Car sharing, perché conviene

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In Italia il car sharing non è ormai soltanto più una “moda passeggera” presa in prestito dall’estero, ma un modo di spostarsi in città scelto da un numero sempre maggiore di persone. I motivi sono semplici. Il primo è la praticità. Basta infatti avere uno smartphone e scaricare l’applicazione di uno dei tanti servizi di noleggio auto per rintracciare il veicolo più vicino e raggiungere la meta prefissata. Il secondo è la comodità. Il car sharing permette infatti da un lato di lasciare a casa l’auto di proprietà, evitando così code in traffico; dall’altro consente di non doversi affidare solo ed esclusivamente ai mezzi pubblici la cui puntualità ed efficienza, in città caotiche come Roma, spesso purtroppo lasciano molto a desiderare. In mezzo le note negative, di certo, non mancano. A cominciare dalla disponibilità dei mezzi, che in Italia comunque è in crescita, e dai prezzi. Il car sharing è indubbiamente un’ottima alternativa all’auto anche in termini di sostenibilità ambientale, ma farne uso tutti i giorni, ad esempio per recarsi al lavoro, non è affatto nelle disponibilità di tutti.

I numeri in Italia

I pro sembrano comunque superare nettamente i contro, come emerge dai dati del rapporto del 2019 di Aniasa (Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio e Servizi Automobilistici) sulla portata del car sharing in Italia, secondo cui nel 2018 il “fenomeno” è continuato a crescere, raggiungendo quota 1,8 milioni di iscritti. Rispetto al 2017, è invece diminuito del 20% il numero di utenti attivi (vale a dire coloro che hanno effettuato almeno un noleggio negli ultimi sei mesi). Dalla sintesi dei due dati viene comunque fuori una base sempre più solida di clienti che sta facendo della condivisione dell’auto uno degli elementi contraddistintivi del proprio stile di vita quotidiano. Il car sharing viene usato in Italia in prevalenza da persone di sesso maschile (63%), anche se è in graduale aumento anche il numero di donne che ne fanno l’utilizzo (dal 34% del 2016 al 37% del 2018). Per ciò che concerne le fasce d’età, a servirsi delle auto in condivisione sono soprattutto i “millennials” tra i 26 e 35 anni (30%), seguiti dai neopatentati (26%), dagli adulti tra 36 e 45 anni (21%) e tra 46 e 55 anni (15%). Sopra i 55 anni si fa invece molta fatica a lasciare nel garage l’auto di proprietà. Riguardo i giorni di maggiori prenotazioni, prevalgono quelli feriali (tra il 14 e il 15%) sulla domenica (13%). Per gli orari, i picchi si registrano tra le 16 e le 21 (31%) e tra le 7 e le 12 (20%), dunque le fasce orarie in cui pendolari e lavoratori delle grandi città raggiungono o lasciano il posto di lavoro. Le città in cui il car sharing ha ormai preso stabilmente piede sono Milano (in testa), Roma, Torino e Firenze.

Chi offre il servizio di car sharing in Italia?

Sempre secondo il rapporto 2019 di Aniasa, attualmente in Italia in totale circolano circa 33.000 auto in condivisione. L’offerta del servizio si sta facendo sempre più variegata: da Fca con Enjoy a Daimler con Car2Go, al Gruppo Bmw con DriveNow.

Car sharing: istruzioni per l’uso

Come detto, la prima cosa da fare se si vuole accedere al car sharing è scaricare l’app predisposta dalle case automobilistiche che vendono il servizio. Una volta scaricata l’applicazione sullo smartphone, basta aprirla e guardare sulla mappa qual è l’auto più vicina. Selezionata quella meno distante (e magari anche non a corto di benzina come si evince dall’icona accanto al veicolo), è possibile raggiungerla lasciandosi guidare dalla mappa. Il tempo a disposizione per salire a bordo è di 15 minuti prima che si attivino la tariffa e il pagamento. Una volta raggiunta l’auto, la sia apre dalla app, le chiavi sono all’interno dell’abitacolo. Acceso il motore, il prezzo della “corsa” è di circa 25 centesimi al minuto. Se il viaggio si fa da soli o in due si possono usare le Smart di Car2Go, altrimenti Car2Go da quattro passeggeri, Enjoy e DriveNow rispettivamente da 4 e 5 posti. Terminato il viaggio, basta spegnere il motore, rimettere la chiave dove la si era trovata, uscire dalla macchina e confermare sempre tramite l’app la fine del noleggio. In pochi secondi arriverà sullo smartphone una notifica con la conferma della conclusione del noleggio e una mail con indicato l’importo pagato. Cosa importante da ricordare: è bene non dimenticare niente nell’auto, altrimenti per recuperare gli oggetti nella migliore delle ipotesi si dovrà attendere l’arrivo di un nuovo noleggiatore.

Il bonus nel decreto Clima

Nel decreto Clima, entrato in vigore lo scorso 14 ottobre, sono previsti bonus per 100 milioni di euro nel 2020 e altrettanti nel 2021 per i cittadini residenti nei Comuni sotto procedura d’infrazione per lo smog. In caso di rottamazione di auto vecchie entro il 31 dicembre 2021, verrà riconosciuto un “buono mobilità” di 1.500 euro da spendere in tre anni per abbonamenti al trasporto pubblico o per altri servizi meno impattanti sull’ambiente. Tra questi c’è anche il car sharing.

Bike sharing

In Italia, seppur molto più a rilento, inizia a prendere piede anche il servizio di bike sharing. A rompere il ghiaccio a Roma è stata, lo scorso 21 ottobre, Uber con Uber Jumop. Al momento sono 700 le bici disponibili, tutte elettriche con pedalata assistita. I costi sono di 50 centesimi per lo sblocco della bici e di 20 centesimi al minuto dal momento in cui la si noleggia. Le bici si possono parcheggiare quasi ovunque e non sono previste stazioni dedicate. Ognuna di esse è dotata di un lucchetto con le quali possono essere legate a una rastrelliera o a supporti simili. La capitale, dunque, ci riprova dopo che nell’ottobre del 2018 oBike ha iniziato a ritirare le proprie biciclette per l’incuranza con cui venivano ripetutamente abbandonate per strada. Sempre a Roma è invece inattivo dal 2013 il servizio di noleggio di biciclette del comune.

Autore: Rocco Bellantone
Data: 22 ottobre 2019

 

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maria

il problema del car sharing è il pagamento che può essere fatto soltanto con carta di credito e NON bancomat o prepagata postepay.

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