Assegni non trasferibili, occhio alle sanzioni

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Dal 4 luglio 2017 è entrato in vigore il provvedimento che recepisce la quarta direttiva comunitaria antiriciclaggio (Dlgs 90/2017), il primo effetto della norma è che gli assegni superiori a 1000 euro che non riportano la scritta “non trasferibile” sono considerati fuori legge.

A farne le spese finora, però, non sono stati truffatori impuniti, ma ignari correntisti che hanno provato a pagare il conto del dentista, dell’avvocato o hanno acquistato un nuovo elettrodomestico con vecchi blocchetti che avevano in casa e che naturalmente non riportano la scritta “non trasferibile”. La disattenzione, chiamiamola così, costa cara: implica multe salatissime che oscillano da un minimo di 3mila a un massimo di 50mila euro. E anche l’oblazione, ossia quel meccanismo con cui si riconosce la dimenticanza, l’errore o la svista nel momento in cui arriva la contestazione e quindi si accetta di pagare senza obiezioni, è tutt’altro che conveniente: il margine di oscillazione è da un terzo della sanzione massima (16.666 euro) al doppio della minima (ossia 6mila euro) entro 60 giorni dalla contestazione che viene effettuata dagli uffici del ministero dell’Economia.

Senza dimenticare che la sanzione colpisce sia chi emette l’assegno che chi lo riceve; l’unica via d’uscita è di inviare osservazioni al Ministero dell’Economia e delle Finanze per dimostrare la dimenticanza e cercare di ottenere uno sconto.

Visto che non si tratta di qualche caso isolato, ma si parla di migliaia di assegni in circolazione sembrerebbe ci sia allo studio un decreto legislativo in extremis che corregga la norma e annulli le sanzioni emesse dopo il 4 di luglio.

Intano l’Abi tenta di aiutare consumatori e risparmiatori a non cadere sotto la tagliola delle maxisanzioni con un vademecum e un’utile infografica riassuntiva.

In attesa degli sviluppi normativi che speriamo non si facciano attendere ne abbiamo parlato con un esperto: Stefano Cherti, Professore di diritti dei consumatori all’Università di Cassino.

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Autore: Simona Volpe
Data: 28 febbraio 2018

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Tiziano

Perché le banche non hanno ritirato gli assegni senza la scritta prestampata “non trasferibile”?

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