Per Confcommercio, nel 2025 la spesa pro capite è pari a 22.114 euro, +239 euro rispetto al 2024 ma ancora inferiore al 2007. Vanno abbassate le tasse ai meno abbienti
Roma, 27 agosto 2025 – “Purtroppo si conferma che siamo ben lungi dall’aver recuperato i consumi pre-crisi del 2027, prima della grande crisi finanziaria del 2008, scoppiata con il fallimento di Lehman Brothers” afferma l’avv. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando lo studio di Confcommercio, secondo il quale nel 2025 la spesa pro capite reale sul territorio economico ha raggiunto i 22.114 euro con un aumento di 239 euro rispetto al 2024 ma ancora inferiore di 220 euro rispetto ai picchi del 2007.
“Quanto al fatto che le spese obbligate, come quelle alimentari, calano mentre salgono quelle facoltative come tempo libero, viaggi, vacanze e ristorazione è la dimostrazione di come siano cresciute le disparità economiche e le diseguaglianze, con i poveri, che destinano la gran parte del loro reddito in abitazione e alimentazione, sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi. Per i telefonini, invece, il discorso è più articolato, dato che oggi sono diventati anche uno strumento di lavoro” prosegue Dona.
“Per queste ragioni il Governo dovrebbe invertire completamente la sua riforma del fisco. Non ha senso intervenire sulle aliquote Irpef per aiutare chi guadagna 50 o 60 mila euro, che certo non ha problemi ad arrivare alle fine del mese, mentre bisognerebbe concentrare le poche risorse disponibili per abbassare le tasse ai meno abbienti, aiutando chi guadagna meno di 35 mila euro, riducendo la tassazione sulle spese obbligate, come le bollette di luce e gas, tornando indietro rispetto a quanto fatto dopo il 2007, quando per fronteggiare la crisi si è aumentata l’Iva dal 20 al 21 e poi al 22%, colpendo soprattutto i ceti medio-bassi, essendo l’Iva un’imposta proporzionale che non tiene conto della capacità contributiva” conclude Dona.
Secondo Confcommercio, negli ultimi tre decenni la spesa pro capite per informatica e telefoni ha registrato una crescita vertiginosa, di quasi il 3.000%. I servizi culturali e ricreativi hanno mostrato un aumento reale di oltre il 120%.
Le spese per viaggi e vacanze (+18%) e ristorazione (+25,7%), sebbene in ripresa, non hanno ancora recuperato completamente le perdite post-pandemiche. Calano le categorie più consolidate: alimentari e bevande segnano un calo del 5,1% rispetto al 1995, l’abbigliamento perde lo 0,5%. In contrazione anche il consumo reale di energia domestica (-35,1%), dovuto principalmente alla crescente attenzione al risparmio e all’efficienza energetica, sebbene il prezzo unitario dell’energia sia cresciuto notevolmente.

