ISTAT: 30% residenti a rischio povertà o esclusione

Nel 2016 si stima che il 30% delle persone residenti in Italia sia a rischio di povertà o esclusione sociale, mentre le persone a rischio di povertà sono il 20,6%. In entrambi i casi si tratta di un record storico. Lo stima l’Istat nel report sulle condizioni di vita ed il reddito delle famiglie.

Rispetto al 2015, la percentuale di chi è in condizione di grave deprivazione materiale sale dall’11,5% al 12,1% del 2016, con un rialzo del 5,2%, il rischio di povertà registra un incremento annuo del 3,5% (da 19,9% a 20,6%), il rischio di povertà o esclusione sociale cresce del 4,5%, passando dal 28,7% al 30 per cento, mentre le persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa, ossia in famiglie con componenti tra i 18 e i 59 anni che nel 2015 hanno lavorato meno di un quinto del tempo, aumentano dall’11,7% del 2015 al 12,8% del 2016.

Per l’Unc si tratta di dati drammatici. Non solo si registra un peggioramento rispetto al 2015, ma non si era mai avuto un dato così negativo dall’inizio delle serie storiche, iniziate nel 2003. Non si tratta solo di una priorità sociale e morale, ma anche economica. Fino a che il 30% degli italiani è rischio povertà o esclusione sociale è evidente che i consumi delle famiglie non potranno mai veramente decollare e si resterà intorno all’1 virgola.

Il Mezzogiorno resta l’area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (46,9%, in lieve crescita dal 46,4% del 2015). Il rischio è minore, sebbene in aumento, nel Nord-ovest (21,0% da 18,5%) e nel Nord-est (17,1% da 15,9%). Nel Centro un quarto della popolazione (25,1%) permane in tale condizione.

Le famiglie con cinque o più componenti si confermano le più esposte al rischio di povertà o esclusione sociale (43,7% come nel 2015), ma è per quelle con uno o due componenti che questo indicatore peggiora (per le prime sale al 34,9% dal 31,6%, per le seconde al 25,2% dal 22,4%).

Si ricorda che le persone in grave deprivazione materiale sono quelle che vivono in famiglie che registrano almeno quattro segnali di deprivazione materiale su nove, tra i quali: essere in arretrato nel pagamento di bollette, affitto, mutuo o altro tipo di prestiti; non poter riscaldare adeguatamente l’abitazione; non poter sostenere spese impreviste di 800 euro; non potersi permettere un pasto adeguato almeno una volta ogni due giorni; non potersi permettere una settimana di vacanza all’anno lontano da casa.

La popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale, pari a 18.136.663 individui, include invece tutti coloro che si trovano in almeno una delle tre condizioni: bassa intensità di lavoro, rischio di povertà, grave deprivazione materiale.

L’Unione europea ha fissato come obiettivo di politica economico-sociale, perseguito dalla Strategia Europa 2020, di ridurre di 20 milioni gli individui esposti al rischio di povertà o esclusione sociale a livello Ue entro il 2020. Per il nostro Paese l’obiettivo è quello di far uscire 2,2 milioni di persone da tale condizione rispetto al valore registrato nel 2008, quando risultavano a rischio di povertà o esclusione sociale 15.082.000 individui (25,5% della popolazione residente) da ridurre quindi a 12.882.000 unità entro il 2020. Nel 2016 gli obiettivi prefissati sono ancora lontani: la popolazione esposta a rischio di povertà o esclusione sociale è infatti superiore di 5.255.000 unità rispetto al target previsto.

A livello europeo, nel 2016 l’indicatore sintetico di rischio di povertà o esclusione sociale diminuisce da 23,8% a 23,5% ma sale rispetto al 2015 per Romania, Lussemburgo e Italia. Il valore italiano si mantiene inferiore a quelli di Bulgaria (40,4%), Romania (38,8%), Grecia (35,6%), Lettonia (30,9%) ma è molto superiore a quelli registrati in Francia (18,2%), Germania (19,7%) e Gran Bretagna (22,2%) e di poco più alto rispetto a quello della Spagna (27,9%). I Paesi con il livello più basso dell’indicatore sono Repubblica Ceca (13,3%), Finlandia (16,6%), Paesi Bassi e Danimarca (entrambi 16,7%).

 

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