Palestre chiuse per Covid, i consumatori riavranno i soldi?

Con la riapertura delle palestre resta il problema del rimborso degli abbonamenti non fruiti. Gli esperti dell’Unione Nazionale Consumatori gestiscono migliaia di segnalazioni di questo tipo, in caso di problemi con l’abbonamento della palestra quindi non esitare a contattarci! 

Vediamo intanto le novità sul rimborso della palestra. 

Rimborsi e voucher per le palestre

Alla riapertura delle palestre, molti consumatori potrebbero non tornare ad usufruire del servizio per i più disparati motivi: prudenza, un trasferimento in un’altra città o, semplicemente, perché non hanno più voglia di fare questa attività. Cosa fare, dunque, per i soldi dell’abbonamento già pagato e di cui non si è usufruito?

Purtroppo non ci sono buone notizie per i consumatori sul rimborso della palestra in quanto il Decreto Sostegni ha prorogato il regime dei voucher stabilendo per palestre (ma anche piscine e impianti sportivi di ogni tipo) la possibilità di riconoscere “alternativamente al rimborso o allo svolgimento delle attività con modalità a distanza quando realizzabili, un voucher di valore pari al credito vantato”. Sarà quindi la palestra a decidere se restituire il denaro o emettere solo un voucher che potrà essere utilizzato entro sei mesi “dalla fine dello stato di emergenza nazionale”; contrariamente a quanto stabilito precedentemente, il buono non goduto non dev’essere per forza convertito in denaro.

Se poi la palestra, durante la chiusura forzata, ha svolto attività a distanza, l’abbonamento si considera automaticamente onorato. 

Insomma, ci sembrano notevoli passi indietro nella tutela dei consumatori, per questo ci auguriamo un tempestivo intervento dell’Autorità Antitrust. Inoltre i nostri esperti sono a disposizione dei consumatori per supportarli nei problemi con gli abbonamenti della palestra. 

GUARDA IL VIDEO DI MASSIMILIANO DONA “PALESTRE, RIPARTENZA CON BEFFA PER GLI ABBONATI”

 

McFit e l’indagine dell’Antitrust 

L’Autorità Antitrust nei mesi scorsi ha aperto un procedimento contro McFit, la catena di palestre presente in diverse città italiane. Era stata proprio la nostra associazione a denunciare il comportamento poco trasparente della catena tedesca che, come tutte le palestre, è stata costretta a chiudere da marzo 2020 con i primi Dpcm legati alla pandemia. Secondo le numerose segnalazioni giunte ai nostri sportelli a partire dai primi giorni di marzo fino a fine maggio, McFit Italia non avrebbe sospeso i pagamenti dei consumatori che avevano attivato il r.i.d. bancario, proponendo la fruizione in coda, ossia di recuperare i giorni di chiusura della palestra alla fine dell’abbonamento.

Poi, a seguito dell’entrata in vigore del decreto Rilancio (art. 216 comma 4 del d.l. n. 34 del 19 maggio 2020), la palestra ha emesso voucher di valore pari a 3 mesi utilizzabili entro il 1° giugno 2021, non consentendo lo scioglimento del contratto ai sensi dell’art. 1463 del Codice civile, espressamente richiamato dalla normativa emergenza.

Cosa dice l’Antitrust

Per l’Antitrust nel procedimento aperto, i comportamenti descritti “appaiono configurare distinte pratiche commerciali scorrette” in base al Codice del Consumo. La richiesta ai consumatori del pagamento delle rate, “limitando la libertà di scelta dei consumatori attraverso una coercizione al pagamento di servizi che non possono essere resi, appare integrare una pratica aggressiva“. Quanto al rifiuto opposto ai consumatori che avevano richiesto lo scioglimento del contratto di abbonamento ai sensi dell’art. 216 del Dl Rilancio, “tale diniego limiterebbe la libertà di scelta del consumatore, ostacolando il diritto di scioglimento del rapporto da parte degli utenti previsto dalla normativa emergenziale“.

La posizione di Unc sul rimborso della palestra

Sarà naturalmente l’Autorità a trarre le conclusioni; l’Unione Nazionale Consumatori fin dall’inizio di questa situazione ha sostenuto che anche se la sospensione delle attività sportive è stata decisa dal Governo con i vari Dpcm e la chiusura delle palestre non è certo colpa dei gestori, i diritti dei clienti non possono essere compressi. E’ proprio  Codice civile a prevedere che le società che non possono fornire la prestazione “per sopravvenuta impossibilità” non possono chiedere il pagamento e sono tenute a restituire quanto percepito.

Se volete inviarci anche voi la vostra segnalazione su palestre, centri fitness o centri sportivi potete farlo attraverso i nostri sportelli.

Autore: Simona Volpe
Data: 26 gennaio 2021
Aggiornamento: 26 maggio 2021

 

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