Il ruolo della vitamina D nella salute delle ossa e del sistema immunitario

vitamina D

La vitamina D gioca un ruolo importante nella regolazione del metabolismo del calcio e del fosforo e nel metabolismo osseo. È necessaria per l’assorbimento e l’utilizzo del calcio, in quanto in sua assenza, il calcio viene assorbito solo per il 10-15% (1). Esiste in due forme: Vitamina D2, o ergocalciferolo, di origine vegetale, e Vitamina D3, o colecalciferolo, di origine animale. 

La vitamina D è cruciale per l’attivazione del sistema immunitario, senza o in carenza di vitamina D, le cellule T non sono in grado di reagire e combattere i microorganismi, batteri e virus, che minacciano l’organismo (2). Attraverso una dieta equilibrata, nella quale siano presenti alimenti fonte di Vitamina D quali ad esempio alcuni tipi di pesce (salmonidi e pesce azzurro), uova, latte intero, formaggi, fegato animale, olio di fegato di merluzzo (a più alto contenuto di vitamina D: 250mcg, ossia 10.000 UI,  per 100 gr), associata all’esposizione al sole, è possibile evitare il rischio di carenza di questa vitamina.

Tra gli alimenti, quelli più ricchi sono il pesce tra cui il pesce azzurro, latte e suoi derivati, il tuorlo d’uovo, le noccioline e alcuni funghi.

L’esposizione solare è un altro elemento importante per ridurre il rischio di carenza di vitamina D.

I LARN (livelli di assunzione di riferimento per la popolazione italiana) indicano che l’assunzione di vitamina D nei bambini sia di 400 Unità Internazionali (UI), e fino a 1000 UI nei soggetti prematuri e a basso peso, mentre negli adulti si parla di 1000 UI. 1000 UI corrispondono a 25 mcg e tale dosaggio è necessario per correggere gli stati di carenza/insufficienza. In questa categoria rientrano i soggetti con malattie croniche intestinali, renali e epatiche che alterano e riducono l’assorbimento di vitamina D, i soggetti obesi in quanto il tessuto adiposo eccessivo sequestra la vitamina, i dipendenti dal fumo e da alcol, oltre che soggetti di qualsiasi fascia di età che si espongono poco alla luce solare. In tutte queste situazioni è utile la supplementazione di almeno 1000 UI al giorno di vitamina D,  presente negli integratori disponibili in commercio sia come Vitamina D2 che Vitamina D3. Il medico potrà consigliare l’utilizzo del corretto integratore, sulla base della condizione di carenza valutata mediante dosaggio ematico e delle caratteristiche personali. In particolare, anche tra le persone sane, particolare attenzione va data agli anziani in quanto la cute riduce o perde la capacità di sintetizzare tale vitamina.

Nel sesso femminile, gli studi sugli apporti nutrizionali evidenziano la carenza cronica di alcuni elementi come il ferro, l’acido folico, il calcio, il magnesio e molte vitamine tra cui la vitamina D, sia durante il periodo adolescenziale, sia in età adulta. Tale carenza si associa a specifiche patologie dell’apparato riproduttivo. Le diete a basso apporto calorico e quelle dimagranti, i disordini alimentari e la scelta di regimi vegetariani rendono la popolazione femminile ancora più a rischio di squilibri nutrizionali e deficit di vitamina D.

Durante la menopausa, si registra un decremento degli estrogeni che causa l’alterazione della funzione di molti sistemi della donna, in primis della termoregolazione, della stabilità vasomotoria, del ritmo sonno-veglia e successivamente lo sviluppo di osteoporosi (3, 4). Negli ultimi anni si sono affermate come terapie i fitoestrogeni, prodotti nutraceutici che oltre a rappresentare una buona alternativa alla terapia ormonale sostitutiva, si sono dimostrate in grado di esercitare una spiccata attività antiossidante e antinfiammatoria. Gli integratori che contengono, oltre ai fitoestrogeni, vitamina D e calcio sono indicati nella prevenzione dell’osteoporosi poiché, grazie alla loro azione combinata, sono in grado di aumentare l’assorbimento di calcio a livello intestinale e quindi favorire  l’apposizione di calcio a livello dell’osso, rendendolo meno fragile.

Nel 2008 l’American Academy of Pediatrics (5) ha pubblicato le raccomandazioni per una corretta supplementazione di Vitamina D e tali linee guida, recentemente aggiornate (6), concordano con quelle formulate dall’Institute of Medicine (7), che ha proposto come dose giornaliera raccomandata (RDA – Recommended Dietary Allowance) 400 UI per i neonati sotto il primo anno di vita e 600 UI per tutto il resto della popolazione pediatrica (1-18 anni), fatti salvi i casi di bambini prematuri, come precedentemente detto. Tale integrazione dovrebbe iniziare nei primi giorni di vita, indipendentemente dal tipo di allattamento adottato.

Per quanto riguarda l’integrazione sia adolescenti che negli adulti  varia da 400 a 1000 UI  tenendo in considerazione le variazioni stagionali di esposizione al sole (8), e quindi  ogni Paese dovrebbe promuovere una specifica  supplementazione durante l’inverno.

* vedi anche Linee guida 2018 su una sana alimentazione del CREA

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Bibliografia

  • Holick MF. Vitamin D deficiency. N Engl J Med. 2007;357(3).
  • Ströhle A,Wolters M , Hahn A. Micronutrients at the interface between inflammation and infection–ascorbic      acid and calciferol. Part 2: calciferol and the significance of nutrient supplements. Inflamm Allergy Drug Targets. 2011 Feb;10(1):64-74.
  • March, W.A., Moore, V.M., Willson, K.J. et al. (2010) The prevalence of polycystic ovary syndrome in a community sample assessed under contrasting diagnostic criteria. Human Reproduction, 25, 544–551.
  • Kronenberg F. Hot flashes: epidemiology and physiology. Ann NY Acad Sci. 1990;592:52-86.
  • Ettinger B, Pressman A, Silver P. Effect of age on reasons for initiation and discontinuation of hormone replacement therapy. Menopause. 1999;6:282-289.
  • Whiting SJ, Langlois KA, Vatanparast H, Greene-Finestone LS (2011) The vitamin D status of Canadians relative to the 2011 dietary reference intakes: an examination in children and adults with and without supplement use. Am J Clin Nutr 94:128–135.
  • March, W.A., Moore, V.M., Willson, K.J. et al. (2010) The prevalence of polycystic ovary syndrome in a community sample assessed under contrasting diagnostic criteria. Human Reproduction, 25, 544–551.
  • Glintborg, D., Andersen, M., Hagen, C. et al. (2005) Higher bone mineral density in Caucasian, hirsute patients of reproductive age. Positive correlation of testosterone levels with bone mineral density in hirsutism. Clinical Endocrinology, 62, 683–691

 

Autore: Vincenzo De Leo, Direttore UOSA PMA, Dipartimento di Medicina Molecolare e Dello Sviluppo, Azienda Ospedaliera Universitaria Senese
Data:  21 aprile 2020

 

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