L’impatto ambientale dell’IA

Simona Volpe
21 Luglio 2026
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Avete mai pensato all’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale?

Ogni volta che apriamo una chat con l’intelligenza artificiale, da qualche parte nel mondo un server si scalda, un impianto di raffreddamento consuma acqua, una rete elettrica assorbe un po’ più energia. È un costo che non vediamo e sottovalutiamo ma che esiste e secondo le Nazioni Unite è destinato a crescere nei prossimi anni.

A dirlo è un report dell’Università delle Nazioni Unite, l’UNU-INWEH (Institute for Water, Environment and Health), intitolato “Il costo ambientale del consumo energetico dell’IA: impronta di carbonio, acqua e suolo”. Il documento prova per la prima volta a mettere insieme tutti i pezzi della filiera dell’intelligenza artificiale (dalla costruzione dei data center al loro utilizzo quotidiano, fino allo smaltimento dell’hardware) e a misurarne l’impatto reale sul pianeta.

I numeri dell’impatto ambientale

Entro il 2030, stima il report, l’infrastruttura globale dell’IA consumerà elettricità per circa 945 terawattora l’anno. Per avere un metro di paragone: è il triplo di quanto consumano insieme Pakistan, Bangladesh e Nigeria, tre paesi che messi assieme contano 650 milioni di abitanti. Sul fronte idrico va anche peggio: il fabbisogno d’acqua dell’IA arriverà a coprire i bisogni di circa 1,3 miliardi di persone, più o meno l’intera popolazione dell’Africa subsahariana. E poi c’è il suolo: le infrastrutture necessarie occuperanno oltre 14.500 chilometri quadrati, il doppio dell’area metropolitana di Giacarta, città che ospita 32 milioni di persone.

Il quarto pezzo del puzzle è il carbonio: le emissioni legate all’IA sono destinate a raggiungere quasi 400 milioni di tonnellate di CO2 l’anno, una quantità che per essere assorbita richiederebbe la piantumazione di miliardi di alberi.

Non è (solo) un problema futuro

Il report non si basa solo su proiezioni, ma è un problema che viviamo ogni giorno: in Irlanda, uno dei paesi europei con la maggiore concentrazione di data center, questi impianti hanno assorbito nel 2023 il 21% dell’elettricità nazionale, superando i consumi di tutta la popolazione urbana del paese. In Uruguay, la costruzione di un data center ad alto consumo idrico si è sovrapposta alla grave siccità del 2023, che ha prosciugato le riserve di acqua dolce di Montevideo al punto da rendere l’acqua del rubinetto non più potabile per la popolazione.

Kaveh Madani, direttore dell’UNU-INWEH e coordinatore del gruppo di ricerca, è stato chiaro nel presentare i risultati: il report non nasce per demonizzare una tecnologia che sta già migliorando la vita di miliardi di persone, ma per chiedere che il suo sviluppo sia governato con responsabilità, invece di lasciarlo crescere senza una guida.

Cosa propone il report

La conclusione degli autori è che il settore ha bisogno di una guida globale, politica e non solo tecnologica. Il report propone di costruire quello che chiamano un “ecosistema di IA responsabile”, fondato su quattro pilastri: trasparenza (sapere davvero quanto consuma un sistema di IA), efficienza (progettare tecnologie che sprechino meno risorse fin dall’inizio), equità e giustizia ambientale (non scaricare il costo ambientale su chi ha meno potere contrattuale) e cooperazione internazionale, visto che nessun singolo paese può regolare da solo una filiera globale come quella dei data center.

Articolo realizzato nell’ambito del progetto tu che ne sAI? L’Intelligenza Artificiale più sicura per tutti. Finanziato dal MIMIT D.D. 12 maggio 2025

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