Pagheremo almeno 3 euro in più per i pacchi dai Paesi extra UE 

Marcella Mastrobuono
6 Luglio 2026
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Da luglio 2026, quando acquisteremo online prodotti al di sotto dei 150 euro da paesi extra UE, faremo i conti con regole nuove. Dal primo luglio parte, infatti, il pagamento di un dazio europeo di 3 euro su questi pacchi. 

Nel frattempo, l’Italia sta ancora decidendo se e quando applicare una ulteriore tassa nazionale, rinviata già due volte e ora a rischio di un terzo slittamento.  

Perché un dazio? 

Fino a prima dell’entrata in vigore della nuova normativa, i pacchi di basso valore non pagavano dazi, perché controllarli in dogana costava più di quanto avrebbero fruttato. Questa esenzione, però, sembra definitivamente finita.  

Il flusso enorme di merce a bassissimo prezzo, in gran parte dalla Cina (secondo la Commissione Europea, nel 2025 sono arrivati in Europa quasi 6 miliardi di articoli in pacchi esenti da dazio), ha scatenato le proteste delle imprese europee, che si sono trovate a competere con prezzi impossibili da battere, soprattutto perché i produttori extra UE non rispettano gli alti standard occidentali su lavoro e ambiente.  

Per questo, lo scorso dicembre, l’ECOFIN (i ministri dell’Economia dei 27 Stati membri) ha approvato un dazio forfettario, per arginare la concorrenza sleale dei Paesi extra UE

Come si calcola il dazio da 3 euro 

I nuovi costi non sono semplici da calcolare per i consumatori, perché la tassa non si applica al pacco intero, bensì a ogni categoria di prodotto al suo interno.  

In pratica, se in un ordine ci sono una gonna e un paio di scarpe, paghiamo 6 euro, perché sono due prodotti diversi. Se compriamo due gonne e due paia di scarpe, il totale resta 6 euro, perché quello che conta è il numero di categorie di prodotto, non i singoli pezzi. Se acquistiamo otto gonne, e restiamo sotto i 150 euro, paghiamo un solo dazio da 3 euro. 

Il costo per ora ricade sul consumatore, ma alcune piattaforme potrebbero decidere di assorbirlo nei prezzi pur di non perdere ordini. Controlliamo bene, al momento dell’acquisto, se il dazio è già incluso nel prezzo finale o se verrà richiesto separatamente in dogana. 

A luglio 2028 cambierà di nuovo tutto 

Questo dazio non è definitivo, ma resterà in vigore fino al primo luglio 2028, quando entrerà in funzione il nuovo sistema doganale digitale europeo.  

Da quel momento sui nostri pacchi saranno applicati i dazi ordinari, calcolati in base al singolo prodotto, in molti casi meno costosi del forfait attuale. 

A novembre arriva anche un’altra tassa  

Dal primo novembre 2026 è previsto l’arrivo di un’ulteriore tassa europea, pensata per coprire i costi di gestione delle dogane legati all’enorme quantità di spedizioni di basso valore dai Paesi extra Ue, soprattutto dalla Cina.  

A differenza del dazio da 3 euro, la nuova tassa (“handling fee”) si applica ad ogni pacco, indipendentemente da quali e quanti prodotti contenga. Attenzione però: il suo importo esatto non è ancora deciso, e dovrebbe essere tra 2 e 4 euro.  

E c’è anche la tassa italiana 

Il governo italiano aveva introdotto una tassa nazionale di 2 euro a pacco sulle stesse spedizioni extra UE, con l’obiettivo di coprire i costi amministrativi dei controlli doganali. Doveva partire il primo gennaio, ma è stata rinviata al primo luglio e poi di nuovo al primo ottobre 2026. 

Se fosse entrata in vigore insieme al dazio europeo a luglio 2026, il consumatore si sarebbe trovato a pagare fino a 5 euro di tasse fisse sulla stessa spedizione, oltre al prezzo del prodotto.  

La tassa italiana e la futura tassa europea di gestione hanno lo stesso identico scopo. Per questo la Commissione Europea ha già chiarito che le due misure non potranno mai coesistere: quando la tassa europea entrerà in vigore (a novembre), quella nazionale dovrà automaticamente cessare. Partendo il primo ottobre 2026, la tassa italiana resterebbe attiva per un solo mese. 

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