I risultati dell’indagine su sanità e previdenza

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1192 (Sdc – feb. 2016) – “Sanità e previdenza: più o meno tasse per il futuro?” è il titolo dell’indagine realizzata dall’Unione Nazionale Consumatori tra ottobre 2015 e gennaio 2016 e promossa da Forum ANIA-Consumatori (l’indagine si colloca nell’ambito del progetto “Prospettive per un fisco pro-welfare”, all’interno di un programma poliennale di analisi e studi in tema di welfare, intitolato “Gli Scenari del Welfare”, che imprese e associazioni dei consumatori – con il contributo del Censis – portano avanti fin dal 2008 http://www.forumaniaconsumatori.it/gli-scenari-del-welfare.)

L’indagine (che ha raccolto oltre 500 risposte) costituisce un utile strumento di analisi delle opinioni e delle attese dei consumatori riguardo ai temi del welfare e fornisce elementi di particolare interesse dal punto di vista socio-economico. Del resto, i cambiamenti nel settore previdenziale e sanitario cui abbiamo assistito negli ultimi tempi richiederanno, soprattutto alle giovani generazioni, nuovi sacrifici: per questo diventa interessante capire quali sono le speranze e le preoccupazioni dei consumatori. L’esigenza di rendere compatibile la spesa sociale con un adeguato livello di competitività economica ha avuto un forte impatto sul welfare che oggi è posto ad un bivio: imboccare la strada della propria revisione per adeguarsi al nuovo scenario e conservare la propria funzione di motore principale della promozione sociale ed economica oppure avviarsi verso il declino accettando un ruolo marginale incapace di soddisfare efficacemente i bisogni della popolazione.

Da queste premesse emerge l’attualità della nostra indagine e delle sue risultanze: tra queste si osserva che quasi un italiano su tre, rispondendo alla domanda “come è possibile mantenere un adeguato livello di assistenza sanitaria pubblica” (domanda n.5), suggerisce di ricorrere a forme assicurative integrative. Il dato dimostra che buona parte dei cittadini è concretamente interessata e culturalmente propensa a forme di assistenza integrativa.

D’altro canto, il 61% degli intervistati si è dichiarato molto o abbastanza favorevole a pagare direttamente i servizi di cui ha bisogno se lo Stato riducesse le tasse (domanda n.8), così confermando che gli italiani sono tendenzialmente propensi all’introduzione di vantaggi fiscali per alcuni strumenti assicurativi (polizze sanitarie, iscrizioni a mutue sanitarie, polizze long term care, ecc) e sulla possibilità di dedurre fiscalmente alcune spese per il welfare (badante, baby sitter, ecc.).

L’altra faccia della medaglia è rappresentata però da quell’ 85% dei consumatori che desidera che lo Stato conservi il monopolio dei servizi fondamentali (domanda n.9), così sintetizzando la “voglia di welfare” e “la capacità di resistenza” (resilience) della società che si contrappone ad ipotesi di “taglio” (retrenchment) dei servizi.

Ciò non toglie che gli italiani sembrano consapevoli dell’incertezza tipica della situazione attuale: alla domanda n.4 sul futuro della copertura del servizio sanitario pubblico, infatti, il 46 % degli intervistati risponde che si aspetta di dover “pagare di più per ottenere i servizi attuali“, mentre il 26% si rassegna ad accettare un ridimensionamento dei servizi della salute.

Ancora significativo quanto emerge dalla domanda “com’è possibile mantenere un adeguato livello di assistenza sanitaria pubblica?”. ll 63% degli intervistati propone di aumentare le tariffe per le prestazioni limitatamente alle fasce di reddito più elevate. Si tratta di una risposta che non sorprende e che, sia pure indirettamente, pone al centro dell’attenzione ancora una volta i criteri di definizione dei LEA, cioè dei livelli essenziali di assistenza che sono le prestazioni e i servizi forniti dal Servizio sanitario nazionale a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket).

Scarica la presentazione con tutti i risultati dell’indagine

Leggi il report “Prospettive per un fisco prowelfare”

Autore: Simona Volpe
Data: 24 febbraio 2016

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Giampietro

Finchè avremo ministri della sanità che non sono medici, che non conoscono gli argomenti e parlano a vanvera (sanno solo dire che ridurranno gli sprechi) di certo finiremo in cima alla lista dei paesi sottosviluppati. Gli sprechi si riducono facendo pagare le visite a chi può farlo, ai cittadini stranieri (anche europei) che vengono in Italia per farsi operare a carico del nostro sistema sanitario e a controllare la corruzione dilagante in ogni angolo .

Gianfranco

Ma possibile che in questa Nazione disastrata sotto tutti i punti di vista, non si fa altro che aumentare le tasse e diminuire i servizi essenziali. Ha ragione Sgarbi di chiamarci capre,non siamo più in grado di reagire a questi soprusi e ruberie varie che i nostri amati politici perpetrano alle nostre spalle.

guglielmo

Penso che 40 0 50 anni fa la sanità non era ridotta così male come oggi, segno di continue ruberie. Nessuno controlla la spesa sanitaria e i dirigenti politici fanno ciò che vogliono a discapito dei cittadini. Ridiamo la gestione ai medici e via i politici dalla Sanità.

Ranierito

Ma perche’ non si adottano sistemi come quelli dei paesi nordici o comunque come la Gran Bretagna dove la sanita’pubblica e’il loro fiore all’occhiello?

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