E voi lo sapevate se lo sconto per il pagamento in contanti è davvero legittimo?
Pagamento in contanti: cosa promettono i cartelli.
“Se paga in contanti, le faccio il 10% di sconto”. Vi è mai capitato di leggere un cartello del genere in un ristorante o in un altro esercizio commerciale? La possibilità di ottenere una riduzione del prezzo pagando in contanti suscita spesso una domanda: è tutto regolare? A prima vista sembra semplicemente uno sconto riservato a chi sceglie un determinato modo di pagare. Ma anche una riduzione del prezzo può nascondere un sovrapprezzo per chi utilizza la carta. Per questo, chiamare quella differenza “sconto” non basta a risolvere la questione.
Sconto pagamento in contanti e commissioni bancarie
Senza voler fare cattivi pensieri sul nero, lo scopo del commerciante può essere quello di evitare le commissioni bancarie che, in alcuni casi, sono previste sui pagamenti con carta di credito o di debito. Il cartello “pagamento in contanti -10%” invita quindi il cliente a scegliere i contanti in cambio di un prezzo più basso. Il punto, però, è capire se questa differenza possa essere contestata come un modo indiretto per far ricadere le commissioni su chi paga con carta.
Pagamenti con carta: obbligo di accettazione e divieto di sovrapprezzo
Gli esercenti, compresi i tabaccai, hanno l’obbligo di accettare i pagamenti con carta. A questo si affianca il divieto di addebitare al cliente costi aggiuntivi legati allo strumento di pagamento utilizzato, previsto dall’articolo 62 del Codice del consumo. Le commissioni bancarie, quindi, non possono essere scaricate sul consumatore che sceglie di pagare con carta. Il commerciante non può maggiorare il costo del prodotto per recuperare quelle spese: è il cosiddetto “credit card surcharge”, cioè un sovrapprezzo legato al pagamento con carta di credito.
Uno sconto per i contanti può nascondere un sovrapprezzo?
L’obiezione sembra immediata: se il prezzo viene ridotto per chi paga in contanti, non si sta applicando una maggiorazione a chi paga con carta. Si sta soltanto concedendo uno sconto. È sufficiente questa distinzione per considerare tutto legittimo? Le cose non sono così semplici. In passato la normativa prevedeva la possibilità di ridurre il prezzo in base allo strumento di pagamento. Quella disposizione è stata abrogata nel 2017 e, secondo l’orientamento più recente dell’Antitrust, definire una differenza di prezzo come “sconto” non basta a renderla lecita. Anche una riduzione, infatti, rischia di camuffare un sovrapprezzo per chi utilizza la carta. Conta quindi il meccanismo della differenza di prezzo, non soltanto il nome scelto per presentarla alla clientela.
Sconti legati al pagamento: il caso esaminato dall’Antitrust
L’Antitrust ha già affrontato il caso di un distributore di carburanti che applicava uno sconto maggiore a chi pagava in contanti o con PagoBancomat rispetto a chi utilizzava la carta di credito. Anche quel meccanismo è stato considerato una violazione del divieto. La differenza era presentata come uno sconto, ma questo non è bastato a renderla lecita. È proprio questo precedente a mostrare perché occorre cautela: uno sconto legato al modo di pagare può essere contestato come un sovrapprezzo indiretto per chi non beneficia della riduzione.
Cartello “pagamento in contanti -10%”: perché evitarlo
Uno sconto riservato ai contanti rischia dunque di essere contestato anche quando il commerciante lo propone per recuperare le commissioni bancarie. La finalità di evitare quei costi non elimina il problema della differenza di prezzo rispetto a chi paga con carta. Se fossi un commerciante, eviterei quindi di esporre un cartello con la scritta “pagamento in contanti -10%”. Ci stiamo attivando per sottoporre la questione all’Antitrust e vedere cosa ne pensa l’Autorità.
E voi lo sapevate?
Autore: Massimiliano Dona
Data: 14 ottobre 2026
