Libertà di condivisione: i tuoi link “sono in pericolo”?

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Tra un po’ ci toccherà pagare anche l’aria che respiriamo, dice un vecchio adagio popolare. Adattandolo al contesto odierno, tra un po’ ci toccherà pagare anche quello che condividiamo (online). Non è fantascienza ma uno scenario molto concreto di cui si discute lontano da qui – in Commissione Europea – ma che ci riguarda molto da vicino.

Hai mai sentito parlare di link tax? Una “tassa” che obbligherebbe siti web, social media e aggregatori di notizie a pagare per pubblicare poche righe che servono a raccontare l’articolo che poi andrai a leggere su un altro sito. Hai presente quelli che ti “annunciano” le notizie, clicchi su quella che ti interessa e vai sul sito di chi ha pubblicato il contenuto? Ecco, immagina di non poter trovare più le notizie sui tuoi siti preferiti, quelli che leggi ogni giorno per informarti, oppure non poter più condividere liberamente una ricetta con un’amica. Una situazione paradossale, visto che il web è (fondamentalmente) libertà di condivisione e di espressione, vero?

Se ci tolgono la possibilità di linkare liberamente quello che vogliamo non diventa più difficile informarci e capire come comportarci, anche nelle nostre scelte di acquisto come consumatori? Non dimentichiamo che anche noi, come Associazione di consumatori raggiungiamo milioni di cittadini grazie ai link disseminati attraverso la rete che raccontano le nostre attività e le nostre denunce.

Fare a meno di tutto questo è possibile? O peggio potrebbe accadere che i fornitori di servizi dell’informazione (cioè gli editori che pubblicano le notizie online) potrebbero scaricare la maggiorazione di costo sugli utenti finali, quindi su te e tutti gli altri che usano Internet. Facendo una semplificazione, alla fine per i link dovremmo pagare noi o peggio dovremmo addirittura smettere di utilizzarli. Impossibile!

Cosa si prospetta?

La proposta di direttiva avanzata dal governo tedesco in Europa di cui si parla da diverso tempo è uno di quegli esempi in cui un valore da preservare (il riconoscimento di un diritto di un editore di avere un pagamento se qualcuno utilizza in modo parziale i suoi contenuti) deve essere contemperato non tanto con la logica della libera condivisione del web (quando un sito utilizza quei contenuti per “annunciare” i tuoi contenuti ti sta portando traffico) quanto con il diritto dei cittadini di accedere al maggior numero di informazioni in modo agevole ed economico.

Peraltro questa nuova regolamentazione europea rischierebbe di portare danno agli stessi editori: se ci pensi bene, il principio su cui si basa il business di tantissimi siti è proprio questo: annunciare il contenuto di un secondo sito (ritenuto autorevole) e convogliare il proprio traffico su quest’ultimo. Se offro traffico costruendo la risposta alla domanda (diretta) dell’utente attraverso “l’anticipo” di una parte del tuo contenuto – consistenti, spesso, davvero in “poche parole” – ti sto creando un danno o un beneficio? La domanda è complessa ma non vogliamo che i consumatori ne paghino le conseguenze. Scenari possibili sono:

  • chiusura di molti piccoli portali di news
  • aumento della pubblicità sui siti
  • abbassamento della qualità delle notizie
  • ridotta libertà di condivisione e di espressione.

Insomma, non è proprio un bello spettacolo quello che si prospetta, vero? I pericoli sono reali e nemmeno così tanto impossibili. Se verrà approvata una direttiva come quella proposta verrà introdotto un vero e proprio nuovo diritto economico alla condivisione di “poche parole” (che si chiama Ancillary Copyright, ricordatelo bene) E il danno collaterale non sarà trascurabile. Alla fine saranno i consumatori a dover pagare ma oggi possono fare tanto per impedire che si realizzino gli scenari prospettati.

Rischiare di non poter più condividere sul proprio profilo social le notizie oppure un contenuto divertente come un “meme” potrebbe ridurre la consapevolezza stessa del pubblico dei consumatori che usano il web per informazioni allo scopo di fare scelte sempre più razionali e documentate.

Per questo l’Unione Nazionale Consumatori ha lanciato la Campagna informativa #PocheParole.

Adesso sta a te decidere se firmare o meno la nostra petizione che aspetta soltanto la tua opinione!

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 28 giugno 2017

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Adriana

Penso sia doveroso un approfondimento e un aggiornamento da parte vs.

Raffaele

E’ da tempo che si vuole mettere il bavaglio al web. Secondo una normativa la Comunità Europea può chiedere, e già lo ha fatto, di chiedere a Google di eliminare siti o notizie vecchie (anche vecchie chi dice che non siano utili?) o contrari a certi requisiti (e chi lo stabilisce?).
Dovremo ricorrere al DeepWeb per parlare di cose che danno fastidio?
Siamo in piena dittatura, peccato che ancora tanti non se ne rendano conto!

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