Bankitalia: aumentano le disuguaglianze

È aumentata la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi e la quota di individui a rischio di povertà. Lo riporta l’indagine di Bankitalia sui bilanci delle famiglie italiane.

L’indice di Gini del reddito equivalente, una misura sintetica di disuguaglianza che varia tra 0 e 1, nel 2016 è salito al 33,5 per cento, dal 32,9 per cento del 2014 (era 32,1% nel 2006, prima della crisi), tornando in prossimità dei livelli prevalenti alla fine degli anni novanta del secolo scorso.

E’ aumentata anche la quota di persone a rischio di povertà, cioè con un reddito equivalente inferiore al 60% di quello mediano (una soglia convenzionalmente usata per individuare il rischio di povertà e pari nel 2016 a circa 830 euro mensili), salita al massimo storico del 23% (19,6% nel 2006).

L’incidenza di questa condizione è più elevata tra le famiglie con capofamiglia più giovane, meno istruito, nato all’estero, e per le famiglie residenti nel Mezzogiorno. Nei dieci anni precedenti, seguiti alla crisi finanziaria globale, il livello della disuguaglianza, misurato dall’indice di Gini, è aumentato di 1,5 punti percentuali riportandosi in prossimità dei livelli toccati alla fine degli anni novanta del secolo scorso (34,3 per cento); per effetto della prolungata caduta dei redditi familiari, il rischio di povertà è più elevato rispetto a quel periodo, ma inferiore per i nuclei il cui capofamiglia ha più di 65 anni o è pensionato.

Alla fine del 2016 le famiglie italiane disponevano in media di una ricchezza netta, costituita dalla somma delle attività reali e delle attività finanziarie al netto delle passività finanziarie, di circa 206.000 euro (218.000 euro nel 2014). Il valore mediano, che separa la metà più povera delle famiglie dalla metà più ricca, era significativamente inferiore (126.000 euro, da 138.000 euro nel 2014), riflettendo la forte asimmetria della distribuzione.

Aumentano le diseguaglianze anche nella distribuzione della ricchezza. Nel 2016, la quota di ricchezza netta detenuta dal 30 per cento più povero delle famiglie, in media pari a circa 6.500 euro, è l’1 per cento; tre quarti di queste famiglie sono anche a rischio di povertà.

Il 30 per cento più ricco delle famiglie detiene invece circa il 75 per cento del patrimonio netto complessivamente rilevato, con una ricchezza netta media pari a 510.000 euro. Oltre il 40 per cento di questa quota è detenuta dal 5 per cento più ricco, che ha un patrimonio netto in media pari a 1,3 milioni di euro.

Il 10% delle famiglie più ricche possiede il 44% della ricchezza netta totale.

Ad avviso dell’UNC, l’aumento delle disuguaglianze attesta l’iniquità del Fisco, dovuta alla sistematica violazione dell’art. 53 della Costituzione, secondo il quale il nostro sistema tributario dovrebbe essere per la maggior parte costituito da imposte progressive.

Le attività reali (immobili, aziende, oggetti di valore) rappresentano l’87 per cento del patrimonio lordo delle famiglie italiane rilevato nell’indagine. Il loro valore, perlopiù determinato dalla casa di residenza, diviene però apprezzabile dal quarto decimo più povero, dove è in media pari a circa 70.000 euro, e sale fino a quasi 800.000 euro nella media del decimo più ricco delle famiglie. Per queste famiglie, la quota di attività finanziarie sul patrimonio lordo oscilla attorno al 10 per cento, avvicinandosi al 20 per cento solo per il 5 per cento più ricco. Per contro, circa il 70 per cento delle famiglie appartenenti al decimo più povero della popolazione non detiene attività finanziarie e circa metà non possiede attività reali; per chi le detiene, i valori sono contenuti (in media pari a circa 1.500 e 2.500 euro, rispettivamente).

Le passività finanziarie delle famiglie italiane rappresentano meno del 5 per cento del loro patrimonio lordo; la quota è di circa il 18 per cento se riferita alle sole famiglie indebitate (circa il 21 per cento del totale). Il valore medio delle passività di queste ultime è abbastanza omogeneo lungo gran parte della distribuzione della ricchezza netta, attorno a 50.000 euro; è tuttavia molto inferiore, circa 12.000 euro, per il 20 per cento delle famiglie più povere e molto superiore, 171.000 euro, per il 5 per cento delle famiglie più abbienti.

Tra il 2014 e il 2016 la ricchezza netta media è diminuita del 5 per cento a prezzi costanti, proseguendo la flessione avviatasi nel 2010. Come in passato, il calo è stato determinato prevalentemente dalla riduzione del valore degli immobili. Ha pertanto interessato prevalentemente i patrimoni dei proprietari, che sono più elevati: mentre la mediana e il nono decile della ricchezza netta sono diminuiti, a prezzi costanti, rispettivamente del 9 e di oltre il 6 per cento, il secondo decile è cresciuto di circa il 4 per cento.

 

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