Coste italiane: balneabile il 67,9%

Nel 2016, risultano balneabili oltre due terzi (67,9%) dei chilometri di costa monitorati ai fini della qualità delle acque di balneazione; il restante 32,1% è soggetto a divieto permanente di balneazione.  

Rispetto agli anni precedenti non si riscontrano variazioni significative. 

Sulla base dei campionamenti relativi alle ultime quattro stagioni balneari è definita, a livello regionale, la qualità delle acque di balneazione marino-costiere distinta nelle seguenti categorie: eccellente, buona, sufficiente e scarsa.  

Obiettivo dei monitoraggi previsti è quello di conservare, proteggere e migliorare la qualità dell’ambiente e prevenire l’esposizione dei bagnanti ad agenti inquinanti. L’inquinamento ha diverse cause, ma spesso è dovuto a scarichi fognari abusivi o problemi imputabili a depuratori malfunzionanti.  

Prima dell’inizio della stagione balneare, i Comuni emanano le Ordinanze sindacali per informare la cittadinanza sui divieti permanenti e temporanei. I divieti permanenti ricadono nelle aree non adibite alla balneazione per legge (porti, foci di fiumi, zone militari, aree protette) mentre i divieti temporanei (che possono estendersi all’intera stagione balneare nel caso di acque con classe “scarsa”) sono riferiti a periodi d’inquinamento di breve durata.  

In tutte le regioni, ad eccezione del Friuli-Venezia Giulia in cui le aree di balneazione interessano il 42,2% della costa totale regionale, più della metà della linea litoranea italiana (superiore a 9.000 km) è monitorata, con un’incidenza massima in Basilicata (90,8%) e minima in Liguria (58,9%). In Molise la riperimetrazione delle acque di balneazione, con l’eliminazione di alcune zone come le aree portuali e le foci fluviali, ha portato ad una forte differenza del dato degli ultimi due anni rispetto agli anni precedenti. 

Nel 2016, il 94% delle acque di balneazione vanta una qualità eccellente, percentuale in significativo aumento rispetto al 2013, quando erano l’85,8%. Il Friuli-Venezia Giulia e la Puglia sono le regioni con il valore più alto (99,6% contro, rispettivamente, 91,1% e 85,4% del 2013), mentre l’Abruzzo presenta la quota più bassa (76,3%), anche se conferma il trend di crescita evidenziato già nel 2015 (nel 2013 era al 53,2%). 

Il Lazio presenta ancora l’incremento maggiore, passando dal 55,3% del 2013 al 91,1% nel 2016, anche se in lieve flessione rispetto al 2015 (93,2%) per due acque insufficientemente campionate e un aumento delle acque scarse. In Molise, dopo la forte contrazione registrata negli anni 2014-2015, si evidenzia un trend positivo con l’83,7% di costa eccellente sulla lunghezza totale, 3,2 punti percentuali in più rispetto al 2015.  

L’Abruzzo, che registra il valore percentuale di costa eccellente più basso tra le regioni litoranee, si distingue sia per aver accresciuto del 2,3% le aree soggette ai controlli di qualità, sia per la significativa diminuzione delle acque scarse, dal 9,3% del 2015 al 4,4% del 2016.  

Le regioni Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Basilicata possiedono esclusivamente coste eccellenti e buone, mentre la Sicilia ha il 5% di acque insufficientemente campionate. 

Ancora nel 2016, come nel 2015, le acque di balneazione di qualità scarsa rappresentano l’1% della lunghezza totale delle aree monitorate.  

In Italia generalmente la stagione balneare inizia il primo maggio e termina il 30 settembre; nel 2016 ha avuto una durata media di 158 giorni, ad eccezione della Sicilia (216 giorni), dell’Emilia-Romagna (135 giorni) e del Veneto (126 giorni). Durante la stagione balneare alcune acque di balneazione hanno subito chiusure temporanee o permanenti. Basilicata e Veneto si sono distinte per non aver dovuto attivare alcun divieto di accesso ai bagnanti mentre Sicilia e Calabria sono le uniche regioni in cui nel 2016 alcune aree di balneazione di qualità eccellente e buona, seppur in numero limitato, sono rimaste sempre chiuse.

Autore: Mauro Antonelli
Data: 28 maggio 2018

 

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