Bankitalia: 46,2% famiglie spenderà tutto il reddito

Il 46,2% delle famiglie nei prossimi 12 mesi spenderà tutto il reddito annuo senza riuscire a risparmiare nulla, mentre il 9,9% finirà addirittura per indebitarsi. In pratica più del 50% delle famiglie, il 56,1% non riuscirà a mettere via soldi mentre solo il 43,8% pensa di poter risparmiare qualcosa nei prossimi 12 mesi E’ quanto emerge dalla sesta edizione dell’Indagine straordinaria sulle famiglie italiane di Bankitalia, condotta tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, intervistando oltre 2.000 nuclei familiari. Per il 70,3% delle famiglie la spesa per alimentari, abbigliamento e calzature, beni e servizi per la casa resterà invariata nei prossimi 3 mesi, per il 24,6% diminuirà, solo per il 5,1% aumenterà. L’Unc esprime preoccupazione per questi dati, considerato che nei prossimi tre mesi ci saranno le spese natalizie, tipicamente destinate a questi beni. Il 74,7% delle famiglie si aspetta che nel 2021 il reddito del nucleo familiare rimarrà invariato rispetto a quello del 2020, per il 14,5% diminuirà, per il 10,8% aumenterà. Il 68,4% delle famiglie afferma di non essere riuscito ad accantonare qualche risparmio a partire dall’inizio della pandemia, il 31,6% si. Rispetto all’avvio delle rilevazioni nella primavera del 2020, il saldo tra le attese di miglioramento e peggioramento della situazione economica generale e del mercato del lavoro nei successivi dodici mesi è divenuto positivo per la prima volta dall’avvio delle rilevazioni nella primavera del 2020. La percentuale di famiglie che prefigura un peggioramento del quadro generale e del mercato del lavoro è diminuita di oltre 10 punti percentuali, portandosi al 27 e al 31 per cento; sono le quote più basse dall’inizio dell’indagine. I comportamenti di consumo restano condizionati dall’emergenza sanitaria, ma appaiono in progressivo miglioramento. Rispetto alla rilevazione di aprile 2021 la percentuale di famiglie che dichiarano di avere ridotto le spese per alberghi, bar e ristoranti nel confronto con il periodo pre-pandemia è diminuita di 15 punti percentuali, pur restando elevata (al 71 per cento; aveva toccato quasi il 90 per cento nelle fasi più acute della pandemia); la riduzione della quota è di circa 30 punti (al 55 per cento) per i nuclei che arrivano con facilità alla fine del mese. Anche le percentuali di famiglie che hanno fatto meno frequentemente acquisti in negozi di abbigliamento e per servizi di cura della persona sono significativamente scese, rispettivamente al 63 e al 57 per cento. Tra le motivazioni che hanno frenato la spesa, è rimasta invariata l’importanza attribuita alla paura del contagio; è sensibilmente diminuita quella associata alle misure di contenimento, in connessione con il venire meno delle restrizioni a partire dalla primavera.

Autore: Mauro Antonelli
Data: 23 novembre 2021

 

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