ISTAT: record storico per povertà assoluta

Secondo le stime preliminari dell’Istat, nel 2020 le famiglie in povertà assoluta sono 2 milioni e 9 mila (il 7,7% del totale, da 6,4% del 2019, +335mila) per un numero complessivo di individui pari a 5 milioni e 627 mila (9,4% da 7,7% del 2019, oltre 1 milione in più nel 2020).

L’Unc evidenzia che non si tratta, come riportato in modo fuorviante da alcuni organi di stampa, dei dati peggiori degli ultimi 15 anni, ma di un record storico. Non si erano mai registrati, infatti, valori così elevati per la povertà assoluta. Il fatto che le serie storiche di questo indicatore siano iniziate nel 2005, non vuol dire che prima ancora la povertà fosse più grave, come dimostra il trend della serie. Battuti, insomma, tutti i precedenti primati. Per le famiglie povere in valore assoluto, con oltre 2 mln si è superato il record precedente di 1 mln e 822 mila del 2018, così come in termini percentuali si è sorpassato il 7% del 2018. Quanto agli individui, con i 5 mln e 627 mila si è stracciato il primo posto del 2017, con 5 mln e 58 mila, mentre con il 9,4% di individui si è andati ben oltre l’8,4% del 2017 e del 2018.

Ad avviso dell’Unc, questi dati, non degni di un Paese civile, dimostrano che reddito e pensioni di cittadinanza non sono bastati. Secondo gli ultimi dati Inps, a febbraio le famiglie beneficiarie di Reddito e Pensione di cittadinanza sono 1 milione e 9.958 con 2 milioni e 314.854 persone coinvolte. Tra reddito e pensione di cittadinanza si è coperto, quindi, solo il 50,3% delle famiglie in povertà assoluta e appena il 41,1% degli individui poveri.

Rispetto al 2019, si passa in termini familiari dal 6,4% del 2019 al 7,7% e, per gli individui, dal 7,7% al 9,4%.

Nell’anno della pandemia si azzerano i miglioramenti registrati nel 2019.

Rispetto al 2019, invece, il valore dell’intensità della povertà assoluta, cioè la distanza media dei consumi delle famiglie dalla soglia di povertà, ha subìto invece una riduzione (dal 20,3% al 18,7%). Tale dinamica segnala come molte famiglie, che nel 2020 sono scivolate sotto la soglia di povertà, hanno comunque mantenuto una spesa per consumi prossima ad essa, grazie anche alle misure messe in campo dal Governo a sostegno dei cittadini (reddito di cittadinanza, reddito di emergenza, bonus).

L’incremento della povertà assoluta è maggiore nel Nord del Paese e riguarda 218mila famiglie (7,6% da 5,8% del 2019), per un totale di 720mila individui. Peggiorano anche le altre ripartizioni ma in misura meno consistente. Il Mezzogiorno resta l’area dove la povertà assoluta è più elevata: coinvolge il 9,3% delle famiglie contro il 5,5% del Centro. Nel 2020, l’incidenza di povertà assoluta cresce soprattutto tra le famiglie con persona di riferimento occupata (7,3% dal 5,5% del 2019). Si tratta di oltre 955mila famiglie in totale, 227mila famiglie in più rispetto al 2019.

L’aumento della povertà assoluta si inquadra nel contesto di un calo record della spesa per consumi delle famiglie (su cui si basa l’indicatore di povertà).

Secondo la stima preliminare dell’Istat, nel 2020 la spesa media mensile delle famiglie residenti in Italia torna ai livelli del 2000 ed è pari a 2.328 euro mensili, in calo del 9,1% rispetto ai 2.560 euro del 2019. Si tratta del calo più accentuato di sempre, ossia dal 1997, anno di inizio della serie storica.

Le spese per consumi hanno seguito un andamento condizionato dalle restrizioni imposte dalle misure di contrasto alla pandemia via via introdotte. Il calo complessivo del 9,1% è infatti determinato dalle variazioni, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, pari a -4,7% nel primo trimestre, -17,4% nel secondo, -4,5% nel terzo e -9,5% nel quarto trimestre dell’anno.

Il calo delle spese per consumi delle famiglie è diffuso su tutto il territorio nazionale ma risulta più intenso nel Nord Italia (-10,0%), seguito dal Centro (-8,9%) e dal Mezzogiorno (-7,3%).

In valori assoluti, però, la spesa media più elevata si osserva come sempre nel Centro-nord, dove si attesta poco sopra i 2.500 euro mensili, a fronte dei circa 1.900 euro che si registrano invece nel Mezzogiorno.

Rispetto al 2019, rimangono quasi invariate la spesa per Alimentari e bevande analcoliche (468 euro al mese nel 2020 contro i 464 euro del 2019) e quella per Abitazione, acqua, elettricità e altri combustibili, manutenzione ordinaria e straordinaria (893 euro mensili nel 2020 contro gli 896 del 2019). Si tratta, infatti, di spese difficilmente comprimibili, solo marginalmente toccate dalle restrizioni governative e che possono essere state favorite dalla maggiore permanenza delle famiglie all’interno dell’abitazione. Diversamente, la spesa per tutti gli altri capitoli, che nel 2020 vale complessivamente 967 euro al mese, è scesa del 19,4% rispetto ai 1.200 euro del 2019, con diminuzioni drastiche per Servizi ricettivi e di ristorazione (-39%), Ricreazione, spettacoli e cultura (-26,5%), Trasporti (-24,6%) e Abbigliamento e calzature (-23,2%).

Le spese per alimentari e abitazione sono passate dal rappresentare il 53,1% del totale nel 2019 al 58,4% nel 2020: in particolare, tra le famiglie in povertà assoluta, per le quali le voci destinate al soddisfacimento dei bisogni primari pesano maggiormente, tali capitoli rappresentano nel 2020 il 77,1% della spesa totale, a fronte del 56,8% delle famiglie non povere.

Autore: Mauro Antonelli
Data: 6 aprile 2021

 

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