Se l’auto della pubblicità non esiste: come difendersi dagli inganni degli spot

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Ve ne sarete accorti, tra gli spot che può capitarci di vedere in tv, ascoltare in radio o incontrare su internet, non manca mai quello di una bellissima auto! Questo accade perché sono proprio le case automobilistiche che, per cavalcare l’onda di un mercato finalmente in ripresa, ci inondano letteralmente di messaggi pubblicitari che, dopo averci fatto ammirare paesaggi sconfinati, chiudono lo spot con una offerta economica che non è sempre trasparente

Cosa accade? Beh, nella maggior parte dei casi il prezzo è presentato in modo molto aggressivo, spesso i consumatori sono lusingati da “comode” rate, ma si dimentica di indicare il TAEG, cioè il costo “reale del finanziamento”.

In qualche caso, poi, a giudicare dalle segnalazioni ai nostri sportelli, la vettura protagonista dello spot non esiste. Come può accadere qualcosa del genere? E’ proprio così e lo ha dimostrato recentemente anche una inchiesta del mensile specializzato “Al volante” alla quale ha lavorato il nostro esperto, Raffaele Caracciolo.

In pratica, dopo una insistente campagna pubblicitaria, i consumatori che decidevano di recarsi nei concessionari (nel caso specifico, una Bmw) potevano scoprire che la vettura in promozione non fosse disponibile. Sembra che il cliente, non rassegnandosi a questa delusione, abbia visitato ben quattro saloni in Emilia Romagna tentando di trovare la vettura. Secondo quanto riferisce il consumatore, alla delusione si sarebbe aggiunta la beffa: qualche addetto alle vendite avrebbe confessato che “a metà mese gli esemplari disponibili erano già esauriti”

Eppure la comunicazione promozionale indicava una validità dell’offerta “per le auto prodotte fino al 28 febbraio 2017” senza minimamente accennare alla possibilità che le scorte potessero terminare:  generalmente, infatti, quando sono disponibili pochi esemplari, i costruttori mettono in guardia i clienti. Altrimenti si rischia una denuncia per pubblicità ingannevole all’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

Ed è già successo: l’anno scorso sono stati inflitti 650.000 euro di multa a FCA (300.000); Nissan (150.000) e Toyota (200.000) per aver fornito “in modo lacunoso e ambiguo” le informazioni sul costo complessivo delle auto diffuse attraverso i siti internet o altri mezzi di comunicazione (modelli incriminati: Doblò, Panda, Punto, 500 e Qubo per la FCA; Aygo e Yaris Hybrid Cool, nel caso di Toyota; Juke, Micra, Note e X-Trail per la Nissan).

Le case avevano omesso di precisare che il prezzo pubblicizzato era riservato solo a chi avesse stipulato un finanziamento, quindi l’importo è stato ritenuto non veritiero, né per chi avesse deciso di acquistare l’auto con modalità diverse dalla rateizzazione, né per chi avesse scelto quella formula, in quanto il prezzo avrebbe dovuto tenere conto dei costi del finanziamento.

Insomma ce ne è abbastanza per mettere in guardia i consumatori: meglio fare attenzione quando si va in cerca di una auto, non sempre gli spot dicono la verità!

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Autore: Massimiliano Dona
Data: 6 aprile 2017 

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