Abbiamo comprato qualcosa su internet, ma vogliamo restituirlo. Non era quello che ci aspettavamo, la taglia non è giusta o semplicemente abbiamo cambiato idea: non dobbiamo fornire spiegazioni, per gli acquisti a distanza esiste il diritto di recesso.
Ma quanto ce lo rende difficile la piattaforma?
Quanto è difficile fare un reso?
Esercitare questo diritto sembra quasi impossibile. Dobbiamo cercare in tutto il sito, nascosto e difficile da trovare, il link per recedere e spesso neanche ci riusciamo. Troviamo solo un indirizzo email o, ancora peggio, un modulo PDF da stampare, firmare, scansionare e rispedire.
Cosa cambia dal 19 giugno?
Dal 19 giugno 2026, le regole cambiano. È entrata in vigore una nuova norma che impone a chi vende online di rendere il recesso semplice esattamente come l’acquisto. Stessa facilità e stessa modalità.
Cosa dice la legge
Il D.Lgs. 209/2025, che recepisce una direttiva europea del 2023, ha modificato il Codice del Consumo: per i contratti conclusi tramite una piattaforma online, il venditore deve mettere a disposizione del consumatore una funzione di recesso direttamente sul sito. Non basta più indicare una casella mail o allegare un modulo da stampare: se abbiamo acquistato con un clic, dobbiamo poter recedere con un clic.
La funzione deve essere chiaramente visibile, con la dicitura “recedere dal contratto qui” o simili, e deve restare disponibile per tutto il periodo entro cui si può esercitare il diritto di recesso. Niente più link nascosti nel footer o da cercare tra le FAQ: deve essere trovabile immediatamente.
Chi è obbligato
La norma riguarda tutti i soggetti che vendono online attraverso un’interfaccia digitale. I grandi marketplace come Amazon, ma anche il negozio che ha un sito su Shopify, l’artigiano che vende prodotti fisici sul proprio sito. Se l’acquisto avviene su un marketplace, la funzione può essere gestita dalla piattaforma stessa, ma se il sito è tuo, devi adeguarlo.
Come funziona nella pratica
La legge impone una funzione che permetta di:
- dichiarare di voler recedere
- indicare dove si vuole ricevere la conferma
- completare l’iter con un secondo passaggio (una sorta di doppia conferma)
Dopo aver completato la procedura, il venditore ha l’obbligo di inviarci senza ritardo una ricevuta con il contenuto del recesso e la data e l’ora in cui è avvenuto: la prova scritta di quando abbiamo esercitato il diritto.
Abbiamo 14 giorni per il recesso, ma non vale per tutto
Nulla cambia sui tempi: abbiamo sempre 14 giorni per ripensarci, senza dover spiegare il motivo, che partono dal giorno in cui riceviamo la merce (per i prodotti fisici) o dalla conclusione del contratto (per i servizi).
Per beneficiare del diritto di recesso devono esserci, però, almeno due condizioni:
- L’acquisto deve essere di consumo, cioè effettuato da un consumatore che compra da un venditore professionale. Sono esclusi i contratti tra privati o quelli tra imprese.
- L’acquisto deve essere fatto online (o comunque a distanza: ad esempio per telefono, televendita o sulla pubblica via).
Non abbiamo diritto al reso per tutto quello che acquistiamo. Ci sono dei casi, elencati dallo stesso Codice del Consumo, in cui non abbiamo diritto al reso:
- Contenuti digitali. Se abbiamo acquistato un film in streaming, un ebook o un videogioco da scaricare e abbiamo già iniziato a fruirne, il diritto di recesso decade. Di solito, viene chiesto di accettare espressamente questa condizione prima del download
- Prodotti su misura. Abiti su misura e oggetti personalizzati non rientrano nel recesso ordinario
- Beni che rischiano di deteriorarsi o scadere rapidamente
- Contratti per servizi, se già completamente eseguiti prima del termine per il reso
- Beni sigillati che non si prestano ad essere restituiti per motivi igienici o di salute
- Contratti per lavori urgenti di riparazione o manutenzione presso l’abitazione del consumatore.
Cosa fare se il sito non si adegua
Se su un sito non c’è nessuna funzione di recesso, il venditore è inadempiente. In quel caso possiamo comunque esercitare il diritto di recesso per iscritto (mail con ricevuta di consegna), citando l’articolo 57 del Codice del Consumo.




