le diverse necessità degli abitanti della casa. Dal 1° gennaio 2017 l’installazione di tali valvole è obbligatoria per legge.

5. L’impianto di riscaldamento autonomo è economico quando serve una villetta unifamiliare o piccoli edifici di 3 – 4 abitazioni

Negli edifici maggiori è antieconomico perché:

  1. la potenza complessiva delle caldaie autonome installate è sproporzionata rispetto alle esigenze energetiche dell’edificio;
  2. i costi di manutenzione sono più elevati;
  3. la sicurezza è inferiore.

La legge vieta l’installazione degli impianti autonomi negli edifici di nuova costruzione con più di 4 abitazioni.

6. Nell’impianto di riscaldamento del condominio è importante che la caldaia sia dimensionata secondo il reale fabbisogno termico dell’edificio.

Se nella centrale termica del condominio vi è installata una caldaia di tipo tradizionale, anche se funziona ancora bene, conviene sostituirla con una caldaia a condensazione in cascata, che ottimizza al meglio il consumo di combustibile.

Vedi anche: ABC caldaia a condensazione

Per ottenere ulteriori risparmi di energia, nelle abitazioni condominiali è altresì opportuno installare le valvole termostatiche su ciascun radiatore ed un sistema di contabilizzazione individuale del calore.
In sostanza, un impianto di riscaldamento centralizzato è energeticamente efficiente quando ha:
I. Una caldaia dimensionata secondo il reale fabbisogno termico dell’edificio.
II. Una caldaia a condensazione in cascata, invece di una sola caldaia tradizionale.
III. La termoregolazione autonoma di ogni abitazione, dove ogni radiatore ha installato ripartitori di calore e valvole termostatiche.
IV. La contabilizzazione individuale del calore, gestita da una Società specializzata, che legge i dati e ripartisce i costi sulla base dei consumi effettuati da ciascuna famiglia.

7. Utilizzare i pellets per risparmiare sul riscaldamento

Oltre che con il gas ed il gasolio, come combustibile per il riscaldamento si possono bruciare i pellets, che sono piccoli granuli compressi, prodotti con gli scarti di lavorazione delle segherie e dell’industria del legno.

I pellets sono ecologici e meno costosi di altri combustibili: infatti non si aumentano le emissioni di CO2 poiché tutta l’anidride carbonica emessa durante la combustione, era stata in precedenza assorbita dalla pianta durante la sua vita ed inoltre costano circa un terzo meno del gas.
Le stufe a pellets richiedono una attenta manutenzione per lo smaltimento delle ceneri e la pulizia della canna fumaria.

Le detrazioni fiscali

Attualmente è assai conveniente realizzare interventi di riqualificazione energetica degli edifici, poiché il 65% dei costi sostenuti può essere detratto dall’IRPEF. Ricordiamo infine che è comunque consigliabile far effettuare da un professionista indipendente una Analisi Energetica Dettagliata dell’edificio, prima di decidere gli interventi da fare e di affidare l’incarico all’impresa che dovrà eseguire i lavori.

Per maggiori informazione è possibile contattare i nostri esperti attraverso il nostro sportello di assistenza ai consumatori.

Autore: Pieraldo Isolani
Data: 2 gennaio 2019

L’esperto risponde su… Diritto di chiamata

Quando chiamo un tecnico a casa per una riparazione devo pagare il diritto di chiamata? Quale deve essere l’importo e da chi viene stabilito? Esiste una legge che definisce regole precise in materia?

Il diritto di chiamata consiste nel corrispettivo che si deve pagare ad un tecnico per il semplice fatto che si sia recato presso il domicilio del cliente, in caso di guasti e malfunzionamenti del prodotto, a prescindere dal fatto che abbia eseguito o meno operazioni di riparazione sul bene oggetto della chiamata.

Nel diritto di chiamata viene ricompreso, ad esempio, il tempo perso per strada per raggiungere il luogo dell’intervento (spesso dall’altra parte della città nell’orario più critico), la benzina, l’usura del mezzo in generale e tante altre spese vive della giornata.

La disciplina del diritto di chiamata cambia a seconda del fatto che l’oggetto della chiamata consista in un bene coperto dalla garanzia o meno. Quando si acquista un bene ed esso si rivela difettoso entro due anni dall’acquisto, il consumatore può chiedere al venditore ovvero all’esercizio commerciale dove ha acquistato il bene di ripararlo o di sostituirlo, assolutamente senza spese. In tali casi, non possono mai gravare sul consumatore le spese necessarie per la spedizione, per la mano d’opera e per i materiali necessari alla riparazione/sostituzione del bene. Pertanto, in questo caso il diritto di chiamata non può e non deve essere richiesto al cliente da parte del produttore o chi per lui.

Per quanto riguarda, invece, l’intervento del tecnico per la riparazione di beni non in garanzia e cioè beni che si rivelano difettosi dopo che siano trascorsi due anni dall’acquisto, è previsto che si debba pagare un corrispettivo per la prestazione di mano d’opera e anche la semplice chiamata del tecnico, a prescindere dal fatto che abbia o meno eseguito operazioni sul bene. In questo caso il diritto di chiamata non è regolato da una normativa nazionale, ma è disciplinato dagli usi e dai regolamenti locali degli artigiani. Le tariffe professionali e i costi medi degli interventi degli artigiani sono consultabili presso la Camera di Commercio di ogni Provincia.

Va ricordato comunque che il soggetto professionale deve informare preventivamente il consumatore sui costi dell’intervento, quindi se il diritto di chiamato compare solo alla presentazione del conto e non era stata data alcuna specifica in anticipo, potrebbero esserci gli estremi per una contestazione.

In caso di problemi conviene sempre avvertire l’artigiano della nostra intenzione di chiedere chiarimenti alle Associazioni di categoria e alla locale Camera di Commercio. In ogni caso, per segnalazioni o reclami si puó contattare lo sportello dell’Unione Nazionale Consumatori

Per scoprire tutte le faq, clicca qui

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 2 gennaio 2019

Epifania, giochi e dolci sicuri nella calza della Befana

Il Natale è appena terminato ma è già arrivato il momento di pensare ai regali per la Befana. Mancano pochi giorni al 6 gennaio e la tradizione vuole che per la Befana si regali la calza piena di dolcetti: caramelle, cioccolata e anche il carbone!
Spesso, però, c’è anche chi acquista un altro regalo per il proprio bambino. Allora assicuriamoci che i giocattoli non siano contraffatti e pericolosi.

Il rischio di acquistare prodotti pericolosi è in agguato tutto l’anno, ma è soprattutto a Natale e alla Befana, quando si acquistano più giocattoli, che i pericoli aumentano. Ricordiamo che i giocattoli contraffatti possono essere fonte di inalazioni, ustioni, ferite agli arti, agli occhi, provocare reazioni allergiche. 

Di seguito i nostri consigli per regali e calze sicuri:

 – Se acquistate calze preconfezionate attenti alle date di scadenza dei dolcetti.
 – Acquistate i doni solo in negozi di fiducia, mai da venditori abusivi, non autorizzati. 
 – Tutti i giocattoli commercializzati all’interno degli Stati membri dell’Ue devono recare il marchio di conformità CE, attraverso il quale il produttore dichiara di aver valutato il prodotto rispetto ai requisiti di sicurezza europei prima di metterlo sul mercato. 
 – Sono consigliati anche contrassegni volontari:  il marchio di sicurezza IMQ (Istituto Italiano del Marchio di Qualità) per i prodotti elettrici ed il marchio “Giocattoli Sicuri” dell’Istituto Italiano Sicurezza Giocattoli.
 – Non acquistate prodotti che non hanno le informazioni sulla provenienza. Devono essere indicati, infatti, il Paese di origine, se situato fuori dall’Unione europea, ed il nome o la ragione sociale, nonché l’indirizzo della sede legale del fabbricante o dell’importatore responsabile dell’immissione sul mercato.
 – Controllate l’indicazione dell’età per la quale il gioco è consigliato e rispettatela.
 – Non acquistate regali che non hanno scritte ed indicazioni in lingua italiana. Devono esserci anche le istruzioni sulle modalità di utilizzo e l’eventuale montaggio. 
 – Buttate l’imballaggio, ma ritagliate l’indirizzo del produttore o distributore: vi potrebbe servire per azioni legali.
 – Controllate che la confezione sia integra e conservate sempre lo scontrino per poter cambiare la merce difettosa.
 – Non prendete doni troppo piccoli che possono essere ingoiati dai bambini. 
 – I giocattoli non devono avere parti appuntite o taglienti. Tutto deve essere arrotondato.
 – Attenti anche alle corde che devono essere di lunghezza e spessore tali da non trasformarsi in nodi scorsoi, agli ingranaggi meccanici, che non dovrebbero mai essere accessibili, alle parti in ferro arrugginite, alle batterie che non si devono poter togliere facilmente.
 – I materiali non devono essere tossici o facilmente infiammabili. 

E se decidi di acquistare online, non perdere la nostra guida E-commerce che fornisce gli utili strumenti per l’autotutela!

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 2 gennaio 2019

Il vademecum sugli addobbi natalizi

Dalla stabilità degli addobbi di Natale al rischio incendio, è bene adottare alcuni accorgimenti per evitare incidenti domestici in questi giorni di festa: fissate bene le decorazioni, facendo particolare attenzione, soprattutto se ci sono dei bambini in casa, agli addobbi in vetro (meglio metterli nei punti più alti) e a quelli che hanno parti piccole che possono esser ingerite; scegliete con cura anche la base dell’albero, che deve essere proporzionata alle dimensioni e se è il caso andrebbe rinforzata per evitare che l’albero si rovesci.

Particolare attenzione va fatta alle luci, ecco quindi 10 semplici consigli per l’acquisto delle luminarie:

  1. Acquistate le luminarie solo in negozi di fiducia e da rivenditori qualificati, mai da venditori abusivi non autorizzati, possibilmente da ditte specializzate e note nella vendita di prodotti elettrici.
  2. Non acquistate luminarie che non hanno scritte ed indicazioni in lingua italiana. Devono esserci anche le istruzioni sulle modalità di utilizzo.
  3. Non acquistate prodotti che non hanno le informazioni sulla provenienza. Sulla confezione devono essere indicati, infatti, il Paese di origine, se situato fuori dall’Unione europea, ed il nome o la ragione sociale, nonché l’indirizzo della sede legale del fabbricante o dell’importatore responsabile dell’immissione sul mercato.
  4. Acquistate solo luminarie con il marchio CE, con la C staccata dalla E (altrimenti è China Export). Per prodotti elettrici è consigliato anche il marchio di sicurezza (IMQ).
  5. Le luminarie non sono giocattoli, quindi non affidatele ai bambini.
  6. Attenti agli animali domestici.
  7. Ricordate che prezzi molto bassi possono essere indice di scarsa qualità e di possibile pericolo.
  8. Controllate che la confezione sia integra.
  9. Conservate sempre lo scontrino per poter cambiare la merce difettosa.
  10. Buttate l’imballaggio, ma ritagliate l’indirizzo del produttore o distributore: vi potrebbe servire per azioni legali.

Autore: Simona Volpe
Data: 5 dicembre 2018

L’esperto risponde su… prodotto difettoso

Esiste un termine entro il quale posso denunciare la difformità di un bene?

Si, il consumatore ha due mesi di tempo (e non 8 giorni o 7) dalla data in cui ha scoperto il difetto di conformità (e non dalla data dello scontrino) per denunciarlo al venditore, altrimenti decade dai diritti previsti dal Codice del Consumo (riparazione o sostituzione del bene). La denuncia non è necessaria se il venditore ha riconosciuto l’esistenza del difetto o lo ha occultato. L’azione si prescrive in 26 mesi (ossia i 2 anni di garanzia + i 2 mesi per denunciare il difetto).

Facciamo un esempio pratico. Se acquistate ora un regalo di Natale, i due mesi non scattano dal giorno dell’acquisto, ma come minimo dal 25 dicembre, ossia dal giorno in cui avete aperto il pacco.

Autore: Mauro Antonelli
Data: 20 novembre 2018

Pneumatici invernali: cosa c’è da sapere

In Italia dal 15 novembre al 15 aprile vige l’obbligo di montare le gomme da neve, o di avere le catene a bordo, se si percorrono determinate strade o se le condizioni meteorologiche lo rendono necessario.

Le sanzioni variano da un minimo di 41 euro a un massimo di 318 euro e dipendono dal tipo di strada su cui è stata commessa l’infrazione: a partire da 41 euro in un centro abitato, da 85 euro fuori dai centri abitati, da 80 a 318 euro in autostrada con la decurtazione di 3 punti dalla patente. Nei primi due casi è prevista anche l’intimazione a non proseguire il viaggio come spiega la Polizia di Stato.

Pneumatici, cose da sapere

Gli pneumatici sono essenziali per la sicurezza di marcia, ma non basta controllare battistrada e pressione. Dobbiamo imparare a leggere attentamente la carta di circolazione che riporta tutte le informazioni che ci servono per metterci al riparo da sanzioni, inevitabili in caso di irregolarità che non sfuggono al primo controllo della stradale o dei vigili.

La situazione si complica dopo che i sindaci di località con forti variazioni climatiche, hanno esercitato il potere di prescrivere l’obbligo di pneumatici invernali nel territorio, in periodi definiti dell’anno. Il Ministero dei Trasporti, con la circolare numero 1.049 del 17 gennaio 2014, ha chiarito che chi monta pneumatici di tipo M+S (Mud + Snow, ovvero Fango + Neve) con codice di velocità inferiore a quanto indicato in carta di circolazione, può viaggiare dal 15 ottobre al 15 maggio. Pertanto viene concesso un mese, prima e dopo la vigenza delle ordinanze, per effettuare il rimontaggio dei pneumatici di tipo estivo, ovvero con caratteristiche prestazionali di serie.

Di conseguenza, a partire dal 16 maggio e sino al 14 ottobre, non è consentita la circolazione con pneumatici M+S, a meno che la carta di circolazione specifichi questo tipo di pneumatico come di serie (es. Honda CRV), con codici di velocità inferiori a quelli riportati in carta di circolazione: l’infrazione di riferimento comporta, non solo significative sanzioni pecuniarie (da 419 euro a 1.682 euro), ma anche il ritiro della carta di circolazione e l’invio in revisione del veicolo.

Controllo delle gomme

Il gommista vi deve garantire gomme conformi al codice, ma è bene saper dove controllare: il fianco della gomma è un piccolo libro che dice tutto del pneumatico, compresa la data di fabbricazione; per verificare la coerenza rispetto alla carta di circolazione basta il codice fondamentale, ad esempio:

235/55 R17 99WTL (larghezza/altezza/cerchio/indice di carico/codice velocità/tipo)

1) Larghezza (235)

Il numero 235 indica la larghezza in millimetri. Per pneumatici standard, questo numero può variare tra 125 e 335 millimetri.

2) Altezza (55)

55 è l’altezza della gomma espressa come percentuale della larghezza. In questo esempio, l’altezza del 55% della larghezza totale di 235 mm, che è 129,25 mm.

3) R

La lettera R indica che il pneumatico è Radiale, rappresenta quindi il tipo di costruzione del pneumatico. Potrete anche trovare la sigla ZR che indica un pneumatico per alte velocità oppure RF per pneumatici Run Flat.

3) Cerchio (17)

17 è il diametro del cerchio interno alla gomma. E’ sempre espresso in pollici. Il numero può variare tra 10 e 23 pollici per le automobili.

4) Indice di carico (99)

99 è l’indicatore del massimo carico trasportabile da ogni singolo pneumatico alla velocità indicata dall’indicatore di velocità (99 = 775 kg).

5) Codice velocità

La lettera indica la velocità massima per quel pneumatico a pieno carico. W corrisponde alla velocità massima di 270 km/h. Questa deve essere generalmente più alta di quella effettiva del veicolo. Ad ogni modo, ci sono eccezioni per gli pneumatici invernali e alcune esenzioni in alcune nazioni. Fai attenzione a non avere pneumatici con indice di velocità o di carico più basso. Queste informazioni sono contenute nel manuale della tua vettura e sulla carta di circolazione.

Il montaggio di pneumatici con Codice di Velocità più alto di quello riportato dalla carta di circolazione è ammesso.

Codice di velocità
Indice M N P Q R S T U H VR V ZR W Y
km/h  130 140 150 160 170 180 190 200 210 >210 240 >240 270 300

6) Tipo di pneumatico

La sigla TL significa Tubeless, cioè senza camera d’aria.

Il tipo di gomma, cioè se estivo o invernale si trova sempre sul fianco del pneumatico; se adatto alla stagione invernale troveremo la sigla M+S (Mud + Snow, cioè Fango e Neve), oppure MS o M&S, sul lato opposto a quello del codice; se la carta di circolazione specifica Pneumatici M+S come caratteristica di serie, come detto sopra, potete utilizzarli tutto l’anno, altrimenti solo nel periodo sopraindicato.

Ricordate che in alcuni paesi, come Germania e Austria, oltre al tipo giusto, occorre uno spessore minimo del battistrada di 4 mm.

Per finire, occhio al DOT, la data di nascita dello pneumatico; è riportato sul fianco del veicolo ed è un numero a 4 cifre (dal 2000, prima era di 3); le seconde due cifre indicano l’anno (10=2010) mentre le prime due cifre indicano la settimana di produzione.

Autore: Rocco Bellantone
Data: 20 novembre 2018

L’esperto risponde su… rimborso Trenitalia

Per colpa dell’impianto di climatizzazione non funzionante sul treno Frecciarossa sono tornato a casa con una brutta influenza! Considerato il costo del biglietto a tariffa piena, ho diritto perlomeno a un rimborso?

Secondo il Regolamento di Trenitalia, se su AV, Frecciarossa, Frecciargento, Frecciabianca e Intercity non funziona totalmente l’impianto di climatizzazione si ha diritto ad un bonus del 25 per cento del prezzo del biglietto. Ricordiamo però che se il treno in questione è anche in ritardo, i due bonus non sono cumulabili e si ha diritto soltanto a quello per il ritardo.

Per avere maggiori informazioni e assistenza vai al nostro sportello Turismo e viaggi

Autore: Anna Antico
Data
: 17 ottobre 2018