Combattere lo spreco alimentare con sensori e intelligenza artificiale  

Marcella Mastrobuono
24 Aprile 2026
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Quante volte il dubbio che un alimento non fosse più buono ci ha fatto buttare tutto nella spazzatura per sicurezza? Un prodotto che aveva appena superato la data di scadenza o era in dispensa da troppo tempo, ma magari era perfettamente commestibile. Dalla mancanza di informazioni certe nasce buona parte dello spreco alimentare nelle nostre case. 

La ricerca sta lavorando per colmare questo vuoto, sviluppando strumenti capaci di dire, in tempo reale, come sta davvero un alimento. A prescindere dalla data di scadenza sull’etichetta. 

I nuovi sensori che usano la luce 

Oggi, per sapere se un alimento è ancora sicuro, possiamo affidarci solo ad analisi microbiologiche di laboratorio, che però, naturalmente, non permettono di riportare il prodotto sullo scaffale. 

La ricerca ha sviluppato tecnologie basate sulla spettroscopia, che analizzano come la luce interagisce con la superficie di un alimento, senza toccarlo né aprirlo. Le tecniche sono due: la spettroscopia infrarossa (FTIR) e l’imaging multispettrale (MSI), una sorta di fotocamera capace di catturare informazioni che l’occhio umano non vede. 

Questi sensori rilevano i cambiamenti chimici e fisici, impercettibili a occhio nudo, che accompagnano il deterioramento. Il prodotto analizzato resta integro e vendibile, ma sappiamo con certezza se è ancora buono da mangiare. 

Il ruolo dell’intelligenza artificiale 

I sensori producono i numeri e qui entra in gioco l’intelligenza artificiale, che li traduce in valutazioni concrete, classificando un prodotto come “fresco”, “semi-fresco” o “da scartare” in modo molto attendibile. 

Più tipi di sensore, inoltre, possono lavorare insieme. In uno studio condotto su carne di pollo e di manzo, unire i dati della spettroscopia infrarossa a quelli dell’imaging multispettrale ha migliorato la capacità predittiva dei modelli fino al 15% rispetto all’uso di un solo sensore.  

Cosa ci aspetta 

I controlli non finiscono in fabbrica. L’idea è integrare sensori, intelligenza artificiale e monitoraggio digitale in un sistema unico, capace di seguire l’alimento lungo tutto la filiera, registrando temperatura e condizioni di conservazione passo dopo passo. In questo modo, un’anomalia (per esempio un’interruzione della catena del freddo durante il trasporto) può essere individuata subito. 

Più le stime sulla freschezza di un prodotto sono precise, meno errori si fanno, tipo scartare cibo ancora buono per eccesso di prudenza o, al contrario, lasciarne in vendita uno pericoloso per mancanza di controlli. 

La ricerca FoodGuard 

Queste tecnologie sono studiate nell’ambito del progetto FoodGuard, di cui noi di UNC siamo partner insieme a realtà di tutta Europa. 

Il progetto vuole combattere lo spreco, sviluppando soluzioni tecnologiche innovative basate sul microbioma, sulle attività microbiche, sul packaging intelligente che, attraverso sensori e biomarcatori molecolari protegge, monitora le condizioni degli alimenti e allunga la durata di conservazione di alcuni prodotti deperibili (carne, pesce, formaggio e verdure in busta). 

Questo articolo è stato realizzato nell’ambito del PROGETTO FOODGUARD – 101136542. 

Il progetto FOODGUARD ha ricevuto finanziamenti dal programma di ricerca e innovazione Horizon Europe dell’Unione Europea nell’ambito dell’accordo di sovvenzione n. 101136542. Tuttavia, i punti di vista e le opinioni espressi sono esclusivamente quelli dell’autore/degli autori e non riflettono necessariamente quelli dell’Unione Europea o dell’Agenzia Esecutiva Europea per la Ricerca (REA). Né l’Unione Europea né l’autorità che eroga il finanziamento possono esserne ritenuti responsabili. 

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