Caro carburante, 10 consigli per risparmiare

Redazione UNC
17 Marzo 2026
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“E io pago”, direbbe Totò. Mentre il Governo dorme, ritardando l’intervento di riduzione delle accise dei carburanti, accampando le scuse più disparate e arrampicandosi sugli specchi, così da poter incassare ogni giorno milioni di euro in più grazie al fatto che l’Iva al 22% viene applicata su prezzi astronomici, gli automobilisti, considerati ancora una volta dei polli da spennare, pagano la benzina e il gasolio come oro colato. 

Le fake news

Raccontano la favoletta che perseguiranno gli speculatori (quando non hanno mai modificato le leggi per consentire all’Antitrust o alle Procure di condannare chi fa decollare i prezzi in modo abnorme per arricchirsi, approfittando di eventi particolari, dal Covid alle guerre), prendono in giro gli italiani dicendo che tasseranno chi specula, quando abbiamo già assistito al dietrofront imbarazzante di questo Governo sugli extraprofitti delle banche non appena Corrado Passera dichiarò: “se l’obiettivo è che le banche non comprino più titoli di Stato, basta dircelo” (per salvare la faccia poi hanno chiesto alle banche se erano gentilmente d’accordo a versare un anticipo sulle future tasse, indebitando così i futuri Governi).

Questo al di là del fatto che ci sono profili di illegittimità a definire e tassare gli extraprofitti e che non sono solo le banche in questi anni ad essersi arricchite, ben peggio hanno fatto le compagnie energetiche. 

Cosa ha detto il Governo

La Meloni, in un video del 7 marzo, ha dichiarato: “stiamo valutando anche di attivare il meccanismo delle cosiddette accise mobili … la sua attivazione è già allo studio da qualche giorno da parte del ministero dell’Economia“. Una frase che suona come una beffa dato che la sentiamo dire da 24 anni, dal 2002, quando l’allora ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, dichiarò: “stiamo studiando un meccanismo sulle accise che possa stabilizzare il prezzo della benzina“. 

Viva la faccia di Draghi, che ridusse le accise di 25 cent al litro (30,5 cent con l’Iva al 22%) senza tante chiacchiere, senza se e senza ma, senza doversi mettere a studiare. 

Poi in Parlamento l’11 marzo si ripete: “stiamo valutando anche di attivare il meccanismo delle cosiddette accise mobili” aggiungendo però “nel caso in cui i prezzi aumentassero in modo stabile“. In modo stabile? Cioè, per quanti mesi devono aumentare prima che il Governo si dia una svegliata? Poi confessa che il meccanismo delle accise mobile è una buffonata, come abbiamo sempre denunciato dato che consente di intervenire quando oramai è troppo tardi e il trasferimento sui prezzi del carrello della spesa è già iniziato (abbiamo già denunciato rincari nel settore ortofrutticolo), ammettendo che “il meccanismo si attiva quando ovviamente l’aumento diventa strutturale e quando l’impatto sui cittadini diventa un impatto reale“.

Un pieno costa 16 euro in più

Impatto reale? Evidentemente ora non va più a fare il pieno di carburanti come quando andava dai benzinai a fare i video, protestando e dichiarando: “noi pretendiamo che le accise vengano progressivamente abolite perché è uno scandalo che le tasse dello Stato Italiano compromettano così la nostra economia“.

Parole sante, che evidentemente si è dimenticata. Certo, se tornasse a fare il pieno si accorgerebbe, picchi a parte, considerando le medie settimanali del ministero dell’Ambiente, il Mase, che in due settimane dal 2 al 16 marzo, un pieno di gasolio da 50 litri in modalità self service costa quasi 16 euro in più, 15,64 euro, ipotizzando due pieni al mese a famiglia sono oltre 375 euro in più su base annua, uno di benzina lo paghiamo 7 euro e 44 cent in più, oltre 178 euro annui. 

Le accuse del MIMIT a Draghi

Ancora peggio il ministro del made in Italy Adolfo Urso che il 12 marzo, durante il question time al Senato, snocciola la fake news che il taglio delle accise di Draghi “si rivelò del tutto inefficace. Non riuscì infatti a fermare la spirale inflazionistica” e infine, dulcis in fondo, il 16 marzo, smentendo le promesse della Meloni, annuncia, al posto della riduzione delle accise (unico provvedimento che può evitare l’escalation sui prezzi dei prodotti venduti al supermercato e un decollo dell’inflazione), “misure compensative nei confronti dei ceti meno abbienti“. E gli altri?

E noi paghiamo! Non solo andando a fare il pieno ma a breve anche andando al mercato, visto che già oggi i pomodori pachino IGP provenienti dalla Sicilia sono decollati di prezzo.

Che possiamo fare come consumatori?

In attesa che il Governo si ravveda, e faccia un nuovo dietrofront (non si sa mai…), l’unica arma è l’autodifesa. 

Di seguito i consigli dell’Unc su come risparmiare

  1. Non accontentatevi di scegliere un distributore che ha prezzi inferiori alla media regionale, che magari è invece il più caro della vostra città vista l’estrema variabilità dei prezzi praticati da una zona all’altra. Andate sempre, invece, da chi ha i prezzi più bassi ed è meno caro di tutti gli altri. Come ha attestato l’Antitrust, infatti, un impianto “risulta effettivamente in concorrenza soltanto con gli impianti situati a pochi chilometri di distanza“. Di conseguenza, “potrebbe facilmente verificarsi che il prezzo in una determinata sotto-zona sia diverso (ad esempio inferiore n.d.r.)  da quello medio regionale, che quindi costituirebbe un indicatore non rappresentativo della situazione locale e, come tale, poco utile al consumatore“. In soldoni: le medie regionali sono fuorvianti e ingannevoli.
  2. Non entrate nel primo distributore che vi capita appena si accende la spia della benzina, ma cercate sempre il prezzo più basso della vostra zona
  3. Per trovarlo, in attesa dell’App che il ministro del Made in Italy (Mimit) Adolfo Urso doveva fare per legge dal gennaio 2023 e che, invece, a distanza di 3 anni e due mesi, non ha ancora fatto, a dimostrazione della sua grande attenzione nei confronti degli automobilisti, confrontate sempre i prezzi attraverso l’Osservaprezzi carburanti. Anche se con alcuni limiti, che da tempo chiediamo inutilmente di rimuovere (ad esempio non si può fare la ricerca per la città di Roma o per la provincia di Milano, Napoli e Torino perché si supera il massimo di 500 risultati, non si possono esportare i risultati…), nella ricerca per area geografica potete inserire la vostra regione, provincia e comune e ordinare i prezzi in ordine crescente (scartando quelli di colore rosso, non aggiornati).

    Potete fare una ricerca anche per zona, percorso o tratta autostradale. In alternativa, provate a sperimentare app private, purché gratuite e previa verifica della veridicità dei dati pubblicati con quelli dell’Osservaprezzi del Mimit.
  4. Non è vero che un distributore vale l’altro. Oggi (17 marzo 2026) a Milano, ad esempio, per la benzina, tra il distributore più caro e quello meno caro c’è una differenza di oltre 1 euro al litro: si va da 2,74 euro per il servito della benzina a 1,739 per la benzina self service, pari a 50 euro e 5 cent per un pieno di 50 litri. Una bella cifra!
  5. I distributori in autostrada hanno sempre prezzi più alti, quindi, prima di partire per un viaggio, fate il pieno. Se non lo avete fatto, guardate i benzacartelloni. Visti i prezzi attuali, se non avete fretta, uscite dall’autostrada, fate il pieno e poi rientrate. Sul sito del Mimit potete fare una ricerca anche per tratta autostradale (o su un percorso).
  6. Prediligete le pompe bianche, senza insegne famose (no logo) o quelle della grande distribuzione.
  7. Scegliete sempre il self-service e non il servito. 
  8. Verificate la corrispondenza tra i prezzi esposti nei cartelli visibili dalla carreggiata e quelli effettivamente praticati che trovate sulla colonnina, dato che alcuni benzinai fanno i furbi, vi attirano con un prezzo e poi ve ne applicano un altro.
  9. Ricordatevi: chi va piano, non solo va sano e va lontano, ma consuma anche meno carburante.
  10. Segnalateci pure i prezzi anomali ma, soprattutto, la mancata esposizione dei cartelli previsti o l’esposizione di prezzi sbagliati, violazioni che comportano sanzioni.

Autore: Mauro Antonelli

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