Secondo l’Istat, nel 2025 le retribuzioni sono salite del 3,1% rispetto all’anno precedente, più dell’inflazione… ma non è così
Roma, 29 gennaio 2026 – “Un rialzo irrisorio e inadeguato! I salari continuano a non essere adeguati all’aumento del costo della vita” afferma l’avv. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando il dato Istat secondo il quale nel 2025 l’indice delle retribuzioni orarie è cresciuto del 3,1% rispetto all’anno precedente e per il secondo anno consecutivo si realizza un parziale recupero rispetto all’inflazione (IPCA), che si ferma al +1,7%.
“Il confronto che evidenzia l’Istat è fuorviante, dato che i rinnovi contrattuali non sono relativi al 2025 e, quindi, è ingannevole confrontarli con l’inflazione del 2025. I rialzi delle retribuzioni nel 2025 dipendono, infatti, dai rinnovi contrattuali relativi al triennio 2022-2024, anni nei quali l’inflazione ha registrato record che non si avevano dal 1985, +8,1% nel solo 2022, +5,7% nel 2023. L’aumento degli stipendi, quindi, è ben inferiore all’inflazione registrata nel periodo corrispondente. Incredibile, poi, che a dare il cattivo esempio sia proprio la pubblica amministrazione, che segna l’incremento più basso: +2,7%, contro il 3,2% del settore privato” conclude Dona.

