Uno studio dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio (Upb) analizza gli effetti del bollo auto e la sua eliminazione per i veicoli con potenza non superiore a 80 kW
Roma, 27 ottobre 2026 – “Bollo auto da riformare, non da abolire” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando lo studio dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio (Upb).
“Lo studio dimostra quello che andiamo sostenendo da anni, ossia che il bollo auto andrebbe profondamente cambiato per commisurarlo al valore del veicolo e non alla sua potenza, così da rispettare finalmente il criterio della capacità contributiva fissato dall’art. 53 della Costituzione” prosegue Dona.
“Nel focus risulta che famiglie con le auto di minor valore pagano un bollo che, in rapporto ai valori dei loro veicoli, pesa più del doppio della media. Chi non può permettersi una vettura nuova, nonostante l’auto con l’anzianità valga sempre meno, versa sempre lo stesso bollo, che invece dovrebbe ridursi in proporzione. A parità di potenza, il prelievo è più elevato per i veicoli appartenenti alle classi ambientali meno recenti. Insomma, ha un’incidenza fortemente regressiva” aggiunge Dona.
“Ma questo non vuol dire che ha senso abolirlo, anche perché non è vero che si avvantaggiano solo i meno abbienti. Ordinando le famiglie rispetto alla loro spesa, in 10 gruppi (decili di spesa), l’importo medio del bollo rimane pressoché invariato nei primi sei decili e aumenta solo moderatamente in quelli successivi: nell’ultimo decile supera di meno del 20 per cento quello del primo. Anche rispetto alla quota di famiglie beneficiarie, la diffusione del beneficio è omogena per tutti i decili di spesa, in media il 63 per cento, anzi il massimo vantaggio va al settimo decile con la quota delle famiglie beneficiarie che sale al 67% contro il 60% del primo decile di spesa, ossia di chi spende meno di tutti. Solo nell’ultimo decile si scende sotto il 60%, arrivando al 56%. Quanto all’incidenza percentuale del bollo sul totale della spesa di una famiglia si tratta in media di un misero 0,4%, anche se, ovviamente, per chi ha la minor spesa è scontato e matematicamente logico e previsto che l’incidenza percentuale del bollo sulla loro spesa salga, arrivando a 1,1 contro lo 0,2 di chi spende più di tutti. In ogni caso, si tratta del nulla cosmico rispetto al carovita che a settembre è salito del 4,2%. Per questo insistiamo perché si intervenga sul caro carburante, per contrastare l’aumento dei prezzi. Lo studio dell’Upb, infatti, non analizza l’effetto che i carburanti determinano sull’inflazione e, conseguentemente, sull’aumento del costo della vita degli italiani” conclude Dona.
