Contratti: le clausole da non firmare

Quando allacciamo un servizio (luce, gas, telefono), sottoscriviamo una polizza assicurativa o acquistiamo un pacchetto turistico (etc.), sottoscriviamo contratti inseriti in moduli o formulari prestampati. Sovente, per eccesso di fiducia, per impreparazione o pigrizia non leggiamo i documenti e finiamo per sottoscrivere accordi o condizioni che poi si ritorcono contro di noi. È il caso delle cosiddette “clausole vessatorie”, cioè clausole illecite e abusive che pongono il consumatore in una posizione di “debolezza contrattuale” producendo a suo carico un significativo squilibrio di diritti ed obblighi.

Il Codice del Consumo (artt.33 e ss) pone delle regole che affrontano questi rischi e che mirano a tutelare il consumatore.

CHE COSA SONO LE CLAUSOLE VESSATORIE

Cosa sono le clausole vessatorie?

Si tratta di clausole contrattuali che vengono formulate in modo da risultare particolarmente sfavorevoli per il consumatore e creano uno squilibrio negoziale a vantaggio del venditore.

Quali sono le clausole che la legge presume vessatorie?

L’art 33 del Codice del Consumo fa un elenco delle clausole che si presumono vessatorie fino a prova contraria. Questo elenco non è tassativo: vessatorie sono tutte le clausole che , anche se non presenti nell’art 33 Cod. Cons., realizzano una situazione di eccessivo squilibrio e danno a carico del consumatore. Ex art 33 Cod. Cons. sono vessatorie le clausole che:

escludono o limitano la responsabilità del professionista in caso di morte o danno alla persona del consumatore, risultante da un fatto o da un’omissione del professionista;

escludono o limitano le azioni o i diritti del consumatore nei confronti del professionista o di un’altra parte in caso di inadempimento totale o parziale o di adempimento inesatto da parte del professionista;

escludono o limitano l’opportunità da parte del consumatore della compensazione di un debito nei confronti del professionista con un credito vantato nei confronti di quest’ultimo;

prevedono un impegno definitivo (irrevocabile) del consumatore mentre l’esecuzione della prestazione del professionista e’ subordinata ad una condizione il cui adempimento dipende unicamente dalla sua volontà;

riconoscono al solo professionista e non anche al consumatore la facoltà di recedere dal contratto, nonché consentono al professionista di trattenere anche solo in parte la somma versata dal consumatore a titolo di corrispettivo per prestazioni non ancora adempiute, quando sia il professionista a recedere dal contratto;

consentono al professionista di recedere da contratti a tempo indeterminato senza un ragionevole preavviso (ciò tranne nel caso di giusta causa, documentabile);

prevedono l’estensione dell’adesione del consumatore a clausole che lo stesso non ha avuto la possibilità di conoscere prima della conclusione del contratto (perché per esempio contenute in un allegato non mostrato);

stabiliscono che il prezzo dei beni o dei servizi sia determinato al momento della consegna o della prestazione (sono escluse le indicizzazioni previste dalla legge, qualora il meccanismo di variazione sia ben descritto);

riservano al professionista il potere di accertare (secondo il proprio insindacabile giudizio) la conformità del bene venduto o del servizio prestato a quello previsto nel contratto o gli conferiscono il diritto esclusivo d’interpretare una clausola qualsiasi del contratto;

limitano la responsabilità del professionista rispetto alle obbligazioni derivanti dai contratti stipulati in suo nome dai mandatari o subordinano l’adempimento delle suddette obbligazioni al rispetto di particolari formalità;

limitano o escludono l’opponibilità dell’eccezione d’inadempimento da parte del consumatore (ossia la facoltà di rifiutarsi di adempiere un’obbligazione se l’altra parte non adempie o non offre di adempiere contemporaneamente la propria);

consentono al professionista di sostituire a sé un terzo nei rapporti derivanti dal contratto, anche nel caso di preventivo consenso del consumatore, qualora risulti diminuita la tutela dei diritti di quest’ultimo;

sanciscono a carico del consumatore decadenze, limitazioni della facoltà di opporre eccezioni, deroghe alla competenza dell’autorità’ giudiziaria, limitazioni all’adduzione di prove, inversioni o modificazioni dell’onere della prova, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti con i terzi;

prevedono l’alienazione di un diritto o l’assunzione di un obbligo come subordinati ad una condizione sospensiva dipendente dalla mera volontà del professionista a fronte di un’obbligazione immediatamente efficace del consumatore. E’ fatto salvo il disposto dell’articolo 1355 del codice civile;

stabiliscono come sede del foro competente sulle controversie località diversa da quella di residenza o domicilio elettivo del consumatore.

COME RICONOSCERE LE CLAUSOLE VESSATORIE

A chi spetta l’onere della prova in caso di controversia?

L’onere di dimostrare che non si tratta di clausole vessatorie spetta sempre al professionista, sul quale incombe la prova che la clausola è stata oggetto di una specifica trattativa tra le due parti. Egli deve dimostrare pertanto che il consumatore che ha sottoscritto le condizioni contrattuali era consapevole e conscio dei suoi diritti e doveri.

Quali sono i criteri per valutare la vessatorietà di una clausola?

Il Codice del Consumo fornisce all’art.34, in linea orientativa, alcuni parametri per valutare la vessatorietà o meno di una clausola contrattuale. E’ importante ricordare che la legge parla di “presunzione” di vessatorietà: per capire se la clausole è vessatoria o meno, si pone come necessaria l’interpretazione di altri elementi riguardanti la compravendita del bene/servizio. Quel che conta è che sia rispettato l’equilibrio contrattuale tra diritti e doveri delle due parti. Nel leggere il contratto dobbiamo tener conto di ciò che esso dispone in ogni sua parte.

Sottoscrizione di contratti contenuti in moduli o fomulari (cd. Contratti di adesione)

Questi contratti sono particolarmente meritevoli di attenzione poiché si tratta di moduli o formulari prestampati e dunque predisposti solo da una delle parti contraenti, – il professionista – con i quali vengono definite a priori le condizioni che regoleranno i rapporti tra un soggetto e l’altro. Sono diffusi sopratutto nel commercio su larga scala, in particolare nei servizi bancari, assicurativi, nelle società d telecomunicazioni o di fornitura di un servizio (luce, acqua, gas). In questi casi è necessario dimostrare che il consumatore ha avuto modo di conoscere il testo, analizzarne i contenuti e decidere di approvarlo apponendo una doppia sottoscrizione anche per le condizioni considerate più svantaggiose.

La clausola oggetto di specifica contrattazione tra le parti è da considerarsi vessatoria?

In termini generali la legge prevede che possano considerarsi vessatorie le clausole non contrattate specificatamente.

In questi casi e’ il professionista che deve fornire la prova inerente la contrattazione della specifica clausola. La giurisprudenza è concorde nel ritenere che è necessaria la prova di una trattativa e a tal fine non e’ sufficiente la sottoscrizione di una semplice lista di clausole – ad esempio quelle contenute in un contratto di adesione sottoscritto solo in calce – ma la clausola può essere considerata valida SOLO se separatamente evidenziata rispetto alle altre e autonomamente sottoscritta. Quindi, in termini pratici, la clausola che teoricamente potrebbe dirsi vessatoria diventa valida se specificatamente conosciuta, approvata e sottoscritta dal consumatore.

La nullità di protezione

La legge individua delle clausole che sono sempre considerate vessatorie, dunque nulle, anche se sono state oggetto di trattativa individuale. Si tratta delle clausole che hanno per oggetto o per effetto di:

-escludere o limitare la responsabilità del professionista in caso di morte o danno alla persona del consumatore, risultante da un fatto o da un’omissione del professionista;

– escludere o limitare le azioni del consumatore nei confronti del professionista o di un’altra parte in caso di inadempimento inesatto da parte del professionista;

– prevedere l’adesione del consumatore estesa a clausole che non ha avuto di fatto la possibilità di conoscere prima della conclusione del contratto.

COME DIFENDERSI

Come ci si difende dalle clausole vessatorie?

Il consumatore può, nella fase di stipulazione del contratto, rifiutarsi di sottoscrivere la singola clausola. In una fase successiva, una volta cioè che la clausola è stata inserita, si può chiedere con un ricorso giudiziario la dichiarazione di vessatorietà delle singole clausole. Le associazioni dei consumatori, infine, hanno la possibilità di avviare delle azioni inibitorie volte a far eliminare le clausole ritenute vessatorie, contenute nei contratti, specie quelli di massa conclusi attraverso formulari standard.

Cosa succede se la clausola è ritenuta vessatoria dal giudice?

Una clausola contestata e riconosciuta vessatoria da un giudice diventa nulla, quindi inefficace, mentre il resto del contratto rimane valido in tutti i suoi punti e produrrà gli effetti consapevolmente stabiliti e voluti dalle parti.

Per avere assistenza e valutare con i nostri esperti la legittimità di un contratto, contattaci attraverso gli sportelli dell’Unione Nazionale Consumatori

Autore: Anna Antico
Data: 2 settembre 2019
Aggiornamento: 10 gennaio 2021

 

I commenti sono attualmente chiusi.

Francesco Chiarenza

Il consumatore , come ben descritto è la parte debole , praticamente una formica contro un gigante, ora vi chiedo, perché non vi battete contro queste società e anche presso il governo affinché intervenga presso questi signori per fare in modo che ci sia parità fra diritti e doveri. Il povero consumatore per disdire un contratto o altro deve farlo tramite raccomandata con ricevuta di ritorno ,mentre loro possono variare le clausole del contratto sottoscritto con un semplice sms., che io non ho ricevuto,( in occasione di un contratto sottoscritto ) e purtroppo non posso dimostrarlo. Inoltre dopo essere stato vincolato per 30 mesi e altrettanto addebiti sul c/c mi è stata applicata la penale 50 € e una mensilità aggiuntiva di 8 € perché sarei uscito prima della scadenza ,che era, mi sono informato il 13 giugno l’ultimo addebito anticipato risale al 23 maggio e copre fino al 23 giugno. Praticamente vogliono la buonuscita ! Questa è la società H3G una società a delinquere . E le associazione dei consumatori ( tutte ) cosa fanno ? Stanno a guardare.

Francesco Chiarenza

Dimenticavo di scrivere che la H3G non mi ha restituito nemmeno il credito residuo come se fosse un loro diritto trattenerselo. Purtroppo credo che questa sia la situazione non solo per me ,ma per milioni di utenti. Poi ci rallegriamo quando AGCOM le propina qualche multa settecentomila euro ultimamente alla H3G che equivale al solletico.

PARIDE Bellavitis

Dato che i contratti sono prestampati, o li s accetta così, o la ditta non li accetta. Dato che tutte le ditte lo fanno non c’è scelta. Perciò resta solo la possibilità che le associazioni di consumatori svolgano azione di contrasto ai contratti capestro, facendoli cambiare.

margy

UNC intende intraprendere un’iniziativa ,tipo raccolta firme,per contrastare questa prepotenza nei confronti dei consumatori?

Guglielmo Marchetta

E’ una vergogna nazionale che le società telefoniche fanno i loro porci comodi con le più disparate clausole. Mi domando, ma l’AGCOM perchè non impone alle Società di fare clausole semplici ed uguali per tutti i contratti? Tipo: durata del contratto e termine contratto allo scadere delle eventuali promozioni; specificare bene i costi di allacciamento linea e distacco linea dopo 12, 24 mesi; inserire i termini entro i quali non si pagano penali adeguandoli ai contratti luce ove è possibile cambiare gestore in qualsiasi momento senza alcuna penalità. Ci sono in tutti i contratti di telefonia fissa e ADSL clausole vessatorie a sfavore dei consumatori. E’ ora di disciplinare meglio i contratti.

pappagone

l’elenco cui ci esponete è sicuramente interessante, ma… nonostante io abbia una cultura di livello universitario e anche forgiata da 30 anni di lavoro nel mondo del commercio e dei servizi non sarei in grado di valutare tutte le eventuali clausole che mi si potrebbero proporre in una ipotetica firma di contratto nell’arco di quei pochi momenti in cui mi trovo davanti a questo ipotetico contratto.
Io credo che sarebbe molto meglio proporre a livello nazionale un codice che preveda tutte queste possibili clausole vessatorie e che le renda nulle in caso di eventuale vertenza PER LEGGE!!! e non che venga data la libertà a queste entità che dire aziende è un eufemismo, sono spesso, molto spesso, vere e proprie associazioni a delinquere che vanno a proporre servizi in modo dolosamente colpevole prevedendo di cogliere in fallo il cliente, e anzi, augurandosi che questo faccia “errori” in modo che tali entità sono ben preparate ad avvantaggiarsi di questi errori. Senza che lo stato il cui dovere è di tutelare le persone da questi che sono dei veri e propri malviventi, faccia nulla per difendere i consumatori da evidenti cospirazioni ben congegnate e preparate.
Invece questo capitalismo sfrenato, che stiamo vedendo a quale destino andrà prima o poi incontro (di certo non un bell’epilogo), un’implosione forse peggiore della fine dei comunismi. 22 trillioni di dollari di debiti il governo Usa e cifre simili in tutti i paesi più potenti economicamente del pianeta non sono un bel segnale. Se questo liberismo sfrenato che da libertà assoluta alle grandi multinazionali di spadroneggiare, fare prepotenze a chiunque senza che i governi si occupino di limitare dove più si è grandi e più si divorano i piccoli senza che questi si possano difendere, questo lobbysmo che libera corruzione e e truffa, mentre invece parole come onestà, serietà, affidabilità, scrupolo, morale, GIUSTIZIA! non si trovano più nei vocabolari, tutto questo a cosa ci porterà? prima o poi saremo costretti a difenderci ed armarci da soli…….
siamo in un mondo dove conta solamente denaro, apparenza, convenienza, perseguimento degli “interessi” (addirittura tanto che ci sono paesi che fanno guerre per tutelare “interessi nazionali” (sfruttamento risorse altrui tramite prepotenza, forza, assassinio, fame, schiavismo, non necessariamente in questo ordine cronologico . . . .)

GIANFROTTO

Troppi consumatori sono disattenti ed acquiescenti. Quando si è certi di avere ragione bisogna andare fino in fondo. L’anno scorso la TIM ebbe un guasto in rete e me lo comunicò con lettera della direzione di Torino. Vollero accertarsi peraltro che il mio impianto fosse in ordine e mi chiesero il permesso di verificare. Vennero due volte con esito negativo. Nella bolletta successiva mi trovai un addebito che non volli pagare. Ricevetti 7 – 8 lettere (tutte uguali) i cui mi si diceva che i sopralluoghi vanno pagati anche se non risolvono il guasto purché i ‘tecnici’ abbiano toccato i mei impianti. A parte che i sopralluoghi non li avevo chiesti io e mi ero limitato a fare una segnalazione al 187, l’addebito sulla bolletta era per “consulenza telefonica”! Dovetti scrivere a Roma dove trovai uno che sapeva leggere il quale, non solo provvide ad azzerare l’addebito ma mi chiese pure scusa a nome dell’azienda.
Altro consiglio: non stipulate alcun contratto per telefono, neanche a voce, e se vengono a casa vostra fatevi lasciare il contratto e ditegli di ripassare tra 15 giorni perché lo volete leggere e valutare. Se l’incaricato vi dice: Glielo spiego io, restituitelo e invitatelo ad andarsene.

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