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Contratti: le clausole da non firmare

Quando allacciamo un servizio (luce, gas, telefono), sottoscriviamo una polizza assicurativa o acquistiamo un pacchetto turistico (etc.), sottoscriviamo contratti inseriti in moduli o formulari prestampati. Sovente, per eccesso di fiducia, per impreparazione o pigrizia non leggiamo i documenti e finiamo per sottoscrivere accordi o condizioni che poi si ritorcono contro di noi. È il caso delle cosiddette “clausole vessatorie”, cioè clausole illecite e abusive che pongono il consumatore in una posizione di “debolezza contrattuale” producendo a suo carico un significativo squilibrio di diritti ed obblighi.

Il Codice del Consumo (artt.33 e ss) pone delle regole che affrontano questi rischi e che mirano a tutelare il consumatore.

CHE COSA SONO LE CLAUSOLE VESSATORIE

Cosa sono le clausole vessatorie?

Si tratta di clausole contrattuali che vengono formulate in modo da risultare particolarmente sfavorevoli per il consumatore e creano uno squilibrio negoziale a vantaggio del venditore.

Quali sono le clausole che la legge presume vessatorie?

L’art 33 del Codice del Consumo fa un elenco delle clausole che si presumono vessatorie fino a prova contraria. Questo elenco non è tassativo: vessatorie sono tutte le clausole che , anche se non presenti nell’art 33 Cod. Cons., realizzano una situazione di eccessivo squilibrio e danno a carico del consumatore. Ex art 33 Cod. Cons. sono vessatorie le clausole che:

escludono o limitano la responsabilità del professionista in caso di morte o danno alla persona del consumatore, risultante da un fatto o da un’omissione del professionista;

escludono o limitano le azioni o i diritti del consumatore nei confronti del professionista o di un’altra parte in caso di inadempimento totale o parziale o di adempimento inesatto da parte del professionista;

escludono o limitano l’opportunità da parte del consumatore della compensazione di un debito nei confronti del professionista con un credito vantato nei confronti di quest’ultimo;

prevedono un impegno definitivo (irrevocabile) del consumatore mentre l’esecuzione della prestazione del professionista e’ subordinata ad una condizione il cui adempimento dipende unicamente dalla sua volontà;

riconoscono al solo professionista e non anche al consumatore la facoltà di recedere dal contratto, nonché consentono al professionista di trattenere anche solo in parte la somma versata dal consumatore a titolo di corrispettivo per prestazioni non ancora adempiute, quando sia il professionista a recedere dal contratto;

consentono al professionista di recedere da contratti a tempo indeterminato senza un ragionevole preavviso (ciò tranne nel caso di giusta causa, documentabile);

prevedono l’estensione dell’adesione del consumatore a clausole che lo stesso non ha avuto la possibilità di conoscere prima della conclusione del contratto (perché per esempio contenute in un allegato non mostrato);

stabiliscono che il prezzo dei beni o dei servizi sia determinato al momento della consegna o della prestazione (sono escluse le indicizzazioni previste dalla legge, qualora il meccanismo di variazione sia ben descritto);

riservano al professionista il potere di accertare (secondo il proprio insindacabile giudizio) la conformità del bene venduto o del servizio prestato a quello previsto nel contratto o gli conferiscono il diritto esclusivo d’interpretare una clausola qualsiasi del contratto;

limitano la responsabilità del professionista rispetto alle obbligazioni derivanti dai contratti stipulati in suo nome dai mandatari o subordinano l’adempimento delle suddette obbligazioni al rispetto di particolari formalità;

limitano o escludono l’opponibilità dell’eccezione d’inadempimento da parte del consumatore (ossia la facoltà di rifiutarsi di adempiere un’obbligazione se l’altra parte non adempie o non offre di adempiere contemporaneamente la propria);

consentono al professionista di sostituire a sé un terzo nei rapporti derivanti dal contratto, anche nel caso di preventivo consenso del consumatore, qualora risulti diminuita la tutela dei diritti di quest’ultimo;

sanciscono a carico del consumatore decadenze, limitazioni della facoltà di opporre eccezioni, deroghe alla competenza dell’autorità’ giudiziaria, limitazioni all’adduzione di prove, inversioni o modificazioni dell’onere della prova, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti con i terzi;

prevedono l’alienazione di un diritto o l’assunzione di un obbligo come subordinati ad una condizione sospensiva dipendente dalla mera volontà del professionista a fronte di un’obbligazione immediatamente efficace del consumatore. E’ fatto salvo il disposto dell’articolo 1355 del codice civile;

stabiliscono come sede del foro competente sulle controversie località diversa da quella di residenza o domicilio elettivo del consumatore.

COME RICONOSCERE LE CLAUSOLE VESSATORIE

A chi spetta l’onere della prova in caso di controversia?

L’onere di dimostrare che non si tratta di clausole vessatorie spetta sempre al professionista, sul quale incombe la prova che la clausola è stata oggetto di una specifica trattativa tra le due parti. Egli deve dimostrare pertanto che il consumatore che ha sottoscritto le condizioni contrattuali era consapevole e conscio dei suoi diritti e doveri.

Quali sono i criteri per valutare la vessatorietà di una clausola?

Il Codice del Consumo fornisce all’art.34, in linea orientativa, alcuni parametri per valutare la vessatorietà o meno di una clausola contrattuale. E’ importante ricordare che la legge parla di “presunzione” di vessatorietà: per capire se la clausole è vessatoria o meno, si pone come necessaria l’interpretazione di altri elementi riguardanti la compravendita del bene/servizio. Quel che conta è che sia rispettato l’equilibrio contrattuale tra diritti e doveri delle due parti. Nel leggere il contratto dobbiamo tener conto di ciò che esso dispone in ogni sua parte.

Sottoscrizione di contratti contenuti in moduli o fomulari (cd. Contratti di adesione)

Questi contratti sono particolarmente meritevoli di attenzione poiché si tratta di moduli o formulari prestampati e dunque predisposti solo da una delle parti contraenti, – il professionista – con i quali vengono definite a priori le condizioni che regoleranno i rapporti tra un soggetto e l’altro. Sono diffusi sopratutto nel commercio su larga scala, in particolare nei servizi bancari, assicurativi, nelle società d telecomunicazioni o di fornitura di un servizio (luce, acqua, gas). In questi casi è necessario dimostrare che il consumatore ha avuto modo di conoscere il testo, analizzarne i contenuti e decidere di approvarlo apponendo una doppia sottoscrizione anche per le condizioni considerate più svantaggiose.

La clausola oggetto di specifica contrattazione tra le parti è da considerarsi vessatoria?

In termini generali la legge prevede che possano considerarsi vessatorie le clausole non contrattate specificatamente.

In questi casi e’ il professionista che deve fornire la prova inerente la contrattazione della specifica clausola. La giurisprudenza è concorde nel ritenere che è necessaria la prova di una trattativa e a tal fine non e’ sufficiente la sottoscrizione di una semplice lista di clausole – ad esempio quelle contenute in un contratto di adesione sottoscritto solo in calce – ma la clausola può essere considerata valida SOLO se separatamente evidenziata rispetto alle altre e autonomamente sottoscritta. Quindi, in termini pratici, la clausola che teoricamente potrebbe dirsi vessatoria diventa valida se specificatamente conosciuta, approvata e sottoscritta dal consumatore.

La nullità di protezione

La legge individua delle clausole che sono sempre considerate vessatorie, dunque nulle, anche se sono state oggetto di trattativa individuale. Si tratta delle clausole che hanno per oggetto o per effetto di:

-escludere o limitare la responsabilità del professionista in caso di morte o danno alla persona del consumatore, risultante da un fatto o da un’omissione del professionista;

– escludere o limitare le azioni del consumatore nei confronti del professionista o di un’altra parte in caso di inadempimento inesatto da parte del professionista;

– prevedere l’adesione del consumatore estesa a clausole che non ha avuto di fatto la possibilità di conoscere prima della conclusione del contratto.

COME DIFENDERSI

Come ci si difende dalle clausole vessatorie?

Il consumatore può, nella fase di stipulazione del contratto, rifiutarsi di sottoscrivere la singola clausola. In una fase successiva, una volta cioè che la clausola è stata inserita, si può chiedere con un ricorso giudiziario la dichiarazione di vessatorietà delle singole clausole. Le associazioni dei consumatori, infine, hanno la possibilità di avviare delle azioni inibitorie volte a far eliminare le clausole ritenute vessatorie, contenute nei contratti, specie quelli di massa conclusi attraverso formulari standard.

Cosa succede se la clausola è ritenuta vessatoria dal giudice?

Una clausola contestata e riconosciuta vessatoria da un giudice diventa nulla, quindi inefficace, mentre il resto del contratto rimane valido in tutti i suoi punti e produrrà gli effetti consapevolmente stabiliti e voluti dalle parti.

Per avere assistenza e valutare con i nostri esperti la legittimità di un contratto, contattaci attraverso gli sportelli dell’Unione Nazionale Consumatori

Autore: Anna Antico
Data: 2 settembre 2019

Noleggio, come evitare sorprese al rientro

autonoleggio 2Dopo aver riconsegnata l’auto a noleggio, potreste ricevere una richiesta per danni: il preventivo deve essere circostanziato e documentato con fotografie, che potrete utilizzare per una valutazione dal vostro carrozziere di fiducia sulla congruità del preventivo stesso.

Se siete certi che nessun danno era visibile alla riconsegna (per questo sarebbe bene fare alcune foto del veicolo. Leggi a riguardo “Noleggio senza rischi (il ritiro – l’utilizzo – la riconsegna), contestate il preventivo e diffidate il punto di noleggio ad addebitare alcunché sulla vostra carta di credito; avvertite preventivamente la banca che gestisce la vostra carta che potreste dover disconoscere degli addebiti non dovuti da parte del punto di noleggio.

Entro i 120 giorni circa dalla riconsegna, potreste ricevere richiesta di rimborso di multe notificate all’azienda di noleggio per infrazioni rilevate durante il periodo del vostro noleggio; vi devono inviare copia del verbale e dovete verificare se lo stesso è stato notificato entro i 90 giorni dalla data dell’infrazione.

Se è stato notificato dopo i 90 giorni, l’Azienda di noleggio non deve pagare e naturalmente neanche voi e quindi rispedite il tutto al mittente; se invece è stata notificata entro i termini, dovete pagare, a meno che non possiate fornire prove certe dell’infondatezza della multa per permettere all’Azienda di noleggio di fare ricorso.

Se la multa prevede decurtazione di punti, la notifica arriva direttamente a voi perché l’Azienda di noleggio avrà notificato, alla ricezione del verbale, i vostri dati come conducente del veicolo al momento dell’infrazione e dovrete vedervela voi direttamente con l’amministrazione che ha emesso il verbale.

Leggi anche Noleggio: la prenotazione e il contratto

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Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 30 luglio 2019

Il ritiro, l’utilizzo e la riconsegna dell’auto a noleggio

A cosa prestare attenzione quando si ritira un’auto a noleggio? E durante l’utilizzo e alla riconsegna?

Vediamo nel dettaglio:

Al ritiro: se non avete accettato la cancellazione della franchigia (Leggi a riguardo “Auto a noleggio: la prenotazione e il contratto”), ispezionate attentamente l’esterno dell’auto a noleggio, per verificare eventuali danni a carrozzeria e cristalli e, se del caso, fateli riportare sul contratto; verificate anche l’esistenza della ruota di scorta e degli attrezzi di bordo, sia per evitare contestazioni al rientro e soprattutto per non trovarsi nei guai. Prima di partire, se non avete esperienza con lo specifico modello, spendete qualche minuto per familiarizzare con i comandi principali e le segnalazioni del quadro strumenti; controllate che l’indicatore di livello carburante segnali il pieno e verificate di avere sottomano il numero per le emergenze. Dopo questo rapido check siete pronti a mettervi in viaggio.

Durante l’utilizzo: l’auto a noleggio è assicurata contro il furto e anche contro danni da collisione, ma se parcheggiate e ve ne andate a spasso con le chiavi nel cruscotto, oppure fate condurre il veicolo da un terzo non registrato e sbatte contro un parapetto per negligenza o imperizia, la compagnia assicuratrice potrebbe rivalersi su di voi. Utilizzate, dunque, la normale diligenza se usate il veicolo per percorrenze e tempo apprezzabile, controllando il livello dei liquidi e la pressione delle gomme. Se avete un incidente, che non blocca il veicolo, compilate il modulo di constatazione amichevole (il CID) attentamente, per consegnarlo al rientro; se l’incidente blocca il veicolo chiamate il numero di emergenza per il recupero del veicolo e la sua sostituzione per completare il periodo di noleggio. Se ci sono feriti o comunque lesioni (vostre o di altri), preoccupatevi di avere la documentazione medica relativa per l’assicurazione.Comunque, in caso di incidente, usate il vostro smartphone per fotografare la scena, i danni e il contesto stradale.

Al rientro: lasciatevi un margine di tempo utile per la riconsegna del veicolo; arrivare tardi con l’aereo o il treno che sta per partire e quindi lasciare le chiavi in una cassetta può essere comodo, ma vi espone a rischi di piccoli abusi che non potrete più controllare. La cosa migliore è organizzarsi per riconsegnare il veicolo nelle ore di apertura del punto di noleggio e far accettare il veicolo da un addetto: eventuali danni dovranno esservi contestati, insieme alle eventuali modalità di valorizzazione degli stessi. Riceverete fattura per posta o email e l’addebito sulla vostra carta di credito. Se invece dovete lasciare le chiavi e correre, sarebbe buona cosa fotografare il veicolo nel parcheggio del punto di noleggio per documentarne il rientro e l’assenza di danni, oppure l’estensione dei medesimi.

Leggi anche Noleggio: come evitare sorprese al rientro

Autore:
Unione Nazionale Consumatori
Data: 30 luglio 2019

La prenotazione e il contratto dell’autonoleggio

L”offerta nel settore dell’autonoleggio è molto ampia, con una forte concorrenza che permette di risparmiare, ma che nasconde alcune trappole.E’ possibile scegliere tra piccole organizzazioni locali di autonoleggio oppure le grandi catene con prenotazione centralizzata, ideali se l’auto serve come proseguimento del viaggio in aereo o in treno.

Ecco, dunque, a cosa prestare attenzione prima di noleggiare un’auto:

In generale: la vettura è coperta da assicurazione RCA e Kasko, ma voi siete responsabili per eventuali danni che eccedono la franchigia della polizza Kasko; vi sarà richiesto se accettate un supplemento alla tariffa giornaliera per cancellare la franchigia, che vi raccomandiamo di accettare, a scanso di difficili discussioni al rientro.

Vi sarà anche proposta una tariffa giornaliera per l’assicurazione del conducente, in caso di danni fisici nel corso del noleggio: valutate bene le coperture che già avete e il costo che vi viene proposto perché di solito è abbastanza vantaggioso.

Per quanto riguarda la riconsegna, se è un punto diverso da quello di noleggio vi potrà essere richiesto uno specifico supplemento; inoltre potrebbero essere previste tariffe accessorie per seggiolino bimbo, catene da neve, navigatore (fate attenzione: il seggiolino bimbo deve essere specificato nella prenotazione).

Infine se riconsegnate la vettura senza il pieno, è previsto un costo aggiuntivo a quello del carburante, salvo diversi accordi con il noleggiatore.

Alla prenotazione: siate molto precisi su luogo e data di ritiro e di riconsegna; chiedete cosa fare in caso di cambio di programma, a chi comunicarlo e a quale costo.

Siate anche molto precisi sul tipo di veicolo che vi serve; le grandi catene offrono una scelta molto ampia, ma non tutti i punti noleggio hanno disponibile l’intera gamma, quindi, se vi serve ad esempio una multi spazio, è bene che vi accertiate in tempo se è disponibile nel punto di noleggio di riferimento. Verificate i criteri di ammissibilità del cliente e dei guidatori alternativi.

Vi sarà richiesto il numero di una carta di credito, al quale addebitare eventuali penali, nel caso che non ritiriate il veicolo secondo prenotazione; è prassi comune che vi sia richiesto un anticipo a valere sul costo finale del noleggio. Per tariffe “flat” vi può essere chiesto di versare l’intero importo, salvo conguaglio al rientro a cura del punto di noleggio.

Abbiate cura di chiedere e conservare con cura la documentazione della prenotazione (cosa avete prenotato, quanto pagato e a che titolo).

La relazione contrattuale: se state noleggiando come privati consumatori, il contratto di noleggio rientra nella tipologia di contratto di servizi ed è tutelato dal Codice del Consumo.

Il pagamento in contanti è normalmente escluso, salvo il deposito di un corposo anticipo, che per legge non può superare i 1.000 euro; il mezzo di pagamento più utilizzato è la carta di credito, che sarà verificata prima della firma del contratto.

È prassi comune, che vi sia chiesto di autorizzare preventivamente un futuro addebito a garanzia di eventuali danni non coperti dall’assicurazione; la vostra firma non genera un addebito, ma una specie di impegno sul vostro conto: la banca non eroga denaro, ma abbassa la disponibilità sul conto, fino a quando la somma non sarà incassata come parte del costo del noleggio o annullata, quindi attenzione a non trovarvi scoperti da disponibilità della carta durante le agognate vacanze.

Al momento del noleggio, dovrete esibire patente e documento di riconoscimento, vostro e di ogni altro eventuale guidatore del veicolo. Tenete conto che ogni azienda di noleggio può legittimamente stabilire criteri di ammissibilità del cliente, quali età minima, età massima, anzianità di patente, e quindi rifiutare il noleggio se tali criteri non sono rispettati.

Infine, se il tipo di vettura che avete prenotato non è disponibile e vi siete presentati nel rispetto degli accordi di prenotazione, il punto vendita deve offrirvi un mezzo di categoria superiore alle stesse condizioni di quello che avete prenotato. Attenzione però: se lo accettate, non potrete poi rivendicare il maggior costo di carburante.

Leggi anche Noleggio senza rischi (il ritiro – l’utilizzo – la riconsegna) e Noleggio: come evitare sorprese al rientro

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Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 30 luglio 2019

 

I nostri consigli sul noleggio dell’auto

Se vi state organizzando qualche giorno di relax durante le vacanze e avete deciso di noleggiare un’auto, prima di scegliere a chi rivolgersi leggete la nostra guida su come scegliere l’auto e a cosa fare attenzione nel contratto.  Il nostro speciale sull’autonoleggio, può essere un utile contributo per evitare spiacevoli sorprese.

Il settore è molto ampio e variegato e districarsi tra le varie offerte non è facile, per questo motivo abbiamo pensato di realizzare, in questo periodo di partenze, un’utile guida, divisa in tre parti dedicate: la prima alla prenotazione e alla relazione contrattuale, la seconda alle fasi di ritiro, utilizzo e riconsegna dell’auto e infine la terza su come evitare brutte sorprese al rientro.

1) Noleggio: la prenotazione e il contratto

2) Noleggio senza rischi (il ritiro – l’utilizzo – la riconsegna)

3) Noleggio: come evitare sorprese al rientro

In generale, possiamo dire che, in fase di prenotazione autonoleggio è bene confrontare le tariffe su Internet e scegliere un’auto conforme alle proprie esigenze, ricordando che le auto più piccole e di minore cilindrata costano e consumano di meno. Se servono seggiolini, catene, navigatore o altri optional valutate se portarli da casa perché noleggiarli con l’auto comporta un aumento del prezzo non indifferente; non risparmiate invece sull’assicurazione che vi tutelerà in caso di problemi: la vettura è coperta da assicurazione RCA e Kasko, ma siete responsabili per eventuali danni che eccedono la franchigia della polizza Kasko; in fase di prenotazione vi sarà richiesto se accettate un supplemento alla tariffa giornaliera per cancellare la franchigia, che vi raccomandiamo di accettare, a scanso di difficili discussioni al rientro. Potrebbe esserci anche una tariffa giornaliera per l’assicurazione del conducente, in caso di danni fisici nel corso del noleggio: valutate bene le coperture che già avete e il costo che vi viene proposto perché di solito è abbastanza vantaggioso.

Infine, un altro consiglio riguarda la riconsegna: meglio organizzarsi per tempo e restituire il veicolo durante le ore di apertura del punto di noleggio, controllando con l’addetto lo stato dell’auto per evitare poi brutte sorprese nei giorni successivi. Ricordate, infine, di fare il pieno di carburante: la penale in caso contrario può essere davvero molto salata.

Per saperne di più scarica la nostra guida Autonoleggio: le buone regole.

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Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 30 luglio 2019

Auto usate: cosa c’è da sapere

Molti consumatori ci chiedono a cosa bisogna stare attenti quando si acquista un’auto usata, ecco le risposte dei nostri esperti alle domande più frequenti.

Tutto ciò che devi sapere prima di comprare una macchina usata.

Meglio comprare una macchina usata da un privato o da un punto vendita gestito da professionisti?

La scelta dovrebbe cadere, preferibilmente, su un venditore professionista, quindi concessionaria, autosalone o officina. E questo per un motivo molto semplice: perchè in questo caso si applica il Codice del consumo che prevede un regime di garanzie rafforzate agli articoli 128 e seguenti.

A chi è preferibile rivolgersi tra concessionarie, autosaloni o officine?

Detto che dal punto di vista delle tutele di legge sono uguali, sarebbe meglio scegliere il concessionario, il quale di solito è in grado di garantire un’organizzazione completa: non solo vendita, ma anche officina, assistenza e così via. Tuttavia non è sempre facile individuare i soggetti autorizzati dalle case, quindi è bene informarsi.

Cosa bisogna controllare prima di acquistare un’auto usata, anche dal punto di vista burocratico?

E’ bene verificare che non siano presenti ipoteche e fermi amministrativi. Per scoprirlo, basta chiedere una visura al Pubblico registro automobilistico, il PRA. Si può farlo di persona, via Internet o attraverso le agenzie specializzate. Attenzione però, spesso passa del tempo tra il momento in cui Equitalia fa scattare le sue “ganasce” e la registrazione del fermo amministrativo da parte del PRA. Ed è in quest’intervallo che un privato può cercare di vendere la sua auto, approfittando appunto del fatto che il fermo non è stato ancora registrato. Chi compra un’auto sotto fermo lo eredita: cioè non può guidarla fino a che il vecchio proprietario non ha sanato la sua posizione.

Inoltre è importante verificare il libretto di manutenzione. Un documento obbligatorio, previsto dal progettista, che deve riportare, in ordine progressivo, gli interventi effettuati negli anni.

In caso di contenzioso giudiziario fra acquirente e venditore, di chi è la competenza?

Per legge, il Foro competente è sempre quello del consumatore. Quindi se l’acquirente è di Milano e il venditore di Reggio Calabria il giudizio si terrà a Milano. Alcuni contratti di vendita possono avere la clausola che il foro competente sia quello del venditore: è una clausola vessatoria, proibita dalla legge. Chi la inserisce, va incontro a sanzioni.

La presenza di una clausola vessatoria annulla il contratto?

No, a decadere è solo la clausola, non l’intero contratto. Inoltre l’acquirente danneggiato ha diritto di rivolgersi all’Antitrust, la quale avvierà un’indagine, senza costi per il consumatore e il professionista sanzionato pagherà multe salate.

Esiste una lista nera di modelli da evitare? E una “bianca” di modelli affidabili?

Questa è una leggenda da sfatare. Spesso questa idea è frutto di astute campagne di comunicazione da parte delle case automobilistiche. Fino all’avvento della globalizzazione queste liste potevano anche avere un senso, ma ormai sotto il cofano le vetture sono livellate. Spesso diverse case automobilistiche usano i medesimi motori, per cui è molto difficile sostenere che una determinata marca di usato è più affidabile di un’altra. Non è un segreto né uno scandalo: è normale tra le case scambiarsi blocchi di motore e cambi.

Quindi non esistono liste di buone e cattive macchine usate?

I veicoli moderni sono strutturati indicativamente per 350 mila chilometri di percorrenza e 18 anni di vita. Questo il loro ciclo di vita massimo. Quindi, per esempio, un’auto usata con 150 mila chilometri è ancora a metà della sua vita. Ovviamente a patto che sia stata tenuta bene, con controlli regolari e così via. Per certi versi l’auto a benzina è più affidabile nel tempo.

Esiste un diritto di restituzione in caso di gravi difetti?

Se l’auto è stata acquistata da un professionista, l’acquirente ha diritto a quella che la legge chiama la Garanzia legale di conformità, che per legge dura 24 mesi. In questi due anni il compratore è garantito contro i difetti di conformità: ha diritto al ripristino delle condizioni di conformità del veicolo rispetto alla consegna, mediante riparazione. Se invece il danno è troppo grave o la riparazione troppo costosa per essere conveniente, si può arrivare anche alla risoluzione del contratto: l’acquirente restituisce la macchina, il venditore i soldi, meno il valore equivalente alla percorrenza fatta. Queste regole valgono anche se compro un’auto usata da un commerciante ma la garanzia può essere limitata ad un anno (deve essere scritto sul contratto, altrimenti vige la durata biennale.

E se invece una situazione del genere si verifica tra privati?

Allora non vale il Codice del consumo, ma il Codice civile, per cui il venditore è tenuto a offrire all’acquirente un bene esente da vizi. E c’è una importante differenza: nel caso della prova spetta a quest’ultimo. Tra privati, spetta all’acquirente. Cioè, se acquistate da un concessionario, è lui a dover dimostrare che l’auto usata era in buone condizioni. Se invece comprate da un privato, siete voi a dover dimostrare che era “difettata”. E non è facile…

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Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 4 giugno 2019

Garanzia post-vendita: il venditore è responsabile del prodotto difettoso

prodotti difettosi

Garanzia post-vendita: il venditore è responsabile del prodotto difettoso (sia che si tratti di elettrodomestici, auto, abbigliamento, mobili, pc, telefoni, condizionatori, prodotti alimentari, etc.). Contatta subito i nostri sportelli per avere assistenza dedicata. La legge infatti stabilisce che l’acquirente ha diritto a una garanzia legale della durata di due anni che può far rivalere sul venditore in tutte quelle situazioni in cui il prodotto risulta difettoso, non funzionante, difforme rispetto a quello ordinato o diverso da quello descritto nella pubblicità.

I rimedi previsti dalla garanzia legale sono:

  1. riparazione o sostituzione del bene (c.d. rimedi primari), che si caratterizzano per i seguenti elementi:
  • sono alternativi, a scelta del consumatore, salvo impossibilità o eccessiva onerosità dell’uno rispetto all’altro;
  • sono senza spese per il consumatore;
  • devono essere posti in essere entro un congruo termine e non devono arrecare notevoli inconvenienti al consumatore.
  1. riduzione del prezzo o risoluzione del contratto (c.d. rimedi secondari), che si caratterizzano per i seguenti elementi:
  • sono anch’essi alternativi, a scelta del consumatore;
  • sono attivabili nel caso in cui la riparazione o la sostituzione siano impossibili o eccessivamente onerose; nel caso in cui riparazione o sostituzione siano tardive rispetto al termine congruo assegnato; nel caso in cui riparazione o sostituzione abbiano  provocato notevoli inconvenienti al consumatore.

Pertanto, quando la riparazione o la sostituzione non abbiano dato esito favorevole per il consumatore, egli potrà richiedere, a sua scelta, la risoluzione del contratto (e cioè dovrà restituire la merce con restituzione contestuale del prezzo pagato) o la riduzione del prezzo (il consumatore potrà tenere il bene “difettoso”, ma con il rimborso di una parte del prezzo). Nel caso della riduzione del prezzo, l’entità della somma da restituire sarà proporzionata all’uso che sia stato fatto della cosa, valutando il singolo caso.

Quali sono i termini per far rispettare la garanzia? Leggi Garanzia post-vendita, i termini per far valere i diritti

Per avere maggiori informazioni su garanzia legale e convenzionale, leggi Garanzia legale e garanzia convenzionale, quale differenza e quale difesa?

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Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 20 marzo 2019

ABC reclami telefonia: Tim, Vodafone, Wind, H3G

Questo ABC telefonia presenta una rapida panoramica dei reclami più comuni relativi alla bolletta di telefonia, fornendo ai consumatori alcuni semplici consigli per difendersi.

Non sempre, infatti, il consumatore riesce ad avere il controllo sul proprio traffico telefonico e il risultato può essere una bolletta esorbitante. D’altra parte le compagnie telefoniche, talvolta, attivano alcuni servizi senza che l’utente ne abbia mai fatto richiesta: si tratta di pratiche commerciali scorrette che danno diritto ad un rimborso.

Vediamo, dunque, quali sono i reclami più frequenti denunciati agli sportelli dell’Unione Nazionale Consumatori:

  • la richiesta di migrazione ad altro operatore o il recesso da un contratto (fisso o mobile) non viene eseguita, o peggio, si arriva ad una doppia fatturazione;
  • l’operatore telefonico attiva servizi supplementari senza aver ricevuto alcuna richiesta da parte del consumatore;
  • durante l’utilizzo di un’App sul proprio smartphone, inavvertitamente si clicca su un banner pubblicitario, che attiva un servizio a pagamento (oppure queste si aggiornano automaticamente scaricando traffico dati all’insaputa dell’utente);
  • per quanto riguarda il roaming, è stato abolito dal 15 giugno 2017;

Ed ecco come difendersi:

  • chiedere al proprio operatore telefonico di disattivare i servizi che non sono ritenuti necessari ed escludere la possibilità di attivare servizi a sovrapprezzo sul proprio abbonamento;
  • in caso di dubbio su specifici servizi, richiedere subito al proprio operatore la disattivazione del servizio non richiesto e il rimborso delle somme non dovute;
  • quando non si vuole effettuare traffico dati all’estero disattivare il roaming dati per evitare di incorrere in tariffe aggiuntive per la navigazione web, l’utilizzo dell’e-mail, MMS e altri servizi dati;
  • nelle impostazioni dello smartphone selezionare l’opzione che prevede l’aggiornamento delle APP solo se autorizzato dall’utente (disattivare l’aggiornamento automatico);

Se hai bisogno di aiuto, contattaci attraverso lo sportello sul nostro sito cliccando sul logo del tuo operatore per ricevere la nostra assistenza personalizzata.

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 18 luglio 2017

Come risparmiare sul riscaldamento

Le case italiane consumano troppa energia per il riscaldamento

Le case italiane consumano troppa energia per il riscaldamento, poiché molte sono state costruite senza tenere in considerazione l’efficienza energetica. In media si consuma tra i 140 ed i 170 kwh/m2/anno. Per meglio comprendere questo dato, basti pensare che esistono oggi tecnologie costruttive ed impiantistiche che consentono di abbassare i consumi per il riscaldamento anche del 30-40%, mantenendo le medesime condizioni di comfort. Anche nelle case esistenti si possono ridurre gli attuali consumi, utilizzando le tecnologie ed i nuovi materiali disponibili, insieme ad un’attenta gestione dell’impianto di riscaldamento.

In generale, possiamo dire che se battere i denti non fa bene, anche l’eccessivo caldo crea problemi alla salute: un giusto compromesso tra salute, portafoglio e ambiente è quello di tenere durante il giorno la temperatura tra i 19 e i 20 gradi. Anche se ci sono bambini, ciò che conta è che l’appartamento non sia freddo: superare i 24 gradi non è l’ideale per un bambino, anzi, al contrario, può essere pericoloso per la sua salute. Un solo grado in più fa aumentare i consumi dell’8%. Se il riscaldamento è autonomo, di notte la caldaia va spenta e programmata per la riaccensione un paio d’ore prima della sveglia mattutina.

I consigli su come risparmiare sul riscaldamento

Ecco di seguito qualche utile consiglio per verificare se il proprio impianto di riscaldamento è efficiente, oppure se ha bisogno di interventi per migliorarlo e risparmiare energia.

1. La nostra abitazione è bene isolata?

Un edificio male isolato fa aumentare le spese per il riscaldamento e per il condizionamento estivo, perché disperde il calore attraverso le finestre, le pareti, i solai ed il tetto.

2Le finestre e le porte vetrate forniscono luce ed aria alle stanze e favoriscono gli apporti temici gratuiti del sole nella casa

Tuttavia, se non hanno ancora i doppi vetri possono disperdere il calore della casa, anche se l’edificio è sufficientemente isolato nelle sue parti murarie. L’intervento più risolutivo consiste nella sostituzione dei serramenti con altri predisposti di doppi vetri: l’intercapedine tra i due strati di vetro (vetrocamera) serve a ridurre il passaggio di calore.

3. L’efficienza della caldaia

L’efficienza della caldaia è fondamentale per risparmiare sul riscaldamento e per ridurre le emissioni inquinanti. Le caldaie a condensazione sono più efficienti di quelle tradizionali, perché recuperano il calore disperso nel camino e lo riutilizzano nel riscaldamento. Il loro costo è superiore del 30-40 per cento ai modelli tradizionali, ma la spesa viene ammortizzata nel giro di pochissimo tempo in quando rendono almeno il 20-30% in più.

Vedi anche: Caldaia: come sceglierla

4. Le valvole termostatiche

Queste valvole, installate sui caloriferi rendono indipendente il funzionamento dei vari termosifoni all’interno dell’abitazione, poiché regolano automaticamente l’afflusso di acqua calda in ciascun termosifone, sulla base alla temperatura scelta ed impostata nella manopola graduata. La valvola si chiude mano a mano che la temperatura della stanza si avvicina a quella desiderata, dirottando l’acqua calda verso gli altri radiatori ancora aperti. Impostando temperature differenziate nelle varie stanze, si ottiene una corretta gestione del comfort secondo le diverse necessità degli abitanti della casa. Dal 1° gennaio 2017 l’installazione di tali valvole è obbligatoria per legge.

5. L’impianto di riscaldamento autonomo è economico quando serve una villetta unifamiliare o piccoli edifici di 3 – 4 abitazioni

Negli edifici maggiori è antieconomico perché:

  1. la potenza complessiva delle caldaie autonome installate è sproporzionata rispetto alle esigenze energetiche dell’edificio;
  2. i costi di manutenzione sono più elevati;
  3. la sicurezza è inferiore.

La legge vieta l’installazione degli impianti autonomi negli edifici di nuova costruzione con più di 4 abitazioni.

6. Nell’impianto di riscaldamento del condominio è importante che la caldaia sia dimensionata secondo il reale fabbisogno termico dell’edificio.

Se nella centrale termica del condominio vi è installata una caldaia di tipo tradizionale, anche se funziona ancora bene, conviene sostituirla con una caldaia a condensazione in cascata, che ottimizza al meglio il consumo di combustibile.

Vedi anche: ABC caldaia a condensazione

Per ottenere ulteriori risparmi di energia, nelle abitazioni condominiali è altresì opportuno installare le valvole termostatiche su ciascun radiatore ed un sistema di contabilizzazione individuale del calore.
In sostanza, un impianto di riscaldamento centralizzato è energeticamente efficiente quando ha:
I. Una caldaia dimensionata secondo il reale fabbisogno termico dell’edificio.
II. Una caldaia a condensazione in cascata, invece di una sola caldaia tradizionale.
III. La termoregolazione autonoma di ogni abitazione, dove ogni radiatore ha installato ripartitori di calore e valvole termostatiche.
IV. La contabilizzazione individuale del calore, gestita da una Società specializzata, che legge i dati e ripartisce i costi sulla base dei consumi effettuati da ciascuna famiglia.

7. Utilizzare i pellets per risparmiare sul riscaldamento

Oltre che con il gas ed il gasolio, come combustibile per il riscaldamento si possono bruciare i pellets, che sono piccoli granuli compressi, prodotti con gli scarti di lavorazione delle segherie e dell’industria del legno.

I pellets sono ecologici e meno costosi di altri combustibili: infatti non si aumentano le emissioni di CO2 poiché tutta l’anidride carbonica emessa durante la combustione, era stata in precedenza assorbita dalla pianta durante la sua vita ed inoltre costano circa un terzo meno del gas.
Le stufe a pellets richiedono una attenta manutenzione per lo smaltimento delle ceneri e la pulizia della canna fumaria.

Le detrazioni fiscali

Attualmente è assai conveniente realizzare interventi di riqualificazione energetica degli edifici, poiché il 65% dei costi sostenuti può essere detratto dall’IRPEF. Ricordiamo infine che è comunque consigliabile far effettuare da un professionista indipendente una Analisi Energetica Dettagliata dell’edificio, prima di decidere gli interventi da fare e di affidare l’incarico all’impresa che dovrà eseguire i lavori.

Per maggiori informazione è possibile contattare i nostri esperti attraverso il nostro sportello di assistenza ai consumatori.

Autore: Pieraldo Isolani
Data: 2 gennaio 2019

L’esperto risponde su… Diritto di chiamata

Quando chiamo un tecnico a casa per una riparazione devo pagare il diritto di chiamata? Quale deve essere l’importo e da chi viene stabilito? Esiste una legge che definisce regole precise in materia?

Il diritto di chiamata consiste nel corrispettivo che si deve pagare ad un tecnico per il semplice fatto che si sia recato presso il domicilio del cliente, in caso di guasti e malfunzionamenti del prodotto, a prescindere dal fatto che abbia eseguito o meno operazioni di riparazione sul bene oggetto della chiamata.

Nel diritto di chiamata viene ricompreso, ad esempio, il tempo perso per strada per raggiungere il luogo dell’intervento (spesso dall’altra parte della città nell’orario più critico), la benzina, l’usura del mezzo in generale e tante altre spese vive della giornata.

La disciplina del diritto di chiamata cambia a seconda del fatto che l’oggetto della chiamata consista in un bene coperto dalla garanzia o meno. Quando si acquista un bene ed esso si rivela difettoso entro due anni dall’acquisto, il consumatore può chiedere al venditore ovvero all’esercizio commerciale dove ha acquistato il bene di ripararlo o di sostituirlo, assolutamente senza spese. In tali casi, non possono mai gravare sul consumatore le spese necessarie per la spedizione, per la mano d’opera e per i materiali necessari alla riparazione/sostituzione del bene. Pertanto, in questo caso il diritto di chiamata non può e non deve essere richiesto al cliente da parte del produttore o chi per lui.

Per quanto riguarda, invece, l’intervento del tecnico per la riparazione di beni non in garanzia e cioè beni che si rivelano difettosi dopo che siano trascorsi due anni dall’acquisto, è previsto che si debba pagare un corrispettivo per la prestazione di mano d’opera e anche la semplice chiamata del tecnico, a prescindere dal fatto che abbia o meno eseguito operazioni sul bene. In questo caso il diritto di chiamata non è regolato da una normativa nazionale, ma è disciplinato dagli usi e dai regolamenti locali degli artigiani. Le tariffe professionali e i costi medi degli interventi degli artigiani sono consultabili presso la Camera di Commercio di ogni Provincia.

Va ricordato comunque che il soggetto professionale deve informare preventivamente il consumatore sui costi dell’intervento, quindi se il diritto di chiamato compare solo alla presentazione del conto e non era stata data alcuna specifica in anticipo, potrebbero esserci gli estremi per una contestazione.

In caso di problemi conviene sempre avvertire l’artigiano della nostra intenzione di chiedere chiarimenti alle Associazioni di categoria e alla locale Camera di Commercio. In ogni caso, per segnalazioni o reclami si puó contattare lo sportello dell’Unione Nazionale Consumatori

Per scoprire tutte le faq, clicca qui

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 2 gennaio 2019