Truffa dell’assegno su whatsapp: consumatore rimborsato del 100%

Incassare un assegno grazie alla foto ricevuta su whatsapp: sembra impossibile, invece è successo davvero ad un consumatore che si è rivolto agli sportelli dell’Unione Nazionale Consumatori. Al danno si aggiunge la beffa della banca che non vuole prendersi alcuna responsabilità e tenta di addossare l’intera colpa al consumatore, fino al nostro intervento e alla sentenza dell’Arbitro bancario.

Ricostruiamo quanto è successo: un venditore di automobili usate pubblica online un (accattivante) annuncio che attira la preda. Le trattative vanno avanti via telefono e, quando l’accordo è vicino, il venditore fa sapere che ha diverse proposte per quell’auto e che per poterla bloccare ha bisogno di capire se il consumatore è davvero interessato: così chiede alla vittima una foto dell’assegno compilato come prova della sua volontà di concludere l’acquisto. Il compratore è convinto di fare un affare: in fondo, mandare una foto non costa nulla. Ed invece è caduto nella trappola: il truffatore stampa l’assegno e… riesce ad incassarlo! 

A quel punto la vittima si rivolge agli esperti dell’Unione Nazionale Consumatori, che inizialmente rimangono stupiti di quanto è successo. Per quanto l’immagine su Whatsapp potesse essere perfetta, come si può riprodurre così bene un assegno da ingannare la banca per farsi dare i contanti allo sportello?

E’ compito di chi sta allo sportello controllare, senza contare che fin dal 2010 l’Abi ha fornito alle banche italiane le istruzioni “per limitare le alterazioni e le falsificazioni” di assegni bancari e circolari. Ad esempio la carta non è certo quella normale: dev’essere non fluorescente, filigranata e cambiare colore se qualcuno tenta di alterarla con sostanze chimiche. E ancora: deve presentare stelline, coriandoli o altri elementi che cambiano colore o luminosità a seconda dell’inclinazione. E ancora c’è la lampada di Wood a ultravioletti. E se tutto ciò non bastasse è bene ricordare che, quando versiamo un assegno, le due banche si scambiano le informazioni relative al titolo in forma elettronica (check image truncation), ma prima di generare l’immagine, l’impiegato allo sportello deve verificare che l’assegno sia autentico.

Insomma tutto fa pensare che l’incasso sia potuto avvenire con la collaborazione di un cassiere infedele, per questo i nostri consulenti hanno subito scritto alla banca denunciando l’accaduto. Ma la risposta è paradossale: l’istituto di credito fa finta di niente, sostiene che è tutto regolare e -come spesso accade- convince il consumatore in buona fede di aver combinato un pasticcio e di avere delle colpe da scontare. Facendo così il gioco del truffatore scappato col bottino.

A quel punto l’unica speranza era appellarsi all’Arbitro bancario lo strumento che oggi consente di risolvere questo genere di controversie senza ricorrere al Giudice.

L’Arbitro, dopo il nostro intervento, ha ammesso le responsabilità della banca e ha stabilito un rimborso del 100 per cento al consumatore seguito dai nostri legali.

Una bella vittoria insomma, per il singolo consumatore ma anche un caso che fa giurisprudenza per episodi simili.

Invitiamo, dunque, i consumatori che avessero problemi  di questo tipo a rivolgersi ai nostri esperti attraverso gli sportelli sulla nostra home page.

Autore: Simona Volpe
Data: 24 gennaio 2019

 

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