ABC pratiche commerciali scorrette

Il Decreto Legislativo 2 agosto 2007, n.146, definisce come pratiche commerciali scorrette “qualsiasi azione, omissione, condotta o dichiarazione, comunicazione commerciale ivi compresa la pubblicità e la commercializzazione del prodotto, posta in essere da un professionista, in relazione alla promozione, vendita o fornitura di un prodotto ai consumatori”.

Quindi per “pratica commerciale” si intende qualsiasi azione, omissione, condotta, dichiarazione o comunicazione commerciale, ivi compresa la pubblicità diffusa con ogni mezzo (incluso il direct marketing e la confezione dei prodotti) e il marketing, che un professionista  pone in essere in relazione alla promozione, alla vendita o alla fornitura di beni o servizi ai consumatori. La pratica commerciale è scorretta quando, in contrasto con il principio della diligenza professionale, falsa o è idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico del consumatore medio che raggiunge o al quale è diretta.

Il Codice del consumo distingue le pratiche commerciali ingannevoli e aggressive.

Le prime (articoli 21-23 del Codice del consumo) sono idonee a indurre in errore il consumatore medio, falsandone il processo decisionale. L’induzione in errore può riguardare il prezzo, la disponibilità sul mercato del prodotto, le sue caratteristiche, i rischi connessi al suo impiego. L’Autorità considera illecite anche le pratiche che inducono il consumatore a trascurare le normali regole di prudenza o vigilanza relativamente all’uso di prodotti pericolosi per la salute e la sicurezza o che possano, anche indirettamente, minacciare la sicurezza di bambini o adolescenti.

Se l’impresa agisce con molestie, coercizione o altre forme di indebito condizionamento, il suo comportamento è considerato aggressivo (articoli 24-26 del Codice del consumo). L’aggressività di una pratica commerciale dipende dalla natura, dai tempi, dalle modalità, dall’eventuale ricorso alle minacce fisiche o verbali.

Il Codice del consumo indica le pratiche commerciali che devono essere considerate in ogni caso ingannevoli o aggressive. Sono di per sé ingannevoli, ad esempio, i comportamenti attraverso i quali l’operatore economico promette di vendere un prodotto a un certo prezzo e poi si rifiuta di accettare ordini per un certo periodo di tempo; afferma, contrariamente al vero, di avere ottenuto tutte le autorizzazioni; dichiara, per indurre in errore sulla particolare convenienza dei prezzi praticati, di essere in procinto di cessare l’attività commerciale. Sono invece di per sé aggressivi, ad esempio, i comportamenti che creano nel consumatore l’impressione di non potere lasciare i locali commerciali fino alla conclusione del contratto, le visite a domicilio nel corso delle quali il professionista ignora gli inviti del consumatore a lasciare la sua residenza o a non ritornarvi.

Autore: Dino Cimaglia
Data: 31 luglio 2017

 

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Costasar

Sono stato raggirato da un call center che qualificandosi come “centro Ricambi Folletto” mi ha proposto l’acquisto di ricambi Folletto. La ditta Fornitrice (Casa Cash S.R.L. di Crispano (NA) ha inviato ricambi inutilizzabili, made in P.R.C.con allegata una fattura non intestata a mio nome. Ho provato a contattare il numero telefonico del call center, senza esito, per cui ho comunicato via mail alla Ditta su indicata, la mia decisione di recedere il contratto.Ho anche inviato all’indirizzo indicato in fattura, la raccomandata con la richiesta di applicazione della normativa sul recesso. Purtroppo il destinatario è risultato “sconosciuto” a quell’indirizzo, per cui sono trascorsi i 15 giorni utili previsti dalla normativa sul recesso. La domanda è: quali armi abbiamo per stroncare questo commercio truffaldino? Visto che anche la Polizia Postale a cui mi sono rivolto, non ha riscontrato gli estremi di una reale “truffa in commercio telefonico”?

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