Archivio dell'autore: romina righi

L’esperto risponde su… diritto di chiamata

Quando chiamo un tecnico a casa per una riparazione devo pagare il diritto di chiamata? Quale deve essere l’importo e da chi viene stabilito? Esiste una legge che definisce regole precise in materia?

Il diritto di chiamata consiste nel corrispettivo che si deve pagare ad un tecnico per il semplice fatto che si sia recato presso il domicilio del cliente, in caso di guasti e malfunzionamenti del prodotto, a prescindere dal fatto che abbia eseguito o meno operazioni di riparazione sul bene oggetto della chiamata.

Nel diritto di chiamata viene ricompreso, ad esempio, il tempo perso per strada per raggiungere il luogo dell’intervento (spesso dall’altra parte della città nell’orario più critico), la benzina, l’usura del mezzo in generale e tante altre spese vive della giornata.

La disciplina del diritto di chiamata cambia a seconda del fatto che l’oggetto della chiamata consista in un bene coperto dalla garanzia o meno. Quando si acquista un bene ed esso si rivela difettoso entro due anni dall’acquisto, il consumatore può chiedere al venditore ovvero all’esercizio commerciale dove ha acquistato il bene di ripararlo o di sostituirlo, assolutamente senza spese. In tali casi, non possono mai gravare sul consumatore le spese necessarie per la spedizione, per la mano d’opera e per i materiali necessari alla riparazione/sostituzione del bene. Pertanto, in questo caso il diritto di chiamata non può e non deve essere richiesto al cliente da parte del produttore o chi per lui.

Per quanto riguarda, invece, l’intervento del tecnico per la riparazione di beni non in garanzia e cioè beni che si rivelano difettosi dopo che siano trascorsi due anni dall’acquisto, è previsto che si debba pagare un corrispettivo per la prestazione di mano d’opera e anche la semplice chiamata del tecnico, a prescindere dal fatto che abbia o meno eseguito operazioni sul bene. In questo caso il diritto di chiamata non è regolato da una normativa nazionale, ma è disciplinato dagli usi e dai regolamenti locali degli artigiani. Le tariffe professionali e i costi medi degli interventi degli artigiani sono consultabili presso la Camera di Commercio di ogni Provincia.

Va ricordato comunque che il soggetto professionale deve informare preventivamente il consumatore sui costi dell’intervento, quindi se il diritto di chiamato compare solo alla presentazione del conto e non era stata data alcuna specifica in anticipo, potrebbero esserci gli estremi per una contestazione.

In caso di problemi conviene sempre avvertire l’artigiano della nostra intenzione di chiedere chiarimenti alle Associazioni di categoria e alla locale Camera di Commercio. In ogni caso, per segnalazioni o reclami si puó contattare lo sportello dell’Unione Nazionale Consumatori

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Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 2 gennaio 2020
Aggiornamento: 15 luglio 2020

L’esperto risponde su… prodotto difettoso

Esiste un termine entro il quale posso denunciare la difformità di un bene?

Sì, il consumatore ha due mesi di tempo (e non 8 giorni o 7) dalla data in cui ha scoperto il difetto di conformità (e non dalla data dello scontrino) per denunciarlo al venditore. E’ quanto prevede l‘art. 132 del Codice del Consumo, ossia del Decreto legislativo n. 206 del 2005. La denuncia non è necessaria se il venditore ha riconosciuto l’esistenza del difetto o lo ha occultato. L’azione si prescrive in 26 mesi (ossia i 2 anni di garanzia + i 2 mesi per denunciare il difetto).

Gli 8 giorni di cui all’art. 1495 del codice civile, che comunque sono sempre dalla data della scoperta del vizio e non dalla data dello scontrino, non valgano più per il consumatore (dal 2002) ma solo per il professionista, per il quale la garanzia è un anno solo e non 2.

Se il consumatore non denuncia il difetto entro 2 mesi, decade dai diritti previsti dall’art. 130, ossia riparazione, sostituzione, riduzione del prezzo e risoluzione del contratto.

Vediamo nel dettaglio questi diritti. In caso di difetto di conformità, avete diritto alla riparazione o alla sostituzione. La scelta è del consumatore, salvo che il rimedio richiesto sia impossibile o eccessivamente oneroso per il venditore rispetto all’altra soluzione (non potete prendere la sostituzione dell’auto solo perché è rotto lo specchietto retrovisore, in tal caso dovete accettare la riparazione). Il bene può ovviamente essere stato usato nel frattempo (altrimenti come potete accorgervi che il telefonino è difettoso?) e la confezione buttata. La pretesa di alcune catene di sostituire il bene solo a chi presenta l’imballaggio originale integro è contraria alla legge.

Se la riparazione e sostituzione sono impossibili (ad esempio perché la taglia giusta non c’è più, oppure il modello di telefonino è finito) o eccessivamente onerose (la riparazione è tecnicamente possibile ma troppo costosa), non sono fatte entro un congruo termine dalla richiesta, oppure la sostituzione o la riparazione precedentemente effettuata ha arrecato notevoli inconvenienti al consumatore (cellulare rimasto per troppo tempo nel centro riparazione), allora potete chiedere, come seconda possibilità, una riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto, ossia la restituzione dei soldi, sempre a vostra scelta.

Autore: Mauro Antonelli
Data: 13 maggio 2020

 

Le case italiane consumano troppa energia per il riscaldamento

Le case italiane consumano troppa energia per il riscaldamento

Le case italiane consumano troppa energia per il riscaldamento, poiché molte sono state costruite senza tenere in considerazione l’efficienza energetica. In media si consuma tra i 140 ed i 170 kwh/m2/anno. Per meglio comprendere questo dato, basti pensare che esistono oggi tecnologie costruttive ed impiantistiche che consentono di abbassare i consumi per il riscaldamento anche del 30-40%, mantenendo le medesime condizioni di comfort. Anche nelle case esistenti si possono ridurre gli attuali consumi, utilizzando le tecnologie ed i nuovi materiali disponibili, insieme ad un’attenta gestione dell’impianto di riscaldamento.

In generale, possiamo dire che se battere i denti non fa bene, anche l’eccessivo caldo crea problemi alla salute: un giusto compromesso tra salute, portafoglio e ambiente è quello di tenere durante il giorno la temperatura tra i 19 e i 20 gradi.  Un solo grado in più fa aumentare i consumi tra il 5 e l’8%. Se il riscaldamento è autonomo, di notte la caldaia va spenta e programmata per la riaccensione un paio d’ore prima della sveglia mattutina.

I consigli su come risparmiare sul riscaldamento

Ecco di seguito qualche utile consiglio per verificare se il proprio impianto di riscaldamento è efficiente, oppure se ha bisogno di interventi per migliorarlo e risparmiare energia.

  1. La nostra abitazione è bene isolata?

Un edificio male isolato fa aumentare le spese per il riscaldamento e per il condizionamento estivo, perché disperde il calore attraverso le finestre, le pareti, i solai ed il tetto.

  1. Le finestre e le porte vetrate forniscono luce ed aria alle stanze e favoriscono gli apporti temici gratuiti del sole nella casa. 

Tuttavia, se non hanno ancora i doppi vetri possono disperdere il calore della casa, anche se l’edificio è sufficientemente isolato nelle sue parti murarie. L’intervento più risolutivo consiste nella sostituzione dei serramenti con altri predisposti di doppi vetri: l’intercapedine tra i due strati di vetro (vetrocamera) serve a ridurre il passaggio di calore.

  1. L’efficienza della caldaia

L’efficienza della caldaia è fondamentale per risparmiare sul riscaldamento e per ridurre le emissioni inquinanti. Le caldaie a condensazione sono più efficienti di quelle tradizionali, perché recuperano il calore disperso nel camino e lo riutilizzano nel riscaldamento. Il loro costo è superiore del 30-40 per cento ai modelli tradizionali, ma la spesa viene ammortizzata nel giro di pochissimo tempo in quando rendono almeno il 20-30% in più.

Vedi anche: Caldaia: come sceglierla

  1. Le valvole termostatiche

Queste valvole, installate sui caloriferi rendono indipendente il funzionamento dei vari termosifoni all’interno dell’abitazione, poiché regolano automaticamente l’afflusso di acqua calda in ciascun termosifone, sulla base della temperatura scelta ed impostata nella manopola graduata. La valvola si chiude mano a mano che la temperatura della stanza si avvicina a quella desiderata, dirottando l’acqua calda verso gli altri radiatori ancora aperti. Impostando temperature differenziate nelle varie stanze, si ottiene una corretta gestione del comfort secondo le diverse necessità degli abitanti della casa.

 

Le detrazioni fiscali

Attualmente è assai conveniente realizzare interventi di riqualificazione energetica degli edifici, poiché una parte consistente (che può variare dal 50 al 90% a seconda degli interventi) dei costi sostenuti può essere detratto dall’IRPEF. Ricordiamo infine che è comunque consigliabile far effettuare da un professionista indipendente una Analisi Energetica Dettagliata dell’edificio, prima di decidere gli interventi da fare e di affidare l’incarico all’impresa che dovrà eseguire i lavori.

Ecco a questo link il sito dedicato di ENEA alle detrazioni fiscali per l’efficienza energetica:  https://www.efficienzaenergetica.enea.it/detrazioni-fiscali.html

Per maggiori informazioni è possibile contattare i nostri esperti attraverso il nostro sportello di assistenza ai consumatori.

Autore: Marco Vignola
Data: 2 gennaio 2019
Aggiornamento: 15 aprile 2020

Pubblicità ingannevole: come denunciarla

Ogni cittadino e qualsiasi associazione od organizzazione che ne abbia interesse può richiedere l’intervento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) per denunciare i casi di pubblicità ingannevole e pratiche commerciali scorrette. Il termine per la conclusione del procedimento è di 120 giorni, decorrenti dalla data di protocollo della comunicazione di avvio e di 150 giorni quando si debba chiedere il parere dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Il termine può essere prorogato, con provvedimento motivato, in presenza di particolari esigenze istruttorie, fino ad un massimo di trenta giorni, ovvero, nel caso in cui il denunciato presenti degli impegni, fino ad un massimo di sessanta giorni. Entro e non oltre 30 giorni dalla ricezione della comunicazione di avvio del procedimento, il denunciato può presentare, in forma scritta, impegni tali da far venire meno i profili di illegittimità della pubblicità.
L’Autorità valuta gli impegni e: qualora li ritenga idonei, dispone con provvedimento la loro accettazione rendendoli obbligatori per il denunciato, chiudendo il procedimento senza accertare l’infrazione; qualora li ritenga parzialmente idonei, fissa un termine al denunciato per un’eventuale integrazione degli impegni stessi;
nei casi di grave e manifesta ingannevolezza o illiceità o in caso di inidoneità degli impegni, delibera il rigetto degli stessi.

L’Autorità, in caso di particolare urgenza, può disporre, d’ufficio e con atto motivato, la sospensione della pubblicità ritenuta ingannevole o della pubblicità comparativa ritenuta illecita.

Si ricorda che, in applicazione del nuovo Regolamento di procedura, dopo l’inoltro di una segnalazione all’Autorità, non seguirà ulteriore comunicazione da parte degli Uffici, se non nella circostanza di un eventuale avvio di istruttoria.

In caso di mancato avvio dell’istruttoria nel termine di 180 giorni dal ricevimento della segnalazione, quest’ultima si intende definita con un’archiviazione o un non luogo a provvedere. 

Si può segnalare attraverso i seguenti canali:

  1. tramite posta ordinaria inviando la segnalazione a Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Piazza Giuseppe Verdi 6/A – 00198 Roma;
  2. inviando la segnalazione scritta alla casella protocollo.agcm@pec.agcm.it ;
  3. compilando e inviando on line il modulo cui si accede tramite il sito www.agcm.it/segnala-online/index

Autore: Dino Cimaglia
Data: 18 marzo 2020

consulente finanziario

Truffato dal consulente finanziario? Paga la banca

Le cronache raccontano quasi quotidianamente notizie di risparmiatori che restano vittime delle truffe di “abili” consulenti finanziari, che carpendo la loro fiducia, promettono rendimenti astronomici in tempi brevi. Peccato, però, che i soldi consegnati a questi truffatori, anziché essere investiti, prendano rapidamente il largo verso intoccabili paradisi esotici.
Ecco perché vale la pena di ricordare che eleganti uffici di rappresentanza e consulenti finanziari dall’aspetto facoltoso non devono far abbassare l’attenzione dei consumatori che devono investire i propri risparmi.

 

HAI BISOGNO DEL NOSTRO AIUTO? SCRIVICI ALLO SPORTELLO BANCHE

 

Da parte nostra alcuni consigli pratici da seguire per evitare le truffe in questo settore:

  • verificare sempre che il consulente finanziario sia regolarmente iscritto nell’apposito albo, consultabile sul sito https://www.organismocf.it/web/area_pubblica/base/home;
  •  consegnare al consulente assegni bancari non trasferibili intestati esclusivamente alla banca per cui lavora (lo stesso dicasi per gli ordini di bonifico e documenti similari che devono sempre avere quale beneficiario la banca);
  • verificare puntualmente gli estratti conto ufficiali della banca e non fidarsi di eventuali estratti conto cartacei consegnati dal consulente;
  • tenere presente che per legge il consulente non può utilizzare i codici di accesso telematico all’e-banking di pertinenza del cliente o comunque allo stesso collegati.

È bene, infine, sapere che la banca è responsabile insieme al consulente per i danni arrecati al cliente e, pertanto, nell’eventualità in cui si rimanesse vittima di una truffa finanziaria, si potrà chiedere all’istituto di credito il risarcimento del danno. In quanto soggetto finanziariamente capiente, esso sarà ovviamente in grado di risarcire adeguatamente il risparmiatore.

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Autore: Valentina Greco
Data: 15 ottobre 2019
Aggiornamento: 12 febbraio 2020

Contratti: le clausole da non firmare

Quando allacciamo un servizio (luce, gas, telefono), sottoscriviamo una polizza assicurativa o acquistiamo un pacchetto turistico (etc.), sottoscriviamo contratti inseriti in moduli o formulari prestampati. Sovente, per eccesso di fiducia, per impreparazione o pigrizia non leggiamo i documenti e finiamo per sottoscrivere accordi o condizioni che poi si ritorcono contro di noi. È il caso delle cosiddette “clausole vessatorie”, cioè clausole illecite e abusive che pongono il consumatore in una posizione di “debolezza contrattuale” producendo a suo carico un significativo squilibrio di diritti ed obblighi.

Il Codice del Consumo (artt.33 e ss) pone delle regole che affrontano questi rischi e che mirano a tutelare il consumatore.

CHE COSA SONO LE CLAUSOLE VESSATORIE

Cosa sono le clausole vessatorie?

Si tratta di clausole contrattuali che vengono formulate in modo da risultare particolarmente sfavorevoli per il consumatore e creano uno squilibrio negoziale a vantaggio del venditore.

Quali sono le clausole che la legge presume vessatorie?

L’art 33 del Codice del Consumo fa un elenco delle clausole che si presumono vessatorie fino a prova contraria. Questo elenco non è tassativo: vessatorie sono tutte le clausole che , anche se non presenti nell’art 33 Cod. Cons., realizzano una situazione di eccessivo squilibrio e danno a carico del consumatore. Ex art 33 Cod. Cons. sono vessatorie le clausole che:

escludono o limitano la responsabilità del professionista in caso di morte o danno alla persona del consumatore, risultante da un fatto o da un’omissione del professionista;

escludono o limitano le azioni o i diritti del consumatore nei confronti del professionista o di un’altra parte in caso di inadempimento totale o parziale o di adempimento inesatto da parte del professionista;

escludono o limitano l’opportunità da parte del consumatore della compensazione di un debito nei confronti del professionista con un credito vantato nei confronti di quest’ultimo;

prevedono un impegno definitivo (irrevocabile) del consumatore mentre l’esecuzione della prestazione del professionista e’ subordinata ad una condizione il cui adempimento dipende unicamente dalla sua volontà;

riconoscono al solo professionista e non anche al consumatore la facoltà di recedere dal contratto, nonché consentono al professionista di trattenere anche solo in parte la somma versata dal consumatore a titolo di corrispettivo per prestazioni non ancora adempiute, quando sia il professionista a recedere dal contratto;

consentono al professionista di recedere da contratti a tempo indeterminato senza un ragionevole preavviso (ciò tranne nel caso di giusta causa, documentabile);

prevedono l’estensione dell’adesione del consumatore a clausole che lo stesso non ha avuto la possibilità di conoscere prima della conclusione del contratto (perché per esempio contenute in un allegato non mostrato);

stabiliscono che il prezzo dei beni o dei servizi sia determinato al momento della consegna o della prestazione (sono escluse le indicizzazioni previste dalla legge, qualora il meccanismo di variazione sia ben descritto);

riservano al professionista il potere di accertare (secondo il proprio insindacabile giudizio) la conformità del bene venduto o del servizio prestato a quello previsto nel contratto o gli conferiscono il diritto esclusivo d’interpretare una clausola qualsiasi del contratto;

limitano la responsabilità del professionista rispetto alle obbligazioni derivanti dai contratti stipulati in suo nome dai mandatari o subordinano l’adempimento delle suddette obbligazioni al rispetto di particolari formalità;

limitano o escludono l’opponibilità dell’eccezione d’inadempimento da parte del consumatore (ossia la facoltà di rifiutarsi di adempiere un’obbligazione se l’altra parte non adempie o non offre di adempiere contemporaneamente la propria);

consentono al professionista di sostituire a sé un terzo nei rapporti derivanti dal contratto, anche nel caso di preventivo consenso del consumatore, qualora risulti diminuita la tutela dei diritti di quest’ultimo;

sanciscono a carico del consumatore decadenze, limitazioni della facoltà di opporre eccezioni, deroghe alla competenza dell’autorità’ giudiziaria, limitazioni all’adduzione di prove, inversioni o modificazioni dell’onere della prova, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti con i terzi;

prevedono l’alienazione di un diritto o l’assunzione di un obbligo come subordinati ad una condizione sospensiva dipendente dalla mera volontà del professionista a fronte di un’obbligazione immediatamente efficace del consumatore. E’ fatto salvo il disposto dell’articolo 1355 del codice civile;

stabiliscono come sede del foro competente sulle controversie località diversa da quella di residenza o domicilio elettivo del consumatore.

COME RICONOSCERE LE CLAUSOLE VESSATORIE

A chi spetta l’onere della prova in caso di controversia?

L’onere di dimostrare che non si tratta di clausole vessatorie spetta sempre al professionista, sul quale incombe la prova che la clausola è stata oggetto di una specifica trattativa tra le due parti. Egli deve dimostrare pertanto che il consumatore che ha sottoscritto le condizioni contrattuali era consapevole e conscio dei suoi diritti e doveri.

Quali sono i criteri per valutare la vessatorietà di una clausola?

Il Codice del Consumo fornisce all’art.34, in linea orientativa, alcuni parametri per valutare la vessatorietà o meno di una clausola contrattuale. E’ importante ricordare che la legge parla di “presunzione” di vessatorietà: per capire se la clausole è vessatoria o meno, si pone come necessaria l’interpretazione di altri elementi riguardanti la compravendita del bene/servizio. Quel che conta è che sia rispettato l’equilibrio contrattuale tra diritti e doveri delle due parti. Nel leggere il contratto dobbiamo tener conto di ciò che esso dispone in ogni sua parte.

Sottoscrizione di contratti contenuti in moduli o fomulari (cd. Contratti di adesione)

Questi contratti sono particolarmente meritevoli di attenzione poiché si tratta di moduli o formulari prestampati e dunque predisposti solo da una delle parti contraenti, – il professionista – con i quali vengono definite a priori le condizioni che regoleranno i rapporti tra un soggetto e l’altro. Sono diffusi sopratutto nel commercio su larga scala, in particolare nei servizi bancari, assicurativi, nelle società d telecomunicazioni o di fornitura di un servizio (luce, acqua, gas). In questi casi è necessario dimostrare che il consumatore ha avuto modo di conoscere il testo, analizzarne i contenuti e decidere di approvarlo apponendo una doppia sottoscrizione anche per le condizioni considerate più svantaggiose.

La clausola oggetto di specifica contrattazione tra le parti è da considerarsi vessatoria?

In termini generali la legge prevede che possano considerarsi vessatorie le clausole non contrattate specificatamente.

In questi casi e’ il professionista che deve fornire la prova inerente la contrattazione della specifica clausola. La giurisprudenza è concorde nel ritenere che è necessaria la prova di una trattativa e a tal fine non e’ sufficiente la sottoscrizione di una semplice lista di clausole – ad esempio quelle contenute in un contratto di adesione sottoscritto solo in calce – ma la clausola può essere considerata valida SOLO se separatamente evidenziata rispetto alle altre e autonomamente sottoscritta. Quindi, in termini pratici, la clausola che teoricamente potrebbe dirsi vessatoria diventa valida se specificatamente conosciuta, approvata e sottoscritta dal consumatore.

La nullità di protezione

La legge individua delle clausole che sono sempre considerate vessatorie, dunque nulle, anche se sono state oggetto di trattativa individuale. Si tratta delle clausole che hanno per oggetto o per effetto di:

-escludere o limitare la responsabilità del professionista in caso di morte o danno alla persona del consumatore, risultante da un fatto o da un’omissione del professionista;

– escludere o limitare le azioni del consumatore nei confronti del professionista o di un’altra parte in caso di inadempimento inesatto da parte del professionista;

– prevedere l’adesione del consumatore estesa a clausole che non ha avuto di fatto la possibilità di conoscere prima della conclusione del contratto.

COME DIFENDERSI

Come ci si difende dalle clausole vessatorie?

Il consumatore può, nella fase di stipulazione del contratto, rifiutarsi di sottoscrivere la singola clausola. In una fase successiva, una volta cioè che la clausola è stata inserita, si può chiedere con un ricorso giudiziario la dichiarazione di vessatorietà delle singole clausole. Le associazioni dei consumatori, infine, hanno la possibilità di avviare delle azioni inibitorie volte a far eliminare le clausole ritenute vessatorie, contenute nei contratti, specie quelli di massa conclusi attraverso formulari standard.

Cosa succede se la clausola è ritenuta vessatoria dal giudice?

Una clausola contestata e riconosciuta vessatoria da un giudice diventa nulla, quindi inefficace, mentre il resto del contratto rimane valido in tutti i suoi punti e produrrà gli effetti consapevolmente stabiliti e voluti dalle parti.

Per avere assistenza e valutare con i nostri esperti la legittimità di un contratto, contattaci attraverso gli sportelli dell’Unione Nazionale Consumatori

Autore: Anna Antico
Data: 2 settembre 2019
Aggiornamento: 28 gennaio 2020

Multe: verbale, pagamenti, ricorsi

La multa è una sanzione amministrativa elevata per le infrazioni del Codice della strada. Può essere:

– accertata quando l’automobilista/motociclista viene fermato e apprende immediatamente di aver commesso un’infrazione e quindi riceve il verbale con l’importo;

– notificata nel momento in cui il verbale viene spedito per posta all’indirizzo del trasgressore (entro il termine di 90 giorni dall’accertamento).

Il verbale deve contenere:

– la descrizione della violazione e tutti i dati del veicolo

– l’importo della sanzione (compresa la riduzione se prevista) e le modalità di pagamento

– le modalità di presentazione dell’eventuale ricorso.

Il trasgressore ha 60 giorni dalla contestazione immediata e dalla notifica del verbale per pagare. Dall’agosto del 2013 se si paga entro 5 giorni dalla contestazione o dalla notifica, si ha diritto ad uno sconto del 30% (leggi a riguardo l’articolo “Multe in saldo”).La norma esclude dallo sconto le violazioni più gravi, cioè quelle per le quali è prevista la confisca del veicolo o la sospensione della patente (es. sorpasso in curva, circolazione sulle corsie di emergenza, guida in stato di ebbrezza, ecc.).

Qualora, invece, si decidesse di fare ricorso, si può presentare al Prefetto del luogo dove è avvenuta l’infrazione o al Giudice di Pace.

Il ricorso al Prefetto deve essere inoltrato entro 60 giorni dal ricevimento del verbale, inoltrandolo a mezzo raccomandata a.r. all’ufficio o comando dell’organo accertatore o al Prefetto direttamente; al Giudice di Pace, invece, può essere presentato a mano o a mezzo posta alla cancelleria del Giudice entro 30 giorni dal ricevimento del verbale, avendo cura di fornire un “domicilio legale” presso il comune della cancelleria, per ricevere le comunicazioni.

Ricordiamo, inoltre, che per importi superiori ai 200 euro è possibile richiedere la rateizzazione della multa (Leggi a riguardo Pagare le multe a rate? Ecco come fare).

HAI BISOGNO DEL NOSTRO AIUTO? SCRIVICI ALLO SPORTELLO DEDICATO

Autore: Valentina Greco
Data: 15 gennaio 2020

Epifania, giochi e dolci sicuri nella calza della Befana

Il Natale è appena terminato ma è già arrivato il momento di pensare ai regali per la Befana. Mancano pochi giorni al 6 gennaio e la tradizione vuole che per la Befana si regali la calza piena di dolcetti: caramelle, cioccolata e anche il carbone!
Spesso, però, c’è anche chi acquista un altro regalo per il proprio bambino. Allora assicuriamoci che i giocattoli non siano contraffatti e pericolosi.

Il rischio di acquistare prodotti pericolosi è in agguato tutto l’anno, ma è soprattutto a Natale e alla Befana, quando si acquistano più giocattoli, che i pericoli aumentano. Ricordiamo che i giocattoli contraffatti possono essere fonte di inalazioni, ustioni, ferite agli arti, agli occhi, provocare reazioni allergiche. 

Di seguito i nostri consigli per regali e calze sicuri:

 – Se acquistate calze preconfezionate attenti alle date di scadenza dei dolcetti.
 – Acquistate i doni solo in negozi di fiducia, mai da venditori abusivi, non autorizzati. 
 – Tutti i giocattoli commercializzati all’interno degli Stati membri dell’Ue devono recare il marchio di conformità CE, attraverso il quale il produttore dichiara di aver valutato il prodotto rispetto ai requisiti di sicurezza europei prima di metterlo sul mercato. 
 – Sono consigliati anche contrassegni volontari:  il marchio di sicurezza IMQ (Istituto Italiano del Marchio di Qualità) per i prodotti elettrici ed il marchio “Giocattoli Sicuri” dell’Istituto Italiano Sicurezza Giocattoli.
 – Non acquistate prodotti che non hanno le informazioni sulla provenienza. Devono essere indicati, infatti, il Paese di origine, se situato fuori dall’Unione europea, ed il nome o la ragione sociale, nonché l’indirizzo della sede legale del fabbricante o dell’importatore responsabile dell’immissione sul mercato.
 – Controllate l’indicazione dell’età per la quale il gioco è consigliato e rispettatela.
 – Non acquistate regali che non hanno scritte ed indicazioni in lingua italiana. Devono esserci anche le istruzioni sulle modalità di utilizzo e l’eventuale montaggio. 
 – Buttate l’imballaggio, ma ritagliate l’indirizzo del produttore o distributore: vi potrebbe servire per azioni legali.
 – Controllate che la confezione sia integra e conservate sempre lo scontrino per poter cambiare la merce difettosa.
 – Non prendete doni troppo piccoli che possono essere ingoiati dai bambini. 
 – I giocattoli non devono avere parti appuntite o taglienti. Tutto deve essere arrotondato.
 – Attenti anche alle corde che devono essere di lunghezza e spessore tali da non trasformarsi in nodi scorsoi, agli ingranaggi meccanici, che non dovrebbero mai essere accessibili, alle parti in ferro arrugginite, alle batterie che non si devono poter togliere facilmente.
 – I materiali non devono essere tossici o facilmente infiammabili. 

E se decidi di acquistare online, non perdere la nostra guida E-commerce che fornisce gli utili strumenti per l’autotutela!

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 2 gennaio 2020

Il decalogo sugli addobbi natalizi

Dalla stabilità degli addobbi di Natale al rischio incendio, è bene adottare alcuni accorgimenti per evitare incidenti domestici in questi giorni di festa: fissate bene le decorazioni, facendo particolare attenzione, soprattutto se ci sono dei bambini in casa, agli addobbi in vetro (meglio metterli nei punti più alti) e a quelli che hanno parti piccole che possono esser ingerite; scegliete con cura anche la base dell’albero, che deve essere proporzionata alle dimensioni e se è il caso andrebbe rinforzata per evitare che l’albero si rovesci.

Particolare attenzione va fatta alle luci, ecco quindi 10 semplici consigli per l’acquisto delle luminarie:

  1. Acquistate le luminarie solo in negozi di fiducia e da rivenditori qualificati, mai da venditori abusivi non autorizzati, possibilmente da ditte specializzate e note nella vendita di prodotti elettrici.
  2. Non acquistate luminarie che non hanno scritte ed indicazioni in lingua italiana. Devono esserci anche le istruzioni sulle modalità di utilizzo.
  3. Non acquistate prodotti che non hanno le informazioni sulla provenienza. Sulla confezione devono essere indicati, infatti, il Paese di origine, se situato fuori dall’Unione europea, ed il nome o la ragione sociale, nonché l’indirizzo della sede legale del fabbricante o dell’importatore responsabile dell’immissione sul mercato.
  4. Acquistate solo luminarie con il marchio CE, con la C staccata dalla E (altrimenti è China Export). Per prodotti elettrici è consigliato anche il marchio di sicurezza (IMQ).
  5. Le luminarie non sono giocattoli, quindi non affidatele ai bambini.
  6. Attenti agli animali domestici.
  7. Ricordate che prezzi molto bassi possono essere indice di scarsa qualità e di possibile pericolo.
  8. Controllate che la confezione sia integra.
  9. Conservate sempre lo scontrino per poter cambiare la merce difettosa.
  10. Buttate l’imballaggio, ma ritagliate l’indirizzo del produttore o distributore: vi potrebbe servire per azioni legali.

Autore: Simona Volpe
Data: 4 dicembre 2019

L’esperto risponde su… pompe di calore

Cosa sono e a cosa servono le pompe di calore? Si possono installare anche in sostituzione dei tradizionali impianti di riscaldamento?

Il sistema attualmente più diffuso per il riscaldamento delle nostre abitazioni è l’impianto con termosifoni e caldaia (alimentata a gasolio o a gas) autonoma o centralizzata, dove i locali delle case vengono riscaldati facendo circolare nei termosifoni l’acqua riscaldata dalla caldaia.

Attualmente esistono però soluzioni più vantaggiose che si stanno diffondendo rapidamente: si tratta di impianti basati sul principio della “pompa di calore”, che permettono di ottenere con lo stesso impianto il riscaldamento invernale ed il condizionamento estivo.

Questi impianti sono composti da un apparecchio esterno e da uno o più elementi interni, che vengono installati nei locali da climatizzare. A differenza delle soluzioni “tradizionali”, le pompe di calore, con un consumo energetico inferiore, permettono, oltre al riscaldamento dell’ambiente, anche il condizionamento estivo e la deumidificazione dell’aria. Inoltre, la particolarità di questi sistemi è che vengono alimentati con energia elettrica e non con metano o gasolio.

La ragione della loro efficienza e del loro vantaggio è che, per ogni unità di energia elettrica consumata, le pompe di calore producono circa quattro unità di energia termica. In caso di sostituzione della caldaia tradizionale con un sistema di riscaldamento e condizionamento a pompa di calore, una famiglia può ridurre la propria bolletta energetica anche fino al 40%, oltre a poter deumidificare e raffrescare gli ambienti nella stagione estiva.

La loro convenienza aumenta ancora di più quando è possibile abbinarle ed alimentarle con un impianto fotovoltaico: in questo caso, un impianto correttamente dimensionato, può portare a livelli minimi la bolletta energetica della famiglia per il riscaldamento ed il condizionamento estivo.

Naturalmente, prima di decidere di sostituire l’impianto di riscaldamento tradizionale con un impianto a pompe di calore in un edificio già esistente, è necessario farsi fare da un Organismo indipendente una Analisi Energetica dell’abitazione, in modo da valutare correttamente i costi/benefici, l’entità dell’investimento occorrente ed il tempo di ritorno delle spese sostenute.

Questi impianti, che possono essere installati sia in una villa che in un appartamento condominiale, a tutt’oggi rientrano nei casi di applicabilità della detrazione fiscale sulle spese per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici.

Autore: Marco Vignola
Data: 12 novembre 2019