Un film già visto. Quanto sta accadendo con lo scoppio della guerra in Iran purtroppo lo abbiamo già vissuto quando la Russia ha invaso l’Ucraina il 24 febbraio 2022. Vale la pena allora ricordarlo, per evitare il remake o almeno per prepararci alla visione.
I carburanti iniziarono subito ad aumentare e dopo 2 settimane e mezzo, nella rilevazione settimanale del ministero del 14 marzo 2022, raggiunsero il record storico di 2,185 euro per la benzina e 2,155 euro per il gasolio, in modalità self service. In soli 7 giorni la benzina salì di 23,144 centesimi e il gasolio di 32,53, un primato mai più superato. Il Governo Draghi ridusse allora le accise sui carburanti di 25 cent al litro (30,5 cent conteggiando l’Iva al 22%) a partire dal 22 marzo.
Anche luce e gas salirono e, nonostante l’intervento di Draghi, che azzerò gli oneri di sistema di luce e gas e ridusse l’Iva sul gas al 5% (era, come oggi, al 10% per i primi 480 mc consumati e al 22% per tutti gli altri consumi), raggiunsero il loro picco nel quarto trimestre del 2022. Siccome i beni energetici sono costi di produzione (luce e gas) e di distribuzione (carburanti) di tutte le imprese e degli esercizi commerciali, i loro rincari furono progressivamente traslati sui consumatori, sui prezzi finali dei beni e dei servizi, e l’inflazione iniziò sempre più a crescere fino a raggiungere il suo picco nell’ottobre 2022, ossia 8 mesi dopo, con quella annua che arrivò all’11,8%, un record che non si aveva da marzo 1984, ossia 38 anni prima e quella mensile balzò al 3,4%.
Rischiamo tutto questo ora?
Probabilmente no, perché l’Ucraina e la Russia erano grandi esportatori anche di importanti materie prime come il frumento tenero o l’olio di semi di girasole, che schizzarono subito di prezzo. Inoltre, l’Europa e l’Italia erano molto dipendenti dal gas russo, più di quanto lo siano ora rispetto ai paesi coinvolti nel conflitto in Medio Oriente.
Stime fasulle
Ma nessuno può sapere ora quale sarà l’effetto sulle tasche dei consumatori. Le stime che avete letto finora sono tutte rigorosamente fasulle.
Il motivo è semplice: nessuno può sapere quanto durerà questa guerra, quando la circolazione delle navi nello stretto di Hormuz riprenderà regolarmente, quanti pozzi petroliferi alla fine saranno chiusi, a che punto si fermeranno gli speculatori e così via.
Effetto diretto
Cominciamo dalle uniche certezze.
Se la guerra finirà entro la fine di marzo, avremo patito il contraccolpo del caro carburanti, che da sempre sono i primi a decollare, con una velocità degna di Usain Bolt. Dal 2 all’8 marzo, in appena 7 giorni, secondo le rilevazioni settimanali del Mase, come da noi denunciato, il gasolio è salito di quasi 15 centesimi al litro, con un balzo dell’8,63%, pari a 7 euro e 43 cent per un pieno di 50 litri, registrando il terzo maggior aumento settimanale di sempre, dopo quello dell’Ucraina e quello del 9 gennaio 2023 quando il Governo Meloni fece la bella pensata di togliere lo sconto sulle accise di 15 cent determinando un salto di 16,029 cent.
Non va molto meglio per la benzina che segna il quinto maggior incremento settimanale di sempre. Un pieno di benzina lo paghiamo 3 euro e 74 cent in più in appena 7 giorni.
Ci saranno poi ripercussioni, per chi ha un contratto a prezzo variabile, sulle fatture di luce e gas relative ai consumi di marzo, che non arriveranno prima di metà aprile (non si può sapere di quanto perché gli indici di riferimento come il PUN per la luce e il PSV per il gas fluttuano tutti i giorni in modo anomalo seguendo gli squilibri del mercato).
Salirà anche l’inflazione di marzo, dato che carburanti e bollette sono nel paniere che l’Istat usa per il calcolo dell’inflazione, salvo altre voci compensino quel rialzo, ad esempio con un calo dei prezzi di ristoranti e alberghi, essendo il mese di marzo non tipicamente vacanziero ed essendo finito il business (speculazioni pure quelle…) legato ai Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026.
Effetto indiretto
Se invece la guerra durerà più a lungo, allora ad un certo punto i rincari non saranno più assorbiti dalle aziende che inizieranno a trasferirli sui prezzi dei beni venduti, innescando una pericola reazione a catena, un effetto dominio, impossibile da stimare ora.
Questo meccanismo di trasmissione non dipende solo da quanto dureranno nel tempo gli aumenti dei beni energetici, ma anche da quanto sarà l’incremento delle bollette delle aziende (se elevato è chiaro che almeno in parte sarà traslato sulle famiglie), da quanto i fattori energetici incidono sul costo finale di produzione del bene da loro prodotto, dal tipo di contratti in essere lungo la filiera (i prezzi erano bloccati per un certo periodo di tempo?), da quanto è lunga la filiera (più passaggi ci sono più il prezzo si gonfia, dato che, ad ogni scambio, chi ha pagato di più a monte si rivale su chi sta a valle con gli interessi), da quanta concorrenza c’è in quel settore (più imprese ci sono che vendono quel prodotto, più si rischia, maggiorando il prezzo, di perdere clienti e quantità vendute).
Fermare la speculazione
Per ora i rincari del gas e del petrolio non sono dipesi da una contrazione effettiva dell’offerta: nessun paese è già senza gas o petrolio. Le scorte sono abbondanti e la stagione termica, per fortuna, sta per finire, con il conseguente crollo della domanda.
Si tratta, quindi, solo di speculazioni nei mercati all’ingrosso, impossibili da prevedere visto che basta il bombardamento di un pozzo petrolifero per determinare valori astronomici. Guadagni del tutto ingiustificati, resi possibili perché la politica non ha mai voluto riformare quei mercati, come il TTF di Amsterdam che doveva essere abolito e invece è ancora li. Extra profitti che nessuno ha mai tassato (la tassa straordinaria delle banche è stata una farsa, un accordo fatto con loro, prevalentemente un anticipo di imposte future), sempre che sia poi possibile farlo legalmente.
Ma il punto vero, non è tassare ex post chi ha speculato, soldi che pagano i consumatori e che non saranno mai ridati loro, quanto impedire ex ante che si possa speculare, non consentendo più di scommettere sul rialzo dei prezzi delle materie prime a danno delle famiglie che lavorano e delle imprese che producono.
Che si deve fare ora?
Il Governo deve immediatamente intervenire per ridurre le imposte su carburanti, luce e gas, prima che si inneschi la spirale tra costi dell’energia e inflazione. Va considerato che non si chiede la luna, perché più i prezzi salgono più l’erario, grazie all’Iva, incassa. Si tratta, quindi, di rinunciare a quei soldi.
Per i carburanti rischiamo già di essere in ritardo, per le bollette di luce e gas c’è tempo fino a fine mese, prima che Arera aggiorni i prezzi trimestrali della luce per i vulnerabili. Va spenta la miccia prima che dia fuoco ai prezzi!
Autore: Mauro Antonelli




