È molto diffusa l’opinione che i tatuaggi siano una semplice decorazione del proprio corpo mentre, al contrario, possono esserci coinvolgimenti del sistema immunitario.
Una conferma di questo pericolo è stata fornita da un recente studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) condotto in vivo, somministrando i coloranti per via cutanea a dei topi per verificare gli effetti.
Come si fa un tatuaggio?
Come è noto il tatuaggio si effettua mediante microiniezioni di pigmenti colorati nel derma, che provocano delle immediate risposte infiammatorie locali. Ne consegue il richiamo di macrofagi (globuli bianchi con la funzione di assorbire ed eliminare i corpi estranei dall’organismo) che inglobano i pigmenti e li fissano, contribuendo alla stabilizzazione dei tatuaggi.
È stato dimostrato che una parte dei pigmenti può essere trasportata in vari distretti corporei attraverso il sistema linfatico. In particolare, sono stati trovati nei linfonodi di chi è stato tatuato. Le conseguenze di questa contaminazione non sono sufficientemente conosciute e non è quindi possibile valutare i rischi che ne derivano con una buona certezza.
Lo studio
Un contributo ad una maggiore conoscenza degli effetti biologici derivanti dalla diffusione dei pigmenti nell’organismo arriva dallo studio pubblicato su PNAS.
Nello studio, gruppi di topi sono stati trattati per via cutanea con inchiostri neri, verdi e rossi. È stato osservato che le sostanze chimiche sono catturate dai macrofagi e trasferite nei linfonodi, dove si sono stabilizzate. I macrofagi non sono in grado di degradarle anzi, al contrario, sono uccisi.
In un secondo momento, un gruppo di topi tatuati sono stati vaccinati con un vaccino a mRNA contro il Covid-19: la risposta immunitaria era significativamente ridotta rispetto ai topi che avevano avuto lo stesso trattamento vaccinale, ma non erano stati tatuati.
Risultati completamente opposti si sono avuti a seguito di un trattamento con un vaccino antinfluenzale inattivato, in cui si è visto che la risposta immunitaria era migliore negli animali tatuati.
Gli autori del lavoro sono giunti alla conclusione che l’accumulo dei pigmenti colorati dei tatuaggi nei linfonodi, può dare origine a una infiammazione permanente in grado di alterare le attività immunitarie.
Facciamo molta attenzione
I risultati degli studi sopra menzionati non possono essere considerati come conclusivi. L’utilizzazione sperimentale degli animali riproduce quanto può avvenire nell’uomo, ma non può considerarsi una prova definitiva. Saranno quindi necessari ulteriori studi su modelli animali e poi passare a indagini sull’uomo, per meglio capire quali sono le possibili reazioni del sistema immunitario ai tatuaggi.
Le informazioni attualmente disponibili non consentono di stabilire se i tatuaggi possono arrecare danni, ma è opportuno adottare misure prudenziali. Rivolgiamoci a tatuatori esperti e che utilizzano inchiostri legali. I tatuaggi possono essere effettuati rispettando rigorose regole di sicurezza e chi si sottopone ai trattamenti deve sottoscrivere un “consenso informato”.
Bisogna poi tenere conto che cancellare i tatuaggi è una operazione molto complessa e che comunque i pigmenti che si localizzano nei linfonodi vi permangono. Una raccomandazione che si può fare è di non eccedere nei tatuaggi, riducendo così la possibilità di accumuli di pigmenti nei linfonodi.