Reclamo N° 263654
Reclamo N° 263654
Luca maria
24 Marzo 2022
Buongiorno.
Socio standard, espongo in sintesi un disservizio con Telecom Italia durato oltre due anni; preciso che la mia residenza è in provincia di Grosseto, ma che posso muovermi su Viterbo e su Roma.
Il problema riguarda un periodo di fatturazione da parte della Compagnia Telefonica.
All'epoca (ora ho ambiato operatore) avevo da circa 20 anni un abbonamento Adsl denominato "Alice tutto incluso", che comprendeva internet e chiamate nazionali illimitate a fronte di un canone mensile fisso.
La vicenda è cominciata il primo novembre 2018, quando Tim mi ha staccato SENZA MOTIVO la linea fissa (lasciandomi, dunque, privo di telefono e di connessione internet), che ha poi riattivato a "pezzi e bocconi" (prima il telefono, poi internet e infine il numero voip) dopo circa un mese, in seguito a molteplici istanze da parte mia (pec, telefonate al 187 e finanche ricorso d'urgenza al Corecom). Una volta ripristinata la linea e risarcito il danno (dunque chiusa questa vicenda), da gennaio 2019 ha però cominciato a mandare fatture errate, nel senso che ha considerato il riallaccio come una nuova attivazione, addebitandomi in totale un canone quasi raddoppiato, come se la linea riattivata si fosse aggiunta a quella inopinatamente cessata. Le voci in fattura erano passate da tre a sei, ma si trattava degli stessi servizi identificati con nomi diversi (come se Sky, ad esempio, facesse pagare 10 euro per la "Coppa dei Campioni" e 10 euro per la "Champions League", che sono la stessa cosa). Addirittura nella prima fattura dopo il riallaccio mi erano stati addebitati anche 49 euro per la (ri)attivazione, come che l'avessi chiesta io ex novo e non, invece, come se fosse stato un atto dovuto in seguito all'immotivato distacco del primo novembre 2018.
Poiché le decine di pec e di telefonate al 187 per chiedere la risoluzione dell’errata fatturazione non sortivano alcun effetto positivo, sono stato costretto a togliere l'addebito in banca, a contestare ad una ad una tramite pec le fatture errate, a pagarle singolarmente e a comunicare a Tim di volta in volta l'avvenuto pagamento, che la Compagnia, però, considerava solo parziale, al punto che, nonostante le mie contestazioni, mi ha fatto ripetutamente scrivere da società di recupero crediti ed ha staccato nuovamente la linea il 19 settembre 2019.
Ho presentato allora una nuova istanza al Corecom per far riattivare la linea, ripristinata stavolta dopo pochi giorni, ma la conciliazione (e la successiva definizione) per la correzione dell’errore contabile e per il risarcimento del danno non sono andate a buon fine, perché Telecom riteneva di essere nel giusto.
Esasperato dalla perdurante ricezione di fatture completamente errate, nell’ottobre 2020 ho allora presentato una querela alla Procura della Repubblica di Grosseto, in seguito alla quale sono state fatte indagini dai C.C. della Compagnia di Pitigliano (paese dove risiedo), che hanno sentito come testimoni, oltre al sottoscritto, anche una delle conciliatrici del Corecom Toscana.
Durante quest'ultima audizione, qualcuno ha trovato una "scappatoia", consistita nel rilevare che "non risulta che il cliente abbia chiesto la correzione delle fatture future, ma solo di quelle pregresse", così che il P. M. ha chiesto l'archiviazione della querela (alla quale mi sono, naturalmente, opposto).
È di tutta evidenza la pretestuosità di tale assunto, atteso che è impossibile chiedere la correzione di fatture che non sono state ancora emesse, e che l'eliminazione dell'anomalia contabile avrebbe comportato, in re ipsa, l'emanazione di fatture regolari anche per il futuro. Tanto ciò è vero che, quando infine il problema è stato risolto, grazie all'interessamento di una dipendente Telecom con sede a Roma che avevo conosciuto per caso, tutte le fatture sono magicamente tornate a contenere gli importi giusti, SENZA CHE IO LO AVESSI CHIESTO.
Non ho ancora domandato alla Telecom il risarcimento del danno, anche perché non saprei quantificarlo (in un paese civile sarebbero condannati a versarmi migliaia di euro), perciò mi rivolgo a voi nella speranza che possiate aiutarmi. Sono decisissimo e dispostissimo ad agire in giudizio in tutte le sedi che riterrete opportune, perché non posso tollerare che questa gente prenda per i fondelli per quasi due anni e mezzo un cliente che aveva una linea attiva con la Sip prima, con Telecom Italia poi, con Tim infine, dal 1958.
In attesa di riscontro, resto a disposizione per eventuali documenti che vorrete esaminare.
Grazie e cordiali saluti.
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