Da mesi si parla dell’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, come della grande data di svolta: il 2 agosto 2026 avrebbe dovuto essere il giorno in cui le regole più severe sarebbero entrate pienamente in vigore. Non è così: un pacchetto di modifiche approvato dal Consiglio dell’Unione Europea lo scorso 29 giugno, chiamato Digital Omnibus, ha spostato quella scadenza al 2027 e al 2028. Ma qualcosa sta già cambiando, vediamo di cosa si tratta.
Quello che entra in vigore da subito
La novità che ci riguarda più da vicino come persone, prima ancora che come consumatori, è l’obbligo di trasparenza: chi mette in circolazione un sistema di intelligenza artificiale che interagisce con le persone deve renderlo riconoscibile come tale.
In pratica, se state scrivendo a un servizio clienti e dall’altra parte c’è un chatbot, l’azienda è tenuta a dirvelo, a meno che non sia già del tutto evidente. La stessa logica vale per chi usa sistemi che riconoscono le emozioni o che classificano le persone in base a caratteristiche biometriche: dovranno informarvi. E chi produce un deepfake, o genera con l’IA testi pubblicati per informare il pubblico su temi di interesse generale, dovrà dichiararlo esplicitamente.
C’è poi un secondo fronte, altrettanto concreto: la Commissione Europea può multare le aziende che sviluppano i grandi modelli di intelligenza artificiale se non rispettano gli obblighi di trasparenza e documentazione già in vigore da un anno. Le sanzioni non sono simboliche: fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale, che salgono a 35 milioni o al 7% per le pratiche vietate in assoluto. Fino a oggi questi obblighi esistevano sulla carta ma nessuno poteva farli rispettare davvero: da adesso sì.
Cosa slitta, e perché non è un liberi tutti
Le regole più stringenti (quelle pensate per i sistemi che possono incidere pesantemente sulla vita delle persone, come gli algoritmi usati per selezionare candidati al lavoro, valutare l’affidabilità creditizia o gestire dati biometrici) slittano invece al 2 dicembre 2027. Per i sistemi di IA integrati in prodotti già regolamentati, come dispositivi medici o macchinari, il rinvio arriva fino al 2 agosto 2028.
Chi vigila, in Italia
Da noi il controllo è affidato a più autorità, ciascuna per il proprio ambito: l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale fa da coordinatrice, affiancata dal Garante Privacy, dalla Banca d’Italia, dalla Consob e dall’Ivass nei rispettivi settori.
Il governo ha inoltre avviato, con due decreti approvati in via preliminare a giugno, il percorso per introdurre nuove tutele anche sul piano penale: tra queste, una norma che punirà chi omette le misure di sicurezza su sistemi di IA ad alto rischio, mettendo concretamente a rischio le persone.
Perché conviene saperlo
Per un consumatore la sostanza è questa: avete il diritto di sapere se, dall’altra parte di una conversazione, c’è una persona o una macchina e le aziende che non ve lo dicono rischiano di pagarne davvero le conseguenze.
È un diritto che vale la pena far valere: se un’azienda non dichiara di usare un chatbot, o non vi informa dell’uso di sistemi di riconoscimento delle emozioni, potete segnalarlo alle autorità competenti, a partire dal Garante Privacy per tutto ciò che riguarda i vostri dati. Sul resto, quello più ambizioso, ci sarà ancora da aspettare.
Realizzato nell’ambito del progetto tu che ne sAI? L’Intelligenza Artificiale più sicura per tutti. Finanziato dal MIMIT D.D. 12 maggio 2025




