Sulla rivista scientifica Nutrients sono stati pubblicati i risultati di uno studio statistico, condotto da ricercatori dell’IRCCS De Bellis di Castellana Grotte, su una popolazione di circa 5000 persone di entrambi i sessi, che dimostrerebbe una associazione tra il consumo della carne di pollo e la comparsa di tumori.
Cosa dice lo studio
Prima di fare qualche considerazione si ritiene utile riportare le conclusioni del lavoro riprese integralmente dalla pubblicazione originale:
“[…] un consumo di carne bianca superiore a 300 g/settimana è associato a un aumento del rischio di mortalità per tutte le cause e per il cancro gastrico (GC), statisticamente significativo. Il rischio è risultato più elevato negli uomini rispetto alle donne. […]
A nostro avviso, è importante approfondire gli effetti a lungo termine di questa categoria alimentare, la carne bianca, ampiamente consumata dalla popolazione mondiale che, forse erroneamente, la considera salutare in termini assoluti”.
La diffusione della carne bianca
Nel 2015 lo IARC (Agenzia del Cancro dell’OMS) ha definito la carne rossa “probabilmente” cancerogena e quella processata (salumi o cotta alla brace) come cancerogena. Anche grazie a questo parere si è diffusa la convinzione che la carne bianca e in particolare quella di pollo sia più sicura.
La conseguenza è stata un incremento dei consumi di carne di pollo, che in Italia si è attestato intorno ai 20 kg pro capite annui. È curioso rilevare che questo valore corrisponde ai poco più di 300 grammi la settimana risultati potenzialmente pericolosi dallo studio. In pratica quindi tutti gli italiani sarebbero a rischio.
I limiti dello studio
Dalla lettura del lavoro non è chiaro se sono stati presi in considerazione altri alimenti consumati dalle persone oggetto di studio, quali frutta, verdura, pesce, leguminose, cibi ultraprocessati, bevande alcoliche, ecc. che avrebbero potuto condizionare lo stato di salute.
Non è neanche chiaro quale sia lo stile di vita delle persone coinvolte nello studio e con quali modalità era cucinata la carne di pollo. È infatti noto che nella cottura ad alte temperature e nella frittura si possono formare sostanze pericolose e cancerogene.
Gli stessi autori riconoscono i limiti dello studio e ritengono necessario farne degli altri per confermare o smentire il loro lavoro.
Alcuni esperti attribuiscono la pericolosità della carne di pollo ai sistemi di allevamento intensivo e all’uso di farmaci, eventualità che però non corrisponde alla realtà italiana.
Si dimentica spesso, inoltre, che con gli allevamenti rurali non ci sarebbe l’attuale ampia disponibilità di carne bianca.
Non possiamo dire che la carne bianca è pericolosa
La ricerca dell’IRCCS De Bellis è un interessante contributo alle conoscenze sulla sicurezza degli alimenti, ma non è sufficiente per trarre delle conclusioni sulla pericolosità della carne di pollo. Per poter trarre delle conclusioni sarebbe necessario uno studio di metanalisi, fatto prendendo in considerazione un gran numero di indagini statistiche.
Basti considerare che lo IARC, per emanare il proprio parere sull’attività cancerogena della carne rossa, ha esaminato circa 800 lavori scientifici. Sulla base delle informazioni disponibili non si può affermare che il consumo di carne di pollo sia pericoloso.
Rimane la raccomandazione, sempre valida, di adottare un regime dietetico in cui esiste una buona alternanza fra i vari alimenti, riducendo eventualmente la quantità di quelli di origine animale a favore di quelli di origine vegetale.