INFLAZIONE: nuovo paniere non tiene conto del crollo dei consumi

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Comunicato stampa dell’Unione Nazionale Consumatori

Roma, 3 febbraio 2015 – “Il nuovo paniere dell’Istat per il calcolo dell’inflazione non tiene conto del crollo dei consumi” ha dichiarato Massimiliano Dona (segui @massidona su Twitter), Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori. L’associazione di consumatori ha confrontato i nuovi pesi 2015 resi noti oggi (cfr. tabella, colonna A), sui quali si calcolerà l’inflazione, con l’ultima indagine, sempre dell’Istat, sui consumi effettivi delle famiglie, traducendo la spesa reale della famiglia media in un peso (cfr. tabella, colonna B).

“Il confronto tra le due analisi dimostra che i pesi ufficiali Istat non corrispondono ai consumi reali delle famiglie, perché non tengono conto della crisi e del crollo delle spese in atto” ha proseguito l’avv. Dona.

L’Istat, infatti, sopravvaluta il peso di spese non obbligate che la recessione, invece, ha fatto precipitare, come ad esempio “Servizi ricettivi e di ristorazione” che per l’Istat pesa 11,1555, mentre nella realtà pesa solo 5,6965, ossia 5,4590 in meno, o “Abbigliamento e calzature“, che per l’Istat pesa 7,0229 mentre nella realtà pesa solo 4,6264, ossia 2,3965 in meno e sottovaluta il peso di spese necessarie come “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” che l’Istat quantifica nell’ 11,5963 % del totale, mentre nella realtà contano per il 35,2311%, ossia +23,6348.

Per l’UNC il fatto che i pesi siano squilibrati rispetto alla spesa reale dei cittadini significa che il calcolo dell’inflazione sarà falsato e sottostimato per tutto il 2015.

Il confronto è evidenziato dalla tabella sotto riportata, dalla quale si evidenzia che le voci che, nella realtà, sono maggiormente sottostimate, sono quelle più necessarie come “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” e “Prodotti alimentari e bevande analcoliche“, mentre quella più sovrastimata è quella più rinviabile a tempi migliori, come “Servizi ricettivi e di ristorazione“.

Un divario che applicato all’inflazione significa sottostimare la spesa che una famiglia media deve pagare in più in un anno per via dell’aumento del costo della vita.

Rispetto alle entrate e alle uscite dal paniere, l’UNC apprezza l’ingresso del car sharing e dell’assistenza fiscale per calcolo delle imposte sulla casa, mentre ha perplessità sull’uscita del navigatore satellitare.

L’Istat ha reso noto oggi anche ai dati sui prezzi di gennaio, secondi i quali l’Italia torna in deflazione e tocca i minimi da oltre mezzo secolo.

“La deflazione dipende dal crollo dei consumi. Se l’inflazione tocca i minimi da oltre mezzo secolo è perché i consumi non crollavano così dal Dopoguerra. Se le istituzioni si preoccupassero di meno della deflazione in sé e maggiormente della causa che la determina, ossia il fatto che le famiglie italiane non riescono ad arrivare a fine mese e, conseguentemente, hanno ridotto la domanda di beni e servizi al minimo indispensabile, allora il Paese uscirebbe più velocemente dalla crisi che lo attanaglia e ci sarebbe una crescita maggiore del Pil ” ha commentato l’avv. Dona.

“Inoltre la flessione dei prezzi è dovuta in larga parte al crollo dei prezzi del petrolio e dei carburanti, altro aspetto positivo, visto che siamo un Paese importatore di beni energetici” ha concluso Dona.

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Luca

I metodi di calcolo dell’Istat dei pesi è ben conosciuto e documentato, non è scelto a caso e non è influenzabile da decisioni soggettive rispondendo a principi di oggettività e affidabilità. Inoltre l’Istat basa i pesi dei consumi dei consumatori sui dati dei Conti Nazionali. Al contrario queste pesi nettamente diversi da quelli Istat da dove vengono fuori?

La redazione UNC
La redazione UNC

concordo sulla sua prima frase. I pesi, invece, si basano non solo sulla contabilità nazionale, ma anche sull’analisi della spesa dei consumi delle famiglie, fatta sempre dall’istat. Ed i pesi nettamente diversi, sono proprio quelli dell’analisi dei consumi dell’Istat. Ossia vengono sempre dall’Istat…..

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