Quanto ci fidiamo di un’etichetta intelligente? 

Redazione UNC
6 Agosto 2026
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Immaginiamo di trovare sulle confezioni di pesce, carne o altri alimenti freschi tre bollini sull’etichetta, diversi da quelli a cui siamo abituati: un QR code per sapere da dove arriva, un marchio che ci dice che è stato “conservato naturalmente” e un indicatore che cambia colore in base alla freschezza. Le compreremmo? Saremmo disposti a pagare di più per queste informazioni?  

È la domanda di una grande indagine europea, 5.000 consumatori in Spagna, Belgio e Grecia, chiedendo loro cosa pensano di queste innovazioni. 

Tre etichette, tre informazioni diverse 

Vediamo cosa indicano queste etichette, che vengono spesso confuse tra loro. 

Il QR di tracciabilità permette di risalire all’origine del prodotto e al suo percorso lungo la filiera. Il diario di viaggio di quella singola confezione.  

Il marchio “conservato naturalmente” indica che il prodotto è stato preservato attraverso batteri protettivi naturali, senza conservanti chimici aggiunti (la bioconservazione).  

L’indicatore di freschezza è un bollino che cambia colore in base allo stato reale del prodotto (fresco, ancora fresco, da consumare a breve, da scartare). Smette di funzionare una volta aperta la confezione. Un’informazione molto più precisa e aggiornata rispetto alla data di scadenza fissa. 

Cosa hanno risposto i consumatori? 

L’indagine ha coinvolto consumatori di quattro prodotti diversi, branzino, insalata in busta, feta e carne di maiale, chiedendo quanto spreco generano abitualmente con quel prodotto, quanto sarebbero disposti a pagare in più per le tre innovazioni, e quanta paura hanno delle novità tecnologiche nel cibo. 

Il primo dato riguarda proprio lo spreco: chi consuma feta è quello che spreca meno (il 74,5% dichiara di non sprecarne mai). Chi consuma lattuga in busta, invece, è quello che ne spreca di più (solo il 26,9% dichiara zero spreco).  

Eppure, proprio i consumatori di lattuga sono quelli meno interessati a pagare qualcosa in più per queste innovazioni. Un dato che a prima vista può sorprendere, che ci dice che non basta un prodotto molto sprecato perché il consumatore sia disposto a investire in soluzioni che lo proteggono meglio. 

Al contrario, chi consuma feta, carne di maiale e branzino mostra un interesse concreto, misurato in euro: sono disposti a pagare di più soprattutto per l’indicatore di freschezza, seguito dalla tracciabilità, mentre il marchio “conservato naturalmente” convince un po’ meno. 

La paura delle novità non blocca la fiducia 

Uno degli aspetti più interessanti riguarda la cosiddetta “neofobia tecnologica alimentare“, cioè quanto le persone temano di consumare cibi trattati con qualche innovazione tecnologica. In generale questa paura è bassa, ma varia parecchio da paese a paese: i consumatori greci mostrano il livello più alto, quelli belgi il più basso. 

Ma più paura non significa meno disponibilità a pagare per queste innovazioni. I dati dicono il contrario: i consumatori greci di branzino, pur avendo il livello di preoccupazione più alto tra i tre paesi, sono anche quelli disposti a spendere di più per le innovazioni proposte. La diffidenza verso le novità, quindi, non si traduce automaticamente in rifiuto, se l’innovazione viene spiegata bene e il beneficio è chiaro. 

Il dato più incoraggiante riguarda l’impatto percepito sullo spreco domestico: in media, almeno il 30% dei consumatori ritiene che queste innovazioni potrebbero aiutarlo concretamente a buttare meno cibo.  

Cosa significa per noi? 

Cosa ci dicono questi risultati? Che la fiducia verso le nuove etichette non dipende tanto dalla tecnologia che c’è dietro, ma da quanto chiaramente il beneficio viene spiegato al consumatore. Un indicatore che cambia colore comunica qualcosa di immediato e concreto, un marchio che parla di “conservazione naturale” richiede invece un passaggio in più di comprensione. È probabilmente per questo che genera meno fiducia immediata, pur descrivendo una tecnologia altrettanto valida. 

FoodGuard e UNC contro lo spreco 

Questa indagine fa parte di FoodGuard, il progetto di ricerca europeo che sta studiando e sviluppando le tecnologie dietro le etichette intelligenti: sistemi di tracciabilità digitale, colture batteriche protettive e sensori di freschezza.  

Capire cosa pensano davvero i consumatori è un passaggio necessario prima che queste innovazioni arrivino sugli scaffali: un’etichetta, per quanto tecnologicamente avanzata, funziona solo se chi fa la spesa la capisce e se ne fida. 

Noi di UNC lavoriamo a FoodGuard insieme a tanti altri partner europei ed extra-europei. Segui il progetto per saperne di più. 

Questo articolo è stato realizzato nell’ambito del PROGETTO FOODGUARD – 101136542. 

Il progetto FOODGUARD ha ricevuto finanziamenti dal programma di ricerca e innovazione Horizon Europe dell’Unione Europea nell’ambito dell’accordo di sovvenzione n. 101136542. Tuttavia, i punti di vista e le opinioni espressi sono esclusivamente quelli dell’autore/degli autori e non riflettono necessariamente quelli dell’Unione Europea o dell’Agenzia Esecutiva Europea per la Ricerca (REA). Né l’Unione Europea né l’autorità che eroga il finanziamento possono esserne ritenuti responsabili. 

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