Confcommercio: spese obbligate al 41%

Nel 2019 le spese obbligate incidono per quasi il 41% (40,8%) sul totale dei consumi delle famiglie, arrivando a pesare per quasi 7.400 euro (7.377) l’anno pro capite. Lo riporta il report dell’Ufficio Studi di Confcommercio sulle spese obbligate delle famiglie tra il 1995 ed il 2019.

Tra le spese obbligate, la voce abitazione è quella che incide maggiormente arrivando a “mangiarsi” – tra affitti, manutenzioni, bollette e utenze – 4.215 euro pro capite (23,3%).

All’interno dei consumi commercializzabili (10.712 euro pro capite nel 2019) la componente principale è rappresentata dai beni (37,7% dei consumi), con la quota di spesa destinata agli alimentari che risulta però in costante riduzione passando da 3.038 euro pro capite nel 1995 (17,9%) a 2.704 euro nel 2019 (15%). Nello stesso periodo aumenta la spesa per i servizi (21,5% del totale) passata da 2.805 euro a 3.889 euro.

Dopo la continua crescita tra il 1995 e il 2013 (+5,4%), la quota di spese obbligate sul totale dei consumi negli ultimi sei anni è in leggera diminuzione, a causa soprattutto del recente calo del prezzo delle materie prime energetiche, oltre che della migliorata efficienza energetica.

Nel 2019, però, salgono le spese obbligate rispetto all’anno precedente, dal 40,7% del 2018 al 40,8% e da 7.268 euro l’anno pro capite a 7.377 euro del 2019.

All’interno delle spese per l’abitazione va sottolineato come i consumi per l’acqua ed i servizi di smaltimento rifiuti, pur in diminuzione in termini quantitativi, risultino stabili in termini di quota in considerazione di prezzi (tariffe) in continua crescita.

Per quanto attiene alle spese obbligate legate alla mobilità -assicurazioni, carburanti e manutenzione dei mezzi di trasporto – nonostante la moderata ripresa delle quantità (1.690 euro nel 2019 contro 1.613 euro del 2013), è proseguita anche negli ultimi anni la fase di ridimensionamento dell’incidenza della spesa pro capite in valore (dal 9,8% del 2013 al 9,3% del 2019). In questo caso un contributo di rilievo è stato fornito dai carburanti per i quali oltre a riduzioni a volume si è osservata, nel complesso degli ultimi sei anni, una flessione dei prezzi.

Anche negli ultimi anni, per l’area delle spese sanitarie si è osservata un’evoluzione, in quantità, più sostenuta rispetto al dato medio dei consumi, dinamica che ha determinato, congiuntamente a una variazione più elevata dei prezzi, un ulteriore aumento dell’incidenza (da 568 euro del 2013, pari al 3,3% a 621 euro nel 2019, pari al 3,4%).

Il moderato recupero dei beni commercializzabili realizzato negli ultimi anni (da 6.270 euro del 2013 a 6.824 euro del 2019) è stato sostenuto principalmente dai durevoli, soprattutto autovetture, i cui acquisti erano stati fortemente compressi nei periodi precedenti. In questa prima parte del 2019, tale tendenza sembra essersi interrotta.

Per quanto riguarda molte delle spese obbligate, i relativi prezzi si formano sovente in regimi regolamentati e, comunque, in mercati scarsamente liberalizzati. Ciò si riflette in una perdurante pressione inflazionistica che toglie risorse ai consumi più genuinamente oggetto di scelta. Fatto 100 il dato di ciascun indice di prezzo nel 1995, nel 2019 si stima che il prezzo (medio ponderato) delle spese obbligate abbia raggiunto un valore di circa 190, rispetto all’indice per il complesso dei consumi ben al di sotto di 160. Molto meno inflazionistici sono risultati i beni commercializzabili (circa 136) e solo un po’ più dinamici sono stati i prezzi dei servizi commercializzabili (154,5).

E’ piuttosto evidente da dove sia provenuta nell’ultimo quarto di secolo la maggior parte dell’inflazione.

Il rafforzamento del processo di liberalizzazione dei mercati di offerta di molti beni e servizi obbligati non potrebbe che giovare al sistema produttivo nel complesso e al miglioramento del benessere economico dei cittadini italiani.

Autore: Mauro Antonelli
Data: 3 settembre 2019

 

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