ANTITRUST: gli inganni delle patatine fritte in busta

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Comunicato stampa dell’Unione Nazionale Consumatori

‘Patatine artigianali’, ‘fatte a mano’ e ‘cotte a mano’: possiamo fidarci? L’Antitrust apre un procedimento su Pata S.p.A., Ica Foods S.p.A. e Amica Chips S.p.A. a seguito della denuncia dell’Unione Nazionale Consumatori.

Roma, 21 luglio 2014 – “Nel mercato delle patatine fritte in busta, le cosiddette chips, sono diffuse alcune campagne pubblicitarie che promuovono questo genere di prodotti in modo poco trasparente: per questo abbiamo segnalato all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato alcuni operatori colpevoli, secondo le nostre indagini, di aver lanciato una comunicazione commerciale poco veritiera, così tradendo le aspettative dei consumatori. Oggi l’apertura del procedimento da parte dell’Antitrust conferma i nostri sospetti”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, annunciando l’apertura di tre procedimenti da parte dell’Autorità Antitrust a carico delle aziende produttrici di patatine Pata S.p.A., Ica Foods S.p.A. e Amica Chips S.p.A., proprio a seguito di una denuncia della stessa associazione.

“Le aziende denunciate -spiega Dona (segui @massidona su Twitter)- pur con delle differenze, promuovono le chips puntando sull’artigianalità, la minore percentuale di grassi e l’utilizzo di ingredienti di prima qualità; non sempre però è vero quanto pubblicizzato con claims accattivanti e con una veste grafica che richiama la tradizione: sulle confezioni di Amica Chips (prodotti denominati ‘Eldorada’ e ‘Alfredo’s’) e Ica Foods (‘Le Contadine fatte a mano’), ad esempio, si legge rispettivamente che le patatine sono ‘cotte a mano’ e ‘fatte a mano’, mentre su quelle prodotte da Pata S.p.A., troviamo la dicitura ‘patatina artigianale’ persino nel nome del prodotto (appunto ‘Patatina artigianale’).”

“I tre produttori -aggiunge Massimiliano Dona- ci tengono ad esibire un’immagine light, pubblicizzando il basso contenuto di grassi delle loro chips, ma fanno ricorso a slogan sommari, con indicazioni superficiali che non rispettano la normativa europea di settore secondo la quale è consentita l’indicazione nutrizionale ‘a tasso ridotto di…’ soltanto a condizione che la vantata riduzione sia pari ad almeno il 30% a comparazione di un prodotto simile (sulle confezioni di Ica Foods e Amica Chip, si legge ‘-20% di grassi’); sulle patatine prodotte da Pata S.p.A., invece, l’indicazione potrebbe essere scorretta laddove la riduzione di nutriente non è vantata verso un individuato elemento di comparazione”.

“Tra le anomalie riscontrate -conclude il Segretario generale- ci è sembrata grave, inoltre, la scorrettezza che riguarda gli ingredienti ampiamente pubblicizzati con tanto di immagini sulle confezioni, ma che poi si fatica a trovare nella ricetta: nella ‘Patatina artigianale al peperoncino’ e nella ‘Patatina artigianale al pomodoro e basilico’ (di Pata), infatti, non c’è traccia degli ingredienti menzionati, ma troviamo semplicemente degli aromi; l’olio d’oliva della patatina “Eldorada la tradizionale con olio di oliva’ (di Amica Chips) è solo il 5% (il resto sono oli vegetali), così come non compare il pollo tra gli ingredienti di ‘Patatine Pollo Roasted‘ (di Amica Chips), ma solo aroma naturale al gusto di pollo”.

“Insomma -commenta in conclusione Massimiliano Dona- una situazione di grave trascuratezza informativa da parte di Pata S.p.A., Ica Foods S.p.A. e Amica Chips S.p.A. sulla quale ci auguriamo l’Antitrust faccia luce al più presto, trattandosi di un settore nel quale le scelte dei consumatori sono spesso influenzate dalle caratteristiche nutrizionali e dagli effetti salutistici dei prodotti, qualità che difficilmente possiamo attribuire alle chips, alimenti solitamente non raccomandati per un’alimentazione bilanciata, come fa notare la stessa Autorità nel suo provvedimento di apertura della procedura”.

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Leandro Guidi

Buongiorno. Ho letto il vostro comunicato e sono senza parole. Sono un consumatore di uno dei prodotti delle tre aziende citate e lo utilizzo proprio per il fatto che è uno dei pochissimi prodotti dove non trovavo la dicitura “oli vegetali”, ma olio d’oliva. Il fatto che vi sia la presenza di quest’ultimo solo in minima percentuale e il resto sia oli vegetali, non potrebbe essere oggetto di una vera e propria denuncia per truffa nei confronti dei consumatori e diffusa anche ai media?
Ringrazio per l’attenzione in attesa di un vs cortese riscontro. Cordiali saluti. Leandro Guidi

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